Prendi nota
sono arabo
carta di identità numero 50.000
bambini otto
un altro nascerà l’estate prossima.
Ti secca?
Prendi nota
sono arabo
taglio pietre alla cava
spacco pietre per i miei figli
per il pane, i vestiti, i libri
solo per loro
non verrò mai a mendicare alla tua porta.
Ti secca?
Prendi nota
sono arabo
mi chiamo arabo non ho altro nome
sto fermo dove ogni altra cosa
trema di rabbia
ho messo radici qui
prima ancora degli ulivi e dei cedri
discendo da quelli che spingevano l’aratro
mio padre era povero contadino
senza terra né titoli
la mia casa una capanna di sterco.
Ti fa invidia?
Prendi nota
sono arabo
capelli neri
occhi scuri
segni particolari
fame atavica
il mio cibo
olio e origano
quando c’è
ma ho imparato a cucinarmi
anche i serpenti del deserto
il mio indirizzo
un villaggio non segnato sulla mappa
con strade senza nome, senza luce
ma gli uomini della cava amano il comunismo.
Prendi nota
sono arabo e comunista
Ti dà fastidio?
Hai rubato le mie vigne
e la terra che avevo da dissodare
non hai lasciato nulla per i miei figli
soltanto i sassi
e ho sentito che il tuo governo
esproprierà anche i sassi
ebbene allora prendi nota che prima di tutto
non odio nessuno e neppure rubo
ma quando mi affamano
mangio la carne del mio oppressore
attento alla mia fame,
attento alla mia rabbia.
Mahmud Darwish
(traduzione dall’arabo di Wasim Dahmash)
Quando scrisse questa poesia, Mahmoud Darwish era un giovane poeta arrabbiato che viveva a Haifa. È rivolta a un funzionario immaginario della burocrazia ed è anche un’esortazione che il poeta fa a se stesso a scrivere dell’esperienza vissuta dalla sua comunità. Gli arabi che vivevano in Israele erano controllati dal Military Government, istituito nel 1948 (e abolito da Moshe Dayan nel 1966) e per ogni ambito della vita civile: dalla registrazione di una nascita al viaggiare al di fuori del luogo in cui si abitava, era richiesto un documento firmato dal governatore militare.
Nato nel 1941 nel villaggio di El-Birweh (in seguito sito di Moshav Ahihud e Kibbutz Yasur), fuggito con la sua famiglia, sbarcò nel 1947 in Libano. Tornati in Galilea tirarono avanti come stranieri a Dir al-Assad. Darwish aderì all’Organizzazione per la Liberazione della Palestina e diventare il poeta nazionale palestinese.

abbandona e la madre, Amanda, si ritrova a dover crescere da sola Victor e i suoi fratelli e sorelle. È una donna ottimista e molto forte: lei stessa cantante, insegna a cantare e a suonare la chitarra anche a Victor, e avrà una grande influenza sul suo futuro stile musicale. Amanda muore quando Victor ha solo 15 anni: egli allora entra in seminario, ma dopo soli due anni ne esce per andare ad arruolarsi nell’esercito, dove rimane per alcuni anni. Al suo ritorno a Loquen, Victor inizia a studiare la musica popolare cilena e ad interessarsi di politica. Si esibisce in pubblico sempre più spesso, e nel 1966 esce il suo primo disco intitolato semplicemente “Victor Jara”. “Manifiesto”, “Vientos del pueblo” e “El derecho de vivir en paz”, questi alcuni dei brani che lo consacreranno, specie l’ultimo divenuto emblema della musica folcloristica cilena nel mondo.
spagnola del ‘900. Sebbene inquadrato nella generazione del ’36 ebbe molti contatti con la generazione del ’27 tanto d’essere considerato da Dámaso Alonso come il «geniale epigono della generazione del ’27».