Colpirne una per educarne 100!

Riceviamo e pubblichiamo

La repressione colpisce lavoratori e lavoratrici che pretendono la tutela dei propri diritti. Contro una Operatrice socio-sanitaria (Oss) è in corso un provvedimento disciplinare a seguito di alcune contestazioni che la dirigenza ASL Nord-Ovest le ha mosso per “un errore nella compilazione della domanda per il congedo parenterale”. A detta del sindacato USB, si tratta di un pretesto. Il sindacato denuncia una continua e reiterata violazione delle leggi a tutela della salute della stessa lavoratrice.
Infatti, per problemi di salute, dal medico competente era stata esonerata dalla movimentazione di carichi pesanti, esonero che l’azienda non aveva accolto, costringendola a trasporti pesanti, con la conseguenza di aver subito un infortunio sul lavoro e di aver richiesto un periodo di malattia per sottoporsi a cure fisioterapiche. Da questi fatti nasce la contestazione denunciata dal sindacato.
Da anni, i tagli alla sanità si ripercuotono sia sulle condizioni di vita e di lavoro di operatori/trici del settore, sia sul servizio sanitario per pazienti e utenti.
Il blocco del turn-over e la carenza di risorse, ha creato condizioni di lavoro sempre più usuranti e insostenibili.
Il nostro Coordinamento ha denunciato la politica di blocco alle assunzioni perché la mancanza cronica di personale provoca un aumento prolungato dell’orario e dei carichi di lavoro, di stress e disagio lavorativo, tanto da esporre lavoratori/trici a situazioni intollerabili, per il danno a salute e sicurezza.
È di vitale importanza sviluppare forme di solidarietà e sostegno in difesa di ogni forma di dissenso e protesta ai processi di ristrutturazione che peggiorano condizioni di vita e lavoro. Simili intimidazioni, minacce, ricatti, debbono essere respinti al mittente attraverso momenti di lotta contro le provocazioni aziendali e i tentativi di divisione tra lavoratori/trici.
Occorre tenere alto lo stato di agitazione e mobilitazione a sostegno di questa lavoratrice affinché la vertenza si concluda a suo favore e ogni iniziativa di lotta possa diventare un esempio positivo per tutti.

CONTRO la repressione –PER la solidarietà di classe PARTECIPIAMOal presidio a Livorno Martedì 25 febbraio ore 10.00 di fronte all’Ospedale Riuniti, viale Alfieri

Coordinamento Regionale Toscano S.A.S. (SaluteAmbienteSanità)

Per contatti e informazioni Coordinamentotoscanosas@gmail.com

Pagina facebook https:www.facebook.com/groups/crtsas

Disastro ferroviario di Pioltello:

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

una sola condanna a 5 anni. Assolti Rfi e 7 imputati.
Sentenza vergognosa!

