La lotta di liberazione in Palestina

Il 7 ottobre 2023 è una data che resterà scolpita nella storia della Palestina.
La lotta di liberazione del popolo palestinese ha fatto un salto di qualità, l’offensiva portata a compimento il 7 ottobre ha ravvivato la speranza per i palestinesi e per i proletari, ha dimostrato che la liberazione dall’imperialismo e dal sionismo è un progetto che si può realizzare. Il 7 ottobre ha dimostrato che l’entità sionista e il suo esercito non sono invincibili, i suoi soldati non sono superuomini, la loro “superiorità” e la loro immagine di superpotenza sono state calpestate sotto i piedi della Resistenza.
Questa battaglia è rimasta impressa nella coscienza di tutto il popolo palestinese, comunque vada a finire questa prima fase di lotta rivoluzionaria, il 7 ottobre ha segnato la strada da seguire, indietro non si torna.
La vittoria non è vicina, sarà sicuramente una lotta di lunga durata e i sacrifici saranno tanti, come i massacri di civili a cui stiamo assistendo in questi giorni con l’infinito bombardamento della striscia di Gaza da parte dell’esercito nazi-sionista. La cosiddetta politica del terrore è portata avanti da più di 100 anni: l’Haganah, organizzazione paramilitare terroristica sionista, è nata nel 1920, da quella data è iniziata la politica del terrore con l’uccisione e l’espulsione dei palestinesi con la complicità dell’imperialismo britannico; oggi questo terrore è sostenuto a tutti i livelli: militare, economico, informativo, dagli USA e spalleggiato da tutte le potenze occidentali.
Gli accordi capestro di Oslo hanno scosso la coscienza e la volontà del popolo palestinese e della Resistenza spronandoli a non arrendersi, a non alzare bandiera bianca, ma cambiare progetto, rimettere in campo la lotta di liberazione in maniera seria, a testa alta e schiena dritta, non vendendosi al nemico occupante sionista come invece ha fatto in tutti questi anni la ANP diventando di fatto servo del sionismo e dell’imperialismo statunitense non è un caso che la ANP abbia dato ufficialmente la sua disponibilità agli USA e ai sionisti per amministrare Gaza qualora fosse “liberata” dalla Resistenza palestinese.
Da Oslo, i palestinesi hanno passato 30 anni a scavare tunnel, a studiare il nemico, a costruire la collaborazione prima nelle carceri, poi nei quartieri, a Gerusalemme e in tutta la Cisgiordania, a prepararsi militarmente, a costruire un’unità politica e militare di tutte le forze della Resistenza: Hamas, FPLP, FDLP, Jihad islamica, Partito Comunista Palestinese, Al Fatah, la parte militare uscita dall’ANP, i comitati delle donne rivoluzionarie, i comitati dei combattenti non legati ad alcuna forza politica, i sindacati ed infine tutto il popolo palestinese.
I fatti del 7 ottobre hanno sconvolto i piani dell’imperialismo USA e del sionismo di consolidare il proprio dominio in Medio Oriente contro la politica espansionista della concorrente Cina, cioè, distruggere la resistenza araba cominciando da quella palestinese per poi colpire Hezbollah, di nuovo la Siria, l’Iraq e l’Iran.
Questo progetto grazie alla Resistenza palestinese è andato in frantumi, i nazi-sionisti ormai non sanno più come giustificare questa mattanza del popolo palestinese di Gaza e della Cisgiordania, le masse proletarie di tutto il mondo hanno capito da quale parte schierarsi e si sono mobilitate a sostegno della lotta di liberazione della Palestina.
I comunisti sono parte attiva delle mobilitazioni a fianco del popolo palestinese e della sua Resistenza e sostengono tutte le forme di lotta che essi decidono di mettere sul campo nella lotta per un futuro di pace e libertà in una Palestina unita: ai proletari palestinesi il compito di costruire un nuovo paese senza oppressione e sfruttamento. Il contributo dei comunisti alla lotta di liberazione della Palestina è costituito dalla lotta contro l’imperialismo del nostro paese e contro il sionismo che si è insediato in tutte le istituzioni italiane.


A fianco del Popolo e della resistenza palestinese

Per la creazione di un unico Stato palestinese democratico e socialista dove tutti possano convivere

Per il ritorno dei profughi palestinesi

Per la fine del sionismo e dei suoi sostenitori

A cura della Commissione Internazionale Unione di Lotta per il Partito comunista

https://unionedilottaperilpartitocomunista.orgunionedilottaperilpartitocomunista@tutanota.com

