accadde oggi

19 luglio 1960
Le dimissioni del governo Tambroni, che tuttavia rimarrà in carica fino al 26 luglio. Il saldo sanguinoso di questo governo è di 11 morti e centinaia di feriti da armi da fuoco.

19 luglio 1985
Alle ore 12:22:55 cede un bacino fangoso della Montecatini nella Val di Stava (TN). Lungo il suo percorso la colata di fango provoca la morte di 268 persone. Insieme a quella del Vajont, la tragedia di Stava resta una delle più gravi catastrofi industriali e ambientali verificatesi in Italia.

Tribunale di Pisa: decisione gravissima

riceviamo dal SUDD Cobas un aggiornamento sull’attacco ai diritti sindacali

dal Sudd Cobas

Oggi il Tribunale di Pisa ha sferrato un attacco inaudito al diritto di sciopero e all’art.40 della Costituzione.
Su richiesta di alcuni prontomoda, ha dichiarato illegittimo lo sciopero alla ACCA e ordinato al SUDD Cobas lo scioglimento del presidio sindacale. Lo ha fatto negando al sindacato ogni diritto alla difesa.
Solo pochi giorni fa il Tribunale di Prato ci aveva dato ragione.
Aveva respinto un ricorso identico presentato dai prontomoda e a cui si era unita anche la ACCA. Il giudice del Tribunale di Prato li aveva anche condannati al pagamento delle spese legali in favore del sindacato. Oggi abbiamo appreso dalla stampa – prima ancora che alcun provvedimento ci fosse notificato – come un ricorso identico presentato al Tribunale di Pisa sia stato invece accolto. 
Il Tribunale di Pisa ha deciso con provvedimento inaudita altera parte: senza nessuna udienza e nessuna possibilità di contraddittorio. 
Ci è stato impedito ogni diritto di difesa. È qualcosa che non ha precedenti. La decisione del giudice si basa su una valanga di menzogne affermate nel ricorso da parte delle aziende. Menzogne che sono state «prese per buone» ed erette a verità senza averle nemmeno sottoposte al contraddittorio e all’onere della prova. 
È stato deciso che la realtà non aveva diritto a entrare in questo procedimento. 
Farebbe sorridere, se non fosse per la sua gravità, il modo in cui si è ribaltata completamente la dinamica tra aggrediti e aggressori rispetto a quanto accaduto durante l’assalto organizzato da padroni e caporali al presidio. Come se non ci fosse limite al ridicolo, scopriamo che circa 20 scioperanti avrebbero accerchiato e poi aggredito una folla di 200 persone. Come se non ci fossero decine di video che testimoniano l’assalto violento e organizzato dei padroni a lavoratori pacificamente in presidio.
La decisione di procedere inaudita altera parte è stata motivata con l’arrivo dei saldi estivi. 
In nome loro si è sacrificato il diritto di difesa e lo stato di diritto con un provvedimento cautelare che non ha precedenti. Eravamo una repubblica fondata sul lavoro. Siamo diventati una repubblica fondata sui saldi?
Il messaggio che viene mandato è inquietante.
Come quello mandato dalla Procura di Prato con i decreti di sequestro che portarono allo sgombero del 3 luglio. Chi non vuole i picchetti vuole la schiavitù, lo torniamo a ripetere. Prato in queste settimane ha già dimostrato da che parte sta: con chi lotta contro sfruttamento, mafie e caporalato. 
Resta una domanda altrettanto inquietante: perché proprio per ACCA? Cè un’intera città che continua a chiedersi perché tutto questo accanimento contro il diritto di sciopero proprio ora che lo sciopero e i picchetti si rivolgono contro un’azienda con i titolari di fatto condannati per mafia, un sequestro per frode fiscale da 71 milioni di euro e un processo per caporalato sul groppone. Qualcuno, prima o poi, una risposta dovrà pure darla.
Chi ci calunnia lo sa meglio di tutti: la nostra forza è che non abbiamo prezzo.
Non vogliamo neanche commentare le illazioni secondo cui il sindacato avrebbe richiesto soldi in cambio della consegna della merce ai pronto moda.

