21 gennaio 1921: 102 anni fa nasce il Partito Comunista d’Italia!

difendere le radici teoriche

Ricordare la nascita del Partito Comunista è un momento fondamentale nella battaglia politica per la sua ricostruzione. Richiamarsi alla sua fondazione significa difendere le radici teoriche che sono la base del pensiero rivoluzionario; una necessità oggi imprescindibile di fronte alla dispersione e allo sbandamento ideologico della classe e dei comunisti.

La scissione dal Psi mise nero su bianco principi basilari: la società capitalista non si può riformare, tanto meno si può attendere l’“ora X” in cui il proletariato sarà guidato alla rivoluzione. Contro riformismo parlamentare e massimalismo parolaio si coagulò la frazione comunista.
Far tesoro degli insegnamenti tramandati, fare il bilancio dell’esperienza, capire la sconfitta temporanea del socialismo, per intervenire nel presente.
Il capitalismo produce sempre più sfruttamento, rapina, sopraffazione, guerra, devastazione ambientale. Le disuguaglianze sociali si acuiscono, come emerso nelle recenti crisi economiche, sociali e sanitarie. La competizione tra imperialismi spinge alla crescente militarizzazione, venti di guerra si fanno sempre più forti, l’estrazione di materie prime e nuove forme di colonizzazione si intensificano.
Assumere 102 anni di storia, collegarsi allo spirito e alla coerenza che vi dettero vita, intraprendendo un paziente, laborioso e metodico, processo di ricomposizione dei comunisti, in grado di orientare gli organismi o i singoli, coscienti che il Partito non lo si inventa da oggi a domani, non lo si autoproclama, ma sarà il punto d’arrivo di un percorso/processo attraverso la costituzione di un’Organizzazione intermedia capace di assolvere a questo compito storico.

Unione di Lotta per il Partito Comunista (ULPC)

Meloni: solo governo di destra?

Uscire dalla barbarie

Dopo anni di governi (da Monti a Letta), all’insegna del trasformismo e dell’inciucio, fino ai governi Lega-M5S, Pd-M5S e di ‘larghe intese’ (Draghi), le elezioni del 25 settembre, partorite da un sistema truffaldino che niente ha da invidiare alla legge truffa del ’53, hanno consegnato la ‘vittoria’ a FdI. Con l’astensione al 37% e le schede bianche e nulle, i contrari alla casta politica sfiorano il 40%. Questa, la vera spina nel fianco della politica parlamentare, di maggioranza e opposizione.

La Meloni si è spesa, prima e dopo elezioni,per accreditarsi agli occhi dei vertici di Confindustria e dei grandi monopoli come degna sostituta dell’“uomo forte”, il banchiere Draghi.
La Meloni si è spesa, prima e dopo elezioni,per accreditarsi agli occhi dei vertici di Confindustria e dei grandi monopoli come degna sostituta dell’“uomo forte”, il banchiere Draghi.
FdI è entrato dalla porta principale come vincitore delle elezioni per un suo momento di “riscatto”, agognato da decenni: il diritto di chi “si sente fascista” di non vergognarsi né nascondersi, ma di presentarsi a testa alta.
Questa legittimazione istituzionale della tradizione politica post-fascista è accompagnata da un’offensiva ideologica come la circolare anticomunista diffusa nelle scuole il 9 novembre (anniversario della caduta del muro di Berlino); un segnale che fa il paio con le dichiarazioni di esponenti istituzionali contro il 25 Aprile o al delirio nazionalista e anticomunista del governo in occasione del 10 febbraio (giornata del ricordo).
Punti fondamentali di un governo sono l’economia e la politica estera. Per la Meloni sono gli stessi di Draghi e di chi lo ha preceduto.All’assemblea diConfindustria veneta ha detto:non si può distribuire la ricchezza prima di produrla e lo stato sociale viene dopo la crescita dei profitti. La ricchezza esistente è già assegnata ai miliardari e non si tocca. I lazzaroni del reddito di cittadinanza si trovino un lavoro e che il governo fa propria la visione sociale di Confindustria.
Un governo di ‘ordinarietà’ capitalistica pure nella sfera politica e istituzionale: controriforme come presidenzialismo eautonomia differenziata tra Regioni, con l’accelerazione autoritaria del potere borghese. Un’involuzione reazionaria del sistema politico certificata dalgoverno più a destra della storia repubblicana, di natura sciovinista e xenofoba.
Il governo di destra dovrà servire i padroni e gli sarà concesso lo stesso spazio di manovra dei governi di centro-sinistra. La destra, i diritti civili e umani, li aggredirà fino in fondo perché la guerra tra poveri e dei penultimi contro gli ultimi è parte fondamentale della sua natura ideologica e pratica. Per la destra, libertà di licenziamento e attacco al diritto all’aborto sono tutt’uno, come le scelte guerrafondaie, il servilismo a NATO/USA, il razzismo contro i migranti, la repressione e nuove leggi di polizia.
Attraverso la continuità di programmi si compie ilpassaggio dal governo tecnicamente reazionario al governo reazionariamemente tecnico. Il legame tra fascismo e liberismo si consolida con la guerra.
Proprio la guerra, nel DNA dell’imperialismo, stabilisce pericolosi legami con le forze più retrive e reazionarie dell’esercito, dei servizi segreti, delle forze di polizia, con i nazisti ucraini.
Ogni governo borghese non può che essere peggiore del precedente, fino a quando non vi saranno: mobilitazione operaia e popolare, movimenti di massa e, in particolare, Partito comunista e sindacato di classe. Senza non può esservi risposta adeguata ai governi borghesi, alla Stato del capitale.
Per uscire dalla barbarie capitalistica: lotta cosciente, collettiva e organizzata, della classe operaia e del proletariato, una fase di sviluppo di lotta rivoluzionaria per la costruzione di una società libera dallo sfruttamento e dall’oppressione.

