Il prezzo l’abbiamo pagato. Ora alla lotta! Contro padroni e governo

In 70 anni, dal dopoguerra ad oggi, mai sono stati varati aumenti così massicci del gas metano e poi, a effetto domino, luce elettrica, acqua, trasporti, pane, carne, frutta, latte, ecc.

Il governo Draghi favorisce gli imprenditori e i potenti finanzieri a scapito della maggioranza della popolazione che vive di salari e stipendi. Lo sblocco dei licenziamenti sta mandando al macello migliaia di famiglie e chi ha ancora un lavoro riceve paghe da fame con salari in calo da decenni. Le piccole aziende chiudono a velocità mai viste e la disoccupazione dilaga. Molti sono costretti ad accettare lavori più che precari, di mesi, di poche settimane o addirittura di alcuni giorni, senza la sicurezza di non crepare sul lavoro.

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Una manovra di assalto al salario e impoverimento di massa

Con la prossima legge di bilancio nel 2022 le pensioni saranno penalizzate: da “quota 100” a “quota 102”, calcolata con entrambi i requisiti di 64 anni di età e 38 anni di contributi.

Per gli anni successivi si prevedono ulteriori tagli fino al ripristino della legge Fornero, che fissa la pensione a 67 anni, ignorando la diminuzione della speranza di vita causata dalla pandemia ‘Covid-19’.

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4 dicembre No Draghi Day, giornata nazionale di protesta del sindacalismo di base e conflittuale

Riceviamo e pubblichiamo:

Contro le misure economiche del governo Draghi

Contro licenziamenti, privatizzazioni, delocalizzazioni e carovita

Cortei regionali nelle principali città: la libertà di manifestare è un diritto democratico non negoziabile

La Legge di Bilancio prodotta dal governo Draghi conferma il nuovo e pesante attacco alle condizioni di vita dei settori sociali più deboli del paese mentre stanzia ulteriori risorse per le grandi imprese e le rendite finanziarie.

Si conferma la linea politica dell’aumento delle disuguaglianze, anziché invertire rotta.

Gli aumenti dei prezzi delle materie prime e dell’energia provocano un rincaro delle bollette e del caro vita che colpiscono lavoratori e lavoratrici, che hanno salari bloccati da contratti non rinnovati, pensionati e ancor peggio gli strati più poveri della popolazione, come i pensionati al minimo o i percettori del reddito di cittadinanza.

Sulle pensioni si mantiene il famigerato impianto della Fornero, quindi un rialzo dell’età pensionabile, anche se per ammorbidire si propone quota 102 per il prossimo anno, sempre molto al disotto delle aspettative anche per garantire un necessario ricambio generazionale. 

Sul Reddito di Cittadinanza si introducono misure per restringerne la platea e per forzare i percettori ad accettare qualsiasi lavoro: part time, a tempo determinato e a grande distanza dalla residenza. Sul fisco si preannuncia l’abolizione dell’IRAP, cioè dell’unica tassa ineludibile per le imprese, mentre le riduzioni per i lavoratori verranno indirizzate verso i redditi medio-alti (tra i 28 e i 55mila euro).

In una fase in cui è ormai operativo lo sblocco totale dei licenziamenti, crescono i morti sul lavoro e sono ancora visibili gli effetti pesantissimi della crisi pandemica, la manovra economica concentra le risorse sulle grandi imprese, esattamente con la stessa logica con cui si è elaborato il PNRR, e non si pone il problema drammatico della riduzione delle fortissime disuguaglianze sociali attraverso la redistribuzione del reddito.  Quasi inesistenti gli investimenti pubblici nei settori chiave della vita sociale, come sanità, scuola e trasporti urbani, fondamentali anche per contrastare, oltre ai necessari vaccini, la diffusione della pandemia. Non ci sono né sono previsti interventi per rialzare i salari in un paese dove è in forte crescita il lavoro povero. Viene inoltre riesumato il pericolosissimo progetto di autonomia differenziata, destinato ad aumentare le differenze territoriali e sociali. E ancora una volta non ci sono interventi sulla drammatica questione abitativa per incrementare l’offerta di alloggi popolari, né ci sono risposte al dramma degli sfratti.

A completare il piano di Draghi c’è invece il disegno di legge del governo sulla concorrenza che prepara una privatizzazione selvaggia di tutto ciò che resta ancora di pubblico nel nostro paese: dai trasporti locali all’energia, dall’acqua all’igiene ambientale, dai porti fino alla liberalizzazione dei taxi e ad un rilancio in grande stile della sanità privata. È l’apertura liberista definitiva alla ferrea legge del mercato, in spregio a qualsiasi preoccupazione per i diritti sociali, la salvaguardia dei beni comuni, il riequilibrio e la giustizia sociale. Una conferma della vuota retorica governativa in materia di salvaguardia dell’ambiente e di lotta al cambiamento climatico poiché mettere i beni comuni, a cominciare dalle risorse idriche ed energetiche, nelle mani delle grandi società private non potrà che favorire nuovi disastri ambientali ed abbassare ulteriormente le tutele in materia di salute e sicurezza di lavoratori e cittadini.

Con la legge di bilancio e il disegno di legge sulla concorrenza Draghi sta realizzando i diktat dell’Unione Europea e soddisfacendo tutte le richieste di Confindustria, senza incontrare alcuna vera opposizione sul piano politico e con il silenzio complice di Cgil, Cisl, Uil.

Forte del sostegno che ha da parte dell’intero arco parlamentare questo governo marcia compatto nella direzione di ridurre i diritti della classe lavoratrice, utilizzando le tecniche repressive del decreto Salvini e dando copertura alle azioni illegali da parte del padronato quando utilizza le squadracce pagate per picchiare lavoratori e lavoratrici in sciopero.

Il riuscito sciopero generale dell’11 ottobre, promosso da tutto il sindacalismo conflittuale e di base, con la sua piattaforma di lotta ha individuato con precisione i temi sui quali proseguire la mobilitazione. No ai licenziamenti e alle privatizzazioni. Lotta per il salario e il reddito garantito. Cancellazione della Legge Fornero, contrasto al carovita e ai diktat dell’Unione Europea. Rinnovi contrattuali e lotta alla precarietà per la piena occupazione. Forti investimenti per scuola, sanità, trasporti e previdenza pubblica, contro le spese militari e le missioni all’estero, a favore di una necessaria spesa sociale. Per un fisco equo che aggredisca le rendite e riduca le disuguaglianze sociali. Il programma di lotta dell’11 ottobre oggi esce rafforzato dai nuovi provvedimenti presentati da Draghi, che ne confermano l’indirizzo fortemente antipopolare.

È dunque urgente la costruzione di un vasto movimento popolare che contrasti con la mobilitazione e la lotta questo disegno autoritario destinato ad approfondire le disuguaglianze e ad aumentare la povertà.

Il sindacalismo di base propone e si impegna a costruire una Giornata di protesta nazionale per il prossimo 4 dicembre denominata “No Draghi Day” e invita, pertanto, tutti i movimenti e le realtà sociali e politiche a costruire la mobilitazione in forma unitaria e condivisa. La Giornata sarà caratterizzata da cortei regionali che avranno l’obiettivo di difendere la libertà di manifestare contro ogni odioso divieto a sfilare sotto i palazzi delle istituzioni.

ADL COBAS, CLAP, COBAS CONFEDERAZIONE, COBAS SARDEGNA, CUB, FUORI MERCATO, ORSA, SGB, SIAL COBAS, UNICOBAS, USB, USI-CIT

Il governo Draghi procede con gli sfratti

I due provvedimenti decisi dal governo Draghi, ossia lo sblocco dei licenziamenti, che sta già producendo i suoi effetti nefasti con la chiusura di interi stabilimenti (Gianetti Ruote, Gkn, Tikmet) e la ripresa delle esecuzioni degli sfratti a partire dal 30 giugno, sono il preludio di una nuova emergenza abitativa.

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A 20 anni da Genova … la memoria viva della lotta di classe!

A Prato, il 3 maggio, muore sul lavoro la giovane operaia Luana. I lavoratori della ‘TexPrint’ di Prato, in lotta da mesi per il lavoro, sono aggrediti da squadracce al soldo del padrone. Stessa situazione a Piacenza, contro il presidio dei lavoratori ‘Fedex’. Il 18 giugno viene ucciso ai cancelli della ‘Lidl’ di Novara, Adil, attivista sindacale del SI Cobas. Centinaia di operatori della sanità muoiono durante il ‘Covid-19’, oltre a subire sanzioni e licenziamenti per aver rivendicato sicurezza e salute. 5 operai del porto di Genova sono indagati per aver bloccato il transito di armi destinate alla guerra in Yemen. In questi giorni, 152 licenziamenti alla Gianetti Ruote di Ceriano Laghetto (MB), 422 alla GKN di Campi Bisenzio (FI).

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Prepararsi alla lotta! Costruire l’Organizzazione indipendente di classe!

Diciassette mesi di crisi economica, sociale e sanitaria, sono stati pagati da lavoratori e pensionati con decine di migliaia di morti, un milione di posti di lavoro persi, riduzioni di salario, pesanti condizioni di salute e sicurezza nei posti di lavoro, povertà in continua crescita.

La crisi generale e la pandemia ‘Covid-19’ hanno dimostrato che il capitalismo è incapace di lenire le piaghe che genera, ma aggrava continuamente le condizioni di vita e del lavoro degli operai e delle masse lavoratrici.

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Sblocco dei licenziamenti: organizzare la mobilitazione!

Dopo mesi di demagogia su vaccini e ripresa economica, per nascondere il disastro di politiche criminali sulla pandemia da ‘Covid-19’, il governo Draghi, c.d. di “unità nazionale”, prepara una nuova offensiva contro la classe operaia attraverso lo sblocco dei licenziamenti e dei subappalti.

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Governo Draghi: sviluppare l’opposizione nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro, nelle scuole e nelle piazze!

Con il voto di fiducia al governo Draghi si è conclusa l’operazione politica finalizzata a sbarazzarsi del governo Conte 2, che non garantiva a pieno le fameliche esigenze del grande capitale.

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Un governo dell’oligarchia finanziaria per salvare i monopoli e rovinare lavoratori e lavoratrici

La crisi politica aperta a gennaio è indicativa della degenerazione della borghesia. Si tratta dello scontro fra diversi gruppi della classe dominante per la spartizione del bottino dei fondi europei e sulle politiche da seguire per gestire il debito pubblico. Scontro che appare destinato a ricomporsi sotto l’egida dell’oligarchia finanziaria, ben rappresentata da Draghi, e con le … poltrone.

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Porcherie e menzogne della democrazia borghese

Riceviamo e pubblichiamo:

Il governo Conte finalmente si è dimesso; le forze politiche della borghesia e della piccola borghesia che lo sostenevano hanno ultimamente tentato di tutto per assicurarne la sopravvivenza,  fino alla tentata formazione di nuovi gruppi parlamentari, a oscure manovre sottobanco, all’acquisto di voti di deputati (il famoso ”mercato delle vacche”).

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