La caduta del Muro di Berlino si concretizza l’obiettivo dell’anticomunismo si apre una nuova fase di attacco imperialista ai proletari di tutto il mondo ed in particolare in Europa
9 novembre 1938
La Notte dei cristalli. Vengono attaccati e distrutti migliaia tra sinagoghe, negozi, uffici e abitazioni di ebrei e quasi duecento persone vengono uccise
Solidarietà e sostegno alla vertenza/mobilitazione della classe operaia ex Gkn
Oggi, 7 novembre, presidio ai cancelli contro l’arrivo dei camion per svuotare la fabbrica, come comunicato a Rsu e Collettivo di fabbrica il 4 novembre. Al presidio hanno partecipato, nel momento di massima affluenza, 350-400 persone. Molte di più hanno presenziato nelle ore del presidio in cui si è svolta l’assemblea con interventi del Collettivo Gkn, del gruppo solidali, delle realtà sindacali e politiche presenti. I sindacati di base (Cub Firenze – Usb lavoro privato – Cobas lavoro privato), per permettere ai lavoratori la partecipazione e di solidarizzare con gli operai della ex Gkn, hanno indetto unitariamente lo sciopero dei lavoratori del settore privato della provincia di Firenze per l’intera giornata. Grazie alla numerosa presenza in solidarietà – compresi i compagni dell’ULPC – con gli operai, gli annunciati camion non si sono visti. La lotta continua!
8 novembre 1926 Roma viene arrestato Antonio Gramsci e rinchiuso nel carcere di Regina Coeli, nonostante l’immunità parlamentare di cui godeva in quanto eletto deputato nelle elezioni del 6 aprile 1924. Gramsci, venne condannato a venti anni, quattro mesi e cinque giorni di reclusione. Il pubblico ministero concluse la sua requisitoria con questa frase: «Per vent’anni dobbiamo impedire a questo cervello di funzionare». Verrà rilasciato in fin di vita nel 1935
8 novembre 1943 Villadossola (NO) insorge. I nazisti massacrano un gruppo di partigiani
8 novembre 1947 A Marsala (TP) la mafia agraria siciliana uccide il sindacalista Vittorio Pipitone compiendo il suo 19° assassinio politico
8 novembre 1926Roma viene arrestato Antonio Gramsci e rinchiuso nel carcere di Regina Coeli, nonostante l’immunità parlamentare di cui godeva in quanto eletto deputato nelle elezioni del 6 aprile 1924. Gramsci, venne condannato a venti anni, quattro mesi e cinque giorni di reclusione. Il pubblico ministero concluse la sua requisitoria con questa frase: «Per vent’anni dobbiamo impedire a questo cervello di funzionare». Verrà rilasciato in fin di vita nel 1935
1 novembre 1944 Nasce il Fronte della Gioventù, organizzazione giovanile di lotta contro i nazifascisti
1 novembre 1993 Entra in vigore il Trattato di Maastricht
3 novembre 1944 Il CVL viene affidato al generale Cadorna, vicecomandanti sono F. Parri e L. Longo
7 novembre 1917 I Bolscevichi assaltano il Palazzo d’Inverno, sede del Governo provvisorio retto da Aleksandr Fëdorovič Kerenskij. È l’inizio della vittoriosa Rivoluzione d’Ottobre che porta al potere il proletariato
7 novembre 1944 A Bologna, medaglia d’oro al V.M. Scontro armato tra nazisti e partigiani: muoiono dodici gappisti e duecento nazifascisti
dalla Conferenza Internazionale di Partiti e Organizzazioni marxisti-leninisti
Comunicato CIPOML
