CONTINUA IL MASSACRO DEL POPOLO PALESTINESE

Israele: uno Stato bandito e assassino

Dopo i continui bombardamenti di Gaza e la quotidiana repressione della legittima resistenza del Popolo palestinese – che vede protagonisti soprattutto i giovani – occupato, esiliato, imprigionato, torturato da oltre 70 anni, l’esercito israeliano ha iniziato una nuova azione di guerra – con oltre 1000 soldati, droni, ruspe – contro la città palestinese di Jenin e l’affollato campo profughi della città, con vittime, compreso bambini, feriti, 3mila sfollati, case distrutte, danni alle strutture sanitarie e persino l’impedimento alle ambulanze di soccorrere i feriti.
Continua indisturbato il genocidio di un popolo che resiste fieramente all’occupazione più lunga, violenta e brutale che la storia ci ricordi.
La comunità occidentale, che spende miliardi di dollari, sottratti a sanità, scuola, stato sociale, per alimentare la guerra russo ucraina, e miliardi di parole, esternate dai servili scribacchini di un sistema informativo ormai putrefatto, per giustificarla, non hanno la dignità politica e morale di condannare le barbare azioni di uno Stato, quello israeliano, che non ha più nessuna ragione di esistere.
Respingiamo le giustificazioni dell’intervento antiterroristico di un governo assassino, amico del governo italiano, dell’imperialismo USA e UE, che continua a sottrarre terra, ulivi, acqua e libertà ai palestinesi.
Solo l’ammissione del fallimento del progetto imperialista sionista con la conseguente dissoluzione dello Stato di Israele e la costruzione di uno Stato palestinese, libero, multietnico e multiculturale, può risolvere le profonde conflittualità che l’odierna situazione alimenta nell’area medio orientale.
Come comunisti condanniamo le continue violenze del regime sionista, ricordiamo alla classe lavoratrice che la solidarietà internazionale è alla base dello scontro di classe e che va alimentata con la partecipazione, la lotta, l’indignazione: siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualsiasi ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque parte del mondo. (Ernesto Che Guevara).
Sempre a sostegno dell’eroica Resistenza palestinese e del suo fiero Popolo

ULPC – Unione di Lotta per Il Partito Comunista

unionedilottaperilpartitocomunista@tutanota.com

Luglio insorgo quando voglio

Dagli operai ex GKN riceviamo e trasmettiamo

La nostra rabbia tocca il cielo

1. Siamo stati contattati dalle istituzioni. Ci hanno detto che “la cassa è stata sbloccata” e “mercoledì arrivano i pagamenti”. Questo di per sé ancora non vuole dire nulla. E dimostra che Prefettura e Ministero del Lavoro sulla nostra vicenda non capiscono niente o fanno finta di non capire. Abbiamo chiesto un incontro stamattina in Prefettura per delineare il complesso della situazione e delle nostre richieste. Ci è stato detto che l’incontro sarà possibile quando scendiamo dalla Torre.
2. Atteggiamento grave, gravissimo, da parte di chi tollera da 8 mesi un sequestro di diritti. Non siamo in un film e questo non è un gioco. Sono stati muti e inoperosi di fronte a famiglie senza stipendi e ora dettano condizioni. L’azione sulla torre prosegue e finisce come e quando decidiamo.
3. Il tema è avere certezza di questi pagamenti, ma non solo. Di quali mensilità stiamo parlando?
Qf consegna le buste paga?
Paga tutto il dovuto?
In una frase, la violenza di Qf verso questo territorio deve cessare.
4. Qf trattiene in maniera indebita i giorni di cassa integrazione dall’1 al 9 ottobre. Sono una frazione della precedente cassa (11 ter) che Qf ha dichiarato di avere anticipato ai lavoratori. Ma questo non è vero per il periodo 1-9 ottobre. Sono soldi Inps diretti ai lavoratori che Qf sta trattenendo.
5. Non esiste solo la cassa integrazione ma tutta la quota parte di giorni lavorativi, elementi contrattuali (ferie, benefit, permessi ecc) che Qf non sta pagando. Per impedirci di accedere al nostro credito, Qf non consegna le buste paga da dicembre.
6. Prefetto e ministero del lavoro devono attaccarsi al telefono e chiedere perché una azienda non consegna le buste paga degli ultimi sei mesi.
I casi infatti sono due: o l’azienda non è in grado di fare delle buste paga o le trattiene indebitamente.
Nel primo caso, se una azienda non è in grado di fare le buste paga, vuol dire che non è una struttura di impresa. È evidentemente una struttura con altre finalità.
Se invece non le consegna per scelta, questo è un crimine sociale e l’ispettorato del lavoro deve iniziare una azione, con risvolti penali.
7. Convocare immediatamente un tavolo regionale che faccia il punto sulla reindustrializzazione, a partire dallo scouting pubblico e dal progetto di reindustrializzazione operaio.
8. Ricapitoliamo:

