accadde oggi

11 dicembre 1967

Palestina: per difendere i diritti dei palestinesi oppressi dall’occupazione israeliana e per raggiungere l’obiettivo della liberazione della loro patria, viene fondato il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP). È la risposta ai genocidi, ai crimini di lesa umanità, alle mattanze, alle torture, all’impiego di armi proibite e alla politica di sterminio sistematico da parte di Israele contro la Palestina.
Nel suo programma di lotta – la difesa della sovranità e la liberazione della Palestina – il Fronte stabilisce di guidare una rivoluzione con tutti i palestinesi oppressi: contadini, lavoratori, giovani, donne. E fonda una rivista – Al Hadaf – perché, come dice la sua guida George Habbash “un guerrigliero senza cultura rivoluzionaria è come l’ignorante che rivolge il fucile contro se stesso”

Viareggio, sabato 13 dicembre ore 17.00

riceviamo e diffondiamo

SOLIDARIETÀ E SOSTEGNO AD ANAN YAEESH, ALI IRAR E MANSOUR DOGHMOSH SOTTO PROCESSO A L’AQUILA PERCHÉ PALESTINESI

Spazio RicreAzione, al Cantiere Sociale Versiliese
via G. Belluomini 18 – Viareggio

Proiezione del documentario “Colpevoli di Palestina”

Al dibattito sarà presente un compagno palestinese

A seguire buffet di sottoscrizione ai prigionieri palestinesi

Esprimere solidarietà ad Anan, Alì e Mansour significa non solo affermare inequivocabilmente il diritto di un popolo alla lotta per la sua liberazione, ma combattere il nemico in casa nostra, che mentre tenta di colpire un partigiano palestinese, legalizza la repressione di tutte le forme di dissenso.
(Dichiarazione di Anan al processo): “Volete che mi difenda dalle accuse a mio carico? Mi vergogno di cercare l’assoluzione da accuse che per me rappresentano un motivo di onore. Non voglio difendermi dall’accusa di avere dei diritti e di averli rivendicati o di avere tentato di liberare la mia gente e il mio paese dall’oppressione coloniale. Non intendo essere assolto dalla legittima resistenza contro l’occupazione sionista. La resistenza palestinese è uno dei fenomeni più nobili conosciuti dalla storia”.

– Collettivo Mario Giannelli contro la repressione

– Collettivo Hurriya!

– Collettivo per la Palestina Viareggio,

dicembre 2025

[Il Collettivo ‘Mario Giannelli’ è dedicato al compagno ‘Marione’ deceduto, a 50 anni, il 22 ottobre 2024. Mario ha dedicato la sua vita a combattere le ingiustizie di ogni tipo e forma. Non un minuto di silenzio ma una vita di lotte!]

Per contatti e informazioni: collettivomariogiannelli@gmail.com

accadde oggi

9 dicembre 1987
Inizia la prima intifada (che in arabo significa “rivolta”) fu una sollevazione palestinese di massa contro il dominio israeliano che iniziò nel campo profughi di Jabaliya e presto si estese attraverso Gaza, la Cisgiordania e Gerusalemme Est.

9 dicembre 2024
Strage al deposito ENI di Calenzano, in cui persero la vita cinque lavoratori:
Davide Baronti, Franco Cirelli, Carmelo Corso, Vincenzo Martinelli e Gerardo Pepe.
Vincenzo Martinelli, una delle cinque vittime dell’esplosione nell’impianto Eni di Calenzano, aveva denunciato anomalie due mesi prima della strage. Nella lettera datata 3 ottobre 2024 il camionista descriveva l’accaduto che gli aveva impedito il carico e una contestazione da parte della ditta per mancato trasporto e segnalava anche le “Continue anomalie” riscontrate nel deposito ed a chiedere per iscritto un confronto diretto con i responsabili della sicurezza.
Le dimensioni dell’impianto di Calenzano impressionano: ben 170.300 mq, 24 serbatoi, 5,2 milioni di tonnellate di petrolio raffinati ogni anno. Il sito svolge attività di ricezione, deposito (stoccaggio) e spedizione di benzina, gasolio e petrolio (kerosene) per il settore aereo, prodotti che arrivano tramite due oleodotti collegati con la Raffineria Eni Livorno, per venire quindi stoccati in serbatoi.
L’ennesima tragedia annunciata. Medicina Democratica tramite il suo presidente Marco Caldiroli ricorda che quello di Calenzano “è registrato tra gli impianti a rischio rilevante, direttiva “Seveso” e sottolinea come “l’entità dell’esplosione denota un mancato intervento tempestivo dei sistemi di sicurezza interni e un’impossibilità da parte degli stessi di affrontare l’evento.