Nell’incidente, avvenuto il 25 gennaio 2018, tre donne persero la vita e un centinaio di viaggiatori rimasero ferite.
La sentenza di 1° grado di Pioltello è, a dir poco, vergognosamente disarmante!
Assoluzione di 7 imputati e unica condanna al capo manutentore: l’ennesimo capro espiatorio! Come se, per la strage ferroviaria di Viareggio, avessero condannato chi ha eseguito l’esame all’assile in 10 minuti con strumenti obsoleti!Quell’assile della sala montata era criccato da tempo, da molto tempo, ma l’organizzazione del lavoro era, ed è, predisposta, al solo fine del risparmio, in barba alla sicurezza. Il sistema organizzativo del lavoro è deciso dai vertici, nella fattispecie, da quelli delle ferrovie.
Ancora una volta le ferrovie, in specifico Rete Ferroviaria Italiana (Rfi) ha preferito non adottare misure idonee e adeguate a garantire la sicurezza di viaggiatori e pendolari subordinando la loro vita alle leggi del vil danaro ovvero del profitto.
A Pioltello avevano due stade da seguire: o limitare la velocità del treno pendolare a 30 km/h anziché farlo viaggiare a 120-130 km/h oppure intervenire in tempo reale con il personale della manutenzione. La prima non rientra nelle loro ‘corde vocali’ ovvero orarie, la seconda necessita di personale che non c’è, soprattutto, in occasione di interventi straordinari. Hanno deciso di seguire la terza via: quella che si affida alla buona sorte che stavolta ha provocato la perdita di tre vite umane con decine di feriti.
Come Associazione dei familiari delle 32 Vittime della strage di Viareggio, siamo sgomenti e indignati di fronte a questa sentenza, brutta copia di tante altre ma non fotocopia di quella di Viareggio: 15 anni infiniti di iter processuale … ma uno straccio di giustizia lo abbiamo strappato! Prezioso perché, per la prima volta in Italia, sono stati condannati Amministratori delegati, presidenti e manager, delle società responsabili, tra cui le figure apicali dell’azienda di Stato (FSI)!
Ogni giorno, in ferrovia, accadono incidenti, guasti, criticità: la dimostrazione che il sistema non funziona, c’è tanto, troppo che non va, c’è la logica e la legge della produttività, del mercato e del profitto, che cancellano la salute e la sicurezza dei ferrovieri, degli operai delle ditte, dei viaggiatori, dei pendolari. Per Viareggio, così è stato, persino di uomini e donne, ragazze e bambini, che riposavano nelle proprie abitazioni.
Ai familiari delle Vittime e ai feriti la nostra solidarietà e l’augurio che abbiano forza e coraggio per superare anche i momenti difficili delle aule dei tribunali, un percorso lungo e devastante, che aggrava l’immenso dolore per la perdita dei nostri cari.

Associazione “Il Mondo che vorrei” (familiari delle 32 Vittime, 29 giugno 2009)

Viareggio, 27 febbraio 2025

Per il 17° anniversario della strage operaia

Riceviamo e volentieri rilanciamo

alla ThyssenKrupp di Torino

Il prossimo 6 dicembre, come ogni anno, saremo a Torino per il 17° anniversario della strage alla ThyssenKrupp, dove morirono bruciati  7 operai.
Saremo lì per essere accanto, con affetto, alle mamme e ai familiari; ma anche perché questa strage è stata per noi un grande insegnamento: ha mostrato che condannare gli operai a lavorare in certe condizioni (ormai generalizzate) porta inevitabilmente, prima o poi, all’incidente, alla morte, alla strage. Quello che non si sa è quando esattamente accadrà e a chi toccherà.
Questo ha significato accrescere la consapevolezza (pensiamo alle migliaia di morti da amianto! O al crollo del Ponte Morandi a Genova, o ai 5 operai travolti dal treno a Brandizzo, proprio presso Torino…) che il profitto è il motore di questa società, che siamo nelle mani di chi sa, e sa anche troppo bene che lavoratori e lavoratrici, in tali condizioni, non hanno scampo e tuttavia le lasciano verificare: questa azione si chiama ASSASSINIO.
Per questo affermiamo e ripetiamo che nessuna strage va dimenticata e che ognuna di esse è legata alle altre.
Invitiamo ad unirsi ai familiari degli operai della Thyssen insieme a noi: venerdì 6 dicembre alle 10 a Torino, al Memoriale, Cimitero monumentale, Corso regio Parco.