– pagare 1-9 ottobre
– sbloccare tutti i flussi per fare avere ai lavoratori tutta la cassa integrazione arretrata
– pagamenti certi
– consegnare le buste paga ai lavoratori
– pagare tutte le spettanze
– fare partire la reindustrializzazione subito: tavolo regionale e sostegno pubblico al progetto di reindustrializzazione operaio
– reintegra di coloro che sono stati costretti a licenziarsi, messa a disposizione dello stabilimento della reindustrializzazione portata dallo scouting pubblico e dal progetto elaborato dal comitato tecnico scientifico del Collettivo di fabbrica

9. Sarà un’altra lunga giornata. Degna di essere vissuta. Per la fabbrica socialmente integrata, per ricreare 400 posti di lavoro, per le produzioni ecologicamente e socialmente avanzate.
10. A luglio insorgo quando voglio. Non ci sarà una sola azione risolutiva ma un altro capitolo di questa caparbia lotta operaia. La nostra rabbia ora tocca il cielo. Spiccare il volo o cadere.
In ogni caso ci vediamo poi tutte e tutti l’8 e 9 luglio di fronte ai cancelli della Gkn

Il 29 giugno per ricordare la strage di Viareggio

Dopo la mobilitazione a Roma dell’Associazione dei familiari per chiedere l’udienza alla Corte di Cassazione, la data è stata fissata per il 28 novembre 2023. Una data favorevole a Moretti&company, infatti Moretti il 29 ottobre compie 70 anni: con la conferma della condanna a 5 anni per i benefici di legge non sconterà un solo giorno di carcere!
Per il potere, per i poteri forti, per i potentati, tutto deve tornare sempre a proprio uso e consumo. La magistratura-Stato è stata capace di scrivere un’altra pagina nera di questa tragica e terribile storia. La ‘giustizia’ ha fatto il suo (soc)corso!
A 14 dalla strage e a 14 anni di lotte e mobilitazioni per rivendicare sicurezza e giustizia, ricordiamo che il 29 giugno si svolgerà la consueta manifestazione a Viareggio con il corteo per le vie della città fino al luogo del disastro.

Partenza dalla stazione ferroviaria alle ore 20,45

Assemblea del CLA

Domenica 25 giugno dalle ore 10 l’assemblea del CLA (Coordinamento lavoratori-lavoratrici autoconvocati per l’unità di classe) per affrontare l resistenza e la contrapposizione a progetti e provvedimenti padronali e governativi, all’immobilismo di sindacati burocratici e collaborazionisti.
Presso il CPA Fi-sud, via Villamagna, 27 a – Firenze.
L’appello nelle sezioni “eventi” e “movimento operaio”

Contro la guerra, per la lotta, l’organizzazione e l’unità della classe: PACE, LAVORO, LIBERTÀ!

