Una manovra di assalto al salario e impoverimento di massa

Con la prossima legge di bilancio nel 2022 le pensioni saranno penalizzate: da “quota 100” a “quota 102”, calcolata con entrambi i requisiti di 64 anni di età e 38 anni di contributi.

Per gli anni successivi si prevedono ulteriori tagli fino al ripristino della legge Fornero, che fissa la pensione a 67 anni, ignorando la diminuzione della speranza di vita causata dalla pandemia ‘Covid-19’.

L’obiettivo del governo e della UE è il passaggio al contributivo per tutti, con una sensibile decurtazione delle pensioni – che sono salario differito – e la distruzione della previdenza pubblica, praticamente inaccessibile per milioni di precari, disoccupati, lavoratori in Cig.

Con l’attacco alle pensioni anche quello al reddito di cittadinanza. I beneficiari potranno rifiutare una sola proposta lavorativa in un raggio di 80 km dalla residenza e un tempo di percorrenza di 100 minuti col trasporto pubblico. La seconda proposta, senza alcun vincolo territoriale su tutto il territorio nazionale, se con accettata, comporterà l’immediata decadenza del reddito.

Giovani e disoccupati che non riescono a entrare nel mondo del lavoro dovranno riflettere sulle pesanti condizioni a cui verrà erogato il “bonus di sopravvivenza”; ben altra cosa di un dignitoso sussidio a carico dei padroni e delle Stato tale da attenuare le pesanti conseguenze della disoccupazione e dell’intensificazione dello sfruttamento, di un’occupazione precaria e malpagata, di un futuro di incertezza e rinunce.

Draghi parla di “manovra espansiva”: lo sarà per padroni e banchieri che ricevono incentivi e crediti oltre ai miliardi del PNRR, si vedono ridurre tasse e oneri sociali, godono della liberalizzazione degli appalti (con l’aumento degli omicidi sul lavoro), della privatizzazione della sanità e dell’aziendalizzazione dei servizi pubblici, approfittano dell’aumento dei prezzi e delle spese militari in costante crescita (+8%).

Il vero contenuto della legge di bilancio del governo Draghi è l’attacco al salario in ogni forma. Ciò provoca, da un lato, l’ulteriore impoverimento del proletariato e delle masse popolari; dall’altro l’aumento dei profitti e la concentrazione della ricchezza in poche mani.

Un attacco che si somma agli effetti della Cig, dei contratti a perdere, dell’assenza di provvedimenti per fermare il carovita che falcidia i salari, in calo da 30 anni, e costringe i lavoratori ai salti mortali per arrivare a fine del mese.
Con l’arrivo dell’inverno le cose peggioreranno per maggiore necessità di gas ed elettricità in forte rialzo. E c’è chi parla di rilancio dei consumi come mezzo per uscire dalla crisi…

Per le condizioni in cui versa, in questo momento, il proletariato italiano e per la pesante responsabilità dei suoi dirigenti, a cominciare dei vertici sindacali confederali che certificano le decisioni del governo, non è fino ad ora promossa una risposta adeguata alla gravità dell’attacco. Assemblee e manifestazioni rituali, niente sciopero generale. Soltanto declamazioni di contrarietà e promesse di mobilitazione smentite dai fatti.

Malcontento e rabbia crescono fra lavoratori e strati popolari. Occorre una mobilitazione reale a partire dai posti di lavoro, che impegni delegati, operai e lavoratori, nella richiesta di assemblee, nell’organizzazione di proteste e manifestazioni.

Sollevare in ogni luogo e momento di aggregazione la richiesta di sciopero generale, collegandolo alla mobilitazione contro i licenziamenti, per forti aumenti salariali e pensioni dignitose, la sanità pubblica, universale e gratuita, la salute e sicurezza sul lavoro, contro il clima di repressione e limitazione delle libertà democratiche, tra cui il diritto a manifestare.

Esprimere il rifiuto della politica borghese su ogni terreno e sfiduciare il governo Draghi nelle fabbriche e nelle piazze. Sviluppare la lotta e l’unità contro lo sfruttamento e l’oppressione capitalista, con la prospettiva di porre fine al sistema barbaro per costruire la società dei lavoratori!

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