Elezioni del 25 settembre

Estorcere il consenso per imporre l’agenda Draghi con o senza il “migliore

Le istituzioni democratico-borghesi non sono un luogo di confronto neutro, ma sono plasmate intorno alle necessità della produzione capitalistica e della riproduzione del potere borghese. Per tale ragione è necessario sgombrare il campo da qualsiasi illusione che possa essere utilizzata per migliorare le condizioni del proletariato e, più in generale, delle masse popolari e tantomeno che possa essere uno strumento per abbattere il sistema capitalistico, visto che ne sono espressione.

Chi crede nell’utilità delle stesse elezioni mostra un atteggiamento che ha poca coerenza con chi si dichiara comunista. Lo affermiamo nel rispetto di posizioni differenti e di chi è attivamente coinvolto nella tornata elettorale. Le elezioni hanno sistemi elettorali distanti anni luce da una democrazia popolare. Sono vincenti per il potere, sono perdenti per i senza potere.

In una fase dove, sempre meno elettori ed elettrici si recano alle urne, i comunisti dovrebbero impegnarsi per riportarli al seggio? O è più utile allargare la forbice tra Stato e masse popolari? Dobbiamo rincorrere la legittimazione elettorale o concorrere a una sua delegittimazione? La realtà e la fase impongono questa seconda indicazione nei confronti dello Stato e delle proprie rappresentanze istituzionali e partitiche.

Sosteniamo e sviluppiamo un percorso di lotta e unità che deve poggiare su basi di classe, frutto di impegno costante nelle iniziative di lotta indipendentemente da appuntamenti elettorali e che siano funzionali a rafforzare la controffensiva proletaria e la lotta per la ricostruzione del Partito comunista.

Riteniamo, inoltre, che porre la questione della rappresentanza di classe sul piano istituzionale sia un errore se slegato dalla partecipazione attiva della stessa classe, della parte più combattiva e determinata, alla ricostruzione del proprio Partito.

Una deviazione politica che ha condotto all’attuale incapacità di uscire dal circolo vizioso di alleanze strumentalmente elettoralistiche, destinate al fallimento e alla sconfitta perché prive del sostegno di un blocco sociale di classe di riferimento, in grado di imporre nel paese la trasformazione rivoluzionaria nella direzione del socialismo-comunismo.

Per queste ragioni, non partecipiamo alla competizione elettorale del 25 settembre, ritenendo che il voto alle forze politiche presenti nella tornata elettorale sia utile al rafforzamento dei padroni e di politiche antioperaie e antipopolari e contrarie agli interessi delle classi lavoratrici e dei ceti popolari.

Occorre:
– organizzarsi e mobilitarsi sulle questioni sociali e sindacali;
– unirsi e organizzarsi nella lotta per la ricostruzione del Partito comunista.

L’affluenza alle urne legittima lo Stato, il voto utile è organizzarsi
e lottare per gli interessi e i bisogni di classe e della classe!

Unione di Lotta per il Partito Comunista (ULPC)

unionedilottaperilpartitocomunista@tutanota.com

15 settembre 2022

Elezioni del 25 settembre

Estorcere il consenso per imporre l’agenda Draghi con o senza il “migliore”

Estorcere il consenso per imporre l’agenda Draghi con o senza il “migliore

Le istituzioni democratico-borghesi non sono un luogo di confronto neutro, ma sono plasmate intorno alle necessità della produzione capitalistica e della riproduzione del potere borghese. Per tale ragione è necessario sgombrare il campo da qualsiasi illusione che possa essere utilizzata per migliorare le condizioni del proletariato e, più in generale, delle masse popolari e tantomeno che possa essere uno strumento per abbattere il sistema capitalistico, visto che ne sono espressione.

Chi crede nell’utilità delle stesse elezioni mostra un atteggiamento che ha poca coerenza con chi si dichiara comunista. Lo affermiamo nel rispetto di posizioni differenti e di chi è attivamente coinvolto nella tornata elettorale. Le elezioni hanno sistemi elettorali distanti anni luce da una democrazia popolare. Sono vincenti per il potere, sono perdenti per i senza potere.

