
antifascismo a Fontesanta (FI)
riceviamo e diffondiamo

riceviamo e diffondiamo

riceviamo e volentieri pubblichiamo

Versiliana, Marina di Pietrasanta (Lu)
Esibire al ministro Salvini, in Versiliana, la bandiera della Palestina e, dopo essere stato bloccato da ‘forze dell’ordine’, gridare: “Palestina libera, governo complice di genocidio”, è REATO!
Infatti, a Guido Viero è stato notificato, dalla questura di di Lucca, il foglio di via per 3 (!) anni dal Comune di Pietrasanta, in quanto bollato come soggetto socialmente pericoloso…
Socialmente per il fatto di avere espresso il sentimento e il pensiero di milioni di persone che, da mesi, manifestano nelle piazze di questo paese la solidarietà e il sostegno alla resistenza del popolo palestinese.
Pericoloso per il fatto di avere espresso una elementare verità: il governo Meloni è complice del genocidio a GAZA, da ogni punto di vista.
Socialmente pericoloso sono l’indifferenza al massacro del popolo palestinese o, peggio ancora, la complicità con il genocidio.
Solidarietà a Guido Viero! In difesa della libera libertà di espressione, del diritto di cronaca e di critica, del dovere di solidarietà a chi combatte lo sfruttamento delle classi lavoratrici e l’oppressione dei popoli.
Denunciamo gli atti criminali dell’entità sionista, dei governi Usa e dell’UE.
A fianco della Resistenza del popolo palestinese fino alla vittoria!
Collettivo Mario Giannelli contro la repressione e la legge 80/2025 (ex dls 1660)
Per contatti e informazioni: collettivomariogiannelli@gmail.com
riceviamo e diffondiamo


Casalecchio di Reno (Bo), 18 giugno 1973. Ore 12:30, di ritorno da una manifestazione politica, Giorgio Almirante, capo del MSI, con alcuni camerati fa tappa presso il «Mottagrill Cantagallo» sull’autostrada del Sole a 4 km dal casello di Bologna Sud.
Accomodatisi al tavolo dell’area ristorante, i clienti ordinano le pietanze, le prime portate vengono servite. Il clima cambia drasticamente quando Almirante viene riconosciuto da un cameriere. La notizia si sparge rapidamente in tutto il locale. Dopo breve consultazione il personale decide di incrociare le braccia e, dichiarandosi in sciopero, allerta telefonicamente il sindacato. «Noi qui non serviamo i fascisti e non serviremo nessun altro fino a quando costoro non saranno andati via!»
Nel ristorante volano parole offensive e minacciose. Giungono anche i rappresentanti sindacali.
Costretti a recarsi in un’altra stazione di servizio, i missini escono dall’edificio e chiedono ai benzinai di fare il pieno alla vettura. Quando gli addetti al carburante si rifiutano di servirli, dichiarandosi antifascisti, si verificano gli ultimi momenti di tensione con alcuni scontri verbali. Allontanatisi dal Cantagallo, Almirante e i camerati si dirigono verso un autogrill di Roncobilaccio.
Casalecchio di Reno (Bologna), 21 giugno 1973. Ore 12:30, due giovani fascisti entrano nel Mottagrill Cantagallo sparpagliando per tutto il locale volantini del MSI. Pochi minuti più tardi irrompono altri 30 camerati che gridano in coro slogan anti-comunisti facendo il saluto romano ai camerieri.
Un cameriere appallottola un volantino e dopo averlo lanciato via con disprezzo viene aggredito. Nel locale ci sono una cinquantina di clienti che osservano la scena intimoriti.
Quando i fascisti decidono di andarsene, aggrediscono un barista che viene tempestato di pugni all’ingresso del locale. Poi il gruppo si dilegua rapidamente.
Il Canzionere delle Lame compose anche una ballata:
riceviamo e volentieri pubblichiamo

riceviamo e diffondiamo
“… Su queste strade se vorrai tornare ai nostri posti ci ritroverai morti e vivi collo stesso impegno popolo serrato intorno al monumento che si chiama ora e sempre RESISTENZA” [P. Calamandrei]

