Basta complicità, fermare l’attacco militare di Israele

APPELLO ALL’AZIONE

Appello urgente dei Sindacati palestinesi in sciopero
generale venerdì

Israele pretende che 1.100.000 palestinesi evacuino la metà settentrionale di Gaza, sottoponendoli a continui bombardamenti. Questa mossa spietata fa parte del piano di Israele, con l’immancabile sostegno e partecipazione attiva di Stati Uniti e della maggior parte degli Stati europei, di massacri senza precedenti contro i 2.300.000 palestinesi che vivono in Gaza per ripulire etnicamente la regione. Da sabato, Israele bombarda Gaza indiscriminatamente e intensivamente e ha interrotto le forniture di carburante, energia elettrica, acqua, cibo e medicinali. Israele ha già ucciso più di 2.700 palestinesi, compresi 614 bambini, raso al suolo interi quartieri, cancellato intere famiglie e ferito più di 10.000 persone. Alcuni esperti di diritto internazionale lanciano l’allarme contro azioni genocide di Israele.
Altrove il governo di ultra-destra israeliano ha distribuito più di 10.000 fucili ai coloni estremisti nella Palestina del 1948 e nella Cisgiordania occupata, per fomentare la spirale di attacchi e pogrom contro i palestinesi. Le azioni, i massacri e la retorica di Israele ne rivelano l’intenzione di realizzare la seconda Nakba da tempo promessa, espellere quanti più palestinesi è possibile e creare un “nuovo Medio Oriente” in cui i palestinesi vivano definitivamente sottomessi.
La risposta degli Stati occidentali è di pieno e totale sostegno allo Stato di Israele, senza neppure un accenno di diritto internazionale. Ciò ha perpetuato l’impunità di Israele, dando carta bianca per la sua sfrenata guerra genocida. Oltre al sostegno diplomatico, gli Stati occidentali riforniscono Israele di armi e legittimano la produzione di armi da parte di aziende israeliane nei loro stessi territori.
A fronte dell’intensificarsi della campagna militare di Israele, i sindacati palestinesi chiamano i loro partner a livello internazionale, tutte le persone di coscienza, a mettere fine a ogni forma di complicità con i crimini di Israele, cessando immediatamente il commercio di armi con Israele, tutti i finanziamenti e la ricerca militare. Il momento di agire è ora: è in gioco la stessa vita dei palestinesi.
Questa situazione di emergenza e genocidio può essere scongiurata solo dalla crescita massiccia a livello mondiale della solidarietà con il popolo palestinese che riesca frenare la macchina da guerra israeliana. Abbiamo bisogno di un’azione immediata –ovunque vi troviate nel mondo– che impedisca l’ulteriore armamento dello Stato israeliano e l’azione delle aziende coinvolte nel blocco di Gaza. Prendiamo a riferimento sono mobilitazioni sindacali e campagne internazionali del passato contro Italia, Stati Uniti e Sudafrica, contro l’invasione italiana dell’Etiopia negli anni ’30, la dittatura fascista in Cile negli anni ’70, l’apartheid e ogni altra campagna di solidarietà internazionale mondiale che ha limitato la portata della brutalità coloniale.

Chiediamo ai sindacati dei settori industriali coinvolti di

  1. Rifiutare di produrre armi per Israele.
  2. Rifiutarsi di trasportare armi verso Israele.
  3. Adottare mozioni in tal senso nei rispettivi sindacati.
  4. Agire contro le aziende complici che partecipano all’attuazione dell’assedio brutale e illegale di Israele, in particolare se hanno contratti con la vostra.
  5. Fare pressione sui governi affinché cessino tutti gli scambi militari con Israele e, nel caso degli Stati Uniti, smettano di finanziarlo.

Mentre lanciamo questo appello, assistiamo ai tentativi di criminalizzare e mettere a tacere ogni forma di solidarietà con il popolo palestinese. Vi chiamiamo a prendere la parola e passare all’azione di fronte all’ingiustizia, come hanno sempre fatto storicamente i sindacati. Lanciamo questo appello convinti che quella per la giustizia e la liberazione della Palestina sia una lotta determinata non solo a livello regionale ma mondiale. Essa è una leva per la liberazione di tutti i popoli oppressi e sfruttati nel mondo.

