
Dopo la gloriosa lotta partigiana e la cacciata dei nazifascisti, il 2 Giugno 1946 il referendum che sancisce la fine della monarchia e la nascita della Repubblica italiana, uno Stato che vedeva una parte del suo territorio occupato da embrioni di basi militari angloamericane, che presto sarebbero diventate le basi militari di occupazione, dove si è sviluppata tutta la strategia di controllo e ingerenza sulla politica della Repubblica, dal controllo elettorale, ai tentati colpi di Stato fascisti, alle stragi di lavoratori e studenti degli anni Settanta, all’addestramento delle bande paramilitari fasciste.
In questi 79 anni di vita della Repubblica italiana Il padronato, tramite i suoi lacchè politici e dell’informazione, è riuscito a demolire e inficiare tutti i principi fondamentali della Carta Costituzionale, il lavoro, i diritti sociali e politici, la pari dignità sociale, il ripudio della guerra, ed è riuscito ad assumere un’egemonia culturale sulla classe lavoratrice. Tutto questo non ha risolto le contraddizioni profonde che il sistema capitalista sviluppa al suo interno.
Un un mondo che sempre più si avvicina a un possibile conflitto militare il governo delle destre, con il silenzio e in alcuni casi l’appoggio delle forze di opposizione, procede sullo sviluppo dell’economia di guerra, vengono stanziati ulteriori miliardi di euro per il riarmo, si persegue la militarizzazione dei territori, si preparano i giovanissimi studenti alla guerra, con la presenza costante di militari all’interno delle scuole, si occupano i territori con nuove basi militari.
Mentre i lavoratori e gli studenti, obbligati all’alternanza scuola lavoro, muoiono sui posti di lavoro, i territori sono deturpati dalla cementificazione e devastati dalle calamità naturali.
Oggi la Repubblica borghese a sovranità limitata cerca di limitare anche le nostre libertà con leggi liberticide e fascistoidi nel processo di costruzione di un’economia di guerra a scapito dello stato sociale, a partire dalla sanità, e dei diritti delle masse lavoratrici.
I proletari hanno poco da festeggiare per questa ricorrenza, chi ancora ha la fortuna di avere un contratto di lavoro a tempo indeterminato vede sempre più il suo salario eroso da un’inflazione galoppante e dal continuo carovita, gli altri sopravvivono con stipendi da fame al limite della sopravvivenza, lasciando enormi profitti ai padroni che non contenti continuano a trovare nuove opportunità per evadere impunemente le tasse.
La liberazione può essere solo quella dal giogo del sistema capitalista e la Repubblica può essere reale solo se Popolare e Socialista.
La ricorrenza del 2 Giugno può essere festeggiata solo con la lotta contro il padrone e i suoi politici servili.
Unione di lotta per il Partito Comunista (ULPC)
https://unionedilottaperilpartitocomunista.org – ulpc@autoproduzioni.net
Essere radicali, nel senso di andare alla radice del problema che è il capitalismo. La soluzione: la trasformazione dell’attuale formazione economico-sociale nel sistema sociale che cancella sfruttamento e oppressione. C’è bisogno dei comunisti organizzati per trasformare le lotte di difesa, di resistenza, rivendicative, in lotta per il socialismo.
Unione di Lotta per il Partito Comunista propone a comunisti/e, alle avanguardie nei luoghi di lavoro, a operai avanzati e studenti impegnati nelle lotte, un percorso, processo, progetto per costruire l’Organizzazione, come base e condizione per la ricostruzione del Partito. Per spezzare ogni logica settaria, divisiva, localistica, contro la frantumazione del movimento comunista.
Giugno 2025





