2 GIUGNO 1946 NASCITA DELLA REPUBBLICA BORGHESE A SOVRANITÀ LIMITATA

Dopo la gloriosa lotta partigiana e la cacciata dei nazifascisti, il 2 Giugno 1946 il referendum che sancisce la fine della monarchia e la nascita della Repubblica italiana, uno Stato che vedeva una parte del suo territorio occupato da embrioni di basi militari angloamericane, che presto sarebbero diventate le basi militari di occupazione, dove si è sviluppata tutta la strategia di controllo e ingerenza sulla politica della Repubblica, dal controllo elettorale, ai tentati colpi di Stato fascisti, alle stragi di lavoratori e studenti degli anni Settanta, all’addestramento delle bande paramilitari fasciste.
In questi 79 anni di vita della Repubblica italiana Il padronato, tramite i suoi lacchè politici e dell’informazione, è riuscito a demolire e inficiare tutti i principi fondamentali della Carta Costituzionale, il lavoro, i diritti sociali e politici, la pari dignità sociale, il ripudio della guerra, ed è riuscito ad assumere un’egemonia culturale sulla classe lavoratrice. Tutto questo non ha risolto le contraddizioni profonde che il sistema capitalista sviluppa al suo interno.
Un un mondo che sempre più si avvicina a un possibile conflitto militare il governo delle destre, con il silenzio e in alcuni casi l’appoggio delle forze di opposizione, procede sullo sviluppo dell’economia di guerra, vengono stanziati ulteriori miliardi di euro per il riarmo, si persegue la militarizzazione dei territori, si preparano i giovanissimi studenti alla guerra, con la presenza costante di militari all’interno delle scuole, si occupano i territori con nuove basi militari.
Mentre i lavoratori e gli studenti, obbligati all’alternanza scuola lavoro, muoiono sui posti di lavoro, i territori sono deturpati dalla cementificazione e devastati dalle calamità naturali.
Oggi la Repubblica borghese a sovranità limitata cerca di limitare anche le nostre libertà con leggi liberticide e fascistoidi nel processo di costruzione di un’economia di guerra a scapito dello stato sociale, a partire dalla sanità, e dei diritti delle masse lavoratrici.
I proletari hanno poco da festeggiare per questa ricorrenza, chi ancora ha la fortuna di avere un contratto di lavoro a tempo indeterminato vede sempre più il suo salario eroso da un’inflazione galoppante e dal continuo carovita, gli altri sopravvivono con stipendi da fame al limite della sopravvivenza, lasciando enormi profitti ai padroni che non contenti continuano a trovare nuove opportunità per evadere impunemente le tasse.
La liberazione può essere solo quella dal giogo del sistema capitalista e la Repubblica può essere reale solo se Popolare e Socialista.
La ricorrenza del 2 Giugno può essere festeggiata solo con la lotta contro il padrone e i suoi politici servili.

Unione di lotta per il Partito Comunista (ULPC)

https://unionedilottaperilpartitocomunista.orgulpc@autoproduzioni.net

Essere radicali, nel senso di andare alla radice del problema che è il capitalismo. La soluzione: la trasformazione dell’attuale formazione economico-sociale nel sistema sociale che cancella sfruttamento e oppressione. C’è bisogno dei comunisti organizzati per trasformare le lotte di difesa, di resistenza, rivendicative, in lotta per il socialismo. 

Unione di Lotta per il Partito Comunista propone a comunisti/e, alle avanguardie nei luoghi di lavoro, a operai avanzati e studenti impegnati nelle lotte, un percorso, processo, progetto per costruire l’Organizzazione, come base e condizione per la ricostruzione del Partito. Per spezzare ogni logica settaria, divisiva, localistica, contro la frantumazione del movimento comunista.

Giugno 2025

Sui referendum: nell’urna 5 Sì!

Potremmo fare diversamente? Di fronte a una destra antioperaia e reazionaria che invita a rimanere a casa e al centro-sinistra responsabile dei disastri sul lavoro. Destra e centro-sinistra non sono MAI stati dalla parte delle classi lavoratrici e dei ceti meno abbienti, MA sempre al servizio del grande capitale, della finanza, delle banche, dei poteri forti.

Chi ha promosso i referendum? La Cgil con a capo Landini, che negli anni ha avanzato promesse e proposte, risultate poi chiacchiere: dalla coalizione sociale all’occupazione delle fabbriche, dal sindacato di strada alla rivolta sociale. Addirittura, la ‘rivolta sociale’ l’ha relegata al voto, quando si tratta di ben altro e ben oltre i referendum.

La mobilitazione popolare, il movimento di massa, il sindacato conflittuale, la lotta e il conflitto sociale, possono contrastare sfruttamento e oppressione delle classi lavoratrici, dei disoccupati, dei pensionati, dei ceti sociali deboli ed emarginati.