ORA e SEMPRE Resistenza!
21 gennaio 2023
Unione di Lotta per il Partito Comunista (ULPC)

LA REPRESSIONE SIONISTA NON RISPARMIA NESSUNO

SOLIDARIETÀ ALLA COMPAGNA STEFANIA

Lunedì mattina (16/1/2023) con un intervento delle forze di repressione israeliane nel campo profughi di Dheisheh a Betlemme è stata brutalmente arrestata e picchiata la compagna Stefania, dopo alcune ore di detenzione è stata espulsa dalla Palestina.
Da sempre a fianco delle lotte politiche e sociali e alle resistenze dei popoli oppressi, Stefania si trovava in Palestina da alcuni mesi per dare solidarietà attiva alla resistenza del Popolo palestinese.
Nell’operazione dei militari sionisti, che ha visto danneggiate gravemente diverse abitazioni di resistenti palestinesi e picchiato indiscriminatamente donne e bambini, è stato ucciso con un colpo alla testa un ragazzino palestinese di 14 anni.
Obbiettivo dell’intervento era proprio l’arresto di Stefania, il potere sionista che da cento anni occupa i territori della Palestina non ammette testimoni scomodi allo stillicidio di omicidi e soprusi che ogni giorno perpetra contro la popolazione palestinese.
Tutto deve essere messo a tacere, grazie alla complicità del sistema mediatico occidentale che niente trasmette sui crimini commessi dall’entità sionista, non ultimo la disumana condizione delle centinaia di uomini, donne, bambini, detenuti nelle carceri israeliane.
La nostra concreta solidarietà alla compagna Stefania, al popolo palestinese e alla sua resistenza, solo una Palestina libera e socialista può aprire un futuro di convivenza pacifica tra popolazioni, religioni, culture.

