Un immane massacro di Stato

Trasformare la denuncia in mobilitazione!

In un mese il nostro paese è stato travolto dalla seconda ondata pandemica. Siamo a circa 40 mila nuovi positivi e più di 750 morti al giorno. E il picco deve ancora arrivare.
La situazione è fuori controllo. È saltato il tracciamento, i servizi territoriali e le Asl sono in tilt, gli ospedali al collasso. Si diffondono esodi di disperazione alla ricerca di un posto letto. Nelle RSA prosegue la strage di anziani. Numerosi medici, infermieri e altri lavoratori sono costretti a lavorare pur essendo risultati positivi. I pronto soccorso, le corsie, i drive in sono gironi infernali. Si muore di Covid nei cessi e sulle panchine…
Le classi e gli strati sociali più oppressi e sfruttati, tra cui la massa dei disoccupati, degli operai precari e sottopagati, i pensionati poveri, sono le principali vittime del Covid-19.

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Presentazione del libro “Lo spillover del profitto” e dell’opuscolo Covid 19: “coronavirus” da un punto di vista di classe

Per chi non può essere presente, in fondo alla pagina vi è il link per seguire l’evento in diretta su YouTube.

Ora la guerra permanente si è svolta finora in aree capitalistiche semi-periferiche, come il Medio Oriente, l’Africa o l’Afghanistan, per cui sorge il sospetto che la pandemia da coronavirus possa costituire un surrogato della guerra permanente che coinvolge invece i paesi capitalisticamente sviluppati.

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Resoconto iniziativa presentazione Opuscolo Covid-19, Milano 3.10.2020

Sabato 3 ottobre 2020 si è svolta a Milano, presso la Libreria Popolare di via Tadino, l’iniziativa organizzata dal Coordinamento Comunista Lombardia (CCL) per presentare l’opuscolo “Covid-19: ‘coronavirus’ da un punto di vista di classe. Crisi economiche, ristrutturazioni produttive, limitazioni dei diritti sociali, salute e sicurezza, ambiente: l’uso capitalista della pandemia e le prospettive di lotta per una società socialista”, prodotto insieme al Coordinamento comunista toscano (Cct) e Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia (PC).

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Milano 3 ottobre: presentazione dell’opuscolo: Covid 19: “Coronavirus” da un punto di vista di classe

L’intero pianeta è stato scosso duramente dalla pandemia da Covid-19. Il blocco forzoso delle attività economiche ha messo sotto i riflettori la crisi economica già in atto aggravandone gli effetti.
Che conseguenze potranno esserci per i lavoratori? Come si organizzeranno il mondo imprenditoriale e lo Stato per far fronte alla nuova situazione?
Con il contributo di operatori/trici della sanità, in prima linea nell’emergenza Covid, abbiamo redatto un documento che vuole essere una riflessione dal punto di vista di classe. Una analisi che cerca di studiare le possibili ripercussioni sociali ma, soprattutto, le prospettive per le lotte economiche e politiche.
Per discutere di tutto questo, vi diamo appuntamento:


Presentazione dell’opuscolo:
Covid-19: ‘coronavirus’
da un punto di vista di classe

Milano, 3 ottobre 2020 alle ore 16:00
c/o Libreria Popolare
Via Alessandro Tadino, 18 – Milano

(MM Porta Venezia e Passante Ferroviario S1 – S2 – S5 – S6 – S12 – S13
MM Lima – Centrale — Tram 5 – 33 – 1 – 60)

Attenzione: a causa delle restrizioni imposte dal coronavirus è necessario prenotare la propria presenza inviando una mail a: info@libreriapopolare.it

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Covid-19: “coronavirus” da un punto di vista di classe

È in distribuzione il documento

Covid-19: “coronavirus”

da un punto di vista di classe

Crisi economiche, ristrutturazioni produttive, limitazione dei diritti sociali,
salute e sicurezza, ambiente: l’uso capitalista della pandemia
e le prospettive di lotta per una società socialista
PresentazioneDocumento

