In memoria di Gino Menconi

Per ricordare la figura di un partigiano e dirigente antifascista

riceviamo e volentieri pubblichiamo dal Centro
di Documentazione Gino Menconi

Negli anni della giovinezza aveva militato nel Partito repubblicano. Nel 1926, quando s’instaurò la dittatura fascista, Menconi decise di lasciare i repubblicani, per continuare nelle file del Partito comunista la lotta contro il fascismo.
Espatriato in Francia, Gino Menconi fu mandato per due anni alla “Scuola leninista” di Mosca. Tornato a Parigi, vi rimase giusto il tempo di entrare a far parte dell’apparato clandestino comunista, che lo destinò al lavoro d’organizzazione in Italia. Menconi, arrivato clandestinamente a Napoli, si mise subito ad organizzare la diffusione di fogli illegali come L’Operaio Bolscevico, La Scintilla, Falce e Martello. Finito nelle mani della polizia con un gruppo di altri comunisti napoletani e deferito, era il 1931, al Tribunale speciale, il dirigente comunista fu condannato a diciassette anni di carcere. Ne uscì, per amnistia, sei anni dopo, ma fu subito confinato nell’isola di Ponza che lasciò soltanto dopo due anni, per essere posto in libertà vigilata. Nel 1940, con lo scoppio della Seconda guerra mondiale, nuovo arresto per Gino Menconi e nuovo internamento a Ventotene.
Nell’agosto del 1943, con la caduta del fascismo, Menconi riacquista la libertà e riprende l’azione politica. Al momento dell’armistizio, il dirigente comunista si trova a Firenze. Vi organizza subito la lotta armata contro i nazifascisti e passa poi nel Parmense dove, nell’agosto del 1944, con il nome di “Renzi”, diventa comandante della “Piazza” di Parma.
Il 14 ottobre “Renzi” si reca a Bosco di Corniglio per una riunione di comandanti partigiani. Il 17, il gruppo è sorpreso, in seguito a delazione, da un reparto di SS germaniche. Menconi non riesce a mettersi in salvo. Spara sino all’ultima cartuccia poi, già gravemente ferito, lancia la sua arma contro i nazisti. I tedeschi lo catturano, lo adagiano su una branda che si trovava nel locale della riunione, ma non lo fanno per curarlo: legano al letto il ferito, lo irrorano di benzina e lo fanno morire tra le fiamme.
Anche quest’anno ricordiamo la figura di questo partigiano e dirigente antifascista. In un momento storico grave: con il governo italiano nelle mani dell’estrema destra e il rischio di una nuova guerra mondiale nucleare.
Ricordiamo Gino Menconi nell’anniversario della sua morte facendo nostri i suoi insegnamenti di lotta e di unità delle forze antifasciste, di riscatto delle classi popolari e di speranza in un mondo migliore.

Ritrovo in via Gino Menconi, 25
ad Avenza (circolo ARCI)
lunedì 17 ottobre alle ore 18

Onore a Gino Menconi!

W la Resistenza, No alla guerra, Opposizione al governo dei neofascisti!

28 dicembre, 78° anniversario della fucilazione dei 7 fratelli Cervi e di Quarto Camurri (28 dicembre 1943)

Riceviamo e pubblichiamo:

Martedì 28 dicembre

– ore 18.30 al Circolo “Partigiani sempre”, via del Terminetto 35 – Viareggio, presentazione del libro “La Volante rossa” di Carlo Guerriero e Fausto Rondinelli.

Partecipa all’iniziativa Massimo Recchioni, autore della prefazione del libro.

– ore 20.30 cena sociale

A 25 anni dalla sua prima edizione, il libro è rivisto e aggiornato in alcuni contenuti e nelle conclusioni. L’intento è raccontare, senza pregiudizi e indulgenze, un frammneto della nostra storia recente, rilanciando la discussione sia sulla vicenda della Volante Rossa, sia sulla Resistenza e gli obiettivi etici e politici, in una sua parte politicizzata. Infine il libro rivendica la pratica della Memoria come antidoto alle odierne derive.”

– Circolo “Partigiani sempre” Tristano Zecanowski ‘Ciacco’ – Viareggio

– Centro di documentazione “Gino Menconi” – Massa

Samih Al-Qasim una voce per la Palestina

Samih al-Qasim nacque l’11 maggio 1939 da una famiglia drusa nella città di Zarqa in Giordania. Suo padre, Muhammad al-Qasim al-Hussein, era del villaggio di al-Rama nell’Alta Galilea. Sua madre era Hana Shihadeh Muhammad Fayyad. Aveva quattro fratelli: Rasim, Sa’id, Sami e Mahmud e due sorelle: Shafiqa e Sadiqa. Lui e sua moglie, Nawal Salman Hussein, avevano quattro figli: Muhammad, Waddah, Umar e Yasir.

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Il Muro del Canto, fra neorealismo, rock, tradizione popolare e denuncia sociale

Il muro del canto è un gruppo romano fondato nel 2010.

Pur provenendo da generi musicali diversi, i componenti del gruppo hanno saputo sviluppare un proprio stile che attinge alla tradizione popolare romana ed al rock con pennellate scure che attingono dalla dura vita quotidiana delle borgate.

La voce profonda di Daniele Coccia, il cantato in romanesco con chiari riferimenti al folk e l’uso della fisarmonica di Alessandro Marinelli caratterizzano uno stile personale e ormai maturo.

