LA GUERRA DI PALESTINA

Palestina: 7 ottobre e non solo

A battaglia ancora in corso siamo già in grado di fare qualche primo bilancio e alcune riflessioni. Ciò che emerge subito è la brutalità e la bestialità del colonialismo nazisionista e di chi gli sta dietro, sostenitori, protettori e fiancheggiatori.
Quel che accaduto il 7 ottobre non è solo stupefacente, sorprendente, ma è anche meraviglioso coi suoi effetti sia sulle masse palestinesi ed arabe sia su quelle mondiali, queste ultime hanno varcato quel confine degli storici attivisti al fianco della lotta palestinese. Oggi guardando le piazze in tutto il mondo vediamo una presenza maggioritaria dei giovani che molto probabilmente sono al loro primo passo in questo campo minato. Questo sì che è un risultato stupefacente considerando la campagna nazisionista martellante a tutti i livelli e in tutti gli ambiti, stampa, TV e social, senza scordare la politica elitaria.
Dagli eventi di Gaza emergono tre verità che per alcuni decenni, per la precisione dal 1949 ad oggi, sono stati in qualche maniera tenute nascoste:

a – che sia il nazismo che il fascismo non sono mai stati debellati;

b – che le Nazioni Unite e tutto ciò che da essa nasce, come la Carta dei Diritti Umani, il Diritto all’autodeterminazione dei popoli, il Tribunale Penale Internazionale, UNESCO e UNRWA etc, sono state usate come una coperta per coprire l’essenza e natura dei regimi capitalisti e imperialisti.

C – che la cosiddetta “civiltà” occidentale non è altro che guerre, crimini e morte.
Sono proprio queste “civiltà” che hanno causato le maggiori catastrofi a livello planetario. Finito di scannarsi tra di loro, dopo la 2^ guerra mondiale, hanno cominciato a massacrare tutte le altre popolazioni, una mattanza perpetua che non è mai cessata fino ai giorni nostri. Per motivare e giustificare tutto ciò l’imperialismo occidentale si incamiciava con la solita retorica della civilizzazione, dei diritti umani, della giustizia. Si parla di fratellanza e di uguaglianza e soprattutto di democrazia e di valori democratici e occidentali. Non sto negando che in mezzo e forse anche per colpa di questo marasma che sono emersi grandi uomini e donne in vari ambiti, sia filosofici che scientifici, grandi letterati e artisti. Uomini e donne fautori di quel che avrebbero dovuto essere le fondamenta della civiltà o meglio delle civiltà europee. Invece, di questo lascito, sembra che non ne sia rimasta traccia, lasciando che la barbarie dominasse tutto il panorama. Anzi, e come dicevamo prima, questa eredità viene usata per motivare la barbarie.
I governi occidentali, tutti, hanno dichiarato lealtà all’entità sionista. Questa lealtà non si traduce sul terreno in sostegno politico solamente, ma viene a coprire gli efferati crimini contro il popolo palestinese inventando il falso diritto di israele all’auto difesa. Non importa l’entità di questa spietata difesa, non importa se ad essere il bersaglio di questa difesa sono tutti gli inermi tra bambini, donne e uomini indifesi. I nazisionisti stanno compiendo un genocidio sotto gli occhi di tutti e, invece di invitare i nazisionisti alla moderazione, coprono questi crimini con una censura negazionista già vista in tutte le guerre imperialiste, ad esempio Iraq e Siria. Ciò fa di questi governi e di tutto l’esercito dei giornalisti embeded partecipi appieno di questa mattanza. Viene subito lanciata la campagna antiterrorismo, vengono perseguitati e repressi tutte le voci dissidenti e vengono spolverate tutte le leggi emergenziali di epoca fascista. A questa massa di nazisti e fascisti si aggiunge quel gregge di trotzkisti, “Palestina Libera però Hamas…”, che si confermano parte di questo ingranaggio e al servizio dell’imperialismo mettendo allo stesso livello vittima e carnefice, negano il diritto della vittima alla sua libertà e liberazione offrendo in compenso tutto il diritto all’auto difesa al carnefice. Si inventano un popolo ebraico mai esistito e sostengono un’entità colonialista illegittima. Persino la storia viene manipolata e falsificata facendo modo di accomodare la loro narrazione e presentarla in linea con quella raccontata dall’impero.
Non possiamo non citare le buone anime che si travestono in pacifisti e contro la violenza. Poco credibili e falsi pacifisti che si svegliano solamente in quelle occasioni in cui la vittima si ribella contro le vessazioni e le brutalità del carnefice attribuendo tutte le volte la colpa di tutto quel che accade alla vittima.
Ci vogliono tutti con la testa e la schiena chinate esattamente come sono le loro teste e schiene chinate di fronte a tutte le ingiustizie praticate in casa loro. Questa massa, ormai, al posto della materia grigia, in testa hanno della cellulosa, spugna e carta assorbente e non sono più in grado di pensare con la propria testa. Assorbono tutto ciò che la scatola nera, TV e giornali gli propinano e diventano un’eco che diffonde le false notizie rafforzando la falsa narrazione nazisionista.
Ecco, è tutta qui la civiltà, ridotta in macerie e di fronte ai crimini che si compiono in nome di questa civiltà, si può affermare che il re è nudo, che l’occidente è nudo e non ha nessun diritto e legittimità di parlare di diritti umani, di giustizia, di eguaglianza etc. L’imperialismo occidentale è sempre più una organizzazione a delinquere altro che mondo civilizzato.
Questa situazione rischia di acuirsi per le trasformazioni che investono il mondo e la sconfitta inevitabile del capitalismo occidentale. Un capitalismo che farà di tutto per non perdere terreno e arretrare. Sono il capitalismo e i capitalisti che hanno fatto del nazismo e del fascismo la loro bandiera mai ammainata, che ricorreranno sempre ai loro mezzi abituali, le guerre, in forma ancor più brutali e distruttive. E pensare che siamo solo all’inizio malgrado la mattanza che hanno messo in opera in Palestina, o forse che questa mattanza è solo un avvertimento?