In Burkina Faso è avvenuto un nuovo colpo di Stato, il secondo negli ultimi nove mesi. Il 30 settembre 2022 le forze armate hanno rovesciato il tenente colonnello Paul Henri Sandaogo Damiba, che aveva assunto il potere il 24 gennaio 2022, attraverso un’azione simile. Damiba, un burattino dell’imperialismo francese, aveva istituito un governo caratterizzato dalla corruzione e aveva come agenda nascosta il ritorno al potere dell’ex dittatore Blaise Compaoré, motivo per cui il popolo ha lottato contro di lui. In diverse città, e in particolare ad Ouagadougou, capitale del Burkina Faso, il 29 e 30 settembre e il 1° ottobre si sono verificate massicce mobilitazioni popolari, per esprimere il rifiuto del governo Damiba e il dominio dell’imperialismo, e come espressione della ricerca di un vero cambiamento a favore dei lavoratori e delle masse popolari. Questo nuovo colpo di Stato accade nel mezzo di una grave crisi politica e di sicurezza per la popolazione, a causa della guerra civile reazionaria imposta dalle potenze imperialiste – soprattutto l’imperialismo francese – e dalla presenza fin dal 2015 di gruppi terroristici armati – ISIS e Al Qaeda – al loro servizio. La rimozione di Damiba non è altro che una sostituzione a livello di palazzo, motivo per cui il nostro partito fratello, il Partito Comunista Rivoluzionario Voltaico chiama il popolo insorto e la gioventù patriottica e rivoluzionaria ad essere vigili e a non farsi illusioni sui nuovi golpisti che provengono dalla stessa matrice del Movimento Patriottico per la Salvaguardia e la Restaurazione (MPSR) che ha portato Damiba al potere. La rimozione di Damiba non è altro che una sostituzione a livello di palazzo, motivo per cui il nostro partito fratello, il Partito Comunista Rivoluzionario Voltaico chiama il popolo insorto e la gioventù patriottica e rivoluzionaria ad essere vigili e a non farsi illusioni sui nuovi golpisti che provengono dalla stessa matrice del Movimento Patriottico per la Salvaguardia e la Restaurazione (MPSR) che ha portato Damiba al potere. La Conferenza Internazionale di Partiti e Organizzazioni marxisti-leninisti, CIPOML, esprime solidarietà ai lavoratori, ai giovani e al popolo del Burkina Faso che si battono per espellere dal loro territorio le truppe dell’imperialismo francese e le bande terroristiche dell’ISIS e di Al Qaeda, per porre fine al dominio delle classi sfruttatrici autoctone. Solo ponendo fine al dominio imperialista, allo sfruttamento della borghesia reazionaria e dei residui delle forze feudali, gli operai e il popolo del Burkina Faso potranno realizzare la loro emancipazione sociale e nazionale. Viva la lotta dei lavoratori, dei giovani e del popolo del Burkina Faso! Solidarietà con il Partito Comunista Rivoluzionario Voltaico!
Ottobre 2022
Comitato di Coordinamento Conferenza Internazionale di Partiti e Organizzazioni Marxisti-Leninisti – CIPOML
Sgomberato il presidio degli operai licenziati dalla Iron&logistics
Era arrivato per citofono il licenziamento di 22 operai della ‘Iron&Logistics’, azienda di proprietà italiana, che si occupa di stireria e logistica in conto terzi per griffe di moda. I lavoratori si sono presentati in azienda, ma il loro badge d’ingresso non funzionava e al citofono gli è stato comunicato il licenziamento. Gli operai licenziati – tutti di origine straniera e considerati ‘scomodi’ per avere denunciato il ritardo cronico dei pagamenti del salario e richiesto l’applicazione del contratto – con l’aggravante di essere iscritti a un sindacato (Si Cobas). Già dai primi giorni di ottobre i lavoratori avevano organizzato la protesta con un presidio sindacale, centro di solidarietà di altri lavoratori. Alle 3 di notte del 21 ottobre polizia, carabinieri, guardia finanza e polizia municipale, sostenuti da 1 elicottero, hanno attaccato le tende del presidio dove gli operai dormivano, e con violenza e cattiveria l’hanno sgomberato distruggendolo e portando 7 lavoratori in questura dove, tra i vari capi di accusa, li aspetta anche una multa di 176 euro per occupazione di suolo pubblico.
Riportiamo il comunicato SiCobas di Prato, uscito immediatamente.
