Dalla Rsu Qf ex Gkn

Alle lavoratrici, ai lavoratori, al territorio, alle istituzioni, alle organizzazioni sindacali, lunedì 21 novembre, tutte le lavoratrici e i lavoratori, tutto il territorio, sono invitati all’assemblea permanente che si terrà presso Gkn alle h 20.30

Per sconfiggere la calunnia che grava su di noi. Una mobilitazione sociale per il lavoro viene bollata come “occupazione abusiva” per dare una patente di inagibilità al sito. Un meccanismo che inverte causa ed effetto: la lotta per il lavoro viene usata come alibi da una proprietà che non ha né lavoro né piano industriale. Questa ormai è una vicenda eccezionale, dove l’eccezione è chiamata a riscrivere la regola. Qua non c’è più tempo per il compitino. Chi pronuncia una sola parola su Gkn, è chiamato a dire come intende trasformare le parole in fatti. Nel corso dell’assemblea illustreremo le prossime iniziative, la situazione della fabbrica, i progetti di ripartenza, la nascita della Società di Mutuo Soccorso Insorgiamo, per spiegare la fabbrica pubblica e socialmente integrata.
Chi ha paura di questa fabbrica, di 300 lavoratori senza stipendio e di questa intera comunità? Non di certo noi, che questa fabbrica l’abbiamo costruita e vissuta. Non di certo il territorio che questa fabbrica l’ha difesa, conosciuta, abbracciata. Gkn è uno spazio inclusivo, sicuro, curato. Curato dagli stessi lavoratori, dalla stessa comunità. Da quei soggetti che oggi chiedono di poter mettere in campo progetti, azioni, idee per farla ripartire. Può avere paura di questa fabbrica solo chi la vuole distruggere, raggirare, ingannare. Ma se male non vuoi fare, paura non devi avere.
Che cosa è in gioco oggi in Gkn? Saremo un precedente positivo o l’ennesima beffa per un intero paese. Saremo la storia di una fabbrica che si risolleva insieme a un territorio o l’ennesima strana, torbida, operazione di deindustrializzazione silenziosa all’italiana. Come all’Electrolux, come alla Beakert, con tutta probabilità anche qua si sta verificando un meccanismo di chiusura silenziosa di un sito industriale, giocando al logoramento con chiacchiere, incontri che rimandano ad altri incontri, sbandierando concetti come reindustrializzazione e abusando di strumenti come gli ammortizzatori sociali slegati da uno scopo preciso. Ora, qua, si gioca lo scontro tra un paese che affonda nelle chiacchiere e lavoratori e comunità che colmi di dignità e competenze provano a risollevare una fabbrica come esperimento sociale collettivo e comunitario. Senza l’intervento pubblico e il progetto di fabbrica pubblica e socialmente integrata, Gkn è letteralmente spacciata.
Vi chiamiamo ancora una volta a stupire, a farvi un favore, a difendere questo nostro spazio perché sia realmente di tutte e tutti. Lunedì, riempiamo insieme l’assemblea permanente in fabbrica.

Alle h 20.30.Raccomandiamo puntualità per svolgere tutte le operazioni necessarie alla sicurezza di tutte e tutti.

Rsu Qf ex Gkn#insorgiamo

Prato: alla IronLogistics aggressioni e lotta

Dal SìCobas

Alla IronLogistics continua la lotta in difesa dell’occupazione, l’aumento delle paghe e la riduzione dell’orario di lavoro ai quali va tutta la nostra solidarietà. Una lotta attaccata sotto tutti i fronti anche attraverso l’aggressione con l’uso di squadracce fasciste utilizzate per fare desistere la protesta e garantire i profitti all’impresa.

