Per la Sicurezza! Per l’Unità!

Riceviamo e pubblichiamo:

Lo sciopero di oggi martedì 9 febbraio in ferrovia, proclamato dal sindacato Orsa, al quale partecipano sigle sindacali di base, è la risposta sindacale a una sentenza politica antisindacale contro i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici.

08 gennaio, sentenza Cassazione: una vera e propria mascalzonata!!!

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Strage di operai negli USA

Riceviamo e pubblichiamo:

Una perdita di azoto liquido in un impianto di pollame a nord-est di Atlanta ha ucciso sei lavoratori e ne ha mandati altri 11 all’ospedale a fine gennaio; almeno tre dei lavoratori ricoverati in ospedale sono in condizioni critiche.

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Strage di Viareggio 29 giugno 2009: 32 vittime

Sentenza della Cassazione 8 gennaio 2021: assolte le Società e le Aziende

L’assoluzione delle Società e delle Aziende è, di fatto, una legittimazione del sistema per continuare a subordinare la sicurezza e la salute a logiche di mercato, a tagliarne i costi per aumentare i profitti

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Strage ferroviaria di Viareggio del 29 giugno 2009 8 gennaio 2021: una sentenza che provoca dolore, rabbia… RESISTENZA!

Innanzitutto, esprimiamo la nostra incondizionata solidarietà ai familiari delle 32 Vittime di Viareggio, di ogni strage di questo paese e degli omicidi sul lavoro e da lavoro!

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TRE anni fa… 25 gennaio 2018 il disastro ferroviario di Pioltello

Riceviamo e pubblichiamo:

Un incidente di lavoro sulla ferrovia Milano-Venezia. Il treno regionale 10452 proveniente da Cremona e diretto a Milano Porta Garibaldi, deragliò dopo la stazione di Pioltello-Limito, in direzione Milano, causando tre morti e 46 feriti.

Le vittime: Ida Maddalena Milanesi, 61 anni; Alessandra Giuseppina Pirri, 39 anni e Pierangela Tadini, 51 anni.

L’8 gennaio la IV sezione della Corte di Cassazione ha emesso la sentenza sulla strage ferroviaria di Viareggio.

Lo Stato-magistratura ha sentenziato: non fu un incidente sul lavoro e le Società-imprese responsabili dell’immane tragedia tutte assolte!

Oltre alla prescrizione del reato di ‘omicidio colposo’ e alla cancellazione dei ferrovieri Rls come parte civile…

È semplicemente doveroso ricordare, senza MAI dimenticare, i disastri ferroviari dopo Viareggio, dal trasporto merci al trasporto passeggeri, dal trasporto pendolari a quello dell’Alta velocità.

In questi anni, nessun settore ferroviario è stato immune da disastri e tragedie che hanno provocato lutti, dolore e rabbia.

  • 29 giugno 2009, Viareggio (trasporto merci): 32 morti
  • 12 aprile 2010, Val Venosta in Trentino (trasporto regionale): 9 morti
  • 12 luglio 2016, Andria e Corato in Puglia (ferrovie concesse): 23 morti
  • 25 gennaio 2018, Pioltello (Mi) (trasporto regionale): 3 morti
  • 6 febbraio 2020, Livraga (Lodi) (‘Frecciarossa 1.000’ Alta Velocità): 2 morti

Coordinamento Lavoratori/trici Autoconvocati Per L’unità Della Classe

7 gennaio 2005: 16 anni fa… Il disastro ferroviario della Bolognina di Crevalcore (Bo)

Riceviamo e pubblichiamo:

7 gennaio 2005, ore 12.53, un treno viaggiatori si scontra con un treno merci: muoiono 17 persone, di cui 5 ferrovieri (macchinisti, capotreno e un manovratore), decine i feriti.

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A fianco di Adele: chi non lotta ha già perso!

Riceviamo e volentieri diffondiamo:

Il 27 gennaio scorso siamo stati al fianco dei vigili del fuoco di Genova in presidio di fronte al tribunale a sostegno dei parenti del capo squadra Giorgio Lorefice, morto per l’esplosione di un camion cisterna di Gpl, che l’assicurazione dell’azienda in cui perse la vita aveva dichiarato di considerare negligente, insieme alla sua squadra.

