MORIRE A 18 ANNI

Riceviamo e pubblichiamo

Fabrizio Pittalis aveva 18 anni, abitava con la famiglia a Orotelli (Nuoro) e studiava agraria all’Istituto di istruzione superiore Don Deodato Meloni di Oristano, che frequentava vivendo in convitto. In attesa del diploma, l’anno prossimo, si era trovato un lavoro estivo. Non il classico “lavoretto”, ma un lavoro vero e proprio nell’impianto di stoccaggio e trattamento dei rifiuti di Tekno Service Italia a Oniferi (Nuoro). Fabrizio è morto poco dopo le 6 di venerdì 24 luglio nel piazzale dell’azienda, colpito alla testa dalla benna di un mezzo condotto da un collega. Un colpo devastante, che ha ucciso il ragazzo sul posto. La Procura di Nuoro ha indagato per omicidio colposo il titolare dell’azienda e l’operatore alla guida della macchina, ma non ha ritenuto di disporre l’autopsia, riconsegnando il corpo alla famiglia (genitori e due fratelli), per i funerali che si terranno sabato 25 luglio alle 18 nella chiesa dello Spirito Santo di Orotelli. Per l’occasione il sindaco Tonino Bosu ha proclamato il lutto cittadino. «Siamo senza parole, sotto choc – ha detto Bosu all’Unione Sarda – Un ragazzino solare, sempre sorridente. Era appassionato di cavalli, sempre presente alle manifestazioni del paese e componente del gruppo di Sos Thurpos».

Fabrizio Pittalis non è il primo under 20 morto quest’anno sul lavoro in Italia e nemmeno il più giovane: è il sesto nome di una lista che comprende un sedicenne (Alberto Fioretto), un diciassettenne (Youssef Salah), un diciottenne (Andrea Salvati) e due diciannovenni (Ullah Ismat Qiemi e Simone Argenti). Resta da capire – e questo sarà il compito principale degli inquirenti – se avesse ricevuto la formazione per il lavoro che doveva affrontare e quale fosse la sua posizione contrattuale. Massimo Alberti su Radio Popolare racconta che Fabrizio era stato inizialmente notificato alla Cgil come un addetto alle pulizie e successivamente come addetto a carico e scarico. “Non capiamo perché un ragazzino di 18 anni, senza formazione specifica, possa essere stato adibito a una mansione tanto delicata in uno spazio di movimentazione mezzi e merci – ha detto ad Alberti la segretaria Cgil di Nuoro, Domenica Moravera – Qui ci sono problemi anche legati ai contratti a tempo determinato: servono per tamponare le emergenze, ma le aziende spesso non praticano adeguata formazione”.

#fabriziopittalis #mortidilavoro



Dottor Moretti, Le è andata di lusso… la grazia l’ha già ricevuta!

comunicato stampa a firma:
Assemblea “29 Giugno” – Viareggio,
Associazione “Il Mondo che vorrei” Onlus – Viareggio,
Cobas Umbria,
Cobas Commercio e Turismo,
Flaica Cub – Umbria,
Articolo 21 – Presidio Orvietano