Chi sostiene i referendum? In primis il Pd della Schlein, di cui Renzi è stato segretario e il principale responsabile del massacro sul lavoro. Il nuovo Pd deve sostenere i referendum per il suo rapporto con Cgil e per una sorta di ‘opposizione’ al governo Meloni. Il Pd, da una parte non può tradire un proprio sindacato di riferimento, la Cgil, dall’altra, deve tenersi i ‘riformisti’ che voteranno contro questi referendum o si asterranno, non disposti a tradire la politica del proprio capo spirituale, Renzi. I quesiti referendari, in contrasto con parti delle controriforme di questi anni, propongono una riduzione di disuguaglianze e discriminazioni.

Il referendum abrogativo, per la validità, necessita del 50% + 1 degli aventi diritto al voto; in ogni altra tornata elettorale, sempre più abbondantemente sotto il 50%, ciò non è previsto. Elementare la domanda: Landini ha valutato il fatto che una sconfitta, per mancanza di quorum, potrebbe suscitare e alimentare maggiore passività e rassegnazione nel movimento operaio, sindacale e di classe? Con la classe lavoratrice non si può scherzare, ma si deve essere chiari, leali e corretti!

La propaganda per il Sì è, comunque, indispensabile, ma non basta, anche perché mancano il sindacato di classe e il Partito comunista. Indipendentemente dal risultato, il referendum sarà una sconfitta sul piano istituzionale, per i rapporti di forza, oggi, tra padronato e classe lavoratrice, e per come la classe dominante esercita il proprio potere, fino a non riconoscere il responso referendario se ad essa sfavorevole (vedi, ad es., il referendum sull’acqua pubblica).

Indipendentemente dall’esito, non sarà una sconfitta sul piano politico-sindacale se la denuncia, l’agitazione e la propaganda, saranno utilizzate per costruire e sviluppare coscienza e organizzazione, forza e capacità di mobilitazione nei movimenti, unità e lotta di classe. L’unità come strumento di lotta, la lotta come obiettivo dell’unità di classe.

Estendere la partecipazione, sviluppare il consenso al SI, per contribuire a limitare il massacro sociale e favorire la ripresa della lotta di classe di fronte alle sconfitte di questi decenni. Né illusioni! Né rassegnazione! L’unità fa la forza! La mobilitazione la differenza!

Unione di Lotta per il Partito Comunista (ULPC)

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Essere radicali, nel senso di andare alla radice del problema che è il capitalismo. La soluzione: la trasformazione dell’attuale formazione economico-sociale nel sistema sociale che cancella sfruttamento e oppressione. C’è bisogno dei comunisti organizzati per trasformare le lotte di difesa, di resistenza, rivendicative, in lotta per il socialismo.
Unione di Lotta per il Partito Comunista propone a comunisti/e, alle avanguardie nei luoghi di lavoro, a operai avanzati e studenti impegnati nelle lotte, un percorso, processo, progetto per costruire l’Organizzazione, come base e condizione per la ricostruzione del Partito. Per spezzare ogni logica settaria, divisiva, localistica, contro la frantumazione del movimento comunista.

Il capitalismo è sofferenza e guerra e l’Unione Europea è un pilastro fondamentale di questo sistema di distruzione e morte

L’Unione Europea – che non si presenta né come una coesa unione politica né come uno Stato Federale bensì come un’alleanza interstatale imperialista a trazione franco-tedesca – pur avendo già una spesa militare tre volte superiore a quella della Russia, considerata la minaccia più impellente per la sicurezza europea, ha deciso di impegnare un ulteriore stanziamento a debito di 800 miliardi di euro per il riarmo, finalizzato alla “difesa comune”, dei vari eserciti nazionali.
Il cosiddetto piano “Re-Arm Europe” (poi ribattezzato “Readiness 2030”, “Prontezza 2030”), approvato a larga maggioranza, dietro le pressioni della Commissione europea presieduta dalla tedesca Ursula von der Leyen, dal Parlamento europeo, costituisce un importante salto di qualità innanzitutto nella direzione del rafforzamento militare dei paesi della U.E., quindi del suo tentativo di costituirsi in polo imperialista nel contesto della feroce competizione interimperialistica in atto nel mondo e che spazia dalle guerre commerciali agli investimenti tecnologici ed energetici, dall’accaparramento di ricchezze e risorse alla produzione bellica. Ed è soprattutto quest’ultima che è stata individuata come il settore trainante della ripresa industriale del vecchio continente.

