accadde oggi

21 febbraio 1848
Viene pubblicato a Londra il “Manifesto del Partito comunista” di Marx ed Engels, un’opera che stabilisce la divisione delle classi: proletariato e borghesia. La prima parziale traduzione italiana fu pubblicata nel 1889.

21 febbraio 1934
Muore assassinato Augusto César Sandino, generale di uomini liberi e vincitore delle truppe di invasione degli Stati Uniti in Nicaragua.
“Non abbandonerò le mie montagne finché resterà un gringo in Nicaragua. Non abbandonerò la mia lotta finché ci sarà un diritto da difendere. La mia causa è la causa del mio popolo, la causa dell’America, la causa di tutti i popoli oppressi”

A FIANCO degli operai in lotta!

A SOSTEGNO delle vertenze Sanac di Massa e Korber Tissue (ex F.Perini) di Lucca in difesa del posto di lavoro

Operai, lavoratori e lavoratrici in lotta con scioperi, presidi e manifestazioni…

Abbiamo il compito e il dovere di sostenerli fino in fondo nella lotta per il lavoro, il salario, la dignità. Altre esperienze operaie insegnano per aver messo in pratica autonomia, unità, lotta, mobilitazione, autorganizzazione. Questo è l’obiettivo, non la concorrenza fra appartenenze e sigle, con dannose campagne acquisti che spingono a passare da un sindacato all’altro.

Respingiamo questo modo deleterio di procedere, che alimenta e favorisce divisioni e frammentazioni. Ognuno rimanga legittimamente nel proprio sindacato al fine di costruire una unità maggiore e superiore, contro qualsiasi forma di burocrazia e di contrattazione al ribasso o a perdere.

L’esperienza della ex Gkn ha avuto grande importanza per essere stata, per mesi e mesi, una spina nel fianco per istituzioni e politica, come per realtà sindacali confederali e di base. Per aver dimostrato la propria autonomia ed essere stata capace di mobilitarsi e mobilitare fino a costruire larghi consensi e alleanze, assemblee e manifestazioni popolari.

Un’esperienza che ha rappresentato una modalità ormai estranea a sindacati vecchi e nuovi, che ha saputo mostrare che l’unità e la lotta sono altra cosa rispetto all’attuale condotta sindacale, lontana dalla base dei lavoratori e lavoratrici, infarcita di metodi burocratici e istituzionali.

Il Collettivo di fabbrica Gkn ha impersonificato e interpretato bene la tradizione dell’unità e della lotta: pratica, concreta, materiale. Le parole d’ordine ‘insorgiamo/convergiamo’ hanno avuto visibilità e adesione, le grandi manifestazioni del settembre 2021 e del marzo 2022 hanno trasmesso fiducia e incoraggiamento a settori di classe e di movimento.

Il Collettivo di Territorio (Viareggio/Versilia – Massa/Carrara) è una forma concreta per svolgere una funzione di unità e di lotta. Oltre a favorire rapporti e relazioni unitarie tra rappresentanti di queste esperienze, interiorizzando il concetto che nessuno si salva da solo.

Organizzare, unire e mobilitare, lavoratori/trici, delegati Rsu/Rls, attivisti sindacali, a sostegno delle lotte e delle vertenze

