4 dicembre 1943 In Jugoslavia sulle ceneri del Regno di Jugoslavia nasce la Repubblica socialista federale di Jugoslavia
4 dicembre 1969 USA: i membri delle Pantere nere, Fred Hampton e Mark Clark, vengono uccisi nel sonno durante un’incursione compiuta da 14 poliziotti di Chicago
4 dicembre 1974 Il sindacato promuove uno sciopero generale per la contingenza, il salario, le pensioni, i prezzi alti. Massiccia l’adesione
3 dicembre 1984 India. Una perdita di metilisocianato da una fabbrica di fitofarmaci della Union caribe a Bhopal, uccide oltre 3.800 persone e causa gravissimi danni a numerose persone, stimate tra le 150.000 e le 600.000 (circa 6.000 moriranno in seguito per i danni riportati).
Dopo 3 mesi di trattative l’azienda ISS, che gestisce l’appalto dei magazzini Gucci di via Mecenate a Milano, comunica al SOL Cobas che non ci sono i presupposti economici per soddisfare le rivendicazioni salariali dei lavoratori in quanto la committente Gucci, dichiarerebbe di non essere intenzionata e rivedere le tariffe che regolano l’appalto di via Mecenate a Milano. Due mesi trascorsi a trovare soluzioni eque, per equiparare il salario minimo dei lavoratori ai livelli salariali previsti per tutti gli operai che svolgono il lavoro di facchinaggio, restano così, al momento senza soluzione. Ai lavoratori che, nella capitale della moda e dell’industria del lusso, restano con un salario medio di 1150€ al mese, non resta altra scelta se non quella di riaprire lo stato di agitazione e, con esso, le azioni di sciopero necessarie a denunciare pubblicamente la questione e risolvere positivamente la vertenza. Se formalmente la vertenza punta su ISS, non di meno si può sorvolare sul ruolo della committenza e su un suo adeguato intervento, a maggior ragione perché ci troviamo di fronte a una situazione in cui è palese la condizione di “somministrazione illegittima di forza lavoro”, dovuta al fatto che, sistematicamente, sono i preposti/dipendenti di Gucci a impartire disposizioni ai magazzinieri dell’appalto. Facciamo appello… al buon senso di tutti i soggetti coinvolti nella vertenza. Ma soprattutto guardiamo a tutti i lavoratori che lavorano in appalto nel magazzino di via Mecenate, dagli addetti alla sicurezza agli operatori di mensa, passando per gli addetti alle pulizie, che viaggiano con salari da fame e condizioni di lavoro ancora peggiori, a dare sostegno alla vertenza in corso, a unirsi alla lotta, per ottenere i diritti minimi e il rispetto del lavoro e delle persone. In ogni caso, a partire dagli scioperi del 22 e 23 settembre, che hanno dato avvio alla vertenza, una cosa è certa: i lavoratori in lotta non sono più disposti a tornare indietro. Bilanci aziendali e vita operaia Gucci fa parte del gruppo Kering, secondo, nel mondo nell’industria della moda e del lusso, solo al gruppo Lvmh. Durante le trattative la parte datoriale ha segnalato come il calo dei profitti da parte del gruppo, in buona parte addebitabili alle scarse vendite di Gucci, sia da impedimento alle richieste salariali dei lavoratori. Quello che qui ci interessa sottolineare è invece che, nonostante una certa “crisi” del settore, gli utili del gruppo si sono attestati, nel 2024, a 1,19 miliardi di Euro. Se da una parte è più che logico che, in un periodo di crisi più generale del sistema economico globale capitalista, sempre più schiacciato dalle sue stesse logiche di profitto senza limiti (far soldi con i soldi), ci sia una contrazione delle vendite di beni non primari, dall’altra appare più che evidente che si tratta di una “crisi solo apparente” dato che parliamo di utili che, seppure al di sotto delle previsioni, si attestano comunque su cifre a 9 zeri. Abbastanza da pretendere, insomma, che la vita di un operaio raggiunga immediatamente la soglia della decenza e della dignità, non più costretti a orari disumani (si giunge fino a 14 ore al giorno per gli addetti alla sicurezza, ad esempio) e con un salario ancor più indecente, tanto da non permettere, letteralmente, di poter affittare una casa a Milano o mantenere decorosamente la famiglia.
2 dicembre 1956 82 esuli cubani guidati da Fidel Castro sbarcano a La Playa de las Coloradas segnando l’inizio della rivolta che porterà alla cacciata di Fulgenzio Batista nel 1959.
2 dicembre 1968 Avola. Nel corso di una manifestazione di braccianti, la polizia carica il corteo e uccide 2 braccianti Angelo Sigona e Giuseppe Scibilia e ne ferisce 48. Il giorno dopo in tutta Italia i lavoratori incrociano le braccia per protesta contro l’eccidio.