Ma se il riarmo servirà ad incrementare i profitti delle banche e dei monopoli europei – ora in forte difficoltà al cospetto della concorrenza internazionale -dalla Cina alla Russia, dai Brics agli stessi Stati Uniti “trumpiani” – non sarà invece indolore per la classe operaia ed il proletariato europeo, giacché le politiche belliciste decise a Bruxelles incideranno profondamente su stipendi e salari dei lavoratori, attraverso aumenti esorbitanti dei prezzi, compresi i generi di prima necessità, e di tasse e tariffe, tramite tagli drastici alla sanità, all’istruzione e alla cultura, al sistema pensionistico.
Le spese militari degli Stati componenti la U.E. superano ormai i 326 miliardi di euro (1,9% del PIL dell’Unione), con un aumento di oltre il 30% nel triennio 2021-20 24. In tre anni sono stati spesi 132 miliardi per la guerra in Ucraina. A questi va poi aggiunta la “richiesta” avanzata dai vertici della Nato ai paesi membri (32, di cui 30 europei) di portare al 2% del PIL il contributo di ciascuno alle spese militari dell’organizzazione. Significative sono in tal senso le dichiarazioni del Segretario Generale dell’Alleanza Atlantica, l’olandese Mark Rutte, circa i “sacrifici” cui la popolazione europea dovrà sottostare per onorare gli impegni presi in campo militare dai rispettivi governi o di Roberto Cingolani amministratore delegato di Leonardo – la più importante azienda bellica italiana – sulla necessità di dover certamente comprimere lo stato sociale nel nostro Paese drenando le risorse disponibili verso la difesa e la produzione bellica. È l’attuazione dell’agenda 2030, prefigurata dal banchiere Draghi e dal Piano Letta, che spinge i paesi della Unione Europea verso una sempre maggiore centralizzazione degli investimenti nell’industria militare, così da superare, almeno parzialmente, la dipendenza dalla produzione bellica statunitense, da rilanciare i profitti delle aziende europee e metterle in condizione di “confrontarsi” più efficacemente nell’arena della contesa interimperialistica.
E l’Italia, che è tra i paesi europei con il debito pubblico più alto, con una crescita economica quasi inesistente – checché ne dica il governo fascistoide della Meloni – con uno stato sociale “massacrato” da decenni di tagli e di corruzione – ad opera di qualsiasi governo si sia “alternato” alla guida del Paese – in ossequio ai piani predisposti nelle sedi europee aumenterà ancora le spese militari. Già la legge di bilancio 2025 ha previsto un incremento delle spese in questo settore del 12,4%: 32 miliardi di euro, più altri 40 miliardi previsti per la futura dotazione di nuovi sistemi d’arma.
Tutto ciò costituirà per industriali, lobbisti, politicanti corrotti l’avvio di un fiorente “business”, mentre per il proletariato significherà un futuro da “lacrime e sangue”.
Una così sfrenata rincorsa – tra “esigenze” nazionali, agende europee, imposizioni Nato – al riarmo imporrà inevitabilmente severe politiche di austerità sociale; misure repressive (attacchi alle libertà di parola, di protesta, di organizzazione) contro le lotte sociali ed il dissenso verso le politiche belliciste dei governi; militarizzazione e distruzione ambientale del territorio (con la costruzione di nuove basi militari e con l’ampliamento di quelle già operative o delle aree sottoposte a servitù militare); imbarbarimento culturale ad ogni livello di istruzione (anche con la presenza nelle scuole e nelle Università di propagandisti militari e di reclutatori delle Forze Armate), revisionismo storico, innanzitutto con la criminalizzazione del movimento comunista e la sua equiparazione al nazifascismo, come è già accaduto con ripetute risoluzioni approvate dal Parlamento europeo.
Il proletariato italiano ed anche europeo non può d’altronde affidare i propri interessi di classe a quelle forze politiche “socialdemocratiche” e pseudo-riformiste che si “profondono” in sottili ed ambigui distinguo tra il rifiuto dell’aumento delle spese militari a carico dei singoli Stati e l’accettazione dei progetti di difesa comune europea – quindi di un “esercito unico europeo”, con l’impegno finanziario che esso comunque comporterebbe. Queste stesse forze sono quelle che da tempo si sono allineate con le strategie del grande capitale economico e finanziario, proponendosi anch’esse come affidabili gestori del sistema capitalistico. E se ciò ha comportato anche in un recente passato, come nel caso dell’invio di armi all’Ucraina, di imboccare la via del bellicismo, esse non si sono certamente tirate indietro.
D’altra parte anche nell’area comunista – che dovrebbe rappresentare un irrinunciabile punto di riferimento per il movimento dei lavoratori di tutta Europa e del mondo intero – oltre alle profonde divisioni che lo attraversano, si agitano forze che rischiano di trarre in errore, con le loro valutazioni sulla situazione internazionale, le masse popolari. Il giudizio favorevole espresso sul multipolarismo – inteso in contrapposizione all’egemonismo euro-atlantico, ma soprattutto all’unipolarismo USA – e sul ruolo dei Brics – in particolare della Russia e della Cina – come forza “antimperialista” in nuce, mistifica la natura di classe dei paesi che si collocano in tale prospettiva e depotenzia la funzione della lotta di classe come principale motore dei processi di liberazione dei lavoratori e dei popoli dallo sfruttamento capitalistico e dall’oppressione imperialista.
In un mondo che appare avviato ad una deflagrazione sempre più generalizzata (dallo sterminio del popolo palestinese da parte del nazisionismo alla guerra tra Russia ed Ucraina – che è come dire tra Russia e Nato – fino alle tensioni armate tra India e Pakistan, solo per citare alcuni dei fronti di guerra), i lavoratori hanno tutto da perdere da questa pericolosa ed antipopolare corsa al riarmo
Ed è compito dei comunisti – oltreché procedere, nella chiarezza dei contenuti, sulla strada del superamento dell’attuale frammentazione del movimento – smascherare gli inganni e le contraddizioni in cui si dibatte il sistema capitalista nel suo complesso ed in particolare il blocco euro-atlantico, di cui il nostro Paese fa parte e che costituisce pertanto il nostro più immediato nemico. Come altrettanto importante è la necessità di sottrarre il consenso – che si cerca di carpire anche attraverso l’azione mistificatoria di certi “intellettuali” da salotto radical-chic, com’è accaduto con la manifestazione pro-Europa del 15 marzo a Roma – dei lavoratori alle politiche guerrafondaie delle varie borghesie nazionali ed il loro coinvolgimento nei preparativi di guerra. Viceversa oggi, dinanzi ad un capitalismo senza remore nel trascinarci verso una nuova guerra mondiale, più che mai deve risuonare nelle piazze lo slogan “SOCIALISMO O BARBARIE”.
Non esiste un capitalismo buono, l’emergenza è organizzarsi e riaffermare la lotta di classe necessaria per abbattere il potere dei monopoli, e costruire una società socialista, per la socializzazione dei mezzi di produzione, senza sfruttamento né oppressione.

