CONTRO la guerra, PER la lotta, l’organizzazione, l’unità della classe

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1° Maggio – Giornata Internazionale dei lavoratori e delle lavoratrici

Al Congresso Internazionale di Parigi (1889) il 1° Maggio diventò Festa Internazionale dei Lavoratori

Anche il 1° Maggio di quest’anno è in corso la guerra in Ucraina, una guerra che produce sangue e distruzione: il prezzo dell’“economia di guerra” ricade sulle spalle e sulla pelle di lavoratori, lavoratrici e masse popolari, con aumenti vertiginosi dei beni di prima necessità, col carovita, licenziamenti, salari bloccati, sfruttamento e condizioni di lavoro insostenibili. Quest’anno, il genocidio del popolo palestinese da parte del governo sionista israeliano. Un massacro contro un popolo che rivendica emancipazione, autodeterminazione, il proprio Stato palestinese. Il sangue scorre anche nei luoghi di lavoro: oltre 3 morti al giorno e migliaia di vittime da nocività e da amianto ogni anno. Nelle ultime settimane vi sono state stragi operaie: sui binari a Brandizzo (To), all’Esselunga di Firenze, alla centrale di Suviana (Bo). Oltre a sicurezza e salute, altre questioni sono vitali: la povertà, la disoccupazione, la precarietà, la sanità, fino alle morti da inquinamento e a causa dei disastri ambientali.
Oggi non vi è una lotta generale in risposta alla gravità della situazione; c’è una tendenza generale alla lotta PER il lavoro, il salario, condizioni di lavoro sostenibili, sicurezza e salute, contro disoccupazione e precarietà, PER sanità e ambiente, pensioni, scuola, trasporti, casa, servizi sociali…
Gli scioperi di questi mesi nel settore ferroviario, nella logistica, nelle cooperative, nei trasporti in generale, mostrano la voglia di organizzazione e di lotta. L’autorganizzazione e l’autoconvocazione sono elementi che la classe lavoratrice promuove in questa fase. Voglia di protagonismo per non delegare a chi è responsabile, complice e/o collaborazionista, del regime padronale e di Stato. Di fronte alle lotte e alle iniziative vi è la repressione contro chi non abbassa la testa; una repressione che aggredisce con licenziamenti, sospensioni, rappresaglie, azioni intimidatorie e denigratorie contro il sindacalismo conflittuale e chi si oppone alla guerra, all’invio di armi, alle basi militari Usa-Nato.
Le emergenze sulla sanità, sul lavoro, sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e sul territorio, hanno favorito una sperimentazione di restrizione delle libertà e di controllo sociale con dispositivi giuridici, strutture organizzative, risorse politico-militari, centri di propaganda, di uno Stato sempre più militaresco e autoritario. Un capitalismo in crisi ha bisogno di imporre condizioni di sfruttamento e oppressione intollerabili, per mantenere profitti e potere.
Il compito dei comunisti è la lotta contro l’imperialismo in casa nostra, contro la frantumazione, la divisione mirata e dispiegata nella classe dai governi e da uno Stato antioperaio, antipopolare e guerrafondaio. In ogni ambito, politico, sindacale, sociale, necessitano: – la lotta per l’unità e l’azione comune, – la mobilitazione per unire le avanguardie di classe, – l’accumulazione di forze nella lotta per ricostruire l’organizzazione politica, indispensabile alla classe operaia.

Unione di Lotta per il Partito Comunista (ULPC)

1° Maggio 2024

“Giornata di Solidarietà Globale con le Donne di Gaza”