Novembre 2023

Basta complicità, fermare l’attacco militare di Israele

APPELLO ALL’AZIONE

Appello urgente dei Sindacati palestinesi in sciopero
generale venerdì

Israele pretende che 1.100.000 palestinesi evacuino la metà settentrionale di Gaza, sottoponendoli a continui bombardamenti. Questa mossa spietata fa parte del piano di Israele, con l’immancabile sostegno e partecipazione attiva di Stati Uniti e della maggior parte degli Stati europei, di massacri senza precedenti contro i 2.300.000 palestinesi che vivono in Gaza per ripulire etnicamente la regione. Da sabato, Israele bombarda Gaza indiscriminatamente e intensivamente e ha interrotto le forniture di carburante, energia elettrica, acqua, cibo e medicinali. Israele ha già ucciso più di 2.700 palestinesi, compresi 614 bambini, raso al suolo interi quartieri, cancellato intere famiglie e ferito più di 10.000 persone. Alcuni esperti di diritto internazionale lanciano l’allarme contro azioni genocide di Israele.
Altrove il governo di ultra-destra israeliano ha distribuito più di 10.000 fucili ai coloni estremisti nella Palestina del 1948 e nella Cisgiordania occupata, per fomentare la spirale di attacchi e pogrom contro i palestinesi. Le azioni, i massacri e la retorica di Israele ne rivelano l’intenzione di realizzare la seconda Nakba da tempo promessa, espellere quanti più palestinesi è possibile e creare un “nuovo Medio Oriente” in cui i palestinesi vivano definitivamente sottomessi.
La risposta degli Stati occidentali è di pieno e totale sostegno allo Stato di Israele, senza neppure un accenno di diritto internazionale. Ciò ha perpetuato l’impunità di Israele, dando carta bianca per la sua sfrenata guerra genocida. Oltre al sostegno diplomatico, gli Stati occidentali riforniscono Israele di armi e legittimano la produzione di armi da parte di aziende israeliane nei loro stessi territori.
A fronte dell’intensificarsi della campagna militare di Israele, i sindacati palestinesi chiamano i loro partner a livello internazionale, tutte le persone di coscienza, a mettere fine a ogni forma di complicità con i crimini di Israele, cessando immediatamente il commercio di armi con Israele, tutti i finanziamenti e la ricerca militare. Il momento di agire è ora: è in gioco la stessa vita dei palestinesi.
Questa situazione di emergenza e genocidio può essere scongiurata solo dalla crescita massiccia a livello mondiale della solidarietà con il popolo palestinese che riesca frenare la macchina da guerra israeliana. Abbiamo bisogno di un’azione immediata –ovunque vi troviate nel mondo– che impedisca l’ulteriore armamento dello Stato israeliano e l’azione delle aziende coinvolte nel blocco di Gaza. Prendiamo a riferimento sono mobilitazioni sindacali e campagne internazionali del passato contro Italia, Stati Uniti e Sudafrica, contro l’invasione italiana dell’Etiopia negli anni ’30, la dittatura fascista in Cile negli anni ’70, l’apartheid e ogni altra campagna di solidarietà internazionale mondiale che ha limitato la portata della brutalità coloniale.

Chiediamo ai sindacati dei settori industriali coinvolti di

  1. Rifiutare di produrre armi per Israele.
  2. Rifiutarsi di trasportare armi verso Israele.
  3. Adottare mozioni in tal senso nei rispettivi sindacati.
  4. Agire contro le aziende complici che partecipano all’attuazione dell’assedio brutale e illegale di Israele, in particolare se hanno contratti con la vostra.
  5. Fare pressione sui governi affinché cessino tutti gli scambi militari con Israele e, nel caso degli Stati Uniti, smettano di finanziarlo.

Mentre lanciamo questo appello, assistiamo ai tentativi di criminalizzare e mettere a tacere ogni forma di solidarietà con il popolo palestinese. Vi chiamiamo a prendere la parola e passare all’azione di fronte all’ingiustizia, come hanno sempre fatto storicamente i sindacati. Lanciamo questo appello convinti che quella per la giustizia e la liberazione della Palestina sia una lotta determinata non solo a livello regionale ma mondiale. Essa è una leva per la liberazione di tutti i popoli oppressi e sfruttati nel mondo.

Federazione generale palestinese dei sindacati, Gaza
Unione Generale dei Lavoratori dei Servizi Pubblici e del Commercio
Unione generale dei lavoratori comunali
Unione generale dei lavoratori degli asili nido
Unione generale dei lavoratori del settore petrolchimico
Unione generale dei lavoratori agricoli
Unione dei comitati femminili palestinesi
Unione generale dei lavoratori dei media e della stampa
Federazione generale dei sindacati palestinesi (PGFTU)
Unione generale degli insegnanti palestinesi
Unione generale delle donne palestinesi
Unione generale degli ingegneri palestinesi
Associazione dei commercialisti palestinesi
Federazione delle associazioni professionali, tra cui
Associazione dentistica palestinese – Centro di Gerusalemme
Associazione dei farmacisti palestinesi – Centro di Gerusalemme
Associazione medica – Centro di Gerusalemme
Sindacato dei giornalisti palestinesi
Ordine degli avvocati palestinesi
Associazione palestinese degli infermieri e delle ostetriche
Sindacato dei lavoratori degli asili nido
Sindacato dei lavoratori del servizio postale palestinese
Federazione dei sindacati degli insegnanti e del personale delle università palestinesi
Federazione generale dei sindacati indipendenti della Palestina (GFIU)
Nuova Federazione dei Sindacati Palestinesi (Nuova Federazione)
Unione generale degli scrittori palestinesi
Sindacato degli appaltatori palestinesi
Federazione dei sindacati degli operatori sanitari
Unione palestinese degli psicologi e degli assistenti sociali