“Tende, tavoli, striscioni, bandiere, gazebi: un presidio sindacale distrutto, come spazzatura. 7 persone svegliate mentre stavano dormendo, da 4 reparti antisommossa e un elicottero, infilate nelle volanti con violenza, come spazzatura. La coordinatrice sindacale Sarah Caudiero, arrivata sul posto, presa e portata in Questura. A Prato oggi si è consumato un fatto di una vergogna inaudita. I presidi sindacali in questa città venivano distrutti dalle squadracce fasciste nel Ventennio, e negli scorsi anni dalle squadracce delle aziende con tirapugni e mazze da baseball. Oggi questo lavoro se l’è assunto la Questura. Forse ancora non hanno capito che questi lavoratori non sono spazzatura. Che iscriversi al sindacato è un diritto, anche nel distretto tessile. Che a testa bassa in fabbrica non ci si entra più. Che siamo uniti, forti, che tocca uno tocca tutti non sono parole ma la realtà quotidiana degli operai. Tintoria Fada, DL, Sunshine, GM, 2020, Superlativa, Panificio Toscano, Pelletteria Rcl, Gdi, Arcobaleno, Digi Accessori, Texprint, Ritorcitura Duemila, D-Tex, ImportaEsporta, Chen Lumei. Questa mattina lo sciopero provinciale in solidarietà alle persone fermate ha coinvolto tutto il distretto ed è arrivato sotto i portoni della questura di Prato, dove questa forza ha fatto sì che le 8 persone venissero rilasciate. Ma la giornata di lotta continua, perché questo fatto è troppo grave, e proporzionata sarà la risposta dei lavoratori, con il sorriso in faccia che non ci toglieranno mai. Oggi, domani, fino alla vittoria. Come sempre. Seguiteci per scoprire dove continuerà questa grande giornata di lotta e raggiungerci!” Si Cobas
Per il tribunale civile è “colpa anche dei morti… hanno continuato a dormire nei loro letti”
Riceviamo e volentieri pubblichiamo
Questa è l’aberrante conclusione del tribunale civile dell’Aquila, che ha riconosciuto una “corresponsabilità del 30%“ in capo alle 24 vittime del crollo di via Fossa seguito al terremoto che il 6 aprile 2009 (giorno della scossa principale) fece 309 morti e 1.600 feriti. Per i giudici dell’Aquila “ E’ fondata l’eccezione di concorso di colpa delle vittime, costituendo obiettivamente una condotta incauta quella di trattenersi a dormire nonostante il notorio verificarsi di due scosse nella serata del 5 aprile e poco dopo la mezzanotte del 6 aprile”. Quindi i risarcimenti dovuti ai parenti delle vittime devono essere ridotti del 30%. Ricordiamo che nel 2014 erano stati processati e condannati in 1° grado i componenti della Commissione Grandi Rischi (che faceva capo alla presidenza del Consiglio dei ministri), compresi i vertici della Protezione Civile, per aver “rassicurato” la popolazione in merito alla gravità degli eventi sismici che si stavano verificando sul territorio. La sentenza fu poi ribaltata in appello e in Corte di Cassazione, che riconobbero colpevole il solo vice-capo della Protezione Civile De Bernardinis, braccio destro di Guido Bertolaso, per aver affermato in una intervista parole che i giudici definirono “negligenti e imprudenti”: egli venne condannato a 2 anni. Bertolaso venne invece assolto. In numerosissime occasioni abbiamo detto quanto qui ribadiamo: la legge NON è uguale per tutti, la ‘giustizia’ è di classe, difende i padroni e chi rappresenta i loro interessi, gli organi dello Stato e chi ne fa parte. Valga per tutti l’esempio di Mauro Moretti, amministratore delegato delle Ferrovie, condannato – per ora – per la strage di Viareggio ma liquidato con 9 milioni di euro e promosso a guidare la Leonardo S.p.A., di cui il Ministero dell’Economia detiene il 30% delle azioni, e poi passato alla presidenza della sua Fondazione. Se le migliaia di morti sul lavoro hanno già vissuto l’ingiustizia sulla loro pelle nei processi penali , dove ben raramente i padroni vengono condannati, in genere a pene irrisorie, con questa sentenza ci lanciano un altro messaggio: anche in sede civile vale lo stesso principio. Ma questo non ci deve scoraggiare, in questa barbara società capitalista fondata sul profitto e sul sangue di lavoratori e cittadini il nostro terreno più importante non sono i tribunali ma la lotta, e continueremo a lottare senza delegare a nessuno – tanto meno ai giudici – la difesa dei nostri interessi: la salute, la vita umana e un futuro degno di essere vissuto, senza più morti di lavoro e stragi di civili.
