Le guerre imperialiste sulla pelle e sulle spalle della classe lavoratrice e delle masse popolari!

A fianco dei lavoratori che bloccano il mercato di armi

Un anno fa lo scoppio della guerra in Ucraina tra Russia, Usa e Nato, una guerra inter-imperialista che ha trasferito sul piano militare il controllo dei mercati finanziari, delle materie prime, delle reti di trasporto. Un conflitto in atto dal 2014 che, con l’espansionismo della Nato nell’est europeo, ha prodotto un’escalation in Ucraina risvegliando focolai tra Armenia e Azerbaijan, tra Serbia e Kosovo.
Una guerra che, tra sanzioni e protezionismi, ha acuito lo scenario mondiale già critico e ha prodotto un aumento dei prezzi delle materie energetiche e agricole, provocando l’impennata dei generi di prima necessità a cascata sulle precarie condizioni di vita delle classi lavoratrici e delle masse, con conseguenze sociali pesanti e la devastazione dell’ambiente già compromesso dai profitti del capitale.
Le basi Usa e Nato, collocate in Italia a servizio per l’addestramento, per operazioni di spionaggio e sabotaggio – dove sono custodite e occultate armi nucleari che riducono il paese a una polveriera – e contro i popoli, coinvolgono direttamente l’Italia come potenziale bersaglio.
Il governo Meloni ha raccolto il testimone del governo Draghi, totalmente allineato alla politica guerrafondaia dell’UE e della aggressività Nato, che hanno trasformato il mercato in un campo di battaglia. L’UE, oltre ad addestrare 30mila soldati ucraini, lamenta la carenza di munizioni anche perché, per inviarle in Ucraina, i paesi non riescono a mantenere le scorte nazionali, e deve fare appello all’aumento della produzione favorendo così giganteschi guadagni del complesso militare industriale.
In alcuni paesi dell’UE si è riaperto il dibattito sulla leva obbligatoria; in prima fila Salvini e La Russa, ma per la Nato la migliore scelta è la creazione di una riserva di personale addestrato e abile a entrare in azione.
Tutti alla corte di Zelenskij: ultimi Israele che ha offerto il sistema antimissile e un prestito da 200mila dollari e il governo Meloni con la sua visita e la tappa in Polonia per incontrare Morawiecki, alleato di Fratelli d’Italia.
Per la risposta alla guerra è necessario aumentare la mobilitazione contro la Nato (come fedeli servitori sperperiamo 100 milioni di € al giorno) e l’UE, il sistema capitalista e l’imperialismo italiano che investe miliardi nelle guerre tagliandoli allo stato sociale (sanità e trasporti, istruzione e ricerca, pensioni, casa e servizi), contro l’aumento delle bollette, del carovita, dei prezzi, delle tasse.
Uno Stato che, per imporre la sua politica economica, potenzia metodi e forme di repressione, si serve di linguaggi, discorsi, informazioni… per manipolare il consenso con la complicità dei partiti di servizio alla classe dominante.
Organizzarsi e mobilitarsi contro un regime antioperaio e antipopolare, oscurantista e reazionario.

A fianco dei lavoratori che bloccano il mercato di armi
No ad alleanze imperialiste!
No alle guerre in risposta alla crisi!
No alle Basi Usa e Nato

Unione di Lotta per il partito Comunista (ULPC)               