Collettivo di Territorio di Viareggio/Versilia-Massa/Carrara

17 febbraio 2023

Solidarietà e sostegno alla popolazione siriana colpita dal terremoto

riceviamo e volentieri pubblichiamo

Il popolo siriano affronta ormai da 12 anni una serie di terremoti con quest’ultimo molto devastante e distruttivo. L’energia scaricata da quest’ultimo terremoto è della forza di decine di bombe atomiche tanto che non ha lasciato scampo alle popolazioni della Turchia e della Siria. Diverse città in entrambi i paesi sono state letteralmente spianate, con migliaia di morti e feriti.
Una catastrofe e una tragedia immane che nel caso siriano è duplice, per la guerra imperialista scatenata contro la Siria nel 2011, guerra che dura ancora con un’aggravante: l’embargo e le sanzioni decretate unilateralmente dagli USA contro lo Stato siriano. Come se non bastasse, la guerra, oltre a distruggere tutte le infrastrutture e la rete di servizi, ha determinato una ondata di sfollamento di milioni di siriani con oltre 5milioni di rifugiati nei paesi limitrofi Turchia, Libano e Giordania, nonché gli sfollati interni. Tutto ciò che non è stato distrutto dalla guerra è stato colpito dall’embargo e dalle sanzioni criminali, le quali colpiscono duramente la popolazione. Grazie all’embargo USA vengono a mancare una serie di prodotti di prima necessità e di pezzi di ricambio, specialmente nel settore sanitario. Gli effetti di questo crimine si sono visti durante quest’ultimo terremoto ma solo grazie alla eroica risposta del personale e del popolo siriano, questi effetti sono stati in parte contenuti.
Gli USA, dalla caduta dell’Unione Sovietica, si sono auto nominati padroni del mondo. Essi si arrogano il diritto di giudicare chi è buono e chi è cattivo sferrando spesso una guerra distruttiva contro quest’ultimo o, appunto, decretando embarghi e sanzioni. I popoli colpiti dalla barbara azione sono innumerevoli in America del Sud, Africa e Asia occidentale. Queste misure hanno provocato carestie e portato tante popolazioni alla fame, tutto per piegare le loro resistenze e obbligare tutti a mettersi al servizio degli interessi imperialistici Yankee. Il messaggio è chiaro: che nessuno osi sfidare l’impero. Gli USA si sono autonominati unico GIUDICE che decreta sentenze in nome della democrazia e dei diritti umani, fatale per chiunque. Il dominio degli USA nelle sedi delle istituzioni internazionali ha messo la credibilità di queste istituzioni sul lastrico, spesso paralizzando le loro attività con la loro distruzione come conseguenza ultima.
Non soddisfatti ancora del loro lavoro, gli USA rubano letteralmente tutte le risorse di un vasto territorio siriano, la regione del nord-est. Questo territorio, il granaio della Siria e molto ricco di risorse energetiche, è stato occupato dagli USA nel 2015, con l’avallo e l’aiuto dei ribelli locali. Risorse energetiche e grano sottratte per privare la Siria e il popolo siriano di queste ricchezze e costringendo il governo a chiedere aiuto e rifornimento ai paesi amici con costi esorbitanti per le casse semi vuote dello Stato.
Alla luce di tutto ciò, chiediamo a tutti i compagni e tutte le compagne la massima mobilitazione e il massimo impegno per aiutare il popolo siriano:

– costringere gli Usa a ritirare le sue truppe dalla Siria e dismettere il suo sostegno ai gruppi del terrore;

– costringere l’imperialismo occidentale a togliere immediatamente l’embargo alla Siria;

– costringere gli imperialisti Yankee a smantellare le centinaia di basi militari sparse nel mondo e di porre fine alle ingerenze negli affari interni dei popoli

Chiediamo, inoltre, a tutti di mobilitarsi in campagne d’aiuto al popolo siriano messo in ginocchio dalla guerra, dalle sanzioni, dall’embargo e dal terremoto.

La solidarietà tra i popoli ha luogo nei momenti difficili e l’indifferenza “uccide” tutti

Viva la Siria libera e indipendente

Viva il popolo siriano

Collettivo Per La Palestina

accadde oggi

20 febbraio 1956

A Comiso (Ragusa) negli scontri con la polizia durante una manifestazione vengono uccisi i braccianti: Vitale e De Luca; ad Andria (Bari) viene ucciso il contadino Ruotolo e altri rimangono feriti

20 febbraio 1982

All’azienda Felici a Prato due lavoratori vengono licenziati per aver diffuso un volantino contro la nocività in fabbrica

accadde oggi

18 febbraio 1984:
Viene firmato l’Accordo di Villa Madama, il nuovo concordato tra Italia e Santa sede che venne sottoscritto dal Segretario di Stato vaticano Agostino Casaroli e dal presidente del Consiglio italiano Bettino Craxi. Viene istituita la parificazione delle scuole private ecclesiastiche alle scuole pubbliche e la parificazione delle qualifiche e dei diplomi ottenuti nelle scuole ecclesiastiche

