“Roboanti proclami” o i compiti dell’oggi?

Il 21 gennaio 2021 é una tappa importante per lo sviluppo del movimento comunista del nostro paese: a 100 anni dalla costituzione del Partito Comunista d’Italia.

Un momento di riflessione e stimolo per i comunisti che intendono avviare un processo, dopo tanti anni di assenza, di ricostruzione del Partito del proletariato nel nostro paese.

Sulle orme della Rivoluzione Sovietica d’Ottobre, proletari e rivoluzionari del nostro paese, stremati dalla 1^ grande guerra imperialista, si mobilitarono per “fare come in Russia” creando un movimento di occupazione delle fabbriche anche con le armi in pugno.

Un movimento che, privo di uno Stato maggiore (il proprio Partito), radicato a livello nazionale, appoggiato da piccoli gruppi comunisti combattivi e critici nei confronti della direzione riformista del Psi, unico partito di massa con basi proletarie, fu isolato da quello stesso partito e sconfitto dalle forze reazionarie. Nonostante ciò, riuscì a esprimere grandi potenzialità di lotta e di forza del proletariato e a incutere paura alle forze reazionarie borghesi.

Queste esperienze spinsero i comunisti e le avanguardie proletarie alla costituzione del proprio Partito, rompendo con le direzioni riformiste e le formazioni di attendisti con l’aiuto e la direzione della Terza Internazionale. Un Partito comunista capace di organizzare il proletariato nella lotta contro il capitalismo e il nascente fascismo, nato come strumento armato e terroristico della borghesia contro il proletariato.

Era un momento di grandi scelte: O con la Rivoluzione mondiale rappresentata dalla Terza Internazionale O con il riformismo traditore degli interessi del proletariato.

Nella storia ci sono momenti che costringono a schierarsi senza ambiguità, e non per l’interesse di piccoli gruppi o frazioni ma per le sorti del proletariato, dei comunisti e di interi popoli. Lo sono state le posizioni di fronte alla guerra imperialista, di fronte alla rivoluzione proletaria, di fronte alla Terza Internazionale, di fronte alla denuncia della degenerazione revisionista kruscioviana e alla deriva togliattiana nel nostro paese.

Queste grandi scelte, frutto dello sviluppo della contraddizioni e della lotta di classe, mettono in movimento milioni di lavoratori e oppressi e permettono ai comunisti di avanzare proposte e soluzioni, di dimostrare di essere l’avanguardia.

Il Partito non nasce da forzature o per buona volontà, ma sotto l’influsso di grandi battaglie che determinano profondi mutamenti nelle condizioni di esistenza delle classi e pongono la classe operaia di fronte a questioni fondamentali, facendola assumere precise responsabilità politiche.

Questa premessa potrebbe essere interpretata come una sorta di attendismo determinista rispetto alla possibilità oggi di creare il Partito comunista.

Costituire il Partito in questa fase sarebbe una risposta soggettivista alla crisi del movimento comunista e operaio, che farebbe saltare tappe indispensabili nella lotta per la sua formazione. Nel nostro paese vi sono sin troppi partiti che si professano comunisti, ininfluenti e persino controproducenti. Non si tratta e non si deve organizzare un’avanguardia sradicata dalla classe, che si sostituisce al movimento cosciente della classe e che, in nome della rivoluzione, si fa paladina dei suoi interessi, lottando in suo nome.

Non si tratta di applicare schematicamente la “dottrina” bensì di interpretarla e applicarla alle nostre attuali condizioni di arretramento del movimento proletario e della coscienza di classe. La coscienza non aumenta perché qualcuno si sgola con proprie parole d’ordine, ma quando queste riescono a incrociare il movimento reale, quando il marxismo e il leninismo si fondono con il movimento operaio.

Che fare se non tentare di accumulare forze? Far schierare dalla nostra parte i lavoratori che lottano coraggiosamente nei posti di lavoro e nella società, dimostrando che il capitalismo non ha più nulla da offrire se non sfruttamento e miseria, distruzione della vita e della natura, dando una prospettiva di organizzazione e attività militante rivoluzionaria e internazionalista, per la trasformazione sociale e l’abolizione dello stato di cose presenti.

Costruire organizzazione di comunisti, ovunque è possibile, sia a livello territoriale che nei luoghi di lavoro e di studio. Combattere la frantumazione e la nascita di vecchi e nuovi partiti che generano confusione e disorientamento. Sviluppare una capacità di orientamento e affermare una linea politica rivoluzionaria. Si tratta di un processo di lotta da condurre scientificamente.

Oggi non siamo in grado di spostare interi settori della classe dalla parte dei comunisti organizzati, ma possiamo condurre un lavoro di conquista degli elementi avanzati della classe, di formazione dei quadri, di unificazione delle azioni di lotta e delle parole d’ordine, attraverso il coordinarsi di singole realtà che da sole non possono sviluppare le loro potenzialità e capacità, ed essere avanguardie di lotta nei posti di lavoro e di studio, nei quartieri, nelle lotte popolari e antifasciste.

I comunisti organizzati, possono sviluppare un lavoro per unire gruppi esistenti e di reclutamento individuale, di affiatamento e centralizzazione per far assumere responsabilità e protagonismo a compagni in una forma di Organizzazione intermedia.

Proletari che ancora non hanno il Partito ma che vogliono condurre la battaglia per la sua ricostruzione, criticando il proliferare dei partitini costituiti in questi anni e comprendendo che restare sotto una direzione opportunista significa andare incontro alla disfatta o cadere nella passività.

Alle ‘proclamazioni roboanti’ sulla necessità del Partito senza andare al sodo di come fare e da cosa cominciare se non la classica richiesta di adesione alla propria organizzazione, possiamo e dobbiamo contrapporre un percorso concreto, anche se complesso e difficile, che renda possibile il progresso politico e organizzativo. Non la vana attesa, non la fretta di voler occupare uno spazio politico, non una politica di pura immagine, ma decisioni risolute per avanzare nell’unità dei comunisti e paziente impegno militante.

È necessario dimostrare e mostrare che i comunisti sanno unirsi per condurre campagne comuni, iniziative, documenti, dibattiti, comunicati, volantini, etc., e che ciò risponde al rafforzamento di ogni realtà organizzata o sulla via di organizzarsi.

Per questo, occorre un forte spirito unitario e un elevato desiderio di unità. Un percorso necessario per passare a un livello più esteso di unità e di organizzazione capace di svilupparsi fino alla ricostruzione del Partito.

I comunisti sono pienamente coscienti che la ricostruzione del partito che libera la classe operaia e il proletariato dallo sfruttamento capitalista è un loro compito fondamentale. Senza un Partito comunista la storia ha dimostrato che anche le migliori lotte, le più avanzate e coraggiose, rischiano di essere sconfitte, ma ha mostrato anche che per la sua costituzione non esistono facili scorciatoie.

Il partito comunista può nascere solo nel fuoco della lotta di classe – che è la forza motrice della storia – per essere il reparto cosciente e organizzato della classe operaia, altrimenti diventa solamente la sua parodia.

Dicembre 2020

La Commissione politica di Coordinamento Comunista Lombardia, Coordinamento Comunista Toscano, Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia

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