In Europa fiumi di protesta. E in Italia?

Verso lo sciopero del 2 dicembre

In Italia i sindacati di base stanno preparando (con difficoltà) lo sciopero generale per il 2 dicembre. Uno sciopero contro il carovita e la speculazione sul caro bollette, la guerra, le privatizzazioni, per l’occupazione, aumenti salariali e pensionistici, sicurezza sui posti di lavoro, per servizi efficienti, a partire dai trasporti, il diritto alla casa, per la difesa della sanità pubblica.
Le tariffe delle utenze salgono alle stelle, ma il movimento “io non pago” stenta a decollare. Mentre in altri Paesi appartenenti alla stessa Europa – praticamente oscurati dai mass-media nazionali – si svolgono scioperi di 24 ore di tutti i settori e oceaniche manifestazioni.

In Grecia i lavoratori sono scesi in piazza con il Pame – dal Pireo all’aeroporto internazionale e in almeno 60 città – contro l’aumento dei prezzi in corso, dove l’inflazione ha superato il 10% e nel settembre scorso ha toccato il 12%, mentre i prezzi del gas sono più che quadruplicati. Per i lavoratori l’alto costo della vita è insopportabile e chiedono salari più alti e protezione sociale per tutti.

In Belgio gli operai in sciopero chiedono la riduzione del prezzo dell’energia e la negoziazione dei salari per far fronte al potere d’acquisto dei cittadini. Nello sciopero del 9 novembre solo una linea metropolitana è rimasta operativa a Bruxelles dove anche il 55% dei voli in partenza è stato cancellato. L’aeroporto di Charleroi ha chiuso completamente. Anche gli ospedali hanno aderito allo sciopero lasciando funzionanti solo i pronto soccorso.

In Francia lo sciopero delle raffinerie scuote il Paese dal 20 settembre. Dopo una contrattazione collettiva tra la direzione della ExxonMobil, la più grande compagnia petrolifera del mondo, e i sindacati francesi le due raffinerie del gruppo sono entrate in sciopero, portando alla rapida chiusura di tutti gli impianti e privando il Paese del 27% della sua capacità di raffinazione. Sciopero ignorato dai media e dallo Stato sino al 27 settembre quando le raffinerie del gruppo Total – la quinta compagnia petrolifera al mondo e la più grande azienda francese – hanno scioperato. Dal 3 ottobre,“piattaforma Normandie” e bioraffineria La Mède vicino a Marsiglia sono state chiuse paralizzando il 60% della capacità di raffinazione del Paese, mentre molti altri impianti della Total sono stati bloccati dagli scioperi.

In Spagna, con lo slogan “Madrid se levanta en defensa de la sanidad pública” (“Madrid si solleva in difesa della sanità pubblica”) a Madrid il 13 novembre sono partiti simultaneamente dai quattro punti cardinali della città, nord, sud, est ed ovest, enormi cortei formati da infermiere/i, sindacati, associazioni sanitarie, servizi di assistenza primaria, concentrati poi a Plaza de Cibeles. Al centro della protesta è stata la richiesta di “una sanità pubblica al 100%, universale e di qualità” e contro “il piano di distruzione” della sanità pubblica.

Salari, occupazione e carovita sono al centro delle proteste in Gran Bretagna già dal mese di agosto (vedi categoria internazionale/movimento operaio) lanciate dagli operai del porto di Felixstowe e anche il movimento contro il carobollette si sta sviluppando.

In Italia non si sta meglio degli altri Paesi europei perché la politica di austerità imposta dalla UE, che invece spende miliardi per sostenere il regime nazista di Zelenskij, si manifesta con la disoccupazione, carovita, privatizzazioni – a partire dalla sanità – con i salari più bassi di tutta Europa.
Per questo dobbiamo intensificare il nostro lavoro politico e sindacale per respingere la nefasta influenza e l’abitudine alla delega dei sindacati confederali e dei partiti borghesi e pseudo riformisti. Organizzarsi e lottare per abbattere il capitalismo che sta dimostrando tutto il suo fallimento e che trova la sponda anche nel reazionario e demagogico neogoverno Meloni.

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