La situazione economica in Siria

Com’era la Siria prima del decennio di fuoco che ha bruciato la Siria popolo e terra per comprendere meglio la situazione grave in cui si si trova questo paese occorre descrivere le condizioni antecedenti.
Questo passaggio è necessario per capire meglio il disastro che ha colpito il paese arabo con la cosiddetta rivoluzione siriana e l’aggressione imperialista e sionista.
Malgrado la situazione di guerra vissuta dalla Siria per decenni, 1948-2011, che depauperò la sua fragile economia e, soprattutto, dopo la guerra del 1973, il governo siriano ha iniziato a fare passi verso una strategia economica che oggi chiamiamo “economia di resistenza”. Il cardine di questa strategia era l’indipendenza dai fattori esterni pensando allo sviluppo interno, sia come produzione sia come mercato. Un aiuto immenso a livello dello scambio ci fu grazie al blocco dei paesi “socialisti” e da quelli non allineati.
Per uscire dalle condizioni di arretratezza tecnologica ed industriale i vari governi siriani hanno investito molto in materia di istruzione e formazione dei propri cittadini. Scuole e università potenziate, decine di migliaia di studenti sono mandati a studiare all’estero, soprattutto nelle università dei paesi “socialisti”. In poco tempo la situazione sociale e culturale in Siria viene rivoluzionata e questo si rispecchia sulla vita quotidiana dei cittadini che per lo più si attesta su livelli medi, di non povertà e tanto meno di non troppo agio.
La scelta dello Stato siriano di questo tipo di economia l’ha preservato dall’indebitamento e dai condizionamenti che ne derivano. Anche la scelta di dividere la Siria in diverse aree di produzione è stata una strategia azzeccata:
1- la zona di Damasco (meridionale) come centro per lo più culturale;
2- la zona di Aleppo (settentrionale-occidentale) come centro industriale;
3- la zona centro-orientale come agricolo.
Questa scelta fu dettata da due fattori principali:
– allontanare l’industria dai confini meridionali e lontano dai raid aerei israeliani
– mettere l’agricoltura vicino alle sorgenti d’acqua.
La Siria e l’Iraq in misura minore sono stati gli unici paesi arabi che hanno raggiunto lo stato di autosufficienza in:
– produzione agricola
– produzione di medicinali
– produzione energetica
– produzione industriale in varie materie
– in servizi come l’istruzione, la sanità.
Malgrado questo sviluppo i margini delle libertà personali non andarono di pari passo e con la scusa dello stato di emergenza (diventato quasi permanente), il dissenso politico era quasi un tabù e punito con il carcere. Probabilmente è questo il fattore principale che incendiò la Siria.
La situazione con la guerra
L’aggressione che la Siria ha dovuto affrontare e che dura fino ad oggi ha comportato una distruzione quasi totale su tutti i fronti sia umano che industriale. L’embargo decretato dall’imperialismo occidentale ha dato il colpo mortale ad un paese agonizzante.
Sul piano umano l’aggressione, oltre a dividere il territorio, ha diviso il popolo. Fino ad oggi metà del popolo siriano vive fuori dal territorio controllato dallo Stato di cui quasi 7 milioni vivono all’estero nei campi profughi in Turchia, Libano e Giordania e quasi 2 milioni fuori dalla regione. Altri 4 milioni circa si trovano nei territori siriani controllati dai vari gruppi terroristici: Idlib, il nord della provincia di Aleppo, le provincie di Arraqqa e di AlHasaka.
a) Questa mancanza di popolo rende l’operazione della ricostruzione, ripresa e sviluppo alquanto difficile e lenta, manca in certa misura la mano d’opera e l’intellighenzia;
b) manca ancora il controllo sul proprio territorio e in particolare quello orientale di vitale importanza la sua ricchezza nelle fonti energetiche e di territorio agricolo. Questo territorio è ancora occupato dalle truppe yankee e dalle forze curde che ciclicamente derubano sia il petrolio estratto dai pozzi presenti in queste zone, sia i prodotti agricoli (il grano in particolare) privando lo Stato siriano di queste risorse per approvvigionarsi con conseguenze gravi sul processo economico e sulla vita quotidiana dei cittadini ed anche per la mancanza di gas per usi civili (produzione di elettricità e gas per la cucina). Il governo siriano è costretto a comprare quasi tutto dall’Iran con costi aggiuntivi, soldi che sarebbero tornati utili per la ripartenza dell’economia.
L’embargo decretato dall’amministrazione Trump impedisce gli investimenti di aziende straniere in Siria per paura di ritorsioni.
Va ricordato inoltre che il settore industriale è stato in parte smantellato e venduto in Turchia e in parte distrutto. In poche parole lo Stato siriano si è trovato a ripartire quasi da zero e, attualmente, sta elargendo aiuti a vari investitori nazionali per riprendere le attività nelle zone liberate.
In conclusione la situazione economica in Siria a dire poco è disastrosa anche se le prospettive sono abbastanza allettanti o promettenti. Ma per vedere cambiamenti significativi bisogna aspettare almeno un paio d’anni e vedere come andranno a finire le trattative con la Turchia per acconsentire il ritorno di 3,5milioni di siriani, e per lo smantellamento dei gruppi terroristici sotto la sua influenza.
Con lo sblocco di questa situazione diventa facile sbloccare anche quella con il Libano e il ritorno di un milione di siriani rifugiati nel paese dei cedri.
Per quanto riguarda i territori orientali, le truppe occupanti yankee si troveranno costrette a sloggiare onde evitare di essere circondati da forze ostili e contro le quali non sono in grado di difendersi (truppe insufficiente numericamente ad ingaggiare una guerra, 1500 soldati circa).

