“Giù le mani da Margherita!”

riceviamo e rilanciamo

La storia del San Raffaele di Milano è la storia delle lotte che in questi anni sono state portate avanti dai lavoratori e delle lavoratrici, sempre pronti a mobilitarsi per miglior condizioni di lavoro, i salari, per le assunzioni, contro i licenziamenti, tenendo sempre in queste battaglie la qualità dell’assistenza, la cura e il rispetto per i pazienti.

A febbraio durante un convegno promosso dal Coordinamento, un’altra delegata Rsu denunciavano “… Il San Raffaele non è un’eccezione, è la punta dell’iceberg di un modello che da anni frammenta il sistema sanitario e scarica il rischio sui pazienti. Questa vicenda ci dice semplicemente ma fondamentalmente che quando si appalta la sanità, si appalta anche il rischio. E quel rischio può riguardare ognuno di noi. La sanità non può essere una merce, né la vita dei pazienti un costo da contenere. Serve un sistema pubblico forte, con regole chiare, professionalità, sicurezza e diritti per chi lavora. L a salute non è negoziabile”.
Margherita Napoletano, Coordinatrice delle RSU e delegata Cub è parte di questa storia, e parte attiva di quel protagonismo che non intende abdicare né al suo ruolo sindacale, né tanto meno al suo ruolo lavorativo. Che non intende sottostare ai diktat dell’azienda, ai ricatti e alle minacce per questo è stata licenziata con effetto immediato dalla direzione dell’ospedale.
Tutte le altre “motivazioni” che hanno sollevato e potranno sollevare sono meramente strumentali a nascondere la verità. Noi lavoratori però, lo sappiamo bene che le cose stanno diversamente. Sappiamo che non c’è contrapposizione di interessi tra chi lotta per il miglioramento delle proprie condizioni e dei servizi sanitari e tra chi invece subisce le disfunzioni e lo sfascio di quegli stessi servizi di cui il governo ne ha la responsabilità vista la politica selvaggia portata avanti da anni sulla privatizzazione del sistema sanitario pubblico.
Sappiamo molto bene che quando i padroni hanno di fronte lavoratrici e lavoratori non disposti ad accettare passivamente angherie, soprusi, intimidazioni ad accettare sfruttamento e oppressione, tentano di ricondurli alla ragione, utilizzando ogni forma repressiva che va dalle sospensioni, ai licenziamenti fino alle cariche della polizia.
E di vitale importanza sviluppare tutte le forme di solidarietà e sostegno perché difendere tutte le forme di resistenza che si oppongono ai processi di ristrutturazione e che peggiorano le condizioni di vita e di lavoro, significa aiutare Margherita a vincere.
Quanto più è estesa la solidarietà, maggiori sono le possibilità di successo

Coordinamento Regionale Toscano SAS – Salute Ambiente Sanità

accadde oggi

6 agosto 1945
Hiroshima: una prima bomba atomica, chiamata in codice Little Boy, viene sganciata dal B-29 Enola Gay degli USA sulla città. Conteneva 16 milioni di kg. di tritolo e sei anelli di Uranio-235 radioattivo. Causò la morte istantanea di 80mila persone (altre 60mila moriranno entro la fine dell’anno a causa delle malattia causate dal fallout nucleare) e distruggendo circa l’80% dell’area edificata della città.

6 agosto 1955
Alla conferenza mondiale di Hiroshima contro la bomba atomica è chiesta la messa al bando delle armi nucleari.


accadde oggi

5 agosto 1895
Muore Friedrich Engels, filosofo, sociologo, economista, giornalista, fondatore con Karl Marx del marxismo classico e del socialismo scientifico. Si definiva il secondo violino rispetto a Marx. Ha lasciato numerosi e importanti scritti tra cui la cura del secondo e terzo volume del Capitale rimasti incompleti per scomparsa di Marx. Le sue opere rimangono pietre miliari per chi vuole approfondire e studiare il pensiero marxista.

