Metalmeccanici: all’attacco padronale un’adeguata risposta di lotta e unità!

Se vi fossero ancora dubbi sulle intenzioni dei padroni, che approfittano della pandemia per ridurre i salari, aumentare lo sfruttamento e distruggere i diritti conquistati in decenni di sacrifici e dure lotte, la rottura dei negoziati per il contratto dei metalmeccanici dovrebbe chiarire le idee a ogni operaio.

Gli industriali hanno ribadito di voler ancorare l’aumento del salario minimo solo all’andamento dell’inflazione. In soldoni: meno di 40 € di aumento lordo a regime nei prossimi 3 anni.
Un “lockdown salariale” che rappresenta un segnale deciso, poiché il Ccnl dei metalmeccanici è il banco di prova per gli altri contratti. Ad oggi sono 14 milioni i lavoratori senza contratto nel 2020, a riprova di chi sta pagando crisi e pandemia.
Si può affermare – come ha detto Palombella, segretario Uilm – che è un “attacco suicida” dei padroni?
La linea suicida è dei vertici sindacali che hanno firmato il Ccnl del 2016 e il “Patto per la fabbrica”.
I capitalisti, mentre mettono a bilancio sussidi e aiuti pubblici e proseguono con evasioni fiscali, contributive e truffe legalizzate come sulla Cig, sono determinati nella loro politica di smantellamento del Ccnl, di flessibilità e precarizzazione, con la libertà di licenziamento dopo aver spremuto gli operai, fatti ammalare e crepare per mancanza di adeguate misure di salute e sicurezza.
Una politica antioperaia perseguita da anni che avanza grazie ad accordi che contengono parametri utili a ridurre a zero gli aumenti contrattuali.
A fronte della rottura delle trattative, mentre in alcune fabbriche si scioperava, i burocrati di Fiom Fim Uilm hanno definito un pacchetto di scioperi col “freno a mano tirato”: 6 ore suddivise in 2 di assemblea e 4 di sciopero nazionale di categoria per il 5 novembre.
E’una risposta insufficiente per sconfiggere le pretese padronali. Nella situazione attuale è necessario utilizzare ogni occasione per esprimere il malcontento e l’esigenza della lotta contro il capitalismo, sviluppare la partecipazione operaia, avanzare nella discussione e nella critica alla linea sindacale collaborazionista, rifiutando in massa un contratto a tutto vantaggio dei profitti e a scapito dei salari, mettendo al centro interessi vitali e urgenti della classe operaia.
Per risalire la china vi è una via:la lotta e l’unità fra operai e le altre categorie di lavoratori sfruttati e senza contratto, sviluppando la mobilitazione con l’obiettivo dichiarato di rovesciare la crisi sulle spalle di padroni e ricconi.
La pandemia, ancora una volta, ha dimostrato che quando la classe operaia si ferma, l’intera società si blocca. Questo fa capire che possiamo e dobbiamo usare la forza per difendere i nostri interessi economici e politici, che il mezzo per migliorare la situazione degli operai sta unicamente nella lotta di classe contro i capitalisti e i loro governi.
Sviluppare il più ampio fronte degli sfruttati contro gli sfruttatori! Unire gli operai coscienti e combattivi con chi lavora per la costruzione dell’Organizzazione comunista oggi, per il Partito domani!

f.i.p. Ottobre 2020

Coordinamento Comunista Lombardia (CCL)
Coordinamento comunista toscano (CCT)
Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia

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