22 febbraio 2023

Regionali: il “partito” astensionista strappa la maggioranza assoluta

Infatti, in Lombardia si è recato alle urne il 41% degli aventi diritto al voto, nel Lazio il 37%. Ai non votanti si devono aggiungere le schede bianche e nulle, da parte di elettori ed elettrici che non intendono delegare a partiti, movimenti e liste civiche, della kermesse elettorale. Se le elezioni avessero le stesse modalità del referendum, che per essere valido deve registrare almeno il 50% + 1 di votanti del corpo elettorale, sarebbero sonoramente bocciate.
Questi, se la suonano e se la cantano, ma in tanti, in troppi, non intendono più stare a sentire la loro musica.
Oltre il 60% degli aventi diritto al voto ha espresso, disertando le urne, dissenso e opposizione che, purtroppo, ancora non riescono a trasferirsi nei luoghi di lavoro, nei quartieri, nelle scuole, nelle piazze.
Le forze politiche e partitiche che tanto blaterano sulle loro maggioranze, quando va loro bene, governano e gestiscono il proprio potere con il 25%.
Nella Regione Lombardia si conferma una destra che ha disastrato la sanità pubblica; nel Lazio ‘vince’ l’avv. Rocca, presidente nazionale della Croce rossa, che favorirà ancora di più la privatizzazione della sanità in regione.
C’è continuità di questo governo con quelli del passato nell’amministrare il capitalismo, le imposizioni Ue, la complicità con Usa, Israele e Nato. È altrettanto vero che questo paese è sempre più nelle mani di una destra che vuole imporre l’oscurantismo civile e culturale e, soprattutto, rafforzare l’infame propaganda anticomunista.
Secondo il tripartito governativo – nonostante le loro contraddizioni – le “vittorie” di Roma e Milano rafforzano i 5 anni di governo, il tempo per poter attuare le controriforme quali presidenzialismo e autonomia differenziata.
A meno che i loro progetti autoritari, reazionari e repressivi, non siano ostacolati e respinti al mittente dal movimento operaio e popolare, protagonista e artefice della trasformazione dell’attuale sistema di sfruttamento e oppressione per le classi lavoratrici, i pensionati, i proletari.
La realtà è che i lavoratori possono vivere senza padroni
La verità è che i padroni non possono esistere senza chi lavora

Unione di Lotta per il Partito Comunista (ULPC)

unionedilottaperilpartitocomunista@tutanota.com

16 febbraio 2023

Un altro massacro sionista. Palestina libera!

La nostra solidarietà significa lottare nel nostro Paese contro ogni governo che si manifesta amico del governo israeliano

Nella sua attività di rastrellamento in Cisgiordania occupata da quando le incursioni si sono intensificate dallo scorso anno, l’esercito al servizio dello Stato sionista ha ucciso – il 26 gennaio – nel campo profughi di Jenin almeno 10 palestinesi tra i quali un’anziana donna, e altri 20 feriti tra i quali 4 gravemente.

Dall’occupazione israeliana del 1967 centinaia di giovani vengono uccisi, i palestinesi sono prigionieri in casa propria e obbligati al controllo ai check point, sono privati dell’acqua soprattutto quella necessaria per l’agricoltura, e di medicine, intere famiglie sono divise da un enorme muro di cemento.
Tutti i giorni i soldati sfondano le porte, arrestano e spesso uccidono. Nei giorni scorsi è successo alla compagna Stefania di Pisa, ospite di una famiglia palestinese: prelevata ed espulsa mentre veniva ucciso un ragazzo di 14 anni; è stato arrestato un giovane del campo profughi di Aida che è stato più volte in Italia per parlare delle condizioni dei palestinesi. E le carceri sono piene anche di giovanissimi (dai 9 anni in su) e di ragazze. Sono rinchiusi, in pessime condizioni e sotto continua repressione, in attesa di conoscere le accuse e la data del processo.
È sufficiente difendere i diritti umani per essere tacciati di terrorismo o antisemitismo. Persino le ONG sono definite “organizzazioni terroristiche” perché darebbero una copertura delle attività del Fronte popolare per la liberazione della Palestina (FPLP)
Ai comunisti, ai resistenti, al popolo palestinese oppresso va tutta la nostra solidarietà, che per noi significa lottare nel nostro Paese contro ogni governo che si manifesta amico del governo israeliano, che porta avanti programmi di cooperazione bilaterale attraverso le Università, gli enti di ricerca, i vari settori imprenditoriali fino alle relazioni economiche che rafforzano la formidabile macchina da guerra di Israele.

Unione di lotta per il Partito Comunista (ULPC)

21 gennaio 1921: 102 anni fa nasce il Partito Comunista d’Italia!

difendere le radici teoriche

Ricordare la nascita del Partito Comunista è un momento fondamentale nella battaglia politica per la sua ricostruzione. Richiamarsi alla sua fondazione significa difendere le radici teoriche che sono la base del pensiero rivoluzionario; una necessità oggi imprescindibile di fronte alla dispersione e allo sbandamento ideologico della classe e dei comunisti.

