Ritrovo ad Avenza in via Gino Menconi, 25 (circolo ARCI) lunedì 17 ottobre alle ore 18

Nell’anniversario della morte di Gino Menconi per fare propri i suoi insegnamenti di lotta e di unità delle forze antifasciste, di riscatto delle classi popolari e di speranza in un mondo migliore. Centro di Documentazione Gino Menconi

In memoria di Gino Menconi

Per ricordare la figura di un partigiano e dirigente antifascista

riceviamo e volentieri pubblichiamo dal Centro
di Documentazione Gino Menconi

Negli anni della giovinezza aveva militato nel Partito repubblicano. Nel 1926, quando s’instaurò la dittatura fascista, Menconi decise di lasciare i repubblicani, per continuare nelle file del Partito comunista la lotta contro il fascismo.
Espatriato in Francia, Gino Menconi fu mandato per due anni alla “Scuola leninista” di Mosca. Tornato a Parigi, vi rimase giusto il tempo di entrare a far parte dell’apparato clandestino comunista, che lo destinò al lavoro d’organizzazione in Italia. Menconi, arrivato clandestinamente a Napoli, si mise subito ad organizzare la diffusione di fogli illegali come L’Operaio Bolscevico, La Scintilla, Falce e Martello. Finito nelle mani della polizia con un gruppo di altri comunisti napoletani e deferito, era il 1931, al Tribunale speciale, il dirigente comunista fu condannato a diciassette anni di carcere. Ne uscì, per amnistia, sei anni dopo, ma fu subito confinato nell’isola di Ponza che lasciò soltanto dopo due anni, per essere posto in libertà vigilata. Nel 1940, con lo scoppio della Seconda guerra mondiale, nuovo arresto per Gino Menconi e nuovo internamento a Ventotene.
Nell’agosto del 1943, con la caduta del fascismo, Menconi riacquista la libertà e riprende l’azione politica. Al momento dell’armistizio, il dirigente comunista si trova a Firenze. Vi organizza subito la lotta armata contro i nazifascisti e passa poi nel Parmense dove, nell’agosto del 1944, con il nome di “Renzi”, diventa comandante della “Piazza” di Parma.
Il 14 ottobre “Renzi” si reca a Bosco di Corniglio per una riunione di comandanti partigiani. Il 17, il gruppo è sorpreso, in seguito a delazione, da un reparto di SS germaniche. Menconi non riesce a mettersi in salvo. Spara sino all’ultima cartuccia poi, già gravemente ferito, lancia la sua arma contro i nazisti. I tedeschi lo catturano, lo adagiano su una branda che si trovava nel locale della riunione, ma non lo fanno per curarlo: legano al letto il ferito, lo irrorano di benzina e lo fanno morire tra le fiamme.
Anche quest’anno ricordiamo la figura di questo partigiano e dirigente antifascista. In un momento storico grave: con il governo italiano nelle mani dell’estrema destra e il rischio di una nuova guerra mondiale nucleare.
Ricordiamo Gino Menconi nell’anniversario della sua morte facendo nostri i suoi insegnamenti di lotta e di unità delle forze antifasciste, di riscatto delle classi popolari e di speranza in un mondo migliore.

Ritrovo in via Gino Menconi, 25
ad Avenza (circolo ARCI)
lunedì 17 ottobre alle ore 18

Onore a Gino Menconi!

W la Resistenza, No alla guerra, Opposizione al governo dei neofascisti!

Per la fabbrica pubblica e socialmente integrata

Testo approvato dall’assemblea permanente del 5/10/2022

Verso il 9 ottobre, verso Bologna del 22 ottobre e Napoli 5 novembre
Verso la nascita della Società Operaia di Mutuo Soccorso Insorgiamo 

L’assemblea permanente dei lavoratori ex Gkn dichiara che:

1. Sono stati persi 10 mesi in maniera irresponsabile. Lo stabilimento rischia il degrado. La fabbrica è a livello societario sull’orlo del baratro. Nessuno dica un domani che la cosa non si sapeva o non era chiara. 
2. La cassa integrazione viene usata in questo paese spesso per bollire le vertenze e disgregare il tessuto lavorativo per trasformare comunità di persone in potenziali mantenuti. Noi abbiamo evidentemente bisogno dell’ammortizzatore sociale per non cadere nella povertà e per avere tempo ulteriore. Ma la nostra dignità è più forte di qualsiasi paura e ricatto. E soprattutto chiediamo: tempo per fare cosa? Rigettiamo ogni tipo di discussione sulla cassa integrazione che non sia finalizzata a progetti chiari di reindustrializzazione e ritorno al lavoro. 
3. L’attuale proprietà ha perduto evidentemente credibilità e il diritto unico di proposta. Renda trasparente tutto il corpo di accordi avuti con il fondo finanziario Melrose. Smetta di frapporsi tra la chiarezza necessaria a risolvere i problemi e la ripartenza. E soprattutto renda accessibile lo stabilimento a chiunque apporti realmente un contributo alla reindustrializzazione. Start-up, ricercatori, idee, investimenti devono trovare qua ascolto e chiarezza.
4. Ci siamo dichiarati “fabbrica pubblica”. Perchè è chiaro che Gkn non riparte oggi se non con fondi pubblici. Ribadiamo quindi la nostra richiesta di una entrata del capitale pubblico in società. Allo stesso tempo a capitale pubblico, deve corrispondere pubblico controllo, pubblica utilità e politica industriale pubblica. 
5. Ci siamo dichiarati “fabbrica socialmente integrata” perchè ad oggi l’unica cosa che ci ha tenuto in vita è da un lato la lotta sindacale e la tenuta dell’assemblea permanente e dall’altro il legame con il territorio. Questa fabbrica, tanto più se pubblica, deve integrarsi ed essere “restituita” alle esigenze del territorio.
6. Per fare tutto questo dobbiamo dotarci di strumenti adeguati e all’altezza:
a) nasce l’associazione “Società Operaia di Mutuo Soccorso Insorgiamo” (Soms Insorgiamo), finalizzata all’autorecupero dello stabilimento, alla gestione del presidio e della sua integrazione con il territorio, allo sviluppo del mutualismo reciproco. La Soms Insorgiamo vive come Cral in base all’articolo 11 dello Statuto dei Lavoratori e svilupperà eventualmente tutte le convenzioni necessarie con altre realtà, come Forimercato, Mag, Arci ecc. Diamo mandato alla Rsu e alle competenze solidali di approntare nei tempi più rapidi possibili uno Statuto che rifletta finalità e possibilità della Soms Insorgiamo.
b) campagna per la fabbrica pubblica e socialmente integrata. Chiamiamo tutte e tutti i solidali a dare vita a una vasta campagna sociale di comunicazione attorno a questo obiettivo. Il movimento solidale che ha difeso Gkn dai licenziamenti, oggi ha l’incredibile possibilità di farsi esperimento sociale e collettivo per farla rivivere. Facciamoci un favore. Creiamo un precedente in grado di ribaltare l’intera concezione di politica industriale in questo paese.
c) assemblea del 9 ottobre per l’assemblea per la fabbrica pubblica e socialmente integrata dove approfondire questa discussione, formalizzare questi obiettivi. Con l’assemblea del 9 nasce il tavolo permamente per la reindustrializzazione che si riunisce al centro dello stabilimento. E si formalizzano: – gruppo di comunicazione per la campagna per la fabbrica pubblica e socialmente integrata – un comitato tecnico scientifico – un team contabile – un team legale. Diamo mandato alla Rsu di preparare un documento/comunicato finale di tale assemblea
d) E come sempre, a sostegno di tutto, lo strumento della mobilitazione: continuare a dare impulso al processo di mobilitazione generale, ad insorgere per convergere e convergere per insorgere. Siamo costretti e condannati a provare in tutti i modi a cambiare i rapporti di forza generali nella società. Le due scadenze del processo di mobilitazione, “Insorgiamo a Bologna” il 22 ottobre, e a Napoli, “il Sud che Insorge il 5 novembre”, sono ossigeno vitale, luce e visibilità per la nostra lotta e in verità per qualsiasi lotta.
Nessuno si salva da solo.
Da Firenze e dalla Toscana facciamo appello ad andare insieme e tornare insieme a Bologna, farsi carovana, farsi testuggine