ULPC – UNIONE DI LOTTA PER IL PARTITO COMUNISTA

18/01/23

Contro la repressione di Stato e il 41bis

Solidarietà ad Anna Beniamino e Alfredo Cospito

Anna Beniamino e Alfredo Cospito, militanti anarchici insurrezionalisti, condannati per strage alla pubblica incolumità a 20 di anni di carcere in regime di alta sorveglianza per un attentato del 2006, da loro non rivendicato, a una caserma di allievi carabinieri che non ha causato né morti né feriti.
Dall’aprile del 2022 la Corte di Cassazione, senza che siano intervenuti nuovi fatti o prove, ha riqualificato l’accusa a strage contro la sicurezza dello Stato che prevede l’ergastolo ostativo, ossia una pena senza fine che non può essere abbreviata né convertita in pene alternative, che non prevede l’accesso ad alcun beneficio di legge, a meno di non collaborare con lo Stato.
Dallo stesso mese ad Alfredo è stato applicato il famigerato art. 41bis, ossia il carcere duro, per il quale è privato di ogni diritto, perfino di leggere, informarsi, studiare, ricevere corrispondenza; due ore d’aria in pochi metri circondato da pareti in cemento; una sola ora di socialità con detenuti sottoposti a medesime restrizioni.
Una condizione da vera tortura psicofisica, una vita priva di qualsiasi prospettiva futura che ha spinto Alfredo, dal 20 ottobre scorso, a iniziare uno sciopero della fame a oltranza, fino a mettere a repentaglio la vita.
Colpisce il fatto che per le stragi sul lavoro, per le morti da lavoro, la carenza di sicurezza nelle fabbriche e nei magazzini che continua a produrre quotidianamente morti e feriti, lo Stato non trovi mai colpevoli né soluzioni a prevenirle.
Colpisce il fatto che per nessuna delle numerose stragi dei decenni scorsi, quelle con un’infinità di vittime, a partire dalla strage di piazza Fontana, sia stato scomodato il reato di strage contro la sicurezza dello Stato.
Colpisce quindi la sproporzione della vicenda di Alfredo, tanto che si sono mobilitati anche intellettuali e giuristi che hanno lanciato appelli per la sospensione del 41bis.
Colpisce, ma non stupisce perlomeno chi ha chiaro il ruolo dello Stato quale strumento della classe al potere, che oggi appare forte perché il movimento dei lavoratori è debole, frammentato e privo di un’organizzazione di classe, sindacale o politica, in grado di difenderne efficacemente gli interessi.
Per questo, consapevoli del fatto che la scelta di Alfredo si inserisce nella più ampia lotta contro la repressione, che aggredisce chi contrasta questo Stato e lotta per un mondo senza sfruttamento, indipendentemente dalle differenti collocazioni ideologiche, politiche e organizzative, esprimiamo la più ampia solidarietà di classe.

Unione di Lotta per il Partito Comunista (ULPC)

14 gennaio 2023

unionedilottaperilpartitocomunista@tutanota.com

Solidarietà ai compagni sotto processo per la scritta“Fontana assassino”

Sotto processo gli accusati di imbrattamento per una scritta

In questi giorni si apre il processo contro membri del ‘Partito dei Carc’, accusati di imbrattamento per la scritta “Fontana assassino” apparsa su un muro di Milano a maggio del 2020.
L’Unione di Lotta per il Partito Comunista, come altre realtà, sono state tra le prime a denunciare la criminale gestione della pandemia da parte del governo e della Regione Lombardia.
Sottolineando che il processo ai compagni è una delle espressioni dell’accelerazione della svolta autoritaria dei governi borghesi, svolta rafforzatasi prima con la pandemia e poi con la guerra in Ucraina, tendente a reprimere ogni voce di opposizione e a implementare un disciplinamento sociale, esprimiamo la solidarietà di classe ai militanti sotto processo.

Unione di Lotta per il Partito Comunista (ULPC)

14 gennaio 2023

unionedilottaperilpartitocomunista@tutanota.com

Ciò che sfugge ai massmedia

Mentre tutti sono concentrati sulle giustificate manifestazioni contro la repressione e gli arresti in seguito alle proteste delle donne che si rifiutano di seguire le leggi imposte dalla religione di Ali Khamenei – con un occhio particolare ai personaggi del cinema e del calcio – e sulle condanne ed esecuzioni dei giovani che si sono uniti alle lotte, ai massmedia è sfuggito che un numero significativo di lavoratori, tecnici e dipendenti di vari settori dell’industria petrolifera e del gas si sono riuniti in diversi siti nei giacimenti petroliferi dell’Iran meridionale e hanno scioperato.
Chiedono l’applicazione dell’articolo 10 della Legge nazionale sui doveri e le responsabilità del Ministero del petrolio, l’aumento dei salari e del bonus pensionistico e un miglioramento delle condizioni di lavoro.
Queste proteste in diverse aree ricche di petrolio per rivendicazioni sindacali e contro le politiche distruttive e capitaliste segnano la crescente coscienza di classe della classe operaia e dei lavoratori e assumono un significato politico che va appoggiato tanto quanto le lotte sociali perché orientati a colpire gli interessi del regime fino alla caduta decisiva della dittatura teocratica al potere.
Di fronte a questa situazione teniamo conto che la posizione di coloro che vedono in queste proteste unicamente l’aspetto dell’ingerenza USA è frutto di una visione eurocentrica perché un conto è essere giustamente antimperialisti, un conto è accantonare la visione di classe e l’internazionalismo proletario.

 

Approvata la proroga fino al 31 dicembre 2023 dell’invio di armi all’esercito ucraino

I soldi per le armi e la guerra si trovano sempre!