Fuori da UE e NATO, con la Resistenza palestinese, morte all’imperialismo

Unione di lotta per il Partito Comunista (ULPC)

https://unionedilottaperilpartitocomunista.org ulpc@autoproduzioni.net

Essereradicali, nel senso di andare alla radice del problema che è il capitalismo. La soluzione: la trasformazione dell’attuale formazione economico-sociale nel sistema sociale che cancella sfruttamento e oppressione. C’è bisogno dei comunisti organizzati per trasformare le lotte di difesa, di resistenza, rivendicative, in lotta per il socialismo.

Unione di Lotta per il Partito Comunista propone a comunisti/e, alle avanguardie nei luoghi di lavoro, a operai avanzati e studenti impegnati nelle lotte, un percorso, processo, progetto per costruire l’Organizzazione, come base e condizione per la ricostruzione del Partito. Per spezzare ogni logica settaria, divisiva, localistica, contro la frantumazione del movimento comunista.

Maggio 2025

Incondizionata solidarietà

Volantino distribuito alla manifestazione del 2 marzo a Pisa

agli studenti e alle studentesse di Pisa oggetto della provocazione poliziesca

Totale sostegno alle iniziative e alla mobilitazione

La complicità con il genocidio a Gaza, le manganellate a Pisa e Firenze, la strage operaia dell’Esselunga. Episodi e fatti differenti che chiamano in causa lo Stato e i governi, e oggi il governo Meloni-Salvini-Tajani.
A seguito delle manganellate pisane, il ricordo e il pensiero sono corsi immediatamente a quel 7 maggio 1972 e a Franco Serantini: per la città (Pisa) e per la morte (le manganellate).
Franco, aveva 21 anni, era figlio di nessuno, era un compagno anarchico. Fu riempito di botte sul lungarno fino a voler distruggere la sua anima, libertaria e antifascista. Senza alcuna cura in carcere, nonostante manifestasse forti dolori alla testa. Il giorno delle elezioni (07/05/72) fu trovato senza vita in una cella del carcere ‘Don Bosco’ di Pisa.

Il ministro degli Interni, Piantedosi, tuona alla Camera: “Niente processi sommari alla forze dell’ordine”. In diritto, per ‘processo sommario’ si intende quel processo svolto o attuato in modo rapido, con procedura eccezionale. Quando mai la polizia di Stato ha subìto un processo sommario? Neppure dopo la mattanza di Genova. Do you remember Diaz e Bolzaneto?! Nascosero persino le molotov nei sacchi a pelo per giustificare la macelleria di quella notte e di quelle giornate (Genova, 19-20-21 luglio 2001) in cui fu ucciso Carlo Giuliani. Simili esseri furono persino promossi, alla faccia del… processo sommario.
Il popolo palestinese è in lotta da decenni per la liberazione e la propria autodeterminazione, resiste e combatte contro l’oppressione dello Stato d’Israele e dell’imperialismo Usa. In queste settimane, a Gaza, sono stati massacrati 30mila palestinesi, la metà erano bambini/e. Il governo Meloni-Salvini-Tajani, complice di una simile mattanza, sostiene ogni guerra, dissipando 100 milioni di € al giorno, sottraendo queste ingenti risorse al lavoro, alla sanità, alla povertà … delle masse popolari di questo paese.
La strage operaia all’Esselunga: ultima in ordine di tempo. Lo stillicidio quotidiano di morti nei luoghi di lavoro, le stragi industriali e ambientali, sono il prodotto delle logiche e delle leggi di profitto, mercato, produttività, competitività, che impongono condizioni di lavoro al limite della sopravvivenza: bassi salari, precarietà, orari, turni e ritmi massacranti, subappalti, caporalato…
Episodi e fatti provocati dallo Stato del capitale e dai loro governi. Tutto ciò non deve sorprendere, ma favorire la comprensione della realtà e contribuire, così, ad alimentare la coscienza, la lotta, l’unità, la mobilitazione, l’organizzazione, per costruire la società nella quale siano banditi ovvero fuorilegge sfruttamento, povertà, disoccupazione, disuguaglianze, oppressione.
Imparare a essere radicali, andare alla radice del problema! Il problema è il regime capitalista, la soluzione: la trasformazione dell’attuale formazione economico-sociale nel sistema sociale che cancella sfruttamento e oppressione. Per questo, c’è bisogno dei comunisti organizzati in grado di trasformare le lotte di difesa, di resistenza, rivendicative, in lotta per il socialismo.