Pubblichiamo il comunicato stampa diramato dal SìCobas

Ancora una volta un operaio finisce in ospedale mentre manifesta pacificamente per i propri diritti. Alì – uno dei ventidue licenziati della #IronLogistics – è uscito dal pronto soccorso con un trauma cranico ed una brutta ferita da taglio alla mano. Dodici giorni di prognosi che potrebbero aumentare visto che dovrà essere nei prossimi giorni visitato per valutare la necessità di un intervento chirurgico.
Ancora una volta una squadraccia organizzata da un’azienda ha approfittato della presenza di sole tre persone – gli altri si stavano dirigendo verso il Consiglio Comunale per parteciparvi – per consumare un’aggressione violenta e vile. Tra gli aggressori alcuni dipendenti “fedeli” e alcuni ignoti arrivati lì appositamente per picchiare. Alla loro testa il titolare de facto della IronLogistics Gianluca Ripoli.
Ancora una volta accade perché i protagonisti delle precedenti aggressioni sono sempre e tuttora rimasti impuniti: Gruccia Creations, Texprint. Dreamland. Una sequenza inquietante che continua a non incontrare freni.
L’aggressione aveva lo scopo di fare uscire due camion carichi di una parte dei macchinari che l’azienda ha smontato in questi giorni per procedere allo smantellamento dell’intero stabilimento.
In seguito all’aggressione è scattata l’occupazione della fabbrica. L’occupazione è terminata durante la notte dopo un lungo incontro tenutosi dentro l’azienda con il delegato del presidente della Regione Toscana Valerio Fabiani. Proprio in Regione Toscana il prossimo lunedì 21 novembre è previsto il tavolo di mediazione con la IronLogistics.
Si arriverà a questo tavolo con un operaio ferito e una fabbrica già smantellata come abbiamo potuto verificare e documentare durante le ore di occupazione. Ci aspettiamo ora che la Regione Toscana sia coerente con gli impegni presi stasera ed esprima prima e durante l’incontro di lunedì una chiara e forte posizione di condanna dell’operato dell’azienda sostenendo la richiesta di reintegro dei ventidue licenziati e il ripristino degli impianti produttivi nello stabilimento di via Ciulli 60. Proseguirà intanto ad oltranza il presidio davanti ai cancelli per impedire lo svuotamento della fabbrica.
La situazione era già gravissima prima dell’aggressione di oggi. A seguito delle nostre denunce pubbliche degli scorsi giorni l’azienda dichiarava alla stampa di non ritenersi in dovere di fornire spiegazioni in merito allo smantellamento di un impianto produttivo che impiega decine di dipendenti, arrivando a dichiarare espressamente – per il tramite del proprio legale Lisa Monni – che “Sono cose interne, sono dinamiche aziendali che riteniamo opportuno non riferire all’esterno”. Nessuna smentita o “rassicurazione” ad oggi è pervenuta dall’azienda in merito all’allarme lanciato dalla parte sindacale di star preparando un’operazione “chiudi e riapri” per eludere la vertenza sindacale oltre che agli effetti dei controlli ispettivi in corso e dei procedimenti attivati presso il Tribunale del Lavoro.
L’azienda non sarebbe nuova ad operazioni simili. La Cenci DOC di Gianluca Ripoli falliva nel 2014 con debiti fino a novemila euro per singolo lavoratore. Alla cessazione della Cenci DOC seguiva la nascita della IronLogistics, intestata formalmente alla moglie del Ripoli, con lo spostamento delle attività in via Ciulli.
Questo distretto è notoriamente affetto dalla malattia cronica dei “chiudi-e-riapri”. Gli stessi ventidue licenziati della Iron&Logistics lo sanno bene. Lo hanno già vissuto sulla propria pelle. Era il giugno del 2021 quando entravano in agitazione sindacale contro turni di 14 ore al giorno, paghe da 4 euro l’ora e la totale omissione dei contributi INPS. Anche in quel caso, la risposta della GD (precedente appalto presso cui erano impiegati) fu la recessione del contratto di fornitura di manodopera con la TopLine – società fittizia costituita al solo scopo elusivo – e lo smantellamento degli impianti produttivi di via Ettore Strobino. Fu quell’operazione – pensata per aggirare le sacrosante richieste dei lavoratori e i controlli ispettivi derivati da queste – che portò al dirottamento di macchinari e commesse presso la Iron&Logistics. Solo la mobilitazione sindacale garantì poi che insieme a macchinari e commesse la Iron&Logistics assorbisse anche i dipendenti della TopLine e che a questi fossero riconosciuti i diritti dovuti. È nel silenzio delle istituzioni che questo distretto è diventato anche terra di “delocalizzazioni interne”, dove fabbriche si “fanno e disfano” a scopi elusivi.
La battaglia dei ventidue lavoratori licenziati – ancora una volta – è una battaglia per la legalità e la dignità del lavoro in questo distretto. Il sindacato è determinato a portarla fino in fondo. La mobilitazione in questi giorni sarà permanente.

