Al fianco degli operai della GKN! Uniamo le lotte contro i licenziamenti!

Riceviamo e pubblichiamo:

Dopo lo sblocco dei licenziamenti – avallato da Cgil, Cisl, Uil – la proprietà della GKN di Firenze, storica fabbrica di componentistica auto, ha decretato la chiusura della fabbrica e gettato in strada oltre 500 famiglie tra operai diretti e indotto. A Monza, stessa sorte è toccata ai 152 operai della Gianetti Ruote, con l’Amministratore Delegato in fuga scortato dalle forze dell’ordine per proteggerlo dalla rabbia dei lavoratori; a Brescia è stata annunciata la chiusura della Timken, altra azienda del settore automobilistico, con cento lavoratori; alla Whirlpool di Napoli è stata confermata la chiusura a cui seguiranno i licenziamenti.

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Respingiamo il blocco economico e l’ingerenza imperialista contro Cuba, appoggiamo il diritto del popolo alla propria autodeterminazione

Riceviamo e pubblichiamo:

Le manifestazioni sociali che hanno avuto luogo nei giorni scorsi in diverse città di Cuba e in altri paesi, rappresentano la continuità degli sforzi dell’imperialismo yankee per destabilizzare politicamente quel paese e imporre un regime che corrisponda in maniera diretta ai suoi interessi monopolisti.
Alla stessa ora e con gli stessi slogan, in particolare nella città di Miami, con un copione pianificato e diretto, i dimostranti hanno preso piazze e strade per esprimere proteste contro il governo cubano.

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24 luglio #Insorgiamo con i lavoratori Gkn

Appello dell’assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori Gkn.

Verso la manifestazione nazionale di solidarietà del 24 luglio.

Sin dal primo giorno in cui abbiamo iniziato l’assemblea permanente in fabbrica, siamo stati travolti dalla solidarietà. Il territorio è letteralmente insorto in sostegno a questa fabbrica, abbracciandola e difendendola. Ne approfittiamo per ringraziare: categorie Cgil, organizzazioni sindacali di varia natura, circoli Arci, associazioni di ogni tipo, singoli cittadini, lavoratrici e lavoratori, delegati sindacali ecc.

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Con Cuba e la sua rivoluzione

L’aggressione dell’imperialismo yankee verso la piccola isola caraibica e il suo popolo non è mai scemata. I tentativi di destabilizzazione sono iniziati subito dopo la vittoriosa rivoluzione del 1959, con la tentata invasione della Baia dei Porci del 1961 e si sono succeduti negli anni.

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A 20 anni da Genova … la memoria viva della lotta di classe!

A Prato, il 3 maggio, muore sul lavoro la giovane operaia Luana. I lavoratori della ‘TexPrint’ di Prato, in lotta da mesi per il lavoro, sono aggrediti da squadracce al soldo del padrone. Stessa situazione a Piacenza, contro il presidio dei lavoratori ‘Fedex’. Il 18 giugno viene ucciso ai cancelli della ‘Lidl’ di Novara, Adil, attivista sindacale del SI Cobas. Centinaia di operatori della sanità muoiono durante il ‘Covid-19’, oltre a subire sanzioni e licenziamenti per aver rivendicato sicurezza e salute. 5 operai del porto di Genova sono indagati per aver bloccato il transito di armi destinate alla guerra in Yemen. In questi giorni, 152 licenziamenti alla Gianetti Ruote di Ceriano Laghetto (MB), 422 alla GKN di Campi Bisenzio (FI).

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Piccola antologia di poeti italiani, comunisti, antifascisti, progressisti

Pubblichiamo una piccola raccolta di opere.

Numeroso l’elenco degli autori inseriti: Sibilla Aleramo, Giuseppe Bartoli, Giorgio Bassani, Piero Calamandrei, Giovanni Capuzzo, Giuseppe Colzani, Franco Fortini, Alfonso Gatto, Arnaldo Ippoliti, Natalia Ginzburg, Egidio Meneghetti, Velso Mucci, Pier Paolo Pasolini,
Micu Pelli, Giorgio Piovano, Salvatore Quasimodo, Raffaello Ramat, Gianni Rodari, Umberto Saba, Edoardo Sanguineti, Rocco Scotellaro, Girolamo Sotgiu
Pietro Tajetti “Mario”, Giuseppe Verduci, Renata Viganò, Paolo Volponi.

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Solidaritätslied, il canto della solidarietà

Il canto della solidarietà scritto da Bertolt Brecht è stato musicato da Hanns Eisler tra il 1929 e il 1930 sullo sfondo della crisi economica del 1929 e della difficile situazione sociale che si era creata in Germania anche a seguito della prima guerra mondiale.
Fu inserito nel film sulla disoccupazione e sulla sinistra nella Repubblica di Weimar “Kuhle Wampe oder: Wem gehört die Welt?” (Pancia vuota, ovvero: a chi appartiene il mondo?)