A pochi giorni dall’anniversario della strage ferroviaria di Viareggio (29 giugno 2009 – 29 giugno 2026) e dalla conferenza stampa tenuta a Orvieto con la quale abbiamo salutato i rappresentanti di “Assemblea 29 giugno” e dell’Associazione “Il Mondo che Vorrei” (visibile al seguente link https://www.youtube.com/watch?v=WaaU-NSmPv4&t=1493s), si assiste, a livello nazionale, ad articoli su “giornaloni” e media main stream, a commenti prezzolati in qualche gruppo social web di “eminenti” figure della finanza e dell’economia, parlamentari, amministratori delegati e presidenti di società, servizievoli giornalai e politicanti a libro-paga.
Si mostrano agitati perché ‘toccati’ nel vivo: l’ex cavalier Moretti, un loro capo, è incappato nelle maglie della ‘giustizia’. Tra questi soggetti della peggior specie, c’è persino chi ha avanzato già l’ipotesi della grazia.
La lotta epocale dei familiari delle 32 Vittime, che abbiamo sostenuto dalla prima ora con lo slogan “Poteva succedere ovunque. Orvieto non dimentica Viareggio”,dopo 17 anni di attesa, 7 gradi di giudizio (1° Grado a Lucca, 3 Appelli a Firenze, 3 Cassazioni a Roma), 28 giudici con relative sentenze, 220 udienze sempre presenziate da familiari, ferrovieri, cittadini e cittadine, si è conclusa con la decisione di condanna per i 12 imputati.
Per l’ex Ad di Ferrovie dello Stato e Rfi, Mauro Moretti, che ebbe a dichiarare che Viareggio era stato uno “spiacevolissimo episodio”, è stata confermata la pena a 5 anni di reclusione come pure all’ing. Michele Mario Elia. Le sentenze hanno dato corso con l’esecuzione della carcerazione.
Moretti & company sono stati giudicati e condannati, pur se a pene lievi, per le gravi e pesanti responsabilità, per aver praticato e sviluppato una politica di abbandono sulla sicurezza, soprattutto nel trasporto treni merci e pendolari, per aver risparmiato scelleratamente, in questi comparti, oltre ad aver favorito omissioni, violazioni e inadempienze sulla sicurezza.
Il dottor “spiacevolissimo episodio” in carcere, per alcuni giorni, che “scandalo”!
Così, funziona per i poteri forti che, raramente inciampano. Subito dopo la sentenza definitiva e poco prima di costituirsi nel carcere di Orvieto, tra le varie dichiarazioni rilasciate alla stampa, anche: “Come sto? Ho raggiunto questo momento in perfetta forma fisica e psichica e ora sono pronto”, ripresa dai media nazionali.
A differenza: le 32 Vittime MAI torneranno a casa, i feriti gravissimi MAI diventeranno ex ustionati, i familiari delle Vittime MAI finiranno di scontare la loro pena. Il loro dolore MAI andrà in prescrizione!
Siamo al loro fianco, condividendo gli obiettivi di giustizia sociale e di prevenzione dei rischi nei luoghi di lavoro, nei territori e in ferrovia.

Assemblea “29 Giugno” – Viareggio
Associazione “Il Mondo che vorrei” Onlus – Viareggio
Cobas Umbria
Cobas Commercio e Turismo
Flaica Cub – Umbria
Articolo 21 – Presidio Orvietano

Genova, 16 luglio 2026 

riceviamo il volantino distribuito in occasione della sentenza sul Ponte Morandi

Viareggio: presente alla sentenza di 1° grado del ‘Ponte Morandi’ (14 agosto 2018): 43 Vittime e decine di feriti.
Siamo qui, al Tribunale, PER esprimere la nostra solidarietà e il sostegno ai familiari delle vittime.
La solidarietà si dà e si riceve. È una potente arma contro la rassegnazione, la passività, la delega… Esercitiamola, in primo luogo, nei confronti dei familiari di stragi operaie, industriali e ambientali, e dei morti sul lavoro e da lavoro.
Il 25 giugno 2026, le condanne nel processo per il disastro ferroviario del 29 giugno 2009 a Viareggio. Dopo 17 anni: 250 udienze, 7 gradi di giudizio, 28 giudici.
Le condanne definite e definitive a pene da 4 a 6 anni per le figure apicali delle società coinvolte; in primis l’ex Ad delle ferrovie, Mauro Moretti. Il 25 giugno si è consegnato nel carcere di Orvieto.
In questo caso, sicuramente un’eccezione, poteri forti, centri di potere della casta, delle lobbies, non l’hanno fatta franca.
La rituale e ordinaria impunità è stata loro negata! Le responsabilità sono state accertate anche penalmente, pur se a pene lievi, di fronte all’immane tragedia: 32 Vittime e feriti gravissimi che mai saranno ex ustionati. Dopo Viareggio, altre stragi di lavoratori e passeggeri: Andria e Corato (Puglia, 2016), Pioltello (Mi, 2018), Livraga (Lodi, 2020), Brandizzo (To, 2023) …
A Viareggio, la mobilitazione popolare ha prodotto il ‘risultato’. Una strage che non è stata dimenticata e che ha strappato un brandello di giustizia.
Uniti e organizzati per impedire ogni altra strage (industriale, operaia, ambientale), ogni te nei luoghi di lavoro e nel territorio.