Associazione dei familiari “Il mondo che vorrei

Assemblea 29 giugno

18 novembre 2024

Chi muore e chi è licenziato per evitare che si muoia

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

12 novembre, incidente sul lavoro: muore l’operaio Luca Cavati, di 69 anni (sessantanove!), nella cartiera ‘Modesto Cardella’ di San Pietro a Vico (Lu), travolto da un carrello elevatore, mentre stava attraversando il piazzale.
14 novembre, l’operaio David del Nuovo Pignone (oggi ‘Baker Hughes’) di Massa viene licenziato. Sciopero spontaneo, con un’adesione quasi totale della fabbrica e delle ditte esterne, al termine dell’assemblea convocata dalle Rsu per protestare contro il licenziamento.
15 novembre, nuovo sciopero di 4 ore, con adesione quasi totale, e presidio e striscioni ai cancelli della fabbrica.
Rsu e Fim-Fiom-Uilm giovedì 21 e venerdì 22 novembre hanno proclamato un’ora di assemblea e un’ora di sciopero, l’ultima di ogni turno.
L’operaio licenziato (responsabile di manovra) stava manovrando un mezzo pesante sul piazzale e pretendeva la sicurezza da parte di alcuni operai di una ditta, che lavoravano nei dintorni del mezzo. Il diverbio con il capo-ditta, che doveva rispettare la produzione, è all’origine ovvero la causa del licenziamento.
Produttività e profitto non si devono mai subordinare a sicurezza e salute. Questa, la criminale filosofia padronale.
Siamo di fronte a un’azienda che straparla di sicurezza, fino a formalizzarla nel Codice etico aziendale; la realtà è: chi la rivendica coerentemente e concretamente viene licenziato.
Riflessione: se non vi fosse stata l’azione forte ed energica dell’operaio addetto alla manovra, avrebbe potuto ripetersi quanto accaduto all’operaio Luca Cavati nella cartiera?!
Se ti sottometti alla logica del profitto rischi la vita, se lotti per tutelare vita e salute vieni licenziato.

Coordinamento 12 ottobre – Familiari della strage ferroviaria di Viareggio e del crollo della Torre Piloti di Genova; – Coordinamento Lavoratori/trici Autoconvocati/e (CLA); – Assemblea 29 giugno; – Cub-Trasporti; – Sindacato Generale di Base (SGB); – SolCobas; – Cobas Lavoro Privato; – Attivisti, delegati, Rls di sindacati di base, del Coordinamento Macchinisti Cargo (CMC), delle aree di alternativa/opposizione in Cgil “Radici del sindacato” e “Rete 25 Aprile” Basilicata

23 novembre 2024

7 novembre: anniversario della Rivoluzione d’Ottobre

C/o il Circolo ‘Utopia’ a Pisa, si è tenuta l’assemblea-dibattito su: – attualità dei valori della Rivoluzione d’Ottobre; – guerre imperialiste di ieri e di oggi; – BRICS e multilateralismo, promossa da Unione di Lotta per il Partito Comunista (Ulpc). Vi hanno partecipato numerosi compagni/e; diversi sono stati gli interventi che hanno attualizzato i valori della Rivoluzione d’Ottobre.
È stata valorizzata la Rivoluzione proletaria del 1917 in Russia: prima gli anni della preparazione, poi la lotta per consolidare e sviluppare il socialismo in Urss; i processi di pianificazione, la vulgata comune sull’inevitabilità del modello di produzione capitalista, a fronte del fatto che sussistono elementi per capire che la transizione al socialismo è più che attuale. Cioè l’idea politica di universalizzare i bisogni degli esseri umani e la giustizia sociale, rispetto alle esigenze di oggi, anche come strumento di gestione delle risorse naturali oltre al superamento dello sfruttamento del lavoro umano.
Quanto avviene in Palestina e in Ucraina rientra nello scontro inter-imperialista nell’era della globalizzazione e della crisi complessiva degli Usa, dell’occidente e del multilateralismo. L’imperialismo comprende la potenza più aggressiva, guerrafondaia e assassina, gli Usa; l’imperialismo occidentale è espressione di mire imperialiste anglosassoni ed europee.
La decadenza della società Usa e della sua influenza imperialista si scontra oggi con gli interessi di economie dette emergenti, i BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa), realtà che va consolidandosi, con accordi e alleanze economico/valutarie e militari, che si confronta alla pari con gli Usa. Oggi il mondo si va ridisegnando sullo scontro tra gli interessi imperialisti delle nuove potenze economiche e il decadente imperialismo occidentale.
Con lo sviluppo della struttura economica dei BRICS e, in particolare, di Cina e Russia, si sono creati colossi monopolistici in vari settori dell’economia, nel settore finanziario, energetico, informatico e produttivo, che determinano una politica imperialista.
Per questo, lo scontro in atto è tra interessi imperialisti, che vede di fronte l’imperialismo occidentale, con gli Usa alla testa e l’imperialismo delle nuove società a economia capitalista (Cina e Russia); da qui anche la critica al multilateralismo, nuova realtà geopolitica, non legata agli interessi dei popoli e al progresso delle società, ma basata sulla supremazia degli interessi economici tra monopoli. Il multilateralismo, come nuova struttura geopolitica che determinerà i rapporti tra gli Stati nei prossimi anni, nasce nella fase di sviluppo dell’economia delle società emergenti.
Dall’esperienza e dagli insegnamenti della Rivoluzione d’Ottobre dobbiamo comprendere il ‘che fare’ nell’attuale situazione internazionale e nazionale. Come comunisti organizzati lo sforzo è contribuire alla lotta contro la frantumazione del movimento comunista e per l’unità dei comunisti; per questo abbiamo elaborato un percorso, processo, progetto, con la Proposta di Documento Politico-Programmatico.
Occorre ricostruire nel vivo della lotta di classe, nelle lotte che si sviluppano sui territori, nelle contraddizioni, sempre più evidenti, che il sistema capitalista produce, un pensiero e una teoria rivoluzionaria che rilanci la lotta per la ricostruzione del Partito Comunista, strumento indispensabile per condurre la classe verso l’obiettivo dell’abbattimento del sistema capitalista e la costruzione della società socialista.
All’iniziativa hanno partecipato compagni del Fronte della Gioventù Comunista (FGC) con un proprio intervento nel dibattito.