Sesto S.Giovanni, 12.10.2022 via Magenta, 88 20099 Sesto S. Giovanni MI / tel+fax 0226224099 c/o Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli”
Se l’autunno da queste parti, in Europa, rischia d’essere molto freddo, in Palestina l’autunno rischia d’essere caldissimo
Cisgiordania, pentola a pressione
Ha ragione il governo sionista a temere la Jihad Islamica, unire i fronti di lotta sta diventando sempre più una realtà ed una minaccia per la stessa esistenza dello Stato di israele. Fino a pochi mesi fa è stato il campo profughi di Jenin a destare l’attenzione dei servizi di sicurezza, essendo l’unico posto in tutta la Cisgiordania dove non era possibile addentrarsi tranquillamente e senza incorrere in una feroce sparatoria. Quest’anno invece, ovunque si recano i coloni soldati incontrano una feroce resistenza, armi da fuoco dappertutto e questi si vedono costretti ad ingaggiare uno scontro armato con pallottole che piovono da tutte le parti. I mass media israeliani denunciano il fatto che operare persino un arresto, che fino a qualche mese fa era una cosa banale e semplice, ora non lo è più. Prima Jenin, ora Nablus, Tulkarem, Hebron, Salfit e Ramallah, Tubas e Qabatieh, Yaàbad ed altri ancora, ovunque in Cisgiordania avvengono scontri armati.
L’allarme viene lanciato per i seguenti motivi:
1- è oscura la provenienza di tutte queste armi;
2- non si sa ancora quale tipo d’arma, oltre a quelle leggere d’assalto, circoli in Cisgiordania;
3- questo pericolo continuo è considerato un fallimento clamoroso di tutti i servizi di sicurezza sionisti;
4- la circolazione per i coloni è diventata estremamente pericolosa (diverse volte sono state presi di mira e ci sono state delle vittime);
5- qual è il passo successivo, la Cisgiordania come Gaza?
Non siamo nuovi alle polemiche che si susseguono sempre di più all’interno dell’entità sionista. Ricordiamoci quelle contro i servizi di sicurezza quando i Fedayn palestinesi bucavano con troppa facilità le misure di controllo e sicurezza, tanto ammantate, sia nelle città che nelle colonie. Polemiche che in alcuni casi si trasformavano in grida d’allarme rosso. Alcuni commentatori israeliani si sono spinti alle affermazioni del tipo: “il nostro sbaglio è quello di non avere accettato l’Argentina, il Kenya, il Sudan, l’Ucraina dove stabilire e fondare lo Stato sionista. E ancora: “i palestinesi sono un popolo indomabile che non si arrenderà mai e saranno la tomba dei nostri sogni” etc. Sorprende il fatto che questa gente continui a chiedersi il perché di tutto questo astio, perché i palestinesi non si lasciano sottomettere, (si chiedono) dove abbiamo sbagliato in tutti questi 73 anni?
Intifada di nuovo tipo
Si continua a discutere sui giornali e canali televisivi sionisti su come affrontare questa nuova situazione e i toni assumono aspetti pieni di preoccupazioni e tensioni. L’opinione più diffusa, volendo riassumere tutte queste discussioni, e che in Cisgiordania ci troviamo di fronte ad una Intifada di tipo nuovo: una combinazione quasi perfetta tra quella popolare (scontri fisici e con il lancio di pietre, disobbedienza e boicottaggio, presidi e manifestazioni e tanta attività di informazione) che cerca di impedire alle forze di occupazione nazisionista di entrare nei centri abitati oppure semplicemente ostacolare il loro movimento) e, quella armata che prende di mira sia i soldati che i coloni. Secondo le statistiche del governo israeliano gli attacchi armati contro le forze di occupazione in Cisgiordania quest’anno registrano un aumento esponenziale. Secondo queste fonti in tutto il 2021 ci sono stati 91 attacchi di cui 75 contro i soldati sionisti mentre finora nel 2022 ci sono stati 152 attacchi armati, compreso quello di poche settimane fa, di cui 132 contro i soldati. Trapela, inoltre, da queste discussioni pubbliche, la grande confusione e incertezza sul da farsi. Essi affermano di trovarsi di fronte ad un dilemma:
1- fare un passo indietro tenendo i soldati lontano da ogni possibilità di contatto con la popolazione palestinese;
2- intensificare la repressione.
Siccome ormai è diventato quasi impossibile non essere a contatto con la popolazione palestinese, colonie e coloni si trovano un po’ dappertutto in Cisgiordania e qualsiasi loro movimento provoca contatto e, oltre al fatto che questi spesso provocano questi contatti intenzionalmente cercando da una parte una maggior visibilità per se stessi e dall’altra perseguono un’escalation della situazione in generale. È scontato che la scelta è l’aumento della repressione. Un circolo vizioso che non farà altro che buttare benzina sul fuoco con il rischio della deflagrazione in tutta la Palestina storica (israele). Al momento il modello delle due province del nord della Cisgiordania, Jenin e Nablus, si sta estendendo sempre di più alle altre province con un cerchio di fuoco sempre più ampio. Ciò significa che tutta la Cisgiordania è in procinto di esplodere. Nel mese di settembre due attacchi armati: il primo contro un autobus di soldati nella valle del giordano, provincia di Tubas, e il secondo a Il Nabi Saleh, provincia di Ramallah. Il risultato: 10 soldati feriti solo per miracolo, gli poteva andare molto peggio.