5 agosto 1944
Firenze le truppe naziste compiono la strage di Castello. Teatro del massacro furono i sotterranei dell’Istituto chimico farmaceutico militare di via Reginaldo Giuliani, adibiti allora a rifugio antiaereo e dove gran parte della popolazione civile della zona si era nascosta per sfuggire alle cannonate.


accadde oggi


4 agosto 1974
Attentato fascista al treno Italicus a San Benedetto Val di Sambro, sulla linea ferroviaria Firenze-Bologna un ordigno ad alto potenziale esplode nella ritirata della vettura numero 5 del treno Italicus, affollato di passeggeri che si spostano per le vacanze estive: 12 morti e 58 feriti.

4 agosto 1983
Thomas Sankara diventa presidente dell’Alto Volta. È stato un leader carismatico per tutta l’Africa occidentale e sub-sahariana. Cambiò il nome di Alto Volta in Burkina Faso e si impegnò per eliminare la povertà. Il suo rifiuto di pagare il debito estero di epoca coloniale, insieme al tentativo di rendere il Burkina autosufficiente e libero da importazioni forzate, gli attirò le antipatie di USA, Francia e Inghilterra, oltre che di numerosi paesi circostanti. Questo stato di cose sfociò nel colpo di Stato il 15 ottobre 1987, in cui, all’età di 37 anni, il giovane capitano Sankara fu assassinato.

Dal movimento No Tav…

riceviamo e volentieri pubblichiamo

Informazioni e riflessioni su un’opera inutile, dannosa, costosa!

Lo Stato non ha chiesto alla popolazione della Valsusa se era d’accordo con il Tav. Anzi, è andato avanti quando essa ha manifestato che non era d’accordo: con solidi argomenti, apertamente, massicciamente, pacificamente. Anzi, lo Stato ha imposto il Tav con la violenza, ha militarizzato il territorio, addirittura con l’esercito, come in guerra: le zone rosse, i decreti sicurezza, l’innalzamento delle reti. C’è ora da stupirsi se alla violenza si sta rispondendo con la violenza? Quale sarà la spirale della violenza? Sempre più militari, minoranze sempre più disperate.
La soluzione c’è. Eliminare la violenza: chiudere un’opera che non ha mai avuto senso.
A fine anni ’80 Tangentopoli progettò la follia del treno ad alta velocità (Tav) da Lione a Torino, come non bastasse che i passeggeri viaggiassero già sul Tgv e le merci sulla Torino-Modane, sotto il vecchio traforo del Frejus. La follia del capitale giustificava con la previsione di un aumento vertiginoso del traffico merci e passeggeri fra Italia e Francia negli anni 2000, anzi di un Tav che andava dal Portogallo all’Ucraina.
Gli avvenimenti di questi 30 anni possono giustificare la prosecuzione di questa follia? Che ha ingoiato miliardi su miliardi senza che le sia riuscito di scavare un centimetro del “tunnel di base”: tutti sanno che non si farà mai, non ci sono soldi, ai francesi non frega nulla.
Una follia inutile (utile solo a capitale e politica) e dannosa e violenta. A questa follia di costi senza benefici si ribellò, si sta ribellando la popolazione della Val Susa già sfregiata dalla vecchia ferrovia Torino-Lione, dall’autostrada A32 e da due statali, con infiltrazioni tangentizie e ’ndranghetiste. Da oltre 30 anni si sta opponendo il Movimento No Tav: il più appassionato e partecipato dei movimenti democratici dal basso. Cittadini di ogni età, ceto, censo e professione, sindaci e assessori, religiosi, scienziati, riuniti in cortei, manifestazioni e feste per difendere la salute e l’ambiente. No Tav è la bandiera dei movimenti italiani.
A questa follia neppure oggi si oppone la politica, perché il Tav è una mangiatoia: partita da 5 miliardi e ora verso i 25. Nessun partito ha in programma di disdire il trattato italo-francese. Neppure il M5S, che con il governo Conte1 persero fino all’ultimo voto in Valsusa. Ma tutti i partiti, e i loro media, ignorando per l’ennesima volta 20.000 manifestanti, non vanno oltre alla condanna della violenza per gli scontri e le devastazioni esibite sulle TV, fino a criminalizzare l’intero movimento No Tav, che non prende le distanze ma rivendica tutte forme di protesta: “Reagiamo alla devastazione che ci viene inflitta. Un popolo che si difende dalla violenza dei governi è un popolo che spera ancora di potersi liberare”.
A caccia di ogni dissenso, la Meloni corre a mostrare il pugno duro e manganello cercando di anticipare Vannacci, ovviamente non contro gli incappucciati ma identificando illegalmente campeggiatori e viaggiatori. L’opposizione, accovacciata sulla mina sicurezza tra distinguo bellicisti e imbarazzi securitari, “giù le mani dalla Valsusa” non lo chiede al governo Meloni né al governo che intenderebbe instaurare.