 

Il Consiglio dei Ministri ha approvato la proroga fino al 31 dicembre 2023 dell’invio di armi all’esercito ucraino, in piena continuità col governo Draghi. La risoluzione sarà approvata il 13 dicembre, giorno in cui il ministro della difesa Corsetto spiegherà in aula le motivazioni e i partiti voteranno.
L’Italia è in guerra a fianco degli Usa. Le missioni Nato contro la Russia partono da Pratica di Mare, utilizzando i Gulfstream E.550 che sono basati sulla piattaforma sviluppata dall’azienda statunitense Gulfstream Aerospace, appositamente modificato e potenziato dall’israeliana Elta Systems Ltd e che hanno il compito di spionaggio. Non sono semplicemente dei “radar volanti”, ma possiedono anche compiti di “gestione” delle missioni alleate nei campi di battaglia e di disturbo delle emissioni elettroniche nemiche.
Da Sigonella decollano i droni d’intelligence AGS della NATO e “Global Hawk” di US Air Force e i nuovi pattugliatori marittimi P8A “Poseidon” di US Navy e delle forze aeronavali di Australia e del Regno Unito. I dati sensibili raccolti dai “Poseidon vengono messi a disposizione delle forze armate di Kiev per pianificare le operazioni contro la Russia (esempio l’affondamento dell’incrociatore Moskva a largo di Odessa).  Dal Molin Vicenza, Aviano Pordenone, Ghedi Brescia, Coltano Pisa, Camp Derby tenuta di Tombolo di Pisa, Niscemi Caltanissetta, Cameri Novara l’Italia è armata e militarizzata per gli interessi strategici del Pentagono e della NATO ma anche per i profitti e i dividendi del complesso militare-industriale nazionale e internazionale.
Diventato ormai carta straccia, l’art. 11 della Costituzione anche il neogoverno reazionario e conservatore è in guerra a fianco della Nato, degli Usa della Ue in appoggio ad un governo nazista. E per farlo spende miliardi per l’invio di armi in Ucraina, per il riarmo e le missioni militari all’estero privando i cittadini di un servizio essenziale come la sanità pubblica di qualità. In tutti gli ospedali del Paese quegli eroi al tempo del coronavirus sono costretti a turni disumani per far fronte alla carenza di operatori sanitari e si allungano sempre più le attese di ricovero e le liste d’attesa per effettuare esami. Lo stesso vale per la scuola – gli studenti sono costretti a frequentare plessi scolastici fatiscenti e pericolosi – e per la ricerca. La legge di Bilancio si traduce in un ulteriore impoverimento del proletariato e delle masse popolari. I miliardi del PRNN soni destinati ad alimentare i profitti degli imprenditori e alla realizzazione di grandi opere inutili e dannose.
Resta all’ordine del giorno l’unità e l’organizzazione di classe e la lotta contro lo sfruttamento e l’oppressione capitalista e imperialista per porre fine al sistema barbaro che domina.

 

Palestina: affari nelle colonie

Una vera e propria complicità con i colonizzatori, in un crimine di guerra 

Recentemente il gigante francese della distribuzione Carrefour ha lanciato una catena di supermercati in Israele – dove la vita è molto cara – e in diverse delle 200 zone nei territori occupati in Cisgiordania come a Maale Adumin dove vivono 40mila coloni e ad Ariel (non lontana da Nablus) dove si sono installati in 20mila. Coloni, in gran parte di origine russa che escono dal loro mondo chiuso da filo spinato, con turni di guardia, per attaccare con sempre più violenza i palestinesi ai quali è persino impedito di usare le strade. Il partner israeliano di Carrefour, il gruppo Elco, è coinvolto nell’economia delle colonie: dalla costruzione di alloggi e lavori pubblici, alla climatizzazione di edifici, a generatori elettrici…). Difficile che Carrefour non sappia della violazione dei diritti dei palestinesi né dell’elenco che le Nazioni Unite hanno pubblicato nel 2013 di dieci “attività suscettibili di rendere le imprese israeliane o multinazionali complici di violazioni dei diritti umani in relazione alla colonizzazione del territorio palestinese”, di cui fa parte “l’offerta di servizi e prestazioni che contribuiscono al mantenimento e all’esistenza delle colonie di insediamento”. Il Primo ministro israeliano uscente, Yair Lapid, a luglio si era felicitato di questo accordo, e aveva auspicato che altre imprese della distribuzione “possano seguirne le orme”, infatti, anche il gruppo olandese Spar prevede di aprire filiali in Israele e sicuramente nei territori occupati. Una vera e propria complicità con i colonizzatori, in un crimine di guerra. 