La scissione dal Psi mise nero su bianco principi basilari: la società capitalista non si può riformare, tanto meno si può attendere l’“ora X” in cui il proletariato sarà guidato alla rivoluzione. Contro riformismo parlamentare e massimalismo parolaio si coagulò la frazione comunista.
Far tesoro degli insegnamenti tramandati, fare il bilancio dell’esperienza, capire la sconfitta temporanea del socialismo, per intervenire nel presente.
Il capitalismo produce sempre più sfruttamento, rapina, sopraffazione, guerra, devastazione ambientale. Le disuguaglianze sociali si acuiscono, come emerso nelle recenti crisi economiche, sociali e sanitarie. La competizione tra imperialismi spinge alla crescente militarizzazione, venti di guerra si fanno sempre più forti, l’estrazione di materie prime e nuove forme di colonizzazione si intensificano.
Assumere 102 anni di storia, collegarsi allo spirito e alla coerenza che vi dettero vita, intraprendendo un paziente, laborioso e metodico, processo di ricomposizione dei comunisti, in grado di orientare gli organismi o i singoli, coscienti che il Partito non lo si inventa da oggi a domani, non lo si autoproclama, ma sarà il punto d’arrivo di un percorso/processo attraverso la costituzione di un’Organizzazione intermedia capace di assolvere a questo compito storico.

Unione di Lotta per il Partito Comunista (ULPC)

Meloni: solo governo di destra?

Uscire dalla barbarie

Dopo anni di governi (da Monti a Letta), all’insegna del trasformismo e dell’inciucio, fino ai governi Lega-M5S, Pd-M5S e di ‘larghe intese’ (Draghi), le elezioni del 25 settembre, partorite da un sistema truffaldino che niente ha da invidiare alla legge truffa del ’53, hanno consegnato la ‘vittoria’ a FdI. Con l’astensione al 37% e le schede bianche e nulle, i contrari alla casta politica sfiorano il 40%. Questa, la vera spina nel fianco della politica parlamentare, di maggioranza e opposizione.

La Meloni si è spesa, prima e dopo elezioni,per accreditarsi agli occhi dei vertici di Confindustria e dei grandi monopoli come degna sostituta dell’“uomo forte”, il banchiere Draghi.
La Meloni si è spesa, prima e dopo elezioni,per accreditarsi agli occhi dei vertici di Confindustria e dei grandi monopoli come degna sostituta dell’“uomo forte”, il banchiere Draghi.
FdI è entrato dalla porta principale come vincitore delle elezioni per un suo momento di “riscatto”, agognato da decenni: il diritto di chi “si sente fascista” di non vergognarsi né nascondersi, ma di presentarsi a testa alta.
Questa legittimazione istituzionale della tradizione politica post-fascista è accompagnata da un’offensiva ideologica come la circolare anticomunista diffusa nelle scuole il 9 novembre (anniversario della caduta del muro di Berlino); un segnale che fa il paio con le dichiarazioni di esponenti istituzionali contro il 25 Aprile o al delirio nazionalista e anticomunista del governo in occasione del 10 febbraio (giornata del ricordo).
Punti fondamentali di un governo sono l’economia e la politica estera. Per la Meloni sono gli stessi di Draghi e di chi lo ha preceduto.All’assemblea diConfindustria veneta ha detto:non si può distribuire la ricchezza prima di produrla e lo stato sociale viene dopo la crescita dei profitti. La ricchezza esistente è già assegnata ai miliardari e non si tocca. I lazzaroni del reddito di cittadinanza si trovino un lavoro e che il governo fa propria la visione sociale di Confindustria.
Un governo di ‘ordinarietà’ capitalistica pure nella sfera politica e istituzionale: controriforme come presidenzialismo eautonomia differenziata tra Regioni, con l’accelerazione autoritaria del potere borghese. Un’involuzione reazionaria del sistema politico certificata dalgoverno più a destra della storia repubblicana, di natura sciovinista e xenofoba.
Il governo di destra dovrà servire i padroni e gli sarà concesso lo stesso spazio di manovra dei governi di centro-sinistra. La destra, i diritti civili e umani, li aggredirà fino in fondo perché la guerra tra poveri e dei penultimi contro gli ultimi è parte fondamentale della sua natura ideologica e pratica. Per la destra, libertà di licenziamento e attacco al diritto all’aborto sono tutt’uno, come le scelte guerrafondaie, il servilismo a NATO/USA, il razzismo contro i migranti, la repressione e nuove leggi di polizia.
Attraverso la continuità di programmi si compie ilpassaggio dal governo tecnicamente reazionario al governo reazionariamemente tecnico. Il legame tra fascismo e liberismo si consolida con la guerra.
Proprio la guerra, nel DNA dell’imperialismo, stabilisce pericolosi legami con le forze più retrive e reazionarie dell’esercito, dei servizi segreti, delle forze di polizia, con i nazisti ucraini.
Ogni governo borghese non può che essere peggiore del precedente, fino a quando non vi saranno: mobilitazione operaia e popolare, movimenti di massa e, in particolare, Partito comunista e sindacato di classe. Senza non può esservi risposta adeguata ai governi borghesi, alla Stato del capitale.
Per uscire dalla barbarie capitalistica: lotta cosciente, collettiva e organizzata, della classe operaia e del proletariato, una fase di sviluppo di lotta rivoluzionaria per la costruzione di una società libera dallo sfruttamento e dall’oppressione.

