1921 – IL PARTITO CHE SERVE OGGI

Ricostruire una proposta comunista nell’Italia del XXI secolo

Oggi c’è bisogno dei comunisti. Nell’anniversario della fondazione del Partito Comunista d’Italia (PCd’I) rivendichiamo l’attualità di quello straordinario progetto.
In Italia serve un Partito comunista all’altezza dei tempi, in grado di costruire una opposizione di classe alle politiche reazionarie e antipopolari della destra di governo e di rappresentare un’alternativa politica alle false illusioni del centro-sinistra. Il Partito, insomma, che possa mettere al centro della politica i lavoratori, le lavoratrici e i loro bisogni contemporanei.
Un secolo fa, il PCd’I germogliò nel solco della rivoluzione d’Ottobre che, per la prima volta nella storia, condusse il proletariato al potere. L’internazionalismo proletario rappresentò il motore propulsivo per organizzare la lotta di classe contro la guerra, lo sfruttamento e la violenza capitalistica, per trasformare la società in senso socialista. Il mondo di oggi, l’escalation imperialista, la povertà e i diritti calpestati per milioni di proletari, confermano l’attualità di quell’idea.
Riallacciare il filo rosso con la storia, di cui ci consideriamo eredi, non è un esercizio nostalgico ma un orientamento concreto per perseguire il nostro obiettivo strategico: la ricostruzione di una forza comunista in Italia all’altezza dei tempi.
Esistono, oltre a noi, centinaia di militanti potenzialmente disponibili ad aprire, senza forzature ma con la determinazione necessaria, un processo di aggregazione per superare l’attuale irrilevanza e costruire il Partito di cui la classe operaia ha bisogno. Non servono “campi larghi” con il centro sinistra, né alchimie elettorali destinate al fallimento. Consapevoli che non esistono scorciatoie, abbiamo messo – e continueremo a farlo – le nostre forze a disposizione di questo processo.

MARTEDI’ 21 GENNAIO a LIVORNO, alle ore 15.30 al teatro San Marco, un presidio per rendere omaggio alla fondazione del Partito Comunista d’Italia.

SABATO 25 GENNAIO a BOLOGNA, alle ore 15.30 presso la “Casa di Quartiere Katia Bertasi” in via Fioravanti, l’iniziativa pubblica: il Partito che serve oggi per discutere della prospettiva dei comunisti e della ricostruzione comunista in Italia.

Fronte della Gioventù Comunista (FGC)
Fronte Comunista (FC)
Laboratorio Politico “Antonio Grasmci”
Unione di Lotta per il Partito Comunista (ULPC)

gennaio 2025

Che cos’è veramente la NATO?