1° Maggio – Giornata Internazionale
dei lavoratori e delle lavoratrici

Nel 1866 fu approvata, a Chicago in Illinois, la legge sulle 8 ore di lavoro, in vigore il 1° Maggio 1867, giorno in cui fu organizzata una imponente manifestazione. Nel 1882, a New York, vi fu una protesta e, nel 1884, venne approvata la risoluzione per la ricorrenza annuale. Il 1° Maggio 1886 fu estesa dopo uno sciopero generale a oltranza. Al Congresso Internazionale di Parigi (1889), il 1° Maggio diventò Festa Internazionale dei Lavoratori.
Anche il 1° Maggio di questo anno, come per quello passato, è in corso la guerra in Ucraina, una guerra che produce sangue e distruzione: il prezzo salato dell’“economia di guerra” lo pagano lavoratori, lavoratrici e masse popolari, con aumenti vertiginosi dei beni di prima necessità, con il carovita, licenziamenti, salari bloccati, sfruttamento e condizioni di lavoro insostenibili. Il sangue scorre anche nei luoghi di lavoro: oltre 3 morti al giorno e migliaia di vittime da nocività e da amianto ogni anno. Due giorni fa, il 28 aprile, la data per la Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro e per le vittime dell’amianto.
In Francia, Gran Bretagna, Spagna, Portogallo, Grecia, vi sono state e vi sono tuttora lotte e mobilitazioni per superare un’organizzazione sociale fondata sul profitto, sullo sfruttamento, sull’oppressione. In Italia non vi è stata una lotta generale in risposta alla gravità della situazione, ma vi è una tendenza generale alla lotta PER il lavoro, contro disoccupazione e precarietà, PER il salario, PER condizioni di lavoro sostenibili, PER sicurezza e salute, PER sanità e ambiente, PER pensioni, scuola, trasporti, casa, servizi sociali…
Di fronte alle lotte e alle iniziative vi è la repressione contro chi non abbassa la testa; una repressione che aggredisce con licenziamenti, sospensioni, rappresaglie, che si sviluppa con azioni intimidatorie e denigratorie contro il sindacalismo conflittuale e chi si oppone alla guerra, all’invio di armi, alle basi militari USA-NATO.
L’emergenza sanitaria, come altre, ha favorito una sperimentazione di restrizione delle libertà e di controllo sociale con dispositivi giuridici, strutture organizzative, risorse politico-militari, centri di propaganda, di uno sempre più Stato militaresco e autoritario. Un capitalismo in crisi ha bisogno di imporre condizioni lavorative, di sfruttamento e oppressione intollerabili, per mantenere profitti e potere.
Il compito dei comunisti è la lotta contro l’imperialismo in casa nostra, contro la frantumazione, la divisione mirata e dispiegata nella classe dai governi e da uno Stato antioperaio, antipopolare e guerrafondaio. In ogni ambito, politico, sindacale, sociale, necessitano: – la lotta per l’unità e l’azione comune, – la mobilitazione per unire le avanguardie di classe, – l’accumulazione di forze nella lotta per ricostruire l’organizzazione politica, indispensabile alla classe operaia.

Sempre a fianco di chi lotta! Partigiani Sempre!

Istruitevi perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi perché avremo bisogno di tutta la nostra forza”. (Antonio Gramsci, 27 aprile 2023, 86° anniversario della morte)

Unione di Lotta per il Partito Comunista (ULPC)

https://unionedilottaperilpartitocomunista.org unionedilottaperilpartitocomunista@tutanota.com

IL 25 APRILE NON È SOLO ‘RICORRENZA’

Dopo anni di sdoganamenti e revisionismo storico, eccoci al governo Meloni-La Russa. Un governo fascistoide, in perfetta sintonia con le ricette antioperaie e antipopolari del precedente governo Draghi. Un apparato governativo di provocazione contro la storia del movimento partigiano e antifascista, giustificate da gaffe, ma in realtà si tratta di sfide per verificare il livello di reazioni nel paese.
Un governo al servizio del capitale che prosegue la sistematica erosione delle conquiste e dei diritti strappati con anni di lotte e di battaglie.
Capire cos’è oggi il post-fascismo è la condizione per una pratica dell’antifascismo militante, di classe, popolare, di fronte a un governo, padronale e filo-atlantico, impegnato nella mobilitazione reazionaria delle masse, dividere e separare i buoni: chi si fa arruolare tra gli sgherri dell’unità nazionale, del nazionalismo, del siamo tutti sulla stessa barca; dai cattivi: chi lotta, sciopera, occupa case libere, spazi o fabbriche che, proprio perché cattivo, deve essere isolato, denigrato e represso.
Chi, invece, sfrutta, licenzia e specula, lo fa nell’interesse generale ed è finanziato con soldi pubblici, chi delocalizza e mette sul lastrico migliaia di lavoratori, chi assume precari per poche giornate di lavoro all’anno e paghe da fame, lo fa per il mercato e la competitività e viene annoverato tra i buoni.
Chi si batte per la sanità pubblica e per migliorare i servizi pubblici (trasporti, scuole ecc.) viene etichettato come antagonista; chi chiude ospedali, taglia medici, operatori sanitari e posti letto, chiude reparti di cure primarie, lo fa per una maggiore efficienza e per il bene collettivo.

