Afghanistan 20 anni di guerra imperialista

Kabul, marcia delle donne afghane negli anni '80

Era il 2001 quando gli Stati Uniti decisero di invadere l’Afghanistan dando il via alla “guerra contro il “terrorismo” che ha fatto milioni di vittime, distrutto interi paesi, destabilizzato intere regioni.

L’Italia, sempre al servizio degli, USA, della NATO e spinta dalle proprie mire imperialiste, fu in prima fila nell’invio di truppe e istruttori  militari,  tutte le forze politiche giustificavano l’intervento per “liberare le donne dal burka” e esportare la “democrazia occidentale”.

Un’operazione che è costata al nostro Paese – in piena crisi economica – 8,7 miliardi di dollari, sottratti alla sanità, all’educazione, alle spese sociali,  e 53 morti, mentre il costo per gli Stati Uniti ha raggiunto la stellare cifra di  mille miliardi di dollari e 2.300  morti. Capitali, serviti, secondo le fonti ufficiali, per la creazione delle forze di sicurezza afghane, per aiuti alla popolazione civile e la ricostruzione del paese (mai avvenuta): lo spreco di denaro pubblico maggiore dalla fine della seconda guerra mondiale.

Dopo 20 anni l’imperialismo USA,  economicamente in declino e non più in grado di reggere i costi dell’occupazione,  è costretto a ritirarsi e presenta la propria debacle  come decisione umanitaria; in realtà ha lasciato il paese nelle mani dei talebani, mettendo in luce il fallimento totale della politica di guerra dell’imperialismo USA e della NATO.  E le forze di sicurezza “formate” dallo Stato italiano? Fuggite in elicottero verso i paesi ospitanti!

Il segretario generale dell’ONU ha esortato i talebani ad esercitare la “massima moderazione” e “proteggere vite umane”, e invita tutti i Paesi “ad essere disposti ad accogliere i rifugiati afgani”. L’Italia si distingue e, mentre lascia morire i migranti in mare, organizza ponti aerei per trasferire i collaboratori afghani, graditi anche alle forze della destra nostrana.

L’emancipazione delle donne, del cui destino soltanto ora si accorgono media e politicanti nostrani, in realtà era stata attuata principalmente negli anni della Repubblica Democratica dell’Afghanistan, tra il 1979 e il 1992, durante i governi di Babrak Karmal e Mohammad Najibullah (quest’ultimo trucidato dai talebani), che avevano cercato di realizzare una società laica e progressista e che i mujaheddin, armati e finanziati dagli USA, definirono “il regime degli atei senza Dio”.

La tragedia afghana, come quelle in tanti altri paesi, è il risultato delle scelte politiche dell’imperialismo occidentale, con a capo gli  USA, al quale i governi italiani sono legati mani e piedi, seppur con crescenti contraddizioni. È anche il risultato condizionato dal confronto con le altre potenze imperialiste globali e locali, quali Cina, Russia, Turchia. Ma è chiaro che il destino dell’Afghanistan non può che essere in mano al suo popolo.

In Italia destra o sinistra hanno continuato a votare, in parlamento, congiuntamente, le spese per il mantenimento delle missioni all’estero, definendole “missioni di Pace”, una vergognosa menzogna sostenuta dalla servile casta giornalistica e uno stupro all’articolo 11 della  costituzione.

Per questo è sempre più attuale e impellente l’impegno contro l’imperialismo, in particolare quello italiano e europeo, per esigere il ritiro di tutte le truppe inviate all’estero, per chiedere la chiusura delle basi USA e NATO presenti sul nostro territorio. Questa è la migliore solidarietà internazionalista che possiamo dimostrare al popolo afgano e a quelle forze che si battono per un paese indipendente e progressista.

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La foto scelta è una manifestazione delle donne afghane a Kabul nei primi anni ’80 a favore delle parità di diritti fra uomini e donne

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