In una fase dove, sempre meno elettori ed elettrici si recano alle urne, i comunisti dovrebbero impegnarsi per riportarli al seggio? O è più utile allargare la forbice tra Stato e masse popolari? Dobbiamo rincorrere la legittimazione elettorale o concorrere a una sua delegittimazione? La realtà e la fase impongono questa seconda indicazione nei confronti dello Stato e delle proprie rappresentanze istituzionali e partitiche.

Sosteniamo e sviluppiamo un percorso di lotta e unità che deve poggiare su basi di classe, frutto di impegno costante nelle iniziative di lotta indipendentemente da appuntamenti elettorali e che siano funzionali a rafforzare la controffensiva proletaria e la lotta per la ricostruzione del Partito comunista.

Riteniamo, inoltre, che porre la questione della rappresentanza di classe sul piano istituzionale sia un errore se slegato dalla partecipazione attiva della stessa classe, della parte più combattiva e determinata, alla ricostruzione del proprio Partito.

Una deviazione politica che ha condotto all’attuale incapacità di uscire dal circolo vizioso di alleanze strumentalmente elettoralistiche, destinate al fallimento e alla sconfitta perché prive del sostegno di un blocco sociale di classe di riferimento, in grado di imporre nel paese la trasformazione rivoluzionaria nella direzione del socialismo-comunismo.

Per queste ragioni, non partecipiamo alla competizione elettorale del 25 settembre, ritenendo che il voto alle forze politiche presenti nella tornata elettorale sia utile al rafforzamento dei padroni e di politiche antioperaie e antipopolari e contrarie agli interessi delle classi lavoratrici e dei ceti popolari.

Occorre: – organizzarsi e mobilitarsi sulle questioni sociali e sindacali; – unirsi e organizzarsi nella lotta per la ricostruzione del Partito comunista.

L’affluenza alle urne legittima lo Stato, il voto utile è organizzarsi
e lottare per gli interessi e i bisogni di classe e della classe!

Unione di Lotta per il Partito Comunista (ULPC)