ORA e SEMPRE Resistenza!
21 gennaio 2023
Unione di Lotta per il Partito Comunista (ULPC)

LA REPRESSIONE SIONISTA NON RISPARMIA NESSUNO

SOLIDARIETÀ ALLA COMPAGNA STEFANIA

Lunedì mattina (16/1/2023) con un intervento delle forze di repressione israeliane nel campo profughi di Dheisheh a Betlemme è stata brutalmente arrestata e picchiata la compagna Stefania, dopo alcune ore di detenzione è stata espulsa dalla Palestina.
Da sempre a fianco delle lotte politiche e sociali e alle resistenze dei popoli oppressi, Stefania si trovava in Palestina da alcuni mesi per dare solidarietà attiva alla resistenza del Popolo palestinese.
Nell’operazione dei militari sionisti, che ha visto danneggiate gravemente diverse abitazioni di resistenti palestinesi e picchiato indiscriminatamente donne e bambini, è stato ucciso con un colpo alla testa un ragazzino palestinese di 14 anni.
Obbiettivo dell’intervento era proprio l’arresto di Stefania, il potere sionista che da cento anni occupa i territori della Palestina non ammette testimoni scomodi allo stillicidio di omicidi e soprusi che ogni giorno perpetra contro la popolazione palestinese.
Tutto deve essere messo a tacere, grazie alla complicità del sistema mediatico occidentale che niente trasmette sui crimini commessi dall’entità sionista, non ultimo la disumana condizione delle centinaia di uomini, donne, bambini, detenuti nelle carceri israeliane.
La nostra concreta solidarietà alla compagna Stefania, al popolo palestinese e alla sua resistenza, solo una Palestina libera e socialista può aprire un futuro di convivenza pacifica tra popolazioni, religioni, culture.

ULPC – UNIONE DI LOTTA PER IL PARTITO COMUNISTA

18/01/23

Contro la repressione di Stato e il 41bis

Solidarietà ad Anna Beniamino e Alfredo Cospito

Anna Beniamino e Alfredo Cospito, militanti anarchici insurrezionalisti, condannati per strage alla pubblica incolumità a 20 di anni di carcere in regime di alta sorveglianza per un attentato del 2006, da loro non rivendicato, a una caserma di allievi carabinieri che non ha causato né morti né feriti.
Dall’aprile del 2022 la Corte di Cassazione, senza che siano intervenuti nuovi fatti o prove, ha riqualificato l’accusa a strage contro la sicurezza dello Stato che prevede l’ergastolo ostativo, ossia una pena senza fine che non può essere abbreviata né convertita in pene alternative, che non prevede l’accesso ad alcun beneficio di legge, a meno di non collaborare con lo Stato.
Dallo stesso mese ad Alfredo è stato applicato il famigerato art. 41bis, ossia il carcere duro, per il quale è privato di ogni diritto, perfino di leggere, informarsi, studiare, ricevere corrispondenza; due ore d’aria in pochi metri circondato da pareti in cemento; una sola ora di socialità con detenuti sottoposti a medesime restrizioni.
Una condizione da vera tortura psicofisica, una vita priva di qualsiasi prospettiva futura che ha spinto Alfredo, dal 20 ottobre scorso, a iniziare uno sciopero della fame a oltranza, fino a mettere a repentaglio la vita.
Colpisce il fatto che per le stragi sul lavoro, per le morti da lavoro, la carenza di sicurezza nelle fabbriche e nei magazzini che continua a produrre quotidianamente morti e feriti, lo Stato non trovi mai colpevoli né soluzioni a prevenirle.
Colpisce il fatto che per nessuna delle numerose stragi dei decenni scorsi, quelle con un’infinità di vittime, a partire dalla strage di piazza Fontana, sia stato scomodato il reato di strage contro la sicurezza dello Stato.
Colpisce quindi la sproporzione della vicenda di Alfredo, tanto che si sono mobilitati anche intellettuali e giuristi che hanno lanciato appelli per la sospensione del 41bis.
Colpisce, ma non stupisce perlomeno chi ha chiaro il ruolo dello Stato quale strumento della classe al potere, che oggi appare forte perché il movimento dei lavoratori è debole, frammentato e privo di un’organizzazione di classe, sindacale o politica, in grado di difenderne efficacemente gli interessi.
Per questo, consapevoli del fatto che la scelta di Alfredo si inserisce nella più ampia lotta contro la repressione, che aggredisce chi contrasta questo Stato e lotta per un mondo senza sfruttamento, indipendentemente dalle differenti collocazioni ideologiche, politiche e organizzative, esprimiamo la più ampia solidarietà di classe.