Solidarietà a Margherita Napolitano, licenziata dall’ospedale San Raffaele di Milano

riceviamo e rilanciamo

Un atto aziendale/padronale che colpisce la coordinatrice della Rsu (Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza) e delegata Cub con la chiara strategia di calpestare il diritto alla salute pubblica, come diritto fondamentale alla vita.
Si tratta di un attacco ai lavoratori e alle lavoratrici attivi e impegnate sul fronte della salute, della sicurezza, delle condizioni nei luoghi di lavoro. Oltre al fatto di violare la difesa della salute e della cura di pazienti e utenti.“Giù le mani da Margherita”. È lo slogan del presidio svolto il 27 luglio, all’ospedale San Raffaele di Milano. La richiesta è il reintegro di Margherita, licenziata con effetto immediato dalla direzione dell’ospedale.
Licenziata per aver promosso scioperi e proteste e aver denunciato le carenze di personale, i turni insostenibili oltre che il ricorso a cooperative per la somministrazione di infermieri. Margherita ha organizzato, da ieri, uno sciopero della fame e un presìdio permanente con incatenamento.
Il San Raffaele ha motivato così il licenziamento: “Le sue condotte integrano un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali e una violazione dei suoi doveri di diligenza e fedeltà, di gravità tale da ledere in modo irreparabile il vincolo fiduciario che costituisce il presupposto essenziale del rapporto di lavoro”.

NO alla delega! Sì all’unione tra lavoratori/trici e pazienti/utenti!

NO all’obbligo di fedeltà! L’unica fedeltà è al diritto di prevenzione e cura

SI alla reintegrazione immediata di Margherita!

Collettivo ‘Mario Giannelli’ contro la repressione – Viareggio/Versilia

28 luglio 2026

Viareggio-Versilia… ennesimo intervento dei bagnini

una nota a sostegno della battaglia dei bagnini


“Turista
rischia di annegare. Trascinata al largo dalla corrente. Tre bagnini
la mettono in salvo
”


Due giorni fa il provvidenziale intervento. In questi mesi, molti ne sono stati effettuati. Inquietante e preoccupante il fatto che la Lega dei bagnini di Viareggio-Versilia sia costretta a una raccolta di firme per scongiurare un bagnino ogni 150 metri, fino a oggi nei mesi cosiddetti meno impegnativi.
Innanzitutto, non vi sono mesi meno “impegnativi” rispetto alla
sorveglianza e alla sicurezza; in secondo luogo è una follia
mantenerla e sarebbe stolta sconsideratezza estendere una simile
ordinanza a tutta la stagione estiva.

Sostenere la battaglia dei bagnini, senza SE e senza MA, per la sicurezza loro e dei villeggianti.
Sorveglianza e Sicurezza Sì. Inutili e dannosi risparmi NO!


 
N.B. il bagnino è l’assistente bagnante