2 ANNI DI CARCERE AI DISOCCUPATI DI NAPOLI:

riceviamo e diffondiamo

LA VENDETTA DELLO STATO CONTRO CHI ALZA LA TESTA

Denunciamo con forza l’assurdità delle condanne a 2 anni e 2 mesi di reclusione inflitte a otto militanti del Movimento dei Disoccupati “7 novembre” di Napoli. Una giustizia a orologeria, che arriva proprio mentre la vertenza dei disoccupati di Napoli ottiene vittorie su scala cittadina grazie alla coerenza di una lotta durata anni, che ha saputo organizzare centinaia di uomini e donne offrendo la lotta come alternativa alla rassegnazione, all’abbrutimento e alla criminalità.
Non sono semplici sentenze. È una vendetta di Stato, un messaggio intimidatorio molto chiaro a una delle lotte popolari più importanti della città.
Quando si parla di Napoli e delle sue periferie, si parla spesso di “assenza dello Stato” suggerendo l’automatismo per cui l’intervento dello Stato può essere solo foriero di benessere. Ma la verità è molto peggiore. Lo Stato non manca affatto.
Oggi lo Stato italiano si comporta come il padrone che si vendica contro gli oppressi che alzano la testa. Vendetta è la parola giusta, dinanzi a pene assurdamente alte per l’entità delle accuse sul tavolo.
Esprimiamo solidarietà a Eddy, Maria, Dario, Vincenzo, Enrico, Marco, Luigi e Davide, compagni e compagne con cui abbiamo condiviso lotte e mobilitazioni spalla a spalla.
La spirale repressiva che avanza in Italia è un attacco alle libertà politiche e democratiche, con il preciso obiettivo di fare terra bruciata attorno a chi lotta contro l’ingiustizia.
Giornalisti spiati, infiltrazioni nei partiti politici, decreti sicurezza, DDL bavaglio, giustizia a orologeria sono parte di questo stesso disegno reazionario.
È il momento di serrare i ranghi, denunciare questa realtà coperta dai media e dalla stampa, rispondere con lucidità e organizzazione a chi ci vuole spaventare e isolare.
Libertà per i compagni condannati!

Ufficio Politico del Fronte Comunista
Segreteria nazionale del FGC

È nullo il licenziamento di Marco

riceviamo dal Coordinamento 12 ottobre e diffondiamo

Salve, mi scuso del ritardo, avrei voluto comunicarla prima questa bella notizia ma siamo stati impegnati a spicciare cose con il lavoratore. Marco Cianti (lavoratore TEKNEKO Igiene Urbana Monte comparti RM) ha vinto la causa contro il licenziamento che gli era stato emesso il 10 giugno del 2024.
Sono passati ben 18 mesi da allora e marco ha lottato come un leone per smontare la tesi del padrone (Umberto Di Carlo di Avezzano), supportato da un miserabile (Andrea Sciacqua addirittura presidente della Protezione Civile locale!) con la quale lo liquidavano con l’accusa di furto di dati delle utenze dall’isola ecologica dove lui svolgeva la propria mansione essendo categoria protetta nonché papà di una bambina di poco meno di due anni anch’ella disabile.
Ovviamente, l’accusa era totalmente infondata e gli avvocati Carlo Guglielmi e Gabriele Cingolo lo hanno dimostrato smontando una su una le accuse a lui rivolte. Come potrete immaginare le accuse erano pretestuose al solo fine di sbolognare Marco solo perché pretendeva il rispetto dei propri diritti, quali: l’applicazione del contratto di settore ossia il FISE e non il Multiservizi che nulla ha a che vedere con l’igiene Urbana e incontrovertibilmente è più svantaggioso sia sul piano normativo che economico; la bonifica di alcune problematiche di sicurezza nel proprio cantiere. In tutto questo c’è stato un silenzio assordante del sindaco e della Giunta (PD).
Siamo consapevoli che abbiamo vinto la battaglia ma che per vincere la guerra aspettiamo che marco faccia rientri nel suo luogo di lavoro immaginandoci un altro clima e non quello lasciato da lui prima del licenziamento. Giustizia è fatta, ma a pensare quello che marco e la sua famiglia hanno dovuto passare mi vengono ancora i brividi.