8 Marzo: dalla Federazione Palestinese dei Comitati d’Azione delle Donne

Quest’anno, nella Giornata Internazionale della Donna, la Giornata di Solidarietà Globale con le donne di Gaza, ci inchiniamo in segno di riverenza e onore alle orgogliose donne di Gaza, alle anime di oltre 15.000 donne martiri, alle migliaia ancora sotto le macerie, alle decine di migliaia di ferite e alle centinaia di donne detenute dal destino sconosciuto.
Ci inchiniamo in segno di apprezzamento e rispetto alle madri, alle mogli, alle nonne, alle giovani donne e alle ragazze, alle giornaliste e alle infermiere, alle coraggiose ed eroiche donne di Gaza che hanno mostrato le più grandi e magnifiche forme di fermezza, di orgoglio e di capacità di affrontare le più dure e difficili condizioni di vita e umanitarie, armate della volontà di aggrapparsi al diritto alla vita e al diritto di rimanere nell’amata terra di Gaza, di fronte all’orribile guerra genocida di cui la storia umana è stata testimone per mano del governo di occupazione e dell’esercito del nuovo nazismo, sostenuti e partecipati dagli Stati coloniali occidentali, guidati dall’amministrazione statunitense che sta dietro le tragedie dei popoli del mondo.
La Giornata Internazionale della Donna di quest’anno arriva mentre i popoli liberi del mondo alzano la voce nelle strade e nelle piazze di tutto il globo, dicendo “Stop al genocidio a Gaza… e libertà per la Palestina”, mentre si allarga la diffusione delle orribili immagini dei massacri compiuti dall’esercito di occupazione nazista sulle piattaforme dei social media, immagini di bambini, donne, distruzione e trasferimenti forzati, immagini della distruzione di istituzioni sanitarie, cisterne d’acqua, panetterie, centri di accoglienza, scuole, università, complessi residenziali e ogni cosa essenziale per la vita, e chiedono che “israele” venga perseguito per questi crimini di guerra.
Quest’anno arriva la Giornata Internazionale della Donna mentre il mondo è più consapevole che la causa del popolo palestinese è una causa di liberazione nazionale da un’occupazione coloniale, di insediamento e razzista, la più lunga che la storia conosca, e che la storia della lotta contro il progetto coloniale sionista dura da più di 75 anni, e che il popolo palestinese ha il diritto di resistere all’occupazione, un diritto garantito dalle convenzioni internazionali, e che l’occupante non ha diritto all’autodifesa, come propagandato dall’amministrazione americana e dai governi coloniali occidentali, per giustificare la loro brutale aggressione e la loro partecipazione alla guerra genocida contro il nostro popolo nella Striscia di Gaza.
Noi della Federazione dei Comitati d’Azione delle Donne, mentre siamo orgogliose della grande partecipazione delle donne di tutto il mondo e delle donne arabe alle continue manifestazioni di massa e ai movimenti che chiedono l’immediato cessate il fuoco, il boicottaggio di “Israele” e la sua responsabilità per i crimini di guerra che commette, le invitiamo a continuare e intensificare il loro attivismo per fare pressione sui loro parlamenti e sui loro governi, soprattutto i governi arabi, che hanno una leva non ancora utilizzata, dalle risorse energetiche e i disgraziati accordi di pace e normalizzazione con il nemico, per fare pressione su di esso e sui suoi interessi, per impedire il genocidio a Rafah, e per consentire l’ingresso di cibo e aiuti medici per proteggere le vite e prevenire la morte per fame e per mancanza di servizi medici.
Noi, nell’Unione dei Comitati d’Azione delle Donne Palestinesi, dalla nostra posizione nel movimento delle donne, l’Unione Generale delle Donne Palestinesi, derivante dal ruolo storico nazionale del movimento delle donne palestinesi, facciamo appello alle donne palestinesi in patria e nella diaspora, ai sindacati, quadri, associazioni, centri femminili e indipendenti, a massimizzare la loro partecipazione ai movimenti nazionali di condanna dell’aggressione e alle campagne di boicottaggio di “israele” e dei suoi partner nell’aggressione, a sostenere il nostro grande popolo e la sua eroica resistenza a Gaza, in Cisgiordania, e Al-Quds [Gerusalemme], mentre le invitiamo a unificare i loro sforzi e ad alzare la voce per chiedere la fine della divisione e il ripristino dell’unità nazionale, sotto la bandiera dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, unico rappresentante legittimo del nostro popolo, e a sviluppare gli accordi di Mosca, a prevenire vari scenari pericolosi che prendono di mira il nostro diritto di lottare e resistere all’occupazione, che separano Gaza dalla Cisgiordania e colpiscono la rappresentanza palestinese unificata, per promuovere la liquidazione del progetto sionista per la nostra causa palestinese e i nostri diritti nazionali.

Viva la lotta e la fermezza delle coraggiose donne della Palestina
Gloria ed eternità alle nostre donne martiri e ai martiri del nostro popolo
Libertà per i prigionieri donne e uomini
Guarigione per i feriti
Gloria alla Resistenza

8 marzo 2024

A FIANCO DELLA RESISTENZA DEL POPOLO PALESTINESE

Contro l’aggressione e il genocidio dell’imperialismo e del sionismo

Dopo 130 giorni dal 7 ottobre continua, attraverso i bombardamenti dell’esercito sionista, il massacro del popolo palestinese, ormai sono più di 30.000 i morti di cui un terzo sono bambini, e più di 100.000 feriti.
L’obiettivo dei sionisti dopo 100 anni di occupazione è sempre lo stesso: impossessarsi della terra palestinese e delle sue risorse, anche con il continuo avanzamento dei coloni. Essi oggi mirano e/o sperano, attraverso i bombardamenti a Nord, ad Est e ad ovest di Rafah, di spingere 1.500.000 di palestinesi verso l’Egitto, una nuova Nakbah, una nuova espulsione di palestinesi come e peggio del ’48, “ripulendo” la striscia Gaza dalla presenza indigena e impossessandosi del mare.
Comunque vadano le cose nei prossimi mesi, il 7 ottobre è stata una sonora sconfitta militare per l’imperialismo occidentale, in primis gli USA, e la loro avanguardia in Medio Oriente: l’entità sionista!
Dopo il brutto colpo incassato, il governo israeliano, in combutta con l’esercito statunitense, sostenuto dai servizi segreti – dalla CIA al Mossad – e da tutti i paesi imperialisti occidentali, si era posto tre obiettivi:

  • la liberazione degli ostaggi;
  • l’eliminazione della Resistenza armata;
  • la pulizia etnica di Gaza attraverso l’espulsione e/o la deportazione dei suoi abitanti.

Dopo più di 4 mesi questi obiettivi sono miseramente falliti. Dopo il 7 ottobre, durante i vari attacchi di terra che l’esercito sionista ha tentato in questi mesi, i vari reparti militari hanno subito numerose perdite in termini di uomini morti e feriti, di carri armati, cannoni, ruspe, camion e camionette militari distrutti dalla Resistenza. L’unica cosa che riescono a fare è bombardare, distruggere tutto, compreso ospedali, scuole, asili e uccidere i civili,  facendoli scomparire o incarcerando ragazze e ragazzi, nel tentativo di rendere Gaza invivibile per costringere i palestinesi ad andarsene “spontaneamente”.
Oggi i fronti militari sono aumentati: dal Libano lanciano continuamente missili verso obiettivi militari e paesi occupati dai coloni sionisti, le basi statunitensi in Siria e in Iraq subiscono incessantemente gli attacchi di droni dell’esercito siriano e della Resistenza irachena. È molto probabile che nei prossimi mesi gli USA dovranno abbandonare le basi militari illegali in Siria e Iraq, d’altro canto gli Houthi attaccano continuamente, dallo Yemen, le navi mercantili destinate ai porti israeliani.
In questa situazione, nonostante i foraggiamenti dell’imperialismo yankee, l’economia dell’entità sionista sta subendo una pesante crisi: decine di migliaia di sfollati, niente turismo, crollo della produzione industriale,  aumento delle spese militari, ecc. Ma anche l’imperialismo occidentale, economicamente, non sta molto meglio, anche a causa del fallimento economico e militare in Ucraina.
La situazione è complessa: la creazione di uno Stato palestinese potrebbe essere una delle soluzioni per uscire da questa crisi, per l’imperialismo, ovviamente alle sue condizioni, ossia uno Stato palestinese controllato e dipendente da esso e dall’entità sionista. L’ipotesi che di nuovo aleggia di due popoli, due Stati non è percorribile perché la dottrina nazisionista-colonialista non contempla la convivenza.
Il contributo dei comunisti alla lotta di liberazione della Palestina è costituito dalla lotta contro l’imperialismo del nostro paese, quello UE e quello USA con le sue basi militari nel nostro paese. Contro il sionismo che si è insediato in tutte le istituzioni italiane e contro i media sensazionalisti che trasformano la vittima in carnefice per influenzare l’opinione pubblica e distorcere la realtà (utilizzando persino trasmissioni RAI come il Festival di Sanremo e Domenica In) e contro coloro che bollano come terrorismo l’eroica lotta dei partigiani palestinesi indebolendo la Resistenza.
Per questo sosteniamo lo sciopero generale indetto per venerdì 23 febbraio dal sindacalismo di base e partecipiamo alla manifestazione nazionale di sabato 24 febbraio a Milano, piazzale Loreto, ore 14:30, rispondendo all’appello dei sindacati palestinesi e dei palestinesi in Italia, per fermare il genocidio a Gaza.

CON LA RESISTENZA PALESTINESE FINO ALLA VITTORIA

Unione di lotta per il Partito Comunista (ULPC)

unionedilottaperilpartitocomunista@tutanota.com

Febbraio 2024

10 febbraio: “giorno del ricordo” all’insegna del NON ricordo per dimenticare la storia e la verità

Firenze contro la mobilitazione dei fascisti nel “giorno del ricordo”

Il 10 febbraio è la data del Trattato di Pace di Parigi del 1947, non non vi è alcun nesso con le Foibe che, invece, rappresentano la campagna che reazionari e revisionisti conducono sistematicamente contro la Resistenza 1943-45, l’antifascismo e il movimento comunista, strumentalizzando l’argomento foibe, attraverso questo ‘giorno del ricordo’, istituito il 30 marzo 2004 con la legge n. 92.

In questo quadro, per quanto attiene alla transizione reazionaria, la giornata svolge un ruolo specifico, interno a un processo più generale. È giornata al servizio della riabilitazione del ventennio fascista, del revisionismo storico, e soprattutto di una transizione in atto ai più alti livelli di reazione, controrivoluzione, oppressione e rapina dei popoli oppressi e delle classi sfruttate. Una giornata di fomentazione e attualizzazione di sciovinismo e xenofobia, di nazionalismo e imperialismo.

Affrontare la questione foibe significa fare riferimento a un contesto in cui la lotta antifascista era stata in grado, non solo di resistere vittoriosamente all’offensiva nazifascista, ma di avanzare sulla strada per il socialismo. Tutto questo allora, tra limiti e contraddizioni, era stato possibile perché la Rivoluzione d’Ottobre aveva generato la prima grande esperienza di costruzione del socialismo e aveva favorito la nascita di Partiti comunisti in numerosi paesi.

Così il “giorno del ricordo” è diventato di fatto una ricorrenza in cui vengono riabilitati criminali di guerra, fascisti, collaborazionisti, perché italiani che hanno trovato la morte per ‘mano jugoslava’.

È fondamentale ed essenziale fare chiarezza su quanto avvenne realmente sul confine nord orientale tra il 1941 e il 1943 (aggressione dell’Italia fascista alla Jugoslavia), attraverso la dominazione fascista del territorio dal 1920, fino alla 2^ guerra mondiale.

La storiografia ufficiale italiana ignora volutamente le violenze e le distruzioni causate dalla politica colonialista-imperialista dell’Italia in Jugoslavia e nell’Africa nord orientale, per perpetuare l luogo comune di “italiani brava gente”.

Le realtà comuniste hanno il compito di continuare e sviluppare un lavoro cosciente, collettivo, organizzato, con un forte spirito unitario, un’attività didenuncia e controinformazione, di formazione e orientamento,una mobilitazione contro il revisionismo storicoper ristabilire la verità. Le classi reazionarie e decadenti temono la verità perché è loro nemica. È necessario denunciare e chiarire come la campagna scatenata attorno alle Foibe dalle forze reazionarie, conservatrici, liberali e sedicenti democratiche, sia oggi, e sia stata in questi anni, utilizzata e strumentalizzata a finiesclusivamentepolitici e propagandistici, falsificando la storia e negando la verità: un’operazione che ha favorito e permesso, moltiplicandosi nel tempo fino ad oggi, concezioni e misure di ogni tipo, in funzione anticomunista.

Difendere la nostra memoria storica e le radici del nostro futuro!

Unione di Lotta per il Partito Comunista (ULPC)

10 febbraio 2024

Per approfondire l’argomento fuori dalla mistificazione della borghesia e dei suoi servi e dei mass media sottomessi consigliamo la lettura di: “Operazione Foibe: tra storia e mito” (Kappa Vu); la “Banda Collotti, storia di un corpo di repressione al confine orientale d’Italia”; “Operazione Plutone, le ultime inchieste sulle foibe triestine” di Claudia Cernigoi.
“Esuli a Trieste, italianità sul confine orientale”; “Da Sanremo alle foibe, spunti di riflessione storica e culturale sullo spettacolo Magazzino 18” di Sandi Volk. “Porzus, dialoghi sopra un processo da rifare”; “Un campo di concentramento fascista: Gonars 1942-1943”; “Lager italiani, pulizia etnica e campi di concentramento fascisti” di Alessandra Kersevan.

La lotta di liberazione in Palestina

Il 7 ottobre 2023 è una data che resterà scolpita nella storia della Palestina.
La lotta di liberazione del popolo palestinese ha fatto un salto di qualità, l’offensiva portata a compimento il 7 ottobre ha ravvivato la speranza per i palestinesi e per i proletari, ha dimostrato che la liberazione dall’imperialismo e dal sionismo è un progetto che si può realizzare. Il 7 ottobre ha dimostrato che l’entità sionista e il suo esercito non sono invincibili, i suoi soldati non sono superuomini, la loro “superiorità” e la loro immagine di superpotenza sono state calpestate sotto i piedi della Resistenza.
Questa battaglia è rimasta impressa nella coscienza di tutto il popolo palestinese, comunque vada a finire questa prima fase di lotta rivoluzionaria, il 7 ottobre ha segnato la strada da seguire, indietro non si torna.
La vittoria non è vicina, sarà sicuramente una lotta di lunga durata e i sacrifici saranno tanti, come i massacri di civili a cui stiamo assistendo in questi giorni con l’infinito bombardamento della striscia di Gaza da parte dell’esercito nazi-sionista. La cosiddetta politica del terrore è portata avanti da più di 100 anni: l’Haganah, organizzazione paramilitare terroristica sionista, è nata nel 1920, da quella data è iniziata la politica del terrore con l’uccisione e l’espulsione dei palestinesi con la complicità dell’imperialismo britannico; oggi questo terrore è sostenuto a tutti i livelli: militare, economico, informativo, dagli USA e spalleggiato da tutte le potenze occidentali.
Gli accordi capestro di Oslo hanno scosso la coscienza e la volontà del popolo palestinese e della Resistenza spronandoli a non arrendersi, a non alzare bandiera bianca, ma cambiare progetto, rimettere in campo la lotta di liberazione in maniera seria, a testa alta e schiena dritta, non vendendosi al nemico occupante sionista come invece ha fatto in tutti questi anni la ANP diventando di fatto servo del sionismo e dell’imperialismo statunitense non è un caso che la ANP abbia dato ufficialmente la sua disponibilità agli USA e ai sionisti per amministrare Gaza qualora fosse “liberata” dalla Resistenza palestinese.
Da Oslo, i palestinesi hanno passato 30 anni a scavare tunnel, a studiare il nemico, a costruire la collaborazione prima nelle carceri, poi nei quartieri, a Gerusalemme e in tutta la Cisgiordania, a prepararsi militarmente, a costruire un’unità politica e militare di tutte le forze della Resistenza: Hamas, FPLP, FDLP, Jihad islamica, Partito Comunista Palestinese, Al Fatah, la parte militare uscita dall’ANP, i comitati delle donne rivoluzionarie, i comitati dei combattenti non legati ad alcuna forza politica, i sindacati ed infine tutto il popolo palestinese.
I fatti del 7 ottobre hanno sconvolto i piani dell’imperialismo USA e del sionismo di consolidare il proprio dominio in Medio Oriente contro la politica espansionista della concorrente Cina, cioè, distruggere la resistenza araba cominciando da quella palestinese per poi colpire Hezbollah, di nuovo la Siria, l’Iraq e l’Iran.
Questo progetto grazie alla Resistenza palestinese è andato in frantumi, i nazi-sionisti ormai non sanno più come giustificare questa mattanza del popolo palestinese di Gaza e della Cisgiordania, le masse proletarie di tutto il mondo hanno capito da quale parte schierarsi e si sono mobilitate a sostegno della lotta di liberazione della Palestina.
I comunisti sono parte attiva delle mobilitazioni a fianco del popolo palestinese e della sua Resistenza e sostengono tutte le forme di lotta che essi decidono di mettere sul campo nella lotta per un futuro di pace e libertà in una Palestina unita: ai proletari palestinesi il compito di costruire un nuovo paese senza oppressione e sfruttamento. Il contributo dei comunisti alla lotta di liberazione della Palestina è costituito dalla lotta contro l’imperialismo del nostro paese e contro il sionismo che si è insediato in tutte le istituzioni italiane.