Sull’attacco di terra

Si continua a parlare, anche troppo, dell’attacco di terra che a questo punto forse non avverrà mai più, almeno non nei tempi brevi. La paura di un fallimento serpeggia in tutti gli ambiti dell’entità sionista e continuano a cercare giustificazioni di ogni genere (una volta per il mal tempo, un’altra perché le truppe non hanno ancora tutte le attrezzature necessarie per attaccare, un’altra ancora che gli Usa gli hanno chiesto tempo per rafforzare la loro presenza e le loro difesa nella regione, adesso e per ultima, che vogliono esplorare la possibilità della liberazione almeno in parte e soprattutto gli ostaggi con la doppia cittadinanza con uno scambio).

Insomma le truppe dell’esercito nazisionista continuano a stazionare distanti almeno 26km dai confini della striscia di Gaza senza osare avvicinarsi.

Al contrario, sono le forze della Resistenza palestinese che continuano ad attaccare queste truppe nei luoghi di ammassamento e lo fanno sia con i colpi di mortai o missili o droni, oppure con infiltrazioni di partigiani che vanno in cerca del contatto col nemico per colpirlo e non lasciarlo sereno neanche per un attimo.
Il fatto che nelle acque del Mediterraneo continuino ad ammassarsi navi da guerra dei paesi principali della Nato significa due cose principalmente:

1 – che si preparano ad una guerra più vasta e per dare una mano più che concreta all’entità sionista ormai allo sbando, oppure

2 – cercando di minacciare gli altri componenti dell’asse della resistenza a qualsiasi tipo di soccorso ai palestinesi. Ma a guardare quel che succede sul terreno possiamo solo dedurre che l’asse della resistenza sta dimostrando di essere saldo ed unito e ciascuno ha già cominciato a muoversi nelle aree di propria competenza.
La resistenza libanese è ormai entrata a tutti gli effetti nella guerra anche se per il momento con una intensità bassa. Già nei primi giorni i resistenti dal Libano hanno cercato ed ottenuto di colpire tutte le postazioni di sorveglianza e ascolto israeliane lungo tutto il confine con la Palestina.
Questo primo obiettivo è stato raggiunto quasi subito e i militari israeliani per vedere ciò che avviene dall’altra parte del confine si devono esporre diventando obiettivo facile da colpire ed è questo in realtà ciò che sta avvenendo, oltre a colpire giornalmente le basi militari presso il confine libanese o quelle addirittura in terre libanesi ancora occupate dai sionisti.
Ultimamente il cerchio del fuoco della resistenza libanese si è allargato andando a colpire città/colonie sioniste in profondità come per esempio Kiriat Shmoneh che dista 20km circa.
I commentatori sionisti cominciano a descrivere i loro soldati come le anatre che vengono cacciate e colpite tutte le volte che Hezbollah vuole.
Anche la resistenza irachena e quella siriana hanno cominciato a colpire basi militari Usa sia in Iraq che in Siria. Questi attacchi con missili e droni hanno cadenza quotidiana e stanno aumentando sia di intensità che di estensione, ora si parla di 4/5 basi che vengono attaccate ogni giorno. Fonti del pentagono parlano di 24 soldati yankee feriti, e tutto ciò che la censura permette di far trapelare.
Anche lo Yemen si è mosso sparando 5 missili balistici e 15 droni verso il sud della Palestina intercettati tutti da una nave di guerra Usa. ma la minaccia di colpire tutte le navi da guerra della coalizione yankee e le navi commerciali israeliane o quelle che hanno destinazioni i porti dell’entità sionista ha diffuso la paura in tutti tenendo per il momento queste flottiglie lontane da Bab El Mandeb.
Noi qui non abbiamo altra scelta che ripeterci: l’esercito nazisionista è allo sbando e non è più in grado di scendere in guerra contro nessuno. Questo esercito sta incontrando difficoltà enormi persino a fronteggiare la resistenza palestinese in Cisgiordania, l’anello più debole al momento in tutte le piazze dell’asse della resistenza, propria per la tenacia dei partigiani palestinesi in Cisgiordania, almeno 60mila assassini di professione nazisionisti vengono tenuti lontani dai confini della striscia di Gaza, lo stesso dicasi per la resistenza libanese che malgrado le minacce di far tornare il Libano all’età della pietra, la resistenza continua a dare la caccia ai mercenari sionisti con le modalità che scelgono loro e con i loro tempi.

Il somaro egiziano

Le voci che sono trapelate riguardanti un piano di trasferimento di massa dei palestinesi di tutto il nord e il nord est della striscia verso il Sinai sembrano invece un piano in dirittura d’arrivo. Il piano prevede la deportazione di 1.5milioni di palestinesi che stanno nella zona inclusa nel triangolo Beit Lahya-Beit Hanun-Jabalya. Veniamo a sapere adesso che questo piano risalente addirittura agli anni ’50 e rivisto diverse volte è stato discusso nel ambito degli accordi di Abramo portato avanti con l’amministrazione Trump. Queste trattative sembrano essere giunte a buon punto e mancavano alcuni particolari, pochi, per l’accordo finale. Con questo vogliamo dire che l’attuale governo egiziano non solo sapeva, bensì trattava e si accordava, il che vuol dire che governo e presidente erano sostanzialmente d’accordo a portare avanti il piano/disegno. Ciò potrebbe essere la vera spiegazione plausibile sulla scelta degli egiziani di stare alla larga e mantenere una neutralità vergognosa.
Il governo egiziano si è mosso solamente al quinto giorno di bombardamenti martellanti proprio in quella zona della striscia di Gaza destinata ad essere svuotata. Un bombardamento che ha costretto centinaia di migliaia allo sfollamento. La mossa tardiva degli egiziani era di bloccare il valico di Rafah e tutta la frontiera con Gaza. L’operazione “alluvione di Al-Aqsa” ha mandato in mille pezzi tutto il complotto e costretto gli egiziani a far marcia indietro. In questi giorni i particolari riguardanti le trattative e gli accordi proprio su questo piano vengono fuori e vengono diffusi. il fatto sorprendente è che gli sfollati hanno cominciato tutti a tornare a quel che è rimasto delle loro case o territorio. Questa è Gaza, questi sono i gazawi, la loro resistenza dovrebbe essere un esempio per tutti, proprio tutti.

