dal Sudd Cobas
Oggi il Tribunale di Pisa ha sferrato un attacco inaudito al diritto di sciopero e all’art.40 della Costituzione.
Su richiesta di alcuni prontomoda, ha dichiarato illegittimo lo sciopero alla ACCA e ordinato al SUDD Cobas lo scioglimento del presidio sindacale. Lo ha fatto negando al sindacato ogni diritto alla difesa.
Solo pochi giorni fa il Tribunale di Prato ci aveva dato ragione.
Aveva respinto un ricorso identico presentato dai prontomoda e a cui si era unita anche la ACCA. Il giudice del Tribunale di Prato li aveva anche condannati al pagamento delle spese legali in favore del sindacato. Oggi abbiamo appreso dalla stampa – prima ancora che alcun provvedimento ci fosse notificato – come un ricorso identico presentato al Tribunale di Pisa sia stato invece accolto.
Il Tribunale di Pisa ha deciso con provvedimento inaudita altera parte: senza nessuna udienza e nessuna possibilità di contraddittorio.
Ci è stato impedito ogni diritto di difesa. È qualcosa che non ha precedenti. La decisione del giudice si basa su una valanga di menzogne affermate nel ricorso da parte delle aziende. Menzogne che sono state «prese per buone» ed erette a verità senza averle nemmeno sottoposte al contraddittorio e all’onere della prova.
È stato deciso che la realtà non aveva diritto a entrare in questo procedimento.
Farebbe sorridere, se non fosse per la sua gravità, il modo in cui si è ribaltata completamente la dinamica tra aggrediti e aggressori rispetto a quanto accaduto durante l’assalto organizzato da padroni e caporali al presidio. Come se non ci fosse limite al ridicolo, scopriamo che circa 20 scioperanti avrebbero accerchiato e poi aggredito una folla di 200 persone. Come se non ci fossero decine di video che testimoniano l’assalto violento e organizzato dei padroni a lavoratori pacificamente in presidio.
La decisione di procedere inaudita altera parte è stata motivata con l’arrivo dei saldi estivi.
In nome loro si è sacrificato il diritto di difesa e lo stato di diritto con un provvedimento cautelare che non ha precedenti. Eravamo una repubblica fondata sul lavoro. Siamo diventati una repubblica fondata sui saldi?
Il messaggio che viene mandato è inquietante.
Come quello mandato dalla Procura di Prato con i decreti di sequestro che portarono allo sgombero del 3 luglio. Chi non vuole i picchetti vuole la schiavitù, lo torniamo a ripetere. Prato in queste settimane ha già dimostrato da che parte sta: con chi lotta contro sfruttamento, mafie e caporalato.
Resta una domanda altrettanto inquietante: perché proprio per ACCA? Cè un’intera città che continua a chiedersi perché tutto questo accanimento contro il diritto di sciopero proprio ora che lo sciopero e i picchetti si rivolgono contro un’azienda con i titolari di fatto condannati per mafia, un sequestro per frode fiscale da 71 milioni di euro e un processo per caporalato sul groppone. Qualcuno, prima o poi, una risposta dovrà pure darla.
Chi ci calunnia lo sa meglio di tutti: la nostra forza è che non abbiamo prezzo.
Non vogliamo neanche commentare le illazioni secondo cui il sindacato avrebbe richiesto soldi in cambio della consegna della merce ai pronto moda.