A fianco del Popolo e della resistenza palestinese

Per la creazione di un unico Stato palestinese democratico e socialista dove tutti possano convivere

Per il ritorno dei profughi palestinesi

Per la fine del sionismo e dei suoi sostenitori

A cura della Commissione Internazionale Unione di Lotta per il Partito comunista

https://unionedilottaperilpartitocomunista.orgunionedilottaperilpartitocomunista@tutanota.com

Novembre 2023

Verso la liberazione della Palestina dal sionismo e dai sionisti: israele trema!

È la prima volta che la Resistenza palestinese attacca per prima. in tutti questi anni, ciò che sta succedendo attorno alla striscia di Gaza, non si era mai visto. Di solito la resistenza armata e le milizie partigiane nella Cisgiordania hanno operato soltanto per difendersi, lanciando missili e con azioni di guerriglia.
Gaza era circondata da tantissimi coloni, 21 km di colonie sono state costruite in questi anni. Ora la zona è stata liberata. Più di 1000 combattenti sono penetrati in queste colonie ed hanno ucciso centinai di coloni sionisti armati, centinaia di soldati che li proteggevano, una settantina sono stati fatti prigionieri e portati a Gaza.
Tutte le forze politiche della Resistenza hanno fatto appello al proprio popolo, ai militanti, ai gruppi organizzati di tutta la Palestina storica a sollevarsi contro i sionisti. L’appello viene rivolto anche ai combattenti Hezbollah del Libano, all’esercito siriano ed iraniano.
Dopo la cocente sconfitta subita dai servizi di sicurezza il panico, la confusione, l’incertezza regna in queste ore in tutta israele.
Secondo le dichiarazioni del Ministero della Sanità palestinese, l’entità sionista ha risposto con raid aerei su Gaza uccidendo più di 300 palestinesi, più del 99% civili e provocando quasi 2000 feriti.
Mentre scriviamo questo breve comunicato la situazione è in movimento: si registrano manifestazioni in tutta la Palestina storica, azioni di guerriglia in Cisgiordania, ai confini con la Giordania, a Gerusalemme dove una pattuglia di soldati è sparita nel nulla. Anche in Libano le forze di Hezbollah hanno distrutto tre fattorie sioniste, perfino in Egitto alcuni militanti palestinesi hanno ucciso alcuni sionisti.
É da tempo che affermiamo che la Resistenza palestinese si stava rafforzando. Lo avevamo visto in tanti mesi di guerriglia palestinese armata che ha operato continui attacchi contro i coloni sionisti super armati, le forze di polizia e forze dell’esercito israeliano in molte città della Cisgiordania e nella zona di Gerusalemme; con migliaia di razzi scagliati contro le città israeliane. Questi fatti ci danno ragione circa l’ottimismo della crescita in quantità e qualità della Resistenza. Questa crescita riguarda principalmente l’aspetto politico più importante: l’unità di azione e il coordinamento di tutte le forze della Resistenza.
Una cosa è certa, con questa operazione l’entità sionista si trova nella situazione inedita di dover fronteggiare la Resistenza palestinese all’interno di quelli che considera essere i “suoi” confini, senza riuscire, almeno per ora, a frenarla efficacemente: è definitivamente caduto il mito dello Stato sionista invincibile, è un ulteriore segno della sua irreversibile decadenza.
Il mondo è in ebollizione i paesi affamati dall’imperialismo cominciano ad alzare la testa e si rivoltano contro il proprio oppressore. Questo è il caso della Palestina.
Respingiamo la condanna unanime che passa attraverso i mass-media dei paesi occidentali che per decenni hanno consentito ai governi israeliani l’occupazione della Palestina e ogni tipo di oppressione della popolazione.
Questo comunicato, visto che la situazione cambia continuamente, non può essere un bilancio approfondito. Tra qualche giorno potremo fare alcune considerazioni politiche.

Viva la lotta di liberazione del popolo palestinese
Viva la Resistenza palestinese
Distruggere il sionismo e i sionisti

A cura della Commissione Internazionale Unione di Lotta per il Partito comunista

https://unionedilottaperilpartitocomunista.orgunionedilottaperilpartitocomunista@tutanota.com

Ottobre 2023

SOLIDARIETÀ CON I LAVORATORI GRECI

Lavoratori, giovani e comunisti greci sono in lotta

Il 15 settembre – durante uno sciopero di 24 ore, organizzato da sindacati e organizzazioni di massa hanno manifestato in massa ad Atene in piazza Syntagma – contro un nuovo disegno di legge antioperaio del governo “Nuova democrazia” che prevede una giornata lavorativa di 13 ore e 78 ore alla settimana eventualmente per più di un datore di lavoro; promuove l’estensione indiretta del lavoro fino a 74 anni e contratti a zero ore.
Il disegno di legge contiene anche disposizioni contro il diritto di sciopero.
In pratica, i lavoratori vengono trasformati in macchine di produzione flessibili senza diritti, che devono lavorare fino alla vecchiaia.
Al centro della lotta c’è la decisione di impedire che le loro condizioni di vita e di lavoro vengano schiacciate sotto il tallone di ferro delle leggi del profitto e dello sfruttamento.
La Grecia, come i Paesi europei, deve rispondere alle leggi imposte dall’Unione europea di tagli ai servizi per le popolazioni e di “riforme” micidiali che facciano pagare ai lavoratori europei anche le spese sostenute per mantenere la guerra in Ucraina in appoggio ad un governo di stampo nazista.
Silenzio da parte dei mass media italiani – come per altre informazioni internazionali, ad esempio lo sciopero degli operai del comparto auto negli Stati Uniti – complici di un governo fascistoide che seguirà le stesse orme.
La migliore solidarietà che possiamo esprimere ai lavoratori in lotta in tante parti del mondo è proseguire nel nostro processo contro la frantumazione sia tra i comunisti che tra i lavoratori per rafforzare il movimento operaio al fine di organizzarsi per abbattere il sistema capitalista di sfruttamento e oppressione e costruire una società socialista senza padroni né governi al loro servizio.