Federazione generale palestinese dei sindacati, Gaza
Unione Generale dei Lavoratori dei Servizi Pubblici e del Commercio
Unione generale dei lavoratori comunali
Unione generale dei lavoratori degli asili nido
Unione generale dei lavoratori del settore petrolchimico
Unione generale dei lavoratori agricoli
Unione dei comitati femminili palestinesi
Unione generale dei lavoratori dei media e della stampa
Federazione generale dei sindacati palestinesi (PGFTU)
Unione generale degli insegnanti palestinesi
Unione generale delle donne palestinesi
Unione generale degli ingegneri palestinesi
Associazione dei commercialisti palestinesi
Federazione delle associazioni professionali, tra cui
Associazione dentistica palestinese – Centro di Gerusalemme
Associazione dei farmacisti palestinesi – Centro di Gerusalemme
Associazione medica – Centro di Gerusalemme
Sindacato dei giornalisti palestinesi
Ordine degli avvocati palestinesi
Associazione palestinese degli infermieri e delle ostetriche
Sindacato dei lavoratori degli asili nido
Sindacato dei lavoratori del servizio postale palestinese
Federazione dei sindacati degli insegnanti e del personale delle università palestinesi
Federazione generale dei sindacati indipendenti della Palestina (GFIU)
Nuova Federazione dei Sindacati Palestinesi (Nuova Federazione)
Unione generale degli scrittori palestinesi
Sindacato degli appaltatori palestinesi
Federazione dei sindacati degli operatori sanitari
Unione palestinese degli psicologi e degli assistenti sociali

Giovedì 12 ottobre giornata di mobilitazionePER la Memoria, la Solidarietà, la Giustizia

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

In questi mesi abbiamo assistito a sentenze a dir poco disgustose e sconcertanti su stragi avvenute in questi anni (L’Aquila, Rigopiano in Abruzzo, Torre piloti di Genova, Andria e Corato in Puglia …) per non parlare di stragi senza alcuna verità: Ustica e Moby Prince, per citarne solo due.
Il 28 novembre vi sarà, dopo 14 anni dal maledetto 29 giugno 2009, il 5° grado di processo (Cassazione-bis) sulla strage ferroviaria di Viareggio con i condannati (in primis Moretti ed Elia), a pene sempre più miti che, con i loro avvocati, sono affaccendati a truccare le carte per sospendere il processo al fine di rimanere impuniti. Il prossimo 9 ottobre sarà il 60° anniversario della madre di ogni strage: quella del Vajont con 1.910 Vittime.
La notte del 30 agosto la strage operaia sui binari della stazione di Brandizzo (To); il 13 settembre muoiono 3 lavoratori in una ditta di esplodenti presso Chieti; ogni giorno una striscia silenziosa di perdite di vite sul lavoro e da lavoro.
Come attivisti sindacali, militanti di base e dell’area ‘opposizione Cgil’, insieme ai rappresentanti del Coordinamento Macchinisti Cargo (CMC), ferrovieri del trasporto merci, al 10° sciopero nazionale per la sicurezza e migliori condizioni di lavoro, in questi mesi abbiamo promosso incontri e aperto la discussione PER: – una giornata di informazione, denuncia e lotta, su ‘sicurezza, salute e repressione’; – sottolineare complicità e connivenze di sentenze che cancellano le gravi responsabilità delle figure apicali delle società coinvolte, di politicanti, istituzioni e poteri forti.
La giornata del 12 ottobre, con presidio al Tribunale di Bologna (ore 09.00-11.00) e visita guidata al Museo della Memoria di Ustica (ore 11.30-13.30).
Bologna, città metropolitana che ha subito due immani tragedie come Casalecchio di Reno (un aereo si schiantò contro una scuola il 6 dicembre 1990, con 12 Vittime) e Crevalcore (lo scontro tra due treni il 7 gennaio 2005 con 17 Vittime), per non parlare di quella alla stazione del 2 agosto 1980 con 85 Vittime.
L’appello alla partecipazione è rivolto a sindacati, coordinamenti, associazioni e comitati, familiari e attivisti, Rsu/Rls, che si riconoscono nella battaglia contro le tragedie, oramai e purtroppo, quotidiane e ordinarie.
La giornata del 12 ottobre è ‘aperta’ e a disposizione in modo che ogni realtà impegnata su questi temi possa essere attiva e interna al gruppo che promuove, contattandolo fin da adesso anche per proporre e condividere altra data.