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L’appello dei lavoratori della GKN

Riceviamo e pubblichiamo:

Siamo le lavoratrici, siamo i lavoratori, siamo gli operai Gkn.
Vi chiediamo un attimo di attenzione e se possibile di condividere.
-Noi siamo in fabbrica. Questa è casa nostra.
-La fabbrica potrebbe ripartire in qualsiasi momento. Meglio di prima.
-Se sfondano qua, sfondano dappertutto.
-Fatevi un favore, unitevi alla lotta
-Alle parole delle istituzioni, seguano i fatti.
-Lunedì 19 sciopero generale provinciale, sabato 24 mattina corteo nazionale
-Il motto di quando un periodo buio deve finire: insorgiamo

Pubblichiamo inoltre, un breve video della manifestazione del 15 luglio davanti la Prefettura:

Sostegno e mobilitazione per la classe operaia Gkn e per lavoratori e lavoratrici aggrediti dalla violenza padronale

La Gkn di Campi Bisenzio (Fi) produce semiassi per automobili con l’80% della produzione destinata agli stabilimenti Fca/Stellantis. Venerdì 9 luglio, l’azienda ha comunicato che da lunedì 422 dipendenti (335 operai, 67 impiegati, 16 quadri e 4 dirigenti) e un’ottantina di operai delle ditte, sono a casa, senza lavoro e stipendio. Oltre 500 lavoratori e lavoratrici licenziati!

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NO all’operazione militare europea “Takuba” nel Sahel

Dal 2013, l’imperialismo francese ha schierato almeno 5200 soldati in Mali e nella vasta regione del Sahel, sotto il pretesto della “guerra contro il terrorismo”. Nota col nome di “operazione Barkhane”, la coalizione militare creata nel 2014 sotto la direzione dell’esercito francese, ha visto la partecipazione degli eserciti di Mali, Ciad, Burkina Faso, Niger e Mauritania (membri del gruppo G-5 Sahel).
Il risultato di questa guerra è stato terribile per i popoli di quei paesi: il caos economico e sociale è aumentato; molti civili sono stati uccisi da bombe e altre operazioni militari dei paesi imperialisti, definiti “danni collaterali.” Non un solo responsabile politico e militare è stato incriminato e giudicato per questi crimini; essi beneficiano di una totale impunità neo-colonialista.
I contadini non possono produrre la quantità minima di cibo necessario all’esistenza delle famiglie povere; gli attacchi e i massacri della popolazione civile non sono cessati, al contrario. Nella regione del “tre confini” (Mali, Burkina Faso e Niger) 132 civili sono stati recentemente uccisi da gruppi reazionari armati.
La guerra sta costringendo milioni di persone a fuggire: l’alto commissario ai rifugiati dell’ONU (UNHCR) ha contato due milioni di rifugiati in Sahel al 1° gennaio 2021. Coloro che tentano di scappare da miseria e guerra, cercando di attraversare il Mar Mediterraneo sono perseguitati dalla polizia europea Frontex e molti muoiono in quell’enorme cimitero.

La “soluzione” militare imperialista è una minaccia obiettiva allo sviluppo dei movimenti popolari di lavoratori, contadini, studenti, donne… per il loro diritto a vivere, a decidere il proprio futuro, per una reale indipendenza, per porre fine alla dominazione neo-colonialista. Le potenze imperialiste sostengono governi reazionari, nella misura in cui facilitano il saccheggio delle ricchezze di quei paesi, specialmente minerali importanti come l’uranio, l’oro o le riserve d’acqua, le terre per le culture agro-industriali controllate da monopoli francesi e statunitensi, dai loro alleati e concorrenti.
Malgrado ciò, la mobilitazione dei popoli contro presenza militare francese, contro Barkhane si sviluppa in Mali e negli altri paesi.
Questa opposizione, che si aggiunge all’impossibilità delle forze armate di “controllare” quella vasta regione, ha costretto Macron e i capi militari ad annunciare la fine di Barkhane.
E’ un’ammissione del fallimento di quel tipo di operazione militare, ma non significa il ritiro delle forze militari. Anzitutto perché almeno 2000 truppe francesi rimarranno, ma anche perché un altro dispositivo militare viene messo in atto, sotto il nome di “Takuba”.