unionedilottaperilpartitocomunista@tutanota.com

Roma, 16 ottobre 2022

La guerra in Ucraina, la crisi economica e il grande caos mondiale in arrivo

La guerra in Ucraina, la crisi economica e il grande caos in arrivo

riceviamo e volentieri pubblichiamo

APPELLO PER UNA CONFERENZA POLITICA DI CLASSE

La guerra in Ucraina, la crisi economica e il grande caos mondiale in arrivo.
Che fare?
Dall’inizio del secolo è in corso una sequenza inarrestabile di guerre, recessioni produttive, tracolli finanziari, catastrofi climatiche, emergenze sanitarie, che configura una crisi senza precedenti del modo di produzione capitalistico, in caotico avvitamento su sé stesso. Nell’ambito di questo processo lo scoppio della guerra in Ucraina tra la Russia e la NATO segna un punto di non ritorno. Infatti l’invasione russa dell’Ucraina ha inasprito anche sul terreno militare un conflitto inter-capitalistico globale tra il blocco occidentale e il blocco in formazione intorno all’asse Cina-Russia che era già teso prima del 24 febbraio, e ha per oggetto il controllo dei mercati, delle materie prime, delle reti di trasporto internazionali e – un aspetto nuovo in via di definizione – la ristrutturazione del sistema monetario internazionale, la supremazia nei mercati finanziari. L’espansionismo della Nato nell’Est europeo ha contribuito in misura determinante all’escalation militare in atto sul territorio ucraino, che sta a sua volta risvegliando altri focolai sopiti nelle guerre che si sono succedute nell’ultimo quarantennio, con nuove tensioni tra Kosovo e Serbia, Armenia e Azerbaijan, Cina e Taiwan (sempre per conto Usa!). E tale dinamica ha innescato un’instabilità globale con l’impennata dei prezzi delle materie prime agricole ed energetiche, e una competizione inter-capitalistica sempre più accesa nella rincorsa tra protezionismi, sanzioni e contro-sanzioni. Il mercato mondiale, la politica internazionale, sono oggi un vero e proprio campo di battaglia. Per gli Stati Uniti, e in generale per le potenze occidentali, la posta in gioco è la difesa del proprio traballante primato nell’ordine imperialista imposto con la seconda guerra mondiale e ribadito con le offensive scatenate in pressoché tutte le zone del mondo dopo il 1989. Con l’inesorabile declino dei vecchi padroni del mondo, stanno emergendo le mire di stampo altrettanto capitalistico e predatorio dei paesi di più recente sviluppo, la Cina per prima, capaci di tessere a livello regionale e globale trame efficaci di protezione dei propri interessi.
Per questo lo scontro in atto assume una sempre maggiore intensità ed estensione, e in una contesa all’ultimo sangue di questo genere tra i giganti del capitalismo mondiale le pseudo autodeterminazioni nazionali (come quella invocata per l’Ucraina) servono solo come armi di propaganda a giustificazione del proprio bellicismo. Incapaci di risolvere altrimenti una crisi che gli sfugge da tutte le parti, i potentati monopolistici e i loro stati ricorrono una volta di più alle guerre. Scenari che aggravano la crisi strutturale e complessiva in cui versa il capitalismo, già accentuata dalla pandemia da Covid-19, e che determinano un’impennata, già visibile, del carovita, della disoccupazione e dell’inflazione anche per la speculazione sui prezzi dell’energia e che si concretizzano anche con l’attacco ai salari e alle condizioni di vita di ogni proletario e proletaria. Conflitti e scenari in cui si regolano i conti tra le diverse frazioni e fazioni del capitale globale, ma sono anzitutto guerre ai proletari, e sono servite in passato e servono oggi a scagliare proletari contro proletari, avvelenandone la vita, i sentimenti, lo stato di coscienza per poterli usare come carne da macello.
Le potenze capitalistiche cercano di nascondere e dissimulare il reale contenuto della loro contesa con una propaganda centrata su motivi ideologici, culturali, religiosi, etnici, ma la socializzazione dei costi e la privatizzazione dei profitti della guerra fa chiarezza sul suo reale contenuto. Il nostro sforzo dev’essere, quindi, riportare lo scontro in atto in Ucraina e nel mondo alla sua contraddizione principale: quella tra capitale e lavoro, tra borghesia e proletariato, e – al fondo – tra capitalismo e socialismo. Si tratti dell’Ucraina o di altri contesti, dalle guerre dei loro 3 padroni i proletari hanno tutto da perdere, nulla da guadagnare. Su questa contraddizione bisogna fare leva con la spinta alla mobilitazione e l’agitazione per rovesciare la corsa al riarmo e a una nuova guerra mondiale contro i suoi promotori.