La pandemia da Covid-19 ha accentuato e messo in luce la crisi economica già in corso, i limiti e l’insostenibilità del modo di produzione capitalista e del modello di sviluppo sia a livello economico che sociale e ambientale.
La borghesia non ha alcuna intenzione di rinunciare ai suoi profitti e sta cogliendo l’occasione della pandemia per un’ulteriore ristrutturazione del modello produttivo che questa volta, però, oltre a un deciso peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro del proletariato e delle masse popolari, richiede necessariamente l’attuazione di forme di limitazione delle libertà sociali e di aumento del controllo di massa e degli individui.

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I morti nelle Rsa: un assassinio sociale del capitalismo

“Se la società toglie a migliaia di individui il necessario per l’esistenza, se li mette in condizioni nelle quali essi non possono vivere; se mediante la forza della legge li costringe a rimanere in tali condizioni finché non sopraggiunga la morte questo è assassinio, un assassinio contro il quale nessuno può difendersi, che non sembra tale, perché non si vede l’assassino, perché questo assassino sono tutti e nessuno, perché la morte della vittima appare come una morte naturale. Ma è pur sempre un assassinio… ciò che i giornali operai inglesi a pieno diritto chiamano assassinio sociale.”

F. Engels, La situazione della classe operaia in Inghilterra, 1845

Le parole che Engels utilizzava per descrivere le condizioni di vita della classe operaia inglesi, ben descrivono quanto è accaduto e sta accadendo nelle RSA (Residenze Sanitarie Assistite), dove migliaia di anziani appartenenti alle classi meno abbienti sono morti e stanno morendo per e da coronavirus.
Nell’ultimo report rilasciato dall’Istituto Superiore della Sanità, risalente al 14 aprile, riguardante specificatamente le residenze per anziani, si parlava di circa 7000 morti, cifra destinata ad essere tragicamente aggiornata, visto l’aumento del numero dei contagiati (i dati aggiornati all’8 maggio evidenziano come nel 58,4% dei casi presi in considerazione per la fascia di popolazione sopra i 70 anni la fonte di contagio è dovuta alle RSA o Case di Riposo.

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Solidarietà ai lavoratori della Fruttital (Milano)

Ancora una crisi aziendale a Milano, la Fruttital azienda specializzata nella produzione e distribuzione dell’ortofrutta butta sulla strada tutti i lavoratori del sito. Dopo gli scioperi di marzo, la risposta padronale è stata quella di chiudere con la scusa dell’assenteismo operaio. Nessuna parola, da parte loro, sui 5 casi accertati di Covid e sui 7 lavoratori messi in quarantena dalle autorità sanitarie, nessuna parola sulla mancanza di sicurezza e la penuria dei mezzi di protezione al corona virus.
Proprio la mancanza di sicurezza aveva indotto i lavoratori ed il SOL Cobas allo sciopero e alla presentazione di un dossier in Prefettura.L’intenzione dell’azienda è chiudere il sito milanese e spostare la produzione a Verona.
Nel frattempo, i lavoratori hanno fatto un’assemblea davanti ai cancelli, poi nel piazzale infine hanno occupato la fabbrica. Purtroppo, a seguito dell’intervento della Polizia non è stato possibile fermare il trasferimento dei macchinari, ma il Comitato Operaio di Occupazione prosegue l’occupazione di Fruttital per simboleggiare la volontà di un riscatto imminente ed una nuova speranza per tutti in un futuro diverso fondato sulla sollevazione e la dignità di cui gli operai per primi possono essere degni rappresentanti.
Ancora una volta i padroni vogliono far pagare la crisi ai lavoratori, come sempre non si fanno scrupoli a lasciare a casa e mettere sul lastrico più di 60 famiglie.
Esprimiamo la nostra solidarietà a tutti i lavoratori e al sindacato SOL Cobas in lotta.
Condanniamo fermamente lo sciacallaggio aziendale.
Difendiamo in modo intransigente i nostri interessi di lavoratori: siamo noi con il nostro lavoro a creare tutta la ricchezza; uniamoci e organizziamoci per l’unità di classe.

f.i.p. 06-05-2020

Coordinamento Comunista Lombardia (CCL) – coordcomunistalombardia@gmail.com
Coordinamento comunista toscano (CCT) – coordcomtosc@gmail.com
Piattaforma Comunista-per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia –teoriaeprassi@yahoo.it

La lotta di classe non va in quarantena!