Unione di Lotta per il Partito Comunista

Pisa, 02 marzo 2024

Steccato di Cutro: RELITTO di Stato o STRAGE di… Stato!

Avvistati, abbandonati al naufragio… e annegati a pochi metri dalla riva

Contro i migranti una lunga striscia di stragi IMPUNITE.
L’ultima, questa di Steccato di Cutro in Calabria: oltre 79 le Vittime, tra cui 33 bambini; ovviamente, questi, sono di serie ‘B’.
L’occidente ‘vive’ e descrive i migranti come minaccia alla propria sicurezza e ha buon gioco a mobilitare contro di loro il demone del razzismo e della xenofobia.
Imprenditori o, meglio, i ‘prenditori’ di settori come il turismo, l’agricoltura e, persino, l’industria, hanno bisogno di 200.000 stranieri da assumere. Solo in Toscana, tra agricoltura e turismo, di migranti da impiegare e supersfruttare gliene occorrono da 8 a 10 mila.
Il capitale li umilia, li opprime, li uccide… e per continuare ad arricchirsi ha estremo bisogno delle loro braccia e dei loro corpi. Per mantenere il proprio dominio e potere, se ne serve al fine di dividere il proletariato e le masse popolari scatenando una mobilitazione reazionaria per attuare un regime sempre più autoritario e oligarchico.
Sino a quando?

Il 9 Marzo il primo ministro dell’entità sionista è atteso in Italia

Tocca a noi invertire la rotta

Mentre il presidente del Senato Ignazio La Russa è in visita ufficiale nell’entità sionista il suo primo ministro Benjamin Netanyahu, dalle mani grondanti di sangue palestinese, sarà in Italia il 9 marzo.
Tanti i dossier sul tavolo: dall’energia, con il progetto del gasdotto Eastmed su cui Edison ha chiesto al governo un sostegno esplicito, alla guerra in Ucraina, dalla “lotta all’antisemitismo” nei giorni scorsi l’ambasciatore israeliano Alon Bar ha incontrato il prefetto Giuseppe Pecoraro, nominato coordinatore nazionale per la lotta contro l’antisemitismo dal presidente Meloni, dalla “cooperazione industriale, tecnologica e scientifica” a quella militare.
A tal proposito, a dicembre, in occasione di un incontro tra Adolfo Urso, senatore di Fratelli d’Italia e ministro delle Imprese e del Made in Italy e l’ambasciatore israeliano Bar, era stato attivato il gruppo di lavoro per “migliorare la cooperazione industriale”.
La borghesia sionista italiana compie il suo rituale di riconoscimento e sostegno all’entità sionista, la cui accelerazione verso la forma-Stato fascistoide, ma sempre spacciata per unica democrazia del medio-oriente, sta provocando anche una seria crisi “interna” con manifestazioni oceaniche contro il progetto di legge in corso di approvazione per subordinare la magistratura al governo.
Vorremmo però che fossero le cifre a parlare: per quanto riguarda l’occupazione della Palestina solo da inizio anno, sono più di 70 i palestinesi uccisi dall’esercito sionista, centinaia quelli incarcerati, migliaia i feriti.
Solo negli ultimi giorni, coloni israeliani hanno effettuato pogrom a sud di Nablus e nella città di Huwara, incendiando mezzi e case con all’interno civili indifesi; ministri israeliani (come Bezalel Smotrich e Itamar Ben Gvir) si sono espressi con incitamenti a crimini di guerra e a favore della “cancellazione” di Huwara “dandola alle fiamme”.
Il parlamento israeliano ha reintrodotto la pena di morte, ma solo per i Palestinesi prigionieri, accusati e condannati per atti di resistenza che hanno comportato uccisioni.
Questo il portato della visita del premier dell’entità sionista alla sua omologa italiana, entrambi in continuità con i precedenti governi, ma decisi a trarre ulteriore profitto dalle vicende della guerra in Ucraina e a consolidare la penetrazione del sionismo in Italia con il suo bagaglio di sistemi avanzati di controllo e repressione delle masse, sperimentati sulla pelle dei palestinesi.
A fronte di tutto ciò, continua indefessa la resistenza del popolo palestinese, nel totale e assordante silenzio internazionale, la borghesia incassa la mancanza di sostegno da parte delle classi subalterne e la loro incapacità di inquadrare la lotta al progetto sionista come lotta all’imperialismo.
Tocca a noi invertire la rotta, ripristinare metodi e forme efficaci di solidarietà internazionalista, pur nel complicato contesto attuale, a partire dalla lotta contro la NATO, contro il nostro imperialismo e il suo governo guerrafondaio e antioperaio.