Nelle guerre dell’ultimo quarto di secolo l’Italia di Draghi-Mattarella-Meloni ha confermato la sua scelta atlantista, fortemente marcata in senso filo-americano nelle vicende della guerra in Ucraina, diffondendo a livello di massa veleni nazionalisti, la russofobia oggi, l’islamofobia e l’arabofobia ieri oggi domani, per arruolare masse di lavoratori per le proprie guerre attraverso “buone ragioni”. Simmetricamente alla propaganda di stato, un pulviscolo di formazioni politiche che pretendono di essere anti-imperialiste, e perfino anti-capitaliste, esprimono posizioni che propongono ai proletari di schierarsi sotto le bandiere altrui, o prospettando un “diverso” ruolo dell’Italia (o dell’UE) più autonomo dagli Stati Uniti, o manifestando simpatia per il campo anti-occidentale. Con un misto di “sovranismo” e di campismo, costoro si avventurano in impossibili ipotesi di uscita nazionale dalla guerra e dalla crisi del sistema, e/o disegnano un altrettanto impossibile ruolo “anti-imperialista” del “nostro” marcio capitalismo nazionale, protagonista storico di ogni sorta di ruberie e di crimini coloniali ai danni dei “popoli di colore”. Un’altra semina di veleni nazionalisti! Dando seguito ad un confronto serrato che ha già prodotto in luglio un documento di inquadramento della guerra in Ucraina, le realtà politiche firmatarie di questo invito intendono, invece, proporre una visione e una linea d’azione coerentemente internazionaliste sulla guerra in Ucraina e sul corso degli avvenimenti che le hanno dato origine e ne stanno derivando. Lo faremo in un Convegno nazionale che si confronterà con le questioni che l’attuale scontro inter-imperialistico ha sollevato.
Vogliamo contribuire a definire una posizione di classe del tutto autonoma dagli interessi del capitalismo nazionale e da entrambi i campi capitalisti-imperialisti, e perciò critica verso tutte le sfumature proposte di “sovranismo” e di campismo. Crediamo sia fondamentale promuovere un momento che approfondisca politicamente il prisma di contraddizioni al di sotto dell’attuale scontro inter-imperialistico e della conseguente escalation militare, nell’ottica di porre a disposizione della classe ragionamenti e contenuti, analisi e confronti sull’inquadramento economico-politico del conflitto, sul suo attuale svolgimento, che scopra il volto della guerra nelle sue conseguenze sociali e ricadute materiali che oggi stesso possiamo osservare nel nostro paese. Intendiamo discutere dello scenario mondiale di guerra e di crisi, del ruolo dell’Italia e della Nato, della risposta da dare alla propaganda di guerra istituzionale, dell’impatto della guerra sull’ambiente già devastato dalla logica del capitale, di come si va strutturando l’economia di guerra, delle ricadute materiali e delle conseguenze sociali della guerra, tutte a carico dei proletari, e del modo in cui i lavoratori e le lavoratrici stanno rapportandosi all’insieme di questi processi. Il proposito del Convegno nazionale è anche quello di contribuire alle mobilitazioni di autunno contro la guerra, nella prospettiva politica di guerra alla guerra imperialista che nei mesi scorsi abbiamo portato in piazza a Firenze, a Coltano come nelle lotte del proletariato multinazionale della logistica. Per l’autunno, resti in piedi la maggioranza di unità nazionale intorno a Draghi, o nasca un governo delle destre, il nostro obiettivo è lavorare al rilancio delle iniziative di lotta nazionali e internazionali contro la guerra, in contrapposizione al governo (quale che sia), ai partiti parlamentari e alle organizzazioni sindacali concertative che hanno votato tutti i loro sforzi e la loro propaganda ad integrare il proletariato nelle sorti del capitale e ad organizzare così la sconfitta della classe.
Invitiamo caldamente a partecipare a questo nostro impegno tutte e tutti coloro che riconoscono i limiti dell’attuale stato della discussione e intendono contribuire e concorrere all’elaborazione puntuale e alla messa a punto di una prospettiva politica di classe più efficace, in grado di offrire alle mobilitazioni d’autunno una indicazione di lotta anzitutto contro “il nemico in casa nostra”: il capitalismo italiano – nella direzione del rovesciamento dello stato di cose presenti. Ancora invitiamo alla partecipazione tutte e tutti coloro che avvertono, nel vuoto costituito dall’assenza di una compattezza programmatica delle forze di classe, una necessità di riflessione e di arricchimento che sfoci in un riferimento teorico-politico per chi brancola negli spazi morti di questo sistema.
La conferenza si terrà a Roma il giorno 16 Ottobre 2022 dalle ore 10:30
Seguiranno aggiornamenti sul luogo specifico dell’incontro.

