12 dicembre: strage di Stato e disegni reazionari di oggi

Milano,12 dicembre 1969, le bombe a Piazza Fontana, con 17 vittime e decine di feriti, segnarono l’inizio di una lunga stagione stragista detta “strategia della tensione”.

L’attentato terroristico compiuto da fascisti collegati agli apparati di Stato, con la copertura atlantica, avvenne dopo un periodo di grandi mobilitazioni operaie e popolari, di scioperi e le lotte di piazza. La strage fu la risposta eversiva alla esigenza di cambiamento e di potere della classe operaia e del movimento di classe.

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5 dicembre 2021 presentazione degli Atti del Convegno su “sicurezza, salute, obbligo di fedeltà”

Riceviamo e pubblichiamo:

Presentazione degli Atti del Convegno su “sicurezza, salute, obbligo di fedeltà” domenica 5 dicembre 2021 alle ore 10.30

Viareggio nel luogo della Memoria e della Solidarietà

via Aurelia sud 20 zona Varignano,

a pochi metri da via Ponchielli dove avvenne la strage ferroviaria del 29 giugno 2009,presentazione degli Atti del Convegno tenuto il 26 settembre a Firenze su “sicurezza, salute, obbligo di fedeltà – repressione padronale e di Stato”.

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Riparte la protesta delle ex operaie Piaggio

“È tornato a manifestare il gruppo di precarie “storiche” della Piaggio, la cui assunzione non è rinnovata da tre anni e rivendicare il diritto all’assunzione. Una nuova protesta di donne che chiedono giustizia per loro e per tutti quei precari “usa e getta” di oggi e di domani.

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In lotta alla “Leonardo” di La Spezia

Due ore di sciopero e presidi ai cancelli dello stabilimento ‘Leonardo’ (aerospazio, difesa, sicurezza), ex Oto Melara di La Spezia, che conta oltre 1.000 dipendenti e produce carri armati e cannoni 76/62 (il più diffuso sulle navi da guerra).

L’assemblea dei lavoratori ha ritenuto che i 4 stabilimenti (Spezia, Brescia, Livorno e Pozzuoli) con le linee di business (navale, terrestre, underwater e munizionamento) debbano proseguire in sinergia e unite. L’assemblea non accetta ipotesi di possibili spacchettamenti o di cessione ad aziende estere. Interessata all’operazione il colosso franco-tedesco ‘Knds’.

La trincea delle donne in difesa dell’occupazione

A Gaggio Montano (BO) sono tante le donne che – nonostante il freddo – continuano il presidio ad oltranza davanti allo stabilimento SaGa Coffee (Philips), la fabbrica di macchine del caffè, che il gruppo Evoca vuole delocalizzare in Romania e in Spagna, anche se i camion hanno già iniziato a caricare tutto.
A Gaggio bruciano ancora le ferite della vertenza Saeco, quando lo stabilimento ‘gemello’ della SaGa Coffee (ex Saeco Vending, produttrice di macchine professionali da ufficio, di proprietà di Evoca dal 2017), subì un taglio di 243 dipendenti: all’epoca le operaie presidiarono l’ingresso per 73 giorni, fino ad un accordo drammatico.
Un’altra vertenza con al centro la delocalizzazione, come quella che da mesi sta andando avanti alla GKN di Campi Bisenzio.
Ci aspettiamo poco – dicono le operaie dopo 20-30 di lavoro, che rappresentano l’80% delle maestranze -, ma si combatte. “Questa lotta fa bene a noi e a chi si troverà in questa situazione domani”. Questa è la strategia comune a tutti i padroni, avvantaggiati dallo sblocco dei licenziamenti e sempre alla ricerca del massimo profitto, andando a sfruttare la classe operaia di un altro paese dopo aver spremuto per anni quella locale lasciando sul lastrico 222 dipendenti. E, ancora una volta, ad essere colpite sono le donne, anche se la solidarietà portata da tutta la città di Bologna è tanta.

Lo sblocco dei licenziamenti produce i suoi frutti anche a ‘Carrefour Italia’

La multinazionale francese della grande distribuzione ha formalizzato la procedura di licenziamento collettivo in 9 regioni: 769 lavoratori e lavoratrici: 261 in 27 ipermercati, 313 in 67 market, 168 in 10 cash&carry e altri in diversi uffici.