ULPC – UNIONE DI LOTTA PER IL PARTITO COMUNISTA

unionedilottaperilpartitocomunista@tutanota.com

Le guerre imperialiste sulla pelle e sulle spalle della classe lavoratrice e delle masse popolari!

A fianco dei lavoratori che bloccano il mercato di armi

Un anno fa lo scoppio della guerra in Ucraina tra Russia, Usa e Nato, una guerra inter-imperialista che ha trasferito sul piano militare il controllo dei mercati finanziari, delle materie prime, delle reti di trasporto. Un conflitto in atto dal 2014 che, con l’espansionismo della Nato nell’est europeo, ha prodotto un’escalation in Ucraina risvegliando focolai tra Armenia e Azerbaijan, tra Serbia e Kosovo.
Una guerra che, tra sanzioni e protezionismi, ha acuito lo scenario mondiale già critico e ha prodotto un aumento dei prezzi delle materie energetiche e agricole, provocando l’impennata dei generi di prima necessità a cascata sulle precarie condizioni di vita delle classi lavoratrici e delle masse, con conseguenze sociali pesanti e la devastazione dell’ambiente già compromesso dai profitti del capitale.
Le basi Usa e Nato, collocate in Italia a servizio per l’addestramento, per operazioni di spionaggio e sabotaggio – dove sono custodite e occultate armi nucleari che riducono il paese a una polveriera – e contro i popoli, coinvolgono direttamente l’Italia come potenziale bersaglio.
Il governo Meloni ha raccolto il testimone del governo Draghi, totalmente allineato alla politica guerrafondaia dell’UE e della aggressività Nato, che hanno trasformato il mercato in un campo di battaglia. L’UE, oltre ad addestrare 30mila soldati ucraini, lamenta la carenza di munizioni anche perché, per inviarle in Ucraina, i paesi non riescono a mantenere le scorte nazionali, e deve fare appello all’aumento della produzione favorendo così giganteschi guadagni del complesso militare industriale.
In alcuni paesi dell’UE si è riaperto il dibattito sulla leva obbligatoria; in prima fila Salvini e La Russa, ma per la Nato la migliore scelta è la creazione di una riserva di personale addestrato e abile a entrare in azione.
Tutti alla corte di Zelenskij: ultimi Israele che ha offerto il sistema antimissile e un prestito da 200mila dollari e il governo Meloni con la sua visita e la tappa in Polonia per incontrare Morawiecki, alleato di Fratelli d’Italia.
Per la risposta alla guerra è necessario aumentare la mobilitazione contro la Nato (come fedeli servitori sperperiamo 100 milioni di € al giorno) e l’UE, il sistema capitalista e l’imperialismo italiano che investe miliardi nelle guerre tagliandoli allo stato sociale (sanità e trasporti, istruzione e ricerca, pensioni, casa e servizi), contro l’aumento delle bollette, del carovita, dei prezzi, delle tasse.
Uno Stato che, per imporre la sua politica economica, potenzia metodi e forme di repressione, si serve di linguaggi, discorsi, informazioni… per manipolare il consenso con la complicità dei partiti di servizio alla classe dominante.
Organizzarsi e mobilitarsi contro un regime antioperaio e antipopolare, oscurantista e reazionario.

A fianco dei lavoratori che bloccano il mercato di armi
No ad alleanze imperialiste!
No alle guerre in risposta alla crisi!
No alle Basi Usa e Nato

Unione di Lotta per il partito Comunista (ULPC)               

22 febbraio 2023

Meloni: solo governo di destra?

Uscire dalla barbarie

Dopo anni di governi (da Monti a Letta), all’insegna del trasformismo e dell’inciucio, fino ai governi Lega-M5S, Pd-M5S e di ‘larghe intese’ (Draghi), le elezioni del 25 settembre, partorite da un sistema truffaldino che niente ha da invidiare alla legge truffa del ’53, hanno consegnato la ‘vittoria’ a FdI. Con l’astensione al 37% e le schede bianche e nulle, i contrari alla casta politica sfiorano il 40%. Questa, la vera spina nel fianco della politica parlamentare, di maggioranza e opposizione.