Casa del Popolo di Teramo, Centro Politico Comunista Santacroce, Collettivo Marxpedia, Collettivo Militant, Csa Vittoria, Fronte Comunista, Fronte della Gioventù Comunista, Laboratorio Politico Iskra, Movimento Disoccupati 7 Novembre, OSA Perugia, Tendenza Internazionalista Rivoluzionaria

elezioni 2022

comunicato ULPC

Elezioni del 25 settembre: estorcere il consenso per imporre l’agenda
Draghi con o senza il “migliore

Le istituzioni democratico-borghesi non sono un luogo di confronto neutro, ma sono plasmate intorno alle necessità della produzione capitalistica e della riproduzione del potere borghese. Per tale ragione è necessario sgombrare il campo da qualsiasi illusione che possa essere utilizzata per migliorare le condizioni del proletariato e, più in generale, delle masse popolari e tantomeno che possa essere uno strumento per abbattere il sistema capitalistico, visto che ne sono espressione.
Chi crede nell’utilità delle stesse elezioni mostra un atteggiamento che ha poca coerenza con chi si dichiara comunista. Lo affermiamo nel rispetto di posizioni differenti e di chi è attivamente coinvolto nella tornata elettorale. Le elezioni hanno sistemi elettorali distanti anni luce da una democrazia popolare. Sono vincenti per il potere, sono perdenti per i senza potere.
In una fase dove, sempre meno elettori ed elettrici si recano alle urne, i comunisti dovrebbero impegnarsi per riportarli al seggio? O è più utile allargare la forbice tra Stato e masse popolari? Dobbiamo rincorrere la legittimazione elettorale o concorrere a una sua delegittimazione? La realtà e la fase impongono questa seconda indicazione nei confronti dello Stato e delle proprie rappresentanze istituzionali e partitiche.
Sosteniamo e sviluppiamo un percorso di lotta e unità che deve poggiare su basi di classe, frutto di impegno costante nelle iniziative di lotta indipendentemente da appuntamenti elettorali e che siano funzionali a rafforzare la controffensiva proletaria e la lotta per la ricostruzione del Partito comunista.
Riteniamo, inoltre, che porre la questione della rappresentanza di classe sul piano istituzionale sia un errore se slegato dalla partecipazione attiva della stessa classe, della parte più combattiva e determinata, alla ricostruzione del proprio Partito.
Una deviazione politica che ha condotto all’attuale incapacità di uscire dal circolo vizioso di alleanze strumentalmente elettoralistiche, destinate al fallimento e alla sconfitta perché prive del sostegno di un blocco sociale di classe di riferimento, in grado di imporre nel paese la trasformazione rivoluzionaria nella direzione del socialismo-comunismo.
Per queste ragioni, non partecipiamo alla competizione elettorale del 25 settembre, ritenendo che il voto alle forze politiche presenti nella tornata elettorale sia utile al rafforzamento dei padroni e di politiche antioperaie e antipopolari e contrarie agli interessi delle classi lavoratrici e dei ceti popolari.
Occorre: – organizzarsi e mobilitarsi sulle questioni sociali e sindacali; – unirsi e organizzarsi nella lotta per la ricostruzione del Partito comunista.

L’affluenza alle urne legittima lo Stato, il voto utile è organizzarsi
e lottare per gli interessi e i bisogni di classe e della classe!

Unione di Lotta per il Partito Comunista (ULPC)

Sull’incontro con il MISE

“Senza fondi pubblici, Qf non sta in piedi e non ci può essere piano di reindustrializzazione”

Vertenza ex Gkn

comunicato del collettivo di fabbrica ex Gkn (QF)

Si è appena concluso l’incontro al tavolo MISE sulla vertenza ex Gkn, un incontro richiesto dallo stesso ministero al proprietario di QF per far chiarezza sul piano di rilancio dello stabilimento di Campi Bisenzio, dopo il nulla di fatto dell’incontro del 31 agosto scorso.
“Senza fondi pubblici, Qf non sta in piedi” sottolinea l’RSU dei lavoratori QF, ex GKN. “Senza un contributo di 3 a 1 da parte del pubblico non c’è piano industriale. Ma a sua volta Qf è oggi una contoterzista senza ricerca e brevetti. A questo punto la collettività deve pretendere che insieme all’intervento con soldi pubblici, ci sia un controllo e un piano pubblico. È così, è come sapevamo, è come diceva il Collettivo di Fabbrica. E se avessero ascoltato il nostro piano di reindustrializzazione ora avremmo una fabbrica socialmente integrata al servizio del territorio. E così alla fine  dovrà essere. Noi siamo la classe operaia che si fa classe dirigente. Sapremo prenderci le nostre responsabilità, senza lagnarsi e con gioia. Firenze, territorio, solidali, ci vediamo presto. Stiamo appiccicati” conclude l’RSU “perché qua rimarremo fino alla fine”.