Macron

Si vede che i palestinesi ce l’hanno con il francese… a Ramallah una mega manifestazione contro la visita di Macron nella città, accolto come tutti i suoi precedenti con le sassaiole e gli scontri con i cani di guardia dell’Anp, blocco delle strade e slogan di tanta rabbia contro la Francia. Con la visita di Macron nell’entità nazisionista, le sue parole di manifesto appoggio e sostegno, ma soprattutto di rassicurazione che israele non è sola e se occorre troverà la Francia al suo fianco a fronteggiare tutte le sfide/minacce. Questa visita dimostra in modo sempre più chiaro il motivo e lo scopo di tanto pellegrinaggio: – mettersi in mostra come difensori di questo avamposto dell’imperialismo occidentale – rassicurare l’entità sionista dopo il duro colpo che ha subito, mandare un messaggio/avvertimento a tutti gli attori regionali dall’intervenire in soccorso della Palestina sia a Gaza che in Cisgiordania, ma la situazione sta sfuggendo di mano. Gaza resiste e risponde, anche lanciando la sfida per il ventilato attacco di terra – in Cisgiordania la resistenza armata sta progredendo e le abituali incursioni nazisioniste nelle città e villaggi palestinesi sono sempre più complicate e pericolose. In israele crescono le polemiche interne e il governo è sempre più isolato, per la prima volta nella storia dell’entità ci sono gli sfollati, più di 300mila molti dei quali costretti a stare nelle tendopoli con scarsa assistenza. In israele tutti i settori economici stanno subendo un duro colpo d’arresto per mancanza di mano d’opera sia per il richiamo dei riservisti, 360mila, tolti alla catena produttiva, sia per lo stato d’emergenza e il coprifuoco, quest’ultimo colpisce particolarmente i palestinesi degli interni impiegati soprattutto nei settori dell’edilizia e dell’agricoltura.
Lo stato di guerra ha visto molte agenzie del trasporto marittimo ed aereo annullare o congelare i loro contratti con l’entità sionista, questo fatto sta paralizzando l’import/export, non arriva più nulla nei porti sionisti e se questa situazione dovesse prolungarsi il rischio di una paralisi totale nei settori produttivi israeliani diventerà realtà concreta. La Palestina degli interni, i palestinesi stanno tenendo in stallo 80mila tra soldati e poliziotti costretti a vigilare e eventualmente reprimere questo vasto territorio, il 78% della superficie storica della Palestina. Sono lì inchiodati e sottratti ad interventi in altri territori palestinesi. Sta di fatto che l’entità sionista sta impiegando tutto il suo potenziale, sia materiale che “umano”, sta comportando tantissime spese che israele non è in grado di sostenere. Le visite dei tante nazisti e fascisti occidentali, lo stanziamento di 18 miliardi di dollari dagli Usa, tutto serve a riempire le casse dell’entità sionista.

Ps – notizia non confermata riguarda la partecipazione di aerei di guerra degli Emirati ai bombardamenti di Gaza. Pur essersi trapelata e discussa nei giorni scorsi, dagli emirati non è ancora arrivata nessuna smentita, o almeno, io non l’ho vista.

L’informazione e la cibernetica

Qui di seguito una riflessione su quanto sta emergendo come uno dei parti di questa eroica resistenza del popolo palestinese a livello mondiale: l’orribile natura del blocco occidentale l’ennesima sconfitta dell’esercito che non perde e in particolare sul piano dell’informazione sta provocando uno scossone senza precedente sul piano mondiale. Malgrado tutto ciò che si è detto sulla superiorità di israele sul piano tecnologico e dell’informazione di massa, in particolare nei paesi del blocco occidentale, un pugno di hacker palestinesi e del asse della resistenza ha messo in tilt la macchina cibernetica israeliana e quella occidentale tutti messi insieme. La resistenza palestinese e araba è stata in grado di bucare il web non solo paralizzando completamente tutti i mezzi di controllo e spionaggio informatici israeliani ma è riuscita anche a portare le notizie dal “campo” senza filtri e in maniera istantanea. Il mondo intero è riuscito a seguire e vedere i crimini nazisionisti malgrado la censura operata in tutto l’occidente sia dai governi che dai giganti della rete e delle informazioni di massa giornali e TV, chiunque ha potuto documentarsi e vedere le menzogne che si propinano in occidente, chiunque ha potuto rendersi conto del lavaggio del cervello quotidiano cui vengono sottoposti i cittadini occidentali. Se noi possiamo assistere alle manifestazioni quasi quotidiane in tutte le città occidentali, all’ingrossamento delle fila del dissenso di massa rispetto alle posizioni oligarchica al governo in tutte le capitali, è grazie all’efficacia dei mezzi legati alla resistenza palestinese e all’asse della resistenza sia regionale che mondiale, non avremmo potuto come palestinesi, arrivare dove siamo arrivati se non ci fosse la leva sul posto in occidente. Questa leva è costituita da quell’arcipelago o mosaico di compagni/e e di organizzazioni che hanno preso in mano loro il compito di diffondere le notizie e costruire il dissenso, le manifestazioni oceaniche cui abbiamo assistito il 28 ottobre hanno fatto tremare i palazzi del potere e in particolare a Londra e a Washington. In Gran Bretagna il partito dei conservatori al governo ha cominciato la strada in caduta libera ancor prima del favoloso attacco “alluvione di Al-Aqsa” per cause sia interne che quelle legate all’operazione russa in Ucraina, ma è la dirigenza del partito dei laburisti che comincia a tremare e per il semplice fatto che si è legata mani e piedi, ma anche collo, all’entità sionista. Ricordiamo a proposito come hanno epurato il segretario Korbin perché era vicino alle rivendicazioni politiche palestinesi, oppure, di come hanno lanciato la caccia alle streghe all’interno degli atenei universitari e sui luoghi di lavoro cercando di criminalizzare e quindi impedire qualsiasi attività in sostegno e appoggio alla lotta palestinese. Ebbene, la risposta ai loro tentativi di oscuramento è arrivata ieri (27/10/23-ndr) ed è una risposta da brividi. Lo stesso dicasi per Biden e il suo partito, qui lo scossone non arriva solamente dalla piazza ma anche dall’interno del partito stesso e dove il dissenso nelle fila dei democratici è diventato determinante. Le due anime del partito democratico, l’ala liberale e quella di sinistra sono molto distanti, questa distanza è diventata insanabile e inconciliabile, ciò è legato sia alle politiche interne sia, o soprattutto, alle politiche in materia internazionale, leggesi Ucraina e Palestina. Ciò accade in USA in un periodo di grandi preparativi per oliare la macchina elettorale presidenziale e l’ala liberale sta correndo grandi rischi, non di perdere contro i repubblicani, questo è un dato assodato, ma di perdere il controllo dentro il partito democratico in favore della “sinistra”. Se ciò accadesse sarebbe la prima volta nella storia yankee e, attualmente, non siamo in grado di immaginare l’America con la “sinistra” yankee alla guida?!! Detto ciò, le posizioni occidentali troppo spinte in favore dell’entità sionista fino a coprire gli orribili crimini commessi da questa stanno suscitando un’ondata di sdegno senza precedenti. Moltissimi paesi hanno già tradotto questo sdegno in rabbia e rottura con il blocco occidentale e in testa al quale gli Usa. Tanti altri paesi si stanno gradualmente allontanandosi da questo blocco, tutto ciò non sta avvenendo per le politiche di sfruttamento delle popolazioni nei cosiddetti paesi del sud, o meglio non solo a causa di questo sfruttamento e dominio, bensì all’appoggio incondizionato alla macchina della morte nazisionista. Queste posizioni in occidente hanno fatto trapelare l’orribile e vera faccia di tutti nel blocco occidentale. Negare che ci siano tutte queste vittime in Palestina e in particolare a Gaza, minimizzare i numeri dei bambini e delle donne trucidate dalle bombe dei nazisionisti e Usa e impedire che arrivino aiuti umanitari e di soccorso per la popolazione inerme sotto i bombardamenti, ha messo in evidenza quanto sono falsi e di puro opportunismo i loro ripetuti discorsi in materia di diritti e democrazia. È emersa tutta l’ipocrisia occidentale in tutte le sue facce. Ora tutti sanno che le oligarchie occidentali sono false, ipocrite, opportuniste, guerrafondaie e criminali, le capitali del blocco occidentale cominciano a somigliare sempre di più ai covi del crimine organizzato, questa immagine è molto più nitida tra le masse arabe e musulmane e dove il blocco occidentale sta rischiando il tutto per tutto. Le ferite subite dal corpo delle masse in questi paesi continuano ad essere riaperte dagli interventi scellerati delle oligarchie occidentali senza lasciare il tempo di rimarginare, ferite che col tempo sono diventate insanabili e ora che il sangue in Palestina sgorga forte da queste ferite il blocco occidentale rischia di essere espulso definitivamente dalla regione. Gli Usa e la Nato possono ammassare truppe quanto vogliono nella regione, ma ricordiamo che tutte queste truppe sono state sconfitte da singoli paesi, singole resistenze come è avvenuto in Somalia, Libano, Iraq, Afghanistan, in Siria quasi, e saranno sconfitte anche adesso visto che la resistenza alla loro presenza e ingerenza si è estesa a toccare un territorio e popolazioni grandi dieci/quindici volte le popolazioni che li hanno già sconfitti e citate prima.