L’UNITÀ fa la forza! La LOTTA la differenza!

Associazione “Il Mondo che vorrei” (Familiari di Viareggio)

Assemblea 29 giugno (Ferrovieri e cittadini/e di Viareggio)

Viareggio, 29 giugno

In occasione dell’anniversario della Strage di Viareggio

Migliaia di persone a Viareggio per il 17esimo anniversario della strage ferroviaria che causò la morte di 32 persone.
È proprio grazie al coraggio e alla mobilitazione straordinaria dei parenti delle vittime e dei ferrovieri che, dopo quasi un ventennio di lotte e un processo infinito, è stato possibile ottenere la condanna definitiva dell’ex AD delle Ferrovie dello Stato, oggi finalmente in carcere.
La battaglia per ottenere giustizia per la strage di Viareggio è un esempio di dignità da cui dobbiamo imparare: dimostra che è possibile alzare la testa e combattere contro un sistema che assolve sistematicamente i veri responsabili dei crimini del capitalismo.

Fronte della Gioventù Comunista (FGC) e Fronte Comunista (FC)

Viareggio sull’anniversario del 29 giugno

In occasione dell’anniversario della Strage di Viareggio

Viareggio ultima fermata

Condanna definitiva per Mauro Moretti per la strage ferroviaria del 2009 in cui persero la vita 32 persone.
Una vicenda giudiziaria sostenuta da 17 anni di lotta lunga, dura e determinata dei famigliari delle vittime e dei ferrovieri. Una battaglia che anche qui nel bresciano abbiamo cercato di raccontare in diverse occasioni.
È bene in questa giornata ricordare il curriculum di Moretti.
Una carriera prima da quadro e poi da dirigente dentro Ferrovie dello Stato, oltre che nella FILT CGIL di cui farà parte della segreteria nazionale alla fine degli anni ’80 (!!).
Nel 2006 il governo di centrosinistra Prodi lo nomina amministratore delegato di FS e verrà confermato tale anche dopo la strage ferroviaria di Viareggio sia dal governo Berlusconi IV, sia dall’esecutivo di centrosinistra di Enrico Letta, che rinuncerà a costituire lo Stato come parte civile nel processo.
Nel 2014 il PD con Renzi lo promuoverà addirittura a capo di Leonardo (ex Finmeccanica).
Moretti un uomo forte dello Stato, una figura apicale, blindato da sinistra e destra, che si vantò di avere risanato la situazione nelle ferrovie con una cura dimagrante fatta di tagli che hanno compromesso la sicurezza.
Non a caso le parole d’ordine di chi ha condotto la lotta sono sempre state molto chiare: sicurezza, verità e giustizia.

Alessandro Scattolo

29 giugno 2026

I macchinisti e i capitreno dell’Assemblea Nazionale PdM/PdB esprimono vicinanza ai familiari della Strage ferroviaria di Viareggio. Le condanne definitive confermate ieri, 25 giugno, dalla Corte di Cassazione sono frutto delle battaglie condotte per questi lunghi 17 anni dall’Associazione Il mondo che vorrei e da Assemblea 29 giugno. Prendiamo ad esempio la loro dedizione nella lotta e persistiamo nella ricerca di migliori condizioni di lavoro e maggiore salute e sicurezza, non solo per il personale ferroviario ma per tutta la collettività.

riceviamo e volentieri pubblichiamo

Non dimentichiamo Joubert

riceviamo e pubblichiamo

Joubert Thompson era un giovane operaio sudafricano di 23 anni morto dopo 5 giorni di agonia. Caduto da un ponteggio (a 9 metri di altezza) il 23 febbraio 2007 a Viareggio all’interno del cantiere navale Polo Nautico (ex SEC) mentre lavorava alla nave “Romanza”. Una piccola lapide alla mensa del Polo Nautico lo ricorda.
La società “ha messo i lavoratori in uno stato in cui non possono godere di buona salute e vivere a lungo; essa distrugge pezzo per pezzo, a poco alla volta la vita di questi lavoratori e li conduce alla tomba innanzi tempo; io dovrò provare, che la società sa quanto è nocivo un tale stato alla salute ed alla vita dei lavoratori e che essa nulla fa per migliorare questa condizione. Che la società sappia che il suo modo di procedere non è semplicemente un omicidio, ma assassinio premeditato…”.
Denuncia dell’Inghilterra di 200 anni fa?
O delI’Italia di oggi? Nell’anno 2026?

È l’Italia di oggi! Quindi occorre, anche grazie alla memoria di chi non c’è più, come Joubert, i tanti altri lavoratori e lavoratrici morti sul lavoro o chi ha perso la vita nelle stragi come quella di Viareggio con le sue 32 vittime e feriti gravissimi, guardare il presente: il suo carico di insicurezza, di pericoli costanti, di precarietà, di molto lavoro per tante ore. Un presente di sfruttamento, oppressione e azzeramento della dignità.

La lotta per la sicurezza e la salute fuori e dentro ogni luogo di lavoro è:
– giusta, propulsiva, per la vita dei lavoratori e delle lavoratrici;
– contiene la ferma convinzione di essere dalla parte della ragione e di rappresentare la forza e il coraggio di chi non vuole mollare.

Oggi, come 200 anni fa, le nostre vite valgono più dei loro profitti!

Coordinamento 12 ottobre”per sicurezza e salute/contro la repressione
Familiari della strage ferroviaria di Viareggio e del crollo della Torre Piloti di Genova; Coordinamento Lavoratori/trici Autoconvocati/e (CLA); – Assemblea 29 giugno;- Cub Trasporti; – Sindacato Generale di Base (SGB); – Sol Cobas; – Cobas Lavoro Privato; – Medicina Democratica; – Attivisti, delegati, Rls di sindacati di base, del Coordinamento Macchinisti Cargo (CMC), di alternativa/opposizione in Cgil “Radici del sindacato” e “Rete 25 Aprile” Basilicata

Viareggio, 23 febbraio 2026

Ennesimo infortunio

Comunicato della Lega dei Cavatori di Carrara

La solidarietà spontanea tra lavoratori e lavoratrici, quando si verifica l’ennesimo infortunio o l’ennesima morte sul lavoro, è uno dei segni più autentici di umanità rimasti dentro i luoghi della produzione. In quel momento cadono le divisioni, le gerarchie, perfino le differenze contrattuali: resta solo la consapevolezza di essere persone esposte allo stesso rischio, allo stesso destino imprevedibile e fragile.
Oggi siamo noi con le nostre sicurezze e convinzioni e domani chissà, soggetti diversi, ma uniti dalla condivisione di un futuro incerto, bello o brutto, ma aleatorio e fragile. Il continuo stillicidio quotidiano di incidenti e vittime non può diventare una statistica da scorrere distrattamente tra le notizie del giorno. Ogni numero è un nome, una famiglia, una comunità colpita. Girare la testa dall’altra parte significa accettare che la sicurezza sia un dettaglio, un costo da contenere, una voce sacrificabile nei bilanci, ma la vita non è una voce di bilancio.
Difendere il lavoro non può voler dire difendere qualsiasi condizione di lavoro. Non può voler dire accettare tutto perché quando il lavoro diventa l’unica cosa da salvare a ogni costo, si rischia di perdere tutto il resto: la dignità, la salute, la possibilità stessa di tornare a casa la sera.
La solidarietà tra lavoratori, invece, è un atto politico e umano insieme. È la scelta di non normalizzare l’ingiustizia. È il rifiuto di considerare inevitabile ciò che inevitabile non è. È la consapevolezza che la sicurezza non è un privilegio, ma un diritto fondamentale.
Non vogliamo giudicare il singolo infortunio, ma giudichiamo il fatto che questa solidarietà venga meno e non possiamo permetterlo. Non possiamo lasciare che la paura, la rassegnazione o l’individualismo erodano quel legame che ci tiene uniti proprio nei momenti più difficili. Se si spegne la solidarietà, si spegne anche la forza collettiva di pretendere cambiamento.
Rimettere al centro la sensibilità umana e l’empatia significa ricordare che l’economia esiste per le persone, non il contrario. Significa pretendere prevenzione, controlli, investimenti, cultura della sicurezza. Significa trasformare il dolore in impegno collettivo. Perché nessun posto di lavoro vale una vita e nessuna produttività può giustificare l’indifferenza.

La Lega dei Cavatori di Carrara

Due anni fa la strage operaia all’Esselunga, in via Mariti

Firenze, 16 febbraio 2024

Ennesima strage operaia… persero la vita 5 operai, alcuni rimasero feriti. Le Vittime: Luigi Coclite, 60 anni; Mohamed Toukabri 54; Mohamed El Farhane, 24; Taoufik Haidar, 43; Bouzekri Rahim, 56.
A due anni di distanza, la Procura di Firenze ha chiuso le indagini. Gli indagati sono: 5 persone fisiche e 3 società, a cui vengono contestati, a vario titolo, i reati di omicidio colposo e lesioni personali, disastro doloso e una serie di violazioni delle norme di sicurezza sul lavoro. Alla costruzione dell’Esselunga erano impegnate 61 ditte d’appalto e subappalto! Una strage figlia del mercato, della produttività, del profitto! Le leggi della barbarie capitalista
L’inchiesta si è allargata anche al general contractor, l’impresa Attività Edilizie Pavesi Srl, al suo legale rappresentante e a un ingegnere fiorentino responsabile dei collaudi per conto della proprietà. Ora gli indagati possono essere interrogati e presentare le memorie, poi le richieste di rinvio a giudizio e l’inizio del processo.
Il fulcro delle indagine riguarda la progettazione della trave che crollò, un grave errore di calcolo sul peso che avrebbe dovuto sostenere. Tutte carenze, secondo l’accusa, figlie della scarsa capacità aziendale di definire una commessa così importante e delle pressioni ricevute per i ritardi di consegna. Bisognava fare in fretta, chiudere i cantieri e passare oltre.
Per i pubblici ministeri, Falcone e Sottosanti, le imprese incaricate di realizzare il prefabbricato all’interno dell’area di via Mariti non avevano la necessaria struttura per fare quel tipo di lavoro e avrebbero consegnato l’appalto frettolosamente e senza potervi dedicare personale, tempo necessario e adeguato, anche a causa delle numerose e reiterate sollecitazioni provenienti dalla committenza e dall’appaltatore.
Oggi, l’area è sotto sequestro e ancora in piedi il progetto del nuovo supermercato, nonostante numerose richieste di residenti e cittadini di Firenze di farci altro, ad esempio un parco pubblico. Per lo meno per rispetto delle 5 Vittime.
E la famiglia Caprotti perché ne rimane fuori??? Anch’essa ha le sue gravi e pesanti responsabilità?
Proprietaria di Esselunga è la figlia più giovane, Marina Caprotti. Nel 2016, alla morte del padre Bernardo, eredita il colosso della grande distribuzione, assieme alla madre, Giuliana Albera, per il 70% della Supermarkets Italiani, la holding che controlla Esselunga dal 2006. Nel giugno 2020, Marina Caprotti diventa presidente esecutivo di Esselunga, con a sua carico l’intera gestione dell’azienda. Infatti, Giuseppe e Violetta, gli altri due figli, hanno venduto le loro quote del 15% ciascuno (ereditate alla morte del padre) alla sorella. Ciò ha fatto sì che Marina Caprotti e la madre diventassero proprietarie al 100% della holding Supermarkets Italiani.