Il 7 maggio la Commissione Toponomastica di Massa discuterà la proposta di intitolare “una strada, uno spazio pubblico o un parco” a Giorgio Almirante. Già un anno fa il Centro di Documentazione “Gino Menconi” con il Circolo Partigiani Sempre, denunciarono questo tentativo inqualificabile di intitolare una strada nella nostra città al boia Almirante.
Almirante razzista: nel 1938 segretario di redazione della rivista “La difesa della razza” creata per inculcare l’odio razzista con la pubblicazione de “Il manifesto della razza”.
Almirante fascista: aderisce durante la guerra alla repubblica di Salò in cui assumerà (fino all’ultimo) ruoli di primo piano nella repressione, a fianco dell’esercito nazista, contro chi lottava per la Liberazione dell’Italia.
Almirante assassino: firmò, in “qualità” di fucilatore di partigiani, il ‘Manifesto della morte’, bando affisso nella primavera del ‘44 sui muri delle case nei paesi dell’alta Toscana sotto l’occupazione nazista.
Almirante infame: Il 22 febbraio 1958 scriveva in un articolo di fondo sul Il Secolo d’Italia “La Resistenza si chiamò così perché riunì coloro che avevano deciso di non resistere al nemico e tradire insieme la Patria italiana e l’Alleato”.
Nel ‘46 fondò il MSI senza rinnegare Mussolini e fascismo, ma tramando e operando per trascinare il paese verso derive sempre più autoritarie e golpiste.
Questi i ”meriti” che gli valgono il riconoscimento?
Da anni è in corso una continua e sistematica denigrazione della Resistenza, come è successo nei giorni scorsi in Val Chichero dove la sindaca di centro-destra vicina a Fratelli d’Italia ha fatto rimuovere con un colpo di ruspa la lapide del partigiano Federico Beronio.
In questo contesto non crediamo sia un caso che anche a Massa si torni alla carica riproponendo di “omaggiare” il BOIA Almirante!
Crediamo che Intitolare una strada, un monumento, un parco o anche uno sconnesso marciapiede a gentaccia di questa risma non riguardi solo gli antifascisti, ma chiunque sa che le conquiste sociali (lavoro, scuola, sanità, pensione, casa ecc.), sono legate alla vittoria del movimento partigiano contro il nazi-fascismo. Conquiste che oggi padroni e governi vogliono eliminare definitivamente.
La provincia di Massa Carrara, Medaglia d’oro al valor militare e la nostra città, Medaglia d’oro al valor civile, hanno pagato un tributo di sofferenza, di orrori e di sangue. Decine di migliaia di partigiani e partigiane hanno combattuto per liberare le nostre città, ma ne hanno anche riscattato, molti con la vita, la dignità, rifiutando l’odio razzista e fascista incarnato da Almirante, combattendo per la libertà, l’amicizia, la fratellanza fra popoli.
“NESSUNA STRADA, NESSUNO SPAZIO, NESSUN PARCO AL BOIA ALMIRANTE”
Centro di Documentazione “Gino Menconi” – Marina di Massa
Circolo Partigiani Sempre “Tristano Zecanowski ” – Viareggio
Saremo presenti al presidio che si terrà il 6 maggio alle ore 18,00 sotto il comune di Massa
Da Firenze volantino distribuito in occasione della manifestazione del 25 Aprile in piazza S. Spirito
Volantino distribuito alla manifestazione del 2 marzo a Pisa
agli studenti e alle studentesse di Pisa oggetto della provocazione poliziesca
Totale sostegno alle iniziative e alla mobilitazione
La complicità con il genocidio a Gaza, le manganellate a Pisa e Firenze, la strage operaia dell’Esselunga. Episodi e fatti differenti che chiamano in causa lo Stato e i governi, e oggi il governo Meloni-Salvini-Tajani.
A seguito delle manganellate pisane, il ricordo e il pensiero sono corsi immediatamente a quel 7 maggio 1972 e a Franco Serantini: per la città (Pisa) e per la morte (le manganellate).