Sfollati

400mila sionisti sfollati e moltissimi dei quali dichiarano di non voler più tornare alle loro precedenti abitazioni. Intanto anche con gli sfollati le polemiche non hanno modo di alleggerirsi, prima erano per la mancanza di protezione e sicurezza, poi per l’incapacità dello Stato a porre fine agli attacchi della resistenza, ancora le polemiche sulla mancata liberazione dei prigionieri sionisti in mano alla resistenza palestinese, adesso le polemiche si concentrano sul fatto che nessuna struttura alberghiera li vuole perché lo Stato non sta pagando e perché non li vuole nessuno nel mondo neanche come turisti perché sono ladri e lerci aggiungo io. Per quanto riguarda i prigionieri, ieri come consueto le famiglie dei prigionieri sionisti in mano alla resistenza palestinese hanno tenuto il loro consueto presidio. Ebbene questi sono stati attaccati da gruppi della destra nazisionista e in alcuni casi sono venuti alle mani. Dal punto di vista economico il nazisionista Smotrich, ministro della finanza israeliano, ha dichiarato una settimana fa che i costi quotidiani dell’aggressione sionista ammonta all’incirca a 256milioni di dollari al giorno. Smotrich non calcola le perdite della borsa israeliana che sono state stimate in diversi miliardi al giorno e, a tutto questo se si aggiunge la perdita di valore dello shekel, la moneta israeliana, possiamo dedurre che israele ha già perso decine di miliardi. Negli ultimi giorni le spese sono aumentate drasticamente perché sono aumentate d’intensità i bombardamenti e i missili e le bombe che vengono usati ultimamente sono molto più costosi. Gaza viene distrutta ma viene auto distrutta l’economia israeliana. Pensare che per un’entità nata e vissuta per motivi economici, la faccenda comincia o potrebbe avere risvolti drammatici per i nazisionisti.

Un compagno palestinese

ottobre 2023

Solidarietà all’artista ZeroCalcare e a quanti hanno disdetto la propria partecipazione

A Lucca comics 2023

I promotori di ‘Lucca Comics’ (Srl Lucca Crea e Comune di Lucca) hanno commesso il gravissimo e imperdonabile errore di aver offerto il patrocinio dell’evento all’ambasciata d’Israele.
Fatta la frittata alle uova non si torna! Gli artisti che, fino ad ora hanno detto NO, hanno fatto bene e debbono ricevere la più ampia solidarietà.
Il politicume istituzionale e l’untuoso culturame che ha offeso minacciosamente questi artisti, per essere schierati a fianco della resistenza del popolo palestinese da 75 anni, fino a tacciarli di razzismo, dovrebbero tacere. Solo il loro vociare è inaccettabile e ripugnante.
Per vari e ovvi motivi, saltare l’evento questo anno, è motivo di coerenza e senso di responsabilità.