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Si allunga la scia di sangue dei lavoratori

Al 15 giugno l’Inail ha certificato oltre 49.000 denunce di contagi Covid-19 sul lavoro e 236 morti (cifra sottostimata). La categoria più colpita è quella dei lavoratori della sanità.
Cifre che danno l’idea della politica dei capitalisti e dei loro rappresentanti politici e istituzionali a ogni livello, che durante il periodo più acuto della pandemia hanno imposto l’apertura anche di attività non-essenziali (legate all’industria militare) e garantito permessi a migliaia di aziende per continuare lo sfruttamento dei lavoratori con l’estrazione del plusvalore.
Non è un caso che in molte aree (tipo Val Seriana) la “geografia del contagio” coincida con quella dei distretti produttivi. D’altronde il governo Conte aveva compiuto scelte precise riguardo la salute dei lavoratori con la revisione delle tariffe Inail, che hanno abbassato del 30% gli oneri a carico delle imprese; le risorse destinate ai piani di investimento per la salute e la sicurezza hanno subito un taglio di 410 milioni di euro per il triennio 2019-2021.
Finito il lockdown, la scia del sangue dei lavoratori, mai interrotta, si allunga: il crimine capitalistico richiede 3-4 vittime al giorno per un tasso sostenibile di profittabilità.
Complessivamente, nei primi 6 mesi dell’anno sono morti oltre 900 lavoratori che, nella maggioranza dei casi, svolgevano lavori manuali, senza il dato degli infortuni mortali in itinere, cioè per raggiungere il posto di lavoro.
Percorsi, storie, famiglie, progetti spezzati. Vite di lavoratrici/ori frantumate senza rumore. Ogni giorno schiacciati dalle presse e dai carrelli, caduti dai tralicci o folgorati sui ponteggi. Nei campi stritolati da trattori e rimorchi. Nelle cave inghiottiti da sabbia e terra. Nei cantieri precipitati da impalcature. Sulle strade si perde la vita per recarsi al lavoro o perché esausti nel rientro. I proletari più sfruttati, ricattati e oppressi, crepano nei furgoni durante il viaggio orchestrato dai caporali per essere deportati nei campi a spaccarsi la schiena per pochi euro l’ora.
Inesistenti, invece, incidenti e malattie professionali tra dirigenti d’azienda e imprenditori, tra chi dirige organizzazione e produzione capitalistica.
Rispetto alle conseguenze penali, non si è visto un padrone, anche quando condannato, in galera per aver trasgredito le norme di sicurezza. Ultimo il caso Thyssen Krupp, giudiziariamente trasformato in una presa per i fondelli, in particolare per i familiari dei 7 operai bruciati vivi!.
La ragione del ‘fenomeno‘ che fa vittime da una sola parte, quella della classe, sta nel meccanismo di accumulazione capitalistica. Il capitale ha come fine il massimo profitto e deve piegare operai e proletari al plusvalore. I costi “non produttivi” di plusvalore – come i dispositivi di sicurezza – vanno limitati o addirittura azzerati perché sono un costo per il profitto.
Giornate di lavoro estenuanti, che consumano la vita dell’operaio industriale, agricolo, dei servizi, e lo espongono a infortuni mortali, condizioni di lavoro infami, lavoro nero, sottopagato e senza diritti, mancanza di adeguate protezioni, sono condizioni concepite come “naturali” e necessarie per la valorizzazione del capitale. Per i padroni sono effetti collaterali, inevitabili, per un modo di produzione di sfruttamento dell’essere umano.
Quella degli infortuni mortali è una carneficina alimentata da competitività, precarietà e modelli flessibili dell’organizzazione del lavoro e della produzione. Agli operai viene richiesto, chiamandoli alle responsabilità d’impresa, di dare il massimo con la totale disponibilità.
In questo modo e utilizzando l’arma del ricatto occupazionale – specie se si è assunti con contratti precari – le imprese, soprattutto quelle piccole che costituiscono una grossa fetta del tessuto produttivo italiano e dove il tasso d’incidenza infortunistico è più elevato, lanciano la rincorsa esasperata alla produttività che porta gli imprenditori più avidi di profitti a fare a meno delle protezioni nei macchinari.
Il risultato è che salute e sicurezza di lavoratori e lavoratrici sono sempre di più subordinate alla salute dei bilanci e alla sicurezza dei profitti.
Per difendere salute e sicurezza, lavoro e salario, per non essere carne da macello, per la garanzia di un lavoro per vivere e non per morire, non è sufficiente limitarsi a esprimere l’indignazione di fronte a casi eclatanti o invocare più controlli. È necessaria l’organizzazione e la mobilitazione di classe, per imporre misure di sicurezza adeguate, contro i licenziamenti e la riduzione del salario.
Pretendere l’adozione dei mezzi per la sicurezza e la salute, in fabbrica, nei luoghi di lavoro, sui mezzi di trasporto. Niente sicurezza e salute? Niente produzione!
La situazione richiede la forza della mobilitazione, unità e solidarietà di classe, per far ricacciare il peso della pandemia, della crisi e dei debiti, sulla testa dei padroni e dei ricchi.
I fatti mettono in evidenza, con maggiore chiarezza, che la sopravvivenza del sistema capitalista significa per la classe operaia e le classi lavoratrici crescente sfruttamento, miseria e morte.
La lunga scia di sangue non deve rimanere impunita e deve servire allo sviluppo della lotta e dell’organizzazione indipendente di classe, per abbattere il regime di sfruttamento, di oppressione, di nocività e di morte, per costruire una società in cui il lavoro sia liberato dallo sfruttamento e la salute e la sicurezza dei lavoratori siano una priorità sociale.