– Unione di Lotta per il Partito Comunista (ULPC)

https://unionedilotta.wordpress.com/ ulpc@autoproduzioni.net

12/11/2024

India: repressione contro gli operai Samsung in sciopero

Mercoledì 9 ottobre oltre 1.300 lavoratori (su 1700) dello stabilimento Samsung India di Chennai in sciopero iniziato il 9 settembre – definito illegale – compresi i loro leader – sono stati arrestati e il presidio dello sciopero è stato smantellato dalla polizia dello Stato del Tamil Nadu. Tra gli arrestati figurano i leader A. Soundararajan, presidente del Centro per i sindacati indiani (CITU) dello Stato del Tamil Nadu, e E. Muthu Kumar, presidente del sindacato dei lavoratori di Samsung India (SIWU).

I lavoratori sostengono che lo sciopero è legale in quanto è stato notificato alla direzione un regolare avviso più di 14 giorni prima dell’inizio dello sciopero, come richiesto dalla legge.
I lavoratori dello stabilimento Samsung di Chennai ricevono attualmente un salario mensile di circa 359 dollari, non sufficiente a coprire le necessità di base. Secondo la Reuters, l’azienda si è offerta di aumentare i salari di 60 dollari al mese e di fornire migliori condizioni di lavoro, accordo respinto perché ritenuto un tentativo di dividere i lavoratori. Hanno affermato che la direzione ha inserito alcuni lavoratori in un cosiddetto “comitato di lavoratori” e ha finto di firmare un accordo con loro, ignorando completamente i lavoratori in sciopero.
Lo sciopero della Samsung Chennai non riguarda solo i salari, ma “il diritto costituzionale dei lavoratori a formare associazioni ai sensi dell’articolo 19 (1) [della Costituzione indiana]” e i loro “diritti di contrattazione collettiva”.

