Resoconto iniziativa presentazione Opuscolo Covid-19, Milano 3.10.2020

Sabato 3 ottobre 2020 si è svolta a Milano, presso la Libreria Popolare di via Tadino, l’iniziativa organizzata dal Coordinamento Comunista Lombardia (CCL) per presentare l’opuscolo “Covid-19: ‘coronavirus’ da un punto di vista di classe. Crisi economiche, ristrutturazioni produttive, limitazioni dei diritti sociali, salute e sicurezza, ambiente: l’uso capitalista della pandemia e le prospettive di lotta per una società socialista”, prodotto insieme al Coordinamento comunista toscano (Cct) e Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia (PC).

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Milano 3 ottobre: presentazione dell’opuscolo: Covid 19: “Coronavirus” da un punto di vista di classe

L’intero pianeta è stato scosso duramente dalla pandemia da Covid-19. Il blocco forzoso delle attività economiche ha messo sotto i riflettori la crisi economica già in atto aggravandone gli effetti.
Che conseguenze potranno esserci per i lavoratori? Come si organizzeranno il mondo imprenditoriale e lo Stato per far fronte alla nuova situazione?
Con il contributo di operatori/trici della sanità, in prima linea nell’emergenza Covid, abbiamo redatto un documento che vuole essere una riflessione dal punto di vista di classe. Una analisi che cerca di studiare le possibili ripercussioni sociali ma, soprattutto, le prospettive per le lotte economiche e politiche.
Per discutere di tutto questo, vi diamo appuntamento:


Presentazione dell’opuscolo:
Covid-19: ‘coronavirus’
da un punto di vista di classe

Milano, 3 ottobre 2020 alle ore 16:00
c/o Libreria Popolare
Via Alessandro Tadino, 18 – Milano

(MM Porta Venezia e Passante Ferroviario S1 – S2 – S5 – S6 – S12 – S13
MM Lima – Centrale — Tram 5 – 33 – 1 – 60)

Attenzione: a causa delle restrizioni imposte dal coronavirus è necessario prenotare la propria presenza inviando una mail a: info@libreriapopolare.it

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Brutale aggressione contro i lavoratori della FedEx Tnt

Gravissimo atto repressivo contro i lavoratori della FedEx Tnt, nella notte fra il 10 e 11 giugno.
Durante un presidio di protesta contro il licenziamento di 66 lavoratori somministrati da Adecco, in violazione di un accordo che ne prevedeva la stabilizzazione, i lavoratori venivano violentemente attaccati dalla polizia.
Dopo una prima fase di relativa tranquillità, a seguito delle trattative fra i delegati del sindacato Si Cobas e le forze di polizia, sembrava di poter arrivare a un incontro in Prefettura per un accordo con la controparte.
Inspiegabilmente, a freddo sono partite violentissime cariche poliziesche contro i manifestanti, che nonostante tutto hanno continuato nella loro azione pacifica. Il brutale pestaggio si è fermato dopo l’intervento delle ambulanze e del personale sanitario. Numerosi i feriti, i contusi.
Mentre il mondo protesta contro la barbara uccisione di George Floyd negli Usa, in Italia i lavoratori che si battono per il loro posto di lavoro vengono brutalmente aggrediti dalle ‘forze dell’ordine’.
Questi sono gli strumenti con cui il governo e i padroni intendono risolvere la grave crisi economica! Crisi che coinvolge l’intero sistema capitalista. Credono e sperano di risolverla con i licenziamenti e la forza bruta!
Questo è un attacco all’intera classe operaia, un chiaro e inequivocabile segnale politico del governo e dei padroni di fronte alla lotta contro l’ondata di licenziamenti che si preannuncia.
I comunisti rispondono con la solidarietà di classe ed esprimono la totale condanna dell’azione violenta e repressiva delle forze di polizia.
La nostra solidarietà incondizionata ai lavoratori e al sindacato in lotta.

f.i.p. 14-06-2020

Coordinamento Comunista Lombardia (CCL) – coordcomunistalombardia@gmail.com
Coordinamento comunista toscano (CCT) – coordcomtosc@gmail.com
Piattaforma Comunista-per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia
teoriaeprassi@yahoo.it

La lotta di classe non è in quarantena
e non va in ferie!