Chi denuncia le stragi, i morti sul e da lavoro, è un piantagrane e spesso viene mobbizzato, sospeso, licenziato, mentre i padroni aumentano i ritmi e non rispettano le elementari norme sulla sicurezza, ma vanno sostenuti: il profitto viene prima di tutto.
Chi vive con contratti a termine e chi, pur avendo un contratto a tempo indeterminato, rischia la chiusura dell’azienda, chi è costretto a lavorare in nero o è senza stipendio da mesi come alla ex-GKN, chi tira a campare con la miseria del reddito di cittadinanza, deve subire la gogna mediatica che li bolla come scansafatiche ed essere sottoposti a ricatti e violenze in nome della “difesa di interessi nazionali” ovvero della classe dominante.
Il nemico è in casa nostra non solo grazie a padroni, multinazionali e banche, ma grazie anche a forze politiche e sindacali che speculano sull’antifascismo per poi invitare la Meloni al congresso nazionale CGIL, giustificando la vergogna con il fatto che rappresenta il governo.
Il Pd, con la nuova segretaria, celebra il 25 Aprile all’insegna del sostegno alla guerra e ai nazi-fascisti ucraini, rappresentati da Zelenskij, con l’invio di armi, con il rafforzamento della fedeltà atlantista verso USA e NATO.
E spingendo sul ruolo imperialista della UE affinché si doti di un suo esercito che, affiancato dalla NATO, possa compiere azioni di polizia militare nei paesi che ritiene a rischio per la propria sicurezza.
Oggi, la lotta antifascista non può prescindere dalla lotta contro la guerra imperialista e i governi al servizio del capitale e deve combinarsi con la battaglia per il lavoro, contro la precarietà, il carovita, le privatizzazioni dei servizi, la militarizzazione e la repressione di Stato.
Impersonificare l’antifascismo e il 25 Aprile nella retorica della difesa di valori della Costituzione, non è anticorpo al fascismo. È possibile con l’organizzazione e il protagonismo della classe operaia e delle masse popolari. Antifascismo e lotta di classe sono legati indissolubilmente.
Il ruolo dei comunisti è denunciare e organizzare, mobilitarsi e mobilitare, unirsi e unire, settori avanzati di classe e del proletariato, accumulare forze nella lotta per la ricostruzione del Partito Comunista.

ORA E SEMPRE RESISTENZA!
Antifascismo e lotta di classe è sostegno a chi lotta!
Né un soldato, né invio di armi, né finanziamenti, per la guerra!
Fuori le basi USA e NATO dall’Italia!
NO alle guerre imperialiste! NO all’economia di guerra!

Unione di Lotta per il Partito comunista
https://unionedilottaperilpartitocomunista.org unionedilottaperilpartitocomunista@tutanota.com

