Solidarietà contro la continua repressione in Sri Lanka

Nell’ultimo mese il regime di Ranil Wickremesinghe in Sri Lanka ha intensificato la repressione contro sindacalisti, comunisti e attivisti di sinistra.

Il 18 agosto, la polizia ha attaccato brutalmente una protesta studentesca, utilizzando cannoni ad acqua e lanciando gas lacrimogeni contro i manifestanti. Numerosi i militanti arrestati tra i quali Rangana Devapriya, segretario nazionale della Socialist student’s union – Sri Lanka (Unione degli Studenti Socialisti dello Sri Lanka). Tre studenti sono soggetti alla famigerata legge di “prevenzione del terrorismo” (PTA) per cui staranno in prigione a rischio torture e abusi per almeno 90 giorni senza processo.

LA PTA è stata introdotta dal governo nel 1979 ed è in vigore da oltre 40 anni nonostante le ripetute promesse, non mantenute, da parte dei vari governi di cambiare la legislazione. Durante questi anni decine di migliaia di militanti sono stati arrestati, in alcuni casi, la legge è stata utilizzata per detenere persone per oltre un decennio senza processo.

Il 9 luglio i manifestanti avevano preso d’assalto e occupato la residenza presidenziale, determinando la fuga del corrotto presidente Gotabaya Rajapaksa che si è rifugiato alle isole Maldive, dove è stato accolto dalle proteste della popolazione locale. Ma, prima di abbandonare la nazione, ha nominato presidente ad interim il primo ministro Ranil Wickremesinghe, già accusato di aver avuto un ruolo nelle torture contro i comunisti tra il 1988 e il 1989.

In agosto hanno occupato il parco urbano Galle Face Green, vicino ai palazzi istituzionali della capitale per sottolineare la necessità di cambiare strategia contro Ranil Wicremesinghe, abbandonato dopo una serie di arresti.

Non dimentichiamo questo popolo e la sua lotta contro lo sfruttamento e l’oppressione oscurata dai media internazionali per i quali esiste solo l’Ucraina.
Solidarizziamo con i comunisti e i militanti incarcerati solo per voler difendere la propria libertà e i propri diritti in un paese che i governanti hanno portato allo stremo dal punto di vista economico per la scellerata politica orientata verso faraonici progetti infrastrutturali a discapito dell’acquisto di cibo, medicinali e carburante.

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