Dalla Rsu Qf ex Gkn

Alle lavoratrici, ai lavoratori, al territorio, alle istituzioni, alle organizzazioni sindacali, lunedì 21 novembre, tutte le lavoratrici e i lavoratori, tutto il territorio, sono invitati all’assemblea permanente che si terrà presso Gkn alle h 20.30

Per sconfiggere la calunnia che grava su di noi. Una mobilitazione sociale per il lavoro viene bollata come “occupazione abusiva” per dare una patente di inagibilità al sito. Un meccanismo che inverte causa ed effetto: la lotta per il lavoro viene usata come alibi da una proprietà che non ha né lavoro né piano industriale. Questa ormai è una vicenda eccezionale, dove l’eccezione è chiamata a riscrivere la regola. Qua non c’è più tempo per il compitino. Chi pronuncia una sola parola su Gkn, è chiamato a dire come intende trasformare le parole in fatti. Nel corso dell’assemblea illustreremo le prossime iniziative, la situazione della fabbrica, i progetti di ripartenza, la nascita della Società di Mutuo Soccorso Insorgiamo, per spiegare la fabbrica pubblica e socialmente integrata.
Chi ha paura di questa fabbrica, di 300 lavoratori senza stipendio e di questa intera comunità? Non di certo noi, che questa fabbrica l’abbiamo costruita e vissuta. Non di certo il territorio che questa fabbrica l’ha difesa, conosciuta, abbracciata. Gkn è uno spazio inclusivo, sicuro, curato. Curato dagli stessi lavoratori, dalla stessa comunità. Da quei soggetti che oggi chiedono di poter mettere in campo progetti, azioni, idee per farla ripartire. Può avere paura di questa fabbrica solo chi la vuole distruggere, raggirare, ingannare. Ma se male non vuoi fare, paura non devi avere.
Che cosa è in gioco oggi in Gkn? Saremo un precedente positivo o l’ennesima beffa per un intero paese. Saremo la storia di una fabbrica che si risolleva insieme a un territorio o l’ennesima strana, torbida, operazione di deindustrializzazione silenziosa all’italiana. Come all’Electrolux, come alla Beakert, con tutta probabilità anche qua si sta verificando un meccanismo di chiusura silenziosa di un sito industriale, giocando al logoramento con chiacchiere, incontri che rimandano ad altri incontri, sbandierando concetti come reindustrializzazione e abusando di strumenti come gli ammortizzatori sociali slegati da uno scopo preciso. Ora, qua, si gioca lo scontro tra un paese che affonda nelle chiacchiere e lavoratori e comunità che colmi di dignità e competenze provano a risollevare una fabbrica come esperimento sociale collettivo e comunitario. Senza l’intervento pubblico e il progetto di fabbrica pubblica e socialmente integrata, Gkn è letteralmente spacciata.
Vi chiamiamo ancora una volta a stupire, a farvi un favore, a difendere questo nostro spazio perché sia realmente di tutte e tutti. Lunedì, riempiamo insieme l’assemblea permanente in fabbrica.

Alle h 20.30.Raccomandiamo puntualità per svolgere tutte le operazioni necessarie alla sicurezza di tutte e tutti.

Rsu Qf ex Gkn#insorgiamo

Prato: alla IronLogistics aggressioni e lotta

Dal SìCobas

Alla IronLogistics continua la lotta in difesa dell’occupazione, l’aumento delle paghe e la riduzione dell’orario di lavoro ai quali va tutta la nostra solidarietà. Una lotta attaccata sotto tutti i fronti anche attraverso l’aggressione con l’uso di squadracce fasciste utilizzate per fare desistere la protesta e garantire i profitti all’impresa.

