Dal Laboratorio Politico Antonio Gramsci

Riceviamo e pubblichiamo l’intervento del Laboratorio Gramsci al 2° Congresso de Fronte Comunista

“Buongiorno compagni e compagne, come Laboratorio Politico Antonio Gramsci vi portiamo il nostro saluto a questo secondo congresso del Fronte Comunista. Sono ormai passati quasi due anni dall’iniziativa “Il fuoco non si è spento” del 30 giugno di Roma. Da parte nostra ci fu massimo apprezzamento per lo spirito costruttivo con cui allora vi metteste a disposizione per aprire un dibattito nazionale in Italia per la ricostruzione del Partito Comunista.
Il senso di quella giornata rimane vivo ancora oggi: la sfida ai tanti militanti senza organizzazione di rompere con il proprio localismo, uscire dal proprio particolarismo, superare il mero vertenzialismo di movimento.
Quella iniziativa, al di là del bilancio che se ne può fare, ci ha permesso di mettere le basi per una collaborazione politica che ha attraversato iniziative unitarie, momenti di confronto politico e lavoro comune sul territorio.
Ci siamo ritrovati poi a Bologna con le parole d’ordine “Il Partito che serve oggi”, dove abbiamo sollevato a livello nazionale il nodo cruciale che abbiamo di fronte: ricostruire il Partito Comunista. Su questo ribadiamo quanto detto in quell’occasione: ci troviamo ad affrontare un’impresa di portata storica. Oggi ci spetta il compito di farci carico delle macerie che le generazioni precedenti ci hanno lasciato. Molti di noi sono cresciuti o sono nati all’ombra del crollo del muro di Berlino, in piena restaurazione capitalistica nell’ex Unione Sovietica. Un decorso, dobbiamo ricordare, che è stato preparato da decenni di revisionismo e che ha portato progressivamente alla liquidazione della matrice rivoluzionaria del pensiero comunista, attraverso l’abiura e la criminalizzazione di quella che è stata la grande esperienza sovietica sviluppata dalla rivoluzione d’ottobre e culminata con la grande vittoria sul nazifascismo. Un processo, quello revisionista, che in Europa ha portato o all’autoliquidazione dei partiti comunisti o a una loro progressiva integrazione al campo borghese. Il risultato impietoso è sotto gli occhi di tutto: il disarmo della classe lavoratrice sul piano politico, sindacale e teorico. Un vuoto profondo che tocca noi oggi colmare.
Ricostruire il Partito Comunista è una sfida di portata epocale anche per un’altra ragione: dare una risposta a quanto non sono stati in grado di fare i comunisti e le comuniste del secolo scorso, ovvero la mancata rivoluzione in un paese capitalista avanzato. Riuscire, quindi, a sviluppare un processo rivoluzionario in quegli Stati che oggi diciamo si trovano ai vertici della piramide imperialista. E’ una questione capitale su cui Antonio Gramsci è intervenuto più volte. La distinzione nei Quaderni tra “Oriente e Occidente”, tra la Russia zarista e l’Occidente europeo dotato di uno sviluppato apparato egemonico, di “una robusta catena di fortezze e di casematte. «Il passaggio dalla guerra manovrata alla guerra di posizione», affermava Gramsci, appare «la questione di teoria politica la più importante, e la più difficile a essere risolta giustamente». Che vuol dire, avendo sempre i piedi ben piantati nella materialità della lotta di classe, riuscire a costruire una controegemonia che sia in grado di scardinare i corpi intermedi dello Stato borghese, che sia in grado, da parte comunista, di imporre progressivamente la propria direzione sulla società, di elevare cioè la coscienza politica della classe. Per fare questo sono necessarie la teoria marxista e l’organizzazione.
Richiamare la portata profonda di questi processi non è per demoralizzarsi, per abbassare il livello dei nostri obiettivi o per un mero esercizio di ricostruzione politica, al contrario è per affrontare con la massima serenità le sfide che abbiamo davanti, consapevoli dei tempi lunghi della storia, della durata della nostra lotta, senza perdersi d’animo, perché profonde sono le radici che l’anticomunismo ha messo nella nostra epoca e che ci troviamo oggi a sradicare. Significa sapere essere, come diceva Lenin, “duri come il granito”, combinando la massima inflessibilità strategica con la massima flessibilità tattica. Fermezza dei principi: lotta di classe contro ogni opportunismo, necessità del Partito come avanguardia cosciente del proletariato, abbattimento dello stato borghese per costruire la “democrazia operaia”, come la chiamava Gramsci. Da questo punto di vista non ci sono scorciatoie come altri perseguono idealistica oppure opportunisticamente: unità eterogenee, ammucchiate di partitini con differenti visioni, alchimie elettorali con chi ha tradito i lavoratori. Solo una paziente opera di ricostruzione. Flessibilità tattica invece per dialetizzarsi con una realtà storica, dobbiamo dirlo, molto lontana da noi, che impone l’intelligenza di dotarsi di tutti quegli strumenti e articolazioni possibili per penetrare la classe.
Sappiamo che oggi più che mai c’è bisogno di un Partito Comunista. Nel momento in cui l’ombra della guerra si proietta sempre più minacciosa sulla nostra epoca, torna più attuale che mai l’alternativa “socialismo o barbarie”. Come nel secolo scorso gli unici che possono dare un’alternativa al baratro dell’imperialismo, che porta i popoli alla distruzione, sono i comunisti. Soltanto attraverso la ricostruzione del Partito Comunista si può ridare alla classe lavoratrice lo strumento fondamentale per conquistare un futuro di libertà e uguaglianza.
A questo obiettivo noi mettiamo a disposizione tutte le nostre energie. Vi ringraziamo per l’invito e vi auguriamo un buon svolgimento di questo secondo congresso del Fronte Comunista.

Al lavoro e alla lotta!”

Lascia un commento