Le lotte in Francia contro la riforma della previdenza sociale e il ruolo dei lavoratori pensionati nella società

L’inizio del 2023 in Francia è stato scosso da una serie di partecipatissimi scioperi e imponenti manifestazioni che hanno visto riversarsi nelle strade di tutto il paese milioni di lavoratrici e lavoratori, pensionati e studenti in opposizione alla riforma (ma si tratta a tutti gli effetti di una vera e propria contro-riforma) delle pensioni che il governo francese sta cercando di far passare a tappe forzate.
È da tempo che non si vedevano tutti i sindacati, ‘istituzionali’ e di base, proclamare insieme gli scioperi; gli studenti, vessati dall’introduzione negli anni scorsi dell’alternanza scuola-lavoro (si calcola oltre un milione di studenti-lavoratori), unirsi ai lavoratori insieme ai giovani precari che non riusciranno mai ad accumulare gli anni di contribuzione necessari alla pensione, insieme alle donne, le più penalizzate dalla riforma a causa degli stipendi inferiori a quelli degli uomini, dell’alta incidenza di lavori part-time, dall’interruzione dei periodi lavorativi per la maternità, l’assistenza in famiglia ai figli e agli anziani, a causa dei tagli ai servizi sociali.
Queste mobilitazioni sono in continuità con quelle della fine del 2022 indette per rivendicare aumenti salariali sull’onda del malcontento prodotto prima dall’aumento della povertà, soprattutto tra i giovani durante la pandemia, e poi dall’inflazione; hanno saputo coagulare la solidarietà di lavoratrici e lavoratori di vasti settori che talvolta si è espressa in forme originali come nel caso degli interventi dei Robin Hood di EDF (la principale azienda francese fornitrice di energia), lavoratori che si sono prestati a ripristinare l’elettricità alle famiglie e agli organismi sociali a cui era stata tagliata dall’azienda per l’impossibilità di pagare le bollette.
In sintesi, nei suoi aspetti principali, la contro-riforma delle pensioni prevede l’innalzamento dell’età minima pensionabile da 62 a 64 anni entro il 2030 e l’aumento degli anni di contribuzione da 41 a 43 dal 2027, con penalizzazioni (la pensione ‘piena’ si ottiene a 67 anni); l’equiparazione dei dipendenti pubblici, che attualmente godono di condizioni più favorevoli, a questo stesso trattamento; innalzamento di 2 anni dell’età pensionabile anche nel caso di lavori riconosciuti come usuranti; abolizione delle forme pensionistiche speciali (trattamenti più favorevoli) per i nuovi assunti; aumento dell’importo mensile delle pensioni più basse, in alcuni casi, a quasi 1.200 euro lordi (importo che tuttavia risulta inferiore alla soglia di povertà in Francia, soprattutto per chi vive in città), da settembre 2023.
Rispetto ai requisiti di pensionamento che abbiamo oggi in Italia, grazie alla riforma Fornero, quelli previsti dalla riforma francese possono apparire meno penalizzanti ma, in realtà, bisogna tenere conto delle condizioni di lavoro particolarmente pesanti che vivono gli operai in Francia. Secondo i dati dell’INSEE (l’istituto nazionale di statistica francese) gli operai hanno una speranza di vita significativamente inferiore rispetto a quella di un quadro o di un dirigente e un’alta probabilità di sviluppare una patologia invalidante prima dei 60 anni; inoltre, ben il 20% dei lavoratori a basso reddito muore prima di andare in pensione o vi sopravvive pochi anni.
L’attacco alle pensioni viene da lontano e ha sempre incontrato, in Francia, una massiccia risposta in termini di scioperi e manifestazioni: nel 1993 il governo aumenta il numero minimo di anni di contribuzione necessari per il settore privato; nel 1995 la riforma organica delle pensioni per il settore pubblico, inserita in un piano più ampio di revisione dello stato sociale, viene bloccata dalle imponenti mobilitazioni delle lavoratrici e dei lavoratori: il governo ‘cede’ sulle pensioni dei dipendenti pubblici ma fa passare i provvedimenti più strategici per la borghesia, ossia i tagli alla sanità e ai servizi pubblici, la privatizzazione degli enti statali dell’energia, della telefonia, delle poste, dei trasporti ecc.; nel 2019 un nuovo tentativo di riforma con contenuti analoghi a quelli attuali viene accantonata dopo mesi di scioperi unitari in tutti i settori dell’economia e a causa dello scoppio della pandemia.
