al Circolo ‘Partigiani Sempre’ via del Terminetto 35 – Viareggio
Ore 17.30: incontro-dibattito
sul Disegno di Legge 1660, meglio conosciuto come “decreto sicurezza/repressione”, approvato alla Camera il 18 settembre scorso. Un tema di attualità rispetto alla repressione del dissenso, delle proteste, delle lotte, su cui discutere e capire il ‘che fare’ concretamente sul territorio
Ore 20.00 cena di sottoscrizione (13 €) per la stele/statua dedicata al ‘Che’ che verrà installata a Carrara il 31 gennaio 2025
L’iniziativa per il ‘Che’ è promossa
dal Circolo “Partigiani Sempre” Tristano Zecanowski ‘Ciacco’ e dal Centro di Documentazione “Gino Menconi” di Massa
riceviamo e volentieri pubblichiamo, distribuito come volantino alla amnifestazione molto partecipata del 24 aprile
Ogni morte sul lavoro e da lavoro, ogni strage, ogni infortunio, ogni richiesta di verità, ogni richiesta di giustizia, chiede che le cose cambino radicalmente
Lettera aperta di un lavoratore
Leggere e apprendere della morte e degli infortuni dei tanti e delle tante colleghi/e, di qualsiasi categoria, è un dolore immenso. Quando si va a lavorare si deve anche ritornare a casa; purtroppo non è così e avere anche il minimo presagio che chiunque di noi possa non ritornare è una sensazione opprimente. Nel fuori onda di Report del 21 aprile, padron Franchi ha affermato che “si fanno male perché deficienti … ”si riferiva ai lavoratori delle cave. In realtà, sempre viene sostenuta la tesi che la colpa degli incidente è del lavoratore: il famigerato errore umano! Ma chi è in produzione e opera in ambienti di lavoro che sono a stretto contatto con la sicurezza, è consapevole che le dinamiche delle stragi sul lavoro non fanno capo alla responsabilità del singolo lavoratore o di un collettivo che “sbaglia”. La prevenzione dei rischi sul lavoro parte invece dall’alto, dall’organizzazione del lavoro.
Siamo tristi testimoni del fatto che i tempi umani si devono adeguare a quelli delle lavorazioni, con orari di lavoro più lunghi, con riposi più stretti con meno personale, al quale vengono accorpate mansioni su mansioni. “Più si fa più si sbaglia” e, al 15 aprile, i risultati sono che i morti sul lavoro e in itinere sono 380 (dati dell’Osservatorio nazionale di Bologna). Altro tasto negativo riguarda lo stato delle condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro. Se queste condizioni non ci sono, o sono assenti in parte, la produzione va fermata affinché i rischi vengano azzerati; anche questo non avviene. Non penso sia sbagliato parlare di una politica di abbandono della sicurezza. In questo momento storico è fondamentale che ogni singola lotta, che ha a cuore la salute e la sicurezza, sia promossa e raccontata da lavoratori/trici, singoli o collettivi di attivisti, Rls, Rsu o sigle sindacali. Questi temi devono trovare spazio ovunque, perché condividere quelle esperienze ci aiuta a prevenire le morti sul lavoro. Altrettanto importante è informare della repressione contro chi lotta, che viene licenziato, sanzionato, intimidito, escluso perché ritiene centrale l’interesse e il benessere collettivo. Anche raccontare le loro vicissitudini fa capire come non ci sia una vera politica per fermare queste stragi, quale il livello di disumanità raggiunto, dell’insensatezza della ricerca del guadagno a fronte del dolore della perdita di vite umane. Chiedo, da lavoratore, di veicolare ovunque questo mio grido di dolore e di ingiustizia, perché in una realtà dove il profitto viene anteposto all’essere umano siamo di fronte al fallimento di questo sistema politico-economico-sociale.
– Associazione “Il Mondo che vorrei” (familiari disastro ferroviario Viareggio) e-mail: info@ilmondochevorreiviareggio.it – Assemblea 29 giugno (costituita dopo la strage del 29 giugno 2009) e-mail: assemblea29giugno@gmail.com 24 aprile 2024
Venerdì 5 aprile ore 20.45 al Circolo “Partigiani Sempre” Tristano Zecanowski via del Terminetto 35 – Viareggio Presentazione del libro: “Correvo pensando ad Anna” Una storia degli anni settanta Presente l’autore: Pasquale Abatangelo
È il racconto di una vita vissuta interamente nei conflitti sociali generati dal 1968-69. È la storia di un giovane ribelle che, dopo la strada e il carcere, si incontra con i movimenti rivoluzionari di quegli anni, in una adesione totale e senza riserve. Le lotte dei prigionieri lo conducono alla militanza prima nei Nuclei Armati Proletari e poi nelle Brigate Rosse. La narrazione si addentra nei 20 anni vissuti in prigione, descrivendo il mondo dei detenuti politici, delle lotte e dei dibattiti interni alle organizzazioni combattenti nel circuito delle carceri speciali, squarciando quel velo pesante che ancora grava sulla stagione in cui l’Italia dovette fare i conti con una “insurrezione armata”.