La sinistra si è unita agli appelli di protesta lanciati dalla CITU contro il governo statale. Migliaia di persone hanno partecipato alle proteste congiunte in tutto lo Stato organizzate da CPI (M) – partito comunista indiano marxista – CPI – partito comunista indiano – e CPIML partito comunista indiano (maoista) -, sabato 5 ottobre.
Samsung ha due stabilimenti in India dal 2007 senza che alcun sindacato operi nei suoi stabilimenti: uno a Chennai e un altro nella New Okhla Industrial Development Authority (NOIDA), vicino a Delhi che produce soprattutto telefoni cellulari.
Nello stabilimento di Chennai che produce soprattutto televisori e altri elettrodomestici, lavorano circa 1.700 operai. Di questi circa 1.550 sono iscritti al SIWU (Samsung India Workers Union). Il SIWU aderisce alla CITU, una delle più grandi federazioni sindacali indiane affiliata al Partito Comunista dell’India (marxista).
Il membro dell’ufficio politico del CPI (M) G Ramakrishnan si è recato sul luogo della protesta per estendere la solidarietà ai lavoratori in sciopero.

VITTORIA ALLA LIN WEIDONG DI SEANO!

riceviamo e rilanciamo

Firmato l’accordo “8×5” alla Confezioni Lin Weidong! Via i part-time, i finti apprendistati ed il lavoro grigio. Contratti indeterminati e full-time per tutti. Vince lo sciopero, vincono gli operai, vince la solidarietà attiva di un territorio.
Si chiude stasera il primo Strike Day. Altri seguiranno. L’impossibile è diventato possibile, un altra volta. Otto fabbriche sotto i 15 dipendenti, otto scioperi, quattordici giorni di picchetti e mobilitazione 24h, otto vittorie.
Avevamo detto “sindacalizzare l’insindacalizzabile” e lo abbiamo fatto.
Ogni vittoria andrà difesa. Torneranno all’attacco con armi nuove. C’eravamo, ci siamo e ci saremo.
Intanto in questo distretto qualcosa è già cambiato per sempre. Non solo per chi ha ottenuto il diritto alla vita oltre la fabbrica, ma perché nessuno sfruttatore potrà più pensare “non qui, non da me”. E nessuno sfruttato dovrà più pensare di essere condannato ad essere da solo.
La lotta operaia è più forte delle loro sprangate.
Ci vediamo presto, nei prossimi picchetti! A partire dal 26 ottobre, giornata di Convergenza Europea contro Montblanc ed il fondo finanziario Richemont. Mobilitazione davanti ai negozi del brand in tutta Europa.
Borse da 1500 euro prodotte da operai pagati 3 euro l’ora e costretti a turni di 12 o 14 ore. Un fondo finanziario che, dopo che gli operai pretendono ed ottengono i propri diritti, ordina la delocalizzazione della produzione per mantenere i costi di produzione al massimo risparmio. Una delocalizzazione punitiva fatta “sotto casa”, perché le borse Montblanc anche dopo la delocalizzazione hanno continuato ad essere prodotte su questo territorio da operai supersfruttati, mentre chi aveva rivendicato diritti si ritrova con una procedura di licenziamento addosso.

A Firenze l’appuntamento è in via Tornabuoni, nel cuore dello shopping di lusso, alle 17:30.
Per pretendere il ricollocamento dei lavoratori di Campi Bisenzio nelle filiere Montblanc!

USA, importante sciopero

Migliaia di lavoratori portuali chiudono i porti della costa orientale degli Stati Uniti in uno sciopero importante