Commissione internazionale Unione di lotta per il Partito comunista (ULPC)

settembre 2023

LOTTA DI CLASSE NEGLI USA: SCIOPERO DEGLI OPERAI DELL’INDUSTRIA AUTOMOBILISTICA

Il 15 settembre è iniziato lo sciopero degli operai delle case automobilistiche Ford, General Motors, Stellantis

Gli operai dei tre maggiori gruppi statunitensi di produzione di auto, 40% del mercato USA, dopo la rottura delle trattative protrattesi da metà luglio sino a settembre senza un accordo soddisfacente, hanno deciso di iniziare lo sciopero generale, evento di importanza storica e politica nell’epoca della mistificazione della fine della classe operaia e della fine della contrapposizione sociale e di classe.
Gli operai statunitensi, tramite il sindacato, United Automobile Workers (UAW), che raggruppa oltre 400.000 lavoratori dei settori automobilistico, aerospaziale e macchinari agricoli, fanno interessanti richieste di aumenti salariali e riconoscimenti contrattuali, che dovrebbero interessare e far riflettere i nostri lavoratori e le loro rappresentanze sindacali.
Per primo chiedono un aumento salariale del 46%, per portare la retribuzione oraria dagli attuali 32 dollari a 47 dollari, la fine dei diversi livelli salariali a parità di mansioni, il ritorno di un adeguamento automatico dei salari al costo della vita (ricordiamo la scale mobile?), l’abbassamento dell’orario di lavoro dalle attuali 40 ore a 32 ore settimanali a parità di salario, il ripristino della pensione certa e di benefit definiti per i lavoratori assunti dopo il 2007, che ad oggi ricevono piani pensionistici legati all’andamento del mercato finanziario e bassi benefit in particolare per cure e salute, ricordando alle tre case produttrici la rinuncia ad aumenti e diritti fatta dai lavoratori negli anni di crisi, 2007-2009, i guadagni milionari degli amministratori e gli enormi profitti, oltre 160 miliardi di dollari, fatti dalle tre case produttrici negli ultimi 10 anni.
La classe operaia e lavoratrice si muove per riaprire il conflitto sociale sugli interessi contrapposti tra operai, proletari, lavoratori e padronato capitalistico e monopolistico.
Ricordiamo che a Hollywood prosegue lo sciopero degli sceneggiatori, successivamente affiancati dagli attori, che da maggio scorso chiedono anch’essi aumenti salariali e garanzie sul futuro lavorativo. 
In Europa abbiamo avuto un’importante stagione di lotte dalla primavera del 2022 ai primi mesi del 2023, determinate, spesso, dalla spinta unitaria delle masse lavoratrici, operaie e proletarie che hanno obbligato i vertici sindacali a riassumere un ruolo conflittuale,  Regno Unito, Spagna, Germania, Francia, Belgio, Grecia, per aumenti salariali, difesa dei diritti dei lavoratori, lotta contro la legge sulle pensioni in Francia, alcune vincenti con il raggiungimento di aumenti per l’adeguamento salariale, come in Spagna e Germania, altre con risultati apprezzabili, altre ancora perdenti come in Francia, che tuttavia rilancia la lotta su salario, diritti e pensioni, con il prossimo sciopero generale del 13 ottobre, tutte queste lotte hanno il merito di avere riacceso un conflitto sociale sopito da anni e di andare nella direzione di ridare una coscienza di classe al proletariato.
La domanda da farci in questa lieve ma significativa ripresa della lotta di classe in Europa e negli Stati Uniti, lotta non solo di difesa, vedi Francia, ma di attacco per miglioramenti salariali e dei diritti, i lavoratori italiani, che hanno subito in questi lunghi anni di soprusi padronali un arretramento enorme sui diritti contrattuali, sociali e salariali, che hanno supinamente accettato la perdita dell’adeguamento salariale all’inflazione, scala mobile, lo smantellamento di una giusta legge pensionistica con le leggi Dini, Amato, Fornero, che hanno visto distrutto lo Statuto dei Lavoratori e assunto il Jobs Act del “democratico” Renzi, che con l’inflazione oltre il 13% hanno perso e continuano a perdere il potere di acquisto del proprio salario, che con la presa per il culo del lavoro interinale percepiscono paghe da fame per giornate di lavoro che durano anche 10/12 ore, che per lo stesso tipo di lavoro e di fatica hanno una decina di contratti diversi e salari diversificati, cosa stanno aspettando per aprire una nuova fase conflittuale e di lotte? 
La presenza di sindacati collaborazionisti, la frammentazione sindacale, la burocratizzazione dei sindacati di base, non aiutano certo la spinta alla lotta e al conflitto.
Occorre che la classe in sé si unisca sui propri interessi che emergono con forza ogni giorno determinati dalle contraddizioni del modo di produzione capitalistico, sicurezza, salario, dignità, futuro.
In questo inizio di ripresa conflittuale si nota maggiormente l’assenza complessiva del movimento comunista internazionale e la mancanza nel bagaglio della classe lavoratrice del pensiero Marxista Leninista, mancanza che non consente di trasformare la lotta economicista in conflitto politico di classe per il cambiamento della Società
A noi comunisti il compito della solidarietà proletaria internazionale ai lavoratori e alle loro lotte e il compito della lotta alla frammentazione e frantumazione dei comunisti e dei lavoratori, per l’unità e la ricostruzione del Partito Comunista unico strumento della classe proletaria per il superamento della società capitalista.
Oggi possiamo riprendere con forza la frase del Manifesto del Partito Comunista scritto da Karl Marx e Friedrich Engels, nel 1848: I proletari non hanno nulla a perdere, all’infuori delle loro catene: essi hanno un mondo da guadagnare. Proletari di tutti i paesi unitevi!