SOLIDARIETÀ AL LAVORATORE INFORTUNATO ALLA ‘OVERMARINE’

riceviamo e volentieri pubblichiamo

Viareggio

Viareggio. Non conosciamo gli aspetti particolari, neanche il nome del lavoratore. Abbiamo avuto notizia che ha subìto un infortunio alla ‘Overmarine’, presso i cantieri navali di Viareggio, e che a causa di questo si è resa necessaria un’operazione per una frattura scomposta.
Ma quello che invece sappiamo con certezza è che fa parte di quella schiera di lavoratori e lavoratrici che subiscono infortuni o malattie invalidanti a causa del lavoro.
Nei primi 6 mesi del 2022 (dati Inail, ovvero per difetto), le denunce totali di infortunio sono state 382.288 (+ 43,3% rispetto ai primi 6 mesi 2021); le patologie professionali 31.085 (+17,7%).
Gli infortuni mortali, escludendo quelli a causa del ‘Covid-19’, sono passati da 171 nel 2021 a 452 nel 2022 (+164%).
Solo ieri, 14 novembre, a Trivolzio, nel Pavese, una gru è crollata in un cantiere, travolgendo due operai, in ospedale in condizioni gravissime.
Chi si appella alla fortuna o alla sfortuna, come chi ripete incessantemente che gli incidenti a causa del lavoro sono una fatalità, vuole solo fare accettare l’ennesimo infortunio, non indicando le cause nell’organizzazione del lavoro come è, nello sfruttamento dei lavoratori, dai più anziani, ai giovani precari.
I numeri parlano chiaro, e in Toscana sono impressionanti quelli degli over ’70, come quelli dei giovanissimi dai 15 ai 24 anni.
Ci sentiamo in dovere di dire che c’è urgenza di lotta, di unità, della più ampia e diffusa solidarietà.
Siamo vicini al lavoratore, alla sua famiglia, ai suoi colleghi e colleghe. Lo siamo nel modo speciale di chi, dopo la strage ferroviaria alla stazione di Viareggio del 29 giugno 2009 che ha provocato 32 Vittime e feriti gravissimi, è impegnato da oltre 13 anni in una lotta per la verità, la giustizia e, soprattutto, la sicurezza perché non abbia a ripetersi.

– Associazione dei familiari “Il Mondo che vorrei”

– Coordinamento Lavoratori/Lavoratrici autoconvocati (CLA)

15 novembre 2022

In Europa fiumi di protesta. E in Italia?

Verso lo sciopero del 2 dicembre

In Italia i sindacati di base stanno preparando (con difficoltà) lo sciopero generale per il 2 dicembre. Uno sciopero contro il carovita e la speculazione sul caro bollette, la guerra, le privatizzazioni, per l’occupazione, aumenti salariali e pensionistici, sicurezza sui posti di lavoro, per servizi efficienti, a partire dai trasporti, il diritto alla casa, per la difesa della sanità pubblica.
Le tariffe delle utenze salgono alle stelle, ma il movimento “io non pago” stenta a decollare. Mentre in altri Paesi appartenenti alla stessa Europa – praticamente oscurati dai mass-media nazionali – si svolgono scioperi di 24 ore di tutti i settori e oceaniche manifestazioni.

In Grecia i lavoratori sono scesi in piazza con il Pame – dal Pireo all’aeroporto internazionale e in almeno 60 città – contro l’aumento dei prezzi in corso, dove l’inflazione ha superato il 10% e nel settembre scorso ha toccato il 12%, mentre i prezzi del gas sono più che quadruplicati. Per i lavoratori l’alto costo della vita è insopportabile e chiedono salari più alti e protezione sociale per tutti.