#insorgiamo

Si vota in Italia, si decide all’estero…

comunicato ULPC

Nella presa di posizione del 15 settembre scorso abbiamo sostenuto che “In una fase dove, sempre meno elettori ed elettrici si recano alle urne, i comunisti dovrebbero impegnarsi per riportarli al voto? O invece allargare la forbice tra Stato e masse popolari? Dobbiamo accorrere alla legittimazione elettorale o concorrere a una sua delegittimazione? La realtà e la fase impongono questa seconda indicazione nei confronti dello Stato e delle proprie rappresentanze istituzionali e partitiche”.
Una riflessione confermata dall’astensione che raggiunge il 37%: 18 milioni di non votanti oltre a schede nulle e bianche, cioè di coloro che non vogliono dare consensi a tali forze politiche. Il distacco tra paese reale e paese istituzionale aumenta progressivamente a ogni elezione: dal 92,8% del ‘68 al 63,8 di oggi.
Dati dell’astensione al 45% tra gli operai e al 50% tra chi vive in condizioni economiche estremamente basse.
I caporioni delle forze (?) politiche (?) hanno sempre avuto interesse a manipolare e falsificare la realtà: invocando un voto a “difesa degli interessi nazional/popolari”, con il proposito di affermare la propria lista per mantenere propri interessi personali e di bottega.
Nel 2014 il partito di Renzi strappò il 40% di voti, nel 2018 il Movimento di Di Maio il 33%, nel 2019 la Lega di Salvini il 34%. Squallidi personaggi che oggi navigano con ben altre percentuali.
Adesso è il turno della Meloni che per affermarsi ha dovuto “opporsi” all’ammucchiata di servizio a Draghi, tra cui i suoi alleati e, per sopravvivere, sarà costretta a dar vita a un governo fedele all’agenda Draghi, garante del capitale, dell’UE, della Nato, degli Usa.
A chi, invece, ha manifestato imperterrito vocazioni elettoralistiche ci limitiamo a ricordare che porre la questione della rappresentanza di classe sul piano istituzionale è un grossolano errore, quando slegato dalla partecipazione attiva della classe, della parte più combattiva e determinata, alla costruzione di movimenti di massa e alla ricostruzione del proprio Partito. Una deviazione politica che conduce all’incapacità di uscire dal circolo vizioso di alleanze strumentalmente elettorali, destinate al fallimento perché prive del sostegno di un blocco sociale di classe di riferimento, in grado di imporre nel paese la trasformazione rivoluzionaria nella direzione del socialismo-comunismo.
Il governo che sarà… amministrerà la crisi capitalistica – aggravata dalla guerra in Ucraina – intensificando il processo fascistoide dello Stato, in continuità con la fedeltà alla UE e agli Usa, e col sostegno ai piani guerrafondai della Nato.
Lo ribadiamo: in questa fase la smania elettoralistica legittima lo Stato borghese mentre un voto utile è organizzarsi e lottare per gli interessi e i bisogni di classe e per la classe!
Per i comunisti più intensa dovrà essere l’attività militante di sostegno e di sviluppo alle lotte operaie, sociali, popolari e antifasciste, al di là di tornate elettorali, e maggiore l’impegno per la ricostruzione del Partito comunista, strumento indispensabile all’abbattimento del regime capitalistico per una società socialista-comunista.

Unione di Lotta per il Partito Comunista (ULPC)

unionedilottaperilpartitocomunista@tutanota.com

5 ottobre 2022

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Sulla lotta dei prigionieri e delle prigioniere palestinesi

I prigionieri sono parte attiva della lotta di un popolo che si rifiuta di essere diviso e isolato