Franco, aveva 21 anni, era figlio di nessuno, era un compagno anarchico. Fu riempito di botte sul lungarno fino a voler distruggere la sua anima, libertaria e antifascista. Senza alcuna cura in carcere, nonostante manifestasse forti dolori alla testa. Il giorno delle elezioni (07/05/72) fu trovato senza vita in una cella del carcere ‘Don Bosco’ di Pisa.
Il ministro degli Interni, Piantedosi, tuona alla Camera: “Niente processi sommari alla forze dell’ordine”. In diritto, per ‘processo sommario’ si intende quel processo svolto o attuato in modo rapido, con procedura eccezionale. Quando mai la polizia di Stato ha subìto un processo sommario? Neppure dopo la mattanza di Genova. Do you remember Diaz e Bolzaneto?! Nascosero persino le molotov nei sacchi a pelo per giustificare la macelleria di quella notte e di quelle giornate (Genova, 19-20-21 luglio 2001) in cui fu ucciso Carlo Giuliani. Simili esseri furono persino promossi, alla faccia del… processo sommario.
Il popolo palestinese è in lotta da decenni per la liberazione e la propria autodeterminazione, resiste e combatte contro l’oppressione dello Stato d’Israele e dell’imperialismo Usa. In queste settimane, a Gaza, sono stati massacrati 30mila palestinesi, la metà erano bambini/e. Il governo Meloni-Salvini-Tajani, complice di una simile mattanza, sostiene ogni guerra, dissipando 100 milioni di € al giorno, sottraendo queste ingenti risorse al lavoro, alla sanità, alla povertà … delle masse popolari di questo paese.
La strage operaia all’Esselunga: ultima in ordine di tempo. Lo stillicidio quotidiano di morti nei luoghi di lavoro, le stragi industriali e ambientali, sono il prodotto delle logiche e delle leggi di profitto, mercato, produttività, competitività, che impongono condizioni di lavoro al limite della sopravvivenza: bassi salari, precarietà, orari, turni e ritmi massacranti, subappalti, caporalato…
Episodi e fatti provocati dallo Stato del capitale e dai loro governi. Tutto ciò non deve sorprendere, ma favorire la comprensione della realtà e contribuire, così, ad alimentare la coscienza, la lotta, l’unità, la mobilitazione, l’organizzazione, per costruire la società nella quale siano banditi ovvero fuorilegge sfruttamento, povertà, disoccupazione, disuguaglianze, oppressione.
Imparare a essere radicali, andare alla radice del problema! Il problema è il regime capitalista, la soluzione: la trasformazione dell’attuale formazione economico-sociale nel sistema sociale che cancella sfruttamento e oppressione. Per questo, c’è bisogno dei comunisti organizzati in grado di trasformare le lotte di difesa, di resistenza, rivendicative, in lotta per il socialismo.
Unione di Lotta per il Partito Comunista
Pisa, 02 marzo 2024
Letture per capire che gli italiani in Jugoslavia e nell’Africa nord orientale, non sono stati “brava gente”. E per capire che il “giorno del ricordo” è, di fatto, una ricorrenza voluta dai fascisti di AN, nel quale vengono riabilitati criminali di guerra, fascisti, collaborazionisti.
“Operazione Foibe: tra storia e mito” (Kappa Vu); la “Banda Collotti, storia di un corpo di repressione al confine orientale d’Italia”; “Operazione Plutone, le ultime inchieste sulle foibe triestine” di Claudia Cernigoi.
“Esuli a Trieste, italianità sul confine orientale”; “Da Sanremo alle foibe, spunti di riflessione storica e culturale sullo spettacolo Magazzino 18” di Sandi Volk.
“Porzus, dialoghi sopra un processo da rifare”; “Un campo di concentramento fascista: Gonars 1942-1943”; “Lager italiani, pulizia etnica e campi di concentramento fascisti” di Alessandra Kersevan.