NO a Takuba, una forza militare europea collegata alla NATO e all’imperialismo USA

Takuba sarà basata su “forze speciali” di stati imperialisti e capitalisti europei, per realizzare un’“operazione militare europea”. La NATO parteciperà direttamente a questa coalizione internazionale, attraverso la sua agenzia logistica, la NATO Support and Procurement Agency – NSPA – che è stata molto attiva nell’intervento NATO nella guerra Afghanistan e nei Balcani. È una flagrante manifestazione dei legami tra il progetto di “politica di difesa europea” e la NATO, legami che sono sempre stati ribaditi nei trattati europei.
Diversi governi dei paesi europei partecipano (Estonia, Svezia, Repubblica Ceca, Italia), altri hanno annunciato la loro prossima partecipazione (Danimarca, Ungheria, Grecia, Belgio, Portogallo…) o almeno il loro “sostegno” (Germania, Regno Unito, Norvegia).

Ci sono tre ragioni principali del coinvolgimento militare di paesi imperialisti europei e dell’imperialismo USA:
Anzitutto, tentare di bloccare lo sviluppo della resistenza dei popoli che in Africa lottano per la loro liberazione nazionale e sociale e dalla dominazione dell’imperialismo;
In secondo luogo, opporsi alla presenza e alla concorrenza di altre potenze imperialiste, come la Russia che estende la sua influenza militare in paesi come la Libia, Mali, la Repubblica Centrafricana… e la Cina che cerca di controllare materie prime, terre per produzione di alimenti e che vuole conquistare nuovi mercati per le sue merci, in competizione diretta con le antiche potenze coloniali (Francia, Germania, Italia…) e con l’imperialismo degli Stati Uniti.
Infine, cercare di assicurare il dominio dei propri monopoli su questi paesi che sono considerati come “loro” cortile di casa.
Questo significa che l’Africa, specialmente i paesi della zona del Sahel, sono al centro delle contraddizioni fra le potenze imperialiste e i monopoli, così come della contraddizione tra un pugno di potenze dominanti e le centinaia di milioni di uomini e donne dei paesi semi-coloniali e dipendenti del mondo.
Questo vuole dire che le devastanti guerre imperialiste continueranno, sotto la maschera della “guerra contro il terrorismo”, come abbiamo visto in Afghanistan, Siria, Libia, Iraq… con le stesse disastrose conseguenze per i popoli. Gli stati imperialisti sono i veri terroristi; sono le loro guerre e aggressioni reazionarie che alimentano i gruppi armati reazionari, siano essi fanatici religiosi o bande criminali.
I popoli sono le prime e principali vittime di queste guerre.
Perciò, noi continuiamo a dire: “NO alle guerre imperialiste contro il terrorismo”.

In quanto partiti e organizzazioni di paesi europei, diciamo “NO alla coalizione militare europea” contro i popoli dell’Africa, “UE, giù le mani dalle risorse naturali dell’Africa”. Poniamo in primo piano le parole d’ordine: “Via le truppe straniere dal Sahel”; “UE e NATO, fuori dell’Africa!”
Denunciamo e lottiamo contro le politiche che cercano di camuffare il carattere imperialista dell’Unione europea e di creare illusioni sulla possibilità di cambiare la sua natura, in particolare quelle delle forze socialdemocratiche che promuovono la UE come la “soluzione” per la pace e il progresso.
Sviluppiamo la solidarietà con i popoli e le loro organizzazioni che lottano contro la dominazione imperialista.
Chiamiamo, in ciascuno dei nostri paesi e a livello europeo, le forze rivoluzionarie e progressiste, i sindacati, gli operai, la gioventù, le donne a sviluppare l’opposizione alla partecipazione a Takuba e a ogni alleanza militare imperialista.
Poniamo in primo piano l’appoggio del movimento del proletariato al movimento di liberazione dei popoli oppressi e dipendenti contro il nemico comune, l’imperialismo, e per il diritto dei popoli a decidere il loro futuro.
Sosteniamo risolutamente i partiti fratelli d’Africa che sviluppano la loro azione rivoluzionaria contro l’imperialismo e il neo-colonialismo.
Chiamiamo tutti a unirsi nella lotta per il rovesciamento rivoluzionario del sistema capitalista-imperialista, per il socialismo!

Luglio 2021

Partito Comunista degli Operai di Danimarca – APK
Partito Comunista degli Operai di Francia -PCOF
Organizzazione per la costruzione di un Partito comunista degli operai di Germania (Arbeit Zukunft)
Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia
Organizzazione Marxista-Leninista Revolusjon di Norvegia
Alleanza Rivoluzionaria del Lavoro di Serbia
Partito Comunista di Spagna (marxista-leninista)
Partito del Lavoro (EMEP) di Turchia
Membri della Conferenza Internazionale di Partiti e Organizzazioni Marxisti-Leninisti – CIPOML

Sottoscrivono il documento l’Unione di lotta per il Partito comunista e il Collettivo Comunista (m-l) di Nuoro (non aderenti alla CIPOML)

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