Recentemente, in occasione del 75° anniversario il Presidente Mattarella ha ribadito l’importanza della NATO, definita pilastro della sicurezza democratica, e rivendicato l’orgoglio dell’Italia per la partecipazione nella fondazione di questo Trattato. Secondo il Presidente, partecipare alla Nato ha contribuito a trasformare l’Italia, permettendo al Paese di superare le ferite della Seconda Guerra Mondiale all’interno di un quadro di cooperazione internazionale che riflette i valori costituzionali italiani.
Un contributo che costa parecchio all’Italia costretta a sborsare 70 milioni al giorno per farne parte che diventeranno 100 milioni considerato che l’attuale governo ha ratificato la richiesta fatta dell’allora segretario NATO Stoltenberg ai precedenti governi Conte e Draghi di stabilire l’aumento del 2% del Pil, aumento ribadito dall’attuale segretario Rutte.
Come si presenta la NATO? Come organizzazione del Trattato del Nord Atlantico, una delle principali istituzioni internazionali che riunisce Stati per la cooperazione nel campo della sicurezza e della difesa, stabilendo accordi per la mutua assistenza come evidenziano l’art. 5 che impone l’intervento dei paesi Nato in risposta ad un attacco esterno e l’ art. 10 che stabilisce la possibilità di accrescere l’Alleanza invitandone all’adesione altri Stati europei per contribuire alla sicurezza della regione dell’Atlantico Settentrionale). 
Dal 1949 i membri sono stati: Francia, Gran Bretagna, Italia, Canada e Stati Uniti, mentre dal 1955 la Germania Occidentale (Paesi che, insieme al Giappone, oggi decidono le regole economiche del mondo attraverso il G7). La Nato include anche Stati più piccoli (Spagna, Portogallo, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo, Norvegia, Danimarca, Islanda, Grecia e la Turchia). Con l’entrata della Svezia di quest’anno i Paesi sono 32. Espansione che nella guerra USA-NATO nei Balcani che distrusse la Jugoslavia nel 1999 ha coinciso con l’entrata di Ungheria, Polonia, e Repubblica Ceca. Aumentando i suoi Stati membri, riallineando le sue forze la NATO diventa sempre più aggressiva. 
Tutti gli Stati NATO hanno in comune l’appartenenza al mondo imperialista in quanto le loro classi dirigenti controllano la maggior parte della ricchezza mondiale attraverso banche e finanziarie i cui capitali sono utilizzati per sfruttare lavoro e risorse in tutto il mondo. Che sono i meglio armati, in possesso di tecnologie all’avanguardia, controllano i mezzi di comunicazione di massa, fabbricano armi potenti e le vendono al mondo. Praticamente è una forza di intervento al servizio dei monopoli che sfruttano il lavoro e le risorse globali.
Quello su cui si tace è che alti ufficiali militari nazisti (si tratta di un elenco impressionante, alcuni esempi: Adolf Heusinger ex capo di Stato Maggiore di Hitler, nella lista dei criminali di guerra divenuto membro della presidenza del Comitato Militare Nato , Hans Speidel capo di Stato Maggiore hitleriano ed organizzatore dell’aggressione nazista contro la Francia divenuto generale comandante in capo delle forze di terra della Nato per l’Europa centrale etc. e che, tra le cose in comune, avevano anche la pubblicazione di libri sulle loro esperienze dalla parte nazista durante la seconda guerra mondiale), che, dopo essere stati catturati dal personale statunitense, hanno offerto i propri servizi militari ad una struttura in realtà nata per impedire le rivoluzioni comuniste e operaie nell’Europa occidentale devastata dalla guerra e per affrontare l’Unione Sovietica e i suoi alleati nell’Europa orientale. NATO è comunque uno strumento della politica imperialista statunitense, tant’è che la scelta del comandante spetta sempre al presidente degli Stati Uniti e il Generale in carica è sempre del Pentagono.
Si tace sul ruolo reazionario della Nato vedi nella pianificazione del colpo di Stato militare in Grecia nel 1967, nell’invio di navi da guerra in Portogallo nel 1975, nella partecipazione alla «strategia della tensione» del 1968-82 in Italia (attraverso Gladio ed i suoi legami con i movimenti neofascisti di destra quali ordine nuovo attraverso personaggi come Marcello Soffiati, membro del comando Nato di Verona).
Con pretesti come “combattere il terrorismo”, “garantire la sicurezza” e “controllare le armi di distruzione di massa”, NATO ha svolto un ruolo di primo piano nelle guerre in Afghanistan, Iraq, Siria e Libia, causando migliaia di vittime e milioni di rifugiati e immigrati. Come lo svolge nella guerra Ucraina-Russia e in aiuto al sionismo nell’aggressione a Palestina, Libano, Siria.
Mentre il mondo è soggiogato da questa sorta di polizia imperialista la presenza NATO cresce anche in Italia. Come se non bastassero le circa 120 Basi collocate su tutto il territorio, la sesta flotta statunitense (che è anche Base Nato) permanente nel Porto Gaeta, la scuola militare internazionale che forma al NATO defense college a Roma, il Comando delle forze navali e anfibie offerto dall’Italia alla Nato a Taranto, a Firenze – in un contesto con forte presenza civile ed abitativa – viene ampliata la Caserma Predieri per l’insediamento dell’International Division South della NATO.
A Pisa, dove Camp Darby è la base militare USA più grande in Italia (circa 2mila ettari del Parco di San Rossore, che fu campo di concentramento nella seconda guerra mondiale), sorgerà una nuova base militare. Un progetto lanciato dal governo Draghi e rilanciato dal governo Meloni, col benestare della Regione.
In entrambi i casi aumenteranno la militarizzazione della zona, le ripercussioni dirette – anche sulla salute – ed eventuali rischi per la sicurezza sulla popolazione che vive nelle zone interessate, anche se non è ancora chiaro a tutti i residenti e le proteste organizzate finora non hanno ancora la dovuta consistenza.
In Sardegna, in particolare nella zona di Quirra, l’opposizione alla presenza delle Basi militari NATO è pressoché costante anche perché con l’inquinamento prodotto c’è in gioco la salute dei sardi.
Ma, in generale, alla popolazione non è ancora chiaro che la NATO è un’alleanza aggressiva e che può coinvolgere l’Italia, in quanto membro effettivo, in una guerra di enormi proporzioni.