Unione di Lotta per il Partito Comunista (ULPC)

14 gennaio 2023

unionedilottaperilpartitocomunista@tutanota.com

Solidarietà ai compagni sotto processo per la scritta“Fontana assassino”

Sotto processo gli accusati di imbrattamento per una scritta

In questi giorni si apre il processo contro membri del ‘Partito dei Carc’, accusati di imbrattamento per la scritta “Fontana assassino” apparsa su un muro di Milano a maggio del 2020.
L’Unione di Lotta per il Partito Comunista, come altre realtà, sono state tra le prime a denunciare la criminale gestione della pandemia da parte del governo e della Regione Lombardia.
Sottolineando che il processo ai compagni è una delle espressioni dell’accelerazione della svolta autoritaria dei governi borghesi, svolta rafforzatasi prima con la pandemia e poi con la guerra in Ucraina, tendente a reprimere ogni voce di opposizione e a implementare un disciplinamento sociale, esprimiamo la solidarietà di classe ai militanti sotto processo.

Unione di Lotta per il Partito Comunista (ULPC)

14 gennaio 2023

unionedilottaperilpartitocomunista@tutanota.com

Si vota in Italia, si decide all’estero…

comunicato ULPC

Nella presa di posizione del 15 settembre scorso abbiamo sostenuto che “In una fase dove, sempre meno elettori ed elettrici si recano alle urne, i comunisti dovrebbero impegnarsi per riportarli al voto? O invece allargare la forbice tra Stato e masse popolari? Dobbiamo accorrere alla legittimazione elettorale o concorrere a una sua delegittimazione? La realtà e la fase impongono questa seconda indicazione nei confronti dello Stato e delle proprie rappresentanze istituzionali e partitiche”.
Una riflessione confermata dall’astensione che raggiunge il 37%: 18 milioni di non votanti oltre a schede nulle e bianche, cioè di coloro che non vogliono dare consensi a tali forze politiche. Il distacco tra paese reale e paese istituzionale aumenta progressivamente a ogni elezione: dal 92,8% del ‘68 al 63,8 di oggi.
Dati dell’astensione al 45% tra gli operai e al 50% tra chi vive in condizioni economiche estremamente basse.
I caporioni delle forze (?) politiche (?) hanno sempre avuto interesse a manipolare e falsificare la realtà: invocando un voto a “difesa degli interessi nazional/popolari”, con il proposito di affermare la propria lista per mantenere propri interessi personali e di bottega.
Nel 2014 il partito di Renzi strappò il 40% di voti, nel 2018 il Movimento di Di Maio il 33%, nel 2019 la Lega di Salvini il 34%. Squallidi personaggi che oggi navigano con ben altre percentuali.
Adesso è il turno della Meloni che per affermarsi ha dovuto “opporsi” all’ammucchiata di servizio a Draghi, tra cui i suoi alleati e, per sopravvivere, sarà costretta a dar vita a un governo fedele all’agenda Draghi, garante del capitale, dell’UE, della Nato, degli Usa.
A chi, invece, ha manifestato imperterrito vocazioni elettoralistiche ci limitiamo a ricordare che porre la questione della rappresentanza di classe sul piano istituzionale è un grossolano errore, quando slegato dalla partecipazione attiva della classe, della parte più combattiva e determinata, alla costruzione di movimenti di massa e alla ricostruzione del proprio Partito. Una deviazione politica che conduce all’incapacità di uscire dal circolo vizioso di alleanze strumentalmente elettorali, destinate al fallimento perché prive del sostegno di un blocco sociale di classe di riferimento, in grado di imporre nel paese la trasformazione rivoluzionaria nella direzione del socialismo-comunismo.
Il governo che sarà… amministrerà la crisi capitalistica – aggravata dalla guerra in Ucraina – intensificando il processo fascistoide dello Stato, in continuità con la fedeltà alla UE e agli Usa, e col sostegno ai piani guerrafondai della Nato.
Lo ribadiamo: in questa fase la smania elettoralistica legittima lo Stato borghese mentre un voto utile è organizzarsi e lottare per gli interessi e i bisogni di classe e per la classe!
Per i comunisti più intensa dovrà essere l’attività militante di sostegno e di sviluppo alle lotte operaie, sociali, popolari e antifasciste, al di là di tornate elettorali, e maggiore l’impegno per la ricostruzione del Partito comunista, strumento indispensabile all’abbattimento del regime capitalistico per una società socialista-comunista.