Le motivazioni addotte dal governo francese per procedere con la sua riforma sono sempre le stesse e sono quelle che conosciamo bene anche in Italia: l’invecchiamento della popolazione, il rapporto sempre più sfavorevole tra lavoratori occupati che versano contributi e pensionati. La presunta necessità, quindi, di salvare il sistema previdenziale, che in Francia è ora in deficit di 2 miliardi di euro, che altrimenti andrebbe in fallimento.
In realtà, l’attacco alle pensioni sferrato dal governo francese con questa contro-riforma è una precisa scelta politica che, stando proprio ai numeri, poteva essere evitato: tenendo conto, ad esempio, dell’aumento di 100 miliardi delle spese militari e degli oltre 150 miliardi destinati al sostegno delle imprese, risulta evidente che 2 miliardi per ripianare il deficit del sistema previdenziale si sarebbero potuti trovare senza particolari sforzi economici. Ma non solo, secondo il COR (Consiglio di Orientamento per le Pensioni, organo preposto ad analizzare le questioni pensionistiche e formulare raccomandazioni al Primo Ministro), nonostante l’attuale deficit, le spese per le pensioni sono sotto controllo e nel lungo periodo sono destinate a stabilizzarsi per poi diminuire, facendo tornare in attivo il sistema previdenziale.
Il motivo vero per il quale la previdenza sociale deve progressivamente essere affossata va ricercato nelle crisi cicliche che, dagli anni ’70 del secolo scorso, investono sempre con maggior frequenza e profondità il sistema capitalista nei paesi imperialisti europei e riducono sempre più i margini di profitto. Le borghesie di questi paesi sono costrette a recuperare la quota di ricchezza sociale che le lotte operaie hanno storicamente strappato ai profitti per conquistare il diritto al riposo dopo anni di lavoro, indirizzandola a favore dei monopoli e dell’oligarchia finanziaria. Questo viene ottenuto principalmente con l’allungamento della vita lavorativa, il dirottamento delle risorse pubbliche che finanziano il sistema previdenziale verso le imprese private, la destinazione più o meno forzata dei contributi dei lavoratori ai fondi pensione privati, gestiti da società finanziarie e compagnie di assicurazione, per le quali si apre un vero e proprio nuovo redditizio mercato finanziario.
Per la borghesia, i pensionati non sono persone che, dopo una vita di lavoro attraverso la quale hanno creato la ricchezza per tutti, hanno il diritto di godersi gli anni di vita che gli restano in buona salute, coltivando i propri interessi; per la borghesia sono forza-lavoro non più utilizzabile per ricavarne profitto, sono “risorse umane” obsolete e costose.
Per questo, ma anche per l’assenza di un partito in grado di centralizzare la forza delle lavoratrici e dei lavoratori e di rappresentarne strutturalmente gli interessi, prima o poi, il governo francese farà in qualche modo passare la contro-riforma delle pensioni (analoghi provvedimenti sono già stati adottati o lo saranno a breve in tutti i paesi imperialisti europei); il governo lo farà, se necessario e come già ventilato, anche senza l’approvazione dell’Assemblea Nazionale (il parlamento francese) facendo leva sull’art. 47.1 della Costituzione che consente al governo, dopo 50 giorni di esame del testo, di promulgare la legge per decreto, senza alcuna votazione. D’altra parte l’involuzione in senso autoritario del governo francese, acceleratasi durante la gestione criminale della pandemia e nell’emergenza per la guerra in Ucraina, è un processo comune a tutta l’Europa e che subiamo anche in Italia.
Tutto ciò, comunque, non potrà cancellare il grande merito di queste mobilitazioni francesi che, rispolverando nelle manifestazioni un vecchio slogan del secolo scorso “no alla pensione dei morti”, hanno riproposto con forza la questione del ruolo dei lavoratori pensionati, e più in generale degli anziani, nella società.
Un ruolo che era stato delineato, negli anni immediatamente successivi alla Seconda Guerra Mondiale, proprio all’atto dell’istituzione del sistema di previdenza sociale francese, non a caso, da parte del ministro comunista Ambroise Croizat, operaio metallurgico e membro della Resistenza, descrivendo la pensione “non come l’anticamera della morte, ma come una nuova tappa della vita”, quindi non come un reddito per i lavoratori che non potevano più partecipare al processo produttivo, ma come un meritato periodo in cui si è ancora in buona salute e ci si può dedicare alle attività che non si potevano svolgere durante la carriera lavorativa, alla cultura, alla socialità.

