
A fronte dell’ennesimo cambio appalto, che ha visto subentrare la Randstad Service (agenzia interinale di stazza internazionale con oltre 11.000 dipendenti) alla vecchia SCS (catena storica di appalti/sub-appalti) i lavoratori si sono ritrovati a dover fronteggiare, per l’ennesima volta, il perverso meccanismo che li costringe a inseguire i propri crediti (13ma, 14ma, ferie e ROL non goduti, TFR) che il fornitore uscente dichiara di non poter pagare a causa di un contenzioso con il committente yankee.
Fino a qui… nulla di nuovo, appunto. Dal momento che si tratta dello stesso scenario affrontato due anni fa e che si era appena risolto (per i soli iscritti SOL Cobas; una sessantina su 150 dipendenti in totale) grazie a 14 giornate di sciopero, con annesse denunce ed arresti, a partire dal luglio 2024.
La vera fondamentale novità è che, a ‘sto giro, l’intero magazzino è entrato in sciopero, con la convergenza di tutte le sigle (70 iscritti complessivi ai confederali) e dei non iscritti (per lo più interinali).
La battaglia è ancora in corso ed infatti domani, l’assemblea convocata alle 14.30 a inizio turno, ha già praticamente decretato la terza giornata di sciopero, a prescindere dagli esiti dell’incontro che UPS ha convocato coi vertici dei confederali promettendo… poco più di niente.
La sostanza delle cose si può riassumere così: stiamo dirigendo le operazioni di lotta e i nostri delegati stanno rifiutando le richieste di iscrizione al SOL COBAS.
Quello che ci interessa è mantenere e radicalizzare l’iniziativa, spingere gli operai a comprendere la natura concertativa e riformista delle proprie burocrazie, andare fino in fondo nella battaglia e sconfiggere l’arroganza dei padroni.
L’eventuale tesseramento al SOL potrà avvenire solo a battaglia conclusa.
Per ora conta il combattimento, che dipende solo da noi, e non la rappresentanza di cui non sappiamo cosa farcene.