Basta complicità, fermare l’attacco militare di Israele

APPELLO ALL’AZIONE

Appello urgente dei Sindacati palestinesi in sciopero
generale venerdì

Israele pretende che 1.100.000 palestinesi evacuino la metà settentrionale di Gaza, sottoponendoli a continui bombardamenti. Questa mossa spietata fa parte del piano di Israele, con l’immancabile sostegno e partecipazione attiva di Stati Uniti e della maggior parte degli Stati europei, di massacri senza precedenti contro i 2.300.000 palestinesi che vivono in Gaza per ripulire etnicamente la regione. Da sabato, Israele bombarda Gaza indiscriminatamente e intensivamente e ha interrotto le forniture di carburante, energia elettrica, acqua, cibo e medicinali. Israele ha già ucciso più di 2.700 palestinesi, compresi 614 bambini, raso al suolo interi quartieri, cancellato intere famiglie e ferito più di 10.000 persone. Alcuni esperti di diritto internazionale lanciano l’allarme contro azioni genocide di Israele.
Altrove il governo di ultra-destra israeliano ha distribuito più di 10.000 fucili ai coloni estremisti nella Palestina del 1948 e nella Cisgiordania occupata, per fomentare la spirale di attacchi e pogrom contro i palestinesi. Le azioni, i massacri e la retorica di Israele ne rivelano l’intenzione di realizzare la seconda Nakba da tempo promessa, espellere quanti più palestinesi è possibile e creare un “nuovo Medio Oriente” in cui i palestinesi vivano definitivamente sottomessi.
La risposta degli Stati occidentali è di pieno e totale sostegno allo Stato di Israele, senza neppure un accenno di diritto internazionale. Ciò ha perpetuato l’impunità di Israele, dando carta bianca per la sua sfrenata guerra genocida. Oltre al sostegno diplomatico, gli Stati occidentali riforniscono Israele di armi e legittimano la produzione di armi da parte di aziende israeliane nei loro stessi territori.
A fronte dell’intensificarsi della campagna militare di Israele, i sindacati palestinesi chiamano i loro partner a livello internazionale, tutte le persone di coscienza, a mettere fine a ogni forma di complicità con i crimini di Israele, cessando immediatamente il commercio di armi con Israele, tutti i finanziamenti e la ricerca militare. Il momento di agire è ora: è in gioco la stessa vita dei palestinesi.
Questa situazione di emergenza e genocidio può essere scongiurata solo dalla crescita massiccia a livello mondiale della solidarietà con il popolo palestinese che riesca frenare la macchina da guerra israeliana. Abbiamo bisogno di un’azione immediata –ovunque vi troviate nel mondo– che impedisca l’ulteriore armamento dello Stato israeliano e l’azione delle aziende coinvolte nel blocco di Gaza. Prendiamo a riferimento sono mobilitazioni sindacali e campagne internazionali del passato contro Italia, Stati Uniti e Sudafrica, contro l’invasione italiana dell’Etiopia negli anni ’30, la dittatura fascista in Cile negli anni ’70, l’apartheid e ogni altra campagna di solidarietà internazionale mondiale che ha limitato la portata della brutalità coloniale.

Chiediamo ai sindacati dei settori industriali coinvolti di

  1. Rifiutare di produrre armi per Israele.
  2. Rifiutarsi di trasportare armi verso Israele.
  3. Adottare mozioni in tal senso nei rispettivi sindacati.
  4. Agire contro le aziende complici che partecipano all’attuazione dell’assedio brutale e illegale di Israele, in particolare se hanno contratti con la vostra.
  5. Fare pressione sui governi affinché cessino tutti gli scambi militari con Israele e, nel caso degli Stati Uniti, smettano di finanziarlo.

Mentre lanciamo questo appello, assistiamo ai tentativi di criminalizzare e mettere a tacere ogni forma di solidarietà con il popolo palestinese. Vi chiamiamo a prendere la parola e passare all’azione di fronte all’ingiustizia, come hanno sempre fatto storicamente i sindacati. Lanciamo questo appello convinti che quella per la giustizia e la liberazione della Palestina sia una lotta determinata non solo a livello regionale ma mondiale. Essa è una leva per la liberazione di tutti i popoli oppressi e sfruttati nel mondo.

Federazione generale palestinese dei sindacati, Gaza
Unione Generale dei Lavoratori dei Servizi Pubblici e del Commercio
Unione generale dei lavoratori comunali
Unione generale dei lavoratori degli asili nido
Unione generale dei lavoratori del settore petrolchimico
Unione generale dei lavoratori agricoli
Unione dei comitati femminili palestinesi
Unione generale dei lavoratori dei media e della stampa
Federazione generale dei sindacati palestinesi (PGFTU)
Unione generale degli insegnanti palestinesi
Unione generale delle donne palestinesi
Unione generale degli ingegneri palestinesi
Associazione dei commercialisti palestinesi
Federazione delle associazioni professionali, tra cui
Associazione dentistica palestinese – Centro di Gerusalemme
Associazione dei farmacisti palestinesi – Centro di Gerusalemme
Associazione medica – Centro di Gerusalemme
Sindacato dei giornalisti palestinesi
Ordine degli avvocati palestinesi
Associazione palestinese degli infermieri e delle ostetriche
Sindacato dei lavoratori degli asili nido
Sindacato dei lavoratori del servizio postale palestinese
Federazione dei sindacati degli insegnanti e del personale delle università palestinesi
Federazione generale dei sindacati indipendenti della Palestina (GFIU)
Nuova Federazione dei Sindacati Palestinesi (Nuova Federazione)
Unione generale degli scrittori palestinesi
Sindacato degli appaltatori palestinesi
Federazione dei sindacati degli operatori sanitari
Unione palestinese degli psicologi e degli assistenti sociali