Coordinamento Lavoratori/lavoratrici Autoconvocati per l’unità della classe

23 settembre 2023 per contatti: e-mail: coordautoconvocat2019@gmail.com

cell: 3477371405

EX GKN, QF chiede di aprire la procedura di licenziamento

Riceviamo la Lettera inviata di sabato sera alla RSU e alle organizzazioni sindacali che pubblichiamo in solidarietà

Il 30 settembre e 1 ottobre la due giorni per la reindustrializzazione

Campi Bisenzio, 24 settembre 2023
Con una PEC inviata alle 21.01 di sabato sera, QF invia alla RSU e alle organizzazioni sindacali, la richiesta di incontro per informare della volontà di avviare la procedura di licenziamento. Un passaggio formale previsto dagli accordi interni, che in realtà gli operai si aspettavano, data la scadenza della cassa integrazione alla fine dell’anno e il totale silenzio della proprietà negli ultimi mesi.
“Avevamo preavvertito anche il Ministero che i licenziamenti potevano arrivare a giorni, se non ad ore. Il governo quindi, non poteva non sapere e questo tavolo è stato fatto sparire da marzo in poi – dichiara la RSU -. Oggi ci troviamo davanti a più di un paradosso. Quello degli operai che lavorano a un piano di reindustrializzazione, mentre l’imprenditore e il liquidatore rimangono in silenzio, a guardare la fabbrica che nel frattempo si svuota.
Quello di operai che costituiscono una cooperativa e trovano investitori istituzionali per 6 milioni, mentre il tavolo governativo è congelato.
Quello di una proprietà che non paga gli stipendi da quasi un anno e manda in ritardo le informazioni necessarie al pagamento della cassa integrazione, mentre prepara il passaggio dai licenziamenti di fatto ai licenziamenti effettivi. E infine il paradosso di operai e società civile che costruiscono nella convergenza il futuro di uno stabilimento produttivo e di 500 posti di lavoro sul territorio, mentre a una proprietà assente viene permesso di trasformare la fabbrica in uno scheletro vuoto”.
Una comunicazione che arriva nel pieno della costruzione dal basso dell’alternativa. Proprio mentre la cooperativa dei lavoratori è nel pieno della campagna per l’azionariato popolare e sta preparando la due giorni di convergenza sul piano industriale delle cargo bike, il prossimo fine settimana.
“Valuteremo con l’assemblea dei lavoratori le prossime mosse – concludono dalla RSU -. Adesso non ci sono proprio più alibi. Noi abbiamo il piano industriale e tutti gli strumenti per portarlo avanti, mentre chi è arrivato nel dicembre 2021 dicendo di avere già progetti e investitori, oggi svela la sua vera natura, quella di una proprietà che vuole smantellare lo stabilimento, aprendo la strada ad una possibile successiva speculazione immobiliare. Confermiamo quindi l’importanza della due giorni sulla reindustrializzazione del 30 settembre e 1 ottobre”.

