C/o il Circolo ‘Utopia’ a Pisa, si è tenuta l’assemblea-dibattito su: – attualità dei valori della Rivoluzione d’Ottobre; – guerre imperialiste di ieri e di oggi; – BRICS e multilateralismo, promossa da Unione di Lotta per il Partito Comunista (Ulpc). Vi hanno partecipato numerosi compagni/e; diversi sono stati gli interventi che hanno attualizzato i valori della Rivoluzione d’Ottobre. È stata valorizzata la Rivoluzione proletaria del 1917 in Russia: prima gli anni della preparazione, poi la lotta per consolidare e sviluppare il socialismo in Urss; i processi di pianificazione, la vulgata comune sull’inevitabilità del modello di produzione capitalista, a fronte del fatto che sussistono elementi per capire che la transizione al socialismo è più che attuale. Cioè l’idea politica di universalizzare i bisogni degli esseri umani e la giustizia sociale, rispetto alle esigenze di oggi, anche come strumento di gestione delle risorse naturali oltre al superamento dello sfruttamento del lavoro umano. Quanto avviene in Palestina e in Ucraina rientra nello scontro inter-imperialista nell’era della globalizzazione e della crisi complessiva degli Usa, dell’occidente e del multilateralismo. L’imperialismo comprende la potenza più aggressiva, guerrafondaia e assassina, gli Usa; l’imperialismo occidentale è espressione di mire imperialiste anglosassoni ed europee. La decadenza della società Usa e della sua influenza imperialista si scontra oggi con gli interessi di economie dette emergenti, i BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa), realtà che va consolidandosi, con accordi e alleanze economico/valutarie e militari, che si confronta alla pari con gli Usa. Oggi il mondo si va ridisegnando sullo scontro tra gli interessi imperialisti delle nuove potenze economiche e il decadente imperialismo occidentale. Con lo sviluppo della struttura economica dei BRICS e, in particolare, di Cina e Russia, si sono creati colossi monopolistici in vari settori dell’economia, nel settore finanziario, energetico, informatico e produttivo, che determinano una politica imperialista. Per questo, lo scontro in atto è tra interessi imperialisti, che vede di fronte l’imperialismo occidentale, con gli Usa alla testa e l’imperialismo delle nuove società a economia capitalista (Cina e Russia); da qui anche la critica al multilateralismo, nuova realtà geopolitica, non legata agli interessi dei popoli e al progresso delle società, ma basata sulla supremazia degli interessi economici tra monopoli. Il multilateralismo, come nuova struttura geopolitica che determinerà i rapporti tra gli Stati nei prossimi anni, nasce nella fase di sviluppo dell’economia delle società emergenti. Dall’esperienza e dagli insegnamenti della Rivoluzione d’Ottobre dobbiamo comprendere il ‘che fare’ nell’attuale situazione internazionale e nazionale. Come comunisti organizzati lo sforzo è contribuire alla lotta contro la frantumazione del movimento comunista e per l’unità dei comunisti; per questo abbiamo elaborato un percorso, processo, progetto, con la Proposta di Documento Politico-Programmatico. Occorre ricostruire nel vivo della lotta di classe, nelle lotte che si sviluppano sui territori, nelle contraddizioni, sempre più evidenti, che il sistema capitalista produce, un pensiero e una teoria rivoluzionaria che rilanci la lotta per la ricostruzione del Partito Comunista, strumento indispensabile per condurre la classe verso l’obiettivo dell’abbattimento del sistema capitalista e la costruzione della società socialista. All’iniziativa hanno partecipato compagni del Fronte della Gioventù Comunista (FGC) con un proprio intervento nel dibattito.
Lo Statuto – approvato sulla spinta di una grande stagione di lotte operaie (“autunno caldo”) che rivendicava aumenti salariali egualitari e diritti fondamentali – introdusse modifiche sul piano delle condizioni di lavoro, dei rapporti fra datori di lavoro e lavoratori e nel campo delle rappresentanze sindacali. Fu una delle riforme degli anni ’60 e ’70: dai contratti collettivi nazionali alle pensioni, dal punto unico di contingenza alla L.833/78 sul Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Ogni vera riforma presenta due aspetti di per sé contraddittori: – è il frutto della mobilitazione delle classi lavoratrici e delle masse popolari; – rappresenta un compromesso con le controparti per le quali è finalizzato al contenimento, sino all’azzeramento della stessa mobilitazione. Nella lotta per le “riforme” è fondamentale cogliere l’aspetto positivo (immediato e transitorio) per le classi lavoratrici, come non deve essere sottovalutato l’aspetto positivo per l’avversario: frenare la mobilitazione sino a erodere e/o cancellare la loro ‘efficacia’. Le riforme di quegli anni rappresentarono questo, risultando nel corso dei decenni compromessi a perdere. Ogni compromesso può essere nobile o traditore per le classi sfruttate, a seconda della comprensione e della trasformazione della realtà senza mai perdere di vista l’obiettivo generale. Nei decenni, abbiamo assistito: – alla cancellazione delle conquiste e dei diritti strappati con il sangue, i sacrifici, le lotte e le mobilitazioni, in particolare nel biennio ’68-’69; – alla devastazione di ogni diritto e tutela del lavoro da parte di padroni, manager e governi, con le complicità di sindacati, partiti e associazioni, che hanno svenduto il patrimonio del movimento operaio e sindacale: dalle controriforme sulle pensioni al dilagare del precariato, alla cancellazione dell’art.18 dello Statuto al carovita, alla povertà. Con l’applicazione dell’allora L.833/78 (SSN), la stessa emergenza sanitaria (Covid-19) sarebbe stata affrontata in ben altro modo, evitando la tragedia che è sotto i nostri occhi. Lo smantellamento di un servizio sanitario pubblico, solidale e nazionale e le privatizzazioni hanno pesantemente e gravemente “assistito” il massacro sociale, economico e politico. Un disastro sanitario annunciato e denunciato, crimini di un sistema fondato su un modello di produzione che subordina, fino ad annientare, la salute e la vita, la sicurezza e l’ambiente, sull’altare del profitto. Le controriforme di questi decenni contro lavoratori e lavoratrici, precari, pensionati, disoccupati, giovani, sono state vere riforme favorevoli ai padroni e ai loro portaborse politici, istituzionali e sindacali. La storia, l’esperienza e la realtà, insegnano che difesa e conquiste hanno come presupposto, base e condizione, la coscienza, la mobilitazione, l’organizzazione della classe, e che l’offensiva e la lotta per un mondo migliore, per una società radicalmente alternativa, necessitano in primo luogo dello strumento determinante per un processo rivoluzionario: il Partito comunista, senza il quale, anche la più significativa conquista, alla lunga, come dimostrato, si affievolisce sino a perdersi.
Riportiamo un interessante articolo tratto da “il Manifesto”
Contestazione a Milano. Nel giugno di cinquant’anni fa otto docenti furono espulsi da Architettura per avere sperimentato «con» gli studenti e ospitato degli sfrattati. Erano Piero Bottoni, Franco Albini, Ludovico Barbiano di Belgioioso, Carlo de Carli, Guido Canella, Aldo Rossi, Vittoriano Viganò. E Paolo Portoghesi, unico sopravvissuto, che qui ricorda…