UPS DI MILANO: L’INTERO MAGAZZINO IN SCIOPERO

Riceviamo un aggiornamento sulla lotta del Sol Cobas

A fronte dell’ennesimo cambio appalto, che ha visto subentrare la Randstad Service (agenzia interinale di stazza internazionale con oltre 11.000 dipendenti) alla vecchia SCS (catena storica di appalti/sub-appalti) i lavoratori si sono ritrovati a dover fronteggiare, per l’ennesima volta, il perverso meccanismo che li costringe a inseguire i propri crediti (13ma, 14ma, ferie e ROL non goduti, TFR) che il fornitore uscente dichiara di non poter pagare a causa di un contenzioso con il committente yankee.
Fino a qui… nulla di nuovo, appunto. Dal momento che si tratta dello stesso scenario affrontato due anni fa e che si era appena risolto (per i soli iscritti SOL Cobas; una sessantina su 150 dipendenti in totale) grazie a 14 giornate di sciopero, con annesse denunce ed arresti, a partire dal luglio 2024.
La vera fondamentale novità è che, a ‘sto giro, l’intero magazzino è entrato in sciopero, con la convergenza di tutte le sigle (70 iscritti complessivi ai confederali) e dei non iscritti (per lo più interinali).
La battaglia è ancora in corso ed infatti domani, l’assemblea convocata alle 14.30 a inizio turno, ha già praticamente decretato la terza giornata di sciopero, a prescindere dagli esiti dell’incontro che UPS ha convocato coi vertici dei confederali promettendo… poco più di niente.
La sostanza delle cose si può riassumere così: stiamo dirigendo le operazioni di lotta e i nostri delegati stanno rifiutando le richieste di iscrizione al SOL COBAS.
Quello che ci interessa è mantenere e radicalizzare l’iniziativa, spingere gli operai a comprendere la natura concertativa e riformista delle proprie burocrazie, andare fino in fondo nella battaglia e sconfiggere l’arroganza dei padroni.
L’eventuale tesseramento al SOL potrà avvenire solo a battaglia conclusa.
Per ora conta il combattimento, che dipende solo da noi, e non la rappresentanza di cui non sappiamo cosa farcene.

Dottor Moretti, Le è andata di lusso… la grazia l’ha già ricevuta!

comunicato stampa a firma:
Assemblea “29 Giugno” – Viareggio,
Associazione “Il Mondo che vorrei” Onlus – Viareggio,
Cobas Umbria,
Cobas Commercio e Turismo,
Flaica Cub – Umbria,
Articolo 21 – Presidio Orvietano

A pochi giorni dall’anniversario della strage ferroviaria di Viareggio (29 giugno 2009 – 29 giugno 2026) e dalla conferenza stampa tenuta a Orvieto con la quale abbiamo salutato i rappresentanti di “Assemblea 29 giugno” e dell’Associazione “Il Mondo che Vorrei” (visibile al seguente link https://www.youtube.com/watch?v=WaaU-NSmPv4&t=1493s), si assiste, a livello nazionale, ad articoli su “giornaloni” e media main stream, a commenti prezzolati in qualche gruppo social web di “eminenti” figure della finanza e dell’economia, parlamentari, amministratori delegati e presidenti di società, servizievoli giornalai e politicanti a libro-paga.
Si mostrano agitati perché ‘toccati’ nel vivo: l’ex cavalier Moretti, un loro capo, è incappato nelle maglie della ‘giustizia’. Tra questi soggetti della peggior specie, c’è persino chi ha avanzato già l’ipotesi della grazia.
La lotta epocale dei familiari delle 32 Vittime, che abbiamo sostenuto dalla prima ora con lo slogan “Poteva succedere ovunque. Orvieto non dimentica Viareggio”,dopo 17 anni di attesa, 7 gradi di giudizio (1° Grado a Lucca, 3 Appelli a Firenze, 3 Cassazioni a Roma), 28 giudici con relative sentenze, 220 udienze sempre presenziate da familiari, ferrovieri, cittadini e cittadine, si è conclusa con la decisione di condanna per i 12 imputati.
Per l’ex Ad di Ferrovie dello Stato e Rfi, Mauro Moretti, che ebbe a dichiarare che Viareggio era stato uno “spiacevolissimo episodio”, è stata confermata la pena a 5 anni di reclusione come pure all’ing. Michele Mario Elia. Le sentenze hanno dato corso con l’esecuzione della carcerazione.
Moretti & company sono stati giudicati e condannati, pur se a pene lievi, per le gravi e pesanti responsabilità, per aver praticato e sviluppato una politica di abbandono sulla sicurezza, soprattutto nel trasporto treni merci e pendolari, per aver risparmiato scelleratamente, in questi comparti, oltre ad aver favorito omissioni, violazioni e inadempienze sulla sicurezza.
Il dottor “spiacevolissimo episodio” in carcere, per alcuni giorni, che “scandalo”!
Così, funziona per i poteri forti che, raramente inciampano. Subito dopo la sentenza definitiva e poco prima di costituirsi nel carcere di Orvieto, tra le varie dichiarazioni rilasciate alla stampa, anche: “Come sto? Ho raggiunto questo momento in perfetta forma fisica e psichica e ora sono pronto”, ripresa dai media nazionali.
A differenza: le 32 Vittime MAI torneranno a casa, i feriti gravissimi MAI diventeranno ex ustionati, i familiari delle Vittime MAI finiranno di scontare la loro pena. Il loro dolore MAI andrà in prescrizione!
Siamo al loro fianco, condividendo gli obiettivi di giustizia sociale e di prevenzione dei rischi nei luoghi di lavoro, nei territori e in ferrovia.

Assemblea “29 Giugno” – Viareggio
Associazione “Il Mondo che vorrei” Onlus – Viareggio
Cobas Umbria
Cobas Commercio e Turismo
Flaica Cub – Umbria
Articolo 21 – Presidio Orvietano

accadde oggi

17 luglio 1936
Inizio della Guerra civile spagnola, un conflitto armato nato in conseguenza al colpo di Stato del 17 luglio, che vide contrapposte le forze nazionaliste e fasciste, guidate da una giunta militare, contro le forze del governo legittimo della Repubblica spagnola, sostenuta dal Fronte popolare una coalizione di partiti democratici che aveva vinto le elezioni nel febbraio precedente. 

17 luglio 1944

Morte dell’operaio Bruno Fanciullacci. Proclamato nel 1944 Eroe nazionale dal Comando generale delle Brigate Garibaldi, Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria. Dotato di grande audacia e determinazione, fu uno dei dirigenti dei GAP e fu protagonista di alcune fra le azioni più clamorose della lotta di liberazione a Firenze. L’azione più clamorosa, rimasta fino ad anni recenti oggetto di accese controversie intorno alla responsabilità politica del fatto e alla stessa identità dei partecipanti, fu quella che il GAP guidato da Fanciullacci portò a termine il 15 aprile 1944 uccidendo il filosofo Giovanni Gentile, all’epoca presidente dell’Accademia d’Italia e autorevole esponente del regime fascista repubblichino. L’attentato, che intendeva rispondere all’eccidio fascista del 22 marzo al Campo di Marte, fu rivendicato dalla stampa antifascista clandestina. Lo stesso vale per l’azione del 9 luglio 1944 quando, vestiti da fascisti e da tedeschi, Fanciullacci, Elio Chianesi ed altri dieci gappisti si presentano al carcere femminile di Santa Verdiana e liberarono diciassette giovani antifasciste, che stavano per essere deportate o fucilate.
La rabbia dei fascisti è incontenibile e comincia una caccia accanita a Fanciullacci e ai suoi compagni. Dopo una settimana il gappista cade nella rete: in piazza Santa Croce viene riconosciuto e arrestato. Ricomincia il calvario a Villa Triste dove era già stato torturato per giorni, temendo di non reggere ancora alle torture, ammanettato, si butta da una finestra del secondo piano. Ha il capo fratturato, non sopravviverebbe, ma i fascisti, che temono possa ancora sfuggirgli, infieriscono sul suo corpo a fucilate.