In Belgio gli operai in sciopero chiedono la riduzione del prezzo dell’energia e la negoziazione dei salari per far fronte al potere d’acquisto dei cittadini. Nello sciopero del 9 novembre solo una linea metropolitana è rimasta operativa a Bruxelles dove anche il 55% dei voli in partenza è stato cancellato. L’aeroporto di Charleroi ha chiuso completamente. Anche gli ospedali hanno aderito allo sciopero lasciando funzionanti solo i pronto soccorso.

In Francia lo sciopero delle raffinerie scuote il Paese dal 20 settembre. Dopo una contrattazione collettiva tra la direzione della ExxonMobil, la più grande compagnia petrolifera del mondo, e i sindacati francesi le due raffinerie del gruppo sono entrate in sciopero, portando alla rapida chiusura di tutti gli impianti e privando il Paese del 27% della sua capacità di raffinazione. Sciopero ignorato dai media e dallo Stato sino al 27 settembre quando le raffinerie del gruppo Total – la quinta compagnia petrolifera al mondo e la più grande azienda francese – hanno scioperato. Dal 3 ottobre,“piattaforma Normandie” e bioraffineria La Mède vicino a Marsiglia sono state chiuse paralizzando il 60% della capacità di raffinazione del Paese, mentre molti altri impianti della Total sono stati bloccati dagli scioperi.

In Spagna, con lo slogan “Madrid se levanta en defensa de la sanidad pública” (“Madrid si solleva in difesa della sanità pubblica”) a Madrid il 13 novembre sono partiti simultaneamente dai quattro punti cardinali della città, nord, sud, est ed ovest, enormi cortei formati da infermiere/i, sindacati, associazioni sanitarie, servizi di assistenza primaria, concentrati poi a Plaza de Cibeles. Al centro della protesta è stata la richiesta di “una sanità pubblica al 100%, universale e di qualità” e contro “il piano di distruzione” della sanità pubblica.

Salari, occupazione e carovita sono al centro delle proteste in Gran Bretagna già dal mese di agosto (vedi categoria internazionale/movimento operaio) lanciate dagli operai del porto di Felixstowe e anche il movimento contro il carobollette si sta sviluppando.

In Italia non si sta meglio degli altri Paesi europei perché la politica di austerità imposta dalla UE, che invece spende miliardi per sostenere il regime nazista di Zelenskij, si manifesta con la disoccupazione, carovita, privatizzazioni – a partire dalla sanità – con i salari più bassi di tutta Europa.
Per questo dobbiamo intensificare il nostro lavoro politico e sindacale per respingere la nefasta influenza e l’abitudine alla delega dei sindacati confederali e dei partiti borghesi e pseudo riformisti. Organizzarsi e lottare per abbattere il capitalismo che sta dimostrando tutto il suo fallimento e che trova la sponda anche nel reazionario e demagogico neogoverno Meloni.

DOPO LO SCIOPERO GENERALE, IL 3 DICEMBRE TUTTE/I A ROMA!

