9 ottobre 1963: il disastro del Vajont

“C’erano 2.000 morti ammazzati, dei quali tutti i poteri portavano una responsabilità diretta o indiretta”. Tina Merlin

Clementina ‘Tina’ Merlin (1926-1991), staffetta partigiana con il nome ‘Joe’, antifascista, militante del Pci e giornalista de ‘L’Unità’.
Tina scrisse il libro “Sulla pelle viva” Come si costruisce una catastrofe. Il caso del Vajont [La Pietra, Milano, 1983].
La memoria di questo disastro è legata a Tina che prese parte alle lotte per denunciare il rischio idrogeologico insito nella costruzione della diga e, dopo l’immane tragedia, per far emergere le responsabilità e le colpe della potente Società Adriatica di Elettricità (SAdE) e dei suoi dirigenti.
Fin dal 1955, Tina seguì la costruzione della diga e le proteste degli abitanti di Erto e Casso, paesini nei pressi del bacino idroelettrico. Nel 1959, il presidente della SAdE, Vittorio Cini, la portò in tribunale per turbamento dell’ordine pubblico. “Magari avessi turbato l’ordine pubblico!”, disse Tina alcuni anni dopo.
Continuò a dar voce alle popolazioni e ai comitati. La tragica “anticipazione” si avverò quando una frana cadde nel bacino provocando l’ondata che si abbatte prima su Erto e Casso, poi sui paesi a fondo valle tra cui Longarone, provocando 1.917 Vittime.
Prima e dopo la strage, Tina fu calunniata e denigrata. Si trattò di poteri forti, di politici e giornali, veri e propri mascalzoni, che accusarono Tina di sciacallaggio per aver denunciato sin dall’inizio le responsabilità padronali e di Stato.
A sentire ancora oggi le dichiarazioni di politicanti di prim’ordine, dal capo di Stato alla presidente del Consiglio, tornano alla mente le parole di Tina “L’Italia ha un grande cuore… che batte solo per piangere sulle disgrazie, mai per prevenirle”.
PER il suo lavoro, la sua professionalità, il suo impegno, Tina è ancora con noi e noi abbiamo il dovere di ricordarLa.

Viareggio

riceviamo e volentieri diffondiamo

Giovedì 24 aprile ore 17

15° anniversario dell’Associazione dei familiari della strage ferroviaria di Viareggio “Il Mondo che vorrei” (24 aprile 2010)

c/o il Luogo della Memoria e della Solidarietà – Viareggio
via Aurelia sud/via della Vetraia 20

Incontro e tesseramento 2025

ore 19.30 buffet

Saremo felici di avervi con noi per i 15 anni dell’Associazione

Il Mondo che vorrei

7 novembre: anniversario della Rivoluzione d’Ottobre

C/o il Circolo ‘Utopia’ a Pisa, si è tenuta l’assemblea-dibattito su: – attualità dei valori della Rivoluzione d’Ottobre; – guerre imperialiste di ieri e di oggi; – BRICS e multilateralismo, promossa da Unione di Lotta per il Partito Comunista (Ulpc). Vi hanno partecipato numerosi compagni/e; diversi sono stati gli interventi che hanno attualizzato i valori della Rivoluzione d’Ottobre.
È stata valorizzata la Rivoluzione proletaria del 1917 in Russia: prima gli anni della preparazione, poi la lotta per consolidare e sviluppare il socialismo in Urss; i processi di pianificazione, la vulgata comune sull’inevitabilità del modello di produzione capitalista, a fronte del fatto che sussistono elementi per capire che la transizione al socialismo è più che attuale. Cioè l’idea politica di universalizzare i bisogni degli esseri umani e la giustizia sociale, rispetto alle esigenze di oggi, anche come strumento di gestione delle risorse naturali oltre al superamento dello sfruttamento del lavoro umano.
Quanto avviene in Palestina e in Ucraina rientra nello scontro inter-imperialista nell’era della globalizzazione e della crisi complessiva degli Usa, dell’occidente e del multilateralismo. L’imperialismo comprende la potenza più aggressiva, guerrafondaia e assassina, gli Usa; l’imperialismo occidentale è espressione di mire imperialiste anglosassoni ed europee.
La decadenza della società Usa e della sua influenza imperialista si scontra oggi con gli interessi di economie dette emergenti, i BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa), realtà che va consolidandosi, con accordi e alleanze economico/valutarie e militari, che si confronta alla pari con gli Usa. Oggi il mondo si va ridisegnando sullo scontro tra gli interessi imperialisti delle nuove potenze economiche e il decadente imperialismo occidentale.
Con lo sviluppo della struttura economica dei BRICS e, in particolare, di Cina e Russia, si sono creati colossi monopolistici in vari settori dell’economia, nel settore finanziario, energetico, informatico e produttivo, che determinano una politica imperialista.
Per questo, lo scontro in atto è tra interessi imperialisti, che vede di fronte l’imperialismo occidentale, con gli Usa alla testa e l’imperialismo delle nuove società a economia capitalista (Cina e Russia); da qui anche la critica al multilateralismo, nuova realtà geopolitica, non legata agli interessi dei popoli e al progresso delle società, ma basata sulla supremazia degli interessi economici tra monopoli. Il multilateralismo, come nuova struttura geopolitica che determinerà i rapporti tra gli Stati nei prossimi anni, nasce nella fase di sviluppo dell’economia delle società emergenti.
Dall’esperienza e dagli insegnamenti della Rivoluzione d’Ottobre dobbiamo comprendere il ‘che fare’ nell’attuale situazione internazionale e nazionale. Come comunisti organizzati lo sforzo è contribuire alla lotta contro la frantumazione del movimento comunista e per l’unità dei comunisti; per questo abbiamo elaborato un percorso, processo, progetto, con la Proposta di Documento Politico-Programmatico.
Occorre ricostruire nel vivo della lotta di classe, nelle lotte che si sviluppano sui territori, nelle contraddizioni, sempre più evidenti, che il sistema capitalista produce, un pensiero e una teoria rivoluzionaria che rilanci la lotta per la ricostruzione del Partito Comunista, strumento indispensabile per condurre la classe verso l’obiettivo dell’abbattimento del sistema capitalista e la costruzione della società socialista.
All’iniziativa hanno partecipato compagni del Fronte della Gioventù Comunista (FGC) con un proprio intervento nel dibattito.

– Unione di Lotta per il Partito Comunista (ULPC)

https://unionedilotta.wordpress.com/ ulpc@autoproduzioni.net

12/11/2024

53 anni fa, la legge 300 del 20 maggio 1970

Statuto dei diritti dei lavoratori

Lo Statuto – approvato sulla spinta di una grande stagione di lotte operaie (“autunno caldo”) che rivendicava aumenti salariali egualitari e diritti fondamentali – introdusse modifiche sul piano delle condizioni di lavoro, dei rapporti fra datori di lavoro e lavoratori e nel campo delle rappresentanze sindacali.
Fu una delle riforme degli anni ’60 e ’70: dai contratti collettivi nazionali alle pensioni, dal punto unico di contingenza alla L.833/78 sul Servizio Sanitario Nazionale (SSN).
Ogni vera riforma presenta due aspetti di per sé contraddittori: – è il frutto della mobilitazione delle classi lavoratrici e delle masse popolari; – rappresenta un compromesso con le controparti per le quali è finalizzato al contenimento, sino all’azzeramento della stessa mobilitazione.
Nella lotta per le “riforme” è fondamentale cogliere l’aspetto positivo (immediato e transitorio) per le classi lavoratrici, come non deve essere sottovalutato l’aspetto positivo per l’avversario: frenare la mobilitazione sino a erodere e/o cancellare la loro ‘efficacia’.
Le riforme di quegli anni rappresentarono questo, risultando nel corso dei decenni compromessi a perdere. Ogni compromesso può essere nobile o traditore per le classi sfruttate, a seconda della comprensione e della trasformazione della realtà senza mai perdere di vista l’obiettivo generale.
Nei decenni, abbiamo assistito: – alla cancellazione delle conquiste e dei diritti strappati con il sangue, i sacrifici, le lotte e le mobilitazioni, in particolare nel biennio ’68-’69; – alla devastazione di ogni diritto e tutela del lavoro da parte di padroni, manager e governi, con le complicità di sindacati, partiti e associazioni, che hanno svenduto il patrimonio del movimento operaio e sindacale: dalle controriforme sulle pensioni al dilagare del precariato, alla cancellazione dell’art.18 dello Statuto al carovita, alla povertà.
Con l’applicazione dell’allora L.833/78 (SSN), la stessa emergenza sanitaria (Covid-19) sarebbe stata affrontata in ben altro modo, evitando la tragedia che è sotto i nostri occhi. Lo smantellamento di un servizio sanitario pubblico, solidale e nazionale e le privatizzazioni hanno pesantemente e gravemente “assistito” il massacro sociale, economico e politico.
Un disastro sanitario annunciato e denunciato, crimini di un sistema fondato su un modello di produzione che subordina, fino ad annientare, la salute e la vita, la sicurezza e l’ambiente, sull’altare del profitto.
Le controriforme di questi decenni contro lavoratori e lavoratrici, precari, pensionati, disoccupati, giovani, sono state vere riforme favorevoli ai padroni e ai loro portaborse politici, istituzionali e sindacali.
La storia, l’esperienza e la realtà, insegnano che difesa e conquiste hanno come presupposto, base e condizione, la coscienza, la mobilitazione, l’organizzazione della classe, e che l’offensiva e la lotta per un mondo migliore, per una società radicalmente alternativa, necessitano in primo luogo dello strumento determinante per un processo rivoluzionario: il Partito comunista, senza il quale, anche la più significativa conquista, alla lunga, come dimostrato, si affievolisce sino a perdersi.

Politecnico 1971, gli architetti coi senza tetto

Riportiamo un interessante articolo tratto da “il Manifesto”

Contestazione a Milano. Nel giugno di cinquant’anni fa otto docenti furono espulsi da Architettura per avere sperimentato «con» gli studenti e ospitato degli sfrattati. Erano Piero Bottoni, Franco Albini, Ludovico Barbiano di Belgioioso, Carlo de Carli, Guido Canella, Aldo Rossi, Vittoriano Viganò. E Paolo Portoghesi, unico sopravvissuto, che qui ricorda…

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