La truffa è servita

Dalla lotta dei lavoratori di Mondo convenienza

Via il regolamento aziendale, ma resta il contratto Pulizie Multiservizi. Restano le paghe da 6,80 euro lordi l’ora. Resta il meccanismo infernale dell’indennità di trasferta su base mensile. Restano i 25 licenziamenti. Niente marcatempo per misurare e retribuire le ore effettive di lavoro. Niente contratto nazionale della Logistica. Niente di niente di quello per cui da 110 giorni i facchini, autisti e montatori in appalto di Mondo Conveniente stanno scioperando. Ma, rassicurano dalla CGIL, l’intesa prevede il “mantenimento delle condizioni economiche in essere e dunque senza peggiorare le condizioni economiche attuali” (!). Insomma, niente miglioramenti e niente peggioramenti. In poche parole: cambia tutto per non cambiare nulla. I lavoratori saranno sfruttati e sottopagati come prima, ma non si chiamerà più “Regolamento aziendale”.
Tutto il resto è fuffa: gli impegni ad “aprire una trattativa” (e questa cosa era?), i protocolli da scrivere, i monitoraggi da fare, i “percorsi condivisi” da proseguire. È dal 2017 che questi percorsi vanno avanti. Risultati: zero.
I lavoratori da 110 giorni lottano per avere soluzioni, non fuffa.
L’esito del tavolo di ieri non è semplicemente deludente, è proprio offensivo. Offensivo verso i lavoratori. Non riconoscerlo vuol dire mentire a sé stessi e agli altri. E se invece lo si riconosce, allora non c’è altra conseguenza coerente che la proclamazione di uno sciopero di tutta la filiera. Questo dovrebbero fare le organizzazioni sindacali nazionali, tutte e nessuna esclusa, quella di base e quelle confederali. Perché il tavolo di ieri è l’ennesima conferma che per cambiare il sistema a Mondo Convenienza non ci vogliono più tavoli, ma più scioperi. Ci vuole di generalizzare la lotta che da 110 giorni i lavoratori portano avanti a Campi Bisenzio. Di estenderla agli altri appalti della filiera, da nord a sud. I continui rinvii di tavolo in tavolo e gli accordi territoriali separati a ribasso, servono solo a dare spago alla strategia dell’azienda: logorare e dividere la lotta. E senza lotta, i prossimi tavoli sappiamo già come andrebbero. Mondo Convenienza è il simbolo dell’arroganza delle imprese che si sentono e agiscono al di sopra di tutto e tutti, anche delle leggi. Mondo Convenienza è l’emblema del lavoro povero di tanti e tante che fa i fatturati miliardari di pochi. I lavoratori di Campi Bisenzio stanno dando tutto per sconfiggere questo sistema sostenuti da un intero territorio, per fare “dal basso” il #salariominimo che il parlamento italiano non ha voglia di fare. Le direzioni sindacali nazionali di ogni sigla devono chiarire cosa hanno intenzione di fare: continuare a sedersi a tavoli inconcludenti al posto dei lavoratori, oppure sostenere e organizzare la lotta in tutta la filiera?
La strategia dell’azienda è quella del gioco dell’oca. Dopo mesi di trattativa torni sempre alla casella iniziale: l’apertura della trattativa. Noi non ci stiamo.
È per questo che non vogliamo sentire parlare di “passi avanti”, di “ottimismi” e cose del genere.
Anche la politica e le istituzioni devono essere chiare. Siamo di fronte a un totale cortocircuito. Registrare e retribuire l’orario di lavoro è un obbligo di legge, ma siamo di fronte a un’azienda che rifiuta di farlo. Riconoscere le paghe stabilite dal CCNL di settore (evidentemente quello della Logistica) è un obbligo di legge, ma l’azienda si ostina a volere applicare un contratto (Pulizie Multiservizi) che non c’entra nulla con le attività svolte dai lavoratori, per risparmiare deliberatamente su stipendi, tasse e contributi (!).
Ogni appalto Mondo Convenienza è una potenziale Brandizzo. Siamo solo ancora al giorno prima. Quando gli operai sono vivi e non sono ancora morti. Ma è ora, il giorno prima, che il problema deve essere affrontato e risolto. Perché potrebbe essere domani che un autista si schianta con il suo furgone dopo 12 ore di lavoro. Potrebbe essere domani che un facchino rimane schiacciato sulle scale da un frigorifero da 100kg che porta a spalla. La politica e le istituzioni servono oggi, non domani.
Perché dopo è inutile aprire i dibattiti su appalti e subappalti al massimo risparmio, operai sottopagati, misure di sicurezza e controllo dell’orario di lavoro. È troppo tardi.
Quando parlate di Brandizzo, state parlando di Mondo Convenienza. Quando parlate di salario minimo, state parlando di Mondo Convenienza.La domanda è: cosa avete intenzione di fare per Mondo Convenienza?