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Victor Jara, una chitarra ed una voce per il popolo cileno

Victor Jara nasce a Lonquen, una piccola città nei pressi di Santiago, in Cile, da una famiglia di contadini. Dopo alcuni anni di matrimonio, suo padre lifile_2008526173446 abbandona e la madre, Amanda, si ritrova a dover crescere da sola Victor e i suoi fratelli e sorelle. È una donna ottimista e molto forte: lei stessa cantante, insegna a cantare e a suonare la chitarra anche a Victor, e avrà una grande influenza sul suo futuro stile musicale. Amanda muore quando Victor ha solo 15 anni: egli allora entra in seminario, ma dopo soli due anni ne esce per andare ad arruolarsi nell’esercito, dove rimane per alcuni anni. Al suo ritorno a Loquen, Victor inizia a studiare la musica popolare cilena e ad interessarsi di politica. Si esibisce in pubblico sempre più spesso, e nel 1966 esce il suo primo disco intitolato semplicemente “Victor Jara”. “Manifiesto”, “Vientos del pueblo” e “El derecho de vivir en paz”, questi alcuni dei brani che lo consacreranno, specie l’ultimo divenuto emblema della musica folcloristica cilena nel mondo. Continua a leggere “Victor Jara, una chitarra ed una voce per il popolo cileno”

Nazım Hikmet

Nazım Hikmet è stato uno dei più importanti poeti moderni della Turchia. Nato a Salonicco il 20 novembre del 1901 in una famiglia aristocratica, inizia a scrivere le prime poesie a soli quattordici anni. Durante la guerra d’indipendenza turca aderisce al partito nazionalista turco di Ataturk, abbandonandolo però quasi subito. A seguito della sua denuncia del genocidio armeno, è costretto ad espatriare in Unione Sovietica, dove approfondisce la rivoluzione bolscevica e inizia a leggere Marx. È proprio in questo periodo che Hikmet diventa comunista e conosce alcune personalità importanti della russia sovietica, tra cui Lenin, Esenin e Majakovskij. Ritorna in Turchia nel 1928 e dopo essersi iscritto al Partito Comunista Turco, viene condannato per affissione irregolare di manifesti politici. Passa cinque anni in carcere per poi essere amnistiato nel 1935.

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Vladimir Majakovskij: opere scelte

È considerato il poeta della Rivoluzione, fu interprete della cultura russa post rivoluzionaria.

Majakovskij è un poeta moderno perché non ha rimpianti per il mondo che cade, per l’arcadia. Tutta la sua opera, dai lavori teatrali ai versi d’occasione più
immediata, partecipa di questo carattere combattivo e mordente. Egli concepiva
il poeta attivamente inserito nella nuova società sorta dalla rivoluzione e odiava
gli atteggiamenti mistici, ispirati.

Nel 1908 entra a far parte del Partito bolscevico: la sua voce di basso precoce e
l’atta statura servono a nascondere la sua età: ha solo quindici anni! Ed è in
carcere, dove viene rinchiuso l’anno seguente e dove rimane per sei mesi, che
egli incomincia a scrivere versi: ne riempie un intero quaderno: «Un grazie ai
guardiani: all’uscita me l’hanno sottratto, altrimenti l’avrei pubblicato!»

Pubblichiamo il volume di opere scelte

Piccola antologia di poesie sulla Resistenza

Pubblichiamo una breve raccolta di poesie sulla Resistenza.

Tanti i nomi di spicco: Franco Fortini, Giorgio Bassani, Giuseppe Ungaretti, Gianni Rodari, Salvatore Quasimodo, Cesare Pavese, Pier Paolo Pasolini, Davide Lajolo “Ulisse”, Primo Levi, Corrado Govoni, Elena Bono

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Miguel Hernández

È considerato uno dei più influenti poeti e drammaturghi della letteraturamh_plaza_sije_g spagnola del ‘900. Sebbene inquadrato nella generazione del ’36 ebbe molti contatti con la generazione del ’27 tanto d’essere considerato da Dámaso Alonso come il «geniale epigono della generazione del ’27».
Nella guerra civile spagnola si arruolò volontariamente nell’esercito repubblicano e iniziò il suo attivismo politico legato al Partito Comunista di Spagna.
Per questa sua attività venne incarcerato dalla dittatura franchista e morì in carcere nel 1942 a soli 31 anni.

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Bertold Brecht: Vita di Galileo

Pubblichiamo l’importante opera di Bertold Brecht “Vita di Galileo”.

L’opera si apre a Padova nel 1609, dove Galileo tiene la cattedra di matematicagiorgio-strehler dal 1592. Dopo essere venuto in contatto con il cannocchiale, inventato in Olanda l’anno prima, lo perfeziona e  grazie a questo strumento che giunge alla sua prima grande scoperta, l’esistenza dei quattro satelliti di Giove. È il primo importante tassello che mette in crisi il sistema tolemaico, secondo cui il Sole e gli altri pianeti ruotano attorno alla Terra, centro immobile di tutto l’universo. Galileo si sente pronto a difendere pubblicamente la teoria eliocentrica di Copernico. Per quelle sue sconvolgenti osservazioni celesti che aprivano, come noi oggi sappiamo, l’epoca moderna, viene accusato di eresia sotto il pontificato di Urbano VIII. Si costringe così lo scienziato ad abiurare e a restar prigioniero, in seguito, tra i muri d’una villa di Arcetri.

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