14 Febbraio 2023

Massima allerta solidale: Qf verso la liquidazione?

Collettivo Di Fabbrica – Lavoratori Gkn Firenze

1. Quarto mese senza stipendio. Senza tredicesima. L’azienda non ci manda nemmeno le buste paga, i cedolini dello stipendio, da dicembre. Senza benzina per raggiungere i turni per svolgere l’attività vitale di custodia e manutenzione a salvaguardia della fabbrica. 98 decreti ingiuntivi approvati. Con un prototipo di Cargo Bike prodotto con le nostre mani e uno sguardo alla produzione di rinnovabili. Con un progetto di fabbrica pubblica e socialmente integrata. Senza nulla, ma pieni di orgoglio e dignità.

2. Borgomeo si prepara alla liquidazione? Voci insistenti si moltiplicano. Se così fosse, tutti lo sanno sulle nostre teste e alle nostre spalle. Se così fosse, questo sta avvenendo in barba ad ogni trasparenza sociale, contrattuale, sostanziale e formale. Sarebbe l’ennesimo schiaffo a istituzioni e tavoli tra le parti sociali. Il che dovrebbe come minimo fare indignare. L’indignazione, di solito, è un moto della dignità. E da sola, è ben poco. Ma pare che anche quel poco per le istituzioni sia troppo.

3. Ieri sono avvenuti i primi due pignoramenti mobiliari in Qf: da quel che ci è stato detto, è stato pignorato un robot motoman e un macchinario automatico per il controllo qualità denominato “Vision”. Eccellenze industriali, investimenti recenti, di industria 4.0, che giacciono inutilizzate e sprecate. L’azione legale dei lavoratori arriva a fare chiarezza dove un intero sistema istituzionale fallisce. E’ un dato di fatto.

4. Abbiamo presentato i piani industriali il 20 dicembre, dopo 10 giorni di consultazione popolare. Da lì sono partiti ulteriori incontri di approfondimento. La cassa integrazione per riorganizzazione è stata individuata come possibile strumento della messa a disposizione dello stabilimento ai piani di reindustrializzazione dei lavoratori e allo scouting pubblico della Regione. Il 20 gennaio Qf ha aperto la procedura di cassa. La procedura scadeva il 13 febbraio. Senza perdere un attimo, abbiamo dato disponibilità a incontri serrati, giorno e notte se necessario. Qf è sparita e ha dato disponibilità a discutere DAL 21 febbraio. 20 dicembre, 20 gennaio, 21 febbraio: così va avanti da mesi, sprecando mesi come fossero noccioline, di incontro in incontro. Incontri inconcludenti per dare l’impressione che qualcosa si discute, per non discutere di nulla. Borgomeo è uno sprecatore di mesi. Un cinico uso del tempo – deliberato o no, ognuno si faccia un’idea – con l’effetto di provare a indebolire e logorare la vertenza e il Collettivo di fabbrica.

5. Il diritto alla retribuzione è inviolabile. Non esistono “finestre di privazione retributiva” con un contratto a tempo indeterminato. Ed è il soggetto privato, l’impresa, che deve agganciare un eventuale ammortizzatore sociale. Se l’imprenditore privato – per incompetenza o pura negligenza o qualsiasi altro motivo – non è in grado di agganciare l’ammortizzatore sociale, paga il rischio di impresa, pagando gli stipendi. È un banale principio di responsabilità che vale per tutti, per noi, per voi, non per Francesco Borgomeo e per il Ministero del Lavoro, evidentemente. Con l’invenzione della cassa straordinaria retroattiva in deroga, infatti, il Ministero del Lavoro sancirebbe che si può decidere a febbraio 2023 come tu eri al lavoro e come avresti dovuto essere pagato nel 2022 (!!!).