Versilia: ancora morte sul lavoro…

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Pietrasanta (Lu). Alessio Pellegrini, 46 anni, è morto giovedì mattina mentre stava effettuando un intervento di manutenzione sul tetto di un capannone della Savema, azienda di marmo e graniti di Pietrasanta (Lu). È precipitato da un’altezza di 10 metri ed è morto sul colpo. Era il titolare di una ditta edile con sede a Capezzano Pianore nel Comune di Camaiore (Lu).
Una morte assurda, come tante, troppe, che avvengono quotidianamente. Morti e infortuni gravi nel settore dell’edilizia, come nell’agricoltura e in altri ambiti di lavoro, sono in continua crescita. Una realtà amara e sempre più tragica!
Nell’esprimere il cordoglio ai familiari e ai suoi amici, siamo convinti e determinati nel sostenere che la battaglia per la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro debba essere condotta con ogni mezzo e ogni giorno: dall’informazione alla denuncia, ad azioni concrete di lotta e di mobilitazione.
Informazione, denuncia, consapevolezza, coscienza e lotta sono la forma coerente e pratica di prevenzione!

Coordinamento Lavoratori/trici Autoconvocati (CLA) per l’unità della classe

Viareggio, 29 luglio 2023

Le nostre vite valgono più dei vostri profitti

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Martedì 25 luglio si è sviluppato un grosso incendio in un magazzino della nautica in Darsena a Viareggio… i dipendenti erano appena usciti, quindi non sono rimasti coinvolti dagli effetti dannosi e nocivi delle fiamme.
La stessa sorte non è, purtroppo, toccata ai lavoratori dell’elenco che segue.
Pensate: una strage continua con 14 morti in solo due giorni: 24 e 25 luglio.
Fino al 23 luglio le Vittime sul lavoro erano 512.

513 muore bracciante tunisino per il caldo presso Viterbo mentre raccoglie cocomeri

514 in provincia di La Spezia muore per il caldo, in cucina, Inghemar Torriti, 31 anni, albanese

515 muore cadendo dal 3° piano operaio albanese di 55 anni a Vado Ligure

516 porto di Ancona: muore per il caldo marittimo straniero

517 muore anziano agricoltore trovato esanime per il caldo in provincia di Agrigento

518 provincia di Agrigento: muore in un burrone il pastore Rosario Alaimo, 55 anni

519 in provincia di Cosenza un autotrasportatore è morto nello scontro con un Tir

520 Caserta Raffaello Carrillo, 48 anni, muore in un magazzino per il caldo

521 Agrigento: muore Antonino Burgio, 69 anni, cadendo da un ponteggio del cimitero di Aragona. Ancora lavorava, come il 40% delle vittime di infortuni di quest’anno

522 in provincia di Modena muore mentre pota gli alberi in un condominio

523 nell’Ogliastra, in Sardegna muore per il caldo Gianfranco Incollu, contratto da precario per 6 mesi. Il precariato non riguarda solo i giovani, sono precari tutti i nuovi assunti

524 Taranto: nel porto muore Antonio Bellanova, 31 anni, travolto da un’eco balla

525 in provincia di Torino muore per il caldo il 7° lavoratore, trovato esanime sul camion

526 in provincia di Savona muore cadendo dal 3° piano l’albanese Alfredo N.

526 sono i morti sul lavoro, con quelli in itinere si superano gli 800.

(Elenco a cura di Carlo Soricelli dell’Osservatorio Nazionale di Bologna morti sul lavoro, che ringraziamo)

Coordinamento Lavoratori/Lavoratrici Autoconvocati per l’unità della classe (CLA)
e-mail: coordautoconvocat2019@gmail.com