RSU ex Gkn

Campi Bisenzio, 5 settembre 2022

L’accordo quadro è di fatto disatteso

La Rsu prende atto e non concorda con il rinvio al 5 settembre

Comunicato stampa

La Rsu prende atto e non concorda con il rinvio al 5 settembre.
La Rsu ex Gkn: “le istituzioni smettano di farsi prendere per stanchezza. Da subito assemblee dei lavoratori per stabilire il da farsi”

Si è appena concluso il tavolo MISE sulla vertenza ex-Gkn, nel giorno in cui, come da accordo quadro, si sarebbe dovuto discutere e chiudere il piano industriale più volte indicato dalla proprietà di QF, nella figura del proprietario Francesco Borgomeo.
Ancora una volta si registra un nulla di fatto, con lo spostamento a un ulteriore incontro al MISE per la mattina di lunedì 5 settembre per i necessari chiarimenti, ad oggi mancanti, sul piano industriale e sulle prospettive di reindustrializzazione del sito di Campi Bisenzio.
“La Rsu ha preso atto e non concorda con il rinvio del tavolo, soprattutto su queste basi” sottolinea in una nota l’RSU ex Gkn.
“Oggi, 31 agosto, QF diventa il soggetto reindustrializzatore dell’ex Gkn ma lo fa senza fornire un piano industriale, finanziabilità del progetto e altre evidenze. Il gioco ci pare evidente ed è quello di portare la società di fatto sull’orlo del baratro e del fallimento per poi costringere INPS e Ministero a concedere fondi pubblici – che siano ammortizzatori o altri incentivi.
Il futuro industriale dello stabilimento di Firenze è in mano ai lavoratori/ lavoratrici. Che le istituzioni smettano di farsi prendere per stanchezza ed inizino ad avere un proprio piano. Come collettivo di fabbrica affermiamo che non viviamo sotto ricatto e mai ci vivremo. Sapremo prenderci le nostre responsabilità e salvaguardare il futuro industriale del nostro stabilimento: da subito assemblee dei lavoratori per stabilire il da farsi”.
“L’atteggiamento avuto oggi al tavolo da parte dell’azienda non è solo deludente, è irresponsabile e ha fatto perdere tempo” conclude l’RSU. “Ha fatto perdere otto mesi a famiglie che oggi vengono gettate in uno degli autunni peggiori degli ultimi trent’anni dal punto di vista del carovita”.
[Campi Bisenzio, 31 agosto 2022]

Solidarietà contro la continua repressione in Sri Lanka

Nell’ultimo mese il regime di Ranil Wickremesinghe in Sri Lanka ha intensificato la repressione contro sindacalisti, comunisti e attivisti di sinistra.

Il 18 agosto, la polizia ha attaccato brutalmente una protesta studentesca, utilizzando cannoni ad acqua e lanciando gas lacrimogeni contro i manifestanti. Numerosi i militanti arrestati tra i quali Rangana Devapriya, segretario nazionale della Socialist student’s union – Sri Lanka (Unione degli Studenti Socialisti dello Sri Lanka). Tre studenti sono soggetti alla famigerata legge di “prevenzione del terrorismo” (PTA) per cui staranno in prigione a rischio torture e abusi per almeno 90 giorni senza processo.

LA PTA è stata introdotta dal governo nel 1979 ed è in vigore da oltre 40 anni nonostante le ripetute promesse, non mantenute, da parte dei vari governi di cambiare la legislazione. Durante questi anni decine di migliaia di militanti sono stati arrestati, in alcuni casi, la legge è stata utilizzata per detenere persone per oltre un decennio senza processo.

Il 9 luglio i manifestanti avevano preso d’assalto e occupato la residenza presidenziale, determinando la fuga del corrotto presidente Gotabaya Rajapaksa che si è rifugiato alle isole Maldive, dove è stato accolto dalle proteste della popolazione locale. Ma, prima di abbandonare la nazione, ha nominato presidente ad interim il primo ministro Ranil Wickremesinghe, già accusato di aver avuto un ruolo nelle torture contro i comunisti tra il 1988 e il 1989.

