accadde oggi

31 marzo 1921

Inizio delle Giornate rosse allistine. Nell’immediato dopoguerra ripresero, con maggiore intensità le lotte contadine bruscamente interrotte dallo scoppio della Grande Guerra.
Alliste nel Salento fu pertanto sconvolto da un’ondata di scioperi, occupazioni di terre. La nascita nel gennaio 1921 del Partito comunista e gli echi della Rivoluzione proletaria in Russia contribuirono a estendere ancora di più il movimento di protesta.
I padroni cominciarono a intravedere, dietro ogni moto operaio e contadino, lo spettro del bolscevismo. Fu così che gli agrari crearono a tutela degli interessi della borghesia agraria, gli agguerriti fasci di combattimento.

Sviluppi della situazione mediorientale

Accordi di “pace” tra Iran e Arabia Saudita

Il volta faccia delle monarchie del Golfo sembra sia definitivo. Al momento esse in pratica stanno abbandonando, parzialmente, l’imperialismo occidentale – Usa e Company – per gettarsi convintamente nelle braccia di Cina e Russia. Sono successi tanti fatti che hanno convinto queste monarchie, anche perché il cavaliere di prima è morente o come minimo ha forze fiacche.
L’irritazione dell’Arabia Saudita inizia con Obama che spinge la monarchia a impegnare tutte le sue forze nel decennio di fuoco che ha invaso e distrutto diversi paesi e popolazioni arabe. Una volta che l’incendio è diventato indomabile l’amministrazione Usa ha cominciato a prendere le distanze dalla monarchia saudita e in particolare dall’erede al trono Mohammad Ben Salman.
Trump, il successore di Obama, ha voluto soltanto impegnare queste monarchie ed altri paesi arabi in una specie di Nato mediorientale sotto il commando Usa-Israele, un’alleanza in funzione soprattutto anti iraniana e, come si capisce, al servizio esclusivo degli interessi israeliani. Per arrivare a questo occorre normalizzare i rapporti con l’entità sionista e a questo scopo si sono inventati la “pace di Abramo”. Due monarchie hanno subito intrapreso il percorso Emirati e Bahrein, mentre la A.S è rimasta un po’ riluttante. Per la creazione della Nato Mediorientale occorre armarsi ed ecco che l’industria bellica Usa incomincia a darsi da fare: contratti super miliardari vengono messi in essere e il salasso delle economie delle monarchie prende quota.
L’amministrazione Biden rincara la dose contro Ben Salman figlio e lo strappo/ricatto viene a consumare qualsiasi tipo di rapporto con la monarchia.
Tutto ciò avviene in un momento di decadenza politico/militare della super potenza yankee. Iraq, Afghanistan e Iran hanno denudato il gigante mostrando la sua impotenza. Il colpo mortale avviene in Ucraina con la Russia che da sola fa fronte alla Nato tutta insieme e sembra vincere il confronto.
Ciò che molti hanno capito da questa guerra per procura che si consuma in Ucraina è che la Nato è una tigre di carta. Questo è stato capito anche dai retrogradi sauditi e, data la situazione, sono giunti alla conclusione che questa tigre non potrà più offrire quella protezione che le è stata garantita per decenni.
Sul piano economico è lo stesso. L’imperialismo modello Usa non ha più futuro e la Cina si presta al sorpasso inevitabile in pochi anni. A dire il vero è tutta l’economia che si sposta ad est lasciando i vecchi imperialismi occidentali, yankee ed europei, a languire ed agonizzare.
A convincere di più i sauditi a cambiare padrone è la loro guerra con lo Yemen diventata un pantano da cui non riescono ad uscire senza perdere la faccia. Ingenti quantità di denaro sono già stati spesi senza giungere a nessuna vittoria anche in parvenza. Tutto al contrario, la minaccia yemenita è diventata incombente e molto pericolosa con i loro missili e droni che potrebbero distruggere il paese invasore. L’assenza degli Usa nello scenario yemenita e il mancato appoggio ai sauditi che, oltre a rendere disastrosa la situazione umanitaria nello Yemen, rischia di ricevere un durissimo colpo (lo Yemen ha minacciato di chiudere Bab El Mandeb di fronte al commercio marittimo se il loro paese verrà tenuto sotto embargo e sotto assedio). Tutto ciò probabilmente ha convinto i sauditi a cambiare rotta.
La crescita dell’Iran su tutti i piani: economico, politico, militare e scientifico è stata un ulteriore motivo, molto valido, che ha spinto i sauditi a firmare l’accordo di pace. Il luogo della firma è molto significativo dal punto di vista politico e rappresenta:
– la crescita di ruolo della Cina politicamente e la sua mediazione viene a sostituire sia gli Usa e i paesi europei. A differenza del capitalismo vorace occidentale la Cina offre reciprocità e scambio paritario dove gli attori sono tutti vincenti. Il contrasto tra i due modelli capitalistici è abissale; ricordiamo che quello occidentale ha basato la sua influenza sulla forza militare brutale, sulla minaccia. E, come se non bastasse, creando situazioni di caos e di instabilità politica in tutti gli Stati riluttanti ad accettare il dominio assoluto degli Usa e dei paesi scagnozzi europei arrivando, spesso, alla liquidazione fisica dei capi di governo invisi ai centri di potere nei paesi dell’imperialismo occidentale. Quindi, il rapporto che si presenta è un rapporto di sottomissione totale con un impoverimento progressivo dei paesi sottomessi.
Questo naturale risultato lo abbiamo visto chiaramente nei paesi africani e dell’America del Sud, non è il caso dei paesi del Golfo che hanno mantenuto una certa arretratezza e sottosviluppo malgrado il grande surplus finanziario e l’accumulo che sono riusciti a racimolare. Probabilmente, come sostengono in molti analisti yankee, gli arabi si sono anche stancati del trattamento loro riservato dagli Usa e si sono diretti ad est e a nord verso le economie promettenti nei mercati asiatici e russi. Un volta faccia che, se si compie, darebbe un colpo mortale al capitalismo occidentale in toto e una spinta, invece, decisiva alle economie promettenti asiatiche, una spinta che accelera il sorpasso della Cina come prima economia mondiale. Sembra che anche i cinesi se ne siano accorti e stanno accelerando a loro volta la costruzione di una potenza navale, la Cina sta costruendo porti un po’ ovunque per assicurarsi un approdo tranquillo. La flotta militare, invece, serve ad assicurare le rotte delle sue flotte commerciali.
Tornando all’accordo. A distanza di poco tempo i risvolti e le reazioni nella regione prendono il volo: in israele guardano a questa intesa come una sconfitta strategica, una grande delusione. Il piano di portare i confini dell’entità sionista dal punto di vista della sicurezza il più lontano possibile dal centro è stato probabilmente rilegato e messo nel cassetto. La Nato mediorientale anche e l’attacco all’Iran, partendo dai paesi del Golfo, dimenticato. Insomma tutto ciò sul quale hanno lavorato assiduamente per decenni è probabilmente svanito con un tocco di pennello. Un colpo durissimo per la dirigenza politica e militare sionista.
Dall’altra parte, nei paesi arabi, questa intesa è stata salutata positivamente e accolta con molto sollievo. I risvolti immediati si sono visti in alcune questioni conflittuali che hanno dato una accelerazione alla risoluzione dei conflitti, in primis nello Yemen e la Siria. Certe aperture si sono viste anche in Libano, Kuwait e Bahrein. Hanno riaperto le loro ambasciate a Teheran, la Turchia sta normalizzando i suoi rapporti con i paesi arabi e probabilmente giungerà ad accordarsi con la Siria per ritirare le sue truppe dalle zone occupate. Anche in Libia sembra che le cose vadano verso una prospettiva di pace tra le parti belligeranti. Insomma qualcosa si muove, ma bisogna essere molto cauti per vedere su quali spiagge si approda.