Il 9 marzo il primo ministro dell’entità sionista è atteso in Italia

Mentre il presidente del Senato Ignazio La Russa è in visita ufficiale nell’entità sionista il suo primo ministro Benjamin Netanyahu, dalle mani grondanti di sangue palestinese, sarà in Italia il 9 marzo.
Tanti i dossier sul tavolo: dall’energia, con il progetto del gasdotto Eastmed su cui Edison ha chiesto al governo un sostegno esplicito, alla guerra in Ucraina, dalla “lotta all’antisemitismo” nei giorni scorsi l’ambasciatore israeliano Alon Bar ha incontrato il prefetto Giuseppe Pecoraro, nominato coordinatore nazionale per la lotta contro l’antisemitismo dal presidente Meloni, dalla “cooperazione industriale, tecnologica e scientifica” a quella militare.
A tal proposito, a dicembre, in occasione di un incontro tra Adolfo Urso, senatore di Fratelli d’Italia e ministro delle Imprese e del Made in Italy e l’ambasciatore israeliano Bar, era stato attivato il gruppo di lavoro per “migliorare la cooperazione industriale”.
La borghesia sionista italiana compie il suo rituale di riconoscimento e sostegno all’entità sionista, la cui accelerazione verso la forma-Stato fascistoide, ma sempre spacciata per unica democrazia del medio-oriente, sta provocando anche una seria crisi “interna” con manifestazioni oceaniche contro il progetto di legge in corso di approvazione per subordinare la magistratura al governo.
Vorremmo però che fossero le cifre a parlare: per quanto riguarda l’occupazione della Palestina solo da inizio anno, sono più di 70 i palestinesi uccisi dall’esercito sionista, centinaia quelli incarcerati, migliaia i feriti.
Solo negli ultimi giorni, coloni israeliani hanno effettuato pogrom a sud di Nablus e nella città di Huwara, incendiando mezzi e case con all’interno civili indifesi; ministri israeliani (come Bezalel Smotrich e Itamar Ben Gvir) si sono espressi con incitamenti a crimini di guerra e a favore della “cancellazione” di Huwara “dandola alle fiamme”.
Il parlamento israeliano ha reintrodotto la pena di morte, ma solo per i Palestinesi prigionieri, accusati e condannati per atti di resistenza che hanno comportato uccisioni.
Questo il portato della visita del premier dell’entità sionista alla sua omologa italiana, entrambi in continuità con i precedenti governi, ma decisi a trarre ulteriore profitto dalle vicende della guerra in Ucraina e a consolidare la penetrazione del sionismo in Italia con il suo bagaglio di sistemi avanzati di controllo e repressione delle masse, sperimentati sulla pelle dei palestinesi.
A fronte di tutto ciò, continua indefessa la resistenza del popolo palestinese, nel totale e assordante silenzio internazionale, la borghesia incassa la mancanza di sostegno da parte delle classi subalterne e la loro incapacità di inquadrare la lotta al progetto sionista come lotta all’imperialismo.
Tocca a noi invertire la rotta, ripristinare metodi e forme efficaci di solidarietà internazionalista, pur nel complicato contesto attuale, a partire dalla lotta contro la NATO, contro il nostro imperialismo e il suo governo guerrafondaio e antioperaio.

ULPC – UNIONE DI LOTTA PER IL PARTITO COMUNISTA

unionedilottaperilpartitocomunista@tutanota.com

Il 9 Marzo il primo ministro dell’entità sionista è atteso in Italia

Tocca a noi invertire la rotta

Mentre il presidente del Senato Ignazio La Russa è in visita ufficiale nell’entità sionista il suo primo ministro Benjamin Netanyahu, dalle mani grondanti di sangue palestinese, sarà in Italia il 9 marzo.
Tanti i dossier sul tavolo: dall’energia, con il progetto del gasdotto Eastmed su cui Edison ha chiesto al governo un sostegno esplicito, alla guerra in Ucraina, dalla “lotta all’antisemitismo” nei giorni scorsi l’ambasciatore israeliano Alon Bar ha incontrato il prefetto Giuseppe Pecoraro, nominato coordinatore nazionale per la lotta contro l’antisemitismo dal presidente Meloni, dalla “cooperazione industriale, tecnologica e scientifica” a quella militare.
A tal proposito, a dicembre, in occasione di un incontro tra Adolfo Urso, senatore di Fratelli d’Italia e ministro delle Imprese e del Made in Italy e l’ambasciatore israeliano Bar, era stato attivato il gruppo di lavoro per “migliorare la cooperazione industriale”.
La borghesia sionista italiana compie il suo rituale di riconoscimento e sostegno all’entità sionista, la cui accelerazione verso la forma-Stato fascistoide, ma sempre spacciata per unica democrazia del medio-oriente, sta provocando anche una seria crisi “interna” con manifestazioni oceaniche contro il progetto di legge in corso di approvazione per subordinare la magistratura al governo.
Vorremmo però che fossero le cifre a parlare: per quanto riguarda l’occupazione della Palestina solo da inizio anno, sono più di 70 i palestinesi uccisi dall’esercito sionista, centinaia quelli incarcerati, migliaia i feriti.
Solo negli ultimi giorni, coloni israeliani hanno effettuato pogrom a sud di Nablus e nella città di Huwara, incendiando mezzi e case con all’interno civili indifesi; ministri israeliani (come Bezalel Smotrich e Itamar Ben Gvir) si sono espressi con incitamenti a crimini di guerra e a favore della “cancellazione” di Huwara “dandola alle fiamme”.
Il parlamento israeliano ha reintrodotto la pena di morte, ma solo per i Palestinesi prigionieri, accusati e condannati per atti di resistenza che hanno comportato uccisioni.
Questo il portato della visita del premier dell’entità sionista alla sua omologa italiana, entrambi in continuità con i precedenti governi, ma decisi a trarre ulteriore profitto dalle vicende della guerra in Ucraina e a consolidare la penetrazione del sionismo in Italia con il suo bagaglio di sistemi avanzati di controllo e repressione delle masse, sperimentati sulla pelle dei palestinesi.
A fronte di tutto ciò, continua indefessa la resistenza del popolo palestinese, nel totale e assordante silenzio internazionale, la borghesia incassa la mancanza di sostegno da parte delle classi subalterne e la loro incapacità di inquadrare la lotta al progetto sionista come lotta all’imperialismo.
Tocca a noi invertire la rotta, ripristinare metodi e forme efficaci di solidarietà internazionalista, pur nel complicato contesto attuale, a partire dalla lotta contro la NATO, contro il nostro imperialismo e il suo governo guerrafondaio e antioperaio.

