Contro il manovrismo, patologia cronica del revisionismo

La storia del movimento comunista è disseminata di scissioni che hanno favorito lo sviluppo del deviazionismo (frammentazione, soggettivismo, autoreferenzialità, settarismo, movimentismo) causandone il suo indebolimento. Nel nostro paese, tutto ciò, ha contribuito a impedire la ricostruzione di un Partito comunista capace di dirigere il proletariato verso l’abbattimento del capitalismo e la conquista del potere. Vi sono state scissioni necessarie e determinanti per il movimento operaio e proletario quando sono state condotte nei confronti di riformisti e revisionisti; tante altre, troppe, hanno avuto il senso del grottesco e del trionfo dell’individualismo e dell’estremismo, sprofondate nel pantano della frantumazione. Sono state ridicole tempeste in un bicchier d’acqua.

Da 20 mesi tre realtà comuniste, Coordinamento comunista toscano (Cct), Coordinamento Comunista Lombardia (CCL) e Piattaforma Comunista (PC), hanno avviato un percorso/processo diretto a conseguire un superiore livello di unità ideologica, politica e organizzativa, con la consapevolezza che nella lotta per la ricostruzione del Partito vi sono due strade: dar vita all’ennesimo gruppo, avulso dalla classe e dalle sue lotte; oppure percorrere una strada difficile e complessa, persino faticosa, per unificare, coordinare e centralizzare forze in sintonia rispetto all’analisi della fase e ai compiti, in grado di sviluppare legami fra movimento comunista e movimento operaio e condurre la lotta contro idee e pratiche affermatesi durante il predominio revisionista.
In questi mesi di lavoro, buona parte dei quali in condizioni di confinamento per la pandemia, che hanno reso difficili le relazioni, il confronto e il lavoro politico, abbiamo compiuto passi avanti dal punto di vista della struttura e della omogeneità politica, dell’analisi della situazione nello sviluppo dell’iniziativa dei comunisti organizzati.
Insieme, CCL, Cct, PC, attraverso incontri nazionali, attivi, riunioni, iniziative pubbliche, la produzione di materiale, atti, comunicati e documenti, la partecipazione a quanto si è mosso nel movimento operaio e sindacale, interventi nei luoghi di lavoro e sul territorio, abbiamo voluto legare i principi del marxismo-leninismo con i compiti che ha di fronte al proletariato. Pur nella consapevolezza dei nostri limiti e debolezze.
Ci siamo quindi posti l’obiettivo di elaborare una proposta politico-organizzativa adeguata alla attuale fase. Compito non facile e di grande responsabilità per non voler scivolare nella faciloneria di costituire la rituale e inconsistente ‘bandierina’. Si è trattato e si tratta di un percorso complesso e per vari aspetti originale rispetto alle esperienze fallimentari del passato; un percorso/processo che non prevede scorciatoie o inutili proclamazioni di partitini o gruppi senza alcun legame e radicamento con la classe, neppure con quella parte più cosciente.
Oltre a queste difficoltà di carattere generale e strategico vi sono quelle insite nel processo di unità dei comunisti con differenti esperienze politiche e conoscenze, personali e collettive, che ogni realtà organizzata ha accumulato nel corso degli anni.
Il metodo praticato per affrontare e contenere difficoltà e debolezze della nostra attività, in cui si riflettono quelle dell’intero movimento comunista, è legare teoria e prassi rivoluzionaria, sviluppare il confronto franco e leale fra comunisti, saper affrontare con pazienza e oculatezza contraddizioni principali e secondarie, sviluppare il dibattito nel reciproco rispetto, agendo apertamente, senza tramare dietro le spalle bensì confrontandosi sul tavolo politico per l’unità delle tre realtà (Cct, CCL, PC) che si è dichiaratamente e volutamente privilegiato, pur mantenendo aperto il confronto con altre realtà che intendono sviluppare relazioni costruttive.
Ciò, per noi, ha rappresentato un vantaggio strategico e uno svantaggio tattico, poiché espone a essere oggetto di miserevoli e sciocche manovre.
Strumentalmente è stata presa a pretesto la cautela e il senso di responsabilità nel proporre proposte politiche-organizzative aperte, inclusive e credibili, e falsamente sono state contrabbandate come ‘arresto’ le difficoltà, che non neghiamo ma di cui siamo consapevoli, del percorso/processo in corso tra le tre realtà, anche da parte di soggetti che hanno partecipato attivamente alla sua elaborazione e costruzione e che hanno optato per una separazione unilaterale. È una pratica troppo spesso esercitata e il suo significato politico richiede attenzione e vigilanza.
A esserne coinvolti sono stati per lo più militanti, a suo tempo, del ‘PC’ di Rizzo, poi fuoriusciti e/o radiati, uno dei quali, sola defezione in Lombardia, ha persino firmato uno scritto a nome di persone che mai hanno partecipato all’attività di un anno e mezzo del CCL.
Spacciato per gesto necessario di chiarezza politica, in realtà ha le caratteristiche di un tentativo fasullo, quanto ridicolo, per accreditarsi ad altri (?).
Non solo, l’unica persona uscita dal nostro percorso/processo in Lombardia si è appropriata della pagina FaceBook del CCL, mantenendo la sigla ma variando leggermente il nome; una furbizia da ‘comunisti’ da operetta che palesemente tende ad alimentare la confusione. Un bell’esempio di ‘chiarezza’ politica e di coerenza!
Riteniamo che il metodo fatto proprio dai fuoriusciti dal nostro percorso/processo sia parte di un disegno senza alcuna prospettiva. Desiderare il Partito senza la lotta per l’unità, senza un confronto politico e ideologico, anche aspro, ma franco e aperto tra comunisti, è perdita di tempo. Servirsi del ‘manovrismo’ e di ‘campagne acquisti’, che da sempre contraddistinguono l’azione dei revisionisti, a cui non sono estranei buona parte di ex ‘rizziani’, è stupido.
È istruttivo sapere che chi si è esonerato dal nostro percorso/processo sono ex ‘rizziani’, così come chi, dall’esterno, dopo aver chiesto e ottenuto di aprire un confronto con il nostro percorso/processo unitario, si è reso protagonista di un simile lavorìo, proprio mentre progrediva il confronto.
Riempirsi la bocca con propositi unitari o dichiarare, come è stato fatto nei nostri confronti, che “da soli non si va da nessuna parte”, utilizzando poi comportamenti manovrieri contribuisce solo ad alimentare confusione e frantumazione nel movimento comunista.
Una manovra che supponiamo possa far parte di un’operazione politica a più ampio raggio volta a occupare lo spazio che si prevede lasciato libero da formazioni quali PC e PCI. Adatta a chi è maggiormente orientato al “marketing politico” che alla lotta di classe.
La lotta per l’unità che i comunisti debbono condurre non è quella di grottesche ‘campagne acquisti’ per accaparrarsi compagni/e di inventarsi ad arte sigle improvvisate su FaceBook per spacciare falsità, ma di affermare una giusta linea ideologica e politica. Con questi metodi si dà fiato e si approfondisce la divisione fra comunisti, invece della giusta lotta per l’unità.
Combattere apertamente la malattia del manovrismo che ha prodotto danni su danni, in contrasto con i principi del leninismo, è una questione che deve interessare i comunisti.
Proseguiremo nel lavoro avviato e in corso sviluppandolo con decisione e spirito unitario, convinti della giustezza e della necessità del percorso/processo. Sappiamo che la strada che conduce al Partito è irta di ostacoli, alcuni visibili, altri nascosti.
Abbiamo, però, una bussola ideologica e, anche da questa esperienza, vedremo di trarne utili insegnamenti con le armi della critica e dell’autocritica.
L’unità dei comunisti passa attraverso la lotta; la lotta è lo strumento per l’unità, un’unità superiore è l’obiettivo della lotta. L’acuirsi della crisi del sistema capitalista-imperialista spinge all’unità organica e alla formazione del Partito comunista, nonostante e contro manovre revisioniste e opportuniste.


La Commissione Politica del CCL, del Cct, di P.C.

16 ottobre 2020

Il comunicato in formato Pdf

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