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FedEx Tnt: la repressione aziendale va a braccetto con quella dello Stato

È in atto da alcuni giorni uno sciopero presso i magazzini FedEx Tnt.
Questi lavoratori non si sono mai fermati, mentre la pandemia dilagava il loro settore continuava l’attività. Ormai, sono diversi i lavoratori che si sono ammalati o deceduti a causa del contagio.
Ora all’inizio della Fase 2 la FedEx Tnt di Peschiera Borromeo ha deciso di lasciare a casa 66 lavoratori principalmente interinali assunti tramite Adecco che avevano aderito agli scioperi indetti dal Si Cobas.
Immediata è stata la risposta dei lavoratori e del sindacato che hanno incrociato le braccia in solidarietà ai loro compagni.Nella giornata di ieri, è arrivata la repressione di Stato. Decine e decine di auto di Polizia, Carabinieri ed Esercito hanno presidiato il magazzino di Peschiera Borromeo, pronti ad intervenire per sgomberare i manifestanti, identificando diversi lavoratori.
Spontaneamente, le manifestazioni si sono allargate a macchia d’olio in tutta Italia.
Questo è il vero volto della Fase 2, licenziamenti e repressione e mancanza di sicurezza. Le affermazioni di Conte che dice, in questo periodo non si può licenziare, sono solo parole vuote.
Esprimiamo la più netta condanna per l’operato dell’azienda e per la repressione di Stato.
Massima solidarietà ai lavoratori e al sindacato in lotta.
Difendiamo in modo intransigente i nostri interessi di lavoratori: siamo noi con il nostro lavoro a creare tutta la ricchezza; uniamoci e organizziamoci per l’unità di classe.

f.i.p. 06-05-2020

Coordinamento Comunista Lombardia (CCL) – coordcomunistalombardia@gmail.com
Coordinamento comunista toscano (CCT) – coordcomtosc@gmail.com
Piattaforma Comunista-per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia – teoriaeprassi@yahoo.it

La lotta di classe non va in quarantena!

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Fase 2: niente sicurezza, niente produzione!

Il governo Conte, attuando la volontà di Confindustria, ha deciso di riaprire, da lunedì 4 maggio, le attività manifatturiere e delle costruzioni.
Più di quattro milioni e mezzo di operai, con il ricatto del lavoro e del salario, sono costretti a lavorare per produrre il plusvalore, fonte del profitto capitalistico e dei redditi delle classi sfruttatrici.
Questo, il contenuto essenziale della c.d. “Fase 2”, che presenta rischi concreti di una diffusione dei contagi fra operai e loro familiari, con il coinvolgimento del territorio.
L’esperienza di questi mesi, dalle fabbriche agli ospedali, ha dimostrato che la classe dominante ha esposto lavoratori e lavoratrici al virus per salvaguardare a ogni costo i profitti e il suo sistema; obbligandoli persino a lavorare senza gli adeguati mezzi di protezione.
Le aree maggiormente colpite sono quelle in cui la produzione non si è mai fermata, a forza di esenzioni e deroghe, seguendo le “leggi della giungla” del capitalismo.
Se qualche misura è stata adottata è grazie alle proteste e agli scioperi contro la mancanza di dispositivi di protezione e la sanificazione, per la chiusura di attività non essenziali e per “ammortizzatori sociali”.
Anche la pandemia in corso ha dimostrato che quando si ferma la classe operaia si ferma tutto. Impariamo da questa esperienza per riprendere fiducia nella nostra forza!
Per difendere la salute e la sicurezza, il lavoro e il salario, per non essere carne da macello agli interessi di un pugno di parassiti, abbiamo lo strumento della lotta di classe, unitaria e organizzata. Non sacrifichiamo la nostra vita sull’altare del profitto capitalistico!
Imponiamo l’adozione dei mezzi necessari a salvaguardare la sicurezza e la salute, in fabbrica e sui mezzi di trasporto. Con la salute si lavora, senza NO!
Organizzarsi nei posti di lavoro, sviluppare i collegamenti tra le fabbriche e nel territorio, strappare ogni ambito sindacale dalle mani delle burocrazie e riprendere l’iniziativa per la difesa contro le criminali politiche di padroni, Stato e governo.
La nostra solidarietà agli scioperi e alle lotte contro l’assenza di sicurezza, le inadempienze, le rappresaglie padronali, le imposizioni governative.
Il nostro appoggio alle denunce sulle violazioni delle norme di sicurezza, sulle irregolarità e le malefatte padronali.
La situazione impone la mobilitazione, l’unità e la solidarietà di classe, per far ricadere il peso della epidemia e della crisi sui padroni e i ricchi!

Coordinamento comunista toscano (CCT) coordcomtosc@gmail.com
Coordinamento Comunista Lombardia (CCL) coordcomunistalombardia@gmail.com
Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia teoriaeprassi@yahoo.it

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Primo Maggio di protesta e solidarietà proletaria!

Questo Primo Maggio vede i lavoratori e i popoli fronteggiare i rischi della pandemia da Covid 19.
Non siamo tutti uguali davanti al virus e alla sua capacità di contagio, come ci ripetono le classi dominanti che chiamano alla “sacra unione” fra sfruttati e sfruttatori nella “guerra al coronavirus”.
La pandemia non colpisce tutte le classi sociali allo stesso modo e con la stessa durezza, ma evidenzia e approfondisce le disuguaglianze sociali, il fossato che separa l’oligarchia dalle masse.
Ad esempio, il 90% dei morti per il Covid 19 negli Usa è dovuto all’assenza di una sanità pubblica e coloro che non si possono permettere un’assicurazione privata sanitaria, operai, poveri bianchi, neri, ispanici, ecc., muoiono come mosche.Nonostante le differenze fra i vari paesi, vi sono delle costanti che accomunano gli Stati capitalisti nell’affrontare l’emergenza: minimizzare e ritardare l’allarme di pericolo, non fermare le principali attività produttive per salvaguardare a ogni costo i profitti delle imprese, mandare al macello i lavoratori obbligati a lavorare ed in particolare quelli impegnati nella sanità senza mezzi di protezione.
Allo stesso tempo è emersa la crisi dei sistemi sanitari pubblici con la mancanza di posti letto, di sale per la rianimazione, di attrezzature (mascherine, ventilatori polmonari, ecc.) le carenze di organico e operatori sanitari. Medici, infermiere/i, oss, etc., sono stati mandati al macello, causando la morte di centinaia di loro, costretti a lavorare senza soste, privi di idonei mezzi di protezione. Ciò è la conseguenza inevitabile di decenni di tagli alla spesa pubblica, delle privatizzazioni, della mercificazione di servizi che sono diventati oggetto di enormi investimenti da parte del grande capitale. La famosa eccellenza sanitaria privata lombarda ha causato più del 50% dei morti nel nostro paese, quasi tutte persone anziane pensionate. Non ci meraviglieremmo se nella logica criminale della borghesia la pandemia venisse utilizzata per risanare il bilancio dell’INPS, fregandosene del fatto che con la pensione degli anziani vanno avanti intere famiglie. Anche il nazifascismo affermava che i vecchi non servivano a nulla, anzi erano un peso per la società…
Paesi ricchi come l’Italia, che ha disinvestito 37 miliardi nella sanità e investito 26 miliardi in armamenti e missioni militari (non a caso il governo ha inserito nelle industrie essenziali quelle dell’industria dell’aerospazio e della difesa”), sono dovuti ricorrere agli aiuti di paesi poveri, mentre gli “alleati” europei e nordamericani se ne sono lavati le mani e la speculazione finanziaria e commerciale ha approfittato persino della pandemia per i suoi luridi affari.
La pandemia ha messo in luce i limiti intrinseci del sistema capitalista-imperialista, la sua incapacità di risolvere le piaghe che esso stesso genera, la sua inciviltà, di cui sono tragico simbolo le fosse comuni di New York.
A causa di ciò milioni di lavoratori salariati e le loro famiglie sono stati esposti a un virus mortale, con conseguenze disastrose specie nelle aree più industrializzate e popolate e già colpite da un forte inquinamento.