I palestinesi degli interni ’48
Il timore di una esplosione si fa più concreto provocando un fortissimo mal di testa ai sionisti. Ciò nasce dal fatto che è molto più difficile, anzi quasi impossibile, riuscire a controllare questo territorio e prevenire gli attacchi. L’estensione del territorio su tutta la Palestina del ‘48 e la presenza di città miste implica l’utilizzo di un numero molto maggiore sia di soldati che di polizia. L’impiego di tale forza sia in Cisgiordania che nel ‘48 rischia di lasciare i fronti esterni, sia a nord con il Libano sia a sud con Gaza, scoperti o sguarniti. Il governo israeliano si troverebbe costretto a richiamare le riserve. Una protrazione di questa situazione significa una guerra di logoramento dell’esercito dei coloni e dell’economia (il ciclo produttivo verrà interrotto o comunque molto rallentato sia per mancanza di manodopera sia per il clima di insicurezza che mina gli investimenti interni ed esteri).
L’ANP tra due fuochi
Quelle israeliane contro l’Anp sono accuse dirette ed esplicite di “omissione di servizio” ovvero, l’Anp, secondo i sionisti, non fa nulla per sedare e reprimere le rivolte palestinesi (sic). In realtà sono le politiche israeliane in Cisgiordania ad essere l’unica causa di ciò che accade in Palestina con la continua colonizzazione, quindi, esproprio di terra, e l’abuso nella repressione con arresti indiscriminati (anche di bambini molto piccoli), con ferimenti o uccisioni, anche questi indiscriminati e ingiustificati. Essi, i sionisti hanno svuotato l’Anp relegandola al ruolo di poliziotti al servizio dell’entità sionista e dei coloni. L’assedio economico sionista contro l’Anp minaccia persino la sopravvivenza della stessa e con i risultati raggiunti dalle forze della resistenza palestinesi a Gaza, oggi l’ANP conta un bel niente, persino la base di AlFatah, la fazione politica che appoggiava e sosteneva Abu Mazen e i suoi scagnozzi, oggi si schiera contro esplicitamente. Qualsiasi mossa faccia l’Anp, rischia di provocare una risposta popolare in grado di porre fine a questo lungo processo di tradimenti. Usa, Europei e donatori internazionali, tutti chiedono all’Anp di intervenire con maggiore forza e contenere, per lo meno, questa situazione. Nessuno chiede mai niente ai sionisti di moderarsi e allentare la pressione sulla popolazione palestinese. Anzi, gli yankee, ricordiamolo, hanno dato luce verde ai sionisti di intensificare la colonizzazione in Cisgiordania quale premio per il loro silenzio o almeno la moderazione del tono delle critiche sull’eventuale accordo con l’Iran sul nucleare. Detto questo e vista la situazione penosa nella quale versa l’Anp bisognerebbe vedere fino a che punto le forze di “sicurezza” della Sulta (ANP) asseconderebbero una politica di repressione su larga scala anche contro le proprie famiglie, già, perché ogni agente rischia di vedere i propri familiari repressi duramente dai propri colleghi. Una situazione molto ingarbugliata che sarà difficile risolvere nella direzione tracciata dalle forze di occupazione sionista e loro sostenitori internazionali. Fatta questa premessa va detto che la situazione in Cisgiordania è più che bollente. Gli scontri hanno raggiunto un punto di non ritorno. Attualmente non c’è un posto in Cisgiordania, piccolo o grande che sia, che non sia coinvolto in scontri armati. Allo scopo di fermare questa ondata di ribellione gli israeliani hanno gettato nella mischia altri 20.000 soldati super armati e sostenuti da una flotta di droni con duplici funzioni (anche droni kamikaze). Le preoccupazioni dell’entourage politico e militare sono:
l’avvicinarsi delle feste ebraiche
– le elezioni politiche che si terranno il 3 novembre.
A Gerusalemme più di 5000 poliziotti sono stati aggiunti al corpo di polizia municipale per garantire la sicurezza dei coloni nazional-religiosi che durante le feste ebraiche sono soliti invadere Gerusalemme e la spianata delle moschee.