a cura della Commissione Internazionale Unione di Lotta per il Partito comunista (ULPC)

https://unionedilottaperilpartitocomunista.org– unionedilottaperilpartitocomunista@tutanota.comsettembre 2023

Cile 1973: quando gli USA non accettano lo “smacco”

A 50 anni dal sanguinoso golpe in Cile

Sono passati 50 anni da quell’11 settembre quando un sanguinoso golpe rovesciò il governo cileno di Unità Popolare con a capo il presidente Allende. Gli Stati Uniti non accettarono la vittoria elettorale di Allende nel 1970, soprattutto considerando che fin dai primi anni ’60 la CIA aveva investito un’enorme quantità di risorse per finanziare i partiti legati all’oligarchia filoimperialista e utilizzato i migliori esperti della disinformazione per lanciare nel Paese una pesante campagna anticomunista. Uno smacco non accettabile e la risposta non fu certo casuale.
L’intelligence USA elaborò liste di persone da arrestare, di infrastrutture e personale da proteggere prioritariamente, di installazioni governative da occupare. L’ambasciata cilena a Washington fu messa sotto controllo dalla stessa équipe che poi Nixon utilizzò per spiare i propri avversari alle elezioni, fatto che gli costò la presidenza con il famoso scandalo Watergate. E poi ancora tanti dollari per finanziare campagne di diffamazione internazionali e per destabilizzare l’economia del paese.
Bill Colby, dirigente della CIA per le “Operazioni Speciali”, definì l’attività svolta in Cile “una prova di laboratorio che dimostrò l’efficacia dell’investimento finanziario nel discredito e rovesciamento di un governo”. Agli sgherri di Pinochet, diplomati alla tristemente famosa “Escuela de las Americas”, non restava che seguire le istruzioni e saziare la loro sete di sangue.
Migliaia di esecuzioni sommarie, soprattutto di giovani militanti politici ma anche di gente comune, decine di migliaia detenuti politici, di torturati, di desaparecidos, e un milione di esiliati sono le cifre – sebbene approssimative – che descrivono la rappresaglia che l’imperialismo USA riservò a questo popolo colpevole di aver creduto che si potesse conquistare il socialismo anche per vie pacifiche, nel quadro delle regole delle cosiddette democrazie borghesi.
Non era la prima volta che venivano usati questi metodi per rovesciare un governo progressista non sottomesso all’imperialismo: meno di 10 anni prima, il 1 ottobre 1965, in Indonesia i militari, capeggiati dal generale Suharto, destituiscono il presidente Sukarno protagonista dell’indipendenza del paese; la repressione è spietata e feroce: a seconda delle fonti storiche, tra trecentomila e un milione di persone vengono trucidate in un vero e proprio massacro che investe soprattutto comunisti (l’Indonesia aveva allora il terzo partito comunista più grande del mondo), sindacalisti, minoranze religiose, cittadini di origine cinesi e intellettuali. L’Indonesia, da protagonista delle lotte anticoloniali e poi anti-imperialiste, da artefice del movimento dei Paesi Non-Allineati (fondato proprio a Bandung nel 1955 in piena guerra fredda per costruire una via di sviluppo autonoma dagli USA e dall’URSS revisionista), diventa il nucleo fondamentale del fronte imperialista USA nel Sud-Est asiatico.
Oltre alla tragedia che colpì il popolo cileno, sotto il regime di Pinochet, il Cile divenne sede operativa di un’internazionale del terrore composta da fascisti di svariate nazionalità, oppositori della rivoluzione cubana e delinquenti comuni che, finanziata, diretta ed addestrata dalla CIA e dalla DINA (polizia segreta cilena), non solo colpì gli oppositori cileni in esilio in Europa, ma eseguì svariati attentati contro obiettivi stranieri, in particolare cubani. A questa ignobile compagnia, denominata in seguito “Operazione Condor”, si unirono tutti gli apparati repressivi delle più sanguinose dittature del continente latinoamericano.
In Italia, il golpe in Cile ha sicuramente contribuito alla presa di coscienza del volto più tetro e brutale dell’imperialismo da parte di una intera generazione, che ha sviluppato manifestazioni di condanna al regime fascista e di solidarietà al popolo cileno come non siamo più abituati a vedere oggi, anche di fronte a situazioni della stessa gravità.
Dall’altro lato ha messo in evidenza il cedimento su tutta la linea del PCI di Berlinguer. Dietro la tesi che “non si governa con il 51%” ci stava la resa incondizionata alla classe egemone. Da lì verranno il compromesso storico con la DC mafiosa e padronale, l’accettazione dell’ombrello protettivo della NATO, le politiche di austerità e sacrifici, paralizzando le lotte dei lavoratori (per “evitare di fare il gioco dei fascisti e dei terroristi”), disarmandoli politicamente, il sostegno alla legge Reale e alla licenza di uccidere per i tutori dell’ordine borghese.
La borghesia occidentale, al di là delle denunce di rito della evidente brutalità del regime, approfittò subito (insieme alle multinazionali) delle opportunità di investimento in un paese ricco di materie prime e in cui i lavoratori non avevano la minima possibilità di difesa. Le ambasciate di vari paesi europei divennero contemporaneamente teatro di operazioni di facciata per l’espatrio di perseguitati politici e ispiratori del flusso di capitali verso il paese.
Il golpe in Cile servì anche a imporre con la forza il modello sociale ed economico del neoliberismo che ebbe in quel paese la sua prima sperimentazione pratica in condizioni ideali (assenza totale di libertà di organizzazione, di opposizione, di agibilità sindacale ecc.): i Chicago Boys, un gruppo di economisti statunitensi ultraliberisti guidati da Milton Friedman, affiancarono Pinochet nell’implementazione di questo modello. L’intervento dello Stato nell’economia fu praticamente azzerato: furono privatizzate tutte le imprese, fu tagliata la sanità, l’istruzione, le pensioni; fu liberalizzato il mercato del lavoro attraverso l’abolizione di ogni tutela dei lavoratori. Tra le conseguenze, il crollo del 50% del potere d’acquisto dei salari, l’esplosione della disoccupazione, il raddoppio in pochi anni del numero delle persone sotto la soglia di povertà a fronte dell’arricchimento spropositato di pochi finanzieri e industriali. Il modello neoliberista fu poi ripreso, come risposta alla crisi capitalistica, dalla Thatcher negli anni ’80 in Gran Bretagna e poi negli stessi USA da Reagan per essere poi esteso progressivamente a tutto l’occidente, con le tragiche conseguenze per i lavoratori e le masse popolari che ormai conosciamo bene anche in Italia.
L’immagine di Allende in combattimento resta nell’immaginario collettivo trasformandolo in un eroe rivoluzionario. Per i comunisti restano i limiti emersi sulle scelte dei tre anni del governo Allende, in particolare non aver dato al popolo strumenti e armi per affrontare le orde fasciste e non aver saputo prevedere tanta ferocia, sottovalutando le reazioni dell’imperialismo.
Per i comunisti l’insegnamento, già evidente nel 1973, è quello che per difendere lo Stato socialista dalle inevitabili aggressioni esterne e da ogni tipo di oppressione, è necessario mantenere viva l’elaborazione teorica e l’attuazione della dittatura del proletariato. Oggi la nostra lotta deve essere perciò principalmente contro la frantumazione imperante, per l’unità e la ricostruzione dell’organizzazione comunista, indispensabile per sconfiggere quella deriva autoritaria che sta dilagando prepotentemente con governi a stampo fascista-nazista in Italia, in Europa e nel resto del mondo.