La Meloni si è spesa, prima e dopo elezioni,per accreditarsi agli occhi dei vertici di Confindustria e dei grandi monopoli come degna sostituta dell’“uomo forte”, il banchiere Draghi.
La Meloni si è spesa, prima e dopo elezioni,per accreditarsi agli occhi dei vertici di Confindustria e dei grandi monopoli come degna sostituta dell’“uomo forte”, il banchiere Draghi.
FdI è entrato dalla porta principale come vincitore delle elezioni per un suo momento di “riscatto”, agognato da decenni: il diritto di chi “si sente fascista” di non vergognarsi né nascondersi, ma di presentarsi a testa alta.
Questa legittimazione istituzionale della tradizione politica post-fascista è accompagnata da un’offensiva ideologica come la circolare anticomunista diffusa nelle scuole il 9 novembre (anniversario della caduta del muro di Berlino); un segnale che fa il paio con le dichiarazioni di esponenti istituzionali contro il 25 Aprile o al delirio nazionalista e anticomunista del governo in occasione del 10 febbraio (giornata del ricordo).
Punti fondamentali di un governo sono l’economia e la politica estera. Per la Meloni sono gli stessi di Draghi e di chi lo ha preceduto.All’assemblea diConfindustria veneta ha detto:non si può distribuire la ricchezza prima di produrla e lo stato sociale viene dopo la crescita dei profitti. La ricchezza esistente è già assegnata ai miliardari e non si tocca. I lazzaroni del reddito di cittadinanza si trovino un lavoro e che il governo fa propria la visione sociale di Confindustria.
Un governo di ‘ordinarietà’ capitalistica pure nella sfera politica e istituzionale: controriforme come presidenzialismo eautonomia differenziata tra Regioni, con l’accelerazione autoritaria del potere borghese. Un’involuzione reazionaria del sistema politico certificata dalgoverno più a destra della storia repubblicana, di natura sciovinista e xenofoba.
Il governo di destra dovrà servire i padroni e gli sarà concesso lo stesso spazio di manovra dei governi di centro-sinistra. La destra, i diritti civili e umani, li aggredirà fino in fondo perché la guerra tra poveri e dei penultimi contro gli ultimi è parte fondamentale della sua natura ideologica e pratica. Per la destra, libertà di licenziamento e attacco al diritto all’aborto sono tutt’uno, come le scelte guerrafondaie, il servilismo a NATO/USA, il razzismo contro i migranti, la repressione e nuove leggi di polizia.
Attraverso la continuità di programmi si compie ilpassaggio dal governo tecnicamente reazionario al governo reazionariamemente tecnico. Il legame tra fascismo e liberismo si consolida con la guerra.
Proprio la guerra, nel DNA dell’imperialismo, stabilisce pericolosi legami con le forze più retrive e reazionarie dell’esercito, dei servizi segreti, delle forze di polizia, con i nazisti ucraini.
Ogni governo borghese non può che essere peggiore del precedente, fino a quando non vi saranno: mobilitazione operaia e popolare, movimenti di massa e, in particolare, Partito comunista e sindacato di classe. Senza non può esservi risposta adeguata ai governi borghesi, alla Stato del capitale.
Per uscire dalla barbarie capitalistica: lotta cosciente, collettiva e organizzata, della classe operaia e del proletariato, una fase di sviluppo di lotta rivoluzionaria per la costruzione di una società libera dallo sfruttamento e dall’oppressione.

ORA e SEMPRE Resistenza!
21 gennaio 2023
Unione di Lotta per il Partito Comunista (ULPC)

 

Approvata la proroga fino al 31 dicembre 2023 dell’invio di armi all’esercito ucraino

I soldi per le armi e la guerra si trovano sempre!

 