I lavoratori portuali hanno bloccato il traffico in 36 porti della costa orientale degli Stati Uniti, chiedendo salari migliori e tutela del posto di lavoro.
Decine di migliaia di lavoratori portuali sono in sciopero lungo la costa orientale degli Stati Uniti, bloccando importanti rotte di trasporto marittimo e sollevando preoccupazioni circa carenze e inflazione, in vista delle elezioni presidenziali di novembre.
La chiusura imposta dall’International Longshoremen’s Association (ILA) ha bloccato il traffico in 36 porti dal Maine al Texas a partire dalla mezzanotte di martedì.
Si tratta del primo sciopero portuale di questa portata in cinque decenni e minaccia di causare miliardi di perdite all’economia statunitense e di ostacolare il flusso di merci, come cibo e vestiti.
I lavoratori portuali statunitensi hanno indetto uno sciopero a causa di una controversia sindacale con l’associazione dei datori di lavoro United States Maritime Alliance (USMX), dopo la scadenza del loro contratto di sei anni.
Per il nuovo contratto, l’ILA vuole che l’USMX aumenti gli stipendi del 77 percento in sei anni e vieti qualsiasi automazione, che secondo loro minaccia i posti di lavoro dei lavoratori.
Mentre USMX si è offerta di aumentare gli stipendi del 50 percento e di mantenere in vigore gli attuali controlli di automazione, ILA ha affermato che ciò non era sufficiente, soprattutto alla luce degli enormi profitti del settore durante la pandemia di COVID-19 e dell’inflazione che ha influito sull’entità delle loro precedenti buste paga.
“Siamo pronti a lottare finché sarà necessario, a restare in sciopero per tutto il tempo necessario, per ottenere i salari e le protezioni contro l’automazione che i nostri membri dell’ILA meritano”, ha affermato martedì in una dichiarazione il capo dell’ILA Harold Daggett.

Pubblicato il 1 ottobre 2024 – I lavoratori portuali del terminal Maher di Port Newark, nel New Jersey, scioperano il 1° ottobre [Bryan R. Smith/AFP]

4° sciopero dei ferrovieri della manutenzione di RFI

riceviamo il testo del volantinno diffuso in occasione dello sciopero RFI del 3 giugno

3 giugno: ANCORA SCIOPERO!

Siamo qui, con voi. La solidarietà è il primo passo verso l’unità.
Da 5 mesi siete mobilitati per respingere l’accordo del 10 gennaio,
devastante per le condizioni di vita a cui vi obbliga, per le condizioni di lavoro e sicurezza che prospetta, tali da rendere il vostro lavoro sempre più a rischio.
Non vi hanno fermato le continue minacce, non avete ceduto alle
pesanti intimidazioni: come avete scritto, “l’attacco a chi deve garantire la sicurezza del trasporto ferroviario, deve preoccupare tutti, come società nel suo insieme”.
Come voi scioperano macchinisti e capitreno dell’Assemblea nazionale pdm-pdb: colpiti dalla repressione, non arretrano di fronte alla precettazione di Salvini, e preparano il prossimo sciopero e le prossime iniziative.
Questo è l’insegnamento principale di una strage come quella di
Viareggio e di 15 anni di mobilitazione e lotta: è nelle mani dei
lavoratori e delle lavoratrici, nella lotta che conducono per le proprie condizioni, la SICUREZZA di tutti e tutte.
Da parte nostra, è quindi naturale e autentico l’invito che rivolgiamo a voi, come ai macchinisti e ai capitreno – ma anche ai ferrovieri tutti – ad essere con i familiari, con i cittadini di Viareggio e con gli altri lavoratori e lavoratrici che raccoglieranno questo appello: A VIAREGGIO IL 29 GIUGNO!
29 giugno ore 18.00, alla “Chiesina dei pescatori” in darsena, si terrà la rappresentazione di Elisabetta Salvatori “Non c’è mai silenzio”, dedicata alla strage e alle vittime di Viareggio; il buffet all’aperto e alle 20.45 l’appuntamento per il corteo fino a via A. Ponchielli (luogo della strage) con video e interventi fino alle 23.50; infine il ricordo delle 32 Vittime.
3 giugno 2024

Coordinamento 12 ottobre
– Familiari della strage ferroviaria di Viareggio e del crollo della Torre Piloti nel porto di Genova – Medicina Democratica – Coordinamento Lavoratori/trici Autoconvocati/e (CLA) – Assemblea 29 giugno – Cub-Trasporti – Sindacato Generale di Base (SGB) – Sol Cobas – Cobas Lavoro Privato – Attivisti, delegati, Rls di sindacati di base, del Coordinamento Macchinisti Cargo (CMC), dell’area alternativa/opposizione “Radici del sindacato” e ‘Rete 25 Aprile’ della Basilicata