Pubblichiamo il comunicato stampa diramato dal SìCobas

Ancora una volta un operaio finisce in ospedale mentre manifesta pacificamente per i propri diritti. Alì – uno dei ventidue licenziati della #IronLogistics – è uscito dal pronto soccorso con un trauma cranico ed una brutta ferita da taglio alla mano. Dodici giorni di prognosi che potrebbero aumentare visto che dovrà essere nei prossimi giorni visitato per valutare la necessità di un intervento chirurgico.
Ancora una volta una squadraccia organizzata da un’azienda ha approfittato della presenza di sole tre persone – gli altri si stavano dirigendo verso il Consiglio Comunale per parteciparvi – per consumare un’aggressione violenta e vile. Tra gli aggressori alcuni dipendenti “fedeli” e alcuni ignoti arrivati lì appositamente per picchiare. Alla loro testa il titolare de facto della IronLogistics Gianluca Ripoli.
Ancora una volta accade perché i protagonisti delle precedenti aggressioni sono sempre e tuttora rimasti impuniti: Gruccia Creations, Texprint. Dreamland. Una sequenza inquietante che continua a non incontrare freni.
L’aggressione aveva lo scopo di fare uscire due camion carichi di una parte dei macchinari che l’azienda ha smontato in questi giorni per procedere allo smantellamento dell’intero stabilimento.
In seguito all’aggressione è scattata l’occupazione della fabbrica. L’occupazione è terminata durante la notte dopo un lungo incontro tenutosi dentro l’azienda con il delegato del presidente della Regione Toscana Valerio Fabiani. Proprio in Regione Toscana il prossimo lunedì 21 novembre è previsto il tavolo di mediazione con la IronLogistics.
Si arriverà a questo tavolo con un operaio ferito e una fabbrica già smantellata come abbiamo potuto verificare e documentare durante le ore di occupazione. Ci aspettiamo ora che la Regione Toscana sia coerente con gli impegni presi stasera ed esprima prima e durante l’incontro di lunedì una chiara e forte posizione di condanna dell’operato dell’azienda sostenendo la richiesta di reintegro dei ventidue licenziati e il ripristino degli impianti produttivi nello stabilimento di via Ciulli 60. Proseguirà intanto ad oltranza il presidio davanti ai cancelli per impedire lo svuotamento della fabbrica.
La situazione era già gravissima prima dell’aggressione di oggi. A seguito delle nostre denunce pubbliche degli scorsi giorni l’azienda dichiarava alla stampa di non ritenersi in dovere di fornire spiegazioni in merito allo smantellamento di un impianto produttivo che impiega decine di dipendenti, arrivando a dichiarare espressamente – per il tramite del proprio legale Lisa Monni – che “Sono cose interne, sono dinamiche aziendali che riteniamo opportuno non riferire all’esterno”. Nessuna smentita o “rassicurazione” ad oggi è pervenuta dall’azienda in merito all’allarme lanciato dalla parte sindacale di star preparando un’operazione “chiudi e riapri” per eludere la vertenza sindacale oltre che agli effetti dei controlli ispettivi in corso e dei procedimenti attivati presso il Tribunale del Lavoro.
L’azienda non sarebbe nuova ad operazioni simili. La Cenci DOC di Gianluca Ripoli falliva nel 2014 con debiti fino a novemila euro per singolo lavoratore. Alla cessazione della Cenci DOC seguiva la nascita della IronLogistics, intestata formalmente alla moglie del Ripoli, con lo spostamento delle attività in via Ciulli.
Questo distretto è notoriamente affetto dalla malattia cronica dei “chiudi-e-riapri”. Gli stessi ventidue licenziati della Iron&Logistics lo sanno bene. Lo hanno già vissuto sulla propria pelle. Era il giugno del 2021 quando entravano in agitazione sindacale contro turni di 14 ore al giorno, paghe da 4 euro l’ora e la totale omissione dei contributi INPS. Anche in quel caso, la risposta della GD (precedente appalto presso cui erano impiegati) fu la recessione del contratto di fornitura di manodopera con la TopLine – società fittizia costituita al solo scopo elusivo – e lo smantellamento degli impianti produttivi di via Ettore Strobino. Fu quell’operazione – pensata per aggirare le sacrosante richieste dei lavoratori e i controlli ispettivi derivati da queste – che portò al dirottamento di macchinari e commesse presso la Iron&Logistics. Solo la mobilitazione sindacale garantì poi che insieme a macchinari e commesse la Iron&Logistics assorbisse anche i dipendenti della TopLine e che a questi fossero riconosciuti i diritti dovuti. È nel silenzio delle istituzioni che questo distretto è diventato anche terra di “delocalizzazioni interne”, dove fabbriche si “fanno e disfano” a scopi elusivi.
La battaglia dei ventidue lavoratori licenziati – ancora una volta – è una battaglia per la legalità e la dignità del lavoro in questo distretto. Il sindacato è determinato a portarla fino in fondo. La mobilitazione in questi giorni sarà permanente.