Incondizionata solidarietà

Volantino distribuito alla manifestazione del 2 marzo a Pisa

agli studenti e alle studentesse di Pisa oggetto della provocazione poliziesca

Totale sostegno alle iniziative e alla mobilitazione

La complicità con il genocidio a Gaza, le manganellate a Pisa e Firenze, la strage operaia dell’Esselunga. Episodi e fatti differenti che chiamano in causa lo Stato e i governi, e oggi il governo Meloni-Salvini-Tajani.
A seguito delle manganellate pisane, il ricordo e il pensiero sono corsi immediatamente a quel 7 maggio 1972 e a Franco Serantini: per la città (Pisa) e per la morte (le manganellate).
Franco, aveva 21 anni, era figlio di nessuno, era un compagno anarchico. Fu riempito di botte sul lungarno fino a voler distruggere la sua anima, libertaria e antifascista. Senza alcuna cura in carcere, nonostante manifestasse forti dolori alla testa. Il giorno delle elezioni (07/05/72) fu trovato senza vita in una cella del carcere ‘Don Bosco’ di Pisa.

Il ministro degli Interni, Piantedosi, tuona alla Camera: “Niente processi sommari alla forze dell’ordine”. In diritto, per ‘processo sommario’ si intende quel processo svolto o attuato in modo rapido, con procedura eccezionale. Quando mai la polizia di Stato ha subìto un processo sommario? Neppure dopo la mattanza di Genova. Do you remember Diaz e Bolzaneto?! Nascosero persino le molotov nei sacchi a pelo per giustificare la macelleria di quella notte e di quelle giornate (Genova, 19-20-21 luglio 2001) in cui fu ucciso Carlo Giuliani. Simili esseri furono persino promossi, alla faccia del… processo sommario.
Il popolo palestinese è in lotta da decenni per la liberazione e la propria autodeterminazione, resiste e combatte contro l’oppressione dello Stato d’Israele e dell’imperialismo Usa. In queste settimane, a Gaza, sono stati massacrati 30mila palestinesi, la metà erano bambini/e. Il governo Meloni-Salvini-Tajani, complice di una simile mattanza, sostiene ogni guerra, dissipando 100 milioni di € al giorno, sottraendo queste ingenti risorse al lavoro, alla sanità, alla povertà … delle masse popolari di questo paese.
La strage operaia all’Esselunga: ultima in ordine di tempo. Lo stillicidio quotidiano di morti nei luoghi di lavoro, le stragi industriali e ambientali, sono il prodotto delle logiche e delle leggi di profitto, mercato, produttività, competitività, che impongono condizioni di lavoro al limite della sopravvivenza: bassi salari, precarietà, orari, turni e ritmi massacranti, subappalti, caporalato…
Episodi e fatti provocati dallo Stato del capitale e dai loro governi. Tutto ciò non deve sorprendere, ma favorire la comprensione della realtà e contribuire, così, ad alimentare la coscienza, la lotta, l’unità, la mobilitazione, l’organizzazione, per costruire la società nella quale siano banditi ovvero fuorilegge sfruttamento, povertà, disoccupazione, disuguaglianze, oppressione.
Imparare a essere radicali, andare alla radice del problema! Il problema è il regime capitalista, la soluzione: la trasformazione dell’attuale formazione economico-sociale nel sistema sociale che cancella sfruttamento e oppressione. Per questo, c’è bisogno dei comunisti organizzati in grado di trasformare le lotte di difesa, di resistenza, rivendicative, in lotta per il socialismo.

Unione di Lotta per il Partito Comunista

Pisa, 02 marzo 2024

Letture antifasciste

Letture per capire che gli italiani in Jugoslavia e nell’Africa nord orientale, non sono stati “brava gente”. E per capire che il “giorno del ricordo” è, di fatto, una ricorrenza voluta dai fascisti di AN, nel quale vengono riabilitati criminali di guerra, fascisti, collaborazionisti.


“Operazione Foibe: tra storia e mito” (Kappa Vu); la “Banda Collotti, storia di un corpo di repressione al confine orientale d’Italia”; “Operazione Plutone, le ultime inchieste sulle foibe triestine” di Claudia Cernigoi.
“Esuli a Trieste, italianità sul confine orientale”; “Da Sanremo alle foibe, spunti di riflessione storica e culturale sullo spettacolo Magazzino 18” di Sandi Volk.
“Porzus, dialoghi sopra un processo da rifare”; “Un campo di concentramento fascista: Gonars 1942-1943”; “Lager italiani, pulizia etnica e campi di concentramento fascisti” di Alessandra Kersevan.