2 dicembre 1975 Il Pathet Lao (diretto dai comunisti) strappa il potere alla monarchia costituzionale del regno del Laos e fonda la Repubblica popolare democratica del Laos
1 dicembre 1943 A Firenze entrano in azione i “Gruppi d’azione patriottica” con l’uccisione del comandante del distretto militare
1 dicembre 1955 A Montgomery (Alabama-USA) una donna nera di 42 anni, Rosa Parks attivista per i diritti dei neri, non cede il posto sull’autobus ad un bianco. Viene arrestata per questo atto coraggioso che avviò una protesta storica, partita col boicottaggio dei mezzi pubblici per 381 giorni.
1 dicembre 1970 Il Parlamento italiano approva a legge che regola l’istituto del divorzio
1 dicembre 2013 A Prato nel rogo del capannone fabbrica dormitorio di “Teresa mode” muoiono 7 operai (due le donne) di origini cinesi sacrificati sull’altare del profitto
A Seattle (Washington), durante il meeting del WTO, la prima grande mobilitazione del movimento antiglobalizzazione coglie impreparata la polizia e costringe alla cancellazione della cerimonia di apertura dell’incontro (le proteste finiranno il 3 dicembre)
Concetto Marchesi, rettore dell’Università di Padova, inaugura l’anno accademico e incita gli studenti alla lotta armata contro il fascismo.
29 novembre 1944
L’Albania è completamente liberata dall’esercito popolare albanese
29 novembre 1945
Viene proclamata la Repubblica federativa popolare jugoslava
29 novembre 1947
A Cerignola (FG) la polizia spara su una manifestazione di contadini e ne uccide due; a Corato (BA) durante uno sciopero contadino muoiono un bracciante, una contadina di 19 anni e il sindacalista della CGIL Masciavè; a Campi Salentina (LE) in una manifestazione per la terra vengono uccisi due contadini; a Gravina (BA) viene ucciso un bracciante; a Bisignano (CS) viene ucciso un operaio.
29 novembre 1949
L’eccidio di Torre Maggiore (FG) durante un comizio di protesta la polizia carica e spara uccidendo due braccianti e una sarta; a Bagheria (PA) viene uccisa una contadina di 28 anni.
A Milano sciopero generale di protesta per l’allontanamento del prefetto Troilo, rimasto l’ultimo prefetto di nomina politica, nonostante il suo prestigio di resistente, fu rimosso dall’incarico per decisione del ministro dell’interno, il democristiano Mario Scelba. La notizia della sua sostituzione con il prefetto di Torino Vincenzo Ciotola, funzionario di carriera, causò una forte protesta che oltre allo sciopero determinò l’occupazione della prefettura milanese da parte di ex partigiani guidati da Giancarlo Pajetta, mentre per protesta il sindaco socialista Antonio Greppi (nominato dal CLNAI) e 156 sindaci dei Comuni dell’hinterland milanese si dimisero in massa.
Dopo l’inizio della finta tregua costruita, gestita e propagandata dagli USA e dal suo presidente Trump, primo responsabile del genocidio del Popolo Gazawi; il voto sulla risoluzione statunitense dell’ONU, con astensione di Russia e Cina; la continuazione delle atrocità dell’entità sionista di israele su Gaza e l’intensificazione degli interventi contro la popolazione e la Resistenza della Cisgiordania, con il supporto dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP), del Libano e della Siria, nel silenzio mediatico occidentale; dopo le grandi mobilitazioni di fine settembre, ottobre, sono state indette due manifestazioni nazionali, una a Roma e una a Milano per sabato 29 novembre. I compagni di ULPC devono dare una convinta indicazione alla partecipazione alla mobilitazione milanese, questo perché, dopo le ultime imponenti manifestazioni occorre dare un segnale che l’attenzione del Popolo solidale con la Palestina e la sua Resistenza non si è attenuata e continua con convinzione e consapevolezza, sapendo che il nemico comune è l’imperialismo, a partire da quello di casa nostra, e il sionismo e la sua penetrazione in Europa. Milano e non Roma, perché occorre far pagare politicamente il giusto prezzo politico a quelle forze, come tutta l’area di PAP e accoliti, per il loro continuo tentativo di dividere il movimento di solidarietà e a cercare di egemonizzarlo con posizioni non condivise e arretrate, non si può e non si deve dimenticare il ruolo che queste organizzazioni hanno avuto nelle divisioni delle mobilitazioni dello scorso anno, come non si può e non si deve dimenticare la loro vicinanza alle posizione dell’ANP, corresponsabile con il sionismo israeliano nella repressione dei Partigiani Palestinesi dei territori della Cisgiordania. Per questo ULPC si deve mobilitare per la più grande partecipazione alla Manifestazione di Milano invitando tutti i propri contatti ad essere presenti, sabato 29 novembre ore 14,00 Piazza XXIV Maggio Milano.