Un compagno palestinese

Brecht: poesie sulla guerra

Bertolt Brecht è stato poeta militante, drammaturgo, regista teatrale, compositore e saggista, fra i più noti della storia tedesca del Novecento. Esempio di quello che Gramsci chiamava “intellettuale organico” e grande compagno, insignito del Premio Lenin per la Pace nel 1954. I suoi versi suonano ancora più che mai attuali.

Chi sta in alto dice pace e guerra

Sono di essenza diversa.
La loro pace e la loro guerra
son come vento e tempesta.
La guerra cresce dalla loro pace
come il figlio dalla madre.
Ha in faccia
i suoi lineamenti orridi.
La loro guerra uccide
quel che alla loro pace
è sopravvissuto.

Generale

Generale, il tuo carro armato
è una macchina potente
Spiana un bosco e sfracella cento uomini.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un carrista.
Generale, il tuo bombardiere è potente.
Vola più rapido d’una tempesta e porta più di un elefante.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un meccanico.
Generale, l’uomo fa di tutto.
Può volare e può uccidere.
Ma ha un difetto:
può pensare.

Al momento di marciare

Al momento di marciare molti non sanno
che alla loro testa marcia il nemico.
La voce che li comanda
è la voce del loro nemico.
E chi parla del nemico
è lui stesso il nemico.

