Presa di posizione sull’assalto neofascista alla sede nazionale Cgil

Ieri è stata assaltata e devastata la sede nazionale della Cgil a Roma, da parte di neofascisti e reazionari.

Indipendentemente dal giudizio politico, sindacale e sociale, sui gruppi dirigenti della Cgil, condanniamo l’aggressione con fermezza.

Si tratta di un attacco contro lavoratori e lavoratrici, disoccupati, pensionati organizzati nei sindacati.

Una cosa sarà rientrare in possesso, politicamente e fisicamente, di Camere del lavoro e sedi Cgil da parte della classe operaia e del proletariato per l’affermazione di una linea di classe, non concertativa e collaborazionista; altra cosa sono le squallide parate squadristiche contro il movimento operaio e sindacale.

Viva la Resistenza antifascista e antimperialista!

Viva la classe operaia in lotta per i propri diritti e per il socialismo!

10 ottobre 2021

Il discorso conclusivo di Georgii Dimitrov al “Processo di Lipsia”

Nella notte fra il 27 e il 28 febbraio 1933, Dimitrov viaggiava sul treno Monaco-Berlino. Dalla lettura dei giornali apprese dell’incendio del Reichstag.

Per Dimitrov non c’erano dubbi che si trattava dell’attesa provocazione fascista. 

Questa provocazione serviva ai nazisti alla vigilia delle elezioni parlamentari. La caccia al Partito Comunista e alle forze democratiche iniziò la notte stessa dell’incendio.

Migliaia di comunisti, socialdemocratici, pacifisti, progressisti, intellettuali, giornalisti, furono arrestati. 

Dimitrov cercava di terminare il suo lavoro e trasferirsi in un altro paese quando, il 9 marzo 1933, fu arrestato, insieme a Blagoi Popov e Vasil Tanev, altri due rivoluzionari bulgari.

Viene arrestato anche un olandese, Van der Lubbe, che non aveva niente a che fare con la politica, ma fu scelto come capro espiatorio dai nazisti.

Il presidente del gruppo parlamentare comunista al Reichstag, Ernesto Torgler, si presentò alla polizia per smentire la sua partecipazione e quella dei comunisti nell’incendio, e fu anch’egli arrestato. 

Intanto Dimitrov, durante i sei mesi trascorsi fra l’incendio e l’apertura del processo, viene tenuto in carcere ammanettato, di giorno e di notte. In queste condizioni, egli studia le leggi della Germania e la lingua tedesca.

Lavora nella sua cella da 10 a 11 ore al giorno. Famosi giuristi bulgari, tedeschi, francesi, americani erano disposti a difendere Dimitrov.

Ma il Tribunale Imperiale non permise che ci fosse altro difensore che quello designato d’ufficio. A questo punto, Dimitrov decide di prendere in mano la propria difesa e, con acute domande, riesce a smascherare i falsi testimoni dell’accusa. 

I capi nazisti erano preoccupati, perché il processo si stava rivolgendo contro di loro. Per salvare la situazione, appaiono nel processo come testimoni i ministri fascisti Goring e Goebbels. Goring, l’uomo più potente dopo Hitler nella Germania nazista, fa un discorso accusatorio della durata di un’ora e mezza. 

Dopodiché, Dimitrov inizia a interrogare anche questo “testimone” dell’accusa. Dimitrov chiede a Goring perché come ministro dell’interno ha emesso un comunicato alla stampa il 28 febbraio, in cui si afferma che Van der Lubbe aveva una tessera del partito comunista, mentre davanti al tribunale gli agenti della polizia criminale hanno dichiarato unanimemente che questa tessera non esisteva. 

L’arrogante ministro perde subito il controllo dei nervi e comincia a gridare, alzando i pugni chiusi verso l’accusato, che il partito comunista è un partito di criminali, che dev’essere distrutto.

Nella sua rabbia, Goring continua a lanciare ingiurie e minacce e Dimitrov tranquillamente gli risponde: “sono molto contento della risposta del signor ministro.” Il presidente fa cacciare dall’aula Dimitrov, che, mentre viene portato via, dice: – “Ha paura delle mie domande, signor ministro?”

Goring, che ormai ha perso ogni controllo, continua a gridare: – Io non ho paura di lei. Aspetti un po’, presto cadrà nelle mie mani quando uscirà da questo tribunale.

In tutto il mondo c’era una grande indignazione per questa scena selvaggia. La stampa di tutti i paesi, compresa quella conservatrice, diede una valutazione molto negativa del tribunale fascista. 

L’eco del duello fra Dimitrov e i gerarchi nazisti risuonò in tutto il mondo. Il giornale belga Peuple scriveva il 14 novembre: “In mezzo all’abbattimento generale per il terrore dominante ci si sente vivificati, consolati, ricordando il comportamento orgoglioso di questo comunista bulgaro di fronte al tribunale di Lipsia”. E il giornale socialdemocratico austriaco Arbeiter Zeitung: “Raramente si è visto qualcosa tanto commovente, tanto emozionante e incoraggiante come la lotta di quest’uomo contro i gerarchi tedeschi”.

Il processo di Lipsia terminò con l’autodifesa di Dimitrov. L’autodifesa di Dimitrov dinanzi al tribunale fascista di Lipsia rappresenta una delle pagine più luminose nella storia del movimento comunista. “Difendo me stesso come comunista accusato. Difendo il mio onore personale di comunista, il mio onore di rivoluzionario. Difendo le mie idee, le mie convinzioni comuniste. Difendo il senso e il contenuto della mia vita.”

