Categoria: Prima Pagina
PER l’unità della classe! PER la lotta di casse!
Contro il Disegno di Legge (DdL), n. 1660, sulla c.d. ‘Sicurezza’
Sempre più difficile e complicato è l’esercizio del diritto di sciopero: dai codici di autoregolamentazione alle leggi antisciopero (146/90 e 83/2000) alle misure sempre più restrittive dei governi e della Commissione di garanzia.
Lo sciopero, la forma di lotta del movimento operaio e sindacale, efficace e utile, per migliorare condizioni salariali, di lavoro, di salute e sicurezza.
Il DdL 1660, approvato alla Camera il 10 settembre, in attesa di approvazione al Senato, non ancora legiferato, è all’opera con il divieto della manifestazione nazionale del 5 ottobre a Roma contro il genocidio del governo israeliano e a sostegno della resistenza del popolo palestinese, oltre ad aver impedito iniziative pubbliche in varie città.
Con il DdL, il governo Meloni fa un salto di “qualità” attraverso un processo di restringimento degli spazi di agibilità politica, sindacale, sociale, e aggrava le pene su proteste e lotte in ogni ambito della società, stravolge le condizioni di lotta in ogni campo. Infatti, nelle mobilitazioni contro la guerra un blocco stradale per impedire un carico di armi sarà punito con la condanna da 6 mesi a 2 anni.
Il DdL ha l’obiettivo di: – sanzionare e incarcerare operai e lavoratori in sciopero, senza casa che occupano alloggi, giovani studenti e attivisti; – tutelare ancora di più poliziotti che manganellano manifestanti; – coprire gli agenti provocatori infiltrati dai servizi in organizzazioni sindacali e politiche da smantellare; – disporre dei detenuti alla mercé di carcerieri, stroncando ogni loro protesta.
Costituisce una tappa concreta verso una più vasta offensiva dello Stato contro i movimenti di lotta, gli organismi sociali, sindacali e politici, attraverso un’azione preventiva e di ostacolo a realtà ed esperienze di lotta, creando strumenti giuridici per stroncare sul nascere futuri, inevitabili, conflitti sociali. La tendenza alla guerra sul fronte esterno richiede un contesto pacificato sul fronte interno.
È un passaggio significativo del programma reazionario e autoritario del governo ed è funzionale all’economia di guerra, alla corsa al riarmo e alla guerra globale. È scritto su dettatura dei comandi militari italiani, europei, Nato, Usa, e in linea con un ulteriore restringimento delle libertà negli Stati dei paesi c.d. avanzati. In Italia lo firmano i ministri Piantedosi, Crosetto, Nordio.
Fondamentale è la difesa degli spazi di agibilità come le stesse pratiche di autonomia e autorganizzazione di classe, l’attività e la partecipazione a lotte e mobilitazioni di attivisti, militanti, lavoratori/trici, sindacati di base e realtà di movimento. L’opposizione di classe necessita di un fronte ampio, cosciente e organizzato, capace di rompere steccati e divisioni tra forze politiche, sindacali e sociali.
La solidarietà e unità rappresentano la forza!
La lotta e l’organizzazione fanno la differenza!
Unione di Lotta per il Partito Comunista (ULPC)
https://unionedilotta.wordpress.com/ ulpc@autoproduzioni.net
04 ottobre 2024
Dopo il presidio di Brandizzo, iniziativa a Torino

31 AGOSTO A BRANDIZZO AD UN ANNO DALLA STRAGE
Brandizzo, con i 5 operai morti, mostra come lavoratori e lavoratrici siano carne da macello, da sacrificare per il profitto.
L’unità fa la forza – La lotta fa la differenza
L’UNITÀ FA LA FORZA: la frantumazione, le continue divisioni sono il primo ostacolo all’unità e alla forza da sviluppare e accrescere; rendono la repressione invincibile, sia quella dispiegata, sia quella mirata verso le avanguardie; spingono lavoratori e lavoratrici a delegare ad altri i propri interessi di classe.
Brandizzo non riguarda solo i ferrovieri, anche se sono i manutentori, i macchinisti e i capitreno, autoconvocati e autorganizzati nelle Assemblee nazionali, ad aver dato slancio e impulso alla lotta per le proprie condizioni di lavoro e la sicurezza del trasporto; non riguarda solo appalti e subappalti, anche se ogni appalto è una Brandizzo… potenziale.
Brandizzo è una delle numerose stragi annunciate, previste e prevedibili, che la classe padronale può segnare sul suo calendario: le conosce prima, le lascia accadere e le aspetta perché è in grado (lo è stata fino ad ora) di ricavarne non solo vantaggi economici, grandissime occasioni di lucro, ma pure vantaggi per il suo potere e per la sua supremazia.
LA LOTTA FA LA DIFFERENZA: è tempo che la difesa delle condizioni di vita e di lavoro, la lotta contro le morti sul e da lavoro, le stragi da profitto, siano assunte nuovamente e pienamente come patrimonio di lotta dell’intero movimento operaio e sindacale. Chi ha intrapreso questa strada può essere di aiuto, infondendo determinazione, convinzione e prospettiva, a coloro che, per le più svariate ragioni, tentennano nel percorrerla.
Non lasciamo che questa strage operaia appartenga a chi, ogni giorno, sfrutta, opprime, uccide!
Aderiamo all’appello delle Assemblee nazionali dei ferrovieri e dei sindacati di base e partecipiamo al presìdio il 31 agosto alle ore 11.00 di fronte alla stazione di Brandizzo (To) per una scelta di classe giusta, sentita e praticabile.
23 agosto 2024
Coordinamento 12 Ottobre
– Familiari della strage ferroviaria di Viareggio e del crollo della Torre Piloti nel porto di Genova – Coordinamento Lavoratori/trici Autoconvocati/e (CLA) – Assemblea 29 giugno – Sol Cobas – Cobas Lavoro Privato – Attivisti, delegati, Rls di sindacati di base, del Coordinamento Macchinisti Cargo (CMC), dell’area alternativa/opposizione “Radici del sindacato”, oltre a Cub-Trasporti e SGB, già promotori del presìdio.

Giugno 8/9
DAL FIUME AL MARE PALESTINA LIBERA

Da oltre un mese ormai gli studenti universitari lottano in solidarietà alla Resistenza del Popolo Palestinese e nel nostro paese sono più di 20 gli atenei in subbuglio. Lo stesso avviene in tanti paesi europei e negli USA. La repressione è brutale: sgomberi, cariche, manganellate, denunce, e circa 2000 arresti nei campus statunitensi.
Questa mobilitazione è molto importante e manifesta due posizioni contrapposte:
– Da un lato vediamo la sensibilità, l’umanità, la solidarietà, la mobilitazione a favore di un popolo che si difende che soffre che subisce un vero e proprio genocidio e che lotta per scacciare l’invasore dalla propria terra: l’entità sionista (israele) e il suo esercito (idf). La lotta contro i soprusi, contro l’oppressore è nel DNA dei giovani, la rivolta, la ribellione contro le ingiustizie per i giovani è una cosa naturale, ce l’hanno dentro;
– Dall’altro abbiamo l’imperialismo sionista e yankee che mostra tutta la sua barbarie contro un popolo che da più di 100 anni lotta per l’indipendenza e l’autonomia territoriale.
Multinazionali che per aumentare i profitti con la produzione delle armi, non si fermano davanti a niente:
35.000 morti, 13.000 dispersi, fosse comuni, di cui due terzi donne e bambini e non scordiamoci i prigionieri che hanno superato la cifra di 30.000, molti dei quali giovanissimi e donne. E non sono da meno gli altri paesi europei, complici di questa mattanza, con la continua solidarietà ai massacratori e con la vendita di armi all’entità sionista, con la repressione attuata dai governi reazionari, come il nostro, contro questi giovani studenti solidali e contro tutti coloro che si mobilitano in sostegno al popolo palestinese.
Questa non è una mobilitazione contro gli ebrei, non è una lotta antisemita, non può esserlo perché il popolo palestinese è un popolo semita. Inoltre di questa lotta, specialmente nei campus negli USA, ne fanno parte giovani di tutte le posizioni politiche, religiose, compresi tanti giovani ebrei.
Per questi studenti lottare non è una semplice protesta ma i rischi che corrono sono tanti, oltre alla repressione con botte, denunce e arresti, rischiano l’anno accademico e, alle volte, anche l’espulsione dagli atenei, una lotta che coinvolge anche i loro familiari.
Con queste proteste universitarie la mobilitazione in sostegno al popolo palestinese e alla Resistenza si ampia e diventa giorno dopo giorno sempre più popolare. Oltre ai giovani universitari abbiamo visto in questi giorni di manifestazioni per il 25 Aprile partecipazioni popolari e giovanili tantissima solidarietà con i palestinesi, la loro lotta di liberazione, contro il sionismo, contro il Genocidio e la pulizia etnica.
Noi come comunisti sosteniamo questa lotta, sosteniamo questa ventata di ribellione.
I giovani sono il nostro futuro e mettono a disposizione di tutto il movimento di lotta la loro intelligenza e la loro voglia di mobilitazione contro lo sfruttamento, contro le ingiustizie per un mondo migliore dove tutte e tutti possano soddisfare i loro bisogni necessari per una vita decente.
CONTRO IL GENOCIDIO CON LA LOTTA DI LIBERAZIONE DEL POPOLO PALESTINESE
Unione di Lotta per il Partito Comunista (ULPC)
maggio 2024
CONTRO la guerra, PER la lotta, l’organizzazione, l’unità della classe

1° Maggio – Giornata Internazionale dei lavoratori e delle lavoratrici
Al Congresso Internazionale di Parigi (1889) il 1° Maggio diventò Festa Internazionale dei Lavoratori
Anche il 1° Maggio di quest’anno è in corso la guerra in Ucraina, una guerra che produce sangue e distruzione: il prezzo dell’“economia di guerra” ricade sulle spalle e sulla pelle di lavoratori, lavoratrici e masse popolari, con aumenti vertiginosi dei beni di prima necessità, col carovita, licenziamenti, salari bloccati, sfruttamento e condizioni di lavoro insostenibili. Quest’anno, il genocidio del popolo palestinese da parte del governo sionista israeliano. Un massacro contro un popolo che rivendica emancipazione, autodeterminazione, il proprio Stato palestinese. Il sangue scorre anche nei luoghi di lavoro: oltre 3 morti al giorno e migliaia di vittime da nocività e da amianto ogni anno. Nelle ultime settimane vi sono state stragi operaie: sui binari a Brandizzo (To), all’Esselunga di Firenze, alla centrale di Suviana (Bo). Oltre a sicurezza e salute, altre questioni sono vitali: la povertà, la disoccupazione, la precarietà, la sanità, fino alle morti da inquinamento e a causa dei disastri ambientali.
Oggi non vi è una lotta generale in risposta alla gravità della situazione; c’è una tendenza generale alla lotta PER il lavoro, il salario, condizioni di lavoro sostenibili, sicurezza e salute, contro disoccupazione e precarietà, PER sanità e ambiente, pensioni, scuola, trasporti, casa, servizi sociali…
Gli scioperi di questi mesi nel settore ferroviario, nella logistica, nelle cooperative, nei trasporti in generale, mostrano la voglia di organizzazione e di lotta. L’autorganizzazione e l’autoconvocazione sono elementi che la classe lavoratrice promuove in questa fase. Voglia di protagonismo per non delegare a chi è responsabile, complice e/o collaborazionista, del regime padronale e di Stato. Di fronte alle lotte e alle iniziative vi è la repressione contro chi non abbassa la testa; una repressione che aggredisce con licenziamenti, sospensioni, rappresaglie, azioni intimidatorie e denigratorie contro il sindacalismo conflittuale e chi si oppone alla guerra, all’invio di armi, alle basi militari Usa-Nato.
Le emergenze sulla sanità, sul lavoro, sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e sul territorio, hanno favorito una sperimentazione di restrizione delle libertà e di controllo sociale con dispositivi giuridici, strutture organizzative, risorse politico-militari, centri di propaganda, di uno Stato sempre più militaresco e autoritario. Un capitalismo in crisi ha bisogno di imporre condizioni di sfruttamento e oppressione intollerabili, per mantenere profitti e potere.
Il compito dei comunisti è la lotta contro l’imperialismo in casa nostra, contro la frantumazione, la divisione mirata e dispiegata nella classe dai governi e da uno Stato antioperaio, antipopolare e guerrafondaio. In ogni ambito, politico, sindacale, sociale, necessitano: – la lotta per l’unità e l’azione comune, – la mobilitazione per unire le avanguardie di classe, – l’accumulazione di forze nella lotta per ricostruire l’organizzazione politica, indispensabile alla classe operaia.
Unione di Lotta per il Partito Comunista (ULPC)
1° Maggio 2024
“Giornata di Solidarietà Globale con le Donne di Gaza”
8 Marzo: dalla Federazione Palestinese dei Comitati d’Azione delle Donne

Quest’anno, nella Giornata Internazionale della Donna, la Giornata di Solidarietà Globale con le donne di Gaza, ci inchiniamo in segno di riverenza e onore alle orgogliose donne di Gaza, alle anime di oltre 15.000 donne martiri, alle migliaia ancora sotto le macerie, alle decine di migliaia di ferite e alle centinaia di donne detenute dal destino sconosciuto.
Ci inchiniamo in segno di apprezzamento e rispetto alle madri, alle mogli, alle nonne, alle giovani donne e alle ragazze, alle giornaliste e alle infermiere, alle coraggiose ed eroiche donne di Gaza che hanno mostrato le più grandi e magnifiche forme di fermezza, di orgoglio e di capacità di affrontare le più dure e difficili condizioni di vita e umanitarie, armate della volontà di aggrapparsi al diritto alla vita e al diritto di rimanere nell’amata terra di Gaza, di fronte all’orribile guerra genocida di cui la storia umana è stata testimone per mano del governo di occupazione e dell’esercito del nuovo nazismo, sostenuti e partecipati dagli Stati coloniali occidentali, guidati dall’amministrazione statunitense che sta dietro le tragedie dei popoli del mondo.
La Giornata Internazionale della Donna di quest’anno arriva mentre i popoli liberi del mondo alzano la voce nelle strade e nelle piazze di tutto il globo, dicendo “Stop al genocidio a Gaza… e libertà per la Palestina”, mentre si allarga la diffusione delle orribili immagini dei massacri compiuti dall’esercito di occupazione nazista sulle piattaforme dei social media, immagini di bambini, donne, distruzione e trasferimenti forzati, immagini della distruzione di istituzioni sanitarie, cisterne d’acqua, panetterie, centri di accoglienza, scuole, università, complessi residenziali e ogni cosa essenziale per la vita, e chiedono che “israele” venga perseguito per questi crimini di guerra.
Quest’anno arriva la Giornata Internazionale della Donna mentre il mondo è più consapevole che la causa del popolo palestinese è una causa di liberazione nazionale da un’occupazione coloniale, di insediamento e razzista, la più lunga che la storia conosca, e che la storia della lotta contro il progetto coloniale sionista dura da più di 75 anni, e che il popolo palestinese ha il diritto di resistere all’occupazione, un diritto garantito dalle convenzioni internazionali, e che l’occupante non ha diritto all’autodifesa, come propagandato dall’amministrazione americana e dai governi coloniali occidentali, per giustificare la loro brutale aggressione e la loro partecipazione alla guerra genocida contro il nostro popolo nella Striscia di Gaza.
Noi della Federazione dei Comitati d’Azione delle Donne, mentre siamo orgogliose della grande partecipazione delle donne di tutto il mondo e delle donne arabe alle continue manifestazioni di massa e ai movimenti che chiedono l’immediato cessate il fuoco, il boicottaggio di “Israele” e la sua responsabilità per i crimini di guerra che commette, le invitiamo a continuare e intensificare il loro attivismo per fare pressione sui loro parlamenti e sui loro governi, soprattutto i governi arabi, che hanno una leva non ancora utilizzata, dalle risorse energetiche e i disgraziati accordi di pace e normalizzazione con il nemico, per fare pressione su di esso e sui suoi interessi, per impedire il genocidio a Rafah, e per consentire l’ingresso di cibo e aiuti medici per proteggere le vite e prevenire la morte per fame e per mancanza di servizi medici.
Noi, nell’Unione dei Comitati d’Azione delle Donne Palestinesi, dalla nostra posizione nel movimento delle donne, l’Unione Generale delle Donne Palestinesi, derivante dal ruolo storico nazionale del movimento delle donne palestinesi, facciamo appello alle donne palestinesi in patria e nella diaspora, ai sindacati, quadri, associazioni, centri femminili e indipendenti, a massimizzare la loro partecipazione ai movimenti nazionali di condanna dell’aggressione e alle campagne di boicottaggio di “israele” e dei suoi partner nell’aggressione, a sostenere il nostro grande popolo e la sua eroica resistenza a Gaza, in Cisgiordania, e Al-Quds [Gerusalemme], mentre le invitiamo a unificare i loro sforzi e ad alzare la voce per chiedere la fine della divisione e il ripristino dell’unità nazionale, sotto la bandiera dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, unico rappresentante legittimo del nostro popolo, e a sviluppare gli accordi di Mosca, a prevenire vari scenari pericolosi che prendono di mira il nostro diritto di lottare e resistere all’occupazione, che separano Gaza dalla Cisgiordania e colpiscono la rappresentanza palestinese unificata, per promuovere la liquidazione del progetto sionista per la nostra causa palestinese e i nostri diritti nazionali.
Viva la lotta e la fermezza delle coraggiose donne della Palestina
Gloria ed eternità alle nostre donne martiri e ai martiri del nostro popolo
Libertà per i prigionieri donne e uomini
Guarigione per i feriti
Gloria alla Resistenza
8 marzo 2024
A FIANCO DELLA RESISTENZA DEL POPOLO PALESTINESE
Contro l’aggressione e il genocidio dell’imperialismo e del sionismo

Dopo 130 giorni dal 7 ottobre continua, attraverso i bombardamenti dell’esercito sionista, il massacro del popolo palestinese, ormai sono più di 30.000 i morti di cui un terzo sono bambini, e più di 100.000 feriti.
L’obiettivo dei sionisti dopo 100 anni di occupazione è sempre lo stesso: impossessarsi della terra palestinese e delle sue risorse, anche con il continuo avanzamento dei coloni. Essi oggi mirano e/o sperano, attraverso i bombardamenti a Nord, ad Est e ad ovest di Rafah, di spingere 1.500.000 di palestinesi verso l’Egitto, una nuova Nakbah, una nuova espulsione di palestinesi come e peggio del ’48, “ripulendo” la striscia Gaza dalla presenza indigena e impossessandosi del mare.
Comunque vadano le cose nei prossimi mesi, il 7 ottobre è stata una sonora sconfitta militare per l’imperialismo occidentale, in primis gli USA, e la loro avanguardia in Medio Oriente: l’entità sionista!
Dopo il brutto colpo incassato, il governo israeliano, in combutta con l’esercito statunitense, sostenuto dai servizi segreti – dalla CIA al Mossad – e da tutti i paesi imperialisti occidentali, si era posto tre obiettivi:
- la liberazione degli ostaggi;
- l’eliminazione della Resistenza armata;
- la pulizia etnica di Gaza attraverso l’espulsione e/o la deportazione dei suoi abitanti.
Dopo più di 4 mesi questi obiettivi sono miseramente falliti. Dopo il 7 ottobre, durante i vari attacchi di terra che l’esercito sionista ha tentato in questi mesi, i vari reparti militari hanno subito numerose perdite in termini di uomini morti e feriti, di carri armati, cannoni, ruspe, camion e camionette militari distrutti dalla Resistenza. L’unica cosa che riescono a fare è bombardare, distruggere tutto, compreso ospedali, scuole, asili e uccidere i civili, facendoli scomparire o incarcerando ragazze e ragazzi, nel tentativo di rendere Gaza invivibile per costringere i palestinesi ad andarsene “spontaneamente”.
Oggi i fronti militari sono aumentati: dal Libano lanciano continuamente missili verso obiettivi militari e paesi occupati dai coloni sionisti, le basi statunitensi in Siria e in Iraq subiscono incessantemente gli attacchi di droni dell’esercito siriano e della Resistenza irachena. È molto probabile che nei prossimi mesi gli USA dovranno abbandonare le basi militari illegali in Siria e Iraq, d’altro canto gli Houthi attaccano continuamente, dallo Yemen, le navi mercantili destinate ai porti israeliani.
In questa situazione, nonostante i foraggiamenti dell’imperialismo yankee, l’economia dell’entità sionista sta subendo una pesante crisi: decine di migliaia di sfollati, niente turismo, crollo della produzione industriale, aumento delle spese militari, ecc. Ma anche l’imperialismo occidentale, economicamente, non sta molto meglio, anche a causa del fallimento economico e militare in Ucraina.
La situazione è complessa: la creazione di uno Stato palestinese potrebbe essere una delle soluzioni per uscire da questa crisi, per l’imperialismo, ovviamente alle sue condizioni, ossia uno Stato palestinese controllato e dipendente da esso e dall’entità sionista. L’ipotesi che di nuovo aleggia di due popoli, due Stati non è percorribile perché la dottrina nazisionista-colonialista non contempla la convivenza.
Il contributo dei comunisti alla lotta di liberazione della Palestina è costituito dalla lotta contro l’imperialismo del nostro paese, quello UE e quello USA con le sue basi militari nel nostro paese. Contro il sionismo che si è insediato in tutte le istituzioni italiane e contro i media sensazionalisti che trasformano la vittima in carnefice per influenzare l’opinione pubblica e distorcere la realtà (utilizzando persino trasmissioni RAI come il Festival di Sanremo e Domenica In) e contro coloro che bollano come terrorismo l’eroica lotta dei partigiani palestinesi indebolendo la Resistenza.
Per questo sosteniamo lo sciopero generale indetto per venerdì 23 febbraio dal sindacalismo di base e partecipiamo alla manifestazione nazionale di sabato 24 febbraio a Milano, piazzale Loreto, ore 14:30, rispondendo all’appello dei sindacati palestinesi e dei palestinesi in Italia, per fermare il genocidio a Gaza.
CON LA RESISTENZA PALESTINESE FINO ALLA VITTORIA
Unione di lotta per il Partito Comunista (ULPC)
unionedilottaperilpartitocomunista@tutanota.com
Febbraio 2024
10 febbraio: “giorno del ricordo” all’insegna del NON ricordo per dimenticare la storia e la verità

Il 10 febbraio è la data del Trattato di Pace di Parigi del 1947, non non vi è alcun nesso con le Foibe che, invece, rappresentano la campagna che reazionari e revisionisti conducono sistematicamente contro la Resistenza 1943-45, l’antifascismo e il movimento comunista, strumentalizzando l’argomento foibe, attraverso questo ‘giorno del ricordo’, istituito il 30 marzo 2004 con la legge n. 92.
In questo quadro, per quanto attiene alla transizione reazionaria, la giornata svolge un ruolo specifico, interno a un processo più generale. È giornata al servizio della riabilitazione del ventennio fascista, del revisionismo storico, e soprattutto di una transizione in atto ai più alti livelli di reazione, controrivoluzione, oppressione e rapina dei popoli oppressi e delle classi sfruttate. Una giornata di fomentazione e attualizzazione di sciovinismo e xenofobia, di nazionalismo e imperialismo.
Affrontare la questione foibe significa fare riferimento a un contesto in cui la lotta antifascista era stata in grado, non solo di resistere vittoriosamente all’offensiva nazifascista, ma di avanzare sulla strada per il socialismo. Tutto questo allora, tra limiti e contraddizioni, era stato possibile perché la Rivoluzione d’Ottobre aveva generato la prima grande esperienza di costruzione del socialismo e aveva favorito la nascita di Partiti comunisti in numerosi paesi.
Così il “giorno del ricordo” è diventato di fatto una ricorrenza in cui vengono riabilitati criminali di guerra, fascisti, collaborazionisti, perché italiani che hanno trovato la morte per ‘mano jugoslava’.
È fondamentale ed essenziale fare chiarezza su quanto avvenne realmente sul confine nord orientale tra il 1941 e il 1943 (aggressione dell’Italia fascista alla Jugoslavia), attraverso la dominazione fascista del territorio dal 1920, fino alla 2^ guerra mondiale.
La storiografia ufficiale italiana ignora volutamente le violenze e le distruzioni causate dalla politica colonialista-imperialista dell’Italia in Jugoslavia e nell’Africa nord orientale, per perpetuare l luogo comune di “italiani brava gente”.
Le realtà comuniste hanno il compito di continuare e sviluppare un lavoro cosciente, collettivo, organizzato, con un forte spirito unitario, un’attività didenuncia e controinformazione, di formazione e orientamento,una mobilitazione contro il revisionismo storicoper ristabilire la verità. Le classi reazionarie e decadenti temono la verità perché è loro nemica. È necessario denunciare e chiarire come la campagna scatenata attorno alle Foibe dalle forze reazionarie, conservatrici, liberali e sedicenti democratiche, sia oggi, e sia stata in questi anni, utilizzata e strumentalizzata a finiesclusivamentepolitici e propagandistici, falsificando la storia e negando la verità: un’operazione che ha favorito e permesso, moltiplicandosi nel tempo fino ad oggi, concezioni e misure di ogni tipo, in funzione anticomunista.
Difendere la nostra memoria storica e le radici del nostro futuro!
Unione di Lotta per il Partito Comunista (ULPC)
10 febbraio 2024
Per approfondire l’argomento fuori dalla mistificazione della borghesia e dei suoi servi e dei mass media sottomessi consigliamo la lettura di: “Operazione Foibe: tra storia e mito” (Kappa Vu); la “Banda Collotti, storia di un corpo di repressione al confine orientale d’Italia”; “Operazione Plutone, le ultime inchieste sulle foibe triestine” di Claudia Cernigoi.
“Esuli a Trieste, italianità sul confine orientale”; “Da Sanremo alle foibe, spunti di riflessione storica e culturale sullo spettacolo Magazzino 18” di Sandi Volk. “Porzus, dialoghi sopra un processo da rifare”; “Un campo di concentramento fascista: Gonars 1942-1943”; “Lager italiani, pulizia etnica e campi di concentramento fascisti” di Alessandra Kersevan.