Viareggio, 27 luglio 2023

Ferrovieri e ‘Mondo Convenienza’: lotte da conoscere e sostenere

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

… lotte di lavoratori che non vogliono delegare ma essere protagonisti

Il Coordinamento Macchinisti Cargo (CMC) è un movimento assembleare, autoconvocato e autorganizzato, composto da lavoratori e lavoratrici del trasporto merci che promuove mobilitazione e sciopera da un anno e mezzo per le condizioni di lavoro strettamente legate alla sicurezza.
Il 20/21 luglio terranno il loro decimo sciopero! Guidano i treni con cisterne cariche di Gpl, come quella che il 29 giugno 2009 ha causato la strage ferroviaria di Viareggio, con 32 morti e feriti gravissimi. Lottano per migliorare le proprie condizioni di lavoro, per poter riposare e dormire fra un turno e l’altro, avere un pasto, per i due macchinisti alla guida anziché uno, per la sicurezza degli scali merci, dove un anno fa un collega ha subìto un infortunio mortale.
Le loro condizioni di lavoro determinano il livello di sicurezza, o di insicurezza, del trasporto ferroviario e della collettività. Per questo familiari, ferrovieri e cittadini di Viareggio li sostengono e i macchinisti sono al loro fianco. Insieme a loro denunciamo il grave pericolo dei nuovi apparati frenanti dei treni merci, anche di merci pericolose, che provocano facilmente incendi. Sono decine gli incidenti che solo per caso non hanno provocato morti e feriti.
I treni gridano di nuovo “allarme”, come prima del maledetto 29 giugno 2009, non solo in Italia, ma in tutti i paesi europei. I lavoratori, facchini, montatori e autisti di ‘Mondo Convenienza’ di Campi Bisenzio, da 50 giorni sono in sciopero e in presidio davanti all’azienda!
Sono in lotta, con il contributo degli attivisti del Si.Cobas di Prato e Firenze, contro lo sfruttamento, turni da 12/14 ore, paghe da fame, conteggio e retribuzione dei tanti straordinari, per basilari condizioni di sicurezza, per l’applicazione del contratto nazionale in luogo degli arbitrari e vergognosi “regolamenti aziendali”.
Durante il lungo presidio polizia e carabinieri sono intervenuti più volte per tentare lo sgombero. Ma la repressione li ha determinati a lottare con ancor più decisione. A loro si sono uniti i lavoratori di ‘Mondo Convenienza’ di Bologna, Roma e ora anche Torino. L’azienda aumenta gli strumenti repressivi: ha annunciato 25 licenziamenti nella sede di Campi e ha organizzato presidi con capetti, caporali e un gruppetto di lavoratori sotto il Comune della città…
I lavoratori e gli attivisti sindacali di queste lotte devono essere sostenuti sindacalmente, socialmente, economicamente, umanamente
Per questo siamo impegnati/e a farle conoscere

19 luglio 2023

Coordinamento Lavoratori/Lavoratrici Autoconvocati (CLA) per l’unità della classe e-mail: coordautoconvocat2019@gmail.com

Luglio insorgo quando voglio. La nostra rabbia tocca il cielo

Dagli operai ex GKN riceviamo e trasmettiamo

Spiccare il volo o cadere

1. Siamo stati contattati dalle istituzioni. Ci hanno detto che “la cassa è stata sbloccata” e “mercoledì arrivano i pagamenti”. Questo di per sé ancora non vuole dire nulla. E dimostra che Prefettura e Ministero del Lavoro sulla nostra vicenda non capiscono niente o fanno finta di non capire. Abbiamo chiesto un incontro stamattina in Prefettura per delineare il complesso della situazione e delle nostre richieste. Ci è stato detto che l’incontro sarà possibile quando scendiamo dalla Torre.

2. Atteggiamento grave, gravissimo, da parte di chi tollera da 8 mesi un sequestro di diritti. Non siamo in un film e questo non è un gioco. Sono stati muti e inoperosi di fronte a famiglie senza stipendi e ora dettano condizioni. L’azione sulla torre prosegue e finisce come e quando decidiamo.

3. Il tema è avere certezza di questi pagamenti, ma non solo. Di quali mensilità stiamo parlando?
Qf consegna le buste paga?
Paga tutto il dovuto?
In una frase, la violenza di Qf verso questo territorio deve cessare.

4. Qf trattiene in maniera indebita i giorni di cassa integrazione dall’1 al 9 ottobre. Sono una frazione della precedente cassa (11 ter) che Qf ha dichiarato di avere anticipato ai lavoratori. Ma questo non è vero per il periodo 1-9 ottobre. Sono soldi Inps diretti ai lavoratori che Qf sta trattenendo.

5. Non esiste solo la cassa integrazione ma tutta la quota parte di giorni lavorativi, elementi contrattuali (ferie, benefit, permessi ecc) che Qf non sta pagando. Per impedirci di accedere al nostro credito, Qf non consegna le buste paga da dicembre.