Per questi crimini i capitalisti e i loro rappresentanti politici dovranno risponderne di fronte alla classe operaia e ai popoli.
Il capitalismo è un modo di produzione antisociale e antiumano che non solo produce la morte di milioni di persone con le ricorrenti guerre imperialiste che esso scatena in varie regioni del globo, ma costituisce ormai una perenne minaccia per il genere umano in seguito alla rottura degli equilibri ambientali da esso provocata e alle malattie che ne sono, in misura crescente, la conseguenza.
Da qualsiasi punto di vista si guardi al mondo di oggi, la soluzione è una sola: il passaggio ad una nuova forma di organizzazione sociale basata sulla proprietà collettiva dei mezzi di produzione e di scambio: il socialismo.
La crisi sanitaria si sviluppa dentro uno scenario in cui si moltiplicano i segnali di crisi economica e finanziaria, che già colpiscono centinaia di milioni di lavoratori in tutto il mondo.
La crisi è stata innescata e accelerata dalla pandemia, ma il suo fondamento sta nella contraddizione fra il carattere sociale della produzione e la forma capitalistica, privata, di appropriazione dei risultati della produzione.
Non si tratta di un “disastro naturale”, ma di una crisi di sovrapproduzione di capitale, aggravata dallo scarso consumo delle masse impoverite e costrette alla quarantena.
Le sue conseguenze sono la distruzione delle forze produttive e l’aumento dello sfruttamento per chi rimane nei luoghi di lavoro, la disoccupazione di massa, nuovi assalti a salari e pensioni, la liquidazione dei servizi sociali, la cancellazione della contrattazione collettiva e l’aumento del controllo sociale e della repressione.
Nel nostro paese il padronato con l’aiuto dei collaborazionisti politici e sindacali cerca di approfittare della situazione per cancellare le residue conquiste sociali e democratiche ottenute a caro prezzo dalla classe operaia. Mira a rovesciare sulle spalle dei lavoratori l’intero peso della pandemia, della crisi e del crescente debito pubblico.
I governi dei padroni, come il governo Conte (che ha stanziato 400 miliardi di euro per i predoni capitalisti, contro cassa integrazione per i lavoratori, un’elemosina di 600 euro per le partite iva e niente per chi è senza lavoro o immigrato), vogliono che i proletari accettino i licenziamenti, la miseria, la drastica limitazione delle libertà democratiche, la militarizzazione della vita sociale come fossero fenomeni naturali.
Prendono a pretesto la pandemia per proibire tutte le espressioni della protesta operaia e sociale, in primo luogo il diritto di sciopero. Si preparano a reprimere con metodi autoritari e violenti le inevitabili proteste sociali, per imporre un’altra macelleria sociale, così da perpetuare i privilegi e il dominio di un pugno di miliardari.
Il nostro paese come gli altri partecipa alla corsa per rimanere in cima alla piramide imperialista e partecipa allo scontro in atto per non rimanere indietro.
Il protezionismo economico e lo sciovinismo politico, le sanzioni e le dispute commerciali e monetarie, la lotta per i mercati e le sfere di influenza aggravano e inaspriscono i rapporti fra i paesi imperialisti.
Le potenze imperialiste e i monopoli finanziari, in rivalità fra di loro, continuano a saccheggiare le risorse naturali dei paesi dipendenti, ad usarli come riserve di forza lavoro a prezzi stracciati e pattumiere industriali.
Nonostante il dilagare del contagio globale, la corsa al riarmo non si ferma e la preparazione alla guerra avanza.