Dimitrov seppe utilizzare la stessa sede del tribunale fascista come una tribuna dalla quale rivolgere un appello ai lavoratori e ai democratici di tutto il mondo per la lotta contro il fascismo. Il 23 dicembre viene pronunciata la sentenza. I tre rivoluzionari bulgari e Torgler vengono assolti mentre Van der Lubbe viene condannato alla pena capitale. Tuttavia i tre bulgari non vengono rimessi in libertà. Goring, ridicolizzato durante il processo, cercava l’opportunità di mettere in atto le sue minacce.

Il testo del discorso di Dimitrov in formato pdf

Giovanni Pesce: Senza tregua

Il titolo di questo libro — modesta opera che dedico a mia figlia Tiziana e ai giovani che, oggi impegnati nello studio e nel lavoro, si preparano ad essere gli uomini e le donne di domani — consacra l’impegno di chi vuole andare avanti.
I gappisti, gli uomini dei quali si racconta in questo volume, non si fermarono mai davanti a nessun ostacolo, a nessun pericolo. Le loro gesta occupano un posto di rilievo nella storia della Resistenza popolare contro nazisti e fascisti.
Chi furono i gappisti? Continua a leggere “Giovanni Pesce: Senza tregua”

Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana

Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre

Primo Levi

Centododici partigiani vengono catturati dai tedeschi o dai fascisti e già sanno che saranno giustiziati dal plotone d’esecuzione o uccisi dalle torture. Scrivono ai familiari, alla madre, alla moglie, alla fidanzata, ai compagni di studio, di lavoro, di vita. Appartengono alle realtà sociali e culturali piú diverse. Tutti vivono, per la prima e l’ultima volta, l’atroce esperienza di «un tempo breve eppure spaventosamente lungo, in cui si toglie all’uomo il suo piú intimo bene, la speranza», e in cui sono costretti, in preda allo smarrimento e all’angoscia, a «dare ordine» al proprio destino e al proprio animo.

Alcide Cervi: i miei sette figli

Stampato per la prima volta nel 1955 e tradotto in moltissime lingue, I miei sette figli è un documento fondamentale dell’epopea partigiana italiana. Mai nella storia di un popolo, neppure nelle sue leggende, si era avuto il sacrificio di sette fratelli caduti nello stesso istante e per la stessa causa. La vicenda di Alcide Cervi e dei suoi figli è quella di una famiglia contadina che guarda avanti e comprende come, per rendere piú produttiva la terra, sia necessario appropriarsi di tecniche moderne. Ma è anche la vicenda di una famiglia partigiana che intraprende una tenace lotta contro le ingiustizie sociali e il regime fascista, fino alla scelta estrema di imbracciare le armi. Intensa, ma purtroppo breve, la Resistenza dei Cervi si conclude il 28 dicembre 1943, quando i sette fratelli vengono trascinati di fronte al plotone di esecuzione. Sopravvissuto allo sterminio dei figli, il vecchio Alcide torna a coltivare la terra con le donne e i nipoti superstiti, lasciandoci un’indimenticabile testimonianza dell’inesauribile forza dei valori della Resistenza.

Julius Fučík: scritto sotto la forca

II volto di Julius Fučík, come la sua firma, spesa per fomentare la ribellionejulius_fucik_2 contro l’invasione nazista della Cecoslovacchia, erano ben conosciuti dalla polizia hitleriana. Un motivo che avrebbe convinto molti ad abbassare la testa, a cercare di nascondersi, a fuggire, a fare qualunque cosa pur di non ritrovarsi tra le mani della Gestapo. Fučík, però, fa una scelta diversa. E in qualità di responsabile della stampa clandestina moltiplica i suoi sforzi a vantaggio del Partito Comunista e della resistenza cecoslovacca, convinto che nulla, nemmeno la propria vita, poteva essere più prezioso di un futuro dove la distruzione del nazismo sarebbe stata identica a una necessaria rivoluzione sociale. Arrestato a Praga dalla Gestapo nel 1942, il giornalista-partigiano viene torturato a lungo e brutalmente, viene ridotto in fin di vita eppure non parla. Altri continueranno la lotta dopo di lui, fino alla vittoria, mentre per Fučík lo spettro della forca si avvicina. All’eroe della resistenza cecoslovacca non resta molto da vivere, ma può contare su un mozzicone di matita e su un mucchietto di sottilissimi fogli di carta velina. Ed è a questi fogli che Fučík consegna il suo capolavoro: un libro terribile e meraviglioso; un atto di amore nei confronti dell’umanità futura e, allo stesso tempo, per il nazismo, una condanna a morte senza appello.

25 APRILE 1945 – 2021

RESISTENZA AL NAZIFASCISMO E LOTTA PER IL SOCIALISMO!

Per i comunisti il 25 Aprile non è solo la vittoria e la conclusione della guerra contro il fascismo e l’occupazione nazista, ma il momento più alto dell’obiettivo delle classi subalterne: rovesciare il sistema borghese capitalista, creatore e finanziatore di quei regimi, nazismo e fascismo, principali responsabili della devastazione della II Guerra mondiale e della carneficina di milioni di esseri umani.

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Foibe e infoibati: cosa sono e a cosa servono?

Riceviamo e pubblichiamo:

Foibe e infoibati: cosa sono e a cosa servono?

La Storia… e chi racconta le storie

Con Sandi Volk, storico triestino.

Evento online in diretta sul canale youtube:
Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos – K100fuegos

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30 giugno 1960 – 30 giugno 2019 Genova antifascista

Abbiamo partecipato alla manifestazione del 30 giugno promossa da ‘Genova antifascista’.
Assieme ai compagni della Toscana e di Genova, abbiamo sfilato con gli striscioni del Coordinamento Comunista Toscano e del Coordinamento Comunista Lombardo, alcune bandiere rosse e diffuso 600-700 volantini (si veda il testo qui a seguire)

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