“Fase 2”: l’esempio di lotta degli operai Piaggio

Il governo Conte, attuando la volontà dei padroni, ha riaperto dal 4 maggio le attività manifatturiere e delle costruzioni, senza tenere in conto le esigenze di salute e di sicurezza dei lavoratori e delle loro famiglie.
Più di 4 milioni e mezzo di operai, sotto il ricatto del lavoro e del salario, sono tornati a produrre, in mezzo a mille rischi, merci che nel loro valore incorporano il plusvalore creato dal loro lavoro non retribuito.
Così è stato anche alla Piaggio di Pontedera (PI), dove il padrone Colaninno vuole riempire in fretta i magazzini di motorini in vista dell’estate.

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San Raffaele: aiutiamoli a spezzare le catene

Prosegue l’agitazione dei lavoratori dell’ospedale San Raffaele di Milano e del gruppo San Donato. Dopo le iniziative dei mesi scorsi che in qualche modo erano state “raffreddate” dall’emergenza Covid-19, oggi le delegate e delegati si incateneranno davanti la loro sede di lavoro.

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Solidarietà ai lavoratori della Fruttital (Milano)

Ancora una crisi aziendale a Milano, la Fruttital azienda specializzata nella produzione e distribuzione dell’ortofrutta butta sulla strada tutti i lavoratori del sito. Dopo gli scioperi di marzo, la risposta padronale è stata quella di chiudere con la scusa dell’assenteismo operaio. Nessuna parola, da parte loro, sui 5 casi accertati di Covid e sui 7 lavoratori messi in quarantena dalle autorità sanitarie, nessuna parola sulla mancanza di sicurezza e la penuria dei mezzi di protezione al corona virus.
Proprio la mancanza di sicurezza aveva indotto i lavoratori ed il SOL Cobas allo sciopero e alla presentazione di un dossier in Prefettura.L’intenzione dell’azienda è chiudere il sito milanese e spostare la produzione a Verona.
Nel frattempo, i lavoratori hanno fatto un’assemblea davanti ai cancelli, poi nel piazzale infine hanno occupato la fabbrica. Purtroppo, a seguito dell’intervento della Polizia non è stato possibile fermare il trasferimento dei macchinari, ma il Comitato Operaio di Occupazione prosegue l’occupazione di Fruttital per simboleggiare la volontà di un riscatto imminente ed una nuova speranza per tutti in un futuro diverso fondato sulla sollevazione e la dignità di cui gli operai per primi possono essere degni rappresentanti.
Ancora una volta i padroni vogliono far pagare la crisi ai lavoratori, come sempre non si fanno scrupoli a lasciare a casa e mettere sul lastrico più di 60 famiglie.
Esprimiamo la nostra solidarietà a tutti i lavoratori e al sindacato SOL Cobas in lotta.
Condanniamo fermamente lo sciacallaggio aziendale.
Difendiamo in modo intransigente i nostri interessi di lavoratori: siamo noi con il nostro lavoro a creare tutta la ricchezza; uniamoci e organizziamoci per l’unità di classe.

f.i.p. 06-05-2020

Coordinamento Comunista Lombardia (CCL) – coordcomunistalombardia@gmail.com
Coordinamento comunista toscano (CCT) – coordcomtosc@gmail.com
Piattaforma Comunista-per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia –teoriaeprassi@yahoo.it

La lotta di classe non va in quarantena!

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FedEx Tnt: la repressione aziendale va a braccetto con quella dello Stato

È in atto da alcuni giorni uno sciopero presso i magazzini FedEx Tnt.
Questi lavoratori non si sono mai fermati, mentre la pandemia dilagava il loro settore continuava l’attività. Ormai, sono diversi i lavoratori che si sono ammalati o deceduti a causa del contagio.
Ora all’inizio della Fase 2 la FedEx Tnt di Peschiera Borromeo ha deciso di lasciare a casa 66 lavoratori principalmente interinali assunti tramite Adecco che avevano aderito agli scioperi indetti dal Si Cobas.
Immediata è stata la risposta dei lavoratori e del sindacato che hanno incrociato le braccia in solidarietà ai loro compagni.Nella giornata di ieri, è arrivata la repressione di Stato. Decine e decine di auto di Polizia, Carabinieri ed Esercito hanno presidiato il magazzino di Peschiera Borromeo, pronti ad intervenire per sgomberare i manifestanti, identificando diversi lavoratori.
Spontaneamente, le manifestazioni si sono allargate a macchia d’olio in tutta Italia.
Questo è il vero volto della Fase 2, licenziamenti e repressione e mancanza di sicurezza. Le affermazioni di Conte che dice, in questo periodo non si può licenziare, sono solo parole vuote.
Esprimiamo la più netta condanna per l’operato dell’azienda e per la repressione di Stato.
Massima solidarietà ai lavoratori e al sindacato in lotta.
Difendiamo in modo intransigente i nostri interessi di lavoratori: siamo noi con il nostro lavoro a creare tutta la ricchezza; uniamoci e organizziamoci per l’unità di classe.

f.i.p. 06-05-2020

Coordinamento Comunista Lombardia (CCL) – coordcomunistalombardia@gmail.com
Coordinamento comunista toscano (CCT) – coordcomtosc@gmail.com
Piattaforma Comunista-per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia – teoriaeprassi@yahoo.it

La lotta di classe non va in quarantena!

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La solidarietà è un arma usiamola! Sosteniamo lavoratrici e lavoratori del San Raffaele in lotta

