Sulla lotta dei prigionieri e delle prigioniere palestinesi

I prigionieri sono parte attiva della lotta di un popolo che si rifiuta di essere diviso e isolato

Settembre 2022: oltre 1200 prigionieri palestinesi hanno iniziato lo sciopero della fame per costringere il regime colonialista nazisionista ad implementare e realizzare tutti gli accordi che servono a rendere più facile la vita in carcere dei palestinesi.
È passato un anno dalla famosa evasione dei sei prigionieri dal carcere di massima sicurezza israeliano, da allora le autorità carcerarie nazisioniste hanno azzerato tutti gli accordi ed hanno avviato una campagna di repressione e punizioni collettive, in particolare nei confronti dei prigionieri del Jihad Islamico. Il risultato è lo stravolgimento della vita quotidiana di ogni prigioniero con trasferimenti continui che impediscono persino l’ambientazione semplice.
Hanno ridotto i beni di consumo come le varie cibarie che si potevano comprare allo spaccio del carcere. Le visite dei familiari sono state cancellate, uso continuo dell’isolamento in celle insopportabili, cure mediche dei malati inesistenti e, soprattutto le continue retate nelle celle in cerca di chissà cosa mettendo sotto sopra le celle e sottoponendo i prigionieri a maltrattamenti e vessazioni di ogni genere.
Le rivendicazioni dei prigionieri sono richieste semplici che le autorità carcerarie devono garantire a prescindere, invece, nelle carceri sioniste persino le cose più elementari vengono negate. Al fine di raggiungere questi obiettivi i prigionieri si sono uniti in un corpo unico, hanno annullato le fazioni politiche ed istituito un alto comitato di lotta. Hanno azzerato l’organo di rappresentanza facendo in modo che le autorità non sappiano più con chi trattare e siano costretti a parlare e trattare con ogni singolo prigioniero.
Le cose si stanno complicando e la gestione della situazione è diventata impossibile. Naturalmente non sono mancati i tentativi repressivi volti a porre fine alla protesta ancor prima che iniziasse. Corpi speciali vengono richiamati e buttati nella mischia. Hanno provato a dividere i prigionieri a seconda della loro appartenenza politica e di mettere gli uni contro gli altri.
Va precisato che i prigionieri del Jihad Islamico e del Fronte Popolare sono coloro che subiscono la maggior dose dei maltrattamenti e della repressione in quanto sono gli elementi di maggior unità e saldatura con gli altri.
Il giorno di inizio dello sciopero della fame e dopo una settimana di scontri, le autorità carcerarie hanno abbassato la testa e accettato molte delle richieste avanzate dai prigionieri i quali hanno vinto la loro battaglia prima di incominciare. Sei mesi prima, però, era cominciata la battaglia di alcuni (5) detenuti/sequestrati in detenzione amministrativa. Quattro dei quali – e dopo alcuni mesi dello sciopero della fame – furono scarcerati, la loro condizione era precipitata e stavano rischiando la morte. Ne è rimasto uno, Khalil Awawdah, che malgrado le sue condizioni molto gravi le autorità carcerarie si rifiutavano di liberarlo. Sembrava una sentenza di morte per accanimento.
Questa voglia di assassinare Khalil nasce probabilmente da semplici motivi: appartiene al Jihad Islamico che attualmente è la fazione palestinese ritenuta dai sionisti la più pericolosa e, se questo non bastasse, Khalil è una persona molto istruita, un intellettuale carismatico e, per usare la terminologia di oggi è un influencer. È il tipo di personaggio tra i più ricercati dai servizi nazisionisti con l’intenzione di ucciderlo. Khalil per loro doveva solo morire, invece, è sopravvissuto a 172 giorni di sciopero totale della fame perdendo ben 51 chili di peso.
Sono state le sue immagini che hanno cominciato a circolare e riempire il web, le sue parole molto pacate hanno messo in grande imbarazzo gli amici/sostenitori dell’entità sionista, insieme alla solidarietà del popolo palestinese e al pericolo di una deflagrazione totale a convincere il boia a tornare sui suoi passi. Le parole di Khalil Awawdah rispecchiano il quadro in maniera molto chiara: “siamo un popolo che non si arrende, o la vittoria o la morte”. Lui ha vinto e hanno vinto tutti coloro che gli sono state vicini. Dal 2 ottobre Khalil è libero e in questo mese che gli è rimasto dovrà solo curarsi e riapproppriarsi della propria salute.

Il 20 settembre 2022

– i servizi della Sulta (ANP) arrestano 3 fedayn di Hamas a Nablus. L’arresto avviene in maniera brutale e visto l’alto grado di comando di uno dei tre, l’arresto provoca un’ondata di protesta e di scontri con i servizi dell’Anp nonché una forte reazione politica contro l’Anp stessa e la sua politica di perseguire la resistenza e i suoi dirigenti più carismatici. Questo passo dei servizi della Anp sembra una risposta di servilismo alle critiche e attacchi sionisti.

– il 20 settembre una trentina di compagni del FPLP sequestrati dai servizi nazisionisti e posti agli arresti amministrativi hanno dichiarato lo sciopero della fame che è iniziato il 25 settembre contro la prassi di questo tipo di arresto. Il totale degli arresti amministrativi è salito a toccare la cifra di 760. Ciò indica che i nazisionisti stanno cercando disperatamente di arrestare questa ondata prima che si estenda e raggiunga i livelli di una Intifada popolare vera e propria e diventi la scintilla di una deflagrazione ancora più generale che coinvolgerà quella armata di Gaza;

– 20 settembre, la polizia nazisionista nella città di Holon a sud est di Telaviv sospetta un attentato che ha provocato la morte di una donna anziana. Nei filmati delle telecamere si vede una persona vestita di nero scagliarsi contro questa donna con un oggetto pesante. Finora i resistenti palestinesi hanno cercato di non colpire le donne, gli anziani e i bambini, perciò, questo fatto desta sospetto sulla natura di questo assassinio che sa di un crimine comune che si vuole addossare alla resistenza palestinese con lo scopo di screditarla.

Il rapporto tra il popolo palestinese e i prigionieri

Più di vent’anni fa un vecchio compagno palestinese dichiarava: “I combattenti sono come l’acqua pura che scorre nel letto del ruscello che supera rocce e ogni ostacolo che incontra”. Un popolo che ha superato sofferenze inaudite per rivendicare il suo diritto alla libertà: dall’inizio dell’occupazione sionista della Palestina circa il 20 per cento dei palestinesi è stato imprigionato almeno una volta, comprese 16.150 donne. Attualmente sono incarcerati 4.800 palestinesi, di cui 48 donne in condizioni disumane, 250 bambini, 760 sono invece i detenuti amministrativi. Cioè sottoposti alla pratica ereditata dal colonialismo inglese, attraverso la quale i sionisti incarcerano senza fornire prova delle accuse, senza processo e per un tempo indefinito.
I prigionieri sono parte attiva della lotta di un popolo che si rifiuta di essere diviso e isolato. La forza politica dei/le prigionieri/e sostiene e unisce la ferma resistenza popolare a Beta, nel campo di Jenin, la coesione dei palestinesi dell’an Naqb (in ebraico Negev) di fronte al continuo assalto della pulizia etnica, la resistenza di Gerusalemme, di Gaza e quella dei territori del ’48.

In Corea del Sud lotte contro il governo

Un appello contro la cricca di Yongsan, nemico affamatore del popolo

La Corea del Sud è infiammata da una crescente rabbia contro il presidente Yoon Suk-yeol che ha commesso crimini fraudolenti con le sue politiche antipopolari. Sono numerosi i sudcoreani che, insieme con le associazioni, tra le quali People’s Sovereignty Solidarity, la Confederazione dei sindacati coreani, la Federazione dei sindacati coreani e altre organizzazioni sindacali, gruppi sociali, giovanili e femminili manifestano contro la cricca Yoon arrivata al potere dopo aver attirato i sentimenti del pubblico con discorsi accattivanti.
Yoon Suk-yeol  ha sempre parlato di “politica per il popolo” in pubblico, ma poi ha creato l’ufficio presidenziale con amici e parenti, con un parco giochi per sua moglie e per i suoi accoliti. Ha formato il governo con amici intimi nominandoli ministri e viceministri. Ha trasformato procura, polizia, National Intelligence Service in sue guardie del corpo. Cerca in ogni modo di rimuovere i suoi rivali politici dagli organi progressisti dei circoli politici, sindacali e della stampa del paese.
Oggi,lontano dal venire incontro alle richieste popolari, il governo reprime duramente le proteste con la forza e con denunce, Infatti non si è mai verificata una tale resistenza nei confronti di un presidente, dopo soli 100 giorni dal suo insediamento. Davanti al palazzo presidenziale di Yongsan, dell’Assemblea nazionale e in tutta la Corea del Sud – comprese Seul, Busan e Ulsan – i manifestanti denunciano tutti i mali del governo corrotto: crisi economica, carovita, lavoratori sull’orlo del licenziamento, disoccupazione alta, frequenti vari tipi di disastri industriali e molti morti nei loro luoghi di lavoro, dipendenza dalle forze straniere, conflitto intercoreano, manovre di guerra,  la sua politica sfacciatamente pro-USA e giapponese, riducendo il Paese sempre più una colonia degli Stati Uniti e urlano gli slogan: “Yoon sei la radice di tutti i mali, dimettiti!” e “il governo Yoon con le tue proposte fallimentari, vattene!”. Strappano e bruciano le foto di Yoon e organizzano azioni più risolute: dimostrazioni, marce in strada, performance artistiche.
Il Fronte Democratico Nazionale Antimperialista della Corea del sud (AINDF), lo scorso 3 settembre ha lanciato un appello al popolo sudcoreano nel quale si chiede: “Costruiamo una resistenza nazionale per gettare in mare il capo della banda antipopolare di Yongsan”, nemico e affamatore del popolo, per cacciare Yoon e fargli fare la fine di ParkGeun-hyel’ex presidente (figlia del presidente e dittatore salito al potere con un colpo di Stato nel 1961) che era stata condannata a 20 anni di carcere per corruzione, e per una nuova politica e una nuova società.
In Corea del Sud la popolazione ha paura della guerra. La storia della politica sudcoreana è sempre stata sotto il controllo degli Stati Uniti e sempre corrotta, ma non c’è mai stato un peggioramento della situazione generale così importante.

Salari e occupazione in Gran Bretagna

Michael Hunt, organizzatore della GMB, ha dichiarato: “Questi lavoratori stanno affrontando la peggiore pressione sul costo della vita in una generazione”.

Ci sono notizie contrastanti su salari e posti di lavoro nel Regno Unito. Sembra che il boom post-pandemia stia per finire. Il tasso di disoccupazione nei tre mesi fino a luglio è stato del 3,6%, il più basso mai registrato dal 1974. Inoltre, l’aumento delle retribuzioni normali non riesce a tenere il passo con l’aumento del costo della vita.

James Reed, proprietario di Reed.co.uk, afferma: “C’è ancora un numero molto elevato di offerte di lavoro e le persone stanno ancora pubblicizzando molti posti di lavoro, ed è per questo che abbiamo visto la disoccupazione continuare a diminuire”, aggiungendo che ” molti datori di lavoro stanno ancora faticando a reclutare”.

Il calo della disoccupazione è dovuto in parte alle persone che rinunciano a cercare lavoro. Il tasso di inattività è salito al 21,7%, il che significa che molte persone in età lavorativa non hanno un lavoro. I posti vacanti negli annunci di lavoro, nello stesso periodo, sono diminuiti di 34.000 tra giugno e agosto.

La crescita salariale nel settore privato da maggio a luglio è stata del 6%, mentre nel settore pubblico è stata solo del 2%. Questo è il divario più grande da molti anni. È meglio che i sindacati del settore pubblico si diano una mossa.

I capi azienda si lamentano che non riescono a trovare lavoratori, il che mette i sindacati in una posizione di forza. La BBC cita il lamento di Rob Sutton, fondatore di RKW, un produttore di piccoli elettrodomestici con sede a Stoke-on-Trent, cui non piace il fatto che le spese per i salari siano aumentate di oltre 2,5 milioni di sterline negli ultimi due anni, come se questo fosse una cosa negativa per la classe operaia.

Ha raccontato di “esempi in cui le agenzie di reclutamento sono entrate nel nostro parcheggio dei dipendenti e hanno messo sui parabrezza lettere dove era scritto ‘ti daremo £ 1.000 se entrerai nella nostra azienda per indurli a dimettersi perché c’è stata una massiccia carenza di addetti alla gestione ordini e al magazzino”. Questa situazione, secondo lui, è dovuta al fatto che “molti dei lavoratori europei sono tornati a casa prima del COVID”.

I sindacati dovrebbero battere il ferro finché è caldo reclutando, in modo da essere in una posizione di forza quando dovranno sostenere lotte difensive.

Martedì è stato annunciato che la catena di supermercati Sainsbury’s ha aumentato lo stipendio a 127.000 dipendenti pagati all’ora di 25 pence l’ora da metà ottobre, portandoli da £ 10 a £ 10,25 l’ora e da £ 11,05 a £ 11,30 l’ora a Londra. L’USDAW afferma che l’aumento di stipendio del 2022 è del 7,9% in totale e ammonta al 28% dal 2017.

Il funzionario nazionale dell’USDAW [sindacato del settore vendita al dettaglio e distribuzione – n.d.t.], Dave Gill, ha dichiarato: “È un momento molto difficile e siamo particolarmente lieti che questo ulteriore aumento, che entrerà in vigore a partire da ottobre 2022, non sostituirà il consueto processo di revisione delle retribuzioni che si svolge ogni anno a marzo.
“Con il costo della vita in continuo aumento, abbiamo mantenuto aperto il nostro dialogo con Sainsbury’s e siamo lieti che l’azienda abbia risposto in modo così positivo. Si tratta di un premio autunnale aggiuntivo senza precedenti e il cibo gratuito e lo sconto aggiuntivo saranno apprezzati dai nostri membri”.
L’ultimo punto si riferisce al fatto che il nuovo accordo prevede anche la fornitura di prodotti alimentari di base durante i turni fino alla fine dell’anno e sconti più elevati da Sainsbury’s e Argos. Viene da chiedersi, se ci saranno controversie, se qualcuno pensa che il salmone affumicato sia un alimento base. Più seriamente, è una vergogna che i salari dei lavoratori siano così bassi che tali minori benefici accessori siano ritenuti così importanti da alti funzionari sindacali.
Infine, solo per dimostrare la continuità della lotta di classe, a Newcastle più di 200 lavoratori di Baker Hughes, produttore di oleodotti per l’industria petrolifera e del gas, sono stati mobilitati dalla GMB [sindacato intercategoriale – n.d.t.] per una vertenza sindacale, avendo rifiutato offerte di aumento di 4 e 4,56%.
Michael Hunt, organizzatore della GMB, ha dichiarato: “Questi lavoratori stanno affrontando la peggiore pressione sul costo della vita in una generazione. Il 4,5% non è neanche lontanamente sufficiente. Questa è una multinazionale che produce tubi vitali per il settore energetico: la lista degli ordini è piena per gli anni a venire. Può permettersi di fare di meglio con i suoi lavoratori”.

https://www.newworker.org/archive2022/nw20220916/wages_and_jobs.html

dal corrispondente del New Worker

Birmania: strage di bambini da parte dei militari

comunicato ULPC

A conferma di quanto sia brutale (se ce ne fosse bisogno) la giunta militare birmana del Myanmar è stato l’attacco aereo indiscriminato in aree civili, il 16 settembre, nel villaggio di Let Yet Kone. Dietro la motivazione che erano usati come scudi umani contro le forze anti golpiste 11 bambini sono stati atrocemente uccisi e almeno 15 sono dispersi. Molti di loro sono stati cremati dai soldati per cancellare le tracce dell’atrocità commessa.

Le testimonianze sono drammatiche: “C’erano pozze di sangue all’interno della scuola. Pezzi di carne sparsi dappertutto, sui ventilatori, sui muri e sul soffitto”, tanto che i genitori arrivati a cercare i loro figli, hanno trovato solo dei vestiti, e non hanno potuto nemmeno celebrare i funerali.
I nostrani mass-media – troppo presi dal trasmettere i funerali della regina inglese – hanno passato questa notizia sottotono. Chissà se il Papa, così attento alla vita dei bambini ucraini, sarà stato aggiornato o se questi bambini hanno un altro colore.
Nel 2015 le elezioni sono state vinte dal partito guidato da San Suu Kyi (tanto cara all’Occidente capitalista), la National league for democracy (NLD), ma il governo – che si regge su un sistema parlamentare, Stato unitario, Repubblica presidenziale – è in massima parte amministrato da giunte militari che hanno imposto un regime autoritario e dittatoriale con profondi problemi di carattere socio-economico che emergono in tutta la loro violenza. Che ha costretto masse di persone sfuggite alle violenze di rifugiarsi in Bangladesh dove non hanno certo trovato un luogo per stabilirsi definitivamente.

 

Solidarietà contro la continua repressione in Sri Lanka

Nell’ultimo mese il regime di Ranil Wickremesinghe in Sri Lanka ha intensificato la repressione contro sindacalisti, comunisti e attivisti di sinistra.

Il 18 agosto, la polizia ha attaccato brutalmente una protesta studentesca, utilizzando cannoni ad acqua e lanciando gas lacrimogeni contro i manifestanti. Numerosi i militanti arrestati tra i quali Rangana Devapriya, segretario nazionale della Socialist student’s union – Sri Lanka (Unione degli Studenti Socialisti dello Sri Lanka). Tre studenti sono soggetti alla famigerata legge di “prevenzione del terrorismo” (PTA) per cui staranno in prigione a rischio torture e abusi per almeno 90 giorni senza processo.

LA PTA è stata introdotta dal governo nel 1979 ed è in vigore da oltre 40 anni nonostante le ripetute promesse, non mantenute, da parte dei vari governi di cambiare la legislazione. Durante questi anni decine di migliaia di militanti sono stati arrestati, in alcuni casi, la legge è stata utilizzata per detenere persone per oltre un decennio senza processo.

Il 9 luglio i manifestanti avevano preso d’assalto e occupato la residenza presidenziale, determinando la fuga del corrotto presidente Gotabaya Rajapaksa che si è rifugiato alle isole Maldive, dove è stato accolto dalle proteste della popolazione locale. Ma, prima di abbandonare la nazione, ha nominato presidente ad interim il primo ministro Ranil Wickremesinghe, già accusato di aver avuto un ruolo nelle torture contro i comunisti tra il 1988 e il 1989.

In agosto hanno occupato il parco urbano Galle Face Green, vicino ai palazzi istituzionali della capitale per sottolineare la necessità di cambiare strategia contro Ranil Wicremesinghe, abbandonato dopo una serie di arresti.

Non dimentichiamo questo popolo e la sua lotta contro lo sfruttamento e l’oppressione oscurata dai media internazionali per i quali esiste solo l’Ucraina.
Solidarizziamo con i comunisti e i militanti incarcerati solo per voler difendere la propria libertà e i propri diritti in un paese che i governanti hanno portato allo stremo dal punto di vista economico per la scellerata politica orientata verso faraonici progetti infrastrutturali a discapito dell’acquisto di cibo, medicinali e carburante.

Precisare la diagnosi dopo l’inizio dell’operazione

Dichiarazione congiunta dei partiti comunisti e operai
(elaborata dal RKRP* insieme ai comunisti di Donbass e Ucraina)

Sono trascorsi quattro mesi dall’inizio dell’operazione militare, dichiarata ufficialmente, delle forze armate russe e degli eserciti delle repubbliche del Donbass, contro il regime nazista ucraino. E sebbene la guerra dei nazisti di Kiev contro le repubbliche insorte, DNR e LNR, sia di fatto in corso dal 2014 e, a inizio 2022, avesse già mietuto circa 15.000 vite, per tutti noi è stato abbastanza difficile, basandosi solamente sui sintomi esteriormente visibili, fare una diagnosi accurata delle vere cause della tragedia in corso. La disparità di opinioni ha provocato numerose discussioni e ha persino portato alcuni partiti a conclusioni opposte.

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Unione di Lotta per il Partito Comunista (ULPC) aderisce all’appello del CIPOML contro il vertice Nato di Madrid del 29-30 giugno 2022.

Un’adesione con due riflessioni “critiche”: a) non viene evidenziato e sottolineato che il nemico è in casa nostra; b) la tendenza al consolidarsi di un imperialismo europeo.

Il testo del Cipmol:

La NATO non è mai stata e non è un’organizzazione difensiva

La manifestazione contro la Base di Coltano del 2 giugno sembrava potesse rimettere al centro dell’attenzione del movimento “per la pace” italiano le Basi Nato, la guerra imperialista, il riarmo mondiale, così non è stato.
Giusto essere contro una nuova Base, ma va tenuto conto che il territorio toscano, tra Pisa e Livorno, ospita la più grande Base, Camp Darby, di rifornimento che ha operato e opera nei vari teatri di guerra che da anni si susseguono e che ha avuto un ruolo fondamentale nel depistaggio delle stragi degli anni ‘70/80, nel sostegno al progetto golpista della P2 di Gelli, nell’addestrare i fascisti di Gladio.

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Vertice NATO del 29-30 giugno Appello del WPC per azioni anti-NATO in tutto il mondo

Sì alla pace, no alla NATO! Uscire dalla NATO e dissolverla!


La più grande macchina da guerra della storia, l’Organizzazione del Trattato Nord Atlantico (NATO), terrà il suo vertice il 29-30 giugno a Madrid, in Spagna. Un altro vertice in cui i falchi della guerra di 30 Paesi e i loro governi ratificheranno e svilupperanno i loro piani imperialisti come “sceriffo del mondo”.

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No alla militarizzazione no a basi Nato

Giovedì 2 giugno ore 14.30 manifestazione a Coltano

Il governo Draghi, c.d. governo dei “migliori”, sperpera parte dei denari del Recovery Fund (che a causa del colossale debito pubblico ricadrà sulle spalle delle generazioni future) per nuove basi militari: da qui il decreto governativo che autorizza la costruzione della base militare di Coltano (Pi).

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