f.i.p. 7 luglio 2020

Coordinamento Comunista Lombardia (CCL) – coordcomunistalombardia@gmail.com
Coordinamento comunista toscano (CCT) – coordcomtosc@gmail.com
Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia – teoriaeprassi@yahoo.it

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Fase 2: niente sicurezza, niente produzione!

Il governo Conte, attuando la volontà di Confindustria, ha deciso di riaprire, da lunedì 4 maggio, le attività manifatturiere e delle costruzioni.
Più di quattro milioni e mezzo di operai, con il ricatto del lavoro e del salario, sono costretti a lavorare per produrre il plusvalore, fonte del profitto capitalistico e dei redditi delle classi sfruttatrici.
Questo, il contenuto essenziale della c.d. “Fase 2”, che presenta rischi concreti di una diffusione dei contagi fra operai e loro familiari, con il coinvolgimento del territorio.
L’esperienza di questi mesi, dalle fabbriche agli ospedali, ha dimostrato che la classe dominante ha esposto lavoratori e lavoratrici al virus per salvaguardare a ogni costo i profitti e il suo sistema; obbligandoli persino a lavorare senza gli adeguati mezzi di protezione.
Le aree maggiormente colpite sono quelle in cui la produzione non si è mai fermata, a forza di esenzioni e deroghe, seguendo le “leggi della giungla” del capitalismo.
Se qualche misura è stata adottata è grazie alle proteste e agli scioperi contro la mancanza di dispositivi di protezione e la sanificazione, per la chiusura di attività non essenziali e per “ammortizzatori sociali”.
Anche la pandemia in corso ha dimostrato che quando si ferma la classe operaia si ferma tutto. Impariamo da questa esperienza per riprendere fiducia nella nostra forza!
Per difendere la salute e la sicurezza, il lavoro e il salario, per non essere carne da macello agli interessi di un pugno di parassiti, abbiamo lo strumento della lotta di classe, unitaria e organizzata. Non sacrifichiamo la nostra vita sull’altare del profitto capitalistico!
Imponiamo l’adozione dei mezzi necessari a salvaguardare la sicurezza e la salute, in fabbrica e sui mezzi di trasporto. Con la salute si lavora, senza NO!
Organizzarsi nei posti di lavoro, sviluppare i collegamenti tra le fabbriche e nel territorio, strappare ogni ambito sindacale dalle mani delle burocrazie e riprendere l’iniziativa per la difesa contro le criminali politiche di padroni, Stato e governo.
La nostra solidarietà agli scioperi e alle lotte contro l’assenza di sicurezza, le inadempienze, le rappresaglie padronali, le imposizioni governative.
Il nostro appoggio alle denunce sulle violazioni delle norme di sicurezza, sulle irregolarità e le malefatte padronali.
La situazione impone la mobilitazione, l’unità e la solidarietà di classe, per far ricadere il peso della epidemia e della crisi sui padroni e i ricchi!

Coordinamento comunista toscano (CCT) coordcomtosc@gmail.com
Coordinamento Comunista Lombardia (CCL) coordcomunistalombardia@gmail.com
Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia teoriaeprassi@yahoo.it

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