3 dicembre Manifestazione nazionale

CONTRO LA GUERRA E IL CAROVITA: GIÙ LE ARMI, SU I SALARI

Sabato 3/12 ore 14 – Roma piazza della Repubblica – Manifestazione nazionale

Il governo Meloni ci sta trascinando sempre più dentro una spirale di guerra dagli esiti imprevedibili. L’Italia è evidentemente un paese belligerante e attivo nel conflitto, nonostante la grande maggioranza della popolazione sia contraria alla guerra e al conseguente forte aumento delle spese militari.
Per sostenere queste ultime, ci si chiede di aderire a una economia di guerra che si colloca in piena continuità con l’operato del precedente governo Draghi, e più in generale con tutti gli esecutivi che in questi anni ci hanno chiesto di pagare con l’austerità i costi di crisi che non abbiamo creato né voluto. Mentre i salari, le pensioni, i redditi da lavoro e gli ammortizzatori sociali sono al palo da anni, il fortissimo aumento dei prezzi per tutti i beni e servizi essenziali produce un peggioramento generalizzato delle condizioni di vita. Ormai arrivare a metà del mese è un problema, altro che alla fine…
E in questo contesto è inaccettabile che la gran parte dei sostegni vada alle grandi imprese! Altro che flat tax, taglio del cuneo fiscale, cancellazione del reddito di cittadinanza e riduzione dei servizi pubblici, controriforma della scuola e ulteriore taglio della sanità pubblica: serve che si colpiscano i grandi profitti e i patrimoni accumulati per decenni.
Le risorse ci sono, come dimostra la vicenda dei 40 miliardi di extraprofitti ottenuti con la speculazione sul prezzo del gas, e vanno messe a disposizione di salari, pensioni e per aumentare il reddito degli strati sociali più colpiti dalla crisi, in primis i precari e i disoccupati.
Anche le promesse avanzate nei mesi scorsi sul tema della conversione ecologica si sono tradotte in progetti di installazione di nuovi rigassificatori e inceneritori in diversi territori, utili al business dei soliti noti e non certo alla salvaguardia dell’ambiente. Si ricomincia a parlare di grandi opere inutili (come il Ponte sullo stretto), mentre scuole, università, strutture sanitarie, territori stravolti dal dissesto idrogeologico, dal cambiamento climatico e dalla speculazione cadono e franano letteralmente in testa alle persone che li attraversano.
In poche settimane, il nuovo governo ha già pienamente svelato la propria natura reazionaria, con l’attacco ai diritti e alle agibilità democratiche, la criminalizzazione degli immigrati e un ulteriore inasprimento della repressione del conflitto sociale e sindacale, come dimostra l’introduzione nel Codice penale del reato di occupazione abusiva e raduni illegali che rafforza e generalizza le norme repressive già esistenti.
Dai posti di lavoro alle scuole e alle università; dai movimenti per la difesa dell’ambiente alle realtà sociali e sindacali indipendenti e conflittuali: è ora di dire basta!

SI Cobas
Unione Sindacale di Base
Sindacato Generale di Base
Confederazione Unitaria di Base

seguono firme di adesione

A fianco di chi lotta nell’interesse di tutti!

riceviamo e volentieri pubblichiamo

Come denunciato da ‘Cobas lavoro privato’ di Autolinee Toscane,
l’azienda di trasporto ha sanzionato Luca, delegato sindacale, con 5
giorni di sospensione per aver esposto pubblicamente le reali
problematiche che creano disservizi agli utenti e agli stessi autisti.
La grave colpa è avere spiegato agli utenti che la responsabilità di
un trasporto pubblico indecente è dell’azienda e non certo dei
lavoratori, che come gli utenti subiscono le conseguenze di una
gestione disastrosa.
I padroni tentano di nascondere la realtà, tanto da voler impedire ai
lavoratori di denunciare le responsabilità dei disservizi nei servizi
pubblici: con le privatizzazioni, vogliono intascare soldi e
socializzare i costi accollandoli ai cittadini con il taglio delle corse e
ai propri dipendenti con tagli al personale, aggravando condizioni di
lavoro e di sicurezza.
Utilizzano pretestuosamente e strumentalmente la fedeltà
aziendale al fine di intimidire i lavoratori e i loro rappresentanti
sindacali per tappar loro la bocca fino a renderli complici delle loro
malefatte.
Noi lavoratori pratichiamo una sola fedeltà: alla lotta per condizioni
di lavoro dignitose, per la sicurezza nei posti di lavoro, per far
emergere la verità, nell’interesse della collettività.
Esprimiamo la più ampia solidarietà al delegato sindacale
sanzionato e al sindacato di appartenenza: ‘Cobas lavoro privato’ di
Autolinee Toscane.
Se toccano uno toccano tutti!

Coordinamento Lavoratori/Lavoratrici Autoconvocati
per l’unità della classe (CLA)