Unione di Lotta per il Partito Comunista (ULPC)

unionedilottaperilpartitocomunista@tutanota.com

5 ottobre 2022

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Elezioni del 25 settembre

Estorcere il consenso per imporre l’agenda Draghi con o senza il “migliore

Le istituzioni democratico-borghesi non sono un luogo di confronto neutro, ma sono plasmate intorno alle necessità della produzione capitalistica e della riproduzione del potere borghese. Per tale ragione è necessario sgombrare il campo da qualsiasi illusione che possa essere utilizzata per migliorare le condizioni del proletariato e, più in generale, delle masse popolari e tantomeno che possa essere uno strumento per abbattere il sistema capitalistico, visto che ne sono espressione.

Chi crede nell’utilità delle stesse elezioni mostra un atteggiamento che ha poca coerenza con chi si dichiara comunista. Lo affermiamo nel rispetto di posizioni differenti e di chi è attivamente coinvolto nella tornata elettorale. Le elezioni hanno sistemi elettorali distanti anni luce da una democrazia popolare. Sono vincenti per il potere, sono perdenti per i senza potere.

In una fase dove, sempre meno elettori ed elettrici si recano alle urne, i comunisti dovrebbero impegnarsi per riportarli al seggio? O è più utile allargare la forbice tra Stato e masse popolari? Dobbiamo rincorrere la legittimazione elettorale o concorrere a una sua delegittimazione? La realtà e la fase impongono questa seconda indicazione nei confronti dello Stato e delle proprie rappresentanze istituzionali e partitiche.

Sosteniamo e sviluppiamo un percorso di lotta e unità che deve poggiare su basi di classe, frutto di impegno costante nelle iniziative di lotta indipendentemente da appuntamenti elettorali e che siano funzionali a rafforzare la controffensiva proletaria e la lotta per la ricostruzione del Partito comunista.

Riteniamo, inoltre, che porre la questione della rappresentanza di classe sul piano istituzionale sia un errore se slegato dalla partecipazione attiva della stessa classe, della parte più combattiva e determinata, alla ricostruzione del proprio Partito.

Una deviazione politica che ha condotto all’attuale incapacità di uscire dal circolo vizioso di alleanze strumentalmente elettoralistiche, destinate al fallimento e alla sconfitta perché prive del sostegno di un blocco sociale di classe di riferimento, in grado di imporre nel paese la trasformazione rivoluzionaria nella direzione del socialismo-comunismo.

Per queste ragioni, non partecipiamo alla competizione elettorale del 25 settembre, ritenendo che il voto alle forze politiche presenti nella tornata elettorale sia utile al rafforzamento dei padroni e di politiche antioperaie e antipopolari e contrarie agli interessi delle classi lavoratrici e dei ceti popolari.

Occorre:
– organizzarsi e mobilitarsi sulle questioni sociali e sindacali;
– unirsi e organizzarsi nella lotta per la ricostruzione del Partito comunista.

L’affluenza alle urne legittima lo Stato, il voto utile è organizzarsi
e lottare per gli interessi e i bisogni di classe e della classe!

Unione di Lotta per il Partito Comunista (ULPC)

unionedilottaperilpartitocomunista@tutanota.com

15 settembre 2022