17 luglio 1944

A Firenze viene perpetrato l’eccidio di piazza Tasso per opera delle milizie fasciste guidate da Giuseppe Bernasconi, braccio destro del famigerato comandante delle SS italiane Mario Carità. Sotto il fuoco degli uomini di Bernasconi rimasero cinque vittime: Ivo Poli (di soli otto anni), Aldo Arditi, Igino Bercigli, Corrado Frittelli e Umberto Peri. Si contarono inoltre numerosi feriti più o meno gravi. Altri abitanti del quartiere furono catturati e di loro si persero le tracce. Solo molti anni dopo, nel 1952, furono ritrovati i loro corpi sul greto del fiume Arno, nei pressi del Parco delle Cascine: erano stati fucilati.

17 luglio 1945
A Postdam, Churchill, Truman e Stalin discutono la denazificazione della Germania.

Vertenza Acca

Sulla gavissima decisione del Tribunale di Pisa

dal Sudd Cobas

Oggi il Tribunale di Pisa ha sferrato un attacco inaudito al diritto di sciopero e all’art.40 della Costituzione.
Su richiesta di alcuni prontomoda, ha dichiarato illegittimo lo sciopero alla ACCA e ordinato al SUDD Cobas lo scioglimento del presidio sindacale. Lo ha fatto negando al sindacato ogni diritto alla difesa.
Solo pochi giorni fa il Tribunale di Prato ci aveva dato ragione.
Aveva respinto un ricorso identico presentato dai prontomoda e a cui si era unita anche la ACCA. Il giudice del Tribunale di Prato li aveva anche condannati al pagamento delle spese legali in favore del sindacato. Oggi abbiamo appreso dalla stampa – prima ancora che alcun provvedimento ci fosse notificato – come un ricorso identico presentato al Tribunale di Pisa sia stato invece accolto. 
Il Tribunale di Pisa ha deciso con provvedimento inaudita altera parte: senza nessuna udienza e nessuna possibilità di contraddittorio. 
Ci è stato impedito ogni diritto di difesa. È qualcosa che non ha precedenti. La decisione del giudice si basa su una valanga di menzogne affermate nel ricorso da parte delle aziende. Menzogne che sono state «prese per buone» ed erette a verità senza averle nemmeno sottoposte al contraddittorio e all’onere della prova. 
È stato deciso che la realtà non aveva diritto a entrare in questo procedimento. 
Farebbe sorridere, se non fosse per la sua gravità, il modo in cui si è ribaltata completamente la dinamica tra aggrediti e aggressori rispetto a quanto accaduto durante l’assalto organizzato da padroni e caporali al presidio. Come se non ci fosse limite al ridicolo, scopriamo che circa 20 scioperanti avrebbero accerchiato e poi aggredito una folla di 200 persone. Come se non ci fossero decine di video che testimoniano l’assalto violento e organizzato dei padroni a lavoratori pacificamente in presidio.
La decisione di procedere inaudita altera parte è stata motivata con l’arrivo dei saldi estivi. 
In nome loro si è sacrificato il diritto di difesa e lo stato di diritto con un provvedimento cautelare che non ha precedenti. Eravamo una repubblica fondata sul lavoro. Siamo diventati una repubblica fondata sui saldi?
Il messaggio che viene mandato è inquietante.
Come quello mandato dalla Procura di Prato con i decreti di sequestro che portarono allo sgombero del 3 luglio. Chi non vuole i picchetti vuole la schiavitù, lo torniamo a ripetere. Prato in queste settimane ha già dimostrato da che parte sta: con chi lotta contro sfruttamento, mafie e caporalato. 
Resta una domanda altrettanto inquietante: perché proprio per ACCA? Cè un’intera città che continua a chiedersi perché tutto questo accanimento contro il diritto di sciopero proprio ora che lo sciopero e i picchetti si rivolgono contro un’azienda con i titolari di fatto condannati per mafia, un sequestro per frode fiscale da 71 milioni di euro e un processo per caporalato sul groppone. Qualcuno, prima o poi, una risposta dovrà pure darla.
Chi ci calunnia lo sa meglio di tutti: la nostra forza è che non abbiamo prezzo.
Non vogliamo neanche commentare le illazioni secondo cui il sindacato avrebbe richiesto soldi in cambio della consegna della merce ai pronto moda.