per contatti: coordautoconvocat2019@gmail.com

13 novembre 2022

Campionati di calcio e migliaia di morti da sfruttamento

Le ricette del capitalismo per la propria sopravvivenza

Oltre 6.500 lavoratori migranti – provenienti da India, Pakistan, Nepal, Bangladesh e Sri Lanka – sono morti in Qatar da quando il paese mediorientale ha ottenuto il diritto di ospitare la Coppa del Mondo di calcio 10 anni fa. Secondo il quotidiano inglese The Guardian – che cita fonti governative – una media di 12 lavoratori migranti provenienti da queste cinque nazioni dell’Asia meridionale sono morti ogni settimana dal dicembre 2010, mentre per le strade di Doha si celebrava la vittoria del Qatar.
Il bilancio totale delle vittime potrebbe però essere significativamente più alto visto che queste cifre non includono i decessi di un certo numero di lavoratori provenienti da paesi come Filippine e Kenya, e sono escluse anche le vittime degli ultimi mesi del 2020.
Negli ultimi 10 anni, il Qatar ha intrapreso un programma di lavori pubblici senza precedenti, in gran parte in preparazione per il torneo di calcio del 2022. Oltre a sette nuovi stadi, sono stati completati o sono in corso dozzine di grandi progetti, tra cui un nuovo aeroporto, strade, sistemi di trasporto pubblico, hotel e una nuova città, che ospiterà la finale dei Mondiali di calcio.
Un sacrificio umano nel nome del profitto e del calcio spettacolo che movimenta miliardi. Altro che sport!
Supersfruttamento, morti sul e da lavoro, guerre, distruzione ambientale e fame sono le ricette del capitalismo per la propria sopravvivenza.

Campi Bisenzio (Fi)

Solidarietà e sostegno
alla vertenza/mobilitazione
della classe operaia ex Gkn

Oggi, 7 novembre, presidio ai cancelli contro l’arrivo dei camion per svuotare la fabbrica, come comunicato a Rsu e Collettivo di fabbrica il 4 novembre.
Al presidio hanno partecipato, nel momento di massima affluenza, 350-400 persone. Molte di più hanno presenziato nelle ore del presidio in cui si è svolta l’assemblea con interventi del Collettivo Gkn, del gruppo solidali, delle realtà sindacali e politiche presenti.
I sindacati di base (Cub Firenze – Usb lavoro privato – Cobas lavoro privato), per permettere ai lavoratori la partecipazione e di solidarizzare con gli operai della ex Gkn, hanno indetto unitariamente lo sciopero dei lavoratori del settore privato della provincia di Firenze per l’intera giornata.
Grazie alla numerosa presenza in solidarietà – compresi i compagni dell’ULPC – con gli operai, gli annunciati camion non si sono visti.
La lotta continua!

Prato. Licenziamenti e brutale violenza

Sgomberato il presidio degli operai licenziati dalla Iron&logistics

Era arrivato per citofono il licenziamento di 22 operai della ‘Iron&Logistics’, azienda di proprietà italiana, che si occupa di stireria e logistica in conto terzi per griffe di moda. I lavoratori si sono presentati in azienda, ma il loro badge d’ingresso non funzionava e al citofono gli è stato comunicato il licenziamento.
Gli operai licenziati – tutti di origine straniera e considerati ‘scomodi’ per avere denunciato il ritardo cronico dei pagamenti del salario e richiesto l’applicazione del contratto – con l’aggravante di essere iscritti a un sindacato (Si Cobas).
Già dai primi giorni di ottobre i lavoratori avevano organizzato la protesta con un presidio sindacale, centro di solidarietà di altri lavoratori. Alle 3 di notte del 21 ottobre polizia, carabinieri, guardia finanza e polizia municipale, sostenuti da 1 elicottero, hanno attaccato le tende del presidio dove gli operai dormivano, e con violenza e cattiveria l’hanno sgomberato distruggendolo e portando 7 lavoratori in questura dove, tra i vari capi di accusa, li aspetta anche una multa di 176 euro per occupazione di suolo pubblico.

Riportiamo il comunicato SiCobas di Prato, uscito immediatamente.

