Celebrato il 21 gennaio 1921

Al teatro San Marco di Livorno

Mercoledì 21 gennaio una delegazione di Unione di lotta per il Partito Comunista (ULPC), insieme ad una delegazione del Fronte della gioventù comunista, come per gli altri anni, ha ricordato la nascita del Pcd’I del 1921 a Livorno, davanti al teatro San Marco. L’appuntamento del 21 gennaio a Livorno è doveroso per ogni realtà comunista organizzata.
La nascita del PCd’I rappresentò la rottura col riformismo e con la rinuncia alla lotta rivoluzionaria da parte dell’allora Psi.
Furono gli anni dell’avvento del fascismo. Nel 1924 Gramsci divenne segretario generale del Partito e fu eletto deputato; nel novembre 1926, l’arresto e la carcerazione fino alla morte, 27 aprile 1937.
La funzione e i compiti del Partito comunista furono indispensabili nel ventennio, con gli scioperi operai del ‘43-’44, nei 19 mesi della Resistenza armata e della lotta di Liberazione fino al 25 aprile 1945. Possiamo definire, il passaggio di quella vittoria: il punto più alto raggiunto dalla classe operaia nella lotta per il potere.
I due interventi dei compagni di ULPC – ricordando anche la morte e gli insegnamenti di Lenin, il 21 gennaio 1924 – e i due del FGC, hanno evidenziato la necessità dell’unità dei comunisti in un momento nazionale e internazionale di crisi economica e politica e di attacco dell’imperialismo e del sionismo contro il comunismo e altri popoli, a partire dalla Palestina e ai più recenti Venezuela e Iran. La pericolosità della Nato, braccio armato dell’imperialismo, e la necessità della costituzione di un autentico Partito comunista all’altezza dell’attuale situazione verso la costruzione di una società senza sfruttamento né guerre imperialiste.

21 GENNAIO 1921: NASCITA DEL PARTITO COMUNISTA D’ITALIA

Mercoledì 21 gennaio
ore 16.30 – 18.00
presidio al Teatro San Marco
a Livorno

Sezione italiana dell’Internazionale Comunista
21 GENNAIO 2026: NON UNA RICORRENZA MA UNA NECESSITÀ

Quanto scritto da Rosa Luxemburg nel lontano 1916 “SOCIALISMO o BARBARIE”, nel pieno della 1^ guerra mondiale, è quanto mai reale; oggi la storia si ripete, ciclicamente, in forma grottesca e sempre più drammatica e violenta.
Non aver superato il modo di produzione capitalista e non aver costruito le condizioni per la transizione al socialismo, ha dato mano libera al capitalismo/imperialismo di produrre nuovi orrori, nuove barbarie, nuovi fascismi.
Dall’ideazione dei fascismi come forma di gestione degli Stati per il mantenimento del potere, all’elaborazione dell’ideologia sionista come processo coloniale, alle guerre coloniali, sino all’apice delle barbarie con il nazismo e lo scoppio della 2^ guerra mondiale, che provocò milioni di morti mostrando la vera brutalità.
Oggi, la crisi di sovrapproduzione che il processo capitalista occidentale sta subendo, e lo scontro economico con nuove potenze capitaliste, sta producendo un livello di rapina e violenza inaccettabile.
Le regole internazionali che il sistema si era dato sono fallite; il diritto internazionale, elaborazione giuridica nata come mediazione nel periodo della ‘guerra fredda’, è stato cancellato dal complesso economico-militare che l’occidente, a guida Usa e britannica, ha attuato negli anni.
Dalla distruzione di governi con golpe mascherati anche da rivoluzioni colorate, dalle operazioni di embargo internazionale degli alleati (come il blocco economico di Cuba, l’embargo verso l’Iran, la Corea del Nord, la Russia e altre nazioni), dal genocidio del popolo palestinese allo scopo di estendere e consolidare il processo coloniale di insediamento dell’entità sionista d’israele, sino al bombardamento di una nazione per rapirne il presidente per il controllo delle risorse energetiche e minerarie, il capitalismo dimostra di essere un sistema di rapina e di morte da sopprimere.
Il 21 gennaio non può e non deve essere una mera ricorrenza. Senza la ricostruzione comunista, senza l’Organizzazione comunista, non vi sarà futuro per il proletariato. Solo un vero Partito comunista potrà contrapporsi al profitto capitalista, allo sfruttamento e all’oppressione, per condurre la lotta per la realizzazione della nuova società: il SOCIALISMO.
Le organizzazioni e le realtà comuniste, presenti oggi nel paese, debbono prendere atto delle loro difficoltà e della loro insufficiente credibilità di fronte al movimento operaio, alle classi lavoratrici, al proletariato. Ciò significherà fare un passo indietro per farne due avanti: combattere il pantano della frantumazione, costruire l’unità dei comunisti, oggi possibile e necessaria, saldare il legame tra movimento comunista e la classe operaia.

Mercoledì 21 gennaio ore 16.30 – 18.00
presidio al Teatro San Marco a Livorno

Unione di Lotta per il Partito Comunista (ULPC)

21 gennaio 2026

https://unionedilottaperilpartitocomunista.orgulpc@autoproduzioni.net

Ex Ilva. Da Genova a Taranto la classe operaia in piazza

comunicato ULPC

Solidarietà incondizionata alla classe operaia che lotta

Indispensabile e irrinunciabile il sostegno a chi è mobilitato per il lavoro, il salario, la dignità!

Dopo mesi di scioperi, presìdi, manifestazioni, ieri la fiammata. A Genova, 6.000 operai in marcia per rivendicare: la-vo-ro! La Prefettura, blindata, isolata, protetta con vetri blindati e grate per impedire agli operai di avvicinarsi al palazzo di governo, dopo giorni e giorni di scioperi e proteste. Al simbolico lancio di uova e fumogeni da parte degli operai, la risposta con sparo di lacrimogeni, persino ad altezza d’uomo. Un operaio è rimasto ferito…
Un portavoce della protesta: “Ci hanno provocato, risponderemo fino in fondo!
Oggi, non sarà una giornata tranquilla. Si marcia tutti a braccetto, contro qualsiasi comportamento repressivo”.
Gli operai di Genova e Taranto stanno mostrando e dimostrando che per il lavoro sono disposti a tutto… hanno rimosso gli sbarramenti, hanno effettuato blocchi stradali e ferroviari. Quando la classe operaia si mobilita, nei modi e nelle forme dovute, non fa sconti a nessun governo, istituzioni, Stato.
Oggi, 5 dicembre, a seguito delle giornate di blocco e presidio, gli operai dell’ex Ilva hanno accolto con soddisfazione la notizia da Roma: la linea della lavorazione dello zincato non chiuderà, garantendo il lavoro.
La lettera, letta da un delegato: “Buone notizie? Sì. I problemi finiti? No.
Da domani si rientra a pieno regime.” A determinate condizioni e con adeguate forme di lotta e di mobilitazione, ogni vertenza produce un risultato.
Lavoro, Salario e Dignità, ora e subito (!), per chi produce la ricchezza del paese.
Comunisti/e sono a fianco della classe operaia in lotta, consapevoli che questo paese, ora più di ieri, necessita del Partito Comunista.No all’economia di guerra, al riarmo, alla militarizzazione!
Contro la repressione e le leggi antioperaie e antipolopari!
O socialismo o barbarie!

Unione di Lotta per il Partito Comunista (ULPC)

https://unionedilottaperilpartitocomunista.orgulpc@autoproduzioni.net

05 dicembre 2025

Essere radicali, nel senso di andare alla radice del problema che è il capitalismo. La soluzione: la trasformazione dell’attuale formazione economico-sociale nel sistema sociale che cancella sfruttamento e oppressione. C’è bisogno dei comunisti organizzati per trasformare le lotte di difesa, di resistenza, rivendicative, in lotta per il socialismo.

Unione di Lotta per il Partito Comunista propone a comunisti/e, alle avanguardie nei luoghi di lavoro, a operai avanzati e studenti impegnati nelle lotte, un percorso, processo, progetto per costruire l’Organizzazione, come base e condizione per la ricostruzione del Partito. Per spezzare ogni logica settaria, divisiva, localistica, contro la frantumazione del movimento comunista.

Il 29 novembre a Milano per la Palestina

comunicato ULPC

Dopo l’inizio della finta tregua costruita, gestita e propagandata dagli USA e dal suo presidente Trump, primo responsabile del genocidio del Popolo Gazawi; il voto sulla risoluzione statunitense dell’ONU, con astensione di Russia e Cina; la continuazione delle atrocità dell’entità sionista di israele su Gaza e l’intensificazione degli interventi contro la popolazione e la Resistenza della Cisgiordania, con il supporto dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP), del Libano e della Siria, nel silenzio mediatico occidentale; dopo le grandi mobilitazioni di fine settembre, ottobre, sono state indette due manifestazioni nazionali, una a Roma e una a Milano per sabato 29 novembre.
I compagni di ULPC devono dare una convinta indicazione alla partecipazione alla mobilitazione milanese, questo perché, dopo le ultime imponenti manifestazioni occorre dare un segnale che l’attenzione del Popolo solidale con la Palestina e la sua Resistenza non si è attenuata e continua con convinzione e consapevolezza, sapendo che il nemico comune è l’imperialismo, a partire da quello di casa nostra, e il sionismo e la sua penetrazione in Europa.
Milano e non Roma, perché occorre far pagare politicamente il giusto prezzo politico a quelle forze, come tutta l’area di PAP e accoliti, per il loro continuo tentativo di dividere il movimento di solidarietà e a cercare di egemonizzarlo con posizioni non condivise e arretrate, non si può e non si deve dimenticare il  ruolo che queste organizzazioni hanno avuto nelle divisioni delle mobilitazioni dello scorso anno, come non si può e non si deve dimenticare la loro vicinanza alle posizione dell’ANP, corresponsabile con il sionismo israeliano nella repressione dei Partigiani Palestinesi dei territori della Cisgiordania.
Per questo ULPC si deve mobilitare per la più grande partecipazione alla Manifestazione di Milano invitando tutti i propri contatti ad essere presenti, sabato 29 novembre ore 14,00 Piazza XXIV Maggio Milano.

7 NOVEMBRE 1917 – 7 NOVEMBRE 2025: 108 ANNI DA NON DIMENTICARE!

108 anni da non dimenticare

LA RIVOLUZIONE D’OTTOBRE È LA NOSTRA BUSSOLA.
DALLO ZARISMO ALLA NATO, LA LOTTA È LA STESSA:
CONTRO L’IMPERIALISMO PER IL SOCIALISMO-COMUNISMO

Il 7 Novembre, non è data da relegare ai libri di storia. È l’anniversario in cui operai, contadini e soldati, sotto la guida del Partito Bolscevico e di Lenin, presero il potere. Non chiesero il permesso, ma spezzarono le catene dello zarismo e della guerra imperialista. Quella Rivoluzione insegna una verità: la guerra è il prodotto ineliminabile del sistema capitalista-imperialista.
La NATO, erede politica e militare degli imperi che si spartivano il mondo un secolo fa, ha spinto i suoi confini e la sua logica di aggressione fino alla Russia.
L’Ucraina è il campo di battaglia della guerra tra l’imperialismo USA-UE e l’imperialismo russo (Zelensky l’utile idiota), dove il complesso militar-industriale occidentale si arricchisce e i popoli ucraino e russo versano il loro sangue. Lenin denunciava i “socialsciovinisti” che appoggiavano la guerra. Denunciamo chi sta con il blocco imperialista della NATO, seguendo la logica del profitto e dei mercati.
L’occupazione coloniale e lo sterminio del popolo palestinese da parte dell’entità sionista sono il frutto della stessa pianta: l’imperialismo occidentale.

Israele, non solo è la testa di ponte degli USA e dell’UE in Medio Oriente, un avamposto di razzismo e apartheid, ma è parte importante nella catena imperialista occidentale esportando ovunque il modello sionista di controllo sociale, di repressione delle lotte, sperimentati sulla pelle dei palestinesi, di sviluppo economico subordinato all’apparato militare. La pulizia etnica a Gaza, il furto delle terre in Palestina e Cisgiordania, sono l’applicazione della dottrina coloniale che la Rivoluzione d’Ottobre spazzò via. La Resistenza palestinese è lotta di Liberazione contro l’occupante; oggi è la punta più avanzata della lotta contro il comune nemico imperialista.
Prima di diventare un partito di quadri scelti nella classe operaia in grado di orientare le masse, i bolscevichi erano circoli operai che studiavano, discutevano e organizzavano la classe. In quelle riunioni e attività, in clandestinità per l’oppressione zarista e borghese, nelle lotte si forgiavano coscienza e organizzazione, che avrebbero trasformato il mondo. Oggi, di fronte alla propaganda di regime, alla disinformazione dei media e al tradimento della “sinistra”, la nostra risposta deve essere: STUDIARE, ORGANIZZARE, LOTTARE, RESISTERE.
L’Internazionalismo non è un optional. È la nostra forza. La Rivoluzione d’Ottobre non era “russa”, era internazionalista. L’obiettivo era cambiare il mondo. Oggi, la solidarietà è ai lavoratori e ai popoli oppressi in ogni angolo e parte del mondo, Palestina in testa, Cuba, Venezuela, dove l’imperialismo scatena le guerre, la fame, la miseria, la disperazione, la morte. Solidarietà concreta che significa lottare contro il nostro imperialismo e, nel contempo, lavorare per la ricostruzione del Partito della classe lavoratrice, senza il quale, come insegna la Rivoluzione d’Ottobre, nessuna conquista strutturale è possibile.

Con gli oppressori o con gli oppressi. Con la NATO e i suoi lacchè
o con la lotta dei popoli per la propria liberazione ed emancipazione.

Contro l’imperialismo di casa nostra, PER l’internazionalismo proletario.
La Rivoluzione d’Ottobre vive nelle nostre lotte. BARBARIE O SOCIALISMO!

Unione di Lotta per il Partito Comunista (ULPC)

Essere radicali nel senso di andare alla radice del problema: il capitalismo. La soluzione: la trasformazione dell’attuale formazione economico-sociale nel sistema sociale che cancella sfruttamento e oppressione. C’è bisogno dei comunisti organizzati per trasformare le lotte di difesa, di resistenza, rivendicative, in lotta per il socialismo.

ULPC propone a comunisti/e, ad avanguardie nei luoghi di lavoro, a operai avanzati e studenti impegnati nelle lotte, un percorso, processo, progetto per costruire l’Organizzazione, come base e condizione per la ricostruzione del Partito. Spezzare ogni logica settaria, divisiva, localistica, contro la frantumazione del movimento comunista.