Quando la guerra comincia

Forse i vostri fratelli si trasformeranno
e i loro volti saranno irriconoscibili.
Ma voi dovete rimanere eguali.
Andranno in guerra, non
come ad un massacro,
ad un serio lavoro. Tutto
avranno dimenticato.
Ma voi nulla dovete dimenticare.
Vi verseranno grappa nella gola
come a tutti gli altri.
Ma voi dovete rimanere lucidi.

accadde oggi

30 marzo 1948

A Pantelleria (TP) durante una manifestazione contro le tasse, la polizia apre il fuoco uccidendo Antonio Valenza, Giuseppe Paria e Michele Salerno.

30 marzo 2004

Pubblicata sulla Gazzetta ufficiale l’istituzione del Giorno del ricordo in memoria delle vittime delle foibe e esodo degli istriani, fiumani e dalmati. Viene così istituzionalizzata, attraverso un’opera di revisionismo storico anche nelle scuole, per screditare la lotta partigiana e condurre una campagna anticomunista.

“Scrivi, io sono un arabo”

Una poesia di Mahmud Darwish

Prendi nota
sono arabo
carta di identità numero 50.000
bambini otto
un altro nascerà l’estate prossima.
Ti secca?
Prendi nota
sono arabo
taglio pietre alla cava
spacco pietre per i miei figli
per il pane, i vestiti, i libri
solo per loro
non verrò mai a mendicare alla tua porta.
Ti secca?
Prendi nota
sono arabo
mi chiamo arabo non ho altro nome
sto fermo dove ogni altra cosa
trema di rabbia
ho messo radici qui
prima ancora degli ulivi e dei cedri
discendo da quelli che spingevano l’aratro
mio padre era povero contadino
senza terra né titoli
la mia casa una capanna di sterco.
Ti fa invidia?
Prendi nota
sono arabo
capelli neri
occhi scuri
segni particolari
fame atavica
il mio cibo
olio e origano
quando c’è
ma ho imparato a cucinarmi
anche i serpenti del deserto
il mio indirizzo
un villaggio non segnato sulla mappa
con strade senza nome, senza luce
ma gli uomini della cava amano il comunismo.
Prendi nota
sono arabo e comunista
Ti dà fastidio?
Hai rubato le mie vigne
e la terra che avevo da dissodare
non hai lasciato nulla per i miei figli
soltanto i sassi
e ho sentito che il tuo governo
esproprierà anche i sassi
ebbene allora prendi nota che prima di tutto
non odio nessuno e neppure rubo
ma quando mi affamano
mangio la carne del mio oppressore
attento alla mia fame,
attento alla mia rabbia.

Mahmud Darwish

(traduzione dall’arabo di Wasim Dahmash)

Quando scrisse questa poesia, Mahmoud Darwish era un giovane poeta arrabbiato che viveva a Haifa. È rivolta a un funzionario immaginario della burocrazia ed è anche un’esortazione che il poeta fa a se stesso a scrivere dell’esperienza vissuta dalla sua comunità. Gli arabi che vivevano in Israele erano controllati dal Military Government, istituito nel 1948 (e abolito da Moshe Dayan nel 1966) e per ogni ambito della vita civile: dalla registrazione di una nascita al viaggiare al di fuori del luogo in cui si abitava, era richiesto un documento firmato dal governatore militare.
Nato nel 1941 nel villaggio di El-Birweh (in seguito sito di Moshav Ahihud e Kibbutz Yasur), fuggito con la sua famiglia, sbarcò nel 1947 in Libano. Tornati in Galilea tirarono avanti come stranieri a Dir al-Assad. Darwish aderì all’Organizzazione per la Liberazione della Palestina e diventare il poeta nazionale palestinese.

accadde oggi

28 marzo 1945

La partigiana Ines Bedeschi (Bruna)viene fucilata dai nazifascisti. In seguito le è stata conferita la Medaglia d’oro al valor militare. Durante una missione, a poche settimane dalla Liberazione, il 23 febbraio 1945 viene catturata dai nazisti che, dopo averla barbaramente torturata senza ottenere alcuna confessione, la fucilano il 28 marzo per poi gettare il suo corpo nel fiume Po.

28 aprile 2006

Giornata Mondiale contro l’amianto. Ogni anno si celebra la giornata mondiale contro l’amianto. Ogni 5 minuti, una persona nel mondo muore a causa dell’amianto: 120.000 persone ogni anno nel mondo ne sono vittime. I danni provocati all’ambiente e agli esseri umani sono giganteschi. Questa strage avrà il suo picco massimo attorno al 2020–2030.