10 febbraio: “giorno del ricordo” all’insegna del NON ricordo per dimenticare la storia e la verità

Firenze contro la mobilitazione dei fascisti nel “giorno del ricordo”

Il 10 febbraio è la data del Trattato di Pace di Parigi del 1947, non non vi è alcun nesso con le Foibe che, invece, rappresentano la campagna che reazionari e revisionisti conducono sistematicamente contro la Resistenza 1943-45, l’antifascismo e il movimento comunista, strumentalizzando l’argomento foibe, attraverso questo ‘giorno del ricordo’, istituito il 30 marzo 2004 con la legge n. 92.

In questo quadro, per quanto attiene alla transizione reazionaria, la giornata svolge un ruolo specifico, interno a un processo più generale. È giornata al servizio della riabilitazione del ventennio fascista, del revisionismo storico, e soprattutto di una transizione in atto ai più alti livelli di reazione, controrivoluzione, oppressione e rapina dei popoli oppressi e delle classi sfruttate. Una giornata di fomentazione e attualizzazione di sciovinismo e xenofobia, di nazionalismo e imperialismo.

Affrontare la questione foibe significa fare riferimento a un contesto in cui la lotta antifascista era stata in grado, non solo di resistere vittoriosamente all’offensiva nazifascista, ma di avanzare sulla strada per il socialismo. Tutto questo allora, tra limiti e contraddizioni, era stato possibile perché la Rivoluzione d’Ottobre aveva generato la prima grande esperienza di costruzione del socialismo e aveva favorito la nascita di Partiti comunisti in numerosi paesi.

Così il “giorno del ricordo” è diventato di fatto una ricorrenza in cui vengono riabilitati criminali di guerra, fascisti, collaborazionisti, perché italiani che hanno trovato la morte per ‘mano jugoslava’.

È fondamentale ed essenziale fare chiarezza su quanto avvenne realmente sul confine nord orientale tra il 1941 e il 1943 (aggressione dell’Italia fascista alla Jugoslavia), attraverso la dominazione fascista del territorio dal 1920, fino alla 2^ guerra mondiale.

La storiografia ufficiale italiana ignora volutamente le violenze e le distruzioni causate dalla politica colonialista-imperialista dell’Italia in Jugoslavia e nell’Africa nord orientale, per perpetuare l luogo comune di “italiani brava gente”.

Le realtà comuniste hanno il compito di continuare e sviluppare un lavoro cosciente, collettivo, organizzato, con un forte spirito unitario, un’attività didenuncia e controinformazione, di formazione e orientamento,una mobilitazione contro il revisionismo storicoper ristabilire la verità. Le classi reazionarie e decadenti temono la verità perché è loro nemica. È necessario denunciare e chiarire come la campagna scatenata attorno alle Foibe dalle forze reazionarie, conservatrici, liberali e sedicenti democratiche, sia oggi, e sia stata in questi anni, utilizzata e strumentalizzata a finiesclusivamentepolitici e propagandistici, falsificando la storia e negando la verità: un’operazione che ha favorito e permesso, moltiplicandosi nel tempo fino ad oggi, concezioni e misure di ogni tipo, in funzione anticomunista.

Difendere la nostra memoria storica e le radici del nostro futuro!

Unione di Lotta per il Partito Comunista (ULPC)

10 febbraio 2024

Per approfondire l’argomento fuori dalla mistificazione della borghesia e dei suoi servi e dei mass media sottomessi consigliamo la lettura di: “Operazione Foibe: tra storia e mito” (Kappa Vu); la “Banda Collotti, storia di un corpo di repressione al confine orientale d’Italia”; “Operazione Plutone, le ultime inchieste sulle foibe triestine” di Claudia Cernigoi.
“Esuli a Trieste, italianità sul confine orientale”; “Da Sanremo alle foibe, spunti di riflessione storica e culturale sullo spettacolo Magazzino 18” di Sandi Volk. “Porzus, dialoghi sopra un processo da rifare”; “Un campo di concentramento fascista: Gonars 1942-1943”; “Lager italiani, pulizia etnica e campi di concentramento fascisti” di Alessandra Kersevan.