Settembre 2022: oltre 1200 prigionieri palestinesi hanno iniziato lo sciopero della fame per costringere il regime colonialista nazisionista ad implementare e realizzare tutti gli accordi che servono a rendere più facile la vita in carcere dei palestinesi.
È passato un anno dalla famosa evasione dei sei prigionieri dal carcere di massima sicurezza israeliano, da allora le autorità carcerarie nazisioniste hanno azzerato tutti gli accordi ed hanno avviato una campagna di repressione e punizioni collettive, in particolare nei confronti dei prigionieri del Jihad Islamico. Il risultato è lo stravolgimento della vita quotidiana di ogni prigioniero con trasferimenti continui che impediscono persino l’ambientazione semplice.
Hanno ridotto i beni di consumo come le varie cibarie che si potevano comprare allo spaccio del carcere. Le visite dei familiari sono state cancellate, uso continuo dell’isolamento in celle insopportabili, cure mediche dei malati inesistenti e, soprattutto le continue retate nelle celle in cerca di chissà cosa mettendo sotto sopra le celle e sottoponendo i prigionieri a maltrattamenti e vessazioni di ogni genere.
Le rivendicazioni dei prigionieri sono richieste semplici che le autorità carcerarie devono garantire a prescindere, invece, nelle carceri sioniste persino le cose più elementari vengono negate. Al fine di raggiungere questi obiettivi i prigionieri si sono uniti in un corpo unico, hanno annullato le fazioni politiche ed istituito un alto comitato di lotta. Hanno azzerato l’organo di rappresentanza facendo in modo che le autorità non sappiano più con chi trattare e siano costretti a parlare e trattare con ogni singolo prigioniero.
Le cose si stanno complicando e la gestione della situazione è diventata impossibile. Naturalmente non sono mancati i tentativi repressivi volti a porre fine alla protesta ancor prima che iniziasse. Corpi speciali vengono richiamati e buttati nella mischia. Hanno provato a dividere i prigionieri a seconda della loro appartenenza politica e di mettere gli uni contro gli altri.
Va precisato che i prigionieri del Jihad Islamico e del Fronte Popolare sono coloro che subiscono la maggior dose dei maltrattamenti e della repressione in quanto sono gli elementi di maggior unità e saldatura con gli altri.
Il giorno di inizio dello sciopero della fame e dopo una settimana di scontri, le autorità carcerarie hanno abbassato la testa e accettato molte delle richieste avanzate dai prigionieri i quali hanno vinto la loro battaglia prima di incominciare. Sei mesi prima, però, era cominciata la battaglia di alcuni (5) detenuti/sequestrati in detenzione amministrativa. Quattro dei quali – e dopo alcuni mesi dello sciopero della fame – furono scarcerati, la loro condizione era precipitata e stavano rischiando la morte. Ne è rimasto uno, Khalil Awawdah, che malgrado le sue condizioni molto gravi le autorità carcerarie si rifiutavano di liberarlo. Sembrava una sentenza di morte per accanimento.
Questa voglia di assassinare Khalil nasce probabilmente da semplici motivi: appartiene al Jihad Islamico che attualmente è la fazione palestinese ritenuta dai sionisti la più pericolosa e, se questo non bastasse, Khalil è una persona molto istruita, un intellettuale carismatico e, per usare la terminologia di oggi è un influencer. È il tipo di personaggio tra i più ricercati dai servizi nazisionisti con l’intenzione di ucciderlo. Khalil per loro doveva solo morire, invece, è sopravvissuto a 172 giorni di sciopero totale della fame perdendo ben 51 chili di peso.
Sono state le sue immagini che hanno cominciato a circolare e riempire il web, le sue parole molto pacate hanno messo in grande imbarazzo gli amici/sostenitori dell’entità sionista, insieme alla solidarietà del popolo palestinese e al pericolo di una deflagrazione totale a convincere il boia a tornare sui suoi passi. Le parole di Khalil Awawdah rispecchiano il quadro in maniera molto chiara: “siamo un popolo che non si arrende, o la vittoria o la morte”. Lui ha vinto e hanno vinto tutti coloro che gli sono state vicini. Dal 2 ottobre Khalil è libero e in questo mese che gli è rimasto dovrà solo curarsi e riapproppriarsi della propria salute.

Il 20 settembre 2022

– i servizi della Sulta (ANP) arrestano 3 fedayn di Hamas a Nablus. L’arresto avviene in maniera brutale e visto l’alto grado di comando di uno dei tre, l’arresto provoca un’ondata di protesta e di scontri con i servizi dell’Anp nonché una forte reazione politica contro l’Anp stessa e la sua politica di perseguire la resistenza e i suoi dirigenti più carismatici. Questo passo dei servizi della Anp sembra una risposta di servilismo alle critiche e attacchi sionisti.

