Unità e solidarietà contro lo stato di emergenza e la criminalizzazione delle lotte!

A fronte della pioggia di multe che stanno arrivando in seguito alla violazione delle misure di distanziamento sociale aderiamo ai multati organizzati e rilanciamo il loro comunicato invitando chiunque si sia visto recapitare questi provvedimenti ad aderire alla campagna, a sviluppare la propria solidarietà facendo girare l’appello e a mettersi in contatto con loro per rispondere collettivamente agli attacchi repressivi.

Qui di seguito il comunicato

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Covid-19: “coronavirus” da un punto di vista di classe

È in distribuzione il documento

Covid-19: “coronavirus”

da un punto di vista di classe

Crisi economiche, ristrutturazioni produttive, limitazione dei diritti sociali,
salute e sicurezza, ambiente: l’uso capitalista della pandemia
e le prospettive di lotta per una società socialista
PresentazioneDocumento

La pandemia da Covid-19 ha accentuato e messo in luce la crisi economica già in corso, i limiti e l’insostenibilità del modo di produzione capitalista e del modello di sviluppo sia a livello economico che sociale e ambientale.
La borghesia non ha alcuna intenzione di rinunciare ai suoi profitti e sta cogliendo l’occasione della pandemia per un’ulteriore ristrutturazione del modello produttivo che questa volta, però, oltre a un deciso peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro del proletariato e delle masse popolari, richiede necessariamente l’attuazione di forme di limitazione delle libertà sociali e di aumento del controllo di massa e degli individui.

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In ricordo di Carlo Giuliani

Per i comunisti è importante non perdere mai la nostra memoria!

Il 20 luglio del 2001 veniva ucciso a Genova Carlo Giuliani. Era sceso in piazza, come tanti altri giovani, per protestare e ribellarsi alle ingiustizie, all’oppressione, allo sfruttamento, alle guerre dei caporioni del G8.
I fatti di Genova hanno significato arresti, fermi, denunce, provocazioni, pestaggi, torture per migliaia e migliaia di manifestanti. Un’azione repressiva da parte dello Stato che non si concede momenti di sosta, colpendo compagni e compagne che hanno lottato negli anni successivi e continuano a farlo contro ogni forma di repressione, di provocazione, di controllo sociale e preventivo.Come per i 15 compagni di Firenze condannati ad oltre un anno a testa e a pagare cumulativamente 45.000 euro di multa per aver manifestato contro il pestaggio da parte dei fascisti di tre giovani compagni, l’arresto di Nicoletta Dosio del movimento No Tav, fino ai fatti di Milano di questi giorni dove stanno arrivando multe a compagni, sindacalisti e lavoratori, identificati e selezionati dalla Digos (polizia politica), per aver partecipato, dopo la fine della segregazione forzata, a manifestazioni contro la gestione criminale dell’emergenza sanitaria e affinché non siano proprio i lavoratori e le masse popolari a pagare la crisi: queste multe sono un primo avvertimento rivolto a tutti coloro che si organizzeranno per opporsi agli effetti della crisi che si evidenzieranno drammaticamente in autunno.
Fatti che evidenziano la politica terrorista dello Stato che si concretizza anche attraverso i licenziamenti politici nei luoghi di lavoro, le sospensioni e le multe per scioperi o presidi non autorizzati, le cariche e le manganellate agli operai licenziati all’hub milanese di Tnt, fino ai numerosi provvedimenti disciplinari.
Un’azione che non si è fermata nemmeno durante l’emergenza Covid, dove la crisi sanitaria è stata utilizzata per legittimare qualsiasi stretta securitaria: divieto di assembramento, riunioni, picchetti, manifestazioni fino alla negazione di qualsiasi forma di relazione sociale. Un’occasione per sperimentare forme tecnologiche di controllo come droni, telecamere, sensori con rilevamento di temperatura corporea, riconoscimento facciale, etc.
La repressione rappresenta l’azione particolare dello Stato per tentare di ostacolare lo sviluppo della lotta di classe. In questa lotta il nemico assume sembianze diversificate: lo Stato e i suoi apparati, il padronato e i suoi servi, i revisionisti e i riformisti fino ai fascisti. Per questo la battaglia che dobbiamo condurre è complessa, difficile e ardua, perché è una battaglia dove lo scontro si pone sul terreno del conflitto di classe, tra rivoluzione e controrivoluzione, tra emancipazione e sfruttamento, tra liberazione e oppressione.
Per superare l’attuale crisi del movimento comunista e promuovere la sua riorganizzazione è necessario legarsi all’esperienza diretta di uomini e donne, e tra questi i giovani innanzitutto, che ogni giorno toccano con mano e per ogni aspetto della loro vita cosa significa questo putrefatto sistema economico, politico, culturale. Gli insegnamenti che ci vengono dal passato sono le nostre perle più preziose, perché ogni lotta anche la più piccola ha bisogno di questi insegnamenti.
Carlo è stato assassinato perché ha difeso la libertà di tutti a manifestare. Nostro compito è custodire questi insegnamenti esercitando una memoria di classe, per non lasciare nessuna possibilità a che venga mistificata, travisata e utilizzata dal potere. L’esperienza di Carlo è parte della lotta di classe e, come tale, ne va rivendicata la continuità con la storia e la miglior tradizione del movimento operaio, antifascista e comunista.

f.i.p. 20 luglio 2020

Coordinamento Comunista Lombardia (CCL) – coordcomunistalombardia@gmail.com
Coordinamento comunista toscano (CCT) – coordcomtosc@gmail.com
Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia – teoriaeprassi@yahoo.it

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“Grida e Manifestazioni Sediziose” art. 654 del codice penale

Con l’articolo 654 del C.p., il compagno Umberto di Carpi, 71 anni, è stato fermato e trattenuto per ore in questura per aver contestato il comizio del noto capo Lega, Matteo Salvini.

Durante il comizio, alla presenza di circa 300 leghisti e curiosi, il compagno è salito sul tetto di un’abitazione ed ha esposto uno striscione contro la politica salviniana. È bastato … per far intervenire le forze dell’ordine solerti nel ripristinare l’ordine.
Che cosa avrebbe detto l’ex presidente della Repubblica, Sandro Pertini, che da presidente aveva manifestato un suo pensiero: “libera piazza, liberi fischi?

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