Il governo israeliano verso la “soluzione finale” per i palestinesi

Riceviamo e pubblichiamo per conoscenza

Nella guerra “asimmetrica” (una delle potenze militari del mondo, uno Stato armato fino ai denti: Israele, e un popolo disperso che, per la comunità internazionale, non esiste: i palestinesi) in corso, Israele si avvia – con il bombardamento dell’ospedale Al Ahli di Gaza che ha fatto 500 morti – alla “soluzione finale” del problema palestinese. Non lo diciamo noi, lo dice il ministro della guerra israeliano Yoel Gallant: “Stiamo lottando contro animali umani e agiamo di conseguenza. Abbiamo abolito tutte le regole della guerra…”. Sostegno pieno ma Israele degli USA e al massimo qualche balbettio dell’Unione Europea che, però, approfitta del gesto insano di un musulmano (che era comunque sotto sorveglianza visto che oggi ci dicono che era arrivato in Europa insieme ai profughi sbarcati a Lampedusa…) per riprendere la litania del “terrorismo”. La stessa usata per promuovere ogni guerra degli ultimi anni (dopo tutto l’Iraq  fu spianato perché Saddam Hussein aveva “armi di distruzione di massa”: armi mai trovate in 10 anni di occupazione) .
Diceva quasi 70 anni fa Frantz Fanon: “Di fronte al mondo colonialista, il colonizzato è sempre colpevole”.
Dopo aver assistito alla peggiore figura fatta dall’informazione occidentale asservita all’imperialismo USA e ai suoi alleati con la notizia, di fonte israeliana, dei 40 bebè sgozzati da Hamas, bugia smentita dopo poche ore anche se la stampa italiana l’ha sparata in prima pagina per 3 giorni, poi scomparsa senza alcuna spiegazione da parte loro (solo un quotidiano ha ammesso che la notizia non aveva alcuna conferma). Una gigantesca fake news che la dice lunga sulla nostra “libertà” di stampa, riportiamo qualche dato da un articolo di D. Barontini sul sito di Contropiano: “Ricordiamo che la popolazione di Gaza è composta al 51% da minori di 15 anni, e che il 40% è al di sotto dei 12 anni. Quindi quando leggete “tremila morti” (non uccisi, per carità…) a Gaza”, finora, dovete calcolare 1.200 bambini e 300 giovanissimi adolescenti”.
Lo Stato di Israele non è sionista, è nazista e dei nazisti usa le stesse tecniche.
Che differenza c’è tra “popolo eletto” e “razza ariana”?
Che differenza c’è gli “animali umani” (definizione del ministro della Difesa di Israele riferita ai palestinesi tutti) e gli “untermenshen” (sub umani, definizione del ministro nazista Heinrich Himmler del 1936)?
Che differenza c’è tra l’ennesima  punizione collettiva (vietata dal diritto internazionale e considerata crimine di guerra) a Gaza e le stragi nazifasciste di ritorsione sui civili (5.660 con più di 23.000 morti, censite dall’Istituto Ferruccio Parri con la collaborazione dell’ANPI) come quelle di  Marzabotto e  di Sant’Anna di Stazzema per citare solo le più note?
I bombardamenti sui civili palestinesi (con fosforo bianco, che hanno fatto in 11 giorni 3.000 morti, 12.000 feriti e 600.000 sfollati) hanno un precedente che noi europei dovremmo ricordare:  quello di Guernica da parte della Germania di Hitler.
Le “punizioni collettive” sono vietate dai trattati internazionali e sono un crimine di guerra.
A Gaza, dopo anni di strisciante genocidio, è in atto una gigantesca punizione collettiva: niente elettricità, niente acqua, niente medicine, ospedali al collasso, la città ridotta in macerie fumanti, bombardamenti  col fosforo bianco e via dicendo. L’esercito israeliano ordina l’evacuazione di Gaza e poi spara sui civili in fuga. Ma molti si sgolano a ricordare il “diritto a difendersi” di Israele.
E i palestinesi non godono di questo diritto? A loro è permesso solo (da più di 70 anni) farsi massacrare in silenzio?
Per finire, a Landini e a tutta quella falsa “sinistra”, a cominciare dal PD, che oggi si affannano a strillare il loro pieno sostegno allo Stato nazi-sionista di Israele, noi che siamo lavoratori ed  ex lavoratori vogliamo ricordare quella enorme macchia sul movimento sindacale italiano che fu il sostegno senza se e senza ma alla “guerra umanitaria” contro la Jugoslavia, 78 giorni di bombardamenti ininterrotti sulla popolazione civile con l’uso di uranio impoverito e bombe a grappolo (guerra finita con la costruzione in Kosovo della più grande base militare statunitense in Europa, Camp Bond Steel).
La spiegazione di oggi? Presto detto. L’Unione Europea è tra i primi partner commerciali dello Stato di Israele e, come diceva nel 2019 l’allora ambasciatore israeliano in Italia in un convegno “In Israele ci sono 310 multinazionali che hanno aperto dei centri per la ricerca e per lo sviluppo”, (tra cui ENEL, Banca Intesa, Alitalia, Edison, gruppo Pizzarotti, Tim Group ecc.). Gli affari e i profitti prima di tutto.Siamo e restiamo al fianco del popolo palestinese e della sua eroica Resistenza contro l’imperialismo.

18.10.2023

Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli”

Verso la liberazione della Palestina dal sionismo e dai sionisti: israele trema!

È la prima volta che la Resistenza palestinese attacca per prima. in tutti questi anni, ciò che sta succedendo attorno alla striscia di Gaza, non si era mai visto. Di solito la resistenza armata e le milizie partigiane nella Cisgiordania hanno operato soltanto per difendersi, lanciando missili e con azioni di guerriglia.

Gaza era circondata da tantissimi coloni, 21 km di colonie sono state costruite in questi anni. Ora la zona è stata liberata. Più di 1000 combattenti sono penetrati in queste colonie ed hanno ucciso centinai di coloni sionisti armati, centinaia di soldati che li proteggevano, una settantina sono stati fatti prigionieri e portati a Gaza.

Tutte le forze politiche della Resistenza hanno fatto appello al proprio popolo, ai militanti, ai gruppi organizzati di tutta la Palestina storica a sollevarsi contro i sionisti. L’appello viene rivolto anche ai combattenti Hezbollah del Libano, all’esercito siriano ed iraniano.

Dopo la cocente sconfitta subita dai servizi di sicurezza il panico, la confusione, l’incertezza regna in queste ore in tutta israele.

Secondo le dichiarazioni del Ministero della Sanità palestinese, l’entità sionista ha risposto con raid aerei su Gaza uccidendo più di 300 palestinesi, più del 99% civili e provocando quasi 2000 feriti.

Mentre scriviamo questo breve comunicato la situazione è in movimento: si registrano manifestazioni in tutta la Palestina storica, azioni di guerriglia in Cisgiordania, ai confini con la Giordania, a Gerusalemme dove una pattuglia di soldati è sparita nel nulla. Anche in Libano le forze di Hezbollah hanno distrutto tre fattorie sioniste, perfino in Egitto alcuni militanti palestinesi hanno ucciso alcuni sionisti.

É da tempo che affermiamo che la Resistenza palestinese si stava rafforzando. Lo avevamo visto in tanti mesi di guerriglia palestinese armata che ha operato continui attacchi contro i coloni sionisti super armati, le forze di polizia e forze dell’esercito israeliano in molte città della Cisgiordania e nella zona di Gerusalemme; con migliaia di razzi scagliati contro le città israeliane. Questi fatti ci danno ragione circa l’ottimismo della crescita in quantità e qualità della Resistenza. Questa crescita riguarda principalmente l’aspetto politico più importante: l’unità di azione e il coordinamento di tutte le forze della Resistenza.

Una cosa è certa, con questa operazione l’entità sionista si trova nella situazione inedita di dover fronteggiare la Resistenza palestinese all’interno di quelli che considera essere i “suoi” confini, senza riuscire, almeno per ora, a frenarla efficacemente: è definitivamente caduto il mito dello Stato sionista invincibile, è un ulteriore segno della sua irreversibile decadenza.