ULPC (commissione internazionale)

Rivoluzione d’Ottobre

7 novembre 2024: anniversario
della Rivoluzione d’Ottobre

Giovedì 7 novembre ore 18.00

al Circolo Utopia a Pisa via San Lorenzo, 38
(c/o la sede dei Cobas)

assemblea – dibattito su:

– attualità dei valori della Rivoluzione d’Ottobre

– guerre imperialiste di ieri e oggi, Brics e multilateralismo

O socialismo o barbarie!

Ore 20.00 buffet

Unione di Lotta per il Partito Comunista (ULPC)

https://unionedilotta.wordpress.com/

ulpc@autoproduzioni.net

Squadristi al servizio di padroni e mafiosi aggrediscono il picchetto operaio a Seano (PO)

Immigrati contro lo sfruttamento

Oggetto dell’aggressione attivisti e militanti del Sindacato Unione Democrazia Dignità (SUDD) Cobas. Sindacato che lotta per i diritti di lavoratrici e lavoratori, in diversi settori e comparti, principalmente attraverso la pratica dello sciopero. Scioperi e picchetti per combattere il sistema di sfruttamento nel ‘distretto cinese’ di Prato. Gli operai pakistani rivendicano la giornata lavorativa di 8 ore per 5 giorni (8×5); accordo concluso con alcune piccole aziende. La scorsa notte, il presidio di fronte all’azienda di confezioni “Lin Weidong” di Seano, è stato preso a colpi di spranghe di ferro da una squadraccia di 5 energumeni incappucciati e assoldati.
Dopo il pestaggio, hanno urlato: “la prossima volta vi spariamo”. 4 i feriti: due operai e due attivisti sindacali, curati in ospedale.
Appena saputo dell’assalto al picchetto, gli operai in turno di notte di altre aziende, intorno alle ore 04.30, hanno dato una prima risposta con una manifestazione nel centro di Prato.
La lotta è l’azione concreta contro lo sfruttamento e l’oppressione che costringe gli operai immigrati a condizioni di lavoro insostenibili e disumane come turni di 12 ore per 7 giorni!
Il Disegno di Legge (DdL) 1660, approvato il 18 settembre alla Camera, e prossimamente al Senato, aggraverà ancor di più l’agibilità sindacale e le lotte operaie e sociali.

Solidarietà di classe e sostegno militante!

L’unità è la nostra linea! La lotta è il nostro programma!

O socialismo o barbarie!!!

Il SUDD Cobas ha annunciato la manifestazione a Seano domenica 13 ottobre alle ore 17.30 in via Galilei, di fronte alla pelletteria “Lin Weidong”. Alla manifestazione sono invitati tutti/e.

10 ottobre 2024

Unione di Lotta per il Partito Comunista (ULPC)

https://unionedilotta.wordpress.com ulpc@autoproduzioni.net

PER l’unità della classe! PER la lotta di casse!

Contro il Disegno di Legge (DdL), n. 1660, sulla c.d. ‘Sicurezza’