Portuali in sciopero a Livorno

Lo sciopero di 48 ore (18-19 novembre) per i diritti dei lavoratori del porto: stop all’utilizzo dei marittimi alle dipendenze delle compagnie di navigazione per mansioni svolte dai portuali, condizioni di maggiore sicurezza e salute, contenimento dello straordinario, superamento del precariato, riconoscimento del lavoro usurante – ha praticamente bloccato i porti di Livorno e Piombino con adesioni al 100%. “In alcune realtà si sa quando lavori con un preavviso di 3 ore: così sei ostaggio e vivi solo per lavorare”, “Oggi ci siamo visti come una comunità: ora le imprese devono uscire dal guscio”, dicono i lavoratori.

Dai dati sindacali, nel porto di Livorno i  lavoratori sono 1.600; il porto è tra le prime ‘industrie’ della Toscana.

4 dicembre No Draghi Day, giornata nazionale di protesta del sindacalismo di base e conflittuale

Riceviamo e pubblichiamo:

Contro le misure economiche del governo Draghi

Contro licenziamenti, privatizzazioni, delocalizzazioni e carovita

Cortei regionali nelle principali città: la libertà di manifestare è un diritto democratico non negoziabile

La Legge di Bilancio prodotta dal governo Draghi conferma il nuovo e pesante attacco alle condizioni di vita dei settori sociali più deboli del paese mentre stanzia ulteriori risorse per le grandi imprese e le rendite finanziarie.

Si conferma la linea politica dell’aumento delle disuguaglianze, anziché invertire rotta.

Gli aumenti dei prezzi delle materie prime e dell’energia provocano un rincaro delle bollette e del caro vita che colpiscono lavoratori e lavoratrici, che hanno salari bloccati da contratti non rinnovati, pensionati e ancor peggio gli strati più poveri della popolazione, come i pensionati al minimo o i percettori del reddito di cittadinanza.

Sulle pensioni si mantiene il famigerato impianto della Fornero, quindi un rialzo dell’età pensionabile, anche se per ammorbidire si propone quota 102 per il prossimo anno, sempre molto al disotto delle aspettative anche per garantire un necessario ricambio generazionale. 

Sul Reddito di Cittadinanza si introducono misure per restringerne la platea e per forzare i percettori ad accettare qualsiasi lavoro: part time, a tempo determinato e a grande distanza dalla residenza. Sul fisco si preannuncia l’abolizione dell’IRAP, cioè dell’unica tassa ineludibile per le imprese, mentre le riduzioni per i lavoratori verranno indirizzate verso i redditi medio-alti (tra i 28 e i 55mila euro).

In una fase in cui è ormai operativo lo sblocco totale dei licenziamenti, crescono i morti sul lavoro e sono ancora visibili gli effetti pesantissimi della crisi pandemica, la manovra economica concentra le risorse sulle grandi imprese, esattamente con la stessa logica con cui si è elaborato il PNRR, e non si pone il problema drammatico della riduzione delle fortissime disuguaglianze sociali attraverso la redistribuzione del reddito.  Quasi inesistenti gli investimenti pubblici nei settori chiave della vita sociale, come sanità, scuola e trasporti urbani, fondamentali anche per contrastare, oltre ai necessari vaccini, la diffusione della pandemia. Non ci sono né sono previsti interventi per rialzare i salari in un paese dove è in forte crescita il lavoro povero. Viene inoltre riesumato il pericolosissimo progetto di autonomia differenziata, destinato ad aumentare le differenze territoriali e sociali. E ancora una volta non ci sono interventi sulla drammatica questione abitativa per incrementare l’offerta di alloggi popolari, né ci sono risposte al dramma degli sfratti.

A completare il piano di Draghi c’è invece il disegno di legge del governo sulla concorrenza che prepara una privatizzazione selvaggia di tutto ciò che resta ancora di pubblico nel nostro paese: dai trasporti locali all’energia, dall’acqua all’igiene ambientale, dai porti fino alla liberalizzazione dei taxi e ad un rilancio in grande stile della sanità privata. È l’apertura liberista definitiva alla ferrea legge del mercato, in spregio a qualsiasi preoccupazione per i diritti sociali, la salvaguardia dei beni comuni, il riequilibrio e la giustizia sociale. Una conferma della vuota retorica governativa in materia di salvaguardia dell’ambiente e di lotta al cambiamento climatico poiché mettere i beni comuni, a cominciare dalle risorse idriche ed energetiche, nelle mani delle grandi società private non potrà che favorire nuovi disastri ambientali ed abbassare ulteriormente le tutele in materia di salute e sicurezza di lavoratori e cittadini.

