Non si può difendere la Sanità pubblica senza tutelare le condizioni di lavoro del personale!

Dalla parte dei lavoratori e delle lavoratrici!

Riceviamo e pubblichiamo:

Proprio un anno fa (ottobre 2020), Giani si esibiva con le solite dichiarazioni: “stiamo lavorando al massimo per uscire quanto prima da questa emergenza sanitaria! Il sistema sanitario funziona e riesce a dare risposte se i grandi investimenti nell’edilizia sanitaria e nell’ammodernamento delle tecnologie si coniuga con le energie di donne e uomini che vi lavorano!”

Il deficit di (circa) 420 milioni di € nella sanità toscana ha congelato assunzioni e risorse. Nei Pronto Soccorso mancano 3-400 medici, oltre 300 tra anestesisti, pediatri, chirurghi e medici di medicina generale.
Sono migliaia i posti vacanti tra infermieri e personale socio-sanitario, mentre a fronte dei prossimi pensionamenti verranno a mancare altri 1.200 operatori sanitari.

Cosa dobbiamo trarre da questi dati? Nonostante il ‘Covid-19’ abbia provocato una strage a fronte di un sistema sanitario incapace di affrontare l’emergenza per i tagli al personale, ai posti letto, alle unità di terapia intensiva, all’assistenza territoriale, al trasferimento di risorse alla sanità privata, la politica sullo smantellamento della sanità pubblica prosegue!

Ha ragione Giani a parlare di investimenti nell’edilizia sanitaria e nell’ammodernamento delle tecnologie, perché queste continueranno a produrre profitti e lauti guadagni sulla pelle di cittadini e lavoratori; con il PNRR una riforma a tutti gli effetti del SSN in chiave tecnologica, non una riga in riferimento alle c.d. “risorse umane” perché queste, lavoratori e lavoratrici, devono continuare a essere sfruttati e spremuti come limoni, comprati e ammansiti con la demagogia degli eroi, ma puniti e sanzionati se osano alzare la testa.

La loro parola d’ordine è “OBBLIGO E SANZIONI”.
Obbligo a sottomettersi alle scelte aziendali, a non denunciare la mancanza di sicurezza, a sottoporsi ai vaccini, perfino a dover fare corsi di formazione secondo i voleri delle aziende, pena sanzioni, sospensioni e licenziamenti.
Il Comitato ha sempre denunciato la politica di blocco alle assunzioni perché senza il necessario e imprescindibile contributo di migliaia di operatori sanitari non è possibile avere una sanità con risposte adeguate ai bisogni dei cittadini, capace di far fronte alle emergenze, di curare e dare sicurezza a cittadini, pazienti e operatori sanitari.

Se in un ambiente malato non è possibile essere sani, senza lavoratori e lavoratrici non possono funzionare la sanità pubblica, gli ospedali e i servizi territoriali.

La mancanza cronica di personale, ha come conseguenza un aumento prolungato dell’orario di lavoro, di carichi, stress e disagio lavorativo, tanto da esporre i lavoratori a situazioni insostenibili, che si ripercuotono su salute e sicurezza dei lavoratori stessi e dei cittadini.

Essere al loro fianco significa contrapporsi a logiche aziendalistiche, difendere gli ospedali, battersi per una sanità territoriale, rigettare la logica del divide et impera che tende a contrapporre gli interessi dei lavoratori con quelli della popolazione.

La lotta in difesa della sanità pubblica e delle condizioni di vita e di lavoro di lavoratori e lavoratrici deve essere una lotta cosciente, collettiva e organizzata, contro un sistema che ha trasformato la salute in merce e la sanità in profitto.
Organizzarsi e mobilitarsi!


Comitato sanità pubblica Versilia

contro il depotenziamento dell’Ospedale unico Versilia e dei servizi socio-sanitari territoriali

14 ottobre 2021          

e-mail: comitatosanitapubbli@virgilio.it

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