Il mondo è in ebollizione i paesi affamati dall’imperialismo cominciano ad alzare la testa e si rivoltano contro il proprio oppressore. Questo è il caso della Palestina.

Respingiamo la condanna unanime che passa attraverso i mass-media dei paesi occidentali che per decenni hanno consentito ai governi israeliani l’occupazione della Palestina e ogni tipo di oppressione della popolazione.

Questo comunicato, visto che la situazione cambia continuamente, non può essere un bilancio approfondito. Tra qualche giorno potremo fare alcune considerazioni politiche.

Viva la lotta di liberazione del popolo palestinese

Viva la Resistenza palestinese

Distruggere il sionismo e i sionisti

A cura della Commissione Internazionale Unione di Lotta per il Partito comunista

https://unionedilottaperilpartitocomunista.orgunionedilottaperilpartitocomunista@tutanota.com

Ottobre 2023

Muore Mahmoud Darwish poeta palestinese

Sabato 9 agosto 2008 Mahmud Darwish, il poeta della Resistenza palestinese, è morto a Houston, negli Stati Uniti il 9 agosto 2008. Aveva 67 anni e il suo cuore non ha retto all’ultimo delicato intervento subìto.

Potete legarmi mani e piedi
togliermi il quaderno e le sigarette
riempirmi la bocca di terra:
la poesia è sangue del mio cuore vivo
sale del mio pane, luce nei miei occhi.
Sarà scritta con le unghie, lo sguardo e il ferro,
la canterò nella cella della mia prigione,
al bagno,
nella stalla,
sotto la sferza,
tra i ceppi
nello spasimo delle catene.
Ho dentro di me un milione d’usignoli
Per cantare la mia canzone di lotta.

Mahmoud Darwish

Il 9 Marzo il primo ministro dell’entità sionista è atteso in Italia

Tocca a noi invertire la rotta

Mentre il presidente del Senato Ignazio La Russa è in visita ufficiale nell’entità sionista il suo primo ministro Benjamin Netanyahu, dalle mani grondanti di sangue palestinese, sarà in Italia il 9 marzo.
Tanti i dossier sul tavolo: dall’energia, con il progetto del gasdotto Eastmed su cui Edison ha chiesto al governo un sostegno esplicito, alla guerra in Ucraina, dalla “lotta all’antisemitismo” nei giorni scorsi l’ambasciatore israeliano Alon Bar ha incontrato il prefetto Giuseppe Pecoraro, nominato coordinatore nazionale per la lotta contro l’antisemitismo dal presidente Meloni, dalla “cooperazione industriale, tecnologica e scientifica” a quella militare.
A tal proposito, a dicembre, in occasione di un incontro tra Adolfo Urso, senatore di Fratelli d’Italia e ministro delle Imprese e del Made in Italy e l’ambasciatore israeliano Bar, era stato attivato il gruppo di lavoro per “migliorare la cooperazione industriale”.
La borghesia sionista italiana compie il suo rituale di riconoscimento e sostegno all’entità sionista, la cui accelerazione verso la forma-Stato fascistoide, ma sempre spacciata per unica democrazia del medio-oriente, sta provocando anche una seria crisi “interna” con manifestazioni oceaniche contro il progetto di legge in corso di approvazione per subordinare la magistratura al governo.
Vorremmo però che fossero le cifre a parlare: per quanto riguarda l’occupazione della Palestina solo da inizio anno, sono più di 70 i palestinesi uccisi dall’esercito sionista, centinaia quelli incarcerati, migliaia i feriti.
Solo negli ultimi giorni, coloni israeliani hanno effettuato pogrom a sud di Nablus e nella città di Huwara, incendiando mezzi e case con all’interno civili indifesi; ministri israeliani (come Bezalel Smotrich e Itamar Ben Gvir) si sono espressi con incitamenti a crimini di guerra e a favore della “cancellazione” di Huwara “dandola alle fiamme”.
Il parlamento israeliano ha reintrodotto la pena di morte, ma solo per i Palestinesi prigionieri, accusati e condannati per atti di resistenza che hanno comportato uccisioni.
Questo il portato della visita del premier dell’entità sionista alla sua omologa italiana, entrambi in continuità con i precedenti governi, ma decisi a trarre ulteriore profitto dalle vicende della guerra in Ucraina e a consolidare la penetrazione del sionismo in Italia con il suo bagaglio di sistemi avanzati di controllo e repressione delle masse, sperimentati sulla pelle dei palestinesi.
A fronte di tutto ciò, continua indefessa la resistenza del popolo palestinese, nel totale e assordante silenzio internazionale, la borghesia incassa la mancanza di sostegno da parte delle classi subalterne e la loro incapacità di inquadrare la lotta al progetto sionista come lotta all’imperialismo.
Tocca a noi invertire la rotta, ripristinare metodi e forme efficaci di solidarietà internazionalista, pur nel complicato contesto attuale, a partire dalla lotta contro la NATO, contro il nostro imperialismo e il suo governo guerrafondaio e antioperaio.