Con la legge di bilancio e il disegno di legge sulla concorrenza Draghi sta realizzando i diktat dell’Unione Europea e soddisfacendo tutte le richieste di Confindustria, senza incontrare alcuna vera opposizione sul piano politico e con il silenzio complice di Cgil, Cisl, Uil.

Forte del sostegno che ha da parte dell’intero arco parlamentare questo governo marcia compatto nella direzione di ridurre i diritti della classe lavoratrice, utilizzando le tecniche repressive del decreto Salvini e dando copertura alle azioni illegali da parte del padronato quando utilizza le squadracce pagate per picchiare lavoratori e lavoratrici in sciopero.

Il riuscito sciopero generale dell’11 ottobre, promosso da tutto il sindacalismo conflittuale e di base, con la sua piattaforma di lotta ha individuato con precisione i temi sui quali proseguire la mobilitazione. No ai licenziamenti e alle privatizzazioni. Lotta per il salario e il reddito garantito. Cancellazione della Legge Fornero, contrasto al carovita e ai diktat dell’Unione Europea. Rinnovi contrattuali e lotta alla precarietà per la piena occupazione. Forti investimenti per scuola, sanità, trasporti e previdenza pubblica, contro le spese militari e le missioni all’estero, a favore di una necessaria spesa sociale. Per un fisco equo che aggredisca le rendite e riduca le disuguaglianze sociali. Il programma di lotta dell’11 ottobre oggi esce rafforzato dai nuovi provvedimenti presentati da Draghi, che ne confermano l’indirizzo fortemente antipopolare.

È dunque urgente la costruzione di un vasto movimento popolare che contrasti con la mobilitazione e la lotta questo disegno autoritario destinato ad approfondire le disuguaglianze e ad aumentare la povertà.

Il sindacalismo di base propone e si impegna a costruire una Giornata di protesta nazionale per il prossimo 4 dicembre denominata “No Draghi Day” e invita, pertanto, tutti i movimenti e le realtà sociali e politiche a costruire la mobilitazione in forma unitaria e condivisa. La Giornata sarà caratterizzata da cortei regionali che avranno l’obiettivo di difendere la libertà di manifestare contro ogni odioso divieto a sfilare sotto i palazzi delle istituzioni.

ADL COBAS, CLAP, COBAS CONFEDERAZIONE, COBAS SARDEGNA, CUB, FUORI MERCATO, ORSA, SGB, SIAL COBAS, UNICOBAS, USB, USI-CIT

Gkn – domenica 21 novembre assemblea pubblica

Riceviamo e pubblichiamo:

Vi invitiamo domenica 21, dalle 10 alle 16, all’assemblea pubblica qua alAssemblea Gkn presidio Gkn. Un’assemblea di lavoratori e lavoratrici per lavoratori e lavoratrici.

Proveremo a raccontarvi la nostra esperienza, approfondire lo stato della vertenza, parlare del tema della nazionalizzazione. Per partecipare scrivete allo 3478646481.

E parleremo anche del tema della convocazione dello sciopero generale.

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Solidarietà ai lavoratori, alle lavoratrici, alle Rsu SANAC

Riceviamo e pubblichiamo:

Solidarietà ai lavoratori, alle lavoratrici,
alle Rsu SANAC

No ai licenziamenti, No alla repressione
PER il lavoro, la sicurezzae la salute

Il Coordinamento Lavoratori/Lavoratrici Autoconvocati per l’unità della classe (CLA) esprime piena solidarietà ailavoratori e alle lavoratrici, alle Rsu Sanac in lotta per affermare il diritto al lavoro, contro la cassa integrazione, il rischio di chiusura dell’azienda di Massa e i licenziamenti, dopo la mancata acquisizione di Arcelor Mittal, oggi Acciaierie d’Italia, che acquista prodotti refrattari in Polonia, pagandoli di più e scaricando sulla collettività i costi della cassa integrazione e la perdita di posti di lavoro.

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