Il Consiglio dei Ministri ha approvato la proroga fino al 31 dicembre 2023 dell’invio di armi all’esercito ucraino, in piena continuità col governo Draghi. La risoluzione sarà approvata il 13 dicembre, giorno in cui il ministro della difesa Corsetto spiegherà in aula le motivazioni e i partiti voteranno.
L’Italia è in guerra a fianco degli Usa. Le missioni Nato contro la Russia partono da Pratica di Mare, utilizzando i Gulfstream E.550 che sono basati sulla piattaforma sviluppata dall’azienda statunitense Gulfstream Aerospace, appositamente modificato e potenziato dall’israeliana Elta Systems Ltd e che hanno il compito di spionaggio. Non sono semplicemente dei “radar volanti”, ma possiedono anche compiti di “gestione” delle missioni alleate nei campi di battaglia e di disturbo delle emissioni elettroniche nemiche.
Da Sigonella decollano i droni d’intelligence AGS della NATO e “Global Hawk” di US Air Force e i nuovi pattugliatori marittimi P8A “Poseidon” di US Navy e delle forze aeronavali di Australia e del Regno Unito. I dati sensibili raccolti dai “Poseidon vengono messi a disposizione delle forze armate di Kiev per pianificare le operazioni contro la Russia (esempio l’affondamento dell’incrociatore Moskva a largo di Odessa).  Dal Molin Vicenza, Aviano Pordenone, Ghedi Brescia, Coltano Pisa, Camp Derby tenuta di Tombolo di Pisa, Niscemi Caltanissetta, Cameri Novara l’Italia è armata e militarizzata per gli interessi strategici del Pentagono e della NATO ma anche per i profitti e i dividendi del complesso militare-industriale nazionale e internazionale.
Diventato ormai carta straccia, l’art. 11 della Costituzione anche il neogoverno reazionario e conservatore è in guerra a fianco della Nato, degli Usa della Ue in appoggio ad un governo nazista. E per farlo spende miliardi per l’invio di armi in Ucraina, per il riarmo e le missioni militari all’estero privando i cittadini di un servizio essenziale come la sanità pubblica di qualità. In tutti gli ospedali del Paese quegli eroi al tempo del coronavirus sono costretti a turni disumani per far fronte alla carenza di operatori sanitari e si allungano sempre più le attese di ricovero e le liste d’attesa per effettuare esami. Lo stesso vale per la scuola – gli studenti sono costretti a frequentare plessi scolastici fatiscenti e pericolosi – e per la ricerca. La legge di Bilancio si traduce in un ulteriore impoverimento del proletariato e delle masse popolari. I miliardi del PRNN soni destinati ad alimentare i profitti degli imprenditori e alla realizzazione di grandi opere inutili e dannose.
Resta all’ordine del giorno l’unità e l’organizzazione di classe e la lotta contro lo sfruttamento e l’oppressione capitalista e imperialista per porre fine al sistema barbaro che domina.

 

DOPO LO SCIOPERO GENERALE, IL 3 DICEMBRE TUTTE/I A ROMA!

3 dicembre Manifestazione nazionale

CONTRO LA GUERRA E IL CAROVITA: GIÙ LE ARMI, SU I SALARI

Sabato 3/12 ore 14 – Roma piazza della Repubblica – Manifestazione nazionale

Il governo Meloni ci sta trascinando sempre più dentro una spirale di guerra dagli esiti imprevedibili. L’Italia è evidentemente un paese belligerante e attivo nel conflitto, nonostante la grande maggioranza della popolazione sia contraria alla guerra e al conseguente forte aumento delle spese militari.
Per sostenere queste ultime, ci si chiede di aderire a una economia di guerra che si colloca in piena continuità con l’operato del precedente governo Draghi, e più in generale con tutti gli esecutivi che in questi anni ci hanno chiesto di pagare con l’austerità i costi di crisi che non abbiamo creato né voluto. Mentre i salari, le pensioni, i redditi da lavoro e gli ammortizzatori sociali sono al palo da anni, il fortissimo aumento dei prezzi per tutti i beni e servizi essenziali produce un peggioramento generalizzato delle condizioni di vita. Ormai arrivare a metà del mese è un problema, altro che alla fine…
E in questo contesto è inaccettabile che la gran parte dei sostegni vada alle grandi imprese! Altro che flat tax, taglio del cuneo fiscale, cancellazione del reddito di cittadinanza e riduzione dei servizi pubblici, controriforma della scuola e ulteriore taglio della sanità pubblica: serve che si colpiscano i grandi profitti e i patrimoni accumulati per decenni.
Le risorse ci sono, come dimostra la vicenda dei 40 miliardi di extraprofitti ottenuti con la speculazione sul prezzo del gas, e vanno messe a disposizione di salari, pensioni e per aumentare il reddito degli strati sociali più colpiti dalla crisi, in primis i precari e i disoccupati.
Anche le promesse avanzate nei mesi scorsi sul tema della conversione ecologica si sono tradotte in progetti di installazione di nuovi rigassificatori e inceneritori in diversi territori, utili al business dei soliti noti e non certo alla salvaguardia dell’ambiente. Si ricomincia a parlare di grandi opere inutili (come il Ponte sullo stretto), mentre scuole, università, strutture sanitarie, territori stravolti dal dissesto idrogeologico, dal cambiamento climatico e dalla speculazione cadono e franano letteralmente in testa alle persone che li attraversano.
In poche settimane, il nuovo governo ha già pienamente svelato la propria natura reazionaria, con l’attacco ai diritti e alle agibilità democratiche, la criminalizzazione degli immigrati e un ulteriore inasprimento della repressione del conflitto sociale e sindacale, come dimostra l’introduzione nel Codice penale del reato di occupazione abusiva e raduni illegali che rafforza e generalizza le norme repressive già esistenti.
Dai posti di lavoro alle scuole e alle università; dai movimenti per la difesa dell’ambiente alle realtà sociali e sindacali indipendenti e conflittuali: è ora di dire basta!

SI Cobas
Unione Sindacale di Base
Sindacato Generale di Base
Confederazione Unitaria di Base

seguono firme di adesione