6. Prefetto e ministero del lavoro devono attaccarsi al telefono e chiedere perché una azienda non consegna le buste paga degli ultimi sei mesi.

I casi infatti sono due: o l’azienda non è in grado di fare delle buste paga o le trattiene indebitamente.

Nel primo caso, se una azienda non è in grado di fare le buste paga, vuol dire che non è una struttura di impresa. È evidentemente una struttura con altre finalità.

Se invece non le consegna per scelta, questo è un crimine sociale e l’ispettorato del lavoro deve iniziare una azione, con risvolti penali.

7. Convocare immediatamente un tavolo regionale che faccia il punto sulla reindustrializzazione, a partire dallo scouting pubblico e dal progetto di reindustrializzazione operaio.

8. Ricapitoliamo:

– pagare 1-9 ottobre

– sbloccare tutti i flussi per fare avere ai lavoratori tutta la cassa integrazione arretrata

– pagamenti certi

– consegnare le buste paga ai lavoratori

– pagare tutte le spettanze

– fare partire la reindustrializzazione subito: tavolo regionale e sostegno pubblico al progetto di reindustrializzazione operaio

– reintegra di coloro che sono stati costretti a licenziarsi, messa a disposizione dello stabilimento della reindustrializzazione portata dallo scouting pubblico e dal progetto elaborato dal comitato tecnico scientifico del Collettivo di fabbrica

9. Sarà un’altra lunga giornata. Degna di essere vissuta. Per la fabbrica socialmente integrata, per ricreare 400 posti di lavoro, per le produzioni ecologicamente e socialmente avanzate.

10. A luglio insorgo quando voglio. Non ci sarà una sola azione risolutiva ma un altro capitolo di questa caparbia lotta operaia. La nostra rabbia ora tocca il cielo. Spiccare il volo o cadere.

In ogni caso ci vediamo poi tutte e tutti l’8 e 9 luglio di fronte ai cancelli della Gkn

Firenze, 25 giugno

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Il CLA (Coordinamento Lavoratori/trici Autoconvocati) propone un’assemblea nazionale unitaria su “salute, sicurezza, repressione” nei luoghi di lavoro e sul territorio per domenica 25 giugno ore 10.30 al Cpa Firenze Sud

Un’assemblea promossa direttamente dalle realtà disponibili e interessate, aperta al contributo e alla partecipazione di chi è impegnato su questi temi, per denunciarne la gravità della situazione, per organizzare iniziative, dibattiti, mobilitazioni, per essere a fianco di chi lotta e che, proprio per questo, subisce ogni forma di rappresaglia padronale, aziendale, giudiziaria.
Un’assemblea con la prospettiva di iniziare a coordinarsi e a centralizzare l’intera attività, su questi temi, in modo sistematico e permanente, da parte di ogni singola realtà.
Vi sono ambiti e forze attive, a cominciare da quelle sindacali, come coordinamenti, collettivi, reti, osservatori, associazioni. Il desiderio di unità deve tradursi in realtà per un’azione concreta e coerente di prevenzione e protezione. La proposta è costituire un Centro unitario in grado di sviluppare un’azione comune in un numero maggiore di territori; di sviluppare mobilitazioni e campagne di denuncia, solidarietà, lotta.
PER trasformare la coscienza di classe in maturità politica, necessaria a unire forze già operative, ad alimentarne altre e a far sì che l’intera forza sia in grado di sovvertire l’attuale situazione, così grave, su temi fondamentali come salute, sicurezza e repressione. Questo metodo e modo di procedere, all’insegna dell’unità, rappresenta un salto qualitativo e quantitativo, l’unità di classe e per la classe, utile alle lotte e a sviluppare una tendenza generale alla lotta.
Un salto in avanti, un passo concreto, PER resistere e contrapporsi a progetti e provvedimenti padronali e governativi, all’immobilismo di sindacati burocratici e collaborazionisti.
Un’unità di classe per dare forza propulsiva e propositiva alle iniziative, alla rabbia e al dolore dei familiari delle Vittime sul lavoro e da lavoro, di stragi industriali e ambientali, alle avanguardie operaie e sindacali, agli attivisti Rsu/Rls, impegnati e attivi sui temi esposti.

2 giugno 2023