Grazie a tutt* per l’attenzione. Spero nella massima divulgazione del testo che ho allegato alla mail.

Grazie ancora

Fabrizio Onofri

Il compagno Fabrizio partecipa all’attività del Coordinamento 12 ottobre PER salute e sicurezza – CONTRO la repressione

accadde oggi

6 dicembre 1990

Un aereo militare fuori controllo vagante per i cieli di Bologna precipita sull’Istituto superiore Salvemini di Casalecchio di Reno. Dodici ragazzi di sedici anni muoiono sul colpo, altri 4 restano gravemente feriti. Della strage nessuno sarà ritenuto colpevole.

6 dicembre 2007

A Torino nell’incendio nello stabilimento della Thyssen Krupp 7 operai muoiono bruciati vivi. Incidenti e morti sul lavoro non sono eventi naturali o dovuti a fatalità ma hanno cause precise imputabili alle imprese, a logiche e leggi del mercato, della competitività, del profitto

Ex Ilva. Da Genova a Taranto la classe operaia in piazza

comunicato ULPC

Solidarietà incondizionata alla classe operaia che lotta

Indispensabile e irrinunciabile il sostegno a chi è mobilitato per il lavoro, il salario, la dignità!

Dopo mesi di scioperi, presìdi, manifestazioni, ieri la fiammata. A Genova, 6.000 operai in marcia per rivendicare: la-vo-ro! La Prefettura, blindata, isolata, protetta con vetri blindati e grate per impedire agli operai di avvicinarsi al palazzo di governo, dopo giorni e giorni di scioperi e proteste. Al simbolico lancio di uova e fumogeni da parte degli operai, la risposta con sparo di lacrimogeni, persino ad altezza d’uomo. Un operaio è rimasto ferito…
Un portavoce della protesta: “Ci hanno provocato, risponderemo fino in fondo!
Oggi, non sarà una giornata tranquilla. Si marcia tutti a braccetto, contro qualsiasi comportamento repressivo”.
Gli operai di Genova e Taranto stanno mostrando e dimostrando che per il lavoro sono disposti a tutto… hanno rimosso gli sbarramenti, hanno effettuato blocchi stradali e ferroviari. Quando la classe operaia si mobilita, nei modi e nelle forme dovute, non fa sconti a nessun governo, istituzioni, Stato.
Oggi, 5 dicembre, a seguito delle giornate di blocco e presidio, gli operai dell’ex Ilva hanno accolto con soddisfazione la notizia da Roma: la linea della lavorazione dello zincato non chiuderà, garantendo il lavoro.
La lettera, letta da un delegato: “Buone notizie? Sì. I problemi finiti? No.
Da domani si rientra a pieno regime.” A determinate condizioni e con adeguate forme di lotta e di mobilitazione, ogni vertenza produce un risultato.
Lavoro, Salario e Dignità, ora e subito (!), per chi produce la ricchezza del paese.
Comunisti/e sono a fianco della classe operaia in lotta, consapevoli che questo paese, ora più di ieri, necessita del Partito Comunista.No all’economia di guerra, al riarmo, alla militarizzazione!
Contro la repressione e le leggi antioperaie e antipolopari!
O socialismo o barbarie!

Unione di Lotta per il Partito Comunista (ULPC)

https://unionedilottaperilpartitocomunista.org – ulpc@autoproduzioni.net

05 dicembre 2025

Essere radicali, nel senso di andare alla radice del problema che è il capitalismo. La soluzione: la trasformazione dell’attuale formazione economico-sociale nel sistema sociale che cancella sfruttamento e oppressione. C’è bisogno dei comunisti organizzati per trasformare le lotte di difesa, di resistenza, rivendicative, in lotta per il socialismo.

Unione di Lotta per il Partito Comunista propone a comunisti/e, alle avanguardie nei luoghi di lavoro, a operai avanzati e studenti impegnati nelle lotte, un percorso, processo, progetto per costruire l’Organizzazione, come base e condizione per la ricostruzione del Partito. Per spezzare ogni logica settaria, divisiva, localistica, contro la frantumazione del movimento comunista.