Sempre più difficile e complicato è l’esercizio del diritto di sciopero: dai codici di autoregolamentazione alle leggi antisciopero (146/90 e 83/2000) alle misure sempre più restrittive dei governi e della Commissione di garanzia.
Lo sciopero, la forma di lotta del movimento operaio e sindacale, efficace e utile, per migliorare condizioni salariali, di lavoro, di salute e sicurezza.
Il DdL 1660, approvato alla Camera il 10 settembre, in attesa di approvazione al Senato, non ancora legiferato, è all’opera con il divieto della manifestazione nazionale del 5 ottobre a Roma contro il genocidio del governo israeliano e a sostegno della resistenza del popolo palestinese, oltre ad aver impedito iniziative pubbliche in varie città.
Con il DdL, il governo Meloni fa un salto di “qualità” attraverso un processo di restringimento degli spazi di agibilità politica, sindacale, sociale, e aggrava le pene su proteste e lotte in ogni ambito della società, stravolge le condizioni di lotta in ogni campo. Infatti, nelle mobilitazioni contro la guerra un blocco stradale per impedire un carico di armi sarà punito con la condanna da 6 mesi a 2 anni.
Il DdL ha l’obiettivo di: – sanzionare e incarcerare operai e lavoratori in sciopero, senza casa che occupano alloggi, giovani studenti e attivisti; – tutelare ancora di più poliziotti che manganellano manifestanti; – coprire gli agenti provocatori infiltrati dai servizi in organizzazioni sindacali e politiche da smantellare; – disporre dei detenuti alla mercé di carcerieri, stroncando ogni loro protesta.
Costituisce una tappa concreta verso una più vasta offensiva dello Stato contro i movimenti di lotta, gli organismi sociali, sindacali e politici, attraverso un’azione preventiva e di ostacolo a realtà ed esperienze di lotta, creando strumenti giuridici per stroncare sul nascere futuri, inevitabili, conflitti sociali. La tendenza alla guerra sul fronte esterno richiede un contesto pacificato sul fronte interno.

È un passaggio significativo del programma reazionario e autoritario del governo ed è funzionale all’economia di guerra, alla corsa al riarmo e alla guerra globale. È scritto su dettatura dei comandi militari italiani, europei, Nato, Usa, e in linea con un ulteriore restringimento delle libertà negli Stati dei paesi c.d. avanzati. In Italia lo firmano i ministri Piantedosi, Crosetto, Nordio.
Fondamentale è la difesa degli spazi di agibilità come le stesse pratiche di autonomia e autorganizzazione di classe, l’attività e la partecipazione a lotte e mobilitazioni di attivisti, militanti, lavoratori/trici, sindacati di base e realtà di movimento. L’opposizione di classe necessita di un fronte ampio, cosciente e organizzato, capace di rompere steccati e divisioni tra forze politiche, sindacali e sociali.

La solidarietà e unità rappresentano la forza!

La lotta e l’organizzazione fanno la differenza!

Unione di Lotta per il Partito Comunista (ULPC)

https://unionedilotta.wordpress.com/ ulpc@autoproduzioni.net

04 ottobre 2024

31 AGOSTO A BRANDIZZO AD UN ANNO DALLA STRAGE

Brandizzo, con i 5 operai morti, mostra come lavoratori e lavoratrici siano carne da macello, da sacrificare per il profitto.
L’unità fa la forza – La lotta fa la differenza
L’UNITÀ FA LA FORZA: la frantumazione, le continue divisioni sono il primo ostacolo all’unità e alla forza da sviluppare e accrescere; rendono la repressione invincibile, sia quella dispiegata, sia quella mirata verso le avanguardie; spingono lavoratori e lavoratrici a delegare ad altri i propri interessi di classe.
Brandizzo non riguarda solo i ferrovieri, anche se sono i manutentori, i macchinisti e i capitreno, autoconvocati e autorganizzati nelle Assemblee nazionali, ad aver dato slancio e impulso alla lotta per le proprie condizioni di lavoro e la sicurezza del trasporto; non riguarda solo appalti e subappalti, anche se ogni appalto è una Brandizzo… potenziale.
Brandizzo è una delle numerose stragi annunciate, previste e prevedibili, che la classe padronale può segnare sul suo calendario: le conosce prima, le lascia accadere e le aspetta perché è in grado (lo è stata fino ad ora) di ricavarne non solo vantaggi economici, grandissime occasioni di lucro, ma pure vantaggi per il suo potere e per la sua supremazia.