Contro la repressione di Stato e il 41bis

Solidarietà ad Anna Beniamino e Alfredo Cospito

Anna Beniamino e Alfredo Cospito, militanti anarchici insurrezionalisti, condannati per strage alla pubblica incolumità a 20 di anni di carcere in regime di alta sorveglianza per un attentato del 2006, da loro non rivendicato, a una caserma di allievi carabinieri che non ha causato né morti né feriti.
Dall’aprile del 2022 la Corte di Cassazione, senza che siano intervenuti nuovi fatti o prove, ha riqualificato l’accusa a strage contro la sicurezza dello Stato che prevede l’ergastolo ostativo, ossia una pena senza fine che non può essere abbreviata né convertita in pene alternative, che non prevede l’accesso ad alcun beneficio di legge, a meno di non collaborare con lo Stato.
Dallo stesso mese ad Alfredo è stato applicato il famigerato art. 41bis, ossia il carcere duro, per il quale è privato di ogni diritto, perfino di leggere, informarsi, studiare, ricevere corrispondenza; due ore d’aria in pochi metri circondato da pareti in cemento; una sola ora di socialità con detenuti sottoposti a medesime restrizioni.
Una condizione da vera tortura psicofisica, una vita priva di qualsiasi prospettiva futura che ha spinto Alfredo, dal 20 ottobre scorso, a iniziare uno sciopero della fame a oltranza, fino a mettere a repentaglio la vita.
Colpisce il fatto che per le stragi sul lavoro, per le morti da lavoro, la carenza di sicurezza nelle fabbriche e nei magazzini che continua a produrre quotidianamente morti e feriti, lo Stato non trovi mai colpevoli né soluzioni a prevenirle.
Colpisce il fatto che per nessuna delle numerose stragi dei decenni scorsi, quelle con un’infinità di vittime, a partire dalla strage di piazza Fontana, sia stato scomodato il reato di strage contro la sicurezza dello Stato.
Colpisce quindi la sproporzione della vicenda di Alfredo, tanto che si sono mobilitati anche intellettuali e giuristi che hanno lanciato appelli per la sospensione del 41bis.
Colpisce, ma non stupisce perlomeno chi ha chiaro il ruolo dello Stato quale strumento della classe al potere, che oggi appare forte perché il movimento dei lavoratori è debole, frammentato e privo di un’organizzazione di classe, sindacale o politica, in grado di difenderne efficacemente gli interessi.
Per questo, consapevoli del fatto che la scelta di Alfredo si inserisce nella più ampia lotta contro la repressione, che aggredisce chi contrasta questo Stato e lotta per un mondo senza sfruttamento, indipendentemente dalle differenti collocazioni ideologiche, politiche e organizzative, esprimiamo la più ampia solidarietà di classe.

Unione di Lotta per il Partito Comunista (ULPC)

14 gennaio 2023

unionedilottaperilpartitocomunista@tutanota.com

In memoria di Gino Menconi

Per ricordare la figura di un partigiano e dirigente antifascista

riceviamo e volentieri pubblichiamo dal Centro
di Documentazione Gino Menconi

Negli anni della giovinezza aveva militato nel Partito repubblicano. Nel 1926, quando s’instaurò la dittatura fascista, Menconi decise di lasciare i repubblicani, per continuare nelle file del Partito comunista la lotta contro il fascismo.
Espatriato in Francia, Gino Menconi fu mandato per due anni alla “Scuola leninista” di Mosca. Tornato a Parigi, vi rimase giusto il tempo di entrare a far parte dell’apparato clandestino comunista, che lo destinò al lavoro d’organizzazione in Italia. Menconi, arrivato clandestinamente a Napoli, si mise subito ad organizzare la diffusione di fogli illegali come L’Operaio Bolscevico, La Scintilla, Falce e Martello. Finito nelle mani della polizia con un gruppo di altri comunisti napoletani e deferito, era il 1931, al Tribunale speciale, il dirigente comunista fu condannato a diciassette anni di carcere. Ne uscì, per amnistia, sei anni dopo, ma fu subito confinato nell’isola di Ponza che lasciò soltanto dopo due anni, per essere posto in libertà vigilata. Nel 1940, con lo scoppio della Seconda guerra mondiale, nuovo arresto per Gino Menconi e nuovo internamento a Ventotene.
Nell’agosto del 1943, con la caduta del fascismo, Menconi riacquista la libertà e riprende l’azione politica. Al momento dell’armistizio, il dirigente comunista si trova a Firenze. Vi organizza subito la lotta armata contro i nazifascisti e passa poi nel Parmense dove, nell’agosto del 1944, con il nome di “Renzi”, diventa comandante della “Piazza” di Parma.
Il 14 ottobre “Renzi” si reca a Bosco di Corniglio per una riunione di comandanti partigiani. Il 17, il gruppo è sorpreso, in seguito a delazione, da un reparto di SS germaniche. Menconi non riesce a mettersi in salvo. Spara sino all’ultima cartuccia poi, già gravemente ferito, lancia la sua arma contro i nazisti. I tedeschi lo catturano, lo adagiano su una branda che si trovava nel locale della riunione, ma non lo fanno per curarlo: legano al letto il ferito, lo irrorano di benzina e lo fanno morire tra le fiamme.
Anche quest’anno ricordiamo la figura di questo partigiano e dirigente antifascista. In un momento storico grave: con il governo italiano nelle mani dell’estrema destra e il rischio di una nuova guerra mondiale nucleare.
Ricordiamo Gino Menconi nell’anniversario della sua morte facendo nostri i suoi insegnamenti di lotta e di unità delle forze antifasciste, di riscatto delle classi popolari e di speranza in un mondo migliore.