“Tende, tavoli, striscioni, bandiere, gazebi: un presidio sindacale distrutto, come spazzatura. 7 persone svegliate mentre stavano dormendo, da 4 reparti antisommossa e un elicottero, infilate nelle volanti con violenza, come spazzatura. La coordinatrice sindacale Sarah Caudiero, arrivata sul posto, presa e portata in Questura.
A Prato oggi si è consumato un fatto di una vergogna inaudita. I presidi sindacali in questa città venivano distrutti dalle squadracce fasciste nel Ventennio, e negli scorsi anni dalle squadracce delle aziende con tirapugni e mazze da baseball. Oggi questo lavoro se l’è assunto la Questura.
Forse ancora non hanno capito che questi lavoratori non sono spazzatura. Che iscriversi al sindacato è un diritto, anche nel distretto tessile. Che a testa bassa in fabbrica non ci si entra più. Che siamo uniti, forti, che tocca uno tocca tutti non sono parole ma la realtà quotidiana degli operai.
Tintoria Fada, DL, Sunshine, GM, 2020, Superlativa, Panificio Toscano, Pelletteria Rcl, Gdi, Arcobaleno, Digi Accessori, Texprint, Ritorcitura Duemila, D-Tex, ImportaEsporta, Chen Lumei. Questa mattina lo sciopero provinciale in solidarietà alle persone fermate ha coinvolto tutto il distretto ed è arrivato sotto i portoni della questura di Prato, dove questa forza ha fatto sì che le 8 persone venissero rilasciate.
Ma la giornata di lotta continua, perché questo fatto è troppo grave, e proporzionata sarà la risposta dei lavoratori, con il sorriso in faccia che non ci toglieranno mai. Oggi, domani, fino alla vittoria. Come sempre.
Seguiteci per scoprire dove continuerà questa grande giornata di lotta e raggiungerci!”
Si Cobas

Terremoto dell’Aquila

Per il tribunale civile è “colpa anche dei morti… hanno continuato a dormire nei loro letti”
Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Questa è l’aberrante conclusione del tribunale civile dell’Aquila, che ha riconosciuto una “corresponsabilità del 30%“ in capo alle 24 vittime del crollo di via Fossa seguito al terremoto che il 6 aprile 2009 (giorno della scossa principale) fece 309 morti e  1.600 feriti.
Per i giudici dell’Aquila “ E’ fondata l’eccezione di concorso di colpa delle vittime, costituendo obiettivamente una condotta incauta quella di trattenersi a dormire nonostante il notorio verificarsi di due scosse nella serata del 5 aprile e poco dopo la mezzanotte del 6 aprile”. Quindi i risarcimenti dovuti ai parenti delle vittime devono essere ridotti del 30%.
Ricordiamo che nel 2014 erano stati processati e condannati in 1° grado i componenti della Commissione Grandi Rischi (che faceva capo alla presidenza del Consiglio dei ministri), compresi i vertici della Protezione Civile, per aver  “rassicurato” la popolazione in merito alla gravità degli eventi sismici che si stavano verificando sul territorio.  La sentenza fu poi ribaltata in appello e in Corte di Cassazione, che riconobbero colpevole il solo vice-capo della Protezione Civile De Bernardinis, braccio destro di Guido Bertolaso, per aver affermato in una intervista parole che i giudici definirono “negligenti e imprudenti”: egli  venne condannato a 2 anni.  Bertolaso venne invece assolto.
In numerosissime occasioni abbiamo detto quanto qui ribadiamo:  la legge NON è uguale per tutti, la ‘giustizia’ è di classe, difende i padroni e chi rappresenta i loro interessi, gli organi dello Stato e chi ne fa parte.
Valga per tutti l’esempio di Mauro Moretti, amministratore delegato  delle  Ferrovie, condannato – per ora – per la strage di Viareggio ma liquidato con 9 milioni di euro e promosso a guidare la Leonardo S.p.A., di cui il Ministero dell’Economia detiene il 30% delle azioni,  e poi passato alla presidenza della sua Fondazione.
Se le migliaia di morti sul lavoro hanno già vissuto l’ingiustizia sulla loro pelle nei processi penali , dove ben raramente i padroni vengono condannati, in genere a pene irrisorie, con questa sentenza ci lanciano un altro messaggio: anche in sede civile vale lo stesso principio.
Ma questo non ci deve scoraggiare, in questa barbara società capitalista fondata sul profitto  e sul sangue di lavoratori e cittadini il nostro terreno più importante non sono i tribunali ma la lotta, e continueremo a lottare senza delegare a nessuno – tanto meno ai giudici – la difesa dei nostri interessi: la salute, la vita umana e un futuro degno di essere vissuto, senza più morti di lavoro e stragi di civili.

Sesto S.Giovanni, 12.10.2022
via Magenta, 88
20099 Sesto S. Giovanni  MI / tel+fax 0226224099
c/o Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli”