Governo Draghi: sviluppare l’opposizione nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro, nelle scuole e nelle piazze!

Con il voto di fiducia al governo Draghi si è conclusa l’operazione politica finalizzata a sbarazzarsi del governo Conte 2, che non garantiva a pieno le fameliche esigenze del grande capitale.

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Un governo dell’oligarchia finanziaria per salvare i monopoli e rovinare lavoratori e lavoratrici

La crisi politica aperta a gennaio è indicativa della degenerazione della borghesia. Si tratta dello scontro fra diversi gruppi della classe dominante per la spartizione del bottino dei fondi europei e sulle politiche da seguire per gestire il debito pubblico. Scontro che appare destinato a ricomporsi sotto l’egida dell’oligarchia finanziaria, ben rappresentata da Draghi, e con le … poltrone.

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Porcherie e menzogne della democrazia borghese

Riceviamo e pubblichiamo:

Il governo Conte finalmente si è dimesso; le forze politiche della borghesia e della piccola borghesia che lo sostenevano hanno ultimamente tentato di tutto per assicurarne la sopravvivenza,  fino alla tentata formazione di nuovi gruppi parlamentari, a oscure manovre sottobanco, all’acquisto di voti di deputati (il famoso ”mercato delle vacche”).

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2020-2021: bilanci e prospettive

Per gli operai, i lavoratori occupati e pensionati, i disoccupati, le donne e i giovani degli strati popolari, il 2020 è stato l’anno più nero dalla fine della II guerra mondiale.

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12 dicembre ‘69: strage di Stato o Stato delle stragi

La strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969, causando 17 morti e 88 feriti, segnò l’avvio della “strategia della tensione”.

Fu opera di gruppi neofascisti con la complicità e la copertura di settori importanti dei partiti di governo, con la regia, il coinvolgimento attivo e la protezione dei servizi segreti italiani e Usa.

L’obiettivo politico dell’attacco terroristico fu quello di bloccare l’avanzata del movimento operaio e ostacolare progetti politici divergenti dalle strategie atlantiche, mantenendo al potere i circoli dominanti. Destabilizzare per stabilizzare il sistema vigente: questo lo scopo della strage, attraverso la quale è proseguita con “altri mezzi” la tradizionale politica borghese.

I massivi depistaggi (tra cui l’assassinio dell’anarchico Pinelli), l’occultamento delle prove, l’uso del segreto di Stato nelle indagini, la lunga vicenda giudiziaria che si è conclusa senza emettere alcuna condanna per mandanti, organizzatori ed esecutori, hanno messo in luce un fatto inoppugnabile: la classe dominante non ha alcuna volontà di arrivare alla verità e alla giustizia quando a commettere i crimini sono apparati ed esseri che agiscono per i suoi interessi fondamentali, quando sono in ballo assetti di potere e alleanze strategiche.

L’accaduto per la strage di Piazza Fontana si riscontra in tutte le stragi reazionarie e neofasciste precedenti (Portella della Ginestra, 1947) e successive (Gioia Tauro, 1970; via Fatebenefratelli a Milano, 1973; Piazza della Loggia, 1974; treno Italicus, 1974; Ustica, 1980; Stazione Bologna, 1980: treno Rapido 904, 1984); nonché per i tentativi di golpe (Piano Solo, 1964; Borghese, 1970).

Una parte essenziale della storia del nostro paese deve rimanere coperta e i criminali impuniti, perché lo Stato borghese ha la necessità di salvare se stesso, il blocco di potere a “doppio livello e doppia fedeltà” su cui si regge, i suoi apparati speciali (es. Gladio), i suoi più fedeli servitori, le potenze internazionali e le alleanze militari – come la Nato – che garantiscono i profitti, i privilegi e il potere di una minoranza di sfruttatori e oppressori, controllando e gestendo la vita politica italiana.

Questo principio non vale solo per le stragi di carattere fascista, ma anche per tutti gli atti e le strategie volti a diffondere paura e l’insicurezza, nonché per le stragi sul lavoro e ambientali, che hanno causato e causano ogni giorno lutti e disgrazie per la classe operaia e le masse popolari.

L’ennesima riprova viene, in questi giorni, dal processo in Cassazione, sulla strage ferroviaria di Viareggio. Il Procuratore generale (addirittura!) chiede l’annullamento della (mite) condanna a 7 anni per Mauro Moretti, con rinvio in un Appello-bis.

I familiari delle vittime hanno denunciato le manovre in corso per “sollevare” dalle sue pesanti e gravi responsabilità l’ex amministratore delegato Fs Moretti, un personaggio di quello “Stato profondo” in cui si intrecciano organismi legali o meno, interessi economici, finanziari, politici e militari, che esercitano il potere reale.

La vecchia storia, in altre forme, si ripete e si rinnova.

Le stragi impunite sono una chiave importante per comprendere la natura, il ruolo e il carattere dello Stato borghese, le regole della sua politica che è scritta col sangue delle tante vittime: non un organo al di sopra delle classi, non un potere che rappresenta tutto il popolo, non l’uguaglianza di fronte alla legge, ma un comitato che amministra gli affari comuni dei capitalisti e una macchina per mantenere il dominio della borghesia sul proletariato, indipendentemente dalla sua forma di governo.

La lotta per la memoria, la verità e la giustizia, sulle stragi di Stato e da profitto, per denunciare e smascherare i disegni reazionari, per la salute e sicurezza sui posti di lavoro e sul territorio, deve contribuire a far scendere la benda dagli occhi degli sfruttati e degli oppressi, a diffondere la necessità della lotta rivoluzionaria, del potere proletario, il solo che potrà fare finalmente chiarezza sulle stragi e farla finita con gli apparati del terrore antipopolare.

f.i.p. 11-12-2020

Coordinamento Comunista Lombardia (CCL) – coordinamentocomunistalombardia@tutanota.com
Coordinamento Comunista Toscano (CCT) – coordcomtosc@gmail.com
Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia – teoriaeprassi@yahoo.it

Referendum: un plebiscito mal riuscito

7 milioni e mezzo di lavoratori, giovani, donne, hanno ragionato con la testa ed espresso il loro rifiuto della legge sul “taglio dei parlamentari”. Era un risultato per nulla scontato, se consideriamo le premesse politiche e le condizioni reali in cui si è svolto il referendum.
La legge è stata votata alla Camera da tutti i partiti di maggioranza e opposizione (553 sì, 14 no e 2 astenuti); il voto è stato ampiamente condizionato dalla demagogia populista, dalla menzogna e dalla frode; le forze socialdemocratiche, riformiste e opportuniste, che si sono opposte per motivi elettoralistici alla legge taglia-parlamentari, non hanno informato le masse sulla natura reazionaria della legge e non hanno fatto nulla per mobilitarle.

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Sul Referendum al taglio dei parlamentari: un aspetto della trasformazione reazionaria dello Stato borghese

Il 20-21 settembre si svolgerà il referendum che riduce il numero dei deputati da 630 a 400 e dei senatori da 315 a 200. Operazione politico-istituzionale, voluta dai populisti del M5S, e sostenuta dai partiti riformisti e reazionari (dal Pd alla Lega), demagogicamente e strumentalmente presentata come risparmio di risorse e contrasto alla “casta dei politici”.
Il taglio dei parlamentari non ha niente a che vedere con simili risparmi (incide per lo 0,007% della spesa pubblica). Per abbassare i costi basta ridurre gli stipendi dei parlamentari al salario di un operaio specializzato ed eliminare i loro vasti privilegi.

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Bologna 1980: strage fascista e imperialista

La strage compiuta alla stazione di Bologna quaranta anni fa, il 2 agosto 1980, fu il culmine della strategia del terrore nel nostro paese, uno dei più gravi massacri terroristi avvenuti in Europa nel secondo dopoguerra.
L’esplosivo di origine militare collocato nella sala d’aspetto della seconda classe, uccise 85 persone e ne ferì oltre 200. Una vera e propria operazione di guerra, premeditata e annunciata (tre giorni prima vi fu una mancata strage al Comune di Milano).

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Autunno prossimo, cosa bolle in pentola?

Con l’emergenza corona virus ancora in corso, molti proletari si chiedono quale futuro ci aspetta? I mesi passati per molti sono stati pieni di difficoltà con tantissimi lavoratori in cassaintegrazione o gettati per strada a seguito della chiusura di imprese piccolo/medie per l’emergenza sanitaria.
Vediamo nel limite delle nostre capacità di esprimere alcune considerazioni. È indubbio che la crisi innescata dal Covid 19 si è inserita come un punteruolo in un sistema che già da decenni sta sempre più esprimendo chiaramente il marciume da cui è formato. Un bubbone fatto di crisi economica, sociale, politica, ambientale ed etica. Un sistema che per sopravvivere a sé stesso vuole trascinare l’umanità nella sua fossa.

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I morti nelle Rsa: un assassinio sociale del capitalismo

“Se la società toglie a migliaia di individui il necessario per l’esistenza, se li mette in condizioni nelle quali essi non possono vivere; se mediante la forza della legge li costringe a rimanere in tali condizioni finché non sopraggiunga la morte questo è assassinio, un assassinio contro il quale nessuno può difendersi, che non sembra tale, perché non si vede l’assassino, perché questo assassino sono tutti e nessuno, perché la morte della vittima appare come una morte naturale. Ma è pur sempre un assassinio… ciò che i giornali operai inglesi a pieno diritto chiamano assassinio sociale.”

F. Engels, La situazione della classe operaia in Inghilterra, 1845

Le parole che Engels utilizzava per descrivere le condizioni di vita della classe operaia inglesi, ben descrivono quanto è accaduto e sta accadendo nelle RSA (Residenze Sanitarie Assistite), dove migliaia di anziani appartenenti alle classi meno abbienti sono morti e stanno morendo per e da coronavirus.
Nell’ultimo report rilasciato dall’Istituto Superiore della Sanità, risalente al 14 aprile, riguardante specificatamente le residenze per anziani, si parlava di circa 7000 morti, cifra destinata ad essere tragicamente aggiornata, visto l’aumento del numero dei contagiati (i dati aggiornati all’8 maggio evidenziano come nel 58,4% dei casi presi in considerazione per la fascia di popolazione sopra i 70 anni la fonte di contagio è dovuta alle RSA o Case di Riposo.

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