In agosto hanno occupato il parco urbano Galle Face Green, vicino ai palazzi istituzionali della capitale per sottolineare la necessità di cambiare strategia contro Ranil Wicremesinghe, abbandonato dopo una serie di arresti.

Non dimentichiamo questo popolo e la sua lotta contro lo sfruttamento e l’oppressione oscurata dai media internazionali per i quali esiste solo l’Ucraina.
Solidarizziamo con i comunisti e i militanti incarcerati solo per voler difendere la propria libertà e i propri diritti in un paese che i governanti hanno portato allo stremo dal punto di vista economico per la scellerata politica orientata verso faraonici progetti infrastrutturali a discapito dell’acquisto di cibo, medicinali e carburante.

Felixstowe

“Non lo sopporteremo più”

Ben 1900 operai (su 2000) gruisti, operatori di macchinari e stivatori sono in sciopero da giorni nel porto di Felixstowe, uno tra i più importanti della Gran Bretagna.
Rifiutano la strategia nazionale e chiedono aumenti salariali consistenti per affrontare la crescente inflazione che ha raggiunto cifre record e respingono l’aumento offerto dall’azienda – che realizza profitti milionari – “del valore medio di oltre l’8% nell’anno in corso”. Uno sciopero che si aggiunge in un’estate di forti agitazioni sindacali in Inghilterra. Il 20 agosto per uno sciopero dei dipendenti delle Ferrovie inglesi ha circolato un treno su cinque.
È la prima volta, dopo 30 anni, che la classe operaia inglese rialza la testa anche se il sindacato Unite non lo ritiene sufficiente, ma trasmette un grande messaggio di lotta.

12 agosto ‘44:78° anniversario

riceviamo e volentieri pubblichiamo

dell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema Partigiani e partigiane di una Memoria
di classe che non dimentica e non può “graziare”!

Oggi, 12 agosto, anniversario della strage nazifascista: centinaia di Vittime: bambini, donne e anziani, furono barbaramente trucidate.

I nazisti (scortati sul posto dai fascisti), misero in atto una feroce azione di guerra contro i civili, diretta a terrorizzare la popolazione, per spegnere nelle loro coscienze ogni anelito di libertà.

Una strage, come Sant’Anna, fa parte di un piano studiato e preordinato dal criminale Kesselring, che doveva mettere a ferro e fuoco la zona dell’Appenino tosco-emiliano.

La “tecnica” del massacro, che aveva come obiettivo fare “terra bruciata intorno alle formazioni partigiane…” colpì non solo Sant’Anna, ma anche Forno, Valla, Vinca, San Leonardo, Bardine S.Terenzo, Gragnola Monzone, Ponte S.Lucia e Bergiola Foscalina (e altre).

Nel 1951 si svolse a Bologna, davanti al tribunale militare, il processo contro Reder responsabile dell’eccidio oltre che della strage di Marzabotto che, però, per Sant’Anna venne assolto.

Nel 1954, al processo d’appello fu definitivamente assolto “per non aver commesso il fatto” e anni dopo liberato “per atto di clemenza”.

Il fascismo al potere dal ‘22 al ‘43 fu principalmente (il regime terroristico della borghesia italiana contro l’avanzata del socialismo) una reazione di classe, vigliacca e violenta, al ‘biennio rosso’, uno strumento al servizio degli industriali, dei latifondisti, degli agrari.

Le “sentenze” di allora mostrano e confermano la vera essenza dello Stato con la politica costruita di aggressioni, ingiustizie e barbarie. Il sistematico attacco repressivo e preventivo che lo Stato conduce contro ogni tentativo di risposta politica (l’aggressione agli operai in lotta, la provocazioni verso alcuni settori del sindacalismo di base, i licenziamenti politici di delegati e operai combattivi, etc.), è per lo Stato una necessità di ‘vita’, così come le operazioni di campagna denigratorie e revisioniste contro la Resistenza 1943-’45.

W la Resistenza! Ora e Sempre Resistenza!

Centro di Documentazione
“Gino Menconi” di Massa

12 agosto 2022