ULPC – UNIONE DI LOTTA PER IL PARTITO COMUNISTA

unionedilottaperilpartitocomunista@tutanota.com

Le guerre imperialiste sulla pelle e sulle spalle della classe lavoratrice e delle masse popolari!

A fianco dei lavoratori che bloccano il mercato di armi

Un anno fa lo scoppio della guerra in Ucraina tra Russia, Usa e Nato, una guerra inter-imperialista che ha trasferito sul piano militare il controllo dei mercati finanziari, delle materie prime, delle reti di trasporto. Un conflitto in atto dal 2014 che, con l’espansionismo della Nato nell’est europeo, ha prodotto un’escalation in Ucraina risvegliando focolai tra Armenia e Azerbaijan, tra Serbia e Kosovo.
Una guerra che, tra sanzioni e protezionismi, ha acuito lo scenario mondiale già critico e ha prodotto un aumento dei prezzi delle materie energetiche e agricole, provocando l’impennata dei generi di prima necessità a cascata sulle precarie condizioni di vita delle classi lavoratrici e delle masse, con conseguenze sociali pesanti e la devastazione dell’ambiente già compromesso dai profitti del capitale.
Le basi Usa e Nato, collocate in Italia a servizio per l’addestramento, per operazioni di spionaggio e sabotaggio – dove sono custodite e occultate armi nucleari che riducono il paese a una polveriera – e contro i popoli, coinvolgono direttamente l’Italia come potenziale bersaglio.
Il governo Meloni ha raccolto il testimone del governo Draghi, totalmente allineato alla politica guerrafondaia dell’UE e della aggressività Nato, che hanno trasformato il mercato in un campo di battaglia. L’UE, oltre ad addestrare 30mila soldati ucraini, lamenta la carenza di munizioni anche perché, per inviarle in Ucraina, i paesi non riescono a mantenere le scorte nazionali, e deve fare appello all’aumento della produzione favorendo così giganteschi guadagni del complesso militare industriale.
In alcuni paesi dell’UE si è riaperto il dibattito sulla leva obbligatoria; in prima fila Salvini e La Russa, ma per la Nato la migliore scelta è la creazione di una riserva di personale addestrato e abile a entrare in azione.
Tutti alla corte di Zelenskij: ultimi Israele che ha offerto il sistema antimissile e un prestito da 200mila dollari e il governo Meloni con la sua visita e la tappa in Polonia per incontrare Morawiecki, alleato di Fratelli d’Italia.
Per la risposta alla guerra è necessario aumentare la mobilitazione contro la Nato (come fedeli servitori sperperiamo 100 milioni di € al giorno) e l’UE, il sistema capitalista e l’imperialismo italiano che investe miliardi nelle guerre tagliandoli allo stato sociale (sanità e trasporti, istruzione e ricerca, pensioni, casa e servizi), contro l’aumento delle bollette, del carovita, dei prezzi, delle tasse.
Uno Stato che, per imporre la sua politica economica, potenzia metodi e forme di repressione, si serve di linguaggi, discorsi, informazioni… per manipolare il consenso con la complicità dei partiti di servizio alla classe dominante.
Organizzarsi e mobilitarsi contro un regime antioperaio e antipopolare, oscurantista e reazionario.

A fianco dei lavoratori che bloccano il mercato di armi
No ad alleanze imperialiste!
No alle guerre in risposta alla crisi!
No alle Basi Usa e Nato

Unione di Lotta per il partito Comunista (ULPC)               

22 febbraio 2023