Vince lo sciopero nella filiera Kos

dal Suddcobas riceviamo e pubblichiamo

Firmato l’accordo con una stireria che assorbirà le commesse della Kos Moda e ricollocherà i lavoratori che sono in presidio dallo scorso 17 aprile. Contratti indeterminati, 8×5 e malattia pagata al 100%. È una vittoria storica.
Ripercorrendo la storia: gli operai lavorano senza contratto alla Stireria Mario, a cui Kos Moda appalta il lavoro. Turni 12×7, lavoro nero, salari da fame e nessun diritto. Presentano denuncia all’Ispettorato del Lavoro. Il controllo che segue porta alla chiusura dell’azienda con maxi-sanzioni. Ma non è del tutto un lieto fine: gli operai che hanno denunciato si trovano senza lavoro e senza stipendio. Mentre le commesse sono pronte a spostarsi presumibilmente in una nuova fabbrica dello sfruttamento.
La lotta quindi risale la filiera e si rivolge al committente, Kos Moda, per richiedere l’applicazione di una clausola sociale. Si può sintetizzare cosi: le commesse si spostano insieme ai lavoratori, con la garanzia di contratti giusti e lavoro degno. Come a L’Alba.
Come a L’Alba non è stata una passeggiata. Ma come a L’Alba la lotta ha vinto. Dopo 41 giorni di presidio permanente, giorno e notte. Grazie alla solidarietà quotidiana e concreta di decine e decine di operai del distretto.
Dopo il tavolo di filiera L’Alba, che ha coinvolto brand più famosi, la clausola sociale si afferma per la prima volta anche nelle filiere del pronto moda. La «responsabilità dei committenti» – di cui tanto si è parlato negli anni – la stanno finalmente affermando le lotte dei lavoratori. Dal basso. Senza un quadro normativo ad aiutare le loro rivendicazioni. Facendo i conti con un CCNL (quello del Tessile e Abbigliamento) che non dà mezza tutela a chi lavora in appalto in un settore che vive di esternalizzazioni. 
Ma le lotte straordinarie di questi anni hanno cambiato profondamente i rapporti di forza tra operai e imprese del distretto. Abbastanza da non doversi più limitare a rivendicare diritti già sanciti dai CCNL, ma ambire a conquistare e scriverne di nuovi. Facendolo come è sempre stato fatto nella storia: con la lotta collettiva, gli scioperi e le notti davanti ai cancelli. 
Sono mature le condizioni per lanciare una campagna per inserire nel prossimo CCNL una clausola sociale contro la giungla delle esternalizzazioni e degli appalti mascherati da «semplici rapporti commerciali»? 
Noi pensiamo di sì. Anzi, l’abbiamo già iniziata e la continueremo dando battaglia di vertenza in vertenza. Perché è da qui che possiamo continuare a conquistare nuovi e migliori rapporti di forza.

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