– il 20 settembre una trentina di compagni del FPLP sequestrati dai servizi nazisionisti e posti agli arresti amministrativi hanno dichiarato lo sciopero della fame che è iniziato il 25 settembre contro la prassi di questo tipo di arresto. Il totale degli arresti amministrativi è salito a toccare la cifra di 760. Ciò indica che i nazisionisti stanno cercando disperatamente di arrestare questa ondata prima che si estenda e raggiunga i livelli di una Intifada popolare vera e propria e diventi la scintilla di una deflagrazione ancora più generale che coinvolgerà quella armata di Gaza;

– 20 settembre, la polizia nazisionista nella città di Holon a sud est di Telaviv sospetta un attentato che ha provocato la morte di una donna anziana. Nei filmati delle telecamere si vede una persona vestita di nero scagliarsi contro questa donna con un oggetto pesante. Finora i resistenti palestinesi hanno cercato di non colpire le donne, gli anziani e i bambini, perciò, questo fatto desta sospetto sulla natura di questo assassinio che sa di un crimine comune che si vuole addossare alla resistenza palestinese con lo scopo di screditarla.

Il rapporto tra il popolo palestinese e i prigionieri

Più di vent’anni fa un vecchio compagno palestinese dichiarava: “I combattenti sono come l’acqua pura che scorre nel letto del ruscello che supera rocce e ogni ostacolo che incontra”. Un popolo che ha superato sofferenze inaudite per rivendicare il suo diritto alla libertà: dall’inizio dell’occupazione sionista della Palestina circa il 20 per cento dei palestinesi è stato imprigionato almeno una volta, comprese 16.150 donne. Attualmente sono incarcerati 4.800 palestinesi, di cui 48 donne in condizioni disumane, 250 bambini, 760 sono invece i detenuti amministrativi. Cioè sottoposti alla pratica ereditata dal colonialismo inglese, attraverso la quale i sionisti incarcerano senza fornire prova delle accuse, senza processo e per un tempo indefinito.
I prigionieri sono parte attiva della lotta di un popolo che si rifiuta di essere diviso e isolato. La forza politica dei/le prigionieri/e sostiene e unisce la ferma resistenza popolare a Beta, nel campo di Jenin, la coesione dei palestinesi dell’an Naqb (in ebraico Negev) di fronte al continuo assalto della pulizia etnica, la resistenza di Gerusalemme, di Gaza e quella dei territori del ’48.

In Corea del Sud lotte contro il governo

Un appello contro la cricca di Yongsan, nemico affamatore del popolo

La Corea del Sud è infiammata da una crescente rabbia contro il presidente Yoon Suk-yeol che ha commesso crimini fraudolenti con le sue politiche antipopolari. Sono numerosi i sudcoreani che, insieme con le associazioni, tra le quali People’s Sovereignty Solidarity, la Confederazione dei sindacati coreani, la Federazione dei sindacati coreani e altre organizzazioni sindacali, gruppi sociali, giovanili e femminili manifestano contro la cricca Yoon arrivata al potere dopo aver attirato i sentimenti del pubblico con discorsi accattivanti.
Yoon Suk-yeol  ha sempre parlato di “politica per il popolo” in pubblico, ma poi ha creato l’ufficio presidenziale con amici e parenti, con un parco giochi per sua moglie e per i suoi accoliti. Ha formato il governo con amici intimi nominandoli ministri e viceministri. Ha trasformato procura, polizia, National Intelligence Service in sue guardie del corpo. Cerca in ogni modo di rimuovere i suoi rivali politici dagli organi progressisti dei circoli politici, sindacali e della stampa del paese.
Oggi,lontano dal venire incontro alle richieste popolari, il governo reprime duramente le proteste con la forza e con denunce, Infatti non si è mai verificata una tale resistenza nei confronti di un presidente, dopo soli 100 giorni dal suo insediamento. Davanti al palazzo presidenziale di Yongsan, dell’Assemblea nazionale e in tutta la Corea del Sud – comprese Seul, Busan e Ulsan – i manifestanti denunciano tutti i mali del governo corrotto: crisi economica, carovita, lavoratori sull’orlo del licenziamento, disoccupazione alta, frequenti vari tipi di disastri industriali e molti morti nei loro luoghi di lavoro, dipendenza dalle forze straniere, conflitto intercoreano, manovre di guerra,  la sua politica sfacciatamente pro-USA e giapponese, riducendo il Paese sempre più una colonia degli Stati Uniti e urlano gli slogan: “Yoon sei la radice di tutti i mali, dimettiti!” e “il governo Yoon con le tue proposte fallimentari, vattene!”. Strappano e bruciano le foto di Yoon e organizzano azioni più risolute: dimostrazioni, marce in strada, performance artistiche.
Il Fronte Democratico Nazionale Antimperialista della Corea del sud (AINDF), lo scorso 3 settembre ha lanciato un appello al popolo sudcoreano nel quale si chiede: “Costruiamo una resistenza nazionale per gettare in mare il capo della banda antipopolare di Yongsan”, nemico e affamatore del popolo, per cacciare Yoon e fargli fare la fine di ParkGeun-hyel’ex presidente (figlia del presidente e dittatore salito al potere con un colpo di Stato nel 1961) che era stata condannata a 20 anni di carcere per corruzione, e per una nuova politica e una nuova società.
In Corea del Sud la popolazione ha paura della guerra. La storia della politica sudcoreana è sempre stata sotto il controllo degli Stati Uniti e sempre corrotta, ma non c’è mai stato un peggioramento della situazione generale così importante.

Salari e occupazione in Gran Bretagna

Michael Hunt, organizzatore della GMB, ha dichiarato: “Questi lavoratori stanno affrontando la peggiore pressione sul costo della vita in una generazione”.

Ci sono notizie contrastanti su salari e posti di lavoro nel Regno Unito. Sembra che il boom post-pandemia stia per finire. Il tasso di disoccupazione nei tre mesi fino a luglio è stato del 3,6%, il più basso mai registrato dal 1974. Inoltre, l’aumento delle retribuzioni normali non riesce a tenere il passo con l’aumento del costo della vita.

James Reed, proprietario di Reed.co.uk, afferma: “C’è ancora un numero molto elevato di offerte di lavoro e le persone stanno ancora pubblicizzando molti posti di lavoro, ed è per questo che abbiamo visto la disoccupazione continuare a diminuire”, aggiungendo che ” molti datori di lavoro stanno ancora faticando a reclutare”.

Il calo della disoccupazione è dovuto in parte alle persone che rinunciano a cercare lavoro. Il tasso di inattività è salito al 21,7%, il che significa che molte persone in età lavorativa non hanno un lavoro. I posti vacanti negli annunci di lavoro, nello stesso periodo, sono diminuiti di 34.000 tra giugno e agosto.

La crescita salariale nel settore privato da maggio a luglio è stata del 6%, mentre nel settore pubblico è stata solo del 2%. Questo è il divario più grande da molti anni. È meglio che i sindacati del settore pubblico si diano una mossa.

I capi azienda si lamentano che non riescono a trovare lavoratori, il che mette i sindacati in una posizione di forza. La BBC cita il lamento di Rob Sutton, fondatore di RKW, un produttore di piccoli elettrodomestici con sede a Stoke-on-Trent, cui non piace il fatto che le spese per i salari siano aumentate di oltre 2,5 milioni di sterline negli ultimi due anni, come se questo fosse una cosa negativa per la classe operaia.

Ha raccontato di “esempi in cui le agenzie di reclutamento sono entrate nel nostro parcheggio dei dipendenti e hanno messo sui parabrezza lettere dove era scritto ‘ti daremo £ 1.000 se entrerai nella nostra azienda per indurli a dimettersi perché c’è stata una massiccia carenza di addetti alla gestione ordini e al magazzino”. Questa situazione, secondo lui, è dovuta al fatto che “molti dei lavoratori europei sono tornati a casa prima del COVID”.

I sindacati dovrebbero battere il ferro finché è caldo reclutando, in modo da essere in una posizione di forza quando dovranno sostenere lotte difensive.

Martedì è stato annunciato che la catena di supermercati Sainsbury’s ha aumentato lo stipendio a 127.000 dipendenti pagati all’ora di 25 pence l’ora da metà ottobre, portandoli da £ 10 a £ 10,25 l’ora e da £ 11,05 a £ 11,30 l’ora a Londra. L’USDAW afferma che l’aumento di stipendio del 2022 è del 7,9% in totale e ammonta al 28% dal 2017.

Il funzionario nazionale dell’USDAW [sindacato del settore vendita al dettaglio e distribuzione – n.d.t.], Dave Gill, ha dichiarato: “È un momento molto difficile e siamo particolarmente lieti che questo ulteriore aumento, che entrerà in vigore a partire da ottobre 2022, non sostituirà il consueto processo di revisione delle retribuzioni che si svolge ogni anno a marzo.
“Con il costo della vita in continuo aumento, abbiamo mantenuto aperto il nostro dialogo con Sainsbury’s e siamo lieti che l’azienda abbia risposto in modo così positivo. Si tratta di un premio autunnale aggiuntivo senza precedenti e il cibo gratuito e lo sconto aggiuntivo saranno apprezzati dai nostri membri”.
L’ultimo punto si riferisce al fatto che il nuovo accordo prevede anche la fornitura di prodotti alimentari di base durante i turni fino alla fine dell’anno e sconti più elevati da Sainsbury’s e Argos. Viene da chiedersi, se ci saranno controversie, se qualcuno pensa che il salmone affumicato sia un alimento base. Più seriamente, è una vergogna che i salari dei lavoratori siano così bassi che tali minori benefici accessori siano ritenuti così importanti da alti funzionari sindacali.
Infine, solo per dimostrare la continuità della lotta di classe, a Newcastle più di 200 lavoratori di Baker Hughes, produttore di oleodotti per l’industria petrolifera e del gas, sono stati mobilitati dalla GMB [sindacato intercategoriale – n.d.t.] per una vertenza sindacale, avendo rifiutato offerte di aumento di 4 e 4,56%.
Michael Hunt, organizzatore della GMB, ha dichiarato: “Questi lavoratori stanno affrontando la peggiore pressione sul costo della vita in una generazione. Il 4,5% non è neanche lontanamente sufficiente. Questa è una multinazionale che produce tubi vitali per il settore energetico: la lista degli ordini è piena per gli anni a venire. Può permettersi di fare di meglio con i suoi lavoratori”.

https://www.newworker.org/archive2022/nw20220916/wages_and_jobs.html

dal corrispondente del New Worker

Birmania: strage di bambini da parte dei militari

comunicato ULPC

A conferma di quanto sia brutale (se ce ne fosse bisogno) la giunta militare birmana del Myanmar è stato l’attacco aereo indiscriminato in aree civili, il 16 settembre, nel villaggio di Let Yet Kone. Dietro la motivazione che erano usati come scudi umani contro le forze anti golpiste 11 bambini sono stati atrocemente uccisi e almeno 15 sono dispersi. Molti di loro sono stati cremati dai soldati per cancellare le tracce dell’atrocità commessa.

Le testimonianze sono drammatiche: “C’erano pozze di sangue all’interno della scuola. Pezzi di carne sparsi dappertutto, sui ventilatori, sui muri e sul soffitto”, tanto che i genitori arrivati a cercare i loro figli, hanno trovato solo dei vestiti, e non hanno potuto nemmeno celebrare i funerali.
I nostrani mass-media – troppo presi dal trasmettere i funerali della regina inglese – hanno passato questa notizia sottotono. Chissà se il Papa, così attento alla vita dei bambini ucraini, sarà stato aggiornato o se questi bambini hanno un altro colore.
Nel 2015 le elezioni sono state vinte dal partito guidato da San Suu Kyi (tanto cara all’Occidente capitalista), la National league for democracy (NLD), ma il governo – che si regge su un sistema parlamentare, Stato unitario, Repubblica presidenziale – è in massima parte amministrato da giunte militari che hanno imposto un regime autoritario e dittatoriale con profondi problemi di carattere socio-economico che emergono in tutta la loro violenza. Che ha costretto masse di persone sfuggite alle violenze di rifugiarsi in Bangladesh dove non hanno certo trovato un luogo per stabilirsi definitivamente.