A cura della Commissione Internazionale di Unione di Lotta per il Partito Comunista (ULPC)

Settembre 2023

Nella sezione “poesie” due significative poesie di Pablo Neruda

Festa Circolo “Partigiani sempre”dal 7 agosto al 16 agosto

via E. Menini in Darsena, pineta di Levante di fronte allo Stadio dei Pini

Lunedì 7 ore 21.15
Proiezione docufilm “C’era una volta in Italia – Giacarta sta arrivando” con la presenza del regista. A cura del Comitato Sanità Pubblica Versilia Massa Carrara

Martedì 8 ore 21.45
Musica popolare con Manolo Strimpelli e la sua band “Nait Orkestra”

Mercoledì 9 ore 21.45
Musica Rockabilly con ‘I Micidiali’

Giovedì 10 ore 21.45
Cover di Rino Gaetano con ‘RadioKaos’

Venerdì 11 ore 17.30
Dibattito su “guerra Nato/Russia in Ucraina e guerre interimperialiste” a cura di ULPC
ore 21.45 “Alfredo Marasti&Cantautori Live”

Sabato 12 ore 21.15
Spettacolo teatrale con Elisabetta Salvatori

ore 22.15
Recital di storie partigiane con Moreno Ciandri banding
79° anniversario della strage di Sant’Anna di Stazzema

Domenica 13 ore 21.15
‘De Gregori, Dalla, Venditti’ con “Renoir”
ore 22.45 musica anni ‘60 con “Gb e Pops”

Lunedì 14 ore 17.30
Dibattito su “Lavoro, sicurezza e salute nei luoghi di lavoro”
5° anniversario del disastro del Ponte Morandi a Genova
ore 21.15
‘Moscato blues band’
ore 22.45 ‘Blues track band’

Martedì 15 ore 21.45
Musica rock con ‘Michele Biondi band”

Mercoledì 16 ore 21.45
Musica cubana con Felipe y su Son (salsa, bolero, rumba, latin jazz)

Giovedì 17 agosto
Musica popolare con Luca Bassanese e la sua band
a cura dell’Associazione dei familiari “Il Mondo che vorrei”

Venerdì 18 agosto ore 21.45
Spettacolo musicale in ricordo di Leo Boni

Ogni sera dalle ore 18.00 il bar – dalle ore 19.45 la cucina
Libreria – Stand di solidarietà – Mercatino dell’usato

agosto 2023