Anche nella UE si sono manifestati forti contrasti fra gli stati membri imperialisti, che hanno messo a nudo il carattere monopolista, antioperaio e antidemocratico di questa istituzione.
I pacchetti di “aiuti” concordati dall’Eurogruppo sono una truffa: essi vanno ad esclusivo vantaggio dei monopoli capitalistici e si trasformeranno in altrettanti cappi al collo dei lavoratori e dei popoli. La parola “solidarietà” sulla bocca dei governanti UE è pura ipocrisia per nascondere una politica cinica e banditesca. L’unica vera solidarietà è quella del proletariato e dei popoli!
In questa situazione, le mobilitazioni degli sfruttati e degli oppressi, dopo mesi di sollevazioni popolari e dure proteste avvenute in numerosi paesi del mondo, vedono un momento di riflusso. Ma molta brace cova sotto la cenere.
Nel nostro paese il malcontento di fronte alle decisioni prese da governo e padroni si è trasformato in decine di scioperi nelle fabbriche e nei magazzini. Nelle carceri vi sono state rivolte duramente represse. Le risposte popolari sono state contrassegnate dalla solidarietà e dalla resistenza espresse in differenti forme: dall’aiuto agli strati più poveri alla collera contro il degrado del servizio sanitario causato dalle politiche neoliberiste e di austerità; dal sostegno ai lavoratori ospedalieri alle proteste per i tagli salariali, l’assenza di sussidi e di alloggi, la mancanza di tamponi, mascherine e disinfettanti, le vergognose speculazioni… fino alle denunce pubbliche delle pressioni padronali per evitare di istituire le zone rosse.
Nonostante le manovre dell’oligarchia, la logora propaganda nazionalista dei suoi media e l’interclassismo dei riformisti, la messa in discussione del sistema vigente è sempre più forte e ampia fra le masse sfruttate e oppresse.
Ma allora, come dicono alcuni, “andrà tutto bene” e si tornerà come prima? Sicuramente no, sia per le questioni sopra affrontate, sia perchè anche l’esperienza della pandemia crea un’esperienza comune di massa, una presa di coscienza generalizzata sulla società attuale e sulle sue contraddizioni.
I problemi stanno venendo a galla e le cose non torneranno “normali” quando l’epidemia sarà passata. Saranno però peggiori di prima se non ci alzeremo in piedi ritrovando fiducia nella nostra forza.
Per questo è necessario rafforzare l’unità e la solidarietà di classe contro l’offensiva borghese, la deriva autoritaria e la politica di guerra imperialista.
Non lasciamo passare questo 1° Maggio senza esprimere nelle forme possibili la protesta e la denuncia del barbaro e irrazionale sistema capitalistico; senza esporre le nostre rivendicazioni urgenti per far ricadere il peso della epidemia, della crisi e del debito sui padroni e sui ricchi; senza prepararci a nuove e più dure lotte per difendere in modo intransigente gli interessi politici ed economici della classe operaia e degli altri lavoratori sfruttati; senza progredire sul terreno dell’organizzazione indipendente e rivoluzionaria del proletariato, per il Partito comunista, guida indispensabile nella lotta per conquistare la nuova società senza sfruttamento.

Viva il Primo Maggio, giornata internazionale

di solidarietà e lotta del proletariato!

Coordinamento comunista toscano (CCT) – coordcomtosc@gmail.com
Coordinamento Comunista Lombardia (CCL) – coordcomunistalombardia@gmail.com
Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia – teoriaeprassi@yahoo.it
Collettivo comunista (m-l) di Nuoro – cocoml.nuoro@gmail.com
Coordinamento Comunista Veneto (CCV)