ULPC – UNIONE DI LOTTA PER IL PARTITO COMUNISTA

unionedilottaperilpartitocomunista@tutanota.com

Due giorni di fuoco

Appena finito l’attacco criminale nazisionista contro il campo di Jenin gli applausi dei sionisti fioccano da tutte le parti. Arrivano i complimenti per il gran lavoro dei soldati nazisionisti. Ben Gh’vir è galvanizzato e davanti alle telecamere dichiara che cambierà le regole d’ingaggio rendendo ancor più facile sparare contro qualsiasi palestinese con o senza motivi apparenti.
La scena dell’ultima invasione ci ha riportato al 2002 quando i carri armati scorrazzavano per le strade della città e gli elicotteri solcavano il suo cielo. Stavolta questi due elementi sono mancati, ma la scena rimane uguale. L’obiettivo dichiarato dell’arresto di un leader locale della Jihad islamica non è stato raggiunto, ma l’invasione ha mietuto 9 vittime e tanta distruzione/devastazione.
La resistenza dei combattenti palestinesi ha fermato l’avanzata e gli attaccanti che pensavano di circondare il campo profughi di Jenin sono stati a loro volta circondati al punto di chiamare rinforzi per tirarli fuori.
Jenin preoccupava i coloni nazisionisti e dopo questo attacco torna a preoccuparli maggiormente. Un esercito di soldati ben addestrati e super armati non riescono a porre termine al fenomeno di Jenin ed “estirpare” un manipolo di combattenti resistenti. Ciò che i sionisti temevano è diventato realtà e il fenomeno di Jenin si è diffuso in tutta la Palestina.
Gli israeliani e una parte della dirigenza palestinese, quella dell’ANP, cercano di impedire che ciò si radichi e si rafforzi, cercano di impedire che ci sia un ambiente popolare che lo sostenga e lo protegga.
Invece, le cose sono andate al peggio per i coloni nazisionisti. Con l’escalation lanciata da diversi ministri di questo nuovo governo e con gli attacchi quotidiani da parte dei coloni e delle truppe sioniste il popolo palestinese sembra aver trovato una saldatura e unità di ferro. Ora i coloni sionisti dovranno vedersela non solo con Jenin e Nablus, ma con Gerusalemme e i palestinesi degli interni (‘48). Preoccupa molto la discesa in campo di AlKhalil (Hebron) come bacino di resistenza popolare ed armata.
Gli ambienti dei servizi interni sionisti (Shin Bet) sostengono da tempo che conoscono benissimo ciò che frulla nella testa di ogni palestinese. Questi ambienti e tutti i centri di ricerca e di analisi israeliani sostengono di conoscere bene la mentalità dei palestinesi e di tenere tutto sotto controllo. Invece, negli ultimi anni assistiamo ad un fallimento dietro l’altro dell’apparato della sicurezza e dei servizi israeliani che non sono riusciti ad intercettare ed impedire decine di attentati mortali, attentati che hanno fatto molto male agli israeliani e hanno fatto scoppiare le polemiche interne sull’inefficienza di questi servizi e di tutti gli apparati polizieschi.

E se Jenin preoccupa, AlQuds infiamma e terrorizza i coloni sionisti. AlQuds (Gerusalemme) come abbiamo avuto l’occasione di scrivere è la città più fortificata al mondo con telecamere ad ogni angolo e pattuglie di polizia che presidiano il territorio. Infiltrarsi tra le maglie di tutto ciò è già arduo, ma infiltrarsi, studiare, pianificare ed agire è già un traguardo di grande valore al di là del risultato dell’operazione. Freddezza, pazienza, caparbietà/perseveranza, determinazione e coraggio sono gli elementi/ingredienti che occorrono, tutti insieme, per portare un soggetto a fare ciò che fanno questi nuovi giovani guerrieri palestinesi.
Gli attentati degli ultimi anni hanno mandato in tilt gli apparati sionisti; è la nuova generazione dei resistenti e Fedayn che fa infuriare e spaventa molto, non solo per la qualità dei soggetti e delle loro operazioni ma soprattutto per il fallimento della strategia sionista di creare “l’arabo buono”, ovvero il palestinese assimilato e assoggettato.
Oggi, il palestinese continua a sorprendere e colpire mortalmente laddove i sionisti non se lo aspettano. La creatività dei palestinesi si dimostra senza limite e contro tutto questo i sionisti non trovano nessun rimedio ciò malgrado la loro grande potenza bellica e tecnologica. Convivere con questa situazione non entra nel lessico o nella mentalità dei coloni spinti nella loro aggressione/occupazione da interessi meramente economici. Perciò, pensiamo che andremo verso un’escalation della lotta con una violenza senza limiti prima che la bestia si arrenda e cominci a fare le valigie, un ultimo tentativo che porterà la regione, tutta, ad incendiarsi.

un compagno palestinese

La risposta della resistenza non si fa attendere

Giovedì 26 gennaio ore 05.09 una ruspa, seguita da una colonna interminabile di blindati, solca le strade di Jenin diretta al campo profughi. La ruspa libera la strada da ogni ostacolo e, arrivati al campo, continua il suo lavoro buttando giù alcune abitazioni.

Ma la colonna del gregge dei criminali nazisionista è stata scoperta molto in anticipo trovando la Resistenza palestinese nel campo già pronta per l’accoglienza. È stato scoperto il furgone di distribuzione del latte che, invece di contenere latte, al suo interno c’erano soldati e cecchini.
Nasce una sparatoria fortissima e la resistenza non arretra. L’avanzata dei criminali professionisti viene fermata e, sebbene circondino completamente il campo non riescono a realizzare lo scopo dell’aggressione. Lo scontro dura parecchie ore e questo permette ai Fedayeen di arrivare da ogni parte e circondare i nazisionisti.
Jenin diventa un campo di battaglia. E se l’invasione è stata veloce e rocambolesca il ritiro è stato una fatica tremenda, occorreva chiamare rinforzi per tirare fuori i criminali sionisti dalla città.
I morti tra le fila dei palestinesi sono 9 mentre tra le truppe sioniste si è parlato inizialmente della morte di un comandante, notizia che presto è sparita come tutte le altre notizie.
Questo evento ha subito infiammato tutta la Palestina. Manifestazioni, presidi e scontri si sono verificati ovunque. La rabbia popolare è al massimo livello. Questa risposta e con tali dimensioni non ha lasciato alla dirigenza di Ramallah spazio per manovrare ed è stata costretta a condannare la strage di Jenin e porre fine, con effetto immediato, al coordinamento di sicurezza con l’esercito d’occupazione nazisionista (sic).
Ma la vera risposta alla strage di Jenin è arrivata il giorno dopo a Gerusalemme: un giovane di 21 anni, Fakhri A’lqam del campo di Shuàfat, impugna la sua Beretta calibro 9 e si lancia contro un gruppo di coloni in un quartiere della città, sale in macchina e va un po’ più avanti e attacca un secondo gruppo. Fakhri spara per 5 minuti prima che arrivi una pattuglia di polizia con la quale nasce uno scontro fino al suo martirio.
La risposta del giovane palestinese crea uno shock collettivo, Ben Gh’vir, il chiacchierone, è senza parole per la prima volta, la folla lo riempie di insulti e lo caccia via attribuendo a lui le responsabilità dell’accaduto. Dall’altra parte, il mondo dei palestinesi è in festa e la tristezza che avvolgeva Jenin si è tramutata in una gigantesca festa. Netanyahu è in difficoltà, Abu Mazen è in difficoltà e il popolo palestinese dimostra al mondo intero di essere vivo e di resistere…

un compagno palestinese