LA LOTTA FA LA DIFFERENZA: è tempo che la difesa delle condizioni di vita e di lavoro, la lotta contro le morti sul e da lavoro, le stragi da profitto, siano assunte nuovamente e pienamente come patrimonio di lotta dell’intero movimento operaio e sindacale. Chi ha intrapreso questa strada può essere di aiuto, infondendo determinazione, convinzione e prospettiva, a coloro che, per le più svariate ragioni, tentennano nel percorrerla.
Non lasciamo che questa strage operaia appartenga a chi, ogni giorno, sfrutta, opprime, uccide!
Aderiamo all’appello delle Assemblee nazionali dei ferrovieri e dei sindacati di base e partecipiamo al presìdio il 31 agosto alle ore 11.00 di fronte alla stazione di Brandizzo (To) per una scelta di classe giusta, sentita e praticabile.
23 agosto 2024

Coordinamento 12 Ottobre
– Familiari della strage ferroviaria di Viareggio e del crollo della Torre Piloti nel porto di Genova – Coordinamento Lavoratori/trici Autoconvocati/e (CLA) – Assemblea 29 giugno – Sol Cobas – Cobas Lavoro Privato – Attivisti, delegati, Rls di sindacati di base, del Coordinamento Macchinisti Cargo (CMC), dell’area alternativa/opposizione “Radici del sindacato”, oltre a Cub-Trasporti e SGB, già promotori del presìdio.

DAL FIUME AL MARE PALESTINA LIBERA

Da oltre un mese ormai gli studenti universitari lottano in solidarietà alla Resistenza del Popolo Palestinese e nel nostro paese sono più di 20 gli atenei in subbuglio. Lo stesso avviene in tanti paesi europei e negli USA. La repressione è brutale: sgomberi, cariche, manganellate, denunce, e circa 2000 arresti nei campus statunitensi.
Questa mobilitazione è molto importante e manifesta due posizioni contrapposte:

– Da un lato vediamo la sensibilità, l’umanità, la solidarietà, la mobilitazione a favore di un popolo che si difende che soffre che subisce un vero e proprio genocidio e che lotta per scacciare l’invasore dalla propria terra: l’entità sionista (israele) e il suo esercito (idf). La lotta contro i soprusi, contro l’oppressore è nel DNA dei giovani, la rivolta, la ribellione contro le ingiustizie per i giovani è una cosa naturale, ce l’hanno dentro;
– Dall’altro abbiamo l’imperialismo sionista e yankee che mostra tutta la sua barbarie contro un popolo che da più di 100 anni lotta per l’indipendenza e l’autonomia territoriale.
Multinazionali che per aumentare i profitti con la produzione delle armi, non si fermano davanti a niente:
35.000 morti, 13.000 dispersi, fosse comuni, di cui due terzi donne e bambini e non scordiamoci i prigionieri che hanno superato la cifra di 30.000, molti dei quali giovanissimi e donne. E non sono da meno gli altri paesi europei, complici di questa mattanza, con la continua solidarietà ai massacratori e con la vendita di armi all’entità sionista, con la repressione attuata dai governi reazionari, come il nostro, contro questi giovani studenti solidali e contro tutti coloro che si mobilitano in sostegno al popolo palestinese.
Questa non è una mobilitazione contro gli ebrei, non è una lotta antisemita, non può esserlo perché il popolo palestinese è un popolo semita. Inoltre di questa lotta, specialmente nei campus negli USA, ne fanno parte giovani di tutte le posizioni politiche, religiose, compresi tanti giovani ebrei.
Per questi studenti lottare non è una semplice protesta ma i rischi che corrono sono tanti, oltre alla repressione con botte, denunce e arresti, rischiano l’anno accademico e, alle volte, anche l’espulsione dagli atenei, una lotta che coinvolge anche i loro familiari.
Con queste proteste universitarie la mobilitazione in sostegno al popolo palestinese e alla Resistenza si ampia e diventa giorno dopo giorno sempre più popolare. Oltre ai giovani universitari abbiamo visto in questi giorni di manifestazioni per il 25 Aprile partecipazioni popolari e giovanili tantissima solidarietà con i palestinesi, la loro lotta di liberazione, contro il sionismo, contro il Genocidio e la pulizia etnica.
Noi come comunisti sosteniamo questa lotta, sosteniamo questa ventata di ribellione.
I giovani sono il nostro futuro e mettono a disposizione di tutto il movimento di lotta la loro intelligenza e la loro voglia di mobilitazione contro lo sfruttamento, contro le ingiustizie per un mondo migliore dove tutte e tutti possano soddisfare i loro bisogni necessari per una vita decente.

CONTRO IL GENOCIDIO CON LA LOTTA DI LIBERAZIONE DEL POPOLO PALESTINESE

Unione di Lotta per il Partito Comunista (ULPC)

maggio 2024