Ritrovo in via Gino Menconi, 25
ad Avenza (circolo ARCI)
lunedì 17 ottobre alle ore 18

Onore a Gino Menconi!

W la Resistenza, No alla guerra, Opposizione al governo dei neofascisti!

12 agosto ‘44:78° anniversario

riceviamo e volentieri pubblichiamo

dell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema Partigiani e partigiane di una Memoria
di classe che non dimentica e non può “graziare”!

Oggi, 12 agosto, anniversario della strage nazifascista: centinaia di Vittime: bambini, donne e anziani, furono barbaramente trucidate.

I nazisti (scortati sul posto dai fascisti), misero in atto una feroce azione di guerra contro i civili, diretta a terrorizzare la popolazione, per spegnere nelle loro coscienze ogni anelito di libertà.

Una strage, come Sant’Anna, fa parte di un piano studiato e preordinato dal criminale Kesselring, che doveva mettere a ferro e fuoco la zona dell’Appenino tosco-emiliano.

La “tecnica” del massacro, che aveva come obiettivo fare “terra bruciata intorno alle formazioni partigiane…” colpì non solo Sant’Anna, ma anche Forno, Valla, Vinca, San Leonardo, Bardine S.Terenzo, Gragnola Monzone, Ponte S.Lucia e Bergiola Foscalina (e altre).

Nel 1951 si svolse a Bologna, davanti al tribunale militare, il processo contro Reder responsabile dell’eccidio oltre che della strage di Marzabotto che, però, per Sant’Anna venne assolto.

Nel 1954, al processo d’appello fu definitivamente assolto “per non aver commesso il fatto” e anni dopo liberato “per atto di clemenza”.

Il fascismo al potere dal ‘22 al ‘43 fu principalmente (il regime terroristico della borghesia italiana contro l’avanzata del socialismo) una reazione di classe, vigliacca e violenta, al ‘biennio rosso’, uno strumento al servizio degli industriali, dei latifondisti, degli agrari.

Le “sentenze” di allora mostrano e confermano la vera essenza dello Stato con la politica costruita di aggressioni, ingiustizie e barbarie. Il sistematico attacco repressivo e preventivo che lo Stato conduce contro ogni tentativo di risposta politica (l’aggressione agli operai in lotta, la provocazioni verso alcuni settori del sindacalismo di base, i licenziamenti politici di delegati e operai combattivi, etc.), è per lo Stato una necessità di ‘vita’, così come le operazioni di campagna denigratorie e revisioniste contro la Resistenza 1943-’45.

W la Resistenza! Ora e Sempre Resistenza!

Centro di Documentazione
“Gino Menconi” di Massa

12 agosto 2022

W il 25 Aprile: RESISTENZA contro il capitalismo e l’imperialismo!

Il capitalismo è guerra. Per cancellare la guerra dalla storia la classe operaia

e le classi lavoratrici dovranno sopprimerlo con la forza

L’imperialismo Usa e suoi lacchè, si sono macchiati in questi decenni di crimini contro l’umanità. Per non dimenticare le ‘imprese’ Usa-Nato-UE: Jugoslavia, Afghanistan, Iraq, Libia, Siria … … con la complicità attiva dei governi italiani. La Russia di Putin si comporta come l’imperialismo Usa.

Continua a leggere “W il 25 Aprile: RESISTENZA contro il capitalismo e l’imperialismo!”