Contro il riarmo e le guerre imperialiste – Contro il genocidio in Palestina
PER la lotta, l’organizzazione, l’unità della classe!
PACE, LAVORO, LIBERTÀ!
Nel 1866 fu approvata, a Chicago in Illinois, la legge sulle 8 ore di lavoro, in vigore il 1° Maggio 1867, giorno in cui fu organizzata un’imponente manifestazione. Nel 1882, a New York, vi fu una protesta e, nel 1884, venne approvata la risoluzione per la ricorrenza annuale. Il 1° Maggio 1886 fu estesa, dopo uno sciopero generale a oltranza. Al Congresso Internazionale di Parigi (1889), il 1° Maggio diventò Festa Internazionale dei Lavoratori. Anche il 1° Maggio di questo anno, sono in corso, in ogni parte del mondo, guerre che producono morte, sangue e distruzione: il prezzo salato dell’“economia di guerra” lo pagano lavoratori/trici e masse popolari, con aumenti vertiginosi dei beni di prima necessità, carovita, licenziamenti, salari bloccati, sfruttamento e condizioni di lavoro insostenibili. Il sangue scorre anche nei luoghi di lavoro: oltre 3 morti al giorno e migliaia di vittime da nocività e da amianto ogni anno, con stragi operaie e di lavoratori sempre più frequenti. Un secolo e mezzo fa la lotta per le 8 ore, nel 2025 nei distretti dell’economia del capitale vi sono operai immigrati in lotta per le 8 ore per 5 giorni contro una condizione di lavoro schiavistica: 12 ore per 6-7 giorni della settimana! Con la lotta e organizzati, questi operai sono riusciti a dare visibilità alle loro condizioni disumane di lavoro e a strappare risultati importanti. Le stesse classi lavoratrici del paese, con scioperi e manifestazioni, hanno messo al centro della mobilitazione lavoro e disoccupazione, precariato e licenziamenti, salari poveri e da fame e carovita, sicurezza e salute nei luoghi di lavoro e nel territorio. Una tendenza generale alla lotta, dettata dalle sempre più difficili condizioni di lavoro e di vita per milioni e milioni di lavoratori e lavoratrici. Una condizione di lavoro che calpesta persino la dignità degli esseri umani! Lotte, scioperi e mobilitazioni, per superare un’organizzazione economico-sociale fondata sul profitto, sullo sfruttamento, sull’oppressione. Di fronte alle lotte e alle iniziative vi è una repressione, sempre più aggressiva, contro chi non abbassa la testa, dissente e protesta; repressione che colpisce con licenziamenti, sospensioni, rappresaglie, processi… che si sviluppa con azioni intimidatorie e denigratorie contro il sindacalismo conflittuale e contro chi si oppone alle guerre imperialiste e al genocidio in Palestina, alle basi militari Usa-Nato, alla militarizzazione sociale e dei territori, al riarmo. Ultima perla, il DdL 1660 sulla ‘sicurezza’ convertito in Decreto legge 48. La tendenza alla guerra fuori dai nostri confini presuppone la guerra di classe all’interno; un capitalismo in crisi ha bisogno di imporre condizioni lavorative, di sfruttamento e oppressione intollerabili, per mantenere profitti e potere, il fronte interno deve essere pacificato con la forza attraverso uno Stato sempre più autoritario per potersi ‘dedicare’ al fronte esterno. Il compito dei comunisti è la lotta contro l’imperialismo di casa nostra, contro la frantumazione, la divisione mirata e dispiegata nella classe dai governi e dallo Stato: antioperaio, antipopolare e guerrafondaio. In ogni ambito, politico, sindacale, sociale, necessita: – la lotta per l’unità e l’azione comune, – la mobilitazione per unire le avanguardie di classe, – l’accumulazione di forze nella lotta per ricostruire l’organizzazione politica, indispensabile alla classe operaia.
Sempre a fianco di chi lotta!
W la Resistenza del popolo palestinese!
“Istruitevi perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi perché avremo bisogno di tutta la nostra forza.” (Antonio Gramsci, 27 aprile 2025, 88° anniversario della morte)
Essere radicali, nel senso di andare alla radice del problema: il regime capitalista! La soluzione è la trasformazione dell’attuale formazione economico-sociale nel sistema che cancella sfruttamento e oppressione. Per questo, c’è bisogno dei comunisti organizzati in grado di trasformare le lotte di difesa, di resistenza, rivendicative, in lotta per la nuova società: il socialismo.
Unione di Lotta per il Partito Comunista propone a comunisti e comuniste, ad avanguardie nei luoghi di lavoro, a operai avanzati e studenti impegnati nella lotta di classe, un percorso/processo/progetto per costruire l’Organizzazione oggi, come base e condizione per la ricostruzione del Partito. Un lavoro complesso e difficile, per spezzare ogni logica settaria, divisiva, localistica, per combattere la frantumazione del movimento comunista nel nostro paese.
Più di 100 anni dall’inizio dell’occupazione coloniale della Palestina che nel ’47-48 del secolo scorso ha causato l’uccisione di migliaia di abitanti, la distruzione di 800 villaggi e città e l’espulsione di centinaia di migliaia di palestinesi (la 1^ Nakba). Guerre, stragi, repressioni, omicidi, le proprie case i propri terreni, occupati, distrutti da coloni sionisti, questo è quanto rappresenta lo stato nazisionista di israele, questo è quanto rimane nella coscienza del Popolo Palestinese, questo è quanto scivolato nell’oblio nel pensiero e nella propaganda occidentale e imperialista. Il genocidio del Popolo Palestinese, il tentativo della sua deportazione, per liberare nuovi territori da asservire all’interesse imperialista e sionista continua sotto un silenzio assurdo e criminale del mondo dell’informazione italiana e occidentale. Governo e opposizione parlamentare, complici con quanto sta avvenendo a Gaza e in Cisgiordania, continuano a sostenere e a finanziare israele e il suo esercito. I paesi arabi, EAU, Qatar, Arabia saudita, Egitto, ridisegnati dall’occidente dopo le false primavere arabe che hanno lasciato indenni tutte le monarchie petrolifere e distrutto tutti gli stati antimperialisti (Iraq, Libia e Siria) che si contrapponevano agli interessi imperialisti degli USA e dei suoi alleati, con le loro borghesie ormai indottrinate dal sionismo, non vogliono inimicarsi l’entità colonialista e l’occidente imperiale. I BRICS, rappresentanti il nuovo ordine internazionale con in testa Russia e Cina, non vogliono interferire negli interessi di israele, il sionismo può sempre essere utile per le loro mire imperialiste. Tutto il silenzio costruito intorno alla Resistenza Palestinese, tutte le falsità diffuse per far scendere nell’oblio decine di anni di colonizzazione e orrori non sono bastate al potere statale imperialista per uniformare le menti di milioni di cittadini, lavoratori, proletari, e per spezzare la solidarietà al Popolo Palestinese. Il 12 aprile si è svolta a Milano la più grande manifestazione a favore del Popolo Palestinese degli ultimi anni, 50.000 persone hanno partecipato e sfilato contro il genocidio, la deportazione, le spese militari, le politiche di guerra e di appoggio ad israele del governo Meloni e la repressione, una grande partecipazione dei migranti arabi e di giovani. Una manifestazione cosciente dell’importanza della solidarietà e della partecipazione, cosciente del rischio repressivo, soprattutto dopo l’approvazione del decreto-legge 48 (ex DDL1660) sulla sicurezza finalizzato alla pacificazione sociale forzata per poter avanzare verso il riarmo e l’economia di guerra. Come da copione, le provocazioni delle forze dell’ordine si sono ripetute: hanno attaccato un corteo pacifico con la scusa di qualche vetrina rotta, hanno spezzato il lungo corteo in due tronconi, hanno caricato e fermato compagni. Vanno denunciate le sedicenti forze democratiche (sindacati collaborazionisti, associazioni partigiane, sociali, culturali), che, con la loro immobilità contro le leggi liberticide e il loro silenzio sul genocidio del Popolo Palestinese si rendono complici di quanto sta accadendo in Italia e in Palestina.
SEMPRE A FIANCO DEL POPOLO E DELLA RESISTENZA PALESTINESE
Essere radicali, nel senso di andare alla radice del problema: il regime capitalista! La soluzione è la trasformazione dell’attuale formazione economico-sociale nel sistema che cancella sfruttamento e oppressione. Per questo, c’è bisogno dei comunisti organizzati in grado di trasformare le lotte di difesa, di resistenza, rivendicative, in lotta per la nuova società: il socialismo.
Unione di Lotta per il Partito Comunista propone a comunisti e comuniste, ad avanguardie nei luoghi di lavoro, a operai avanzati e studenti impegnati nella lotta di classe, un percorso/processo/progetto per costruire l’Organizzazione oggi, come base e condizione per la ricostruzione del Partito. Un lavoro complesso e difficile, per spezzare ogni logica settaria, divisiva, localistica, per combattere la frantumazione del movimento comunista nel nostro paese.
Se si lotta si può perdere – Se non si lotta si è già perso!
Moby Prince: 140 Vittime ZERO colpevoli!
Dopo 34 anni… la strage del Moby, la più grande tragedia della marineria italiana, è senza colpevoli. Anche l’inchiesta-ter, riaperta nel 2018, si concluderà con la richiesta di archiviazione. La notte del 10 aprile 1991, tra le 140 Vittime, oltre 60 erano lavoratori/trici del traghetto e MAI, questa immane tragedia, è stato trattata come incidente sul lavoro! La giustizia (si fa per dire), per il Moby è al capolinea. Sul piano istituzionale, la vicenda è arrivata persino alla 3^ Commissione parlamentare e dopo 34 anni, la verità è ancora avvolta nella… nebbia. Pioltello: 3 Vittime e oltre 100 feriti Dopo 7 anni, la condanna a 5 anni e 3 mesi al tecnico della manutenzione; assolti Rfi (Rete Ferroviaria Italiana), Ad e manager, tra cui l’ex Ad di Rfi, Maurizio Gentile. Il treno regionale alle ore 06.56 deragliò sulla tratta Cremona-Milano Porta Garibaldi, provocando la morte di 3 lavoratrici pendolari. Le assoluzioni “per assenza di prova”! A pagare, come sempre, l’ultimo anello della catena di comando. La magistratura (“ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”) del potere rappresenta la narrazione. Nei fatti, sottostà agli interessi della classe che domina lo Stato: quella padronale che, senza alcun voto, gestisce e governa il paese. Lo Stato è l’organo del potere politico, di oppressione e violenza, della classe dominante. Qualunque sia la sua forma, il contenuto di classe è la dittatura del capitale contro la classe operaia e la maggioranza delle masse popolari. Lo Stato moderno, i suoi governi e ambiti istituzionali, sono comitati d’affari al servizio del capitale nostrano e, soprattutto, sovranazionale e statale. Lo Stato-magistratura deve assolvere il suo compito. Chi si appella allo Stato e alle sue autorità istituzionali, commette l’errore di mettersi nelle mani dei complici delle stragi o, addirittura, dei responsabili. L’unica tutela per le Vittime e i loro familiari sono: – la mobilitazione popolare; – l’autorganizzazione di classe; – la solidarietà e il sostegno militante. La lotta e l’unità dei familiari assieme a quella delle classi lavoratrici, con cittadini/e sensibili e sinceri, garantiscono lo sviluppo della mobilitazione e la possibilità di strappare risultati anche sul piano istituzionale e giudiziario. Il movimento comunista organizzato deve essere al servizio: di chi lotta e si organizza, della sofferenza e del dolore dei familiari, nella comune lotta PER la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro e sul territorio. In quanto militanti di Ulpc, abbiamo messo e mettiamo a disposizione degli organismi e delle organizzazioni di classe, unitarie e di massa, le nostre modeste forze, esperienze, conoscenze e competenze, PER l’Unità e la Lotta! Consapevoli che oggi la ricostruzione del Partito comunista deve coincidere con la più energica e coerente lotta contro la frantumazione del movimento di classe e la barbarie del capitalismo/imperialismo.
A Livorno e Bologna per celebrare Gramsci e il PCd’I
Il 21 gennaio in occasione dell’Anniversario della fondazione del Pcd’I di Gramsci come ULPC abbiamo svolto due iniziative: a Livorno il 21 e a Bologna il 25. A Livorno la mobilitazione si è svolta davanti al teatro San Marco dove nacque il Pcd’I, ULPC e Fronte della gioventù comunista – dopo vari interventi sui temi di politica interna e internazionali – hanno deposto un mazzo di fiori. A Bologna la celebrazione si è svolta in una struttura di quartiere. Oltre 350 i presenti, la maggioranza giovani e giovanissimi, hanno ascoltato con molta attenzione gli interventi del Fronte della gioventù comunista che ha aperto i lavori e, a seguire, dei compagni delFronte comunista, del Laboratorio Politico Gramsci, ULPC, SGB, di un familiare della strage ferroviaria di Viareggio del 2009, la lettura dello scritto inviato da compagni/e di Teramo, fino all’intervento conclusivo di un compagno del Comitato centrale del FGC. Tra la denuncia delle società borghesi, del governo Meloni e del revisionismo del PD, e rifacendosi a Gramsci il tema centrale degli interventi è stato la necessità per i comunisti di unirsi, organizzarsi per lottare meglio contro il nemico e per cambiare la società basata sull’oppressione e sullo sfruttamento prospettando la possibilità alternativa della società socialista.
L’intervento di ULPC
Compagni e compagne, abbiamo tenuto due iniziative sulla fondazione del Partito per l’anniversario del 21 gennaio. La celebrazione del 21 a Livorno, l’iniziativa pubblica di oggi a Bologna. Quante realtà oggi sono capaci e disponibili a fare altrettanto? Rendere omaggio al Partito di Gramsci, di cui ci consideriamo eredi, non è un esercizio nostalgico ma un orientamento concreto per perseguire l’obiettivo strategico della ricostruzione di una forza comunista in Italia all’altezza dei tempi. Le contraddizioni che stanno emergendo in tutto il mondo, soprattutto nei paesi a capitalismo avanzato e imperialisti, dove dominano i monopoli e l’alta finanza, sono sempre più acute. Le statistiche evidenziano come i ricchi diventano sempre più ricchi, i poveri aumentano e diventano sempre più poveri. Le guerre imperialiste fanno sì che a pagarne le conseguenze siano i popoli sfruttati e oppressi, fino al massacro, come avvenuto nella striscia di Gaza. In 15 mesi lo Stato sionista, con la complicità degli Usa e dell’UE, ha raso al suolo Gaza, già campo di concentramento a cielo aperto; ha perpetrato un genocidio che ha massacrato 47.000 esseri umani di cui la maggioranza donne e bambini. Secondo le valutazioni Onu e di una rivista medica britannica, i morti sarebbero 70.000. Lo Stato sionista non è stato in grado: – di sradicare la Resistenza palestinese, che gode dell’appoggio di buona parte della popolazione; – di liberare i coloni israeliani prigionieri; – di riprendere la pulizia etnica, a partire dal nord di Gaza, dove i palestinesi sfollati stanno tornando a quanto resta dei loro villaggi e città. La lotta della Resistenza palestinese contro il sionismo e l’imperialismo ha riaperto la prospettiva della liberazione, ha dimostrato di poter contrastare un esercito che sembrava invincibile, ha rappresentato un esempio non solo per il proprio popolo ma per oppressi e sfruttati del mondo. Sta a noi, raccogliere il testimone, organizzarci per lottare contro l’imperialismo di casa nostra, che sfruttando i lavoratori in Italia opprime altri popoli e rilanciare l’internazionalismo proletario. La situazione, caratterizzata da una profonda crisi economica, sociale, sanitaria e ambientale, spinge i comunisti ad assumere responsabilità per aprire un processo politico-organizzativo in cui strutturarsi e rafforzare il legame con il movimento operaio, con lavoratori/trici, confrontandosi con i suoi problemi e le sue necessità, acquisire influenza e accumulare forze. I processi di ristrutturazione e le privatizzazioni di interi settori economici, messi in atto dalla borghesia per arginare gli effetti delle crisi cicliche e per contrastare la forza e le conquiste del proletariato del passato, hanno generato una situazione di frammentazione e stratificazione delle classi lavoratrici. Nuovi settori economici hanno prodotto figure di lavoratori che, insieme a quelli dei settori privatizzati e sussunti dal capitale nelle infrastrutture, trasporti, energia, sanità, istruzione, sono andati a ingrossare le fila dei lavoratori salariati che producono plusvalore per il capitale. Fenomeni come la globalizzazione, la divisione internazionale del lavoro, le delocalizzazioni, l’immigrazione di mano d’opera a basso costo, le esternalizzazioni, il lavoro interinale, i subappalti alle cooperative, la disoccupazione strutturale, hanno esasperato la flessibilità, la precarietà, la ricattabilità e la concorrenza tra i lavoratori. L’analisi compiuta delle classi sociali in Italia potrà essere realizzata dal Partito, radicato tra i lavoratori, ma ciò non esime i comunisti organizzati da fornire un primo contributo. L’analisi di classe è indispensabile ai comunisti per capire chi hanno di fronte oggi quando parlano di proletariato, classe operaia, piccola borghesia e ceti medi; chi debbono unire e chi debbano sconfiggere, con chi si dovranno alleare. L’analisi di classe serve a individuare amici e nemici nel processo di ricostruzione del Partito prima, e nel processo di conquista del potere dopo. Sulla questione Marx ed Engels hanno chiarito la natura e la funzione delle classi sociali, Lenin ha dimostrato l’importanza fondamentale delle alleanze di classe per condurre in porto la rivoluzione, mantenere il potere ed edificare la nuova società. La flessibilità, con il pacchetto Treu del 1997, la Legge Biagi del 2003, il Jobs Act e l’abolizione dell’art.18, hanno fatto della precarietà un sistema di vita. Gli attacchi economici e politici sono tutt’uno con l’attacco ideologico: la negazione della classe operaia e del suo ruolo nella società e l’attacco all’idea del Partito indipendente. La classe dominante, con la campagna anticomunista, deve impedire che le masse popolari siano attratte dall’influenza e dalla direzione del proletariato organizzato. Approfittando della sconfitta del socialismo, che ha seminato smarrimento e sfiducia, ha cosparso il ‘virus’ delle ideologie borghesi e piccolo borghesi dal nazionalismo al sovranismo, dal neo-corporativismo all’individualismo. Per contenere la combattività, governi, padroni e vertici sindacali, hanno messo in atto codici di autoregolamentazione sullo sciopero nei servizi pubblici e leggi antisciopero, la 146 del ‘90 e la 81 del 2000; il passaggio dai consigli di fabbrica e dei delegati alle RSU omologate ai sindacati; il Testo unico sulla rappresentanza che penalizza la rappresentatività dei lavoratori; il Patto tra sindacati e Confindustria sul nuovo modello contrattuale; codici etici nei Ccnl e applicazione dell’obbligo di fedeltà (art.2105 del Codice Civile del 1942) contro delegati e attivisti sindacali, fino al DdL 1660, approvato alla Camera il 18 settembre scorso. Un disegno di legge che, con la sua applicazione, si pone l’obiettivo di sanzionare e punire ulteriormente chi dissente, protesta e lotta. La sfiducia verso i sindacati collaborazionisti e istituzionalizzati ha ridotto iscritti e partecipazione. A ciò non è corrisposto un rafforzamento del sindacalismo di base e conflittuale. Il patrimonio di lavoratori combattivi che, dalla fine degli anni ’70, hanno pensato di organizzarsi fuori dai sindacati istituzionali e concertativi, è stato penalizzato anche da certe dirigenze che hanno dimostrato di non avere una concezione dell’azione sindacale al servizio degli interessi di classe. I comunisti hanno la consapevolezza che il sindacato non ha obiettivi rivoluzionari, non può superare la società borghese, poiché organizza i lavoratori nella vendita della forza-lavoro al prezzo più alto e per la difesa dallo sfruttamento. Anche se vi sono sindacati di base che si ritengono sindacati di classe, ciò non risponde alla realtà per i rapporti di forza e la mancanza del Partito. Vi sono, però, organizzazioni e realtà sindacali capaci di difendere gli interessi della classe attraverso forme di lotta, trattative, vertenze, mobilitazioni. In questi anni compagni/e hanno aderito a sindacati di base e non, secondo la loro credibilità nei posti di lavoro o riconoscendosi in proposte di lotta e vertenze. I comunisti devono lavorare alla costruzione di fronti di resistenza e di lotta: 1) contro l’attacco di padroni e governi: dai licenziamenti di massa alla riduzione del salario, dalle controriforme su pensioni, Jobs act, contrattazione, diritto di sciopero fino alla repressione nei luoghi di lavoro, dall’autonomia differenziata alle privatizzazioni, all’aggressione a salute, sicurezza e ambiente. 2) Contro le burocrazie sindacali che ostacolano i lavoratori più combattivi, abbandonandoli di fronte a repressione e vertenze, senza nutrire illusioni sulla loro riformabilità o riporre fiducia in una lotta velleitaria di conquista degli apparati per modificarne la linea. 3) Per l’unità di classe perché “uniti si può vincere”. Lottare affinché la sigla sindacale sia subordinata all’interesse generale di classe, far prevalere il desiderio di unità contro il nemico comune: padronato, governi e sindacati collaborazionisti e corporativi. Socializzare le lotte d’azienda, di categoria, territoriali e nazionali; favorire l’unità tra attivisti e delegati, superare le divisioni, spesso imposte da sigle. I comunisti devono favorire la costituzione di coordinamenti di lavoratori/trici intercategoriali, di categoria, settore, territorio, autoconvocati e auto-organizzati, comitati di sciopero e di lotta, per la partecipazione e il protagonismo anche di non iscritti, di ambiti intersindacali, con vertenze e scioperi. Forme che rappresentano passi concreti in avanti verso l’autonomia di classe, l’indipendenza e la NON delega, in contrasto con gli ambiti sindacali ‘istituzionalizzati’. In questo senso, esemplare è stata la vertenza/mobilitazione in difesa di 500 posti di lavoro (licenziati in massa il 9 luglio 2021) promossa dal Collettivo di fabbrica e dalle Rsu della ex Gkn, con l’occupazione della fabbrica, la mobilitazione di mesi e mesi, le grandi manifestazioni. 4) Per la solidarietà e il sostegno alle lotte impegnando ogni realtà sindacale a questo indispensabile dovere di classe. Contro la repressione padronale e di Stato e ogni sorta di rappresaglia o licenziamento politico, a danno di chi infrange la ‘fedeltà aziendale’, come delegati e attivisti che denunciano mancanze su sicurezza e salute, incidenti e morti sul lavoro o chi organizza picchetti, blocco delle merci e scioperi. Le morti sul lavoro e da lavoro, le innumerevoli stragi industriali e ambientali, sono l’anello debole della borghesia, che impiega grandi energie affinché non suscitino rabbia, resistenza, organizzazione; un aspetto irrinunciabile di attività, di denuncia e lotta, di trasformazione della coscienza e di consapevolezza sull’irriformabilità del sistema. Su sicurezza, salute e repressione, dobbiamo batterci affinché realtà sindacali, coordinamenti, collettivi, comitati, reti, osservatori, associazioni, coordinino ogni loro attività e iniziativa per sviluppare un’azione comune di respiro nazionale, attraverso campagne di denuncia, solidarietà e sostegno. Per dare un maggiore impulso alla tendenza generale alle lotte, alla rabbia e al dolore dei familiari di stragi e di vittime sul lavoro e da lavoro, alle avanguardie operaie e sindacali attive e per questo colpite dalla repressione. Appoggiare forme di autodifesa come le Casse di resistenza per dimostrare che la solidarietà è un’arma irrinunciabile per di chi lotta contro il potere padronale. In ogni situazione in fermento, i comunisti non devono isolarsi con parole d’ordine ultra-sinistre, puerili, cervellotiche, con formule non rispondenti alle condizioni concrete, ma essere un punto di riferimento per le avanguardie e gli attivisti nei movimenti di lotta. Questo è anche un buon motivo per capire le opinioni dei lavoratori, le loro debolezze e imparare ad acquistare stima e fiducia. Senza questo lavorìo, vengono meno le condizioni essenziali per costruire l’Organizzazione capace di orientare e conquistare settori proletari e sviluppare le basi del percorso che deve condurre alla ricostruzione del Partito. Il ruolo dello Stato su cui, spesso, nel dibattito di realtà comuniste non vi è traccia. Organo del potere politico, di oppressione e violenza, della classe dominante. Gli Stati borghesi, tra cui le c.d. repubbliche democratiche, sono la forma di dominazione della minoranza sulla classe operaia e il proletariato. Qualunque sia la forma statale, il contenuto di classe è la dittatura del capitale. Il proletariato, instaurando con la rivoluzione socialista la direzione politica sulla società, dovrà abbattere il dominio degli sfruttatori e il vecchio apparato dello Stato. Lo Stato deve salvaguardare i rapporti di classe esistenti e il suo regime capitalista, schiacciare la resistenza della classe operaia e degli oppressi. Per questo utilizza propri apparati: governo, parlamento, magistratura, amministrazione, esercito, polizia, tribunali, carceri, corpi di repressione specializzati. Costituiscono apparati ideologici, politici e culturali, di manipolazione delle coscienze e falsificazione della realtà: chiesa, famiglia, scuola, mass media, partiti borghesi e riformisti, sindacati di regime. La borghesia costruisce un sistema articolato di consenso e combina i suoi strumenti classici attraverso l’egemonia culturale e psicologica di condizionamento e indottrinamento delle masse. La lotta del proletariato è diventare classe dominante per la conquista dell’egemonia anche tra ceti popolari non proletari. I comunisti, che hanno l’obiettivo dell’abbattimento dello Stato borghese e l’instaurazione di uno Stato proletario, non si affidano alle elezioni, ma all’influenza e al radicamento nella classe, all’organizzazione della sua avanguardia; affrontano la questione elettorale sulla base dell’analisi della realtà e dell’esperienza pratica nell’ambito di scelte tattiche, sapendo che la via elettorale non porta alla rivoluzione.
Oggi c’è bisogno dei comunisti. Nell’anniversario della fondazione del Partito Comunista d’Italia (PCd’I) ne rivendichiamo l’attualità. Il mondo di oggi, l’escalation imperialista, la povertà e i diritti calpestati per milioni di proletari, lo confermano. In Italia serve un Partito comunista in grado di costruire un’opposizione di classe alle politiche reazionarie e antipopolari della destra di governo e di rappresentare un’alternativa politica alle false illusioni del centro-sinistra. In questa fase, l’opposizione di classe rappresenta la difesa; la ricostruzione del Partito l’attacco. L’assenza di una forza politica, punto di riferimento e centro di direzione, generalizzazione delle lotte e dei movimenti sul terreno della lotta politica, pesa come un macigno. Le mobilitazioni, le lotte, gli scioperi… sono parte del conflitto e della lotta di classe. Dalla logistica alla ex Gkn, dagli scioperi in ferrovia e nei trasporti alle numerose vertenze per il lavoro, dignitose condizioni di lavoro, sicurezza e salute, mostrano e dimostrano la tendenza generale alla lotta, ma non ancora una situazione, più avanzata, di lotta generale. Questo salto sarà il prodotto dell’azione comunista organizzata. Il processo di ricostruzione comunista non è semplice. La frantumazione tra gruppi e collettivi che si richiamano al movimento comunista non si azzera dalla sera alla mattina. La ricostruzione del Partito è un processo dialettico, non solo come strumento di lotta, ma come prodotto della lotta con il superamento delle forme limitate di coscienza e organizzazione, quale oggi è la situazione. I comunisti debbono fare sindacato in ogni luogo di lavoro come insegna Gramsci, lavorando all’interno dei sindacati … PER un Fronte unico sindacale e di classe. Per maturare il processo di costruzione del sindacato di classe. Oggi, l’azione di sindacati di base e conflittuali è utile nel promuovere interessi di classe … che non significa essere già sindacato di classe. Il principio guida dell’azione dei comunisti è l’unità. I comunisti non possono sostituirsi al sindacato, predisposto a contrattare la forza-lavoro. I sindacati di base o aree di opposizione in sindacati di regime debbono insistere sull’unità e la lotta. L’unità come linea – la lotta come programma. Il ruolo del Partito sarà influenzare, orientare, organizzare sino a dirigere la lotta di classe con quella parte della classe operaia che rappresenta la sua punta più avanzata. Il Partito è un’avanguardia politica cosciente e organica alla classe, per svolgere un lavoro di educazione, elevazione e direzione. Il Partito di quadri, centralizzato, con strutture dal C.C. alla cellula sul luogo di lavoro. Per organizzare il conflitto di classe attraverso proprie avanguardie e la costruzione di consenso ed egemonia nella classe e nel proletariato. La ricostruzione comunista è un processo organico tra movimento comunista e movimento operaio. Solidarizzare, sostenere e unirsi, alla difesa e all’opposizione, delle classi lavoratrici per trasformare questa ‘resistenza’ in lotta per il socialismo. Sviluppare un lavoro corrente e promuovere l’attività attraverso campagne in appoggio a chi difende le proprie conquiste. Durante la lotta al ‘ventennio’ e, in particolare, nei 19 mesi della Resistenza 1943-45, i comunisti organizzati nel loro Partito furono capaci di essere alla testa della lotta di Liberazione. L’aspetto principale, cioè l’essenza del comunista, è volere e saper promuovere fino a dirigere la resistenza delle classi popolari all’aggravamento delle loro condizioni di lavoro, di dignità, di vita. Favorire e alimentare la tendenza generale alla lotta che, oggi, esprime la classe per necessità sino a trasformarla in lotta generale della classe per la classe. Il ruolo e lo sforzo dell’avanguardia consiste nel comprendere le tendenze presenti tra le masse e interagire su di esse. Tra le cause che determinano l’agire delle masse, che determinano il fatto che prendano una strada piuttosto che un’altra, i comunisti debbono prestare la massima attenzione, avvalendosi anche di un lavorìo di inchiesta, sulle condizioni pratiche, materiali, esistenziali, che vivono classe operaia e masse popolari. L’aspetto principale non è la ‘coscienza delle masse’, bensì la nostra attività pratica. E’ importante ciò che fanno le masse e le contraddizioni reali che vivono. I comunisti devono studiare e applicarsi non tanto su quello che le masse dicono ma, principalmente, sulle tendenze presenti tra di esse. Oggi, le condizioni rendono economicamente possibili le lotte di difesa, ma politicamente difficili. Sarebbe un errore non tentare di vincere in ogni singola lotta e non utilizzare le lotte come scuola di comunismo, come eventi in cui lavorare per riunire le condizioni dell’attacco: oggi la ricostruzione del Partito. Le lotte di difesa fanno crescere la comprensione e l’adesione al movimento comunista, estendono e ramificano i rapporti con le masse. Quando i comunisti non vi sono, le lotte di difesa rendono poco o niente come scuole di comunismo. Il problema lo si affronta partendo dai comunisti non dalle masse che, a detta di comunisti, ‘dovrebbero fare’ quello che poi non fanno. La ricostruzione del Partito può avvenire in un percorso unitario originale, adeguato alla situazione concreta, che coinvolga singoli comunisti, ambiti organizzati, lavoratori avanzati, su principi del marxismo-leninismo, spinti da un forte desiderio di unità, di condivisione di un percorso di confronto per superare le differenze maturate negli anni in formazioni che hanno agito con metodi differenti, con incrostazioni accumulate in una fase di separazione tra movimento comunista e movimento operaio. Questo nucleo fondante deve avere come obiettivo primario la ricomposizione del legame con la classe: la ricostruzione del Partito non può avvenire senza la partecipazione di proletari coscienti e combattivi al percorso politico-organizzativo e senza un rapporto con settori avanzati della classe. Essenziale: – lottare contro la frantumazione e ricomporre la dispersione dei comunisti; – contro deviazioni, opportunismi e personalismi; – recuperare il rapporto con la classe; – sostenere una linea rivoluzionaria, in una situazione di frantumazione delle forze comuniste e rivoluzionarie, di confusione ideologica e politica, in cui nessuna realtà organizzata può rivendicare il ruolo di avanguardia del proletariato. Il Partito può nascere da un processo di fusione delle migliori energie nel vivo della lotta di classe, assumendo il materialismo dialettico e storico, concezione del mondo e strumento indispensabile per dirigere la lotta di classe. Sono indispensabili confronto e collaborazione, dibattito e attività comune a livello politico, sindacale, sociale, rispetto all’analisi di classe e di fase, una piattaforma programmatica e orientamenti di lavoro politico. Con la costruzione dell’Organizzazione superiore e un lavoro di radicamento nella classe, la questione del Partito diverrà qualcosa di reale per poter trasformare il senso della singola esperienza, del piccolo gruppo, in un progetto cosciente, collettivo e organizzato.
Israele e Usa – solidamente alleati all’imperialismo occidentale – sono stati costretti ad accettare le condizioni della Resistenza palestinese. Se il cessate fuoco verrà rispettato sarà la dimostrazione che il sionismo israeliano ha fallito e che la popolazione – che oggi festeggia tra le macerie il raggiungimento dell’accordo è riuscita a sopportare una barbara aggressione militare, fame, freddo, sete, violenze, torture, sofferenze di ogni tipo, stupri, determinata a rimanere sulla propria terra, appoggiando la Resistenza. Dopo 470 giorni di lotta di liberazione si può dire che la parte meno armata – come nel passato è avvenuto in Algeria e in Vietnam – ha potuto fronteggiare forze militari superarmate, uno dei più potenti eserciti del mondo, e sostenute da imperialisti a livello mondiale e dalla Nato, in battaglie di difesa della Palestina. In Israele entità razzista oggi in crisi economica che non ha voluto liberare gli ostaggi, la lotta della Resistenza contro sionismo e imperialismo è riuscita a riaprire la prospettiva di una liberazione che sembrava persa. Uno straordinario esempio non solo per il proprio popolo, ma per gli oppressi e gli sfruttati di tutto il mondo. Abbiamo appoggiato senza alcuna riserva la Resistenza palestinese, contro la disinformazione dei mass-media e le bugie di politici e governanti e gioiamo per la liberazione dalle carceri sioniste dei e delle militanti ingiustamente imprigionati e ora appoggeremo la lotta per fare emergere la striscia di Gaza dalle macerie ed impedire nuovi fronti di aggressione verso la Cisgiordania, la resistenza libanese, yemenita e siriana. L’obiettivo sionista di annientare i palestinesi è sempre in agguato e i complici del genocidio a Gaza sono sempre pronti ad appoggiare le guerre di aggressione e arricchirsi con la vendita delle armi e con… la ricostruzione dei paesi distrutti. Organizziamoci per lottare contro l’imperialismo di casa nostra, lo stesso che, sfruttando i lavoratori in Italia, opprime altri popoli, compreso quello palestinese e rilanciamo l’internazionalismo proletario.
Ricostruire una proposta comunista nell’Italia del XXI secolo
Oggi c’è bisogno dei comunisti. Nell’anniversario della fondazione del Partito Comunista d’Italia (PCd’I) rivendichiamo l’attualità di quello straordinario progetto. In Italia serve un Partito comunista all’altezza dei tempi, in grado di costruire una opposizione di classe alle politiche reazionarie e antipopolari della destra di governo e di rappresentare un’alternativa politica alle false illusioni del centro-sinistra. Il Partito, insomma, che possa mettere al centro della politica i lavoratori, le lavoratrici e i loro bisogni contemporanei. Un secolo fa, il PCd’I germogliò nel solco della rivoluzione d’Ottobre che, per la prima volta nella storia, condusse il proletariato al potere. L’internazionalismo proletario rappresentò il motore propulsivo per organizzare la lotta di classe contro la guerra, lo sfruttamento e la violenza capitalistica, per trasformare la società in senso socialista. Il mondo di oggi, l’escalation imperialista, la povertà e i diritti calpestati per milioni di proletari, confermano l’attualità di quell’idea. Riallacciare il filo rosso con la storia, di cui ci consideriamo eredi, non è un esercizio nostalgico ma un orientamento concreto per perseguire il nostro obiettivo strategico: la ricostruzione di una forza comunista in Italia all’altezza dei tempi. Esistono, oltre a noi, centinaia di militanti potenzialmente disponibili ad aprire, senza forzature ma con la determinazione necessaria, un processo di aggregazione per superare l’attuale irrilevanza e costruire il Partito di cui la classe operaia ha bisogno. Non servono “campi larghi” con il centro sinistra, né alchimie elettorali destinate al fallimento. Consapevoli che non esistono scorciatoie, abbiamo messo – e continueremo a farlo – le nostre forze a disposizione di questo processo.
MARTEDI’ 21 GENNAIO a LIVORNO, alle ore 15.30 al teatro San Marco, un presidio per rendere omaggio alla fondazione del Partito Comunista d’Italia.
SABATO 25 GENNAIO a BOLOGNA, alle ore 15.30 presso la “Casa di Quartiere Katia Bertasi” in via Fioravanti, l’iniziativa pubblica: il Partito che serve oggi per discutere della prospettiva dei comunisti e della ricostruzione comunista in Italia.
Fronte della Gioventù Comunista (FGC) Fronte Comunista (FC) Laboratorio Politico “Antonio Grasmci” Unione di Lotta per il Partito Comunista (ULPC)
Recentemente, in occasione del 75° anniversario il Presidente Mattarella ha ribadito l’importanza della NATO, definita pilastro della sicurezza democratica, e rivendicato l’orgoglio dell’Italia per la partecipazione nella fondazione di questo Trattato. Secondo il Presidente, partecipare alla Nato ha contribuito a trasformare l’Italia, permettendo al Paese di superare le ferite della Seconda Guerra Mondiale all’interno di un quadro di cooperazione internazionale che riflette i valori costituzionali italiani. Un contributo che costa parecchio all’Italia costretta a sborsare 70 milioni al giorno per farne parte che diventeranno 100 milioni considerato che l’attuale governo ha ratificato la richiesta fatta dell’allora segretario NATO Stoltenberg ai precedenti governi Conte e Draghi di stabilire l’aumento del 2% del Pil, aumento ribadito dall’attuale segretario Rutte. Come si presenta la NATO? Come organizzazione del Trattato del Nord Atlantico, una delle principali istituzioni internazionali che riunisce Stati per la cooperazione nel campo della sicurezza e della difesa, stabilendo accordi per la mutua assistenza come evidenziano l’art. 5 che impone l’intervento dei paesi Nato in risposta ad un attacco esterno e l’ art. 10 che stabilisce la possibilità di accrescere l’Alleanza invitandone all’adesione altri Stati europei per contribuire alla sicurezza della regione dell’Atlantico Settentrionale). Dal 1949 i membri sono stati: Francia, Gran Bretagna, Italia, Canada e Stati Uniti, mentre dal 1955 la Germania Occidentale (Paesi che, insieme al Giappone, oggi decidono le regole economiche del mondo attraverso il G7). La Nato include anche Stati più piccoli (Spagna, Portogallo, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo, Norvegia, Danimarca, Islanda, Grecia e la Turchia). Con l’entrata della Svezia di quest’anno i Paesi sono 32. Espansione che nella guerra USA-NATO nei Balcani che distrusse la Jugoslavia nel 1999 ha coinciso con l’entrata di Ungheria, Polonia, e Repubblica Ceca. Aumentando i suoi Stati membri, riallineando le sue forze la NATO diventa sempre più aggressiva. Tutti gli Stati NATO hanno in comune l’appartenenza al mondo imperialista in quanto le loro classi dirigenti controllano la maggior parte della ricchezza mondiale attraverso banche e finanziarie i cui capitali sono utilizzati per sfruttare lavoro e risorse in tutto il mondo. Che sono i meglio armati, in possesso di tecnologie all’avanguardia, controllano i mezzi di comunicazione di massa, fabbricano armi potenti e le vendono al mondo. Praticamente è una forza di intervento al servizio dei monopoli che sfruttano il lavoro e le risorse globali. Quello su cui si tace è che alti ufficiali militari nazisti (si tratta di un elenco impressionante, alcuni esempi: Adolf Heusinger ex capo di Stato Maggiore di Hitler, nella lista dei criminali di guerra divenuto membro della presidenza del Comitato Militare Nato , Hans Speidel capo di Stato Maggiore hitleriano ed organizzatore dell’aggressione nazista contro la Francia divenuto generale comandante in capo delle forze di terra della Nato per l’Europa centrale etc. e che, tra le cose in comune, avevano anche la pubblicazione di libri sulle loro esperienze dalla parte nazista durante la seconda guerra mondiale), che, dopo essere stati catturati dal personale statunitense, hanno offerto i propri servizi militari ad una struttura in realtà nata per impedire le rivoluzioni comuniste e operaie nell’Europa occidentale devastata dalla guerra e per affrontare l’Unione Sovietica e i suoi alleati nell’Europa orientale. NATO è comunque uno strumento della politica imperialista statunitense, tant’è che la scelta del comandante spetta sempre al presidente degli Stati Uniti e il Generale in carica è sempre del Pentagono. Si tace sul ruolo reazionario della Nato vedi nella pianificazione del colpo di Stato militare in Grecia nel 1967, nell’invio di navi da guerra in Portogallo nel 1975, nella partecipazione alla «strategia della tensione» del 1968-82 in Italia (attraverso Gladio ed i suoi legami con i movimenti neofascisti di destra quali ordine nuovo attraverso personaggi come Marcello Soffiati, membro del comando Nato di Verona). Con pretesti come “combattere il terrorismo”, “garantire la sicurezza” e “controllare le armi di distruzione di massa”, NATO ha svolto un ruolo di primo piano nelle guerre in Afghanistan, Iraq, Siria e Libia, causando migliaia di vittime e milioni di rifugiati e immigrati. Come lo svolge nella guerra Ucraina-Russia e in aiuto al sionismo nell’aggressione a Palestina, Libano, Siria. Mentre il mondo è soggiogato da questa sorta di polizia imperialista la presenza NATO cresce anche in Italia. Come se non bastassero le circa 120 Basi collocate su tutto il territorio, la sesta flotta statunitense (che è anche Base Nato) permanente nel Porto Gaeta, la scuola militare internazionale che forma al NATO defense college a Roma, il Comando delle forze navali e anfibie offerto dall’Italia alla Nato a Taranto, a Firenze – in un contesto con forte presenza civile ed abitativa – viene ampliata la Caserma Predieri per l’insediamento dell’International Division South della NATO. A Pisa, dove Camp Darby è la base militare USA più grande in Italia (circa 2mila ettari del Parco di San Rossore, che fu campo di concentramento nella seconda guerra mondiale), sorgerà una nuova base militare. Un progetto lanciato dal governo Draghi e rilanciato dal governo Meloni, col benestare della Regione. In entrambi i casi aumenteranno la militarizzazione della zona, le ripercussioni dirette – anche sulla salute – ed eventuali rischi per la sicurezza sulla popolazione che vive nelle zone interessate, anche se non è ancora chiaro a tutti i residenti e le proteste organizzate finora non hanno ancora la dovuta consistenza. In Sardegna, in particolare nella zona di Quirra, l’opposizione alla presenza delle Basi militari NATO è pressoché costante anche perché con l’inquinamento prodotto c’è in gioco la salute dei sardi. Ma, in generale, alla popolazione non è ancora chiaro che la NATO è un’alleanza aggressiva e che può coinvolgere l’Italia, in quanto membro effettivo, in una guerra di enormi proporzioni.
Oggetto dell’aggressione attivisti e militanti delSindacato Unione Democrazia Dignità (SUDD) Cobas. Sindacato chelotta per i diritti di lavoratrici e lavoratori, in diversi settori e comparti, principalmente attraverso la pratica dello sciopero.Scioperi e picchetti per combattere il sistema di sfruttamento nel ‘distretto cinese’ di Prato.Gli operai pakistani rivendicano la giornata lavorativa di 8 ore per 5 giorni (8×5); accordo concluso con alcune piccole aziende.La scorsa notte, il presidio di fronte all’azienda di confezioni “Lin Weidong” di Seano, è stato preso a colpi di spranghe di ferro da una squadraccia di 5 energumeni incappucciati e assoldati. Dopo il pestaggio, hanno urlato: “la prossima volta vi spariamo”. 4 i feriti: due operai e due attivisti sindacali, curati in ospedale. Appena saputo dell’assalto al picchetto, gli operai in turno di notte di altre aziende, intorno alle ore 04.30, hanno dato una prima risposta con una manifestazione nel centro di Prato. La lotta è l’azione concreta contro lo sfruttamento e l’oppressione che costringe gli operai immigrati a condizioni di lavoro insostenibili e disumane come turni di 12 ore per 7 giorni! Il Disegno di Legge (DdL) 1660, approvato il 18 settembre alla Camera, e prossimamente al Senato, aggraverà ancor di più l’agibilità sindacale e le lotte operaie e sociali.
Solidarietà di classe e sostegno militante!
L’unità è la nostra linea! La lotta è il nostro programma!
O socialismo o barbarie!!!
Il SUDD Cobas ha annunciato la manifestazione a Seano domenica 13 ottobre alle ore 17.30 in via Galilei, di fronte alla pelletteria “Lin Weidong”. Alla manifestazione sono invitati tutti/e.