Il 10 febbraio è la data del Trattato di Pace di Parigi del 1947, non non vi è alcun nesso con le Foibe che, invece, rappresentano la campagna che reazionari e revisionisti conducono sistematicamente contro la Resistenza 1943-45, l’antifascismo e il movimento comunista, strumentalizzando l’argomento foibe, attraverso questo ‘giorno del ricordo’, istituito il 30 marzo 2004 con la legge n. 92.
In questo quadro, per quanto attiene alla transizione reazionaria, la giornata svolge un ruolo specifico, interno a un processo più generale. È giornata al servizio della riabilitazione del ventennio fascista, del revisionismo storico, e soprattutto di una transizione in atto ai più alti livelli di reazione, controrivoluzione, oppressione e rapina dei popoli oppressi e delle classi sfruttate. Una giornata di fomentazione e attualizzazione di sciovinismo e xenofobia, di nazionalismo e imperialismo.
Affrontare la questione foibe significa fare riferimento a un contesto in cui la lotta antifascista era stata in grado, non solo di resistere vittoriosamente all’offensiva nazifascista, ma di avanzare sulla strada per il socialismo. Tutto questo allora, tra limiti e contraddizioni, era stato possibile perché la Rivoluzione d’Ottobre aveva generato la prima grande esperienza di costruzione del socialismo e aveva favorito la nascita di Partiti comunisti in numerosi paesi.
Così il “giorno del ricordo” è diventato di fatto una ricorrenza in cui vengono riabilitati criminali di guerra, fascisti, collaborazionisti, perché italiani che hanno trovato la morte per ‘mano jugoslava’.
È fondamentale ed essenziale fare chiarezza su quanto avvenne realmente sul confine nord orientale tra il 1941 e il 1943 (aggressione dell’Italia fascista alla Jugoslavia), attraverso la dominazione fascista del territorio dal 1920, fino alla 2^ guerra mondiale.
La storiografia ufficiale italiana ignora volutamente le violenze e le distruzioni causate dalla politica colonialista-imperialista dell’Italia in Jugoslavia e nell’Africa nord orientale, per perpetuare l luogo comune di “italiani brava gente”.
Le realtà comuniste hanno il compito di continuare e sviluppare un lavoro cosciente, collettivo, organizzato, con un forte spirito unitario, un’attività didenuncia e controinformazione, di formazione e orientamento,una mobilitazione contro il revisionismo storicoper ristabilire la verità. Le classi reazionarie e decadenti temono la verità perché è loro nemica. È necessario denunciare e chiarire come la campagna scatenata attorno alle Foibe dalle forze reazionarie, conservatrici, liberali e sedicenti democratiche, sia oggi, e sia stata in questi anni, utilizzata e strumentalizzata a finiesclusivamentepolitici e propagandistici, falsificando la storia e negando la verità: un’operazione che ha favorito e permesso, moltiplicandosi nel tempo fino ad oggi, concezioni e misure di ogni tipo, in funzione anticomunista.
Difendere la nostra memoria storica e le radici del nostro futuro!
Unione di Lotta per il Partito Comunista (ULPC)
10 febbraio 2024
Per approfondire l’argomento fuori dalla mistificazione della borghesia e dei suoi servi e dei mass media sottomessi consigliamo la lettura di: “Operazione Foibe: tra storia e mito” (Kappa Vu); la “Banda Collotti, storia di un corpo di repressione al confine orientale d’Italia”; “Operazione Plutone, le ultime inchieste sulle foibe triestine” di Claudia Cernigoi.
“Esuli a Trieste, italianità sul confine orientale”; “Da Sanremo alle foibe, spunti di riflessione storica e culturale sullo spettacolo Magazzino 18” di Sandi Volk. “Porzus, dialoghi sopra un processo da rifare”; “Un campo di concentramento fascista: Gonars 1942-1943”; “Lager italiani, pulizia etnica e campi di concentramento fascisti” di Alessandra Kersevan.