6. Dalle visure, risulta che Pvar è diventata la controllante di Qf/Gkn Firenze al posto di Plar. Anche se il 23% del capitale sociale della Pvar è della Plar. Pvar è la seconda società creata da Borgomeo. La prima era Plar, creata nel 2021. Nel maggio del 2022, è stata creata la Pvar. La Pvar si occupa di “acquisizione di complessi, aziendali qualunque sia il loro oggetto sociale, (…) l’acquisto, la permuta, la vendita, la costruzione, la ristrutturazione di beni immobili”. L’eventuale liquidazione e questo cambio societario alludono forse ad una pura operazione immobiliare?

7. Firenze, sta succedendo di nuovo. Come alla Bekaert, come all’Electrolux. Sta succedendo ora. “Ma noi siamo ancora qua, eh già!”. Possiamo essere l’ennesimo episodio di ciò che è già avvenuto. O il precedente di quello che finalmente può cambiare. Ed è forse per questo che ci assediano: non si possono permettere un precedente. Ed è questo invece quello che ci stiamo giocando in questa vicenda. Noi ci stiamo giocando lo stipendio e il posto di lavoro. Voi tutte e tutti vi state giocando un precedente in grado di scompigliare l’intera politica di deindustrializzazione e impoverimento del paese.

8. Gli assedi a volte si rompono. Le maschere a volte cadono. La verità a volte riesce ad arrivare prima della bugia. E a volte la fabbrica riparte. Magari pubblica e socialmente integrata, mutualistica, in linea con una vera transizione ecologica. Massima allerta solidale, perché è il punto più buio della notte. Il punto più duro che però di solito precede l’alba. Massima allerta solidale, ognuno al proprio posto in questa vicenda.

#insorgiamo

Regionali: il “partito” astensionista strappa la maggioranza assoluta

Infatti, in Lombardia si è recato alle urne il 41% degli aventi diritto al voto, nel Lazio il 37%. Ai non votanti si devono aggiungere le schede bianche e nulle, da parte di elettori ed elettrici che non intendono delegare a partiti, movimenti e liste civiche, della kermesse elettorale. Se le elezioni avessero le stesse modalità del referendum, che per essere valido deve registrare almeno il 50% + 1 di votanti del corpo elettorale, sarebbero sonoramente bocciate.
Questi, se la suonano e se la cantano, ma in tanti, in troppi, non intendono più stare a sentire la loro musica.
Oltre il 60% degli aventi diritto al voto ha espresso, disertando le urne, dissenso e opposizione che, purtroppo, ancora non riescono a trasferirsi nei luoghi di lavoro, nei quartieri, nelle scuole, nelle piazze.
Le forze politiche e partitiche che tanto blaterano sulle loro maggioranze, quando va loro bene, governano e gestiscono il proprio potere con il 25%.
Nella Regione Lombardia si conferma una destra che ha disastrato la sanità pubblica; nel Lazio ‘vince’ l’avv. Rocca, presidente nazionale della Croce rossa, che favorirà ancora di più la privatizzazione della sanità in regione.
C’è continuità di questo governo con quelli del passato nell’amministrare il capitalismo, le imposizioni Ue, la complicità con Usa, Israele e Nato. È altrettanto vero che questo paese è sempre più nelle mani di una destra che vuole imporre l’oscurantismo civile e culturale e, soprattutto, rafforzare l’infame propaganda anticomunista.
Secondo il tripartito governativo – nonostante le loro contraddizioni – le “vittorie” di Roma e Milano rafforzano i 5 anni di governo, il tempo per poter attuare le controriforme quali presidenzialismo e autonomia differenziata.
A meno che i loro progetti autoritari, reazionari e repressivi, non siano ostacolati e respinti al mittente dal movimento operaio e popolare, protagonista e artefice della trasformazione dell’attuale sistema di sfruttamento e oppressione per le classi lavoratrici, i pensionati, i proletari.
La realtà è che i lavoratori possono vivere senza padroni
La verità è che i padroni non possono esistere senza chi lavora

Unione di Lotta per il Partito Comunista (ULPC)

unionedilottaperilpartitocomunista@tutanota.com

16 febbraio 2023