Riceviamo e pubblichiamo:Le lavoratrici e i lavoratori del San Raffaele di Milano, rappresentati per la maggioranza dai sindacati di base SGB e USI che hanno saputo promuovere unità d’azione fra i lavoratori, da tempo proclamano scioperi e altre forme di lotta contro la gestione privatistica della sanità, per il rinnovo del contratto di lavoro della sanità privata fermo da 13 anni, per migliori e sicure condizioni di lavoro.Lo sciopero già programmato per il 27 febbraio, il cui obiettivo era il rinnovo  contrattuale mantenendo le retribuzioni dei lavoratori pari a quelle dei lavoratori della sanità pubblica, era stato volontariamente sospeso il 24 febbraio, ossia prima che la normativa emergenziale lo imponesse, di fronte all’urgenza che proprio in quei giorni si stava evidenziando nel settore sanitario. La risposta della proprietà del san Raffaele èstata invece quella di attaccare i diritti dei lavoratori: non solo ha manifestato di voler applicare un contratto peggiorativo a tutti i neoassunti (con retribuzioni inferiori mediamente dell’8%, cancellazione di molti diritti come, ad esempio, quelli legati alla maternità, taglio delle ferie, diritto allo studio e alla contrattazione sindacale), ma ha dichiarato anche di voler aprire la procedura del FIS (Fondo di Integrazione Salariale) per ben 782 amministrativi. Contro tutto ciò il 9 aprile i lavoratori hanno messo in atto un flash mob: per denunciare la mancanza di sicurezza in cui devono lavorare, dei tamponi al personale che ha avuto esposizioni, di DPI (soprattutto nei reparti non Covid in cui alcuni pazienti risultano positivi dopo il ricovero) e turni di 12 ore che aumentano i rischi per tutti, operatori e pazienti. Il 20 aprile, il San Raffaele ha attivato il Fis per 782 lavoratori.
L’Ospedale San Raffaele, che offre un servizio attingendo a risorse pubbliche per il 70%, è parte del gruppo San Donato che in Lombardia possiede anche gli Istituti Clinici Zucchi, il Policlinico San Marco, gli Istituti Clinici Beato Matteo, Villa Aprica e S. Anna, solo per citarne alcuni. La proprietà è nelle mani della famiglia Rotelli. Una famiglia e un’impresa che, al San Raffaele, hanno un fatturato di oltre 600 milioni di euro e che ora pensano di approfittare dell’emergenza coronavirus per aumentare ancor di più il profitto sulle spalle della collettività e dei lavoratori.
L’emergenza sanitaria impone il divieto di sciopero nei servizi essenziali sulla base dei Decreti Legge che proibiscono anche qualsiasi forma di assembramento e manifestazione collettiva.
Nell’emergenza tutte le ordinarie prestazioni ambulatoriali sono state rinviate mantenendo solo le prestazioni urgenti, per evitare il contagio e per avere personale disponibile per le cure ai malati di Covid-19; secondo la proprietà del San Raffaele quindi è necessario applicare nuovi contratti e inoltre i lavoratori dei settori amministrativi sarebbero in esubero e mantenere il livello occupazionale attuale potrebbe mettere a rischio la solidità dell’impresa. La soluzione viene ovviamente offerta dal Decreto Cura Italia con il FIS, a cui la proprietà ha deciso di accedere per i 782 amministrativi, non considerando neppure il tanto sbandierato clima di “unità nazionale” per cui sarebbe opportuno, quantomeno, lasciare le risorse esigue del Fis a lavoratori e aziende realmente in crisi.
Alla proposta dei sindacati in lotta di ritirare la procedura e, in subordine, di integrare ai lavoratori la quota di reddito che verrebbe a mancare con il Fis (con un costo aziendale irrisorio mentre la riduzione di reddito per lavoratore può arrivare a 300 euro al mese) la proprietà ha risposto un secco no, fregiandosi però “di voler riconoscere in modo unilaterale un bonus a una parte dei dipendenti per l’impegno profuso”. Un bonus di 1000 euro agli infermieri e di 500 euro al personale di supporto. E il restante personale? E i tecnici che entrano direttamente a contatto con i malati per le lastre? E il personale di ingegneria clinica che ha lavorato giorno e notte per realizzare reparti di TI inesistenti perché fino ad ora non convenienti per le strutture private? E il personale delle pulizie o del ritiro dei rifiuti speciali che, essendo esternalizzati e non essendo riconosciuti come operatori sanitari, non lavorano neppure con le condizioni minime di sicurezza? Tutti costoro per la proprietà, evidentemente, non profondono impegno sufficiente.
Ma tutto ciò non basta. L’Ospedale San Raffaele, che dice di essere in difficoltà per il calo delle prestazioni ordinarie tanto che Aris e Aiop regionali affermano che “in questo momento non sono in grado di prevedere quali saranno le conseguenze economiche di quanto sta accadendo nel settore”, riceve in tempo record da Regione Lombardia l’accreditamento di nuovi posti letto su cui potrà lucrare alla fine dell’emergenza. E il San Raffaele lascia a casa in Fis gli amministrativi che invece necessitano in grande quantità per garantire il distanziamento lavorativo e sociale e la sicurezza di lavoratori e utenti, smaltendo le lunghe code che normalmente si affrontano nelle sue aree di accettazione. Ma non basta ancora. Il San Raffaele può fare tamponi a privati e aziende al costo di 120 euro l’uno mentre sui tamponi la Regione Lombardia aveva garantito che la priorità sarebbe andata a tutti i lavoratori impegnati nei settori che affrontano direttamente l’emergenza.Evidentemente dalla vicenda delle lavoratrici e dei lavoratori del San Raffaele dobbiamo trarre un immediato insegnamento: nelle loro mani “nulla è andato bene e niente andrà bene”.Nell’epidemia tutte le Istituzioni, centrali e territoriali, anche quando vagamente accennano alla necessità di maggiore attenzione alla sanità (peraltro ne parlano gli stessi che l’hanno distrutta), contrappongono sempre centralismo a regionalismo senza mai mettere in discussione la privatizzazione della sanità e la necessità di una sanità totalmente pubblica e gratuita. L’emergenza ha ampiamente dimostrato che i morti, lavoratori e cittadini, sono OMICIDI DI STATO.
La classe padronale si è già preparata a trarre il maggior beneficio possibile dal “coronavirus”, con il cinismo che la contraddistingue. Il tutto con la complicità di una classe politica subalterna agli interessi del capitale e che legifera a favore dei padroni, soprattutto attaccando il diritto di sciopero e l’agibilità sindacale. E i padroni fanno il loro, permettendosi di non rinnovare i contratti e di imporre accordi peggiorativi, non trattando con le rappresentanze dei lavoratori e non accogliendo le loro proposte per affermare con chiarezza e spregiudicatezza che non le riconoscono come controparte, di giocare al dividi et impera con i lavoratori elargendo bonus a piacimento e per “bontà loro”, di utilizzare gli ammortizzatori sociali per collettivizzare perdite ipotetiche e massimizzare i profitti privati, di usare la crisi per rigenerarsi licenziando discrezionalmente i lavoratori più combattivi per poi sostituirli con altri giovani precari ricattabili, di costringere i lavoratori, con la minaccia della crisi, in condizioni di sempre maggior insicurezza lavorativa, di salute e di vita.
Solidarietà, unità, lotta e organizzazione sono gli strumenti che abbiamo per costruire una risposta all’attacco padronale. Oggi più che mai è necessario sostenere tutte le lotte e unire i lavoratori.

Coordinamento Lavoratori/trici Autoconvocati per l’unità della classe (CLA) –
coordautoconvocat2019@gmail.com

21 aprile 2020

Migliaia di anziani morti o contagiati nelle Rsa e nelle case di riposo meritano giustizia

Riceviamo e pubblichiamo dal gruppo Facebook “Comitato sanità pubblica Versilia contro il depotenziamento dell’Ospedale unico della Versilia“:

I dati di ieri sulle morti nelle Rsa (Residenze socio-sanitarie per anziani) sono saliti a 6.773 di cui 3.045 in Lombardia. Il totale delle vittime da “coronavirus” è 22.745.
I signori Sala, sindaco di Milano, e Fontana governatore della regione Lombardia, quante responsabilità hanno rispetto all’esorbitante numero di decessi???
Il 29 febbraio, Sala propagandava che a Milano era tutto a posto, la sig. Meloni lo stesso dichiarava il 27 febbraio a Roma in uno spot di fronte al Colosseo, il sig. Salvini il 29 febbraio rassicurava che tutto era a posto.
Questi politici/amministratori hanno pesantissime responsabilità, come gli stessi politici e governatori di altre regioni.
Chi nasconde questa triste verità: o è in malafede non rendendosi conto di essere il malcapitato complice oppure è in malafede essendo partecipe per manifesti interessi di bottega (partitocrazia, elettoralismo, personalismi e affari privati).
Il Comitato per la sanità pubblica che gestisce la pagina ha condotto, nel corso di questi anni, una battaglia di informazione, iniziative, denunce nei confronti degli amministratori della regione Toscana; non si capisce o, meglio, si capisce molto bene, perché taluni politicanti sparsi dovunque non spendano una sola parola contro i responsabili delle morti di queste settimane (dalla Lombardia alla Campania).
La politica maldestra dei governi (TU-TTI!) di questi venti anni, le privatizzazioni sfrenate (la Lombardia ne è maestra), le corruzioni e i ladrocinii (Formigoni insegna …), la demolizione del sistema sanitario nazionale pubblico, sono stati i principali alleati del ‘coronavirus’ in termini di vittime, di contagiati, e per gli enormi sacrifici economici, sociali, morali e psicologici dell’intera società.
Una sola e unica parola: ver-go-gna-te-vi e TACETE!
Organizzarsi e mobilitarsi oggi per non recriminare e piangere domani!

Viareggio 18-04-2020

25 novembre 2019: Il patto mancato genesi della II guerra mondiale

Vi presentiamo un video che “racconta” la serata organizzata dal C.i.p. “Georges Politzer” e dal CCL – Coordinamento Comunista Lombardia:

Il patto mancato genesi della II guerra mondiale