Kazakhstan, si ritirano le forze del ODKB

Riceviamo e pubblichiamo:

È cominciato ieri (13/1) il ritiro graduale delle truppe del ODKB (Organizatsija Dogovora o Kollektivnoj Bezopasnosti-Organizzazione dell’accordo sulla sicurezza collettiva: Russia, Bielorussia, Armenia, Kirgizija e Tadžikistan) dal Kazakhstan, dove erano affluite su richiesta del Presidente kazakho Kasym-Žomart Tokaev. Nel video-incontro del 10 gennaio tra i capi di Stato del ODKB, Vladimir Putin aveva detto che i soldati (il contingente più numeroso era quello russo e un generale russo ne è a capo) sarebbero rimasti nel Paese solo finché Tokaev lo avesse ritenuto necessario.

Continua a leggere “Kazakhstan, si ritirano le forze del ODKB”

22 gennaio: presidio per la liberazione di Ahmad Sa’adat e di tutti i prigionieri palestinesi

Riceviamo e pubblichiamo:

Sabato 22 gennaio dalle ore 15 presidio via Padova angolo via Giacosa – Milano

Settimana di azione per la liberazione di Ahmad Sa’adat e tutti i prigionieri palestinesi.

Dal 15 al 22 gennaio 2022 si svilupperà, come negli anni scorsi, la campagnapresidio 20220122 internazionale per la sua liberazione e quella di tutti i prigionieri palestinesi, molti dei quali sottoposti a “detenzione amministrativa”. A tale proposito vanno ricordati alcuni aspetti importanti:
– Nel 2020, Israele ha emesso almeno 1.114 ordini di detenzione amministrativa contro palestinesi, mentre da gennaio a giugno 2021 ne sono stati emessi non meno di 759.
– Attualmente circa 520 dei 5000 prigionieri politici palestinesi sono detenuti senza accusa, né processo in base a questi ordini di detenzione, che possono essere rinnovati a tempo indeterminato. Finiscono con passare anni in prigione per questo sistema introdotto in Palestina dal colonialismo britannico e adottato poi dall’occupazione sionista.
– Il drammatico aumento dei bambini palestinesi detenuti in detenzione amministrativa. Continua a leggere “22 gennaio: presidio per la liberazione di Ahmad Sa’adat e di tutti i prigionieri palestinesi”

Condanniamo fermamente l’accentramento dei poteri perpetrato dal regime di Saied

Lo scorso 25 luglio, il Presidente della Tunisia Kais Saied ha sfruttato l’articolo 80 della Costituzione per sospendere il Parlamento e licenziare il Primo Ministro e i ministri della Difesa e della Giustizia, guidando il proprio paese verso l’autoritarismo, in modo da schiacciare le manifestazioni delle masse che lottano contro piaghe quali la disoccupazione (a marzo 2021: 17,8%), la corruzione e la cattiva gestione della pandemia.

Continua a leggere “Condanniamo fermamente l’accentramento dei poteri perpetrato dal regime di Saied”

Comunicato di solidarietà con Pflp nel 54° della sua fondazione

Nell’occasione del 54° anniversario della fondazione del Pflp, come comunisti italiani rinnoviamo la nostra solidarietà e il nostro appoggio ai compagni che lottano da decenni contro l’occupazione sionista e continuano a resistere, nonostante arresti, ferimenti, assassinii, rappresentando l’avanguardia della resistenza palestinese.

Continua a leggere “Comunicato di solidarietà con Pflp nel 54° della sua fondazione”

I profughi al confine polacco-bielorusso e gli interessi imperialisti globali

Non trova soluzione la crisi con i profughi stipati al confine polacco-bielorusso. I reazionari di Varsavia hanno dichiarato che la situazione andrà avanti ancora a lungo. Si tratta di un’aperta ammissione del fatto che tale crisi è funzionale a quelle forze imperialiste che stanno alle spalle dei paesi direttamente coinvolti.

Continua a leggere “I profughi al confine polacco-bielorusso e gli interessi imperialisti globali”

Messico: solidarietà al Fronte Popolare Rivoluzionario e agli attivisti sociali!

A poco più di un anno dall’assassinio del compagno Tomas Martinez, attivista sociale, difensore dei diritti umani, delle risorse naturali, della terra e del territorio, dirigente statale e nazionale del Fronte Popolare Rivoluzionario (FPR), la repressione antipopolare in Messico registra una recrudescenza.

Continua a leggere “Messico: solidarietà al Fronte Popolare Rivoluzionario e agli attivisti sociali!”

11 settembre 2001-2021: 20 anni di criminale politica di guerra imperialista

20 anni fa, con gli attentati dell’11 settembre, l’imperialismo Usa ebbe il pretesto per scatenare la “guerra al terrore”. Attaccò e invase prima l’Afghanistan, poi l’Iraq; compì operazioni militari in Asia, Africa, Mediterraneo e Medio Oriente, alla testa di una coalizione internazionale in cui la borghesia italiana ha svolto il ruolo di vassallo, mettendo a disposizione truppe, mezzi bellici e risorse economiche.

20 anni di politica guerrafondaia dell’imperialismo Usa hanno avuto costi umani, sociali ed economici immensi, devastato la vita di popoli oppressi, massacrato centinaia di migliaia di civili con bombardamenti, provocato fame, miseria, migrazioni di massa, destabilizzato intere regioni, represso movimenti di resistenza popolare.

La guerra a tempo indeterminato di Bush, che prosegue, è parte della strategia per mantenere l’egemonia mondiale Usa, minacciata dall’ascesa di potenze rivali, come Cina, Russia, Germania, che sopportano sempre meno il dominio Usa e vogliono affermare i propri interessi.

L’implacabile concorrenza per i mercati e le fonti di materie prime, il controllo delle sfere di influenza, il desiderio di scaricare sui rivali le conseguenze delle crisi economiche, fanno sì che le contraddizioni fra gli imperialisti si inaspriscano sempre più, generando guerre e corsa al riarmo, militarizzazione dell’economia e della società.

Negli ultimi decenni la preparazione e la conduzione della “guerra al terrore” – che alimenta i gruppi reazionari e fanatici – è divenuta elemento fondamentale della politica estera della borghesia imperialista. A causa di ciò sì è accentuata l’instabilità dei rapporti internazionali; si sono moltiplicati focolai di crisi e conflitti locali che possono evolvere (causa la crescente aggressività imperialista) in guerre più ampie.

Sul piano politico la guerra si è intensificata con lo sviluppo del nazionalismo e del populismo sovranista, della xenofobia, del fascismo, come nell’incremento di politiche securitarie e repressive. La borghesia ha approfittato della pandemia da ‘Covid-19’ per adottare misure di sorveglianza e legislazioni che riducono le libertà civili e politiche, aumentando il potere delle forze militari.

Non dobbiamo farci alcuna illusione sul ritiro delle truppe dall’Afghanistan, che pure segnano una pesante sconfitta della superpotenza Usa e dei suoi alleati. Finché vi sarà l’imperialismo continuerà a sussistere l’inevitabilità delle guerre di rapina, delle aggressioni ai popoli, della reazione politica.

– Denunciare il terrorismo imperialista e smascherare l’ipocrisia e le menzogne dei sedicenti governi democratici che straparlano di interventi “umanitari” in difesa della “libertà” per nascondere il carattere di classe delle guerre e ingannare le masse.

– Sbarrare la strada ai governi guerrafondai con la lotta e l’unità della classe operaia e dei popoli oppressi.

– Rompere definitivamente con gli opportunisti, i social-pacifisti e chi che predica la difesa della “patria imperialista”. 

NO all’intervento imperialista! Ritiro delle truppe all’estero!

NO alle spese militari! Che i milioni e milioni di € spesi ogni giorno siano utilizzati per la salute, la sanità e l’ambiente a favore dei lavoratori e dei popoli!

Fuori l’Italia dalla NATO! Chiusura delle basi militari Usa, distruzione delle armi nucleari!

Pieno appoggio alle lotte di liberazione nazionali e sociali contro il sistema capitalista-imperialista!

Scarica e diffondi il comunicato

Dichiarazione finale del XXV seminario internazionale “problemi della rivoluzione in America latina”

La lotta sociale e il ruolo della sinistra in America Latina

In America Latina e nei Caraibi è in corso un nuovo periodo di crescita della lotta dei lavoratori, dei giovani e dei popoli. Sono battaglie che esprimono l’insoddisfazione per le condizioni di vita imposte dal sistema capitalista-imperialista; sono lotte contro una serie di problemi socio-economici accumulati, che si aggravano man mano che si attuano le politiche dei governi, che non fanno altro che garantire e incrementare i tassi di profitto che ottengono le classi dominanti, a costo di maggiori livelli di sfruttamento e di oppressione delle masse lavoratrici e dei popoli.

Si può ben dire che questo è un nuovo capitolo della lotta costante che è volta a liberare i popoli dalla povertà, dai bassi salari, dalla disoccupazione, dalla mancanza di accesso all’istruzione e alla sanità pubblica, dall’emigrazione forzata, dal saccheggio della natura, dalla violenza patriarcale, dal razzismo, dalla discriminazione e dall’oppressione, in difesa della vita e della libertà.

Negli ultimi mesi del 2019 il continente è stato scosso dalle proteste in Haiti, Ecuador, Cile, Colombia, Argentina e Bolivia, che in alcuni casi hanno messo in seria difficoltà i rispettivi governi e li hanno costretti ad adottare politiche contrarie ai progetti economici e politici delle classi dominanti.

Lo scoppio della pandemia da Covid-19 ha costretto ad una tregua, ma le gravi condizioni di vita e le conseguenze tra i lavoratori e i popoli della crisi del capitalismo scoppiata all’inizio del 2020, hanno aperto le porte a un graduale rilancio della protesta sociale che, oggi, ha manifestazioni rilevanti e differenti.

La lotta del popolo colombiano è senza precedenti, oltre ad essere coraggiosa, eroica. Per più di sessanta giorni le strade sono state in mano al popolo in lotta, anche a costo di decine di morti, dispersi e migliaia di feriti e di maltrattamenti. Lo sconvolgimento sociale ha costretto Ivan Duque, uno dei governanti più reazionari delle Americhe, a retrocedere rispetto i suoi tentativi di applicare misure antipopolari. Con brevi intervalli, il popolo haitiano da anni lotta contro la fame, la disoccupazione, la corruzione, per i diritti politici e la democrazia, essendo vittima di una brutale repressione che ha causato la morte di molti uomini e donne, in maggior parte giovani. La mobilitazione popolare ha impedito il consolidamento del governo di estrema destra di Jeanine Áñezin in Bolivia, costringendo a un processo elettorale in cui le forze che l’hanno sostenuta sono state sconfitte. Il progetto fascista di Jair Bolsonaro non ha potuto realizzarsi a causa della mobilitazione dei lavoratori, dei giovani e del popolo, che ora agitano lo slogan “Via Bolsonaro!” che sta guadagnando terreno in tutto il Brasile. L’appello per l’Assemblea costituente in Cile ha messo radici nelle strade e nelle piazze, con la pressione di centinaia di migliaia di manifestanti che hanno messo sotto scacco tutte le istituzioni cilene. Il diritto all’aborto in Argentina non sarebbe stato possibile senza la costante mobilitazione di centinaia di migliaia di donne. La vittoria di Pedro Castillo in Peru si spiega con i milioni di operai, contadini, disoccupati, giovani e altri che hanno visto in lui l’opzione del cambiamento, un’alternativa progressista e di sinistra. Una situazione simile si è verificata in Ecuador, con la candidatura di Yaku Pérez, e solo i brogli elettorali hanno impedito la sua vittoria. Stiamo solo sottolineando le azioni più importanti, ma l’America Latina ei Caraibi sono una regione in cui i popoli si alzano e lottano alla ricerca del cambiamento sociale, desiderosi di voltare pagina e chiudere il capitolo dello sfruttamento e dell’oppressione.

In tutte queste lotte è evidente il ruolo di primo piano dei lavoratori, dei popoli indigeni, dei giovani, delle donne dei settori popolari; ma è anche evidente lo sforzo compiuto dalle fazioni della borghesia – camuffate con discorsi riformisti e pseudo-progressisti – per contrastare la direzione di queste proteste e trasformarle in supporti per i loro progetti politici, funzionali al sistema capitalista-imperialista dominante.

In quanto organizzazioni e partiti di sinistra, con le particolarità di ogni paese, abbiamo svolto dei ruoli importanti nell’articolazione e nello sviluppo di queste lotte. In generale, agiamo affinché esse abbiano come elemento d’identità l’indipendenza di classe, e facciano parte degli obiettivi strategici del cambiamento sociale, della lotta antimperialista, della lotta per la rivoluzione e il socialismo. Dobbiamo continuare la nostra lotta secondo questi principi.

Il momento politico che sta vivendo il continente è favorevole allo sviluppo e al rafforzamento dell’organizzazione dei lavoratori, dei giovani, delle donne e del popolo, per l’ampia diffusione delle tesi e delle proposte della sinistra rivoluzionaria, per portare le lotte popolari a livelli superiori, per avanzare nell’organizzazione rivoluzionaria delle masse lavoratrici.

Le circostanze attuali richiedono il rafforzamento dell’unità popolare in ogni paese, il consolidamento dei legami di unione e di solidarietà attiva tra i popoli, lo sviluppo di azioni comuni per affrontare la politica delle diverse potenze imperialiste.

Noi, organizzazioni partecipanti al XXV Seminario Internazionale Problemi della Rivoluzione in America Latina, abbiamo analizzato questi problemi presenti oggi nella nostra regione e proclamiamo davanti al mondo che la nostra lotta continua.

Quito, 31 luglio 2021

Partito Comunista Rivoluzionario – Brasile

Unità Popolare per il Socialismo – Brasile

Partito Comunista Rivoluzionario di Bolivia

Gioventù Comunista Rivoluzionaria di Bolivia

Partito Comunista Rivoluzionario – Cile

Partito Comunista di Colombia Marxista-Leninista

Movimento per la Costituente Popolare

Gioventù Democratica Popolare – Colombia

Partito Comunista del Lavoro – Repubblica Dominicana

Movimento di Lavoratori Indipendenti

Corrente del Magistero “Pablo Duarte”

Fronte Studentesco “Flavio Suero”

Fronte Universitario di Rinnovamento

Gioventù del Caribe

Commissione di Diritti Umani

Partito Statunitense del Lavoro

Edizioni Red Star – Stati Uniti

Partito Comunista del Messico Marxista-Leninista

Fronte Popolare Rivoluzionario – Messico

Unione Generale dei Lavoratori del Messico

Partito Comunista Peruviano Marxista-Leninista

Fronte Popolare Antifascista e Antimperialista – Peru

Unione della Gioventù Studentesca

Movimento di Donne per la Liberazione Sociale

Partito Comunista Marxista-Leninista dell’Uruguay

Partito Comunista Rivoluzionario dell’Uruguay

ECUADOR:

Partito Unità Popolare

Fronte Popolare

Unione Generale dei Lavoratori

Federazione Unica Nazionale di Associati all’Assicurazione Sociale dei Contadini

Unione Nazionale degli Educatori

Federazione di Studenti Secondari

Federazione di Studenti Universitari

Donne per il Cambiamento

Collettivo di Donne “Manuela León”

Confederazione Unitaria dei Quartieri popolari dell’Ecuador

Confederazione Unitaria di piccoli commercianti e lavoratori autonomi

Unione Nazionale di Artisti Popolari

Gioventù Rivoluzionaria dell’Ecuador

Partito Comunista Marxista-Leninista dell’Ecuador

Scarica e diffondi il comunicato

110 anni fa… Giap

Il 25 agosto 1911 ad An Ka nasceva Võ Nguyên Giáp. Un capo militare che ha sconfitto i giapponesi, scacciato i francesi, umiliato gli americani.

Terrore di ogni imperialismo capitalista. Onore al compagno comandante Giap.

La rivoluzione lo ha reso immortale. “Un comandante in capo deve avere sempre l’iniziativa sull’avversario, cercare sempre il contatto con il nemico senza attendere che egli venga da lui, costringerlo a combattere, a uscire dai trinceramenti, a disperdere le forze. Velocità e sorpresa. Quando non si è molto forti, bisogna essere molto abili.”
Nei cortei e nelle manifestazioni del ’68, del ’69 e degli anni ‘70 si urlava con indescrivibile cadenza: “Ho Chi Minh! (pausa breve), Giap Giap Giap!”.

Afghanistan 20 anni di guerra imperialista

Era il 2001 quando gli Stati Uniti decisero di invadere l’Afghanistan dando il via alla “guerra contro il “terrorismo” che ha fatto milioni di vittime, distrutto interi paesi